30 settembre 2026

Alastair Crooke - In guerra con la Russia. I presupposti errati alla base di un'isteria collettiva

 Alastair Crooke - Settembre 2026


Traduzione da Strategic Culture, 28 settembre 2026.

Negli ultimi giorni abbiamo visto la classe politica europea alzare al massimo i toni, con dichiarazioni chiaramente concordate e condivise: "La guerra con la Russia è alle porte; la Russia intende attaccare la NATO; dobbiamo prepararci; facciamo scorta di acqua in bottiglia, cibo in scatola e prepariamoci a offrire i nostri figli alla leva" – "Molti moriranno; ma è loro dovere difendere il loro Paese".
Quante assurdità. Per ribadire il concetto i leader europei, compresi l'Alto Rappresentante dell’Unione Europea Kallas e il Cancelliere tedesco Merz, si sono recentemente presentati in mimetica per sottolineare di essere "pronti alla difesa", durante il Vertice europeo sull’Artico del 14 settembre. Qui c'è una foto di quei politici in divisa.
Hanno un'aria assurda. Ma questo non fa perdere d'importanza a una questione: di quale isteria sono caduti vittime i tecnocrati europei?
A prima vista la convinzione unanimemente espressa per cui la Russia starebbe per attaccare l'Europa e che la guerra sarebbe imminente non ha alcun senso. L'Europa non dispone né degli uomini, né delle munizioni, né delle risorse finanziarie, né della capacità industriale per muovere guerra a quella che oggi può essere considerata una delle principali grandi potenze militari, oltre a essere lo Stato che possiede il più vasto arsenale di armi nucleari.
ZeroHedge osserva che
Tra i più accesi sostenitori di questa narrativa infondata [su un presunto attacco russo] figurano i leader degli Stati baltici. Ad esempio, questa settimana il presidente lettone Edgars Rinkevics è arrivato al punto di affermare che gli "attacchi" russi contro l’UE e la NATO sarebbero già iniziati. I Paesi baltici stanno persino emanando piani per preparare la popolazione all'emergenza, facendo l'ipotesi di uno scenario stile Alba Rossa.
"Non stiamo parlando di una guerra convenzionale. Stiamo parlando di ogni genere di provocazioni, di sabotaggi e di saggi delle difese; sicuramente si tratta di qualcosa che sta già accadendo mentre parliamo", ha affermato il leader lettone.
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha affermato questa settimana che la Russia potrebbe sferrare attacchi episodici fingendo che si tratti di "incidenti", al fine di "paralizzare o almeno indebolire la motivazione dei paesi della NATO", come riportato dall’Associated Press. "Esiste il rischio concreto che droni o altri tipi di ordigni entrino nel territorio di uno o più paesi del fianco orientale e che abbiano persino effetti distruttivi", ha aggiunto Tusk, avvertendo che "Mosca potrebbe arrivare al punto di sferrare nei prossimi mesi un attacco aereo di qualche tipo sul territorio della NATO per dimostrare che l’impegno alla difesa comune previsto dall'articolo 5 dell'alleanza militare non è altro che qualche parola su un pezzo di carta".
Eppure, nonostante la massa di prove, i leader europei continuano a montarsi la testa per prepararsi psicologicamente a ricorrere all'articolo 5. Contro una grande potenza dotata di armi nucleari.
Sulla scia di questa campagna mediatica il ministro degli Esteri Sergej Lavrov è stato esplicito:
"Vorrei sottolineare che non abbiamo alcun interesse a iniziative del genere [attaccare l’Europa]. Se invece fosse l’Europa -che parla quotidianamente di prepararsi alla guerra contro la Russia- ad attaccare la Russia, sarebbe una guerra completamente diversa. E sarebbe molto breve".
Cosa si nasconde dietro questa apparente assurdità? Da un lato, è chiaro che le élite al potere a Bruxelles sanno che i loro errori strategici (il sostegno incondizionato all'Ucraina, il sacrificio del modello economico europeo sull'altare delle pressioni contro la Russia, il loro appoggio alla guerra contro l'Iran e la loro indifferenza verso le sofferenze in Medio Oriente) torneranno a perseguitarle.
Il loro allarmismo nei confronti della Russia sa più di disperazione che di riflessione ponderata o di quell'atteggiamento cauto che si dovrebbe avere riguardo ai rischi -molto reali- di fomentare in questo modo qualche guerra. Lo establishment è senz'altro consapevole del fatto che la crisi energetica derivante dalla guerra degli USA e dello stato sionista contro la Repubblica Islamica dell'Iran non è più "in arrivo", ma è già arrivata.
