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14 settembre 2026

Sul libro "Sionismo e Nazismo, due facce della stessa medaglia" di Francesco Lazzeri, pubblicato da Sensibili alle Foglie


Francesco Lazzeri - Sionismo e Nazismo, due facce della stessa medaglia

Sensibili alle Foglie è una cooperativa editoriale fondata nel 1990.
Ha un catalogo di cinquecento titoli e fattura meno di centomila euro l'anno.
Nel 2025 ha pubblicato un saggio di Francesco Lazzeri intitolato Sionismo e Nazismo, facce della stessa medaglia.
Uno scritto che ha terremotato le classifiche di vendita, fatto impennare il fatturato, stravolto la vita del signor Lazzeri trovatosi a non sapere come affrontare l'improvvisa notorietà e il fiume di inviti arrivatogli da ogni dove, e causato un'ondata di panico entusiastico anche negli ambienti più defilati della storiografia contemporanea.
Beh, non proprio.
Pare che una associazione di avvocati e giuristi ebrei -per tramite di una ditta specializzata in reputazione sul web che stando ai dati disponibili potrebbe tranquillamente comprarsi la cooperativa con tutti i lavoratori dentro- non abbia apprezzato lo stesso.
Comunicato di Sensibili alle Foglie sulla richiesta di rimozione, su questa libreria, della pagina online del libro Sionismo e Nazismo facce della stess medaglia, di Franco Lazzeri

Per dovere civico Sensibili alle foglie segnala la richiesta, pervenutaci tramite il provider che ospita la nostra libreria online, di rimuovere la pagina [qui su Archive] dedicata al libro Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia, di Francesco Lazzeri, da noi edito nel 2025. La richiesta è stata inviata al provider dall'Associazione Italiana Avvocati e Giuristi Ebrei e CoDe RTD Srl con la motivazione che "il contenuto è segnalato come incitamento o approvazione della violenza; incitamento all'odio e contenuti discriminatori su basi etniche o religiose, con particolare riferimento alle narrazioni antisemite; negazione o grossolana banalizzazione della Shoah; disinformazione che contribuisce alla diffusione dell'odio o alla giustificazione della violenza". Si tratta con tutta evidenza di una richiesta intimidatoria, intentata strumentalmente da soggetti provocatori, con lo scopo ultimo, probabilmente, di ottenere una causa civile attraverso la quale chiedere aleatori "indennizzi" in denaro. Come editori siamo impegnati da trentasei anni a combattere l'odio e la discriminazione su basi etniche o religiose, e in questo quadro, il libro "Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia" documenta come gli ebrei siano stati, nel corso della storia, vittime del sionismo oltre che del nazismo (e in generale dei Paesi europei). In un tempo storico in cui la propaganda israeliana viene quotidianamente alimentata per impedire legittime critiche all'operato dello Stato di Israele, e a ridosso della discussione, nel parlamento italiano, del ddl che mira a equiparare l'antisionismo all'antisemitismo, non ci stupisce che venga presa di mira la pagina online del libro di Francesco Lazzeri, con il quale vi invitiamo a organizzare incontri in presenza per parlare della sua preziosa ricerca storica. Tenuto conto che a) in questo momento storico chi esercita fisicamente violenza e odio al di fuori di qualsiasi diritto internazionale è sotto gli occhi di tutti nella cronaca di ogni giorno; b) la discriminazione su base etnica o religiosa in questo momento è in atto fisicamente contro i palestinesi e gli islamici, peraltro anch'essi provenienti da popolazioni di lingua semitica; c) le radici dell'attuale regime di apartheid, di pulizia etnica e di pratiche genocidarie messe in atto da Israele risalgono all'ideologia sionista; d) non si può considerare disinformato un lavoro che presenta 58 pagine di fonti documentarie e di bibliografia di testi riconosciuti in tutto il mondo come testi di qualità chiediamo a tutti di non dimenticare la Palestina e le indicibili violenze di cui sono ogni giorno bersaglio i palestinesi di ogni età e genere, affermando con forza in ogni sede il loro diritto alla resistenza e all'autodeterminazione.
In questa sede ci siamo comportati secondo quanto già fatto in casi analoghi.
Abbiamo immediatamente acquistato una copia del libro e ne promettiamo ai lettori una meditata e oggettiva recensione. L'obiettivo è sempre lo stesso: fare quanto in nostro potere perché gli esiti di certe iniziative siano il più possibile opposti a quelli desiderati.
Ci siamo comportati allo stesso modo e per analoghi motivi con tutti i libri di Barbara Balzerani, con quello di Pasquale Abatangelo e con vari altri volumi mal accolti da certi ben vestiti con l'aperitivo facile abituati a trattare chiunque considerino meno ricco di loro come uno sguattero poco diligente.

07 settembre 2026

Autistici/Inventati annuncia la chiusura

 

Non piacere agli yankee significa rischiare una versione contemporanea della interditio aqua et igni, ampliabile a mero arbitrio alla rappresaglia priva di veri limiti.
Ovviamente, nel silenzio assoluto del sedicente "sovranismo".
Il che va benissimo: chi, come chi scrive, diffida del democratismo "occidentale" e ne disprezza scopertamente i propagandisti non potrebbe trovare migliore conferma alle proprie tesi.
Nessuno dubita della sincerità con cui l'Occidente difende la libertà di parola: la condizione imprescindibile è che la si eserciti a Tehran.



A/I chiude - Restare Umani
Sep 6, 2026

Non appena abbiamo scoperto di essere finite sulla lista delle organizzazioni terroristiche globali, abbiamo scritto, dichiarato e promesso che avremmo cercato di resistere fino a che fosse stato possibile, che non ci saremmo arrese finché avessimo intravisto delle possibilità legali. Abbiamo mantenuto e difeso con orgoglio un’infrastruttura libera, riservata, autonoma e soprattutto partigiana.
Per noi restare umani non è un semplice slogan.
Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate.
Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali. La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte.
A/I chiude. Il collettivo Autistici/Inventati chiude e sospenderà tutti i servizi a breve termine.
Non c’è un modo facile per dirlo o per spiegarlo.
Ogni giorno in cui siamo rimaste online a partire dal 26 agosto è stata una vittoria, ma noi dobbiamo fermarci oggi.
Nessuna di noi ha simpatia per i gesti eroici e men che meno per i martiri, quindi non ne faremo e non ne chiederemo. In questo clima continuare a offrire i nostri servizi è solo un pericolo in più per le nostre utenti, e per tutte le persone che fanno parte delle nostre comunità. In un mondo di accuse slegate dai fatti non possiamo che aspettarci un’ulteriore repressione sproporzionata. Questo ci mette di fronte all’impossibilità di mantenere il nostro progetto originario: offrire strumenti sicuri e non mercificati.
Sono stati 25 anni bellissimi. Sono stati una “bella storia”.
Ora mollate il pc, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani.
A brevissimo spiegheremo come salvare il contenuto dei blog, mail, siti e altri suggerimenti di tipo tecnico. Tenete comunque sempre presente che, così come è stato chiuso senza alcun preavviso il dominio autistici.org, nel frattempo potrebbero esserci altri problemi del genere che non siamo in grado di prevedere.

Collettivo Autistici/Inventati


Questo scritto è pubblicato anche su Poliverso.org e su IoNonStoConOriana.com.

