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24 giugno 2026

Firenze. Francesca Lorenzi e la feccia di Roberto Vannacci


Francesca Lorenzi nel 2026 per Futuro "Nazionale"

Firenze, giugno 2026. Ci siamo già occupati di Roberto Vannacci, un giovanissimo pensionato di Viareggio che dal 2024 gode di eccellenti redditi come europarlamentare.
Di questo deve ringraziare un sovrappeso divorziato di Milano che non è stato capace di laurearsi nemmeno in quindici anni che da decenni accede anch'egli per vari motivi a cospicui introiti.
Come segretario di "partito", questo milanese è stato acuto al punto di dare carta bianca al viareggino. Col risultato che in capo a qualche mese Vannacci prima lo ha urbanamente salutato e poi si è messo a vuotargli le sezioni e a portargli via gli eletti.
Nella comunicazione politica e nella propaganda il signor Vannacci ha tenuto a precisare di essere feccia e di rivolgersi alla feccia.
Non si ha alcuna intenzione di contraddirlo. Anzi: visto che il sito della sua formazione politica presenta nomi, cognomi, telefoni e indirizzi di posta elettronica di tutti i responsabili dei comitati costituenti abbiamo pensato bene di aiutarlo per il poco che possiamo, dando un po' di visibilità a uno di essi.
Una nostra vecchia conoscenza fin dai tempi in cui perdevamo tempo con le gazzette.
Nel costruendo "partito" di Roberto Vannacci Francesca Lorenzi figura responsabile del Comitato Bagno a Ripoli 288.
Nel 2016 Francesca Lorenzi aveva una cartoleria a Firenze e faceva l'islamofoba tascabile. All'epoca il suo partito di riferimento era proprio la Lega, ma già nel 2014 un primo approccio al democratismo rappresentativo col partito di cui era segretaria Giorgia Meloni le aveva procurato trentotto preferenze.
Nella Lega l'impegno di Francesca Lorenzi -invettive contro rifiuti da raccogliere, deiezioni canine e marginalità estreme- avrebbe dovuto procurarle attenzioni e riconoscimenti. Pare che non sia andata così perché nel 2019 la troviamo nuovamente candidata col partito della madre non sposata Giorgia Meloni. Le quattrocentonovantasei preferenze raccolte la portarono a un passo dai fasti del consiglio comunale.
Andò buca davvero per poco.
Francesca, comprensibilmente, ci rimase male.
E cominciò a fare cose che non si devono fare.
Nelle formazioni "occidentaliste" i valori e la coerenza sono tenuti nella massima considerazione; se il VI comandamento vi viene rispettato andando a divertirsi col primo che passa, figuriamoci cosa non tocca alle opere di Misericordia. Francesca Lorenzi tenne molto a far sapere a tutti i buoni a nulla autoschedati sul Libro dei Ceffi cosa pensasse del seppellire i morti.
Le tolsero il microfono.
E anche ai piani alti del "partito" per cui si era candidata non devono averla presa benissimo, tant'è che al giro seguente Francesca cambiò casacca per la terza volta, andando a bussare alla porta di una compagine di ben vestiti irreprensibili e poco abituati ai toni irruenti. Si trattava di una formazione che a Firenze nemmeno ai tempi migliori era riuscita a essere parte dei problemi (figuriamoci delle soluzioni) e che nel 2024 lottava letteralmente per non scomparire. Francesca raccolse settantadue preferenze.
Nel 2025 Francesca è tornata ai vecchi amori. In materia di connubi, si è visto, l'"occidentalismo" peninsulare è piuttosto accomodante. Un paio di apericena in qualche mescita di terza scelta con arachidi ammosciate e un po' di vino tiepido con l'idrolitina, e la Lega la ricandidò alle elezioni regionali del 2025. Un netto miglioramento con centosessantuno voti.
Meno di un anno dopo, si diceva, Roberto Vannacci va mettendo insieme la sua feccia. Molto difficile pensare che per Francesca Lorenzi si tratti di un approdo definitivo.

20 giugno 2026

Firenze. La feccia di Vannacci e le persone serie di Gavinana


Firenze. La bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia in corteo nel giugno 2026.
La bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia 
da diversi anni viene accolta con particolare antipatia da ben vestiti, "occidentalisti", 
buoni a nulla da rete sociale e sostenitori del governo di Roma.
Quanto basta perché molte persone serie di Firenze la adottassero come propria.

Firenze, giugno 2026. Un venerdì sera nel quartiere di Gavinana è arrivato un pensionato di Viareggio che ha messo in piedi un'iniziativa politica.
Questo pensionato di Viareggio faceva l'alto ufficiale per le forze armate dello stato che occupa la penisola italiana. Come tale è stato esentato a suon di decreti legislativi dalla privatizzazione del lavoro pubblico col risultato -tra l'altro- di trovarsi in pensione molto giovane. Una condizione invidiabile: si è nel pieno delle forze e con un sacco di tempo libero.
Qualche anno fa un suo pamphlet in cui scriveva che non gli andava bene niente ha spopolato tra i non lettori, inducendo il sovrappeso divorziato Matteo Salvini -un milanese che non è stato capace di laurearsi nemmeno in quindici anni- ad arruolarlo per tenere in piedi un "partito" che cominciava a fare acqua. Come ha scritto un certo Alessandro Robecchi, è stato come mettersi un cròtalo nel letto sperando che si limitasse a tenere lontane le zanzare.
In pochi mesi il pensionato Roberto Vannacci si è fatto largo nella Lega praticamente a bastonate.
Poi ha lasciato il "partito" e ne ha drenato in poco tempo eletti ed elettori.
Nella sua comunicazione e nella sua propaganda Vannacci si è esplicitamente presentato come feccia e fa appello a individui dello stesso genere.
Difficile contraddirlo, visti i suoi compagni di strada tanto a Viareggio quanto altrove.
Ben fornito di denaro e seguito da una torma di gazzettieri più che ben disposti, Roberto Vannacci ha convocato la feccia per una manifestazione a Firenze.
Ha raccolto, secondo stime gazzettiere, fra i trecento e i cinquecento simpatizzanti.
Compreso un congruo numero di ben vestiti che hanno pensato bene di mostrarsi accomodanti, visto che prevedere l'immediato futuro di quel democratismo rappresentativo da cui dipende il loro reddito non richiede certo una laurea in arte divinatoria.
Invece di fare appello alla feccia, Gavinana Partigiana e il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud hanno convocato le persone serie per una manifestazione a Firenze.
Hanno raccolto, secondo stime gazzettiere, fra i tremila e i cinquemila simpatizzanti.
Compreso un congruo numero di sobriamente vestiti che si alzano la mattina alle sei e che non hanno né interesse né intenzione di mostrarsi accomodanti, dal momento che il loro reddito dipende dal lavoro.
Un rapporto di dieci a uno.
Alla feccia (e ai gazzettieri) il pensionato Vannacci ha ammannito parole d'ordine che funzionano senz'altro bene nello stato che occupa la penisola italiana ma che a Firenze finiscono sempre per ottenere l'effetto opposto a quello auspicato. Arrivare a Firenze con mire e metodi da Giulio Cesare significa fare la fine di Quintilio Varo.
Sempre.
A questo proposito è utile ricordare la parabola di Federico Bussolin, consigliere comunale per la Lega dal 2019 al 2024 affascinato a tal punto da Matteo Salvini da averne imitato abbigliamento e acconciatura; per sua fortuna non ne ha imitato anche il curriculum studiorum. Tra il 2019 e il 2024 Federico Bussolin si accanì contro il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud con una costanza e una regolarità degne della causa.
Nel 2019 la Lega aveva avuto a Firenze più di ventiseimila voti.
Nel 2025 ne ha ottenuti quattromilacinquecento.