Il costo della vita si impenna, i posti di lavoro spariscono e si prospetta anche un crollo dei mercati, soprattutto di quel mercato obbligazionario in cui livello dei tassi d’interesse definisce il valore di tutte le altre attività di rischio. Di fronte a tutto questo, questi politici malsicuri potrebbero aver concluso che scatenare la paura sia l'unico modo per distogliere l'attenzione dai propri fallimenti e, forse, concedersi la speranza di una sopravvivenza elettorale.
Quella della sopravvivenza è una motivazione fondamentale, ma c'è anche la probabilità che la psiche delle élite si fondi su due proposizioni false, che tuttavia la classe politica considera plausibili.
La prima proposizione falsa è che la Russia abbia lanciato una guerra preventiva nel febbraio 2022 per impadronirsi di Kiev e di circa il sessanta per cento dell'Ucraina.
A spiegare come stessero le cose in realtà sono i fatti verificatisi in precedenza in Siria. La Russia è entrata ufficialmente nel conflitto civile siriano nel settembre 2015, in seguito a una richiesta del presidente Assad. L'intervento russo si è rivelato di portata limitata: un dispiegamento aereo molto ridotto (da ventotto a trentaquattro velivoli) e un numero minimo di forze speciali da combattimento. Il contributo russo comprendeva principalmente consiglieri militari, controllori aerei avanzati e polizia militare.
La presenza russa in Siria era volutamente simbolica: una dichiarazione di serietà di intenti, piuttosto che il desiderio di impegnarsi in una guerra sul terrreno. Infatti, l’obiettivo di Mosca era proprio quello di evitare di impegnarsi direttamente in scontri terrestri. Ciononostante i raid aerei russi –con il sostegno delle truppe di terra iraniane– hanno aiutato l'esercito siriano a respingere le forze jihadiste da Aleppo. Questo ha portato a una tregua mediata da Russia e Turchia alla fine del 2016 e al processo di pace di Astana avviato poco dopo.
L'approccio di Putin ad Aleppo ha fornito chiare indicazioni su quali sarebbero stati i criteri adottati all'inizio in Ucraina. La Russia ha schierato una forza stimata tra i quindici e i trentamila uomini fuori e nei dintorni di Kiev, durante il primo assalto all'inizio del 2022. La narrativa europea per cui questa formazione avrebbe avuto lo scopo di conquistare Kiev è ridicola: quarantamila soldati potrebbero riempire una piazza, ma come farebbero a conquistare una città da più di tre milioni di abitanti? È assurdo.
Ciononostante, commentatori europei e statunitensi -tra i quali Robert Pape- sostengono che siccome il tentativo di conquistare Kiev era fallito, dando per scontato che Putin si aspettasse che la sua dimostrazione simbolica di star facendo sul serio inducesse la NATO a fare marcia indietro, questo suggerirebbe -come Pape sostiene- che Putin sia caduto nella trappola della escalation. Pape crede che Putin cercasse una rapida vittoria nel 2022; il fallimento di questo obiettivo lo avrebbe impantanato in una escalation con prospettive di successo sempre più scarse e quindi Putin finirà per perdere. "È solo una questione di tempo".
Lungi dall’essere un fallimento, la dimostrazione di forza di Mosca in Siria, per quanto modesta, ha funzionato: Astana è stato il modello tratto dall'esperienza in Siria. Entro la fine di marzo 2022, il Processo di Istanbul aveva prodotto il Comunicato di Istanbul, un quadro di riferimento per una composizione della controversia con l'Ucraina. Questa iniziativa fallì per un motivo soltanto: fu Boris Johnson ad affossarla. La Russia fu costretta a riorganizzarsi, cosa che fece con successo, sebbene al prezzo di una lunga guerra di logoramento e della perdita inutile di centinaia di migliaia di vite ucraine.
A rimanere impantanata in una escalation è stata l'Europa, e ce l'ha portata Boris Johnson.
Sembra che gli europei se la cantino e se la suonino sul loro successo nella guerra contro la Russia innanzitutto per quello che considerano un fallito attacco a Kiev, e poi per la smodata fiducia che ripongono nelle sanzioni finanziarie. L'ex ministro delle Finanze francese Le Maire, in un momento di euforia, ha dichiarato una "guerra economica e finanziaria senza quartiere contro la Russia". Ha insistito sul fatto che le sanzioni avrebbero soffocato e fatto crollare l'economia russa. In realtà la Russia è passata dal 2007 a un modello economico nazionale fondato sull'autosufficienza, e continua a prosperare.
Allora, chi ha intrappolato chi? A capovolgere la situazione è proprio la fallace premessa immaginata dall'Occidente per cui la Russia sarebbe stata costretta a una escalation dopo il fallimento di un inesistente piano volto a conquistare Kiev.
L'Occidente ha compiuto un'analisi errata. Un'analisi errata che lo ha avvinto in una spirale di azioni che rischiano di portare inavvertitamente l'Europa a una guerra contro la Russia. Una guerra che nessun europeo vuole.