24 giugno 2026

Firenze. Francesca Lorenzi e la feccia di Roberto Vannacci


Francesca Lorenzi nel 2026 per Futuro "Nazionale"

Firenze, giugno 2026. Ci siamo già occupati di Roberto Vannacci, un giovanissimo pensionato di Viareggio che dal 2024 gode di eccellenti redditi come europarlamentare.
Di questo deve ringraziare un sovrappeso divorziato di Milano che non è stato capace di laurearsi nemmeno in quindici anni che da decenni accede anch'egli per vari motivi a cospicui introiti.
Come segretario di "partito", questo milanese è stato acuto al punto di dare carta bianca al viareggino. Col risultato che in capo a qualche mese Vannacci prima lo ha urbanamente salutato e poi si è messo a vuotargli le sezioni e a portargli via gli eletti.
Nella comunicazione politica e nella propaganda il signor Vannacci ha tenuto a precisare di essere feccia e di rivolgersi alla feccia.
Non si ha alcuna intenzione di contraddirlo. Anzi: visto che il sito della sua formazione politica presenta nomi, cognomi, telefoni e indirizzi di posta elettronica di tutti i responsabili dei comitati costituenti abbiamo pensato bene di aiutarlo per il poco che possiamo, dando un po' di visibilità a uno di essi.
Una nostra vecchia conoscenza fin dai tempi in cui perdevamo tempo con le gazzette.
Nel costruendo "partito" di Roberto Vannacci Francesca Lorenzi figura responsabile del Comitato Bagno a Ripoli 288.
Nel 2016 Francesca Lorenzi aveva una cartoleria a Firenze e faceva l'islamofoba tascabile. All'epoca il suo partito di riferimento era proprio la Lega, ma già nel 2014 un primo approccio al democratismo rappresentativo col partito di cui era segretaria Giorgia Meloni le aveva procurato trentotto preferenze.
Nella Lega l'impegno di Francesca Lorenzi -invettive contro rifiuti da raccogliere, deiezioni canine e marginalità estreme- avrebbe dovuto procurarle attenzioni e riconoscimenti. Pare che non sia andata così perché nel 2019 la troviamo nuovamente candidata col partito della madre non sposata Giorgia Meloni. Le quattrocentonovantasei preferenze raccolte la portarono a un passo dai fasti del consiglio comunale.
Andò buca davvero per poco.
Francesca, comprensibilmente, ci rimase male.
E cominciò a fare cose che non si devono fare.
Nelle formazioni "occidentaliste" i valori e la coerenza sono tenuti nella massima considerazione; se il VI comandamento vi viene rispettato andando a divertirsi col primo che passa, figuriamoci cosa non tocca alle opere di Misericordia. Francesca Lorenzi tenne molto a far sapere a tutti i buoni a nulla autoschedati sul Libro dei Ceffi cosa pensasse del seppellire i morti.
Le tolsero il microfono.
E anche ai piani alti del "partito" per cui si era candidata non devono averla presa benissimo, tant'è che al giro seguente Francesca cambiò casacca per la terza volta, andando a bussare alla porta di una compagine di ben vestiti irreprensibili e poco abituati ai toni irruenti. Si trattava di una formazione che a Firenze nemmeno ai tempi migliori era riuscita a essere parte dei problemi (figuriamoci delle soluzioni) e che nel 2024 lottava letteralmente per non scomparire. Francesca raccolse settantadue preferenze.
Nel 2025 Francesca è tornata ai vecchi amori. In materia di connubi, si è visto, l'"occidentalismo" peninsulare è piuttosto accomodante. Un paio di apericena in qualche mescita di terza scelta con arachidi ammosciate e un po' di vino tiepido con l'idrolitina, e la Lega la ricandidò alle elezioni regionali del 2025. Un netto miglioramento con centosessantuno voti.
Meno di un anno dopo, si diceva, Roberto Vannacci va mettendo insieme la sua feccia. Molto difficile pensare che per Francesca Lorenzi si tratti di un approdo definitivo.

20 giugno 2026

Firenze. La feccia di Vannacci e le persone serie di Gavinana


Firenze. La bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia in corteo nel giugno 2026.
La bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia 
da diversi anni viene accolta con particolare antipatia da ben vestiti, "occidentalisti", 
buoni a nulla da rete sociale e sostenitori del governo di Roma.
Quanto basta perché molte persone serie di Firenze la adottassero come propria.

Firenze, giugno 2026. Un venerdì sera nel quartiere di Gavinana è arrivato un pensionato di Viareggio che ha messo in piedi un'iniziativa politica.
Questo pensionato di Viareggio faceva l'alto ufficiale per le forze armate dello stato che occupa la penisola italiana. Come tale è stato esentato a suon di decreti legislativi dalla privatizzazione del lavoro pubblico col risultato -tra l'altro- di trovarsi in pensione molto giovane. Una condizione invidiabile: si è nel pieno delle forze e con un sacco di tempo libero.
Qualche anno fa un suo pamphlet in cui scriveva che non gli andava bene niente ha spopolato tra i non lettori, inducendo il sovrappeso divorziato Matteo Salvini -un milanese che non è stato capace di laurearsi nemmeno in quindici anni- ad arruolarlo per tenere in piedi un "partito" che cominciava a fare acqua. Come ha scritto un certo Alessandro Robecchi, è stato come mettersi un cròtalo nel letto sperando che si limitasse a tenere lontane le zanzare.
In pochi mesi il pensionato Roberto Vannacci si è fatto largo nella Lega praticamente a bastonate.
Poi ha lasciato il "partito" e ne ha drenato in poco tempo eletti ed elettori.
Nella sua comunicazione e nella sua propaganda Vannacci si è esplicitamente presentato come feccia e fa appello a individui dello stesso genere.
Difficile contraddirlo, visti i suoi compagni di strada tanto a Viareggio quanto altrove.
Ben fornito di denaro e seguito da una torma di gazzettieri più che ben disposti, Roberto Vannacci ha convocato la feccia per una manifestazione a Firenze.
Ha raccolto, secondo stime gazzettiere, fra i trecento e i cinquecento simpatizzanti.
Compreso un congruo numero di ben vestiti che hanno pensato bene di mostrarsi accomodanti, visto che prevedere l'immediato futuro di quel democratismo rappresentativo da cui dipende il loro reddito non richiede certo una laurea in arte divinatoria.
Invece di fare appello alla feccia, Gavinana Partigiana e il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud hanno convocato le persone serie per una manifestazione a Firenze.
Hanno raccolto, secondo stime gazzettiere, fra i tremila e i cinquemila simpatizzanti.
Compreso un congruo numero di sobriamente vestiti che si alzano la mattina alle sei e che non hanno né interesse né intenzione di mostrarsi accomodanti, dal momento che il loro reddito dipende dal lavoro.
Un rapporto di dieci a uno.
Alla feccia (e ai gazzettieri) il pensionato Vannacci ha ammannito parole d'ordine che funzionano senz'altro bene nello stato che occupa la penisola italiana ma che a Firenze finiscono sempre per ottenere l'effetto opposto a quello auspicato. Arrivare a Firenze con mire e metodi da Giulio Cesare significa fare la fine di Quintilio Varo.
Sempre.
A questo proposito è utile ricordare la parabola di Federico Bussolin, consigliere comunale per la Lega dal 2019 al 2024 affascinato a tal punto da Matteo Salvini da averne imitato abbigliamento e acconciatura; per sua fortuna non ne ha imitato anche il curriculum studiorum. Tra il 2019 e il 2024 Federico Bussolin si accanì contro il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud con una costanza e una regolarità degne della causa.
Nel 2019 la Lega aveva avuto a Firenze più di ventiseimila voti.
Nel 2025 ne ha ottenuti quattromilacinquecento.