02 marzo 2026

Firenze. Il quarto di quarto d'ora di celebrità di Leila Farahbakhsh



Un chiarimento innanzitutto, caso mai ce ne fosse bisogno.
Dai contenuti qui presentati da diciotto anni potrebbe sembrare che chi scrive nutra una vaga propensione verso la Repubblica Islamica dell'Iran.
Il che non è vero per niente, perché chi scrive è gelidamente schierato con la Repubblica Islamica dell'Iran nel modo più deciso e inequivocabile. 
Il 28 febbraio 2026 gli USA e lo stato sionista hanno aggredito la Repubblica Islamica dell'Iran. 
Might is right e il resto è conseguenza; e chi non tiene a fare la figura dello stratega da caffè a tanto limita le proprie considerazioni.
Il giorno successivo a Firenze qualcuno ha organizzato un brevissimo corteo contro l'aggressione.
Pochi minuti prima che il corteo partisse una certa Leila Farahbakhsh si è appellata ai presenti e ha iniziato a inveire riportando cifre e contenuti da propaganda "occidentalista" -come tali neppure degni di disprezzo, figuriamoci di elaborate confutazioni- e accusando in pratica i manifestanti di non prestare un'obbedienza sufficientemente pronta, sufficientemente rispettosa e sufficientemente leale alle consegne di qualche anziano estimatore della Savak. Curiosamente coincidenti con quelle del governo statunitense e di quello dello stato sionista.
Pessima conoscenza del terreno, nonostante la Farahbakhsh affermi di vivere a Firenze da oltre quindici anni e abbia competenze accademiche e professionali di un tale livello da permettere a chi scrive attribuzioni causali in cui l'incompetenza cede tranquillamente ogni spazio alla malafede. Nelle piazze di Firenze l'antisionismo e l'antiamericanismo sono per lo più disposizioni stabili della personalità non negoziabili e di briosa ovvietà, diffusi tra le persone più serie anche in ambienti insospettabili. A questa costruttiva situazione va aggiunto un secondo elemento importante: comportamenti simili, a mero pro delle "reti sociali" e della "libera informazione" (il cui "lavoro", sempre più spesso dipendente dalla liberalità con cui il Dipartimento per l'Editoria elargisce pubblico denaro, si evita ovviamente di riportare in link) sono senz'altro possibili.
Ma meglio se in condizioni di sicurezza.
Infatti dopo un quarto di quarto d'ora due gendarmi della sezione politica vestiti da gendarmi della sezione politica hanno curato il quieto allontanamento della  Farahbakhsh.

10 febbraio 2026

Firenze. Il Giorno del Piagnisteo del 10 febbraio 2026 con un saluto affettuoso a Barbara Nannucci e Domenico Mossuto

Come ogni dieci febbraio torniamo con qualche considerazione sull'imposizione governativa di un giorno del ricordo che a Firenze viene da sempre accolto per lo più con indifferenza gelida o -come nel caso di chi scrive- con aperta e derisoria ostilità. Ogni anno anche il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud ricorda con briosa, costruttiva e lodevole coerenza che a Firenze le parole d'ordine governative che vengono dallo stato che occupa la penisola italiana rischiano di avere esiti opposti a quelli auspicati. Si ripete quindi che
Esporre la bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia in occasione del Giorno del Piagnisteo ha almeno quattro significati, ordinati dal più contingente al più generale.
1. Evidenziare la propria contrarietà alla propaganda governativa e all'agenda mediatica conseguente.
2. Sottolineare un completo disaccordo con la politica dell'esecutivo in carica, a prescindere dal suo orientamento, mettendone apertamente in discussione la legittimità.
3. Deridere i sostenitori dello stesso esecutivo, con particolare riferimento a chi occupa posizioni in organi elettivi di qualsiasi livello.
4. Riaffermare una sostanziale estraneità verso lo stato che occupa la penisola italiana e verso i suoi simboli.
La bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia è la bandiera di uno Stato che godeva di ampio prestigio a livello internazionale, che ha guidato per decenni il movimento dei paesi non allineati e con il quale lo stato che occupa la penisola italiana ha fatto per altrettanto tempo ottimi, continui e vantaggiosi affari.
La confutazione della propaganda imposta da Roma può contare su una bibliografia piuttosto nutrita. Come sempre succede dacché il web è diventato veicolo principale di contenuti di ogni genere -e vi dominano materiali mendaci, inutili, abietti o semplicemente irritanti- anche in questo caso è facile allagarlo con la propaganda. Confutare e deridere la propaganda -e additarne i diffusori al disprezzo delle persone serie- richiede invece tempo, dedizione e anche un po' di denaro. Quello che segue è un riepilogo aggiornato dei testi sull'argomento che abbiamo consultato (e in qualche caso divorato) nel corso degli anni.

Giuseppe Aragno, Alexander Hoebel, Alessandra Kersevan, Fascismo e foibe. Cultura e prtica della violenza nei Balcani.
Nicoletta Bourbaki, La morte, la fanciulla e l'orco rosso. Il caso Ghersi: come si inventa una leggenda antipartigiana.
Claudia Cernigoi, Operazione foibe a Trieste.
Davide Conti, L'occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della "brava gente".
Francesco Filippi, "Prima gli italiani!" (sì, ma quali?).
Eric Gobetti, L'occupazione allegra. Gli italiani in Jugoslavia (1941-1943).
Eric Gobetti, Alleati del nemico. L'occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943).
Eric Gobetti, "E allora le foibe?".
Eric Gobetti, I carnefici del Duce.
Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi (1941-1943).
Gianni Oliva, " Si ammazza troppo poco". I crimini di guerra italiani (1940-1943).
Boris Pahor, Piazza Oberdan.
Jože Pirjevec, Foibe.
Raoul Pupo (a cura di), La vittoria senza pace. Le occupazioni militari italiane alla fine della Grande Guerra.
Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l'esilio.
Christian Raimo, Contro l'identità italiana.
Giacomo Scotti, Dossier foibe.

In generale si tratta di letture produttive. Il solo Nicoletta Bourbaki, pseudonimo di un collettivo specializzato in storia contemporanea, ha reso disponibile sul web una serie di drastici ridmensionamenti di una certa vulgata vittimista. Tra questi, quelli sulla figura di Norma Cossetto e sulla pessima accoglienza che i profughi da Istra e Dalmacija avrebbero trovato alla stazione di Bologna. A questo possiamo aggiungere la recente uscita di un libro in cui Sandi Volk si è occupato dei nominativi degli 823 insigniti fino ad oggi di una onorificenza istituita dallo stato che occupa la penisola italiana con la legge 92/2004 per commemorare i cosiddetti "infoibati". Volk sostiene di avervi trovato "per la gran parte figure compromesse con il regime di occupazione nazista e in alcuni casi persino criminali di guerra denunciati dalla Jugoslavia all’apposita Commissione delle Nazioni Unite per crimini commessi durante l’occupazione del Paese". Il libro pare sia stato mal tollerato da certi custodi del martirologio; abbiamo provveduto a ordinarlo con primaverile sollecitudine, ripromettendoci di darne conto ai lettori appena possibile [Post scriptum, promessa mantenuta].

In ultimo, un minimo di costruttiva considerazione anche per Gabriele Mossuto e Barbara Nannucci, micropolitici della Lega cui non piacciono i centri sociali. A Firenze la lotta contro i centri sociali è stata fra il 2019 e il 2024 praticamente l'unico campo d'azione del loro "partito". I risultati?
2019: voti Lega 25923
2024: voti Lega 8695
2025: voti lega 4500
C'è senz'altro da sperare che Gabriele Mossuto e Barbara Nannucci non modifichino l'oggetto delle loro attenzioni.
Si noti che per decenni la Lega ha apertamente manifestato volontà secessioniste e ostentato un plateale disprezzo per gli stessi "valori" che oggi dice di difendere. In realtà più normali -come la Repubblica Islamica dell'Iran- con un passato del genere non si ascende alla carica di Ministro dell'Interno: si deve fare l'impossibile per non finire fucilati come cani.