24 settembre 2026

Alastair Crooke - Un mondo capovolto. La filosofia di Alasdair MacIntyre

 Un mondo in bilico, 2026


Traduzione da
Strategic Culture, 21 settembre 2026.

Passi da una conferenza tenuta presso la Scuola Superiore di Economia di Mosca il 7 settembre 2026.

Il futuro del pianeta viene spesso descritto come quello di un mondo multipolare o multinodale; il presupposto implicito è che i vari Stati andrebbero più d’accordo e risolverebbero le loro divergenze più facilmente con il confronto piuttosto che con la guerra.
Una simile convinzione era ampiamente diffusa negli anni precedenti il primo conflitto mondiale. Erano stati scritti libri che facevano pensare che una guerra non potesse verificarsi: il testo di riferimento su questo concetto, originariamente pubblicato nel 1910 con il titolo The Great Illusion, diventò un bestseller internazionale.
Il suo autore Norman Angell sosteneva che le nazioni dipendessero ormai moltissimo da un sistema commerciale globale altamente interconnesso e che quindi il costo economico di una guerra avrebbe superato di gran lunga qualsiasi potenziale guadagno. Affermava che un Paese vittorioso avrebbe subito una rovina economica pari a quella degli sconfitti e che questo avrebbe reso obsoleto il tradizionale concetto di conquista militare. L'interpretazione corrente della sua tesi fu che una guerra fosse quindi "impossibile".
Le sue idee si rivelarono errate. La Grande Guerra scoppiò puntualmente.
L'idea di un mondo multipolare retto dalle interazioni esiste anche oggi, ma la guerra resta una minaccia accentuata dal rifiuto dell’Occidente di ascoltare -o di comprendere- ciò che dicono gli Stati sovrani fondati su una civiltà. Questa incapacità di ascoltare con impegno empatico è alla radice delle valutazioni dei servizi segreti occidentali sulla Repubblica Islamica dell'Iran e sulla Federazione Russa, tragicamente errate. La stessa incapacità è alla base della rappresentazione della Cina come im qualcosa di talmente "altro" da renderla un enigma agli occhi occidentali.
In After Virtue, un importante saggio pubblicato nel 1981, Alasdair MacIntyre sosteneva che il progetto illuminista avesse disconnesso l'uomo da quanto lo radicava alla tradizione ma che non fosse riuscito a produrre una morale vincolante basata esclusivamente sulla Ragione. Di conseguenza, molti di coloro che vivono in Occidente vivono in un mondo di "caos morale e di frammentazione, in cui forze caotiche e disintegratrici hanno quasi completamente cancellato dal panorama culturale europeo la ricerca di una morale solida".
È importante capire che il "caos morale" e la "frammentazione" di cui parla MacIntyre vengono deliberatamente alimentati per indebolire la presa delle radici nazionali, comunitarie e religiose, proprio al fine di colpire e indebolire la coesione nazionale e la sovranità della civiltà.
MacIntyre è convinto che solo la tradizione culturale -che dispone di una narrazione centrata sulla morale- fornisca un contesto in grado di contemplare concetti come il Bene, la Giustizia, il Telos.
In assenza di tradizioni, il dibattito morale non ha basi e diventa un teatro di illusioni in cui la semplice indignazione e la mera protesta si prendono il centro della scena.
Fin dall'inizio si tracciano i limiti: i partecipanti si affrettano a schierarsi. Ma così prendendo posizione sembrano rendersi incapaci di ascoltare l'Altro... Tutti sentono il calore, ma nessuno vede la luce.
Oggi, pensa MacIntyre, non è rimasta altro che una serie di semplici frammenti di una tradizione più antica che egli rintraccia nella "Società Eroica". Si tratta di frammenti troppo isolati perché il nostro discorso morale, anche se ricorre a termini come Bene, Giustizia e Dovere, è stato privato del contesto che lo renderebbe comprensibile. In altre parole MacIntyre pone la virtù del mondo eroico e omerico al di là della portata dell'Occidente.
I limiti sono tracciati. La corsa a schierarsi è cominciata. Le forze "caotiche" e disintegratrici di oggi hanno quasi completamente cancellato la riflessione morale dalla cultura europea. La caratteristica più sorprendente dei dibattiti morali è la loro tendenza a non giungere mai a una conclusione netta.