02 marzo 2026

Firenze. Il quarto di quarto d'ora di celebrità di Leila Farahbakhsh



Un chiarimento innanzitutto, caso mai ce ne fosse bisogno.
Dai contenuti qui presentati da diciotto anni potrebbe sembrare che chi scrive nutra una vaga propensione verso la Repubblica Islamica dell'Iran.
Il che non è vero per niente, perché chi scrive è gelidamente schierato con la Repubblica Islamica dell'Iran nel modo più deciso e inequivocabile. 
Il 28 febbraio 2026 gli USA e lo stato sionista hanno aggredito la Repubblica Islamica dell'Iran. 
Might is right e il resto è conseguenza; e chi non tiene a fare la figura dello stratega da caffè a tanto limita le proprie considerazioni.
Il giorno successivo a Firenze qualcuno ha organizzato un brevissimo corteo contro l'aggressione.
Pochi minuti prima che il corteo partisse una certa Leila Farahbakhsh si è appellata ai presenti e ha iniziato a inveire riportando cifre e contenuti da propaganda "occidentalista" -come tali neppure degni di disprezzo, figuriamoci di elaborate confutazioni- e accusando in pratica i manifestanti di non prestare un'obbedienza sufficientemente pronta, sufficientemente rispettosa e sufficientemente leale alle consegne di qualche anziano estimatore della Savak. Curiosamente coincidenti con quelle del governo statunitense e di quello dello stato sionista.
Pessima conoscenza del terreno, nonostante la Farahbakhsh affermi di vivere a Firenze da oltre quindici anni e abbia competenze accademiche e professionali di un tale livello da permettere a chi scrive attribuzioni causali in cui l'incompetenza cede tranquillamente ogni spazio alla malafede. Nelle piazze di Firenze l'antisionismo e l'antiamericanismo sono per lo più disposizioni stabili della personalità non negoziabili e di briosa ovvietà, diffusi tra le persone più serie anche in ambienti insospettabili. A questa costruttiva situazione va aggiunto un secondo elemento importante: comportamenti simili, a mero pro delle "reti sociali" e della "libera informazione" (il cui "lavoro", sempre più spesso dipendente dalla liberalità con cui il Dipartimento per l'Editoria elargisce pubblico denaro, si evita ovviamente di riportare in link) sono senz'altro possibili.
Ma meglio se in condizioni di sicurezza.
Infatti dopo un quarto di quarto d'ora due gendarmi della sezione politica vestiti da gendarmi della sezione politica hanno curato il quieto allontanamento della  Farahbakhsh.

10 febbraio 2026

Firenze. Il Giorno del Piagnisteo del 10 febbraio 2026 con un saluto affettuoso a Barbara Nannucci e Domenico Mossuto

Come ogni dieci febbraio torniamo con qualche considerazione sull'imposizione governativa di un giorno del ricordo che a Firenze viene da sempre accolto per lo più con indifferenza gelida o -come nel caso di chi scrive- con aperta e derisoria ostilità. Ogni anno anche il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud ricorda con briosa, costruttiva e lodevole coerenza che a Firenze le parole d'ordine governative che vengono dallo stato che occupa la penisola italiana rischiano di avere esiti opposti a quelli auspicati. Si ripete quindi che
Esporre la bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia in occasione del Giorno del Piagnisteo ha almeno quattro significati, ordinati dal più contingente al più generale.
1. Evidenziare la propria contrarietà alla propaganda governativa e all'agenda mediatica conseguente.
2. Sottolineare un completo disaccordo con la politica dell'esecutivo in carica, a prescindere dal suo orientamento, mettendone apertamente in discussione la legittimità.
3. Deridere i sostenitori dello stesso esecutivo, con particolare riferimento a chi occupa posizioni in organi elettivi di qualsiasi livello.
4. Riaffermare una sostanziale estraneità verso lo stato che occupa la penisola italiana e verso i suoi simboli.
La bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia è la bandiera di uno Stato che godeva di ampio prestigio a livello internazionale, che ha guidato per decenni il movimento dei paesi non allineati e con il quale lo stato che occupa la penisola italiana ha fatto per altrettanto tempo ottimi, continui e vantaggiosi affari.
La confutazione della propaganda imposta da Roma può contare su una bibliografia piuttosto nutrita. Come sempre succede dacché il web è diventato veicolo principale di contenuti di ogni genere -e vi dominano materiali mendaci, inutili, abietti o semplicemente irritanti- anche in questo caso è facile allagarlo con la propaganda. Confutare e deridere la propaganda -e additarne i diffusori al disprezzo delle persone serie- richiede invece tempo, dedizione e anche un po' di denaro. Quello che segue è un riepilogo aggiornato dei testi sull'argomento che abbiamo consultato (e in qualche caso divorato) nel corso degli anni.

Giuseppe Aragno, Alexander Hoebel, Alessandra Kersevan, Fascismo e foibe. Cultura e prtica della violenza nei Balcani.
Nicoletta Bourbaki, La morte, la fanciulla e l'orco rosso. Il caso Ghersi: come si inventa una leggenda antipartigiana.
Claudia Cernigoi, Operazione foibe a Trieste.
Davide Conti, L'occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della "brava gente".
Francesco Filippi, "Prima gli italiani!" (sì, ma quali?).
Eric Gobetti, L'occupazione allegra. Gli italiani in Jugoslavia (1941-1943).
Eric Gobetti, Alleati del nemico. L'occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943).
Eric Gobetti, "E allora le foibe?".
Eric Gobetti, I carnefici del Duce.
Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi (1941-1943).
Gianni Oliva, " Si ammazza troppo poco". I crimini di guerra italiani (1940-1943).
Boris Pahor, Piazza Oberdan.
Jože Pirjevec, Foibe.
Raoul Pupo (a cura di), La vittoria senza pace. Le occupazioni militari italiane alla fine della Grande Guerra.
Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio.
Christian Raimo, Contro l'identità italiana.
Giacomo Scotti, Dossier foibe.

In generale si tratta di letture produttive. Il solo Nicoletta Bourbaki, pseudonimo di un collettivo specializzato in storia contemporanea, ha reso disponibile sul web una serie di drastici ridmensionamenti di una certa vulgata vittimista. Tra questi, quelli sulla figura di Norma Cossetto e sulla pessima accoglienza che i profughi da Istra e Dalmacija avrebbero trovato alla stazione di Bologna. A questo possiamo aggiungere la recente uscita di un libro in cui Sandi Volk si è occupato dei nominativi degli 823 insigniti fino ad oggi di una onorificenza istituita dallo stato che occupa la penisola italiana con la legge 92/2004 per commemorare i cosiddetti "infoibati". Volk sostiene di avervi trovato "per la gran parte figure compromesse con il regime di occupazione nazista e in alcuni casi persino criminali di guerra denunciati dalla Jugoslavia all’apposita Commissione delle Nazioni Unite per crimini commessi durante l’occupazione del Paese". Il libro pare sia stato mal tollerato da certi custodi del martirologio; abbiamo provveduto a ordinarlo con primaverile sollecitudine, ripromettendoci di darne conto ai lettori appena possibile [Post scriptum, promessa mantenuta].

In ultimo, un minimo di costruttiva considerazione anche per Gabriele Mossuto e Barbara Nannucci, micropolitici della Lega cui non piacciono i centri sociali. A Firenze la lotta contro i centri sociali è stata fra il 2019 e il 2024 praticamente l'unico campo d'azione del loro "partito". I risultati?
2019: voti Lega 25923
2024: voti Lega 8695
2025: voti lega 4500
C'è senz'altro da sperare che Gabriele Mossuto e Barbara Nannucci non modifichino l'oggetto delle loro attenzioni.
Si noti che per decenni la Lega ha apertamente manifestato volontà secessioniste e ostentato un plateale disprezzo per gli stessi "valori" che oggi dice di difendere. In realtà più normali -come la Repubblica Islamica dell'Iran- con un passato del genere non si ascende alla carica di Ministro dell'Interno: si deve fare l'impossibile per non finire fucilati come cani.

23 gennaio 2026

Noah Carl - La maggioranza degli iraniani è davvero contraria alla Repubblica Islamica?

 

Traduzione da AntiWar.com, 16 gennaio 2026.