10 gennaio 2026

Firenze, 9 gennaio 2026. L'avvocato Sauro Poli al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud

Firenze. Il 9 gennaio 2026 al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud si è tenuta una iniziativa intitolata "Pratiche di resistenza - Incontro con l'avvocato Sauro Poli".
Codici alla mano, Sauro Poli ha seguito una scaletta fitta di questioni pratiche su quali siano i comportamenti da tenere se si ricevono attenzioni da parte della gendarmeria o del potere giudiziario, in modo da cavarne i minori danni e le minori beffe possibile.
Per qualche motivo la cosa non piaceva al rabbioso e orgoglioso Jacopo Cellai, a Francesco Torselli e a qualche altro "occidentalista", i cui lai sono stati ripresi per tempo da una gazzetta cittadina. Roma locuta, alle realtà come i centri sociali va tolto il terreno sotto ai piedi ogni giorno bollandole come feccia da eliminare qualsiasi cosa combinino, e pazienza se con questi sistemi a Firenze ci si perdono le elezioni da quarant'anni.
Sauro Poli li ha liquidati con sobrietà e Costituzione.
Quale che sia la materia specifica, se a Firenze i sostenitori del governo di Roma non approvano qualcosa si hanno ottime probabilità di trovarsi nel giusto assumendo l'atteggiamento opposto. La schermaglia ha quindi spinto diverse persone serie a partecipare all'appuntamento e a infoltirne l'uditorio.
Nelle stesse ore la Repubblica Islamica dell'Iran era percorsa da violente dimostrazioni di piazza.
La propaganda "occidentalista" e il governo di Roma, se non bastasse tutto il resto, levano una dissonanza cognitiva tanto costante quanto fastidiosa. Aggredire e uccidere poliziotti va benissimo: nessuno scomoderà Pasolini. Vandalizzare la proprietà pubblica e privata? Perfetto. Bruciare bandiere, incendiare monumenti, assalire le sedi della polizia (facendosi ammazzare)? Lodevole. Anzi, da incentivare con ogni mezzo, balle a reti (sociali) unificate in primo luogo.
Se siete delle giovani donne meglio che mai. Venite meglio in foto e pazienza se ci rimettete le penne; permetterete a qualcuno di meritarsi i fondi del Dipartimento per l'Editoria facendoci giornata per almeno una settimana a suon di piagnistei inclusivi.
Qualcun altro si limiterà a prendere direttamente tutti in giro, tanto per vedere l'effetto che fa.
 Solo, ricordatevi di farlo a Tehran.
Perché a Firenze basta scrivere su un muro che il governo di Roma non piace -che è una cosa ovvia per due semplicissimi motivi, perché è governo e perché è di Roma- per vedersela a tempo indeterminato con la sua gendarmeria.

05 giugno 2025

Casaggì Firenze. Non per scelta ma per destino



Terra e Appartenenza, Discendenza e Popolo.
Un popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori, dicono.

Alfonsos, babis, badini, badolla, blatte, breshkagji, broccoli, broscari, cabibi, carcamanos, cifarielli, dagos, digici, digók, espaguetis, garlics, ginos, greaseballs, guidos, guineas, itaka, italiaantje, italianots, italiohn, italiot, katzener, katzelmacher, lianta de gnole, macaroni, maiaramina, makaronarji, makaroniarz, mão de vaca, marinielli, minghiaweisch, mozzarellaniggers, paštari, pepinos, pigne, pizzagang, pizzaman, pizzavreter, pepperoni, polpettos, ritals, scafuri, schinkebròtli, sentas, shitalians, spaghettivreter, spaghettis, spaghettifresser, tanos, tschinggali, tulios, vallish, verräter, wops, zabari.


10 maggio 2025

Firenze. Il Comitato cittadini attivi San Jacopino difende orgoglioso i bottegoni Esselunga



Il Comitato cittadini attivi San Jacopino è una roba da Libro dei Ceffi che si premura di specificare di essere apolitico, il che significa che politico lo è eccome, almeno dai tempi dell'islamofoba da taschino Francesca Lorenzi.
Nel maggio 2025 sul Libro dei Ceffi è comparsa questa convocazione.
Sit-in
Giovedi 15 maggio 2025
ore 18:15
Insieme per la sicurezza
per chiedere al governo fiorentino e forze
dell'ordine più sicurezza e presidi
Basta spaccio, basta degrado
basta furti e sciacalli nei
supermercati Esselunga
Più telecamere di sicurezza
Presidio delle forze dell'ordine interforze
Basta scippi, aggressioni, spaccate .

Ritrovo davanti Esselunga via Galliano
Giardino Galliano Palazzo INPS Via Toselli
Siete tutti invitati comitati, associazioni gruppi FB A
Partecipare per la nostra sicurezza portate striscioni

Comitato cittadini attivi
San Jacopino
Dal che veniamo a sapere che non solo esiste un governo fiorentino, ma che se uno ha bisogno di sostanze contenenti i principi attivi della cannabis sativa, del papaver somniferum, dello erythroxylum coca o altre ancora può rivolgersi ai bottegoni Esselunga, pur presidiati da ladri e canes aurei che magari richiedono qualche precauzione.
A proposito di precauzioni, chi ha redatto il volantino deve conoscere molto bene i suoi polli e in un "paese" dove basta usare decentemente il congiuntivo per rischiare di essere aggrediti fisicamente da qualche ciabattona diplomata alla scuola della vita ha pensato bene di non correre rischi inutili. Ha ridotto all'osso i segni di interpunzione e nell'originale ha evitato anche quella noiosa e incomprensibile alternanza tra maiuscole e minuscole con cui scrivono i tuttologi tridosati con il siero. Tra i risultati più simpatici uno ibis redibis non morieris in bello in cui pare di capire che portando striscioni si contribuisca alla sicurezza. 
Una iniziativa importante e costruttiva, dalle consegne chiare. Perché mai non plaudire a un contributo così rilevante per la vita politica e sociale di Firenze.
Abbiamo più volte ricordato come a Firenze ci sia un bottegone ogni cinquecento metri, come il signor Caprotti e i suoi eredi siano stati protagonisti in negativo di alcuni pessimi episodi della vita economica locale, e di come il fatto che adesso anche l'unico ruolo accordato ai sudditi con una qualche buona grazia, che è quello di consumatori, sia messo in discussione non solo e non tanto dagli individui problematici attirati da quella che si è voluta ad ogni costo ergere a rilevantissima agenzia socializzatrice non istituzionale, ma anche e soprattutto dalla devastazione dei redditi in corso da oltre trent'anni, che nulla e nessuno intende -e neppure può- fermare. Il democratismo rappresentativo può trovare qualche legittimazione solo ripetendo l'unico copione che conosce, che è quell'accanimento contro le figure marginali in cui sono specializzate moltissime gazzette e cui oggi danno volenterosa mano anche figure di un livello chissà perché ritenuto superiore. C'è anche l'intelligenza artificiale, con cui trattare foto di tagliagole più o meno melaninodotati -a metà strada tra la realtà e l'allucinazione a contenuto persecutorio- a beneficio dell'idiozia naturale dell'elettorato di riferimento.
Il bottegone nella sua vera essenza fa ottima figura in un film del 1978 che lo ritrae come ambiente ideale per dei morti viventi.
In un film del 1978, è bene ripetere.
In altre parole, il bottegone costituisce una realtà tale, e si pone in un contesto tale, che le persone serie possono al massimo meravigliarsi del fatto che chi vi entra brandendo una scure rappresenti l'eccezione.
Che la vita "occidentale" sia sovvertita al punto che qualcuno si senta in dovere di manifestare per difendere un posto del genere, meraviglia ancora meno.

24 aprile 2025

Firenze. Sulla prospettata chiusura del consolato statunitense di Lungarno Vespucci



 A Firenze un personaggio è un individuo dalle caratteristiche comportamentali che gli consentono di attirare sulle prime un'attenzione incuriosita e non malevola, ma destinato a rivelarsi dopo non molto tempo una compagnia tra l'imbarazzante e l'ingestibile a causa di opinioni, decisioni, azioni e comportamenti avventati, scriteriati, velleitari, incompetenti o semplicemente idioti ma comunque in grado di riguardare molti terzi con le loro conseguenze. Conseguenze sempre negative, ma di difficile attribuzione causale per chi non abbia assistito da vicino ai comportamenti che ne sono stati la causa.
La tendenza dell'amministrazione statunitense a cooptare personaggi in grado di far sparire il Presidente Dwayne Camacho, Frito Pendejo e gli altri protagonisti di Idiocracy, già ben affermata da decenni, pare aver accelerato dopo l'insediamento di Donald Trump per il suo secondo mandato.
Uno di questi è lo straricco e viziato Elon Musk, cui Trump ha affidato addirittura un ministero per l'efficienza governativa nel cui stemma figura molto appropriatamente e molto giustamente un cane.