Quando tutti i giudizi morali sono privati del loro contesto diventano poco più che espressioni di preferenza, di un atteggiamento o di un sentire; in altre parole diventano espressioni emotive. Il dibattito perde equilibrio e si trasforma in un teatro di narrazioni in cui l'indignazione e la polarizzazione delle posizioni occupano il centro della scena.
Il problema è che schierandosi in modo tanto emotivo e tanto di parte, gli attori diventano incapaci di ascoltare l’Altro. Gli "Altri" quindi, che si tratti della Russia, dell'Iran o della Cina, secondo il funzionamento di questo modo di intendere le cose diventano semplicemente invisibili perché hanno un modo diverso di orientare l'attenzione verso il mondo.
Così, possiamo essere (e siamo) portati verso una guerra da messaggi narrativi fatti apposta per costringere gli esseri umani a ripartire il mondo in un determinato modo, senza che che se ne rendano nemmeno conto. Veniamo indirizzati verso un "mondo unico" retto dall'Illuminismo, in cui ogni alterità –sia essa russa, iraniana o cinese– diventa invisibile alle norme e alle modalità con cui ci accostiamo al reale.
In questa guerra si capovolge il mondo. La maggior parte delle persone non stanno ripartendo attivamente il mondo che le circonda e sembrano essersi accontentate del fatto che qualcun altro provveda al posto loro. Davanti ai nostri stessi occhi si impasta e si stende una qualsiasi narrativa. La macchina funziona in questo modo: la maggior parte delle persone in Occidente crede di avere una solida presa sulla realtà, fatti, prove e conclusioni. In realtà ci troviamo di fronte a una struttura che capovolge intenzionalmente questa presunta comprensione del reale. All'interno della macchina la ripartizione del mondo avviene al contrario: prima si ricevono i messaggi, poi si rimescolano e si stendono le raffigurazioni del reale proprio come se fossero un impasto, finché non si adattano al disegno prestabilito. Se necessario, alla macchina mediatica si inverte il senso di marcia e il pastone del reale ne esce con caratteristiche opposte.
Come possono quindi le civiltà sovrane sfuggire alla trappola di MacIntyre? Possono forse riunire i frammenti di intuizioni e conoscenze più antiche per costruire un contesto tale da rendere nuovamente intelligibile il discorso morale?
Uscire dallo spazio pomposo del pensiero meccanicistico e della narrativa manipolata non è né facile né semplice. Tutt'altro. E va tenuto presente cosa serve per provarci. Occorre cambiare la nostra consapevolezza e il nostro modo di guardare al mondo.
Il modo in cui orientiamo la nostra coscienza verso il reale, ci dice il neurologo Iain McGilchrist, è di cruciale importanza perché il modo in cui lo facciamo determina e modifica quello che vi troveremo e quello che ne comprenderemo. E man mano che definiamo gli spazi del mondo che ci circonda in modo diverso, ne avremo una pecezione ampliata che farà venire alla luce spazi rimasti fino a quel momento insondati.
Un ritorno a modi di pensare più antichi come quello del "tutto in una volta, tutto insieme" (il pensiero attraverso l'immagine) e ad altre fonti di cognizione può aprire una via di mediazione tra l'apparente contrapposizione tra soggettivo e oggettivo che la razionalità meccanicistica lascia spesso a irrigidirsi finché non diventa un ostacolo insormontabile. Anche l’approccio apofatico può smussare gli spigoli del pensiero concettuale introducendo una intermedietà in grado di ritagliarsi uno spazio in mezzo ad argomentazioni spigolose e taglienti. Questi modi di pensare possiedono una logica propria che è altra cosa rispetto alle rigidità dell'Illuminismo.
Questa è la lezione che l'Iran e la sua riscoperta del pensiero antico stanno offrendo al mondo oggi.
Albert Einstein una volta osservò che "la mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un servo fedele. Abbiamo creato una società che onora il servo, ma ha dimenticato il dono".