A sentire i politici statunitensi che parlano di Iran si ha l'impressione che gli iraniani siano a stragrande maggioranza contrari all'attuale forma di governo. Mike Waltz afferma: "Il popolo iraniano vuole la libertà". Ted Cruz sostiene che "Il popolo iraniano vuole stare dalla parte degli USA" e "vuole stare dalla parte della libertà". Newt Gingrich, che "La stragrande maggioranza degli iraniani vuole la libertà e rifiuterebbe il regime in una consultazione elettorale equa".
È davvero così?
Un argomento a favore è rappresentato dalle ondate di proteste che hanno sconvolto il Paese, compresa l'ultima in cui potrebbero essere morte più di duemila persone. Compiere inferenze sull'orientamento dell'opinione pubblica a partire dalle proteste è una pratica comune, ma è irta di difficoltà.
Ogni volta che c'è un grande movimento di protesta in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, i suoi sostenitori sono sicuri che le proteste dimostrano che "il popolo" vuole ciò che loro vogliono. Ma spesso non è così. Ad esempio, la più grande manifestazione di un solo giorno mai registrata negli Stati Uniti è stata la manifestazione "No Kings" del 18 ottobre, in cui diversi milioni di statunitensi sono scesi in strada. Questo dimostra che gli statunitensi sono a stragrande maggioranza contrari a Trump? No. Dimostra semplicemente che nei suoi confronti esiste una forte avversione da parte di alcuni liberali e di alcuni democratici.
Allo stesso modo, durante la pandemia ci sono state numerose proteste contro il lockdown in Gran Bretagna, nonostante il lockdown fosse estremamente popolare tra la popolazione. In questo caso, le proteste erano di un segno opposto rispetto alla preferenza della maggioranza. Quindi, mentre le proteste in Iran riflettono ovviamente l'esistenza di una certa opposizione, non dimostrano che tale opposizione sia schiacciante.
Un'altra fonte addotta a prova del fatto che gli iraniani si oppongono in modo schiacciante alla Repubblica Islcamica è il sondaggio condotto da un Group for Analyzing and Measuring Attitudes in Iran (GAMAAN). Il Tony Blair Institute cita un sondaggio GAMAAN del 2022 in cui la grande maggioranza degli intervistati si è definita "favorevole a un cambio di regime".
Il problema è che la metodologia del GAMAAN è molto discutibile ed è stata criticata da altri studiosi dell'Iran e dall'autorevole istituto di rilevazioni Pew Research. Anziché utilizzare il tradizionale campionamento probabilistico, GAMAAN distribuisce i suoi sondaggi tramite i social media e Psiphon VPN, un software progettato per aggirare la censura su internet. Di conseguenza, è improbabile che i suoi campioni siano rappresentativi della popolazione iraniana e che vi sia un forte sovracampionamento dei dissidenti.
A titolo illustrativo, il GAMAAN ha rilevato in un sondaggio del 2020 che addirittura un terzo degli iraniani era "ateo", "umanista" o "senza religione". Tuttavia, quando l'Iran ha partecipato al World Values Survey di quell'anno, solo il 4% degli intervistati ha affermato che la religione non era "affatto importante" nella propria vita. Secondo i dati ufficiali, il 99% degli iraniani è musulmano.
I dati raccolti da altri istituti di ricerca inoltre dipingono un quadro molto più sfumato dell'opinione pubblica in Iran.
Nell'edizione 2020 del World Values Survey, circa la metà degli iraniani ha dichiarato di avere "molta" o "moltissima" fiducia nel proprio governo nazionale, una percentuale che in concreto è superiore a quella registrata in alcuni paesi occidentali. Gallup ha rilevato un dato quasi identico nel 2022. La stessa Gallup in un sondaggio del 2024 ha rilevato che gli iraniani esprimevano maggiore approvazione per i leader cinesi e russi che per quelli statunitensi.
Allo stesso modo il Center for International and Security Studies at Maryland (CISSM) ha chiesto agli iraniani nel 2024 se "la Repubblica Islamica dovrebbe essere sostituita con un'altra forma di governo" e ha scoperto che l'80% non era d'accordo.
Hanno posto una domanda correlata, ovvero se il sistema di governo iraniano cambierà, ponendo la domanda secondo quanto prescritto dalla tecnica del list experiment, che si usa per rilevare le vere convinzioni delle persone in contesti in cui potrebbero essere inclini a nasconderle, proprio come in un paese del tipo dell'Iran. Tuttavia, la percentuale di coloro che hanno indicato che il sistema di governo sarebbe cambiato è risultata superiore solo di poco, il che suggerisce che le convinzioni rilevate non soffrano di un alto livello di falsificazione.
Il CISSM ha chiesto anche agli interpellati: "se poteste cambiare una cosa dell'Iran, quale sarebbe?". La risposta di gran lunga più comune è stata "una maggiore prosperità economica", mentre solo il 9% degli intervistati ha risposto "più democrazia e libertà". In effetti l'insoddisfazione per le condizioni economiche del Paese sembra essere molto diffusa.
Sono tutti risultati da interpretare con cautela. Anche con i list experiment non è possibile aggirare il problema dei dissidenti, che sono meno inclini a partecipare ai sondaggi. Tuttavia il CISSM ha effettuato un accurato controllo di qualità. La loro stima sugli spettatori della BBC Persian corrisponde quasi esattamente alle cifre pubblicate dalla stessa BBC Persian stessa, il cui istituto di rilevazioni IranPoll è stato in grado di prevedere il risultato delle elezioni iraniane del 2017 con uno scarto di soli due punti percentuali.
Le prove che in Iran esista una schiacciante maggioranza contraria alla Repubblica Islamica sono deboli. E le affermazioni di Waltz, Cruz e Gingrich sono probabilmente errate.
 

Noah Carl è redattore della rivista Aporia Magazine. Su Twitter è @NoahCarl90.

10 gennaio 2026

Firenze, 9 gennaio 2026. L'avvocato Sauro Poli al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud

Firenze. Il 9 gennaio 2026 al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud si è tenuta una iniziativa intitolata "Pratiche di resistenza - Incontro con l'avvocato Sauro Poli".
Codici alla mano, Sauro Poli ha seguito una scaletta fitta di questioni pratiche su quali siano i comportamenti da tenere se si ricevono attenzioni da parte della gendarmeria o del potere giudiziario, in modo da cavarne i minori danni e le minori beffe possibile.
Per qualche motivo la cosa non piaceva al rabbioso e orgoglioso Jacopo Cellai, a Francesco Torselli e a qualche altro "occidentalista", i cui lai sono stati ripresi per tempo da una gazzetta cittadina. Roma locuta, alle realtà come i centri sociali va tolto il terreno sotto ai piedi ogni giorno bollandole come feccia da eliminare qualsiasi cosa combinino, e pazienza se con questi sistemi a Firenze ci si perdono le elezioni da quarant'anni.
Sauro Poli li ha liquidati con sobrietà e Costituzione.
Quale che sia la materia specifica, se a Firenze i sostenitori del governo di Roma non approvano qualcosa si hanno ottime probabilità di trovarsi nel giusto assumendo l'atteggiamento opposto. La schermaglia ha quindi spinto diverse persone serie a partecipare all'appuntamento e a infoltirne l'uditorio.
Nelle stesse ore la Repubblica Islamica dell'Iran era percorsa da violente dimostrazioni di piazza.
La propaganda "occidentalista" e il governo di Roma, se non bastasse tutto il resto, levano una dissonanza cognitiva tanto costante quanto fastidiosa. Aggredire e uccidere poliziotti va benissimo: nessuno scomoderà Pasolini. Vandalizzare la proprietà pubblica e privata? Perfetto. Bruciare bandiere, incendiare monumenti, assalire le sedi della polizia (facendosi ammazzare)? Lodevole. Anzi, da incentivare con ogni mezzo, balle a reti (sociali) unificate in primo luogo.
Se siete delle giovani donne meglio che mai. Venite meglio in foto e pazienza se ci rimettete le penne; permetterete a qualcuno di meritarsi i fondi del Dipartimento per l'Editoria facendoci giornata per almeno una settimana a suon di piagnistei inclusivi.
Qualcun altro si limiterà a prendere direttamente tutti in giro, tanto per vedere l'effetto che fa.
 Solo, ricordatevi di farlo a Tehran.
Perché a Firenze basta scrivere su un muro che il governo di Roma non piace -che è una cosa ovvia per due semplicissimi motivi, perché è governo e perché è di Roma- per vedersela a tempo indeterminato con la sua gendarmeria.