Prima di stancarsene presto, come tutti i ricchi viziati, questo Musk avrebbe tagliato spese e personale con quegli you are fired che da quelle parti ti mettono immediatamente ad arrangiarti da solo perché amici e conoscenti spariscono come per incanto. Nulla di particolarmente rivoluzionario o innovativo, visto che sono almeno quarant'anni che dicono di non aver fatto altro. Sempre che non si tratti di armi, o di agevolazioni fiscali per i ricchi. Negli ultimi tempi la weltanschauung "occidentalista" ha finalmente perso le ultime remore e può dispiegarsi senza neppure doversi preoccupare di mettere in conto opposizioni concrete neppure minime.
Insieme a un commensale che si chiama Marco Rubio, questo Musk avrebbe messo in piedi anche una "radicale riorganizzazione del Dipartimento di Stato" chiudendo sedi e licenziando gente. La sede consolare fiorentina di lungarno Vespucci sarebbe tra quelle da chiudere.
Finalmente si tolgono dai piedi, la reazione immediata di molte persone serie.
Solo che le cose non stanno propriamente in questo modo. La presenza statunitense potrebbe diventare anzi ancor più fastidiosa.
Il Corriere Fiorentino così riporta il 23 aprile 2025 considerazioni attribuite a Marco Rubio:
Così com'è, il dipartimento è ipertrofico, burocratico e incapace di svolgere la sua essenziale missione diplomatica in questa nuova era di grande competizione tra potenze. Negli ultimi quindici anni il dipartimento ha registrato una crescita senza precedenti e i costi sono aumentati vertiginosamente ma, lungi dal vedere un ritorno dell'investimento, i contribuenti hanno assistito a una diplomazia meno efficace ed efficiente.
Un ortolano che constati le cattive condizioni di una partita di banane appena consegnatagli non si esprimerebbe in termini diversi. Dietro le righe si vedono gli ultimi sviluppi tendenziali -per non dire l'ultima moda- della politica "occidentalista": dal disprezzare la diplomazia nei confronti di paesi in cui esportare la democrazia a mezzo missile da crociera è passata a disprezzare la diplomazia in quanto tale. Un disprezzo che passa dal definanziamento e anche dal rifiuto del soft power. Questo abdicare a una costellazione di pratiche che comprende anche l'influenza culturale potrebbe sembrare scriteriato, ma un certo immaginario fatto di strade della California, generali Lee, rambi allo stato brado, fonzarelli a pollici alzati e con il "Reader's Digest" per attirare gli spiriti meno ardenti non ha alcun legame con la realtà da decenni, sempre che ne abbia mai avuto uno. E forse lo spettacolo dell'idiocrazia vigente e delle sue conseguenze sulla vita quotidiana, che di legami con la realtà statunitense ne ha fin troppi, è bene tenerlo quanto possibile in secondo piano.
I due micropolitici fiorentini Francesco Casini e Francesco Grazzini invece hanno reagito come se qualcuno gli avesse spento la luce per dispetto mentre facevano i compiti con "I Quindici" sulla scrivania, rifacendosela con l'esecutivo di Roma e con la madre non sposata che vi ricopre il ruolo di Primo Ministro. Probabile che la rilevanza letteralmente garzonale della loro opinione abbia loro risparmiato conseguenze più consistenti di qualche risatina di scherno.
Il modo per ottenere un ritorno dell'investimento esiste ed è dei più ovvi, tanto più che lo stabile è di proprietà governativa statunitense dal 1949.
Per prima cosa il consolato chiude.
Fine.
Le diciannovenni che vanno a Firenze in cerca di grane e poi si presentano a chiedere aiuto in lungarno Vespucci appena qualcuno gliene procura si rivolgeranno a Roma o a Milano; non rappresentano certo una fonte di entrate.
I quattro gatti che ci lavorano si arrangino, vadano a piangere dai sindacati. Ecco come finisce chi si fida degli ameriKKKani, si potrebbe infierire; nella penisola italiana la politica liberista -di cui il "sovranismo" altro non è che uno sviluppo ulteriormente incarognito- ha sempre contato su una base elettorale sicura che per lei una ciotola di maccaruna c'a' pummarola 'n coppa ci sarebbe sempre e comunque stata e che se perdi il lavoro è colpa tua. In quelle file il principio di realtà avanza da decenni a colpi di falce fienaia, ma evidentemente ancora non basta.
Palazzo Calcagnini o Canevaro di Zoagli ha di per sé tutto quello che serve per diventare uno charming resort: stucchi dorati, scalone monumentale, archi, colonne e un intero piano nobile. L'organizzando fine dining restaurant potrebbe essere chiamato "The bicorn in Florence" a ricordo dei vecchi tempi, così come locali dalle stesse pretese hanno spesso nomi che rimandano a realtà precedenti dove si lavorava sul serio. Con i suoi trenta euro per un goccio di liquore -pardon, per il settore mixology- e duecentosettanta per un menu scoperta garantirebbe spazi, frequentazioni e atmosfere dei più adatti alle trattative d'affari attirando una clientela di livello e consentendo di arrivare al punto senza perdite di tempo e di denaro. Ripensandoci anche il personale consolare in esubero potrebbe trarre vantaggi: perché non riassumerlo per posizioni come quella di sguattero o di cameriera ai piani, con una retribuzione pari a un terzo di quella precedente?
La diplomazia non è mai rifuggita da mezzi di questo genere, anzi. Solo che con alcune notevoli eccezioni -la prima che viene in mente è Joachim von Ribbentrop- a frequentare certi ambienti e a disporre di certi mezzi sono di solito individui e compagini che della diplomazia sono per lo meno disposti ad ammettere la liceità e l'utilità.

16 aprile 2025

Firenze: chi ha messo coperte termiche sulle porte della chiesa della Santissima Annunziata e della scuola Giovanni Villani ha fatto bene



Il 25 marzo 2025 l'arcivescovo di Firenze ha espresso apprezzamento per l'installazione artistica di Giovanni de Gara, che ha chiuso le porte della chiesa fiorentina della Santissima Annunziata usando alcune coperte termiche del tipo usato nei casi di emergenza. E tra i casi di emergenza rientrano anche quei salvataggi in mare su cui gli "occidentalisti" dei partiti che governano a Roma hanno capitalizzato voti per decenni. Ai loro esponenti fiorentini il gesto non è piaciuto; hanno il senso estetico squisito e oltremodo sensibile di chi vagheggia i tempi in cui Firenze era un verziere olezzante di lavanda, e una sensibilità ancora più squisita per qualsiasi cosa accenni al tema, per loro inconcepibile, della giustizia sociale. Il micropolitico "occidentalista" Alessandro Draghi e il ben vestito Giovanni Gandolfo si sono recati con premura all'ufficio stampa del Comune deplorando la deriva immigrazionista della sinistra fiorentina -coincidente quindi con la locale gerarchia ecclesiastica, pare di capire- e auspicando una installazione artistica fatta di fogli di via.
E lontana dal centro, ci mancherebbe.
Contestare perentoriamente il cattolicesimo fiorentino, che in materia di giustizia sociale ha -diciamo- una certa consuetudine, non deve essere agevole. Difficile rimetterlo al suo posto statuendo che i preti dovrebbero fare i preti, secondo il costume dei liberisti da gazzetta e del sovranismo con l'aperitivo. Quella è roba che va bene per edificare i buoni a nulla delle reti sociali, che con la realtà e con la competenza hanno un rapporto per lo meno discutibile sempre che ce l'abbiano; a Firenze c'è il serio rischio che a denigrare roba del genere l'unico risultato sia quello di additarla a un certo numero di volenterosi imitatori, dando il via alla sua propagazione.
E difatti pochi giorni dopo qualcosa di simile arriva sulle porte di una scuola elementare nel quartiere di Gavinana. Stavolta l'arcivescovo non c'entra, per cui Draghi e Gandolfo devono ricorrere all'altro caposaldo della roba che passano al gazzettificio, che è la deplorazione della propaganda ideologica. Laddove con ideologico, sempre nel linguaggio "occidentalista", si intende qualsiasi cosa non corrisponda alla linea che si intenderebbe imporre. Tant'è che una installazione artistica fatta di fogli di via anziché di coperte termiche avrebbe riscosso l'approvazione preventiva di questi adusi al ristorante.
Tutta la questione non avrebbe molta rilevanza in sé. Le gazzette grondano roba del genere. Il fatto che qualche metallina -il nome corrente tra i professionisti del soccorso e tra le persone che fanno volontariato sul serio, altro che le risentite esortazioni dei gandolfo- sia stata sufficiente a infastidire una volta di più gente che merita di essere per lo meno infastidita (e derisa) ci ha però convinto a dare un po' di visibilità all'iniziativa, per quanto ci è possibile con un blog e con un sito.