14 settembre 2026

Sul libro "Sionismo e Nazismo, due facce della stessa medaglia" di Francesco Lazzeri, pubblicato da Sensibili alle Foglie


Francesco Lazzeri - Sionismo e Nazismo, due facce della stessa medaglia

Sensibili alle Foglie è una cooperativa editoriale fondata nel 1990.
Ha un catalogo di cinquecento titoli e fattura meno di centomila euro l'anno.
Nel 2025 ha pubblicato un saggio di Francesco Lazzeri intitolato Sionismo e Nazismo, facce della stessa medaglia.
Uno scritto che ha terremotato le classifiche di vendita, fatto impennare il fatturato, stravolto la vita del signor Lazzeri trovatosi a non sapere come affrontare l'improvvisa notorietà e il fiume di inviti arrivatogli da ogni dove, e causato un'ondata di panico entusiastico anche negli ambienti più defilati della storiografia contemporanea.
Beh, non proprio.
Pare che una associazione di avvocati e giuristi ebrei -per tramite di una ditta specializzata in reputazione sul web che stando ai dati disponibili potrebbe tranquillamente comprarsi la cooperativa con tutti i lavoratori dentro- non abbia apprezzato lo stesso.
Comunicato di Sensibili alle Foglie sulla richiesta di rimozione, su questa libreria, della pagina online del libro Sionismo e Nazismo facce della stess medaglia, di Franco Lazzeri

Per dovere civico Sensibili alle foglie segnala la richiesta, pervenutaci tramite il provider che ospita la nostra libreria online, di rimuovere la pagina [qui su Archive] dedicata al libro Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia, di Francesco Lazzeri, da noi edito nel 2025. La richiesta è stata inviata al provider dall'Associazione Italiana Avvocati e Giuristi Ebrei e CoDe RTD Srl con la motivazione che "il contenuto è segnalato come incitamento o approvazione della violenza; incitamento all'odio e contenuti discriminatori su basi etniche o religiose, con particolare riferimento alle narrazioni antisemite; negazione o grossolana banalizzazione della Shoah; disinformazione che contribuisce alla diffusione dell'odio o alla giustificazione della violenza". Si tratta con tutta evidenza di una richiesta intimidatoria, intentata strumentalmente da soggetti provocatori, con lo scopo ultimo, probabilmente, di ottenere una causa civile attraverso la quale chiedere aleatori "indennizzi" in denaro. Come editori siamo impegnati da trentasei anni a combattere l'odio e la discriminazione su basi etniche o religiose, e in questo quadro, il libro "Sionismo e nazismo facce della stessa medaglia" documenta come gli ebrei siano stati, nel corso della storia, vittime del sionismo oltre che del nazismo (e in generale dei Paesi europei). In un tempo storico in cui la propaganda israeliana viene quotidianamente alimentata per impedire legittime critiche all'operato dello Stato di Israele, e a ridosso della discussione, nel parlamento italiano, del ddl che mira a equiparare l'antisionismo all'antisemitismo, non ci stupisce che venga presa di mira la pagina online del libro di Francesco Lazzeri, con il quale vi invitiamo a organizzare incontri in presenza per parlare della sua preziosa ricerca storica. Tenuto conto che a) in questo momento storico chi esercita fisicamente violenza e odio al di fuori di qualsiasi diritto internazionale è sotto gli occhi di tutti nella cronaca di ogni giorno; b) la discriminazione su base etnica o religiosa in questo momento è in atto fisicamente contro i palestinesi e gli islamici, peraltro anch'essi provenienti da popolazioni di lingua semitica; c) le radici dell'attuale regime di apartheid, di pulizia etnica e di pratiche genocidarie messe in atto da Israele risalgono all'ideologia sionista; d) non si può considerare disinformato un lavoro che presenta 58 pagine di fonti documentarie e di bibliografia di testi riconosciuti in tutto il mondo come testi di qualità chiediamo a tutti di non dimenticare la Palestina e le indicibili violenze di cui sono ogni giorno bersaglio i palestinesi di ogni età e genere, affermando con forza in ogni sede il loro diritto alla resistenza e all'autodeterminazione.
In questa sede ci siamo comportati secondo quanto già fatto in casi analoghi.
Abbiamo immediatamente acquistato una copia del libro e ne promettiamo ai lettori una meditata e oggettiva recensione. L'obiettivo è sempre lo stesso: fare quanto in nostro potere perché gli esiti di certe iniziative siano il più possibile opposti a quelli desiderati.
Ci siamo comportati allo stesso modo e per analoghi motivi con tutti i libri di Barbara Balzerani, con quello di Pasquale Abatangelo e con vari altri volumi mal accolti da certi ben vestiti con l'aperitivo facile abituati a trattare chiunque considerino meno ricco di loro come uno sguattero poco diligente.