28 novembre 2025

Sapere e volere lavorare. L'esempio di Matteo Salvini



"Non c'è bisogno di salario minimo o reddito di cittadinanza, c'è bisogno di gente che sa e vuole lavorare".
Nel 2025 Matteo Salvini avrebbe dovuto fare il ministro dei trasporti per il governo dello stato che occupa la penisola italiana.
L'impressione invece è che trascorresse gran parte del tempo riempiendo internet di propaganda.
Una cosa che permette anche a chi non fosse ampiamente prevenuto nei confronti della sua persona, del suo "partito" e del governo di cui fa parte di trarre considerazioni piuttosto sprezzanti sul suo, di sapere e volere lavorare.
Oltre a questo esistono altri stimolanti dati di fatto che non favoriscono un'opinione positiva sul suo conto. Sovrappeso, divorziato, quindici anni di università senza concludere niente e con un curriculum che gli varrebbe una risatina di compatimento in una interinale specializzata in operatori per autospurgo con contratto a chiamata, Matteo Salvini racchiude almeno quattro fallimenti in un corpo solo.
La frasettina perentoria, ditino alzato e cravatta al collo -chi porta la cravatta è parte dei problemi nel migliore dei casi, negli altri opera attivamente e consapevolmente per crearne in prima persona- è un caposaldo della propaganda conservatrice da sempre, e il più delle volte omette alcune cose fondamentali che si vanno qui a indicare ricordando un caso identico.
Al congresso del Partito Conservatore britannico del 1981, Norman Tebbit raccontò di come il padre, rimasto disoccupato negli anni Trenta, invece di partecipare a cortei o manifestazioni "prese la bicicletta, andò a cercare lavoro, e non smise di cercare finché non lo ebbe trovato". In quel 1981 l'industria britannica era in pieno smantellamento e ovviamente non c'era nulla da trovare. Ma questo "prendere la bicicletta" sarebbe diventato una risposta fissa a qualsiasi lecito dubbio e a qualsiasi fondata obiezione intanto che si varavano le leggi antisindacali più stringenti che si fossero mai viste. Non che il ben vestito Tebbit disprezzasse i sindacati: pro domo sua andavano benissimo. E l'intero esecutivo si entusiasmava per l'attività sindacale, bastava che si svolgesse in Polonia.
L'invito ad arrangiarsi rappresentò l'essenza stessa del thatcherismo: allora nel Regno Unito come oggi nella penisola italiana, i sudditi avrebbero dovuto risolvere, ognuno per proprio conto, i problemi che il governo stesso gli aveva deliberatamente procurato.

14 ottobre 2025

Toscana. Sulle elezioni del 12 e 13 ottobre 2025


"Liberiamo la Toscana dai nemici della Nazione"

Firenze, 10 ottobre 2025 in piazza San Lorenzo.
Chiusura della campagna elettorale per le elezioni in Toscana.
"Liberiamo la Toscana dai nemici della Nazione", dicevano.
L'invito è stato accolto, sia pure nei limiti dovuti alla crescente disaffezione per i riti del democratismo rappresentativo.
A quanto pare anche questa volta gli elettori toscani hanno dimostrato di avere le idee piuttosto chiare su quale sia la loro Nazione e su quali siano i suoi e i loro nemici.
Nemici che stavolta non sono stati capaci nemmeno di tirare fuori un gatto arrosto.
E che continuano a fare da decine di anni sempre gli stessi errori, primo tra i quali insultare chi vive in una realtà dove esistono centri urbani nella cui piazza principale c'è la Casa del Popolo invece della chiesa.
Prima che la propaganda, i contenuti mediatici e soprattutto l'agenda politica si uniformassero nella ricerca di ogni aspetto repellente, abietto, svilente o semplicemente sporco della vita associata, Giovannino Guareschi era un autore abbastanza citato dagli "occidentalisti".
Abbastanza citato e per nulla compreso.
L'ultimo comizio lo tenne Peppone il sabato pomeriggio. La mattina parlò in piazza un pezzo grosso del partito avversario, quello dell'altra lista, insomma. Era uno venuto di città e sapeva quello che voleva."Libereremo anche questa cittadella dagli invasori rossi!" gridò "dai servi dello straniero, dai nemici di Cristo!" e tutti gli picchiarono le mani.
Poi verso sera, dalla stessa tribuna, parlò Peppone.
La piazza era piena come un uovo perché tutti si aspettavano che Peppone avrebbe urlato cose da matti e chi sa dove sarebbe arrivato. Peppone invece non urlò; parlò poco e con molta calma: "Cittadini" disse "vi saluto. Il mio Partito può ordinarmi di dire quello che vuole, ma io vi dirò quello che voglio io. Io sono qui semplicemente per salutarvi. In questi anni io e i miei compagni abbiamo fatto un sacco di cose: io non so quante saranno state le cose buone e quante le bestialità. Comunque, se abbiamo sbagliato, questo dipendeva non dalla nostra buona volontà, ma dalla nostra ignoranza e poca pratica. Io sarò stato il sindaco più bestia dell'universo, ma posso assicurarvi che l'intenzione era di fare il bene del paese". Peppone si asciugò il sudore che gli colava dalla fronte."Cittadini: noi non abbiamo nessuna speranza di vincere e abbiamo presentato una lista semplicemente perché vogliamo vedere se proprio ci mandate via con una pedata nel sedere, oppure se ci mandate via con buona grazia. Insomma vogliamo vedere se abbiamo meritato il benservito oppure neanche quello. Siamo come scolari che hanno fatto il compito e lo presentano alla signora maestra: vediamo se abbiamo meritato zero oppure cinque oppure la sufficienza. La quale ognuno esprima liberamente il suo giudizio e quando non saremo più sindaco non toglietemi il saluto perché se vi abbiamo pestato i piedi non l'abbiamo fatto apposta. Errare umanorum."
Peppone si frugò in tasca e tirò fuori qualcosa.
"Cittadini" disse "quando cinque anni fa sono andato sindaco io avevo in tasca un sigaro toscano e cinquecento lire: adesso che per cinque anni ho fatto il sindaco ho in tasca duecentottanta lire e mezzo sigaro: questa è la mia storia."
Don Camillo, che ascoltava appostato dietro le imposte socchiuse della finestra della canonica, era rimasto a bocca aperta.

Venne la notte e poi spuntò l'alba della domenica famosa. Don Camillo andò a votare verso le dieci. Peppone e i suoi votarono alla spicciolata e tutto funzionò senza un inciampo. Votarono anche il lunedì, fino alle due del pomeriggio. Poi il paese si spopolò e venne la sera. Il martedì a mezzogiorno arrivò in canonica il Barchini; aveva gli occhi fuori dalla testa:"Reverendo" ansimò "hanno vinto loro!". Don Camillo balzò in piedi stringendo i pugni, poi tornò a sedersi. Gli venne voglia di attaccarsi alle campane e incominciare a suonare a morto, gli venne voglia di mettersi a gridare, di pestare i pugni sulla tavola. Non fece niente di tutto questo. "Libereremo la cittadella dagli invasori rossi, dai servi dello straniero, dai nemici di Cristo…": gli venne in mente il discorso pieno di tracotanza del famoso pezzo grosso venuto apposta dalla città per sbalordire il popolo. "Cretino!" gridò. "Con tutte le sue lauree e la sua cultura si è fatto fregare da un disgraziato che non sa neanche fare una "O" col bicchiere!…"


20 agosto 2025

Solidarietà a Leonardo Pistoia di Viareggio

Le gazzette amano presentarsi come espressioni di "libera informazione" e puntello della democrazia. Questo, a sentire chi ci scrive. In concreto, e da anni, sono invece alle prese con tirature da ridimensionare, vendite a rotta di collo, bilanci tenuti in piedi dal Dipartimento dell'Editoria (sempre che basti), e linee editoriali surreali dove la gara a chi ospita le opinioni e gli intenti più sporchi anche dal punto di vista morale pare non avere seri limiti.
A tutto questo nel mese di agosto si aggiunge anche una costante scarsità di argomenti.
Nel 2025 i foglietti della costa toscana hanno chiuso i numeri dedicando spazio a Leonardo Pistoia. Che sarebbe un ventunenne di Viareggio cui piace quella politica che si regge su ideali e principi anche se molto rara. O almeno così garantisce la sua autoschedatura sul Libro dei Ceffi (qui su Archive).
Gli ideali e i principi che apprezza gli hanno fatto guadagnare qualche ora di relativa notorietà come organizzatore di passeggiate serali antidegrado, come fanno da svariati anni i minicandidati "occidentalisti" a qualche consultazione elettorale.