13 aprile 2025

Firenze: chi manifesta contro i'ddegràdo ai bottegoni Esselunga merita di essere deriso


Firenze, aprile 2025. La propaganda del governo di Roma circa quarant'anni fa magnificava risultati economici da quinta potenza economica mondiale. Oggi magnifica la costruzione di campi di concentramento. Nonostante l'impegno la situazione deve essere davvero invivibile se un gruppo di ultracinquantenni si schioda dalla televisione per invocare ancora più repressione.

Nella penisola italiana sono almeno trent'anni che in agenda politica trovano posto solo degrado e insicurezza.
Sempre da trent'anni, le persone serie e la politica di base sfuggita all'annientamento fanno presente ogni giorno con tranquillità e costanza che l'unico ruolo accordato dal potere ai sudditi sarebbe stato quello di consumatori. E nemmeno sempre.
Il centro commerciale si è evoluto splendidamente; nato come bottegone, è diventato agorà, cattedrale, tempio. Per gli stessi trent'anni è stato visto di buon occhio dal democratismo rappresentativo perché secondo l'opinione prevalente -cioè l'unica, essendo qualsiasi dubbio pubblicamente derubricato a nostalgia del gulag- avrebbe potuto e dovuto sostituire ogni altra sede fisica di socializzazione togliendo motivo di esistere a un sacco di posti che si avrebbe avuto l'agio di definanziare, denigrare, trascurare e infine chiudere con la prima scusa buona. Per poi metterne a reddito gli spazi.
Anzi, per "restituirli alla città", come dicono loro.
A Firenze una delle più recenti e riuscite restituzioni è consistita nel trasformare una scuola privata in un posto dove per dormire si possono spendere diecimila euro a notte, ma dove per mangiare possono bastarne un centinaio. Quelli che fanno cuocere roba e vorrebbero venderla a quel prezzo hanno chiamato la rivendita "La gamella"; il giro dovrebbe essere quello delle osterie da cinquanta euro a bicchiere e degli empori da trecento euro a calzino. Persino sulla gazzetta che pubblicava la roba di Oriana Fallaci hanno fatto del sarcasmo.
Comunque: per queste restituzioni si procede innanzitutto mondando edifici e dintorni di quella insicurezza e di quel degrado che si combattono facilmente e semplicemente colpendo le condotte e le persone che non piacciono -a prescindere dal loro spessore criminale- perché percepite come d'intralcio per la messa a reddito su accennata.
Il problema è che ancora mancano, malauguratamente, vere politiche di deportazione e di sterminio sistematico. Per cui si ostinano a rimanere in vita persone e gruppi che intralciano la messa a reddito. E che non vivono al di sopra della legge, come affermano i soliti ben vestiti col ristorante in nota spese e la faccia da vicepreside che ti ha beccato a fumare in bagno.
Vivono al di sotto.
Nel senso che hanno una quotidianità talmente infima -redditi ridicoli, solvibilità sotto i piedi, domicilio precario sempre che ce ne sia uno e così via- che le sanzioni li lasciano spesso indifferenti. Anche le più ingegnose, pare. E di questa quotidianità i bottegoni promossi ad agorà e cattedrali sono una delle scene più importanti, visto che ad agorà e a cattedrali si sono voluti promuovere e che sarebbe poco realistico pretendere che qualcuno non li tratti come piazze. A dire il vero anche questa realtà comincia a perdere seriamente attrattiva, sotto i colpi del commercio per via telematica e della generale e inarrestabile contrazione dei redditi.
Insomma, pare che attorno a certi bottegoni graviti una piccola ma consistente umanità che sfida la fantasia sanzionatoria del legislatore e che fornisce un mucchio di materiale a quella "libera informazione" che ogni giorno presenta qualche bagatellfall come se fosse il sacco di Alarico. Le vendite delle gazzette vanno a rotta di collo comunque, chissà che non ci sia un motivo.
I bottegoni non sono luoghi pubblici. Sono luoghi privati, tanto per fare un esempio, dove qualche padrone cui non piace avere in giro troppi ragazzini dal ridotto potere d'acquisto avrebbe anche fatto installare luci che mettono in evidenza acne e altri problemi della pelle in modo da metterli in imbarazzo; si cerchino un altro agorà, un'altra cattedrale. Quale, non è affar suo.
Accedere ai bottegoni significa tollerare di essere videoripresi in ogni movimento, scansionati, parametrati, censiti, valutati, osservati, campionati e sottoposti a una specie di forca caudina se appena si osa uscirne senza aver acquistato niente. Occorrerebbe dimostrare di essersi separati da del denaro anche per andare in bagno[*]. Sullo shelf marketing e sulle molte pratiche che servono a drenare fondi dalla clientela per riversarli nelle tasche del padrone vengono scritti ogni anno scaffali di volumi, per cui è inutile indugiarvi qui.
Il padrone dei bottegoni Esselunga non si peritava certo di presentare la propria libertà di intraprendere e di guadagnare come se fosse la libertà di tutti. Il padrone dei bottegoni Esselunga faceva un grosso vanto del proprio rigore antisindacale; negli anni successivi al "trentennio glorioso" la cosa gli è riuscita bene, i sudditi che stavano cedendo armi politiche e sindacali pagate col sangue in cambio di qualche fettina di salmone potevano anche essere indotti a credere che per loro una ciotola di maccheroni ci sarebbe sempre e comunque stata. Più recentemente i bottegoni Esselunga a Firenze sono incappati in qualche incidente non proprio di percorso. Nel clima sociale inscalfibile in cui esercitare una coscienza politica da scarafaggi è da tanti anni persino motivo di vanto, non stupisce che siano comunque riusciti ad attirare qualche manifestazioncina contro i'ddegràdo e l'insihurézza. La miserabile difesa dei bottegoni come massima espressione dell'impegno civile merita senz'altro di essere accolta con una risata di scherno.



[*] Al bottegone fiorentino di via del Gignoro sono state automatizzate le porte dei bagni, adesso obbedienti solo a un lecito scontrino. Il fantasma del signor Caprotti, che molti ricordano (e deridono) come protagonista di una ridicola battaglia a colpi di gazzetta in cui accusava la concorrenza di filocomunismo, non si scomoda certo per apparire ai dannati della poliuria per dirgli che il bottegone è suo e che quindi fa come gli pare; c'è invece un cartellino con le istruzioni, che accampa scuse su decoro e sicurezza.

11 aprile 2025

Su "Un mare di porti lontani". Le ONG nel Mediterraneo in un documentario di Marco Daffra


Firenze conta molte persone serie che ritengono un piacevole dovere confutare, contrastare, disconfermare e deridere per mezzo di pensieri, parole, opere e omissioni la propaganda "occidentalista" diffusa dall'esecutivo di Roma e dai gazzettifici ad esso contigui. Quando la confutazione, il contrasto, la disconferma e la derisione non sono sufficienti qualcuno ricorre anche ad altri sistemi. 
In questa lodevole attività la città non cessa di produrre molti esempi documentati, coerenti e di briosa dedizione.
Una sera di aprile abbiamo assistito a un documentario sull'operato delle organizzazioni non governative che collaborano al soccorso di quanti cercano di attraversare il Mediterraneo con imbarcazioni inadeguate. Sulla denigrazione di queste organizzazioni e di quello che fanno molti protagonisti del democratismo rappresentativo hanno costruito solide e lunghissime carriere; al regista Marco Daffra è bastata poco meno di un'ora di interviste e di filmati per ritrarre una realtà ovviamente e pacificamente opposta a quella descritta dalla "libera informazione".
Un mare di porti lontani è uscito nei primi mesi del 2024, il materiale è stato raccolto nel 2023 e i porti lontani sono un riferimento a una delle mille ingegnose trovate con cui l'esecutivo di Roma ha messo legalissimi bastoni tra le ruote a gruppi che all'epoca sarebbero stati secondo Daffra protagonisti di circa il 7% delle operazioni di salvataggio, con gendarmeria, guardia costiera e attori istituzionali in genere ad occuparsi dell'enorme rimanente.
In un anno circa Marco Daffra avrebbe presentato il documentario in oltre cento iniziative nella penisola italiana e nello Stato e Cantone Ticino, trovando un pubblico molto ricettivo soprattutto nelle scuole. La presentazione e la successiva discussione avrebbero spesso riguardato la demolizione della rappresentazione sociale veicolata da una propaganda che per anni ha cercato di ritrarre le organizzazioni non governative e il loro personale nel peggior modo possibile. L'idea che la serietà e la rispettabilità stiano nella giacca e nella cravatta dell'amministratore di condominio buono a nulla o nel pezzo di metallo che segna le ore al polso del consulente finanziario che sparirà col tuo denaro è a tutt'oggi dominante; il fatto che sulla Ocean Viking o sulla Open Arms fossero imbarcati nedici, ufficiali e marinai in maglietta e capelli lunghi presentava al gazzettificio materiale praticamente già pronto; il risultato del "lavoro" dei gazzettieri avrebbe dapprincipio influenzato lo stesso regista.
Io ho la passione per il vin santo e ho preso l'abitudine di produrmelo da solo. Al momento di imbarcarmi per le riprese ho pensato che andavo fra gente con dread, canne e tutto il resto e che un po' di vino avrebbe fatto senz'altro piacere; quindi ne ho portata con me una bottiglia. Come mi hanno accolto? "No, Marco. Grazie, ma alcolici non ne imbarchiamo".