07 settembre 2026

Autistici/Inventati annuncia la chiusura

 

Non piacere agli yankee significa rischiare una versione contemporanea della interditio aqua et igni, ampliabile a mero arbitrio alla rappresaglia priva di veri limiti.
Ovviamente, nel silenzio assoluto del sedicente "sovranismo".
Il che va benissimo: chi, come chi scrive, diffida del democratismo "occidentale" e ne disprezza scopertamente i propagandisti non potrebbe trovare migliore conferma alle proprie tesi.
Nessuno dubita della sincerità con cui l'Occidente difende la libertà di parola: la condizione imprescindibile è che la si eserciti a Tehran.



A/I chiude - Restare Umani
Sep 6, 2026

Non appena abbiamo scoperto di essere finite sulla lista delle organizzazioni terroristiche globali, abbiamo scritto, dichiarato e promesso che avremmo cercato di resistere fino a che fosse stato possibile, che non ci saremmo arrese finché avessimo intravisto delle possibilità legali. Abbiamo mantenuto e difeso con orgoglio un’infrastruttura libera, riservata, autonoma e soprattutto partigiana.
Per noi restare umani non è un semplice slogan.
Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate.
Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali. La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte.
A/I chiude. Il collettivo Autistici/Inventati chiude e sospenderà tutti i servizi a breve termine.
Non c’è un modo facile per dirlo o per spiegarlo.
Ogni giorno in cui siamo rimaste online a partire dal 26 agosto è stata una vittoria, ma noi dobbiamo fermarci oggi.
Nessuna di noi ha simpatia per i gesti eroici e men che meno per i martiri, quindi non ne faremo e non ne chiederemo. In questo clima continuare a offrire i nostri servizi è solo un pericolo in più per le nostre utenti, e per tutte le persone che fanno parte delle nostre comunità. In un mondo di accuse slegate dai fatti non possiamo che aspettarci un’ulteriore repressione sproporzionata. Questo ci mette di fronte all’impossibilità di mantenere il nostro progetto originario: offrire strumenti sicuri e non mercificati.
Sono stati 25 anni bellissimi. Sono stati una “bella storia”.
Ora mollate il pc, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani.
A brevissimo spiegheremo come salvare il contenuto dei blog, mail, siti e altri suggerimenti di tipo tecnico. Tenete comunque sempre presente che, così come è stato chiuso senza alcun preavviso il dominio autistici.org, nel frattempo potrebbero esserci altri problemi del genere che non siamo in grado di prevedere.

Collettivo Autistici/Inventati


Questo scritto è pubblicato anche su Poliverso.org e su IoNonStoConOriana.com.