🚶Non mi fermo. Dopo Ferragosto torneremo in strada per la Camminata per la Sicurezza.
📍Viareggio – Torre del Lago
La data precisa verrà comunicata a breve, ma una cosa è certa: questa volta dobbiamo essere ancora di più.
La sicurezza non è un privilegio, è un diritto. E per difenderlo dobbiamo esserci tutti, uniti, determinati e visibili.
Porta amici, familiari, colleghi: ogni persona conta, ogni passo è importante.
💪Insieme possiamo fare la differenza.
#CamminataPerLaSicurezza #Viareggio #TorreDelLago #UnitiperlaSicurezza #NonMiFermo

 Da questo punto di vista Viareggio è un po' vivace: si vede che vi esistono ambienti sociali favorevoli ai guitti dell'"occidentalismo" più abietto. A testimonianza della serietà dell'intento anche l'esistenza di una pagina personale su Wikipedia, presente in Google ma precipitosamente cancellata da qualcuno, probabilmente convinto che il giovane Pistoia per adesso non abbia fatto nulla che gli valga l'inclusione tra le grandi figure di interesse enciclopedico come Albert Einstein o Alvaro Vitali.
L'impegno gli sarebbe costato anche un'aggressione, denunciata con toni da sceneggiatura.



📣 DENUNCIA PRESENTATA 📣
A chi ancora parla, insinua o mette in dubbio: ecco la risposta.
Ho sporto denuncia ufficiale per lesioni personali aggravate e all’interno c’è riportato nero su bianco anche l’avvertimento che mi è stato dato da chi mi ha aggredito.
Non mi farò intimidire, non mi fermerò e non mi piegherò davanti a chi vuole screditarmi o fermare questa battaglia.
La verità è scritta negli atti ufficiali, e chi continua a diffamare dovrà assumersene la responsabilità.
Questa non è solo una mia lotta: è la lotta di tutti noi per una città sicura, libera dalla paura e dal controllo dei criminali.
Io non mollo. Anzi, vado avanti con ancora più forza.💪🔥
#Verità #Giustizia #IoNonMollo #TorreDelLago #Sicurezza
Una cosa che avrebbe rafforzato la sua determinazione e che gli ha attirato qualche attestazione di solidarietà (qui su Archive).
Invece dopo Ferragosto Leonardo Pistoia -che secondo le gazzette non svolgerebbe alcuna attività lavorativa- è stato arrestato come un indesiderabile qualsiasi, e non certo per aver organizzato un colpo di Stato.
Sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali. Il gazzettaio riferisce anche delle dichiarazioni della sua vittima, sottoposta da mesi a continue violenze psicologiche, minacce, danneggiamenti, percosse e a un'aggressione fisica sotto la minaccia di un coltello e di un manganello effettivamente reperiti dalla gendarmeria.
Al momento in cui scriviamo è verosimile che ad attendere Leonardo Pistoia sia un futuro piuttosto difficile, e non è nel nostro stile spingerci oltre con l'infierire sui motivi che lo hanno fatto associare alla casa circondariale di competenza. Motivi che probabilmente non sono nemmeno estranei alla sua familiarità con l'ambiente di Torre del Lago, una località che ha il pregio di attirare frequentatori le cui propensioni hanno senz'altro il merito del non prestarsi a equivoci.
Tanto basti per adoperarsi nei modestissimi limiti del possibile a far sì che Leonardo Pistoia abbia qualche difficoltà ad avvalersi del diritto all'oblio per i prossimi cinque, dieci, venti o trent'anni. Internet ha una memoria più che discreta, cosa che chi apprezza la politica che si regge su ideali e principi anche se molto rara tiene senz'altro in buona considerazione. 


Oltre che su Blogspot, questo scritto viene pubblicato anche su Poliverso/Friendica e su iononstoconoriana.com. 


Post scriptum. Il 4 dicembre 2025 si viene a sapere che Leonardo Pistoia, che aveva fatto il pieno di accuse, ha pensato di chiudere la questione patteggiando un anno e otto mesi. In questo modo eviterà che mezzo mondo, nell'epoca dei panni lerci lavati allegramente in piazza, venga a conoscenza di ulteriori particolari su come passano il tempo certi alfieri della legalità. Dovrà frequentare un corso per uomini maltrattanti e da qualche accenno fatto dalle gazzette si capisce che deve anche essersi liberato da una certa quantità di denaro.

19 giugno 2025

Tel Aviv. Anzi no, Haifa. Un eroe normale, una gatta felice e una torta

 


Questa presa in giro del sionismo da gazzetta e dei temi ricorrrenti nelle produzioni degli hasbaristi mantenuti dal Dipartimento per l'Editoria è stata scritta nel 2010 da Miguel Guillermo Martinez Ball. Quindici anni dopo lo stato sionista ha aggredito la Repubblica Islamica dell'Iran. Che non è rimasta compostamente a prenderle e ha reagito lanciando missili a centinaia e bucando più volte le difese antiaeree. Con danni considerevoli, pare, e non solo sugli asili nido e sui rifugi per micetti abbandonati.
Ora, va detto che chi capitasse su iononstoconoriana.com per la prima volta potrebbe pensare che gli scritti qui pubblicati siano lievemente favorevoli alla Repubblica Islamica dell'Iran. Il che non è vero per niente, perché iononstoconoriana.com è schierato con la Repubblica Islamica dell'Iran nel modo più deciso e inequivocabile.
Chi scrive spera vivamente che la Repubblica Islamica dell'Iran sia un boccone troppo grosso per Bibi, e che Bibi ne finisca strozzato.
E pazienza per Fiamma Nait e Deborah Firenstein.

Il Giornale del Berlusconi Minore, martedì 1 giugno, 2010, sezione Esteri

Mitzi oggi è una gatta felice. Fa le fusa, inarca la schiena e si lascia accarezzare da Ari, che si riposa stanco, nella sua casa di Tel Aviv.
Dalla finestra, nella calda aria della tarda primavera, Ari guarda le scintillanti file di grattacieli che i suoi nonni hanno eretto nel deserto, in una terra senza popolo che sembrava quasi invocare un popolo senza terra. Oggi, Ari non vuole guardare verso il mare. E nemmeno verso le splendide spiagge. I bagnanti, le giovani coppie che si baciano, i bambini spensierati che giocano con le figurine del Milan (anche a Tel Aviv, c'è chi tifa per il Milan e ancora di più per il suo Presidente), non sanno che se possono continuare a godersi la vita in un mondo che li odia, è grazie ad Ari.
Perché Ari custodisce un segreto, che condivide solo con Mitzi e con noi due, e che noi confidiamo a voi.
Ieri mattina lui era in mezzo a quel mare. Non sulle calde spiagge, ma tra le onde alte. Di vedetta, Ari, Shlomo e Gilad. Tre ragazzi normali, tre eroi che si conoscono da sempre.
Non è ancora l'alba, quando vedono comparire una nave immensa, che inalbera la bandiera della Mezzaluna dell'Odio. Una sagoma paurosa come un iceberg, che vorrebbe affondare il piccolo, fragile vascello di Ari, Shlomo e Gilad.
Carica di cemento, dicono che sia la nave, e la parola suona terribile per orecchie come quelle di Ari, giovani ma che non dimenticano come Auschwitz e le Piramidi fossero state costruite proprio con il cemento. Carica di sedie a rotelle, dicono.
Ma Ari sa bene a cosa servono: quei vigliacchi di Chamas prendono i loro stessi figli affetti dalla sindrome di Down (tra gli arabi tale sindrome è diffusa, a causa della loro sporcizia e delle loro ripugnanti abitudini), promettono loro un paradiso pieno di caramelle, se si fanno saltare per aria.
Ari è un ragazzo sensibile, che non farebbe male a una mosca. Ma ricorda bene quello che gli ha insegnato il suo istruttore: ogni volta che spari a un bambino in carrozzella, pensa a quanti bambini continueranno a camminare normalmente grazie al tuo gesto. Per fare del bene a quegli altri bambini, devi a volte avere il coraggio di fare male a te stesso imponendoti di uccidere. E' il sacrificio più grande, che tanti israeliani fanno umilmente. Un sacrificio d'amore.
Dalla sua piccola imbarcazione, guardando attraverso il binocolo a raggi infrarossi, Ari vede i visi di decine, centinaia, migliaia di persone, che si affacciano e scrutano le acque oscure.
Hanno i nasi che fremono eccitati: anche al buio, sentono odore di ebreo. Di un piccolo ebreo, disperso e quasi solo, in mezzo alle onde. Come la terra fragile che Ari improvvisamente si trova a dover difendere, un paese che vorrebbe disperatamente vivere in pace, ma deve sempre difendersi.
Anche contro il cemento e le sedie a rotelle, anche in mezzo al mare, pieno di acqua, di squali e di antisemiti.
Ari, Shlomo e Gilad. Tre ragazzi normali. In quel momento, Ari pensa a Leah. Lei è bella, lui è timido; ma Leah non sa che Ari è anche un eroe.
Ari conosce il proprio dovere. Anche se la nave è carica di terroristi e assassini, deve dare loro una possibilità.
E' quel senso innato di altruismo che hanno tutti gli israeliani, che lo porta a dare il preavviso, anziché affondare l'imbarcazione con un semplice colpo di siluro, come avrebbe fatto chiunque altro alla vista di una nave civile in acque internazionali.
Con voce forte e chiara, grida alla nave: "You dirty son of bitch terroristim, I Israeli man I take you prison every you you tink you do Hitler in my sea I do more bad in your ship!"
Ari sa di aver fatto tutto il possibile per salvare le persone a bordo. Anche se lo odiano, lui comunque pensa prima a loro: gli israeliani sono fatti così. Anche quando sanno che gli altri ne approfitteranno.
Lanciano la fune e si issano a bordo: Ari, Shlomo e Gilad.
Hanno il fiato corto per lo sforzo.
Vedono attorno a loro una selva di visi indemoniati. Dicono di essere pacifisti, ma i ragazzi sanno cosa sono in realtà: schiere di SS e sanguinari macellai muslumaniaci.
Lo sguardo di Ari si fissa per un momento su uno di loro.
E' un ragazzo vestito, anzi mascherato, da cuoco. E' della stessa età di Ari, ma quanto è diverso! Lo sguardo strabico, il labbro contorto da anni di antisemitismo, e tra le mani regge, no, ostenta una torta. Una torta.
Ari riconosce quella torta. Morbida e cremosa. E sa cosa vuol dire.
Capisce il messaggio di odio che quel ragazzo gli sta lanciando.
Ari non dimenticherà mai la scena nel film. Il tavolo con la torta. L'ufficiale nazista, le dita ancora ricoperte di crema, che con i suoi stivali immacolati prendeva a calci una ragazza ebrea. Una ragazza che aveva le stesse lentiggini di Leah.
Fu solo allora, vedendo la torta, che Ari iniziò a sparare.