10 aprile 2025

Le buone pratiche nella vita quotidiana sono il fondamento della convivenza civile

 


Firenze, una metà pomeriggio di primavera in un discount fra i più piccoli.
Ci sono diverse casse, ma ne funziona sempre una soltanto e il più delle volte a intermittenza; l'impressione è che il personale sia decisamente sotto organico e che inoltre tra cassieri, magazzinieri e addetti al rifornimento degli scaffali non ci sia troppa distinzione di mansioni. In sostanza la ragazza di turno deve lasciare sguarnita la postazione per aiutare gli altri e fare in pratica il lavoro di due addetti. Questo può causare la formazione di una piccola coda anche nelle ore di minore affluenza.
La clientela è austera e composta ma dato il target dell'attività è difficile confonderla con quella di Hermes. Da qualche tempo a ravvivare un ambiente altrimenti plumbeo provvede di quando in quando un individuo piuttosto disturbato che irrompe ecolalico dalle porte automatiche, ecolalico percorre i corridoi, ecolalico se ne esce così come è entrato per sparire nel nulla fino alla volta successiva.
In questa metà pomeriggio spicca tra i clienti anche una di quelle donne di mezza età che grondano disprezzo e denaro non proprio.
Il non aver trovato pronta accoglienza alla cassa la contraria all'istante.
La cassiera, pur intenta a someggiare un ingombrante carico di scatolame, si affretta in postazione.
Con l'unico risultato di dare la stura al livore della cliente che pareva non aspettasse altro.
La minutissima ragazza viene sommersa da un lago di considerazioni sprezzanti, tipiche delle licenze che certi individui ad alto reddito amano prendersi nei confronti di chi considerano inferiore.
La cassiera incassa. Probabile non sia nemmeno la prima volta.
La clientela -cinque o sei persone- si divide: chi fa finta di non aver sentito, chi fa qualche sorrisetto conciliante o di circostanza.
Ritirato lo scontrino con degnazione dopo aver impartito una lezione di comportamento di classe a edificazione della servitù, la donna esce.
Chi scrive lascia da parte il carrello e la segue nel parcheggio.
Parandosi davanti al portellone del SUV -presumibilmente non intestato a lei- cui la fallaciana cliente si stava avvicinando.
"Allora. Tu davanti a me non tratti così nessuno. Se tu ti prendi la licenza di trattare in questo modo una che lavora, io mi prendo la licenza di ricordarti che nelle foibe c'è ancora tanto posto. Bene così?"
Un ingranaggio che funziona male. Deve essere un'eventualità rara, perché la cliente resta imbarazzata e inebetita.
Davanti a uno che oltre ad avere una decina buona di anni in meno pare anche essere una ventina di chili più pesante forse è bene non ostentare troppa indignazione.
"Siamo d'accordo, allora? Bene. E attenta a come mi guardi".
Ritornati sui propri passi con la tranquilla maestà di chi è nel giusto, si racconta quanto successo alla cassiera. I sorrisi di gratitudine fanno sempre piacere.

08 febbraio 2025

Firenze. Il Giorno del Piagnisteo dei consiglieri comunali Gandolfo, Sirello, Draghi e Chelli



"Al CPA Firenze Sud va in scena il solito triste teatrino negazionista", comunicatostampano dal consiglio comunale di Firenze Giovanni Gandolfo, Angela Sirello, Alessandro Draghi e Matteo Chelli.
Che non amano le bandiere a bande orizzontali blu, bianca e rossa di uguali dimensioni con al centro una stella rossa bordata d'oro.
In allegato al comunicato stampa hanno messo una foto scattata a distanza di sicurezza; qui ce n'è una appena un po' meglio.
Dal momento che il triste teatrino negazionista (come lo chiamano loro) è sempre il solito, può essere la solita anche la considerazione di chi scrive.
Che condivide, partecipa e contribuisce in modo fattivo all'esposizione di quella bandiera, in questo 2025 preparata anche con lodevole anticipo.
Esporre la bandiera della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia in occasione del Giorno del Piagnisteo ha almeno quattro significati, ordinati dal più contingente al più generale.
1. Evidenziare la propria contrarietà alla propaganda governativa e all'agenda mediatica conseguente.
2. Sottolineare un completo disaccordo con la politica dell'esecutivo in carica, a prescindere dal suo orientamento, mettendone apertamente in discussione la legittimità.
3. Deridere i sostenitori dello stesso esecutivo, con particolare riferimento a chi occupa posizioni in organi elettivi di qualsiasi livello.
4. Riaffermare una sostanziale estraneità verso lo stato che occupa la penisola italiana e verso i suoi simboli.
Ne zaboravimo dragu Jugoslaviju, ni zalaganje za mir maršala Tita!

30 gennaio 2025

Firenze. Guglielmo Mossuto della Lega difende a spada tratta il patrimonio arboricolo cittadino


Firenze. Animo squisito, Guglielmo Mossuto della Lega si dispera se si abbattono gli alberi.


Dal 2019 al 2024 la Lega a Firenze ha avuto in agenda solo la distruzione dei centri sociali cittadini e la diffusione di propaganda.
Dal 2019 al 2024 la Lega a Firenze è passata da 25.923 a 8.695 voti e da sei consiglieri a uno.
L'impegno premia sempre.
Dal giugno 2024 il consigliere eletto per la Lega è Guglielmo Mossuto, in questa sede già deriso più volte per il suo abbondante ricorrere al punto esclamativo nelle comunicazioni affidate all'ufficio stampa del Comune.
Nel gennaio 2025 sono iniziati i lavori per la realizzazione di una terza linea della tramvia fiorentina. Un sistema di trasporto pubblico cui gli "occidentalisti" fiorentini riservano invettive costanti anche quando il principio di realtà consiglierebbe altrimenti. Guglielmo Mossuto si è espresso quindi con veemenza a tutela del patrimonio arboricolo cittadino, pretendendo anche di dettare l'agenda agli avversari politici, secondo un vezzo ricorrente tra gli "occidentalisti" di varia appartenenza, calibro, peso e sovrappeso.
Il suo "partito", come tutti sanno, ha inveito per decenni contro lo stato che occupa la penisola italiana e per altrettanto tempo ha detto di volerlo smembrare. Poi si è limitato a occuparvi ogni carica possibile purché ben retribuita. Nel corso degli anni si è espresso senza riserve a favore di opere pubbliche di alto impatto ambientale e a volte anche di dubbia utilità, dall'ampliamento dell'aeroporto di Peretola alla linea ad alta velocità tra Torino e Lione fino al doppione autostradale Brescia-Bergamo-Milano che per quanto è dato di sapere pare il paradigma degli affari privati fatti con i soldi pubblici. Affari riusciti neanche tanto bene a quanto sembra. Il risultato a bilancio di quella A35, che in quanto impresa privata (per modo di dire) avrebbe dovuto essere per postulato un paradigma di razionalità e di efficienza, era nel 2018 di € -37.183.065, nel 2019 di € -49.133.190, nel 2020 di € -95.758.771, nel 2021 di € -66.078.240 e nel 2022 di € -40.013.526. Nel 2025 la Lega sta impiegando grossa parte della sua forza propagandistica per imporre a Roma l'approvazione di severissime misure contro le manifestazioni di piazza e l'attivismo politico, segnatamente contro ogni iniziativa che contesti l'assennatezza di certe condotte. Difficile pensare che sia un caso.
E se c'è da saturare i media, vanno benissimo anche gli esclamativi di Guglielmo Mossuto.