05 giugno 2025

Casaggì Firenze. Non per scelta ma per destino



Terra e Appartenenza, Discendenza e Popolo.
Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori, dicono.

Alfonsos, babis, badini, badolla, blatte, breshkagji, broccoli, broscari, cabibi, carcamanos, cifarielli, dagos, digici, digók, espaguetis, garlics, ginos, greaseballs, guidos, guineas, itaka, italiaantje, italianots, italiohn, italiot, katzener, katzelmacher, lianta de gnole, macaroni, maiaramina, makaronarji, makaroniarz, mão de vaca, marinielli, minghiaweisch, mozzarellaniggers, paštari, pepinos, pigne, pizzagang, pizzaman, pizzavreter, pepperoni, polpettos, ritals, scafuri, schinkebròtli, sentas, shitalians, spaghettivreter, spaghettis, spaghettifresser, tanos, tschinggali, tulios, vallish, verräter, wops, zabari.


21 maggio 2025

Alastair Crooke - La transizione che sta portando a un nuovo ordine mondiale è per lo più incomprensibile per l'Occidente

Negli Stati Uniti, a dire la verità, che ci sia bisogno di cambiare il quadro generale è una cosa di cui hanno preso atto appena adesso.
La leadership europea e coloro che hanno tratto ogni vantaggio dalla finanziarizzazione adesso si lamentano con alterigia della "tempesta" scatenata da Trump sul mondo, e ridicolizzano i fondamenti delle sue iniziative economiche come se fossero qualcosa di astruso e di completamente fuori dalla realtà.
Il che è assolutamente falso.
Come sottolinea l'economista greco Yanis Varoufakis, di come stessero realmente le cose in Occidente e di come fosse necessario un cambiamento generale aveva già parlato con chiarezza l'ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker addirittura nel 2005.
La dura realtà del paradigma economico liberale globalizzato era evidente già allora:
Ciò che tiene insieme il sistema globalizzato è un massiccio e crescente flusso di capitali dall'estero, che supera i 2 miliardi di dollari ogni giorno lavorativo e continua a crescere. Questo non ci provoca alcuna sensazione di tensione. Come nazione, non siamo consapevoli del fatto che stiamo prendendo denaro in prestito, né del fatto che stiamo mendicando. Non offriamo nemmeno tassi di interesse attraenti, né dobbiamo offrire ai nostri creditori una protezione contro il rischio che il dollaro scenda.
Per noi è tutto molto comodo. Riempiamo i nostri negozi e i nostri garage con merci provenienti dall'estero, e questa concorrenza è servita da forte calmiere per i prezzi del mercato interno. Questo ha sicuramente contribuito a mantenere i tassi di interesse eccezionalmente bassi, nonostante i nostro risparmi diminuiscano e la crescita sia rapida.
Tutto questo ha fatto comodo anche ai nostri partner commerciali e a chi fornisce capitali. Alcuni, come la Cina [e l'Europa, in particolare la Germania], sono diventati pesantemente dipendenti dall'espansione del nostro mercato interno. E le banche centrali dei paesi emergenti si sono dimostrate per lo più disposte a tenere sempre più dollari. E il dollaro dopotutto è la cosa più vicina a una valuta veramente internazionale che esista al mondo.
Il problema è che questo stato di cose apparentemente comodo non può andare avanti all'infinito.
Appunto. E Trump sta facendo saltare in aria il sistema del commercio per ricominciare da zero. Quei liberali occidentali che oggi digrignano i denti e lamentano l'avvento della "economia trumpiana" semplicemente negano che Trump abbia per lo meno preso atto dell'aspetto più importante che questo stato di cose ha per gli Stati Uniti, vale a dire che esso non può andare avanti all'infinito che che i tempi del consumismo basato sul debito ormai sono finiti già da un pezzo.
È bene ricordare che la maggior parte dei partecipanti al sistema finanziario occidentale in vita loro non hanno conosciuto altro che il confortevole mondo descritto da Volcker. Non c'è da stupirsi che abbiano difficoltà a pensare a qualcosa che esuli dal loro orticello. Questo non vuol dire, ovviamente, che la soluzione di Trump funzionerà. È possibile che la peculiare forma di riequilibrio strutturale promossa da Trump possa in concreto peggiorare le cose.
Ciononostante, una qualche forma di cambiamento sostanziale non è più rimandabile. Altrimenti la scelta sarà tra un lento scivolare verso la bancarotta e un precipitarvi a rotta di collo.
Il sistema globalizzato e basato sul dollaro ha funzionato bene all'inizio, almeno dal punto di vista degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno esportato la loro sovraccapacità produttiva del dopoguerra in un'Europa dollarizzata da pochissimo, che consumava il surplus. Anche l'Europa ha goduto dei vantaggi di un contesto macroeconomico favorevole; i suoi modelli basati sulle esportazioni e garantiti dal mercato statunitense.
La crisi oggi in atto è tuttavia inziata quando il paradigma si è invertito, quando gli Stati Uniti sono entrati in un'era di deficit strutturali insostenibili e quando la finanziarizzazione ha portato Wall Street a costruire una piramide rovesciata di "attività" derivate, fondate su un minuscolo perno di attività reali.
La crisi dovuta a questo squilibrio strutturale è una cosa già grave di per sé. Ma la crisi geostrategica occidentale va ben oltre la semplice contraddizione strutturale tra i flussi di capitali che si riversano in entrata e un dollaro "forte" che sta divorando il cuore del settore manifatturiero statunitense. Essa è infatti strettamente legata al concomitante crollo delle ideologie di base che fanno da sostegno alla globalizzazione liberale.
È proprio questa profonda devozione occidentale all'ideologia -oltre alla bambagia di cui è stato generoso il sistema descritto da Volker- ad aver scatenato un tale fiume di rabbia e di scherno nei confronti dei piani di "riequilibrio" di Trump. Quasi nessun economista occidentale ha qualcosa di positivo da dire a riguardo, ma nessuno nemmeno propone alcuna alternativa praticabile. La loro animosità nei confronti di Trump non fa che sottolineare il fatto che anche la teoria economica occidentale è andata in bancarotta.
Il che significa che a un livello più profondo la crisi geostrategica dell'Occidente implica il crollo di una ideologia archetipica e al tempo stesso quello di un assetto elitario sclerotizzato.
Per trent'anni Wall Street ha venduto castelli in aria in cui il debito non contava. Un'illusione che è appena andata in frantumi.
Qualcuno che capisce che il paradigma economico occidentale e il consumismo iperfinanziarizzato e basato sul debito hanno fatto il loro tempo, e che cambiare è inevitabile, effettivamente c'è. Ma l'Occidente ha investito così tanto nel modello economico “anglosassone” che, per la maggior parte, gli economisti ne sono irretiti. La parola d'ordine è sempre la stessa, vale a dire che "non ci sono alternative".
Il fondamento ideologico del modello economico statunitense si trova innanzitutto nell'opera di Friedrich von Hayek intitolata Verso la schiavitù: qualsiasi intervento governativo nella gestione dell'economia sarebbe una violazione della "libertà" e sarebbe la stessa cosa che il socialismo. Il fondamento archetipico dell'ideologia sarebbe poi nato dall'unione del pensiero di von Hayeck con la Scuola Monetarista di Chicago rappresentata dalla persona di Milton Friedman, che avrebbe scritto la versione statunitense di Verso la schiavitù. E che -ironicamente- sarebbe stata intitolata Capitalismo e libertà.
L'economista Philip Pilkington scrive che l'illusione di Hayek per cui mercati e "libertà" sarebbero la stessa cosa, in sintonia con la corrente libertaria profondamente radicata negli Stati Uniti, "si è diffusa al punto da saturare completamente il discorso pubblico":
Tra persone ben educate e in pubblico, si può certamente essere di sinistra o di destra, ma si sarà sempre neoliberisti per un verso o per l'altro; altrimenti, semplicemente, non ci sarà consentito partecipare al dibattito. Ogni paese può avere le sue peculiarità... ma in linea di massima seguono tutti un modello simile: il neoliberismo basato sul debito è innanzitutto una teoria su come riorganizzare lo Stato per garantire il successo dei mercati e del loro attore principale, che sono le moderne società per azioni.
Ecco quindi il punto fondamentale: la crisi della globalizzazione liberale non può comportare il mero riequilibrio di una struttura fallimentare. Lo squilibrio è comunque inevitabile quando tutte le economie perseguono allo stesso modo, tutte insieme e tutte contemporaneamente, il modello anglosassone "aperto" basato sulle esportazioni.
No, il problema più grande è che è crollato anche il mito archetipico per cui quando gli individui (e gli oligarchi) perseguono ciascuno il massimo del proprio utile individuale -grazie alla magia della mano invisibile del mercato- i loro sforzi combinati finiscono nel loro insieme per andare a beneficio della comunità nel suo complesso (Adam Smith).
In effetti l'ideologia a cui l'Occidente si aggrappa con tanta tenacia, secondo cui la motivazione umana è utilitaristica e solo utilitaristica, è un'illusione. Come hanno sottolineato filosofi della scienza come Hans Albert, la teoria della massimizzazione dell'utilità esclude a priori la presa in considerazione del mondo reale, cosa che rende la teoria non verificabile.
Il fatto paradossale è che Trump è comunque il primo di tutti i massimizzatori utilitaristi! È quindi il profeta di un ritorno all'era dei magnati statunitensi del XIX secolo, o è il sostenitore di un ripensamento ancora più radicale?
Insomma, l'Occidente non può passare a una struttura economica diversa -come potrebbe essere un modello "chiuso" a circolazione interna- proprio perché dal punto di vista ideologico ha investito oltremodo nei fondamenti filosofici di quella attuale, tanto che metterli in discussione sembra essere la stessa cosa che tradire i valori europei e i valori libertari che negli Stati Uniti hanno un valore fondante. E che derivano dalla Rivoluzione francese.
Il fatto è che oggi come oggi in Occidente il concetto dei "valori" ateniesi che esso rivendica è screditato quanto la sua teoria economica ha perso credito tanto nel resto del mondo, quanto presso una parte significativa di una popolazione irritata e disillusa.
In buona sostanza, non si vada a cercare presso le élite europee una visione coerente del nuovo ordine mondiale che si sta affermando. Esse sono in piena crisi e sono troppo occupate a cercare di salvarsi dal crollo della sfera occidentale e dalla temuta punizione da parte dei loro elettori.
La nuova era segna anche la fine della vecchia politica: le dicotomie dei "rossi contro i blu" e della "destra contro sinistra" stanno perdendo di significato. E si stanno già formando nuove identità politiche e nuove aggregazioni, anche se la loro definizione è ancora incerta.

16 maggio 2025

Spaghetti, pallone e campi di concentramento



Verso la fine degli anni Ottanta la propaganda politica illustrava e vantava i successi dell'economia. Lo stato che occupa la penisola italiana era (dicevano) la sesta o quinta potenza economica mondiale. L'agenda "occidentalista" era patrimonio di qualche vecchio ringhioso e un ricco milanese che di lì a qualche anno avrebbe fondato un partito per non finire in galera faceva ancora il ricco milanese che poteva evitare di finire in galera senza andare a decidere il destino di tantissime persone che non desideravano affatto il suo interessamento.
Nel 2025 lo stato che occupa la penisola italiana è sparito da certe classifiche -o meglio, vi figura eccome ma è bene non farle vedere troppo in giro- e il ricco milanese che aveva fondato un partito per non finire in galera è morto. Prima di morire però ha passato una trentina d'anni a dare visibilità, cariche e agibilità politica ai migliori alfieri dell'agenda "occidentalista" oggi comunemente condivisa. Alfieri che aveva personalmente tirato fuori dalle fogne. I risultati sono stati eccezionali: dopo tanti anni e tantissimo logorante e assiduo impegno la propaganda politica non illustra e non vanta i successi dell'economia. Illustra e vanta i campi di concentramento.
Uno di questi campi di concentramento si trova nella Repubblica d'Albania ed è stato argomento di molti telegazzettini. Anita Likmeta è nata a Durrës e potrebbe essere tacciata di filocomunismo solo dai gazzettieri più ligi e dai più repellenti tra i buoni a nulla che usano le "reti sociali" per sporcare ovunque. In "L'aquila nera, una storia rimossa del fascismo in Albania" si esprime sull'argomento in termini che difficilmente troveranno posto in televisione.
Oggi l'Albania non combatte più per l'Europa. Oggi l'Albania è la sua discarica. Nell'estate del 2024, il governo italiano ha reso ufficiale ciò che per anni si è cercato di mascherare dietro la retorica della cooperazione internazionale: il primo sbarco di migranti sulle coste albanesi non è stato un atto di accoglienza, ma di espulsione. Il 16 ottobre, sedici uomini provenienti dal Bangladesh e dall'Egitto, intercettati nel Mediterraneo, sono stati trasferiti a Shëngjin sotto sorveglianza militare. Non più vite in fuga, non più persone in cerca di futuro, ma un problema logistico da dislocare altrove, lontano dagli occhi, dal cuore e dalla coscienza collettiva. L'accordo prevede fino a 36.000 trasferimenti all'anno: un flusso continuo di esseri umani trattati come scarti, destinati a essere ammassati in centri di detenzione oltre il confine europeo, in un limbo amministrativo senza volto né voce. L'Albania di oggi è l'angolo dimenticato dove si scaricano gli affari sporchi, gli accordi mai dichiarati, i progetti senza futuro. La terra che nessuno difende e tutti vogliono controllare. Siamo rimasti una frontiera, ma non una che si protegge: una che si sfrutta, che si vende al miglior offerente.