12 gennaio 2025

Firenze. Alessandro Draghi e Antonella Bundu nei peggiori bar di Caracas!

 

Antonella Bundu è una signora nessuno libera di comportarsi come meglio crede.
Anche di recarsi a Caracas nella Repubblica Bolivariana del Venezuela per un "Festival mundial internacional antifascista por un nuevo mundo" che difficilmente avrà un impatto apprezzabile sullo stato di cose presente. E di cui, soprattutto, ignoravamo l'esistenza.
E avremmo continuato a ignorarne l'esistenza se la cosa non avesse infastidito il micropolitico "occidentalista" Alessandro Draghi, che a Firenze fa il consigliere comunale e che deve essere venuto a conoscenza della cosa con un'occhiata al Libro dei Ceffi.
Gli "occidentalisti" hanno un'agenda politica di ferrea pochezza e non tollerano che avversari veri o presunti se ne discostino, quale che sia il motivo; nel caso specifico Alessandro Draghi avrebbe preteso prese di distanza, disconferme e abiure.
Si è dovuto accontentare di una risata in faccia, che il consigliere Dmitrij Palagi da lui chiamato in causa gli ha fatto recapitare a stretto giro. Rincarando anche la dose.
E cui va ad aggiungersi questo scritto, per il poco che può servire, in cui si approva l'iniziativa di Antonella Bundu in modo esplicito e convinto.

Al di là del registro linguistico adottato correntemente -in cui gli "occidentalisti" definiscono ideologico qualsiasi elemento anche lievemente difforme rispetto alla loro agenda e in cui viene indicato come dittatore qualsiasi Primo Ministro o Presidente non gradito- il comunicato di Alessandro Draghi tocca anche l'argomento dei rifugiati politici, che come tutti sanno sono le prime vittime del Male, a Caracas come a Tehran.
O anche a Pula o a Zadar.
Tutti posti dove qualcuno si alza una mattina e non avendo nulla di più costruttivo da fare comincia a tartassare questa o quella categoria provocandone il lacrimato esodo. E chi non ci crede è un terrorista nostalgico dei gulag.
La prassi è talmente abituale che temiamo fortemente di aver molto annoiato i nostri lettori, da tanti che sono stati i casi in cui la abbiamo indicata e derisa.
Nel caso specifico esiste però una corposa letteratura che attesta come molti postulati fuggitivi sfuggiti a postulate vessazioni si fossero trovati per decenni dalla parte di una borghesia compradora dai demeriti evidenti, nonostante quelli dei successivi esecutivi bolivariani e a prescindere da essi.
Anche nel ricordo di chi scrive, per remote vicende familiari, è rimasta l'immagine di una Caracas dove negli anni Settanta si importava da Miami persino il pane. La scrittrice cilena Isabel Allende, che è vissuta in Venezuela dal 1975 al 1988, avrebbe descritto i comportamenti esibiti dai privilegiati di quegli anni prendendo come esempio "una festa di compleanno, con tanto di orchestra e champagne, organizzata per il viziato cagnolino di una qualche signora dell'alta società... Il denaro sembrava crescere sugli alberi".
Poi il boom petrolifero è finito e verso il 1990 i "morte ai ricchi" iniziarono a risuonare per le strade e durante le manifestazioni; è comprensibile che i diretti interessati non abbiano apprezzato.
Questo non obbliga le persone serie ad accordare loro la palma del martirio.

31 dicembre 2024

Firenze. Guglielmo Mossuto, Federico Bussolin e Barbara Nannucci della Lega, il Centro Popolare Autogestito Firenze sud e i figli delle catastrofi

Nel novembre 2024 il segretario della Lega Matteo Salvini continuava a essere un sovrappeso divorziato che non è stato capace di laurearsi nemmeno in quindici anni; un curriculum che nelle società normali non apre nemmeno la strada a un posto di lavascale a chiamata, ma che negli ambienti governativi dello stato che occupa la penisola italiana vale invece -per non dire ovviamente- l'affidamento di responsabilità vitali.
Di come abbia inveito contro i centri sociali ricorrendo a un registro linguistico meno tollerabile del solito abbiamo già detto.
Abbiamo anche già rilevato di come la comunicazione politica della Lega a Firenze abbia avuto il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud come argomento a tratti monografico, e di come questa linea abbia probabilmente contribuito a portare il partito di questo milanese a un eloquente ridimensionamento in termini di suffragi e di rappresentanti eletti.
C'era solo da mantenere la parola riguardo a un certo libro, di ci eravamo ripromessi di occuparci e che abbiamo recensito come facciamo in simili casi ogni volta che ci è possibile. La presentazione di Figli delle catastrofi presso il CPAFiSud aveva contrariato più di altre iniziative il forense Guglielmo Mossuto e i ben vestiti Barbara Nannucci e Federico Bussolin, il che ha reso l'occuparsene nel dettaglio un piacevole dovere di quelli da assolvere con lieta coscienza e brio primaverile.
Al di là di questo, il libro merita un approfondimento perché presenta un contenuto specifico di quelli che più contrariano i fautori della repressione e gli esponenti di un democratismo rappresentativo ridotto a non sapere letteralmente più che cosa sanzionare.
Negli anni Ottanta -con la Lega abbarbata alle valli della bergamasca- la propaganda politica dello stato che occupa la penisola italiana magnificava uno stato di cose che consentiva di fregiarsi dell'alloro di sesta, quinta o addirittura quarta potenza economica mondiale. Meno di quarant'anni dopo, con la Lega da decenni protagonista della vita politica, la stessa propaganda è ridotta a magnificare come tutto risultato la costruzione di qualche campo di concentramento.
In questa ristrettezza di orizzonti e con traguardi tanto miserabili, è comprensibile che la propaganda governativa non ami certe disconferme.
In Figli delle catastrofi Giorgio Panizzari descrive con buona ricchezza di particolari una realtà che i frequentatori di ristoranti degli ambienti governativi non avrebbero avuto problemi a presentare con orgoglio nella propria agenda, quella dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa.
Già detenuto ad Alghero, Panizzari sarebbe finito allo OPG di Aversa in seguito a un trasferimento meramente punitivo. Qui si sarebbe immediatamente reso conto del fatto che
l'istituzione non sentiva nemmeno più il bisogno di darsi una veste di "medicalizzazione"; la repressione presentava sfacciatamente il suo volto più autentico e brutale.
Deciso a denunciare quanto succedeva, Panizzari sarebbe riuscito a procurarsi un piccolo registratore e una macchina fotografica Polaroid e a raccogliere numerose prove e testimonianze dai prigionieri. Nonostante un'evasione fallita e il fermo intento dell'allora direttore Domenico Ragozzino di evitare che arrivassero al pubblico -la cui coscienza politica non era neppure paragonabile a quella di oggi- informazioni per lo meno problematiche, il dossier di Panizzari avrebbe trovato una certa eco nei mass media dell'epoca e sarebbe poi servito come prova a carico, in un processo celebrato nel 1978.
Insieme a Domenico Ragozzino, prestigiosa figura nel panorama psichiatrico di questo paese ed ex sindaco democristiano di Melito (NA), ricordo il comandante degli Agenti di Custodia maresciallo Focone. L'inchiesta che li riguardò condusse alla riesumazione di decine di cadaveri di persone la cui causa di morte era stranamente, per tutti, attribuita a un "collasso cardiocircolatorio". L'autopsia rivelò invece che avevano chi il cranio sfondato, chi varie ossa rotte nel costato, chi ancora organi interni spappolati, vertebre frantumate, ecc. Una condanna era d'obbligo... ma fu assai mite!
In Sbatti il matto in prima pagina (Roma, 2016) un saggio dedicato alla presentazione mediatica della questione psichiatrica negli anni Settanta, Pier Maria Furlan riferisce che alla gestione di Domenico Ragozzino -descritta nei suoi particolari più abietti- sarebbero state attribuite una quarantina di morti sospette fra i prigionieri. Domenico Ragozzino avrebbe comunque fregato il giudice, impiccandosi nel proprio alloggio all'interno del'OPG.
Difficile pensare che Mossuto, Nannucci e Bussolin abbiano letto il libro.
Ancora più difficile pensare che il contenuto gli sarebbe piaciuto.


21 dicembre 2024

GKN Driveline a Campi Bisenzio. Situazione a dicembre 2024 con un sincero ringraziamento a Elena Meini, consigliere della Lega

Un presidio d'urgenza convocato dagli attivisti vicini al Consiglio di Fabbrica della GKN ha avvertito dell'utilità di presenziare sotto la sede del Consiglio della Toscana, una sera di dicembre che era una sera di dicembre, di quelle che il cambiamento climatico non sarebbe dispiaciuto si fosse fatto sentire con un pizzico di decisione in più.
A che punto fossero la sostituzione etnica, le scie chimiche, i vaccini col grafene (o era la grafite?) e il resto della rumenta del noncelodicono non si sa.
Il Consiglio aveva in programma la discussione di una legge sui consorzi industriali alla cui proposta aveva partecipato proprio il Consiglio di Fabbrica e la cui approvazione era indispensabile perché la reindustrializzazione potesse prendere concretamente il via.
A tardissima notte la legge è stata approvata nonostante le centinaia di emendamenti presentati dalla Lega.
Il 20 dicembre è stata una giornata non da poco, per quel "partito".
A Palermo è arrivato a sentenza un processo in cui il segretario "nazionale" Matteo Salvini era accusato di sequestro di persona.
Matteo Salvini è sovrappeso, divorziato, pubblico peccatore e non è stato buono di prendere uno straccio di triennale. Ma almeno non è un sequestratore, stando al potere giudiziario dello stato che occupa la penisola italiana.
A Firenze invece la Lega era chiamata a salvaguardare posti di lavoro e tessuto produttivo. Roba, forse, minimamente un po' più seria.
E lo ha fatto mettendo i bastoni tra le ruote con impegno perfettamente degno della causa a gente che chiede sostanzialmente di tornare a lavorare.
La nottata all'addiaccio -con eventuali infreddature vin rosso nonostante- pare si debba per intero o quasi alla signora o signorina Elena Meini, in quota Lega nell'organo governativo di cui sopra.
Le conclusioni sul conto di chicchessia cui si può arrivare avendo a disposizione Google, un computer da due spiccioli e un po' di dente avvelenato sono spesso piuttosto stimolanti.
Nel caso di Elena Meini, che non è propriamente una ragazzina, abbiamo un curriculum che ne attesta il vivere di democratismo rappresentativo dal 2016 e un "laurea non conseguita" che ha senz'altro il pregio della sincerità. Il pezzo migliore è comunque elenameini.it, in cui non si è degnata nemmeno di togliere i testi campione presenti sul template di WordPress.
L'interessata non si scomponga troppo per rimediare: archive.org difficilmente perdona.
Una personalità titanica, anche questa.

13 dicembre 2024

In morte di Enrico Bosi



Enrico Bosi, un ben vestito "occidentalista" di cabotaggio intercomunale i cui scritti sono sempre stati trattati in questa sede con aperta sufficienza, è morto il 12 dicembre 2024.
Gli concediamo con sbrigativo brio l'onore delle armi riportando un suo comunicato stampa del 15 settembre 2006, arricchito di alcune stimolanti annotazioni.
Il testo riportato contiene il nome dello stato che occupa la penisola italiana; ce ne scusiamo come nostro uso con i lettori, specie con quanti avessero appena finito di pranzare.

La morte di Oriana Fallaci, Bosi (FI): «Una giornalista che ha sempre lottato per la libertà»

Questo il testo dell'intervento del consigliere di Forza Italia Enrico Bosi:
«Firenze ha oggi perduto una delle sue figlie più illustri, Oriana Fallaci, alla quale il nostro Sindaco ha recato offesa gravissima definendoLa "una donna seminatrice di odio" e preferendoLe, nell'assegnazione del Fiorino d'oro, da me a suo tempo richiesto, un personaggio di scarso valore culturale e che non reca nessun prestigio alla nostra città[1].L'impegno civile di Oriana Fallaci non ha nulla a che vedere con quello, poco disinteressato, della miriade di giornalisti, scrittori ed opinionisti "servi del regime"[2].Le sue prese di posizione, le sue affermazioni, il suo sincero amore per la libertà, contro tutti i totalitarismi, ed in primo luogo contro il nemico giurato dell'Occidente, ossia l'estremismo islamico[3], che tanti lutti ha arrecato agli Stati Uniti, sua patria adottiva, con l'11 settembre, l'hanno esposta alle calunnie ed alle inusitate azioni legali di estremisti che hanno trovato accoglienza nel nostro ed in altri paesi europei, con la benevolenza del sinistrismo pacifista e dei nemici giurati di Israele.
Ho conosciuto Oriana quando Lei era già una grande inviata dell'Europeo, dove aveva raffinato il suo stile sotto la guida di un altro grande giornalista, Renzo Trionfera, che mi ha onorato della sua amicizia e con il quale ho condiviso le esperienze di viaggio alla scoperta del continente asiatico. Ricordo con piacere, agli inizi della mia carriera di giornalista, di averLa "scarrozzata" con la Topolino in giro per Firenze[4] dove Lei stava seguendo una troupe cinematografica. Poi le nostre strade si sono inevitabilmente separate, non solo perché non ho mai più raccolto i suoi inviti a Milano e negli Stati Uniti[5], ma anche perché non condividevo i suoi atteggiamenti antiamericani, all'epoca della guerra del Vietnam, ed altre scomode prese di posizione sulla vita politica e sulla storia del tempo. Ma proprio in questa sua costante e ferma coerenza sta la grandezza e la "scomodità"del personaggio che solo una città meschina ha rifiutato e dileggiato a cominciare dal suo Sindaco, che spero avrà il buon gusto di astenersi da qualunque commento, dopo quello che ha affermato al momento del rifiuto del Fiorino d'oro».(fn)

[1] Dopo le spregiudicate operazioni urbanistiche sul suolo statunitense dell'11 settembre 2001 il "Corriere della Sera" assecondò per motivi di cassetta Oriana Fallaci, superando in più di un caso i limiti suggeriti non solo dalla dignità ma anche dall'igiene. La Firenze che non conta apprezzò oltremodo uno "scritto" pubblicato il 6 novembre 2002 in cui Oriana Fallaci diceva quello che pensava di Firenze e del Social Forum che vi si sarebbe tenuto di lì a qualche giorno. Proprio riferendosi all'onorificenza fiorentina, Oriana Fallaci si rivolgeva all'allora borgomastro assicurandogli che in caso di conferimento glielo avrebbe ficcato in gola. A fronte di una reazione tanto decisa nessuno si sentì di provocarle un dispiacere che nelle sue già precarie condizioni di salute avrebbe potuto rivelarsi devastante.
[2] Notoriamente le pagine della "libera informazione" sono occupate da penne animate da un totale disinteresse. I legami tra mass media e democratismo rappresentativo? Inesistenti.
[3] Su come l'"Occidente" si sia servito dello wahabismo e dell'estemismo sunnita in genere per perseguire i propri interessi sono state scritte intere biblioteche. La guerra per procura contro la presenza sovietica in Afghanistan e la guerriglia per rovesciare il governo della Repubblica Araba di Siria sono solo due tra gli esempi più noti.
[4] Secondo una solida aneddotica Oriana Fallaci era solita considerare gesti del genere come null'altro che atti dovuti. Da certe disposizioni stabili della sua personalità si potrebbe anche concludere che più che per una non meglio definita libertà quella donna abbia lottato (ovvero fatto i capricci, in buona sostanza) esclusivamente per se stessa.
[5] Probabile che ci fosse un valido motivo. E infatti Enrico Bosi specifica immediatamente di non aver gradito gli "atteggiamenti antiameriKKKani" di Oriana Fallaci. Atteggiamenti che non le hanno impedito di risiedere più che agiatamente negli USA per decenni. Da ligio "occidentalista" Bosi considera una simile condotta un esempio di "costante e ferma coerenza" che aprirebbe addirittura la via alla grandezza. Va tutto benissimo, ci mancherebbe; anche asserire che è giusto il bianco perché è nero, secondo la prassi abituale dell'"occidentalismo" gazzettiero. Basta non avanzare pretese irricevibili, prima fra tutte quella di essere presi sul serio.