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16 ottobre 2024

Alastair Crooke - Lo stato sionista fa quello che fa perché il piano è sempre stato questo



Traduzione da Strategic Culture, 14 ottobre 2024. 


 Con l'assassinio di Sayed Hassan Nasrallah e di un certo numero di alti dirigenti di Hezbollah a Beirut -espressamente eseguito senza che il Pentagono ne fosse preventivamente informato- Netanyahu ha dato il via a un implicito allargamento della guerra dello stato sionista ai tentacoli della "piovra", per dirla con il termine dello stato sionista: Hezbollah in Libano, Ansarullah nello Yemen, il governo siriano e le forze irachene di Hash'ad A-Shaabi.
Dopo l'assassinio di Ismail Haniyeh e di parte dei quadri dirigenti di Hezbollah (tra cui un alto generale iraniano), l'Iran -demonizzato come la "testa della piovra"- è entrato nel conflitto con una raffica di missili che hanno preso di mira campi di aviazione, basi militari e il quartier generale del Mossad ma che, intenzionalmente, non hanno causato morti.
Lo stato sionista ha così reso gli Stati Uniti (e la maggior parte dei paesi europei) sodali o complici di una guerra che adesso ha preso definitivamente il carattere di una iniziativa neoimperialista contro l'intero non-Occidente. I palestinesi -icone globali dell'aspirazione alla liberazione nazionale- avrebbero dovuto essere spazzati via dalla Palestina storica.
Inoltre, il bombardamento di Beirut e la risposta dell'Iran hanno posto direttamente in conflitto lo stato sionista, sostenuto e materialmente appoggiato dagli Stati Uniti, con l'Iran sostenuto e materialmente appoggiato dalla Russia. Lo stato sionista, avverte il corrispondente militare di Yedioth Ahronoth, "deve fare un colpo di testa e attaccare l'Iran - perché colpire l'Iran 'metterà fine alla guerra in corso'".
Chiaramente, questo segna la fine dei giochi raffinati, della escalation graduale un passo calcolato dopo l'altro, come se si giocasse a scacchi con un avversario che calcola allo stesso modo. Entrambi i contendenti adesso minacciano di prendere a martellate la scacchiera. "Basta con gli scacchi".
Sembra che anche Mosca abbia capito che non c'è modo di giocare a scacchi quando ci si ritrova con un avversario che non è un uomo adulto ma uno spericolato sociopatico pronto a spazzare via la scacchiera e a giocasi il tutto per tutto con una mossa che gli porti una "grande" quanto effimera vittoria.
Secondo una analisi spassionata, o lo stato sionista sta sfidando il proprio stesso esistere sovraesponendosi su sette fronti, oppure spera di invocare proprio una minaccia esistenziale per provocare l'intervento degli Stati Uniti. Come per Zelensky in Ucraina, non ci sono speranze, a meno che gli Stati Uniti non intervengano in modo decisivo con la loro potenza di fuoco. Sia Netanyahu che Zelensky ne sono convinti.
Insomma, in Asia occidentale gli Stati Uniti stanno ora sostenendo nientemeno che una guerra contro l'umanità in se stessa e contro il mondo intero. È chiaro che una cosa simile non può essere nell'interesse dell'AmeriKKKa. I suoi pantagruelici potenti si rendono conto delle possibili conseguenze di un atto di tale macroscopica immoralità contro il mondo? Netanyahu si sta giocando la casa -e con lui adesso anche l'Occidente- sull'esito della sua scommessa alla roulette.
Qualcuno nelle stanze del potere non ha la sensazione che gli Stati Uniti stiano scommettendo sul cavallo sbagliato? Sembra che qualche voce dissenziente e propensa a esprimere riserve ci sia, negli alti quadri delle forze armate statunitensi. Come in ogni gioco di guerra nel Vicino Oriente in cui gli Stati Uniti vengono sconfitti, di queste voci se ne sentono poche. La classe politica nel suo complesso grida vendetta contro l'Iran.
Il perché ci siano così poche voci contrarie a Washington è un tema che è stato affrontato e illustrato dal professor Michael Hudson. Hudson spiega che le cose non sono così semplici e che il contesto non è quello. La risposta del professor Hudson è parafrasata qui di seguito da due lunghi commenti (qui e qui):
Tutto quello che sta succedendo oggi è stato pianificato cinquant'anni fa, nel 1974 e nel 1973. Io ho lavorato allo Hudson Institute per circa cinque anni, dal 1972 al '76. Ho partecipato alle riunioni con Uzi Arad, che è diventato il principale consigliere militare di Netanyahu dopo aver diretto il Mossad. Ho lavorato a stretto contatto con Uzi... Voglio descrivere il graduale prendere forma di tutta la strategia che ha portato agli Stati Uniti di oggi. E gli Stati Uniti di oggi non vogliono la pace, ma vogliono che lo stato sionista prenda il controllo di tutto il Vicino Oriente. Una volta accompagnai il mio mentore Terrence McCarthy allo Hudson Institute per parlare della visione del mondo nell'Islam. Ogni due frasi Uzi mi interrompeva: "No, no, dobbiamo ucciderli tutti". E anche altre persone appartenenti all'Istituto parlavano continuamente di uccidere gli arabi.
Quella di servirsi dello stato sionista come di un ariete a livello regionale per raggiungere gli obiettivi (imperialisti) degli Stati Uniti fu una strategia elaborata soprattutto negli anni '60, dal senatore Henry "Scoop" Jackson. Jackson era soprannominato "il senatore della Boeing" per il suo sostegno al complesso militare-industriale. E il complesso militare-industriale favorì la sua ascesa alla presidenza del Comitato nazionale democratico. Fu anche candidato per due volte, senza successo, alla nomination democratica per le elezioni presidenziali nel 1972 e nel 1976.
Era sostenuto anche da Herman Kahn, che divenne il principale stratega dell'egemonia statunitense all'interno dello Hudson Institute.
All'inizio lo stato sionista non aveva un ruolo importante nel piano statunitense; Jackson (di origine norvegese) odiava semplicemente il comunismo, odiava i russi e aveva un vasto seguito all'interno del Partito Democratico. Solo che mentre si metteva mano a tutto il piano strategico, Herman Kahn conseguì il fondamentale risultato di convincere i responsabili dell'edificazione dell'impero statunitense che la cosa essenziale da fare per mettere le mani sul Medio Oriente era affidarsi allo stato sionista come ad una sorta di legione straniera.
Secondo Hudson questo accordo a distanza ha permesso agli Stati Uniti di recitare la parte del poliziotto buono e allo stato sionista di svolgere il suo ruolo di spietato mandatario. Ecco perché il Dipartimento di Stato ha affidato la gestione della diplomazia statunitense a sionisti militanti: per separare e distinguere il comportamento dello stato sionista dalla pretesa correttezza dell'imperialismo statunitense.
Herman Kahn espose al professor Hudson quali fossero i punti forti di Jackson agli occhi dei sionisti: non era ebreo, era un paladino del complesso militare e un forte oppositore al sistema di contenimento della spesa militare in vigore. Jackson si oppose al contenimento della spesa militare: "la guerra la dobbiamo fare". Provvide quindi a infarcire il Dipartimento di Stato e altre agenzie statunitensi di neoconservatori (Paul Wolfowitz, Richard Pearl, Douglas Fife tra gli altri) che fin dall'inizio introdussero la prospettiva di una guerra mondiale permanente. A farsi carico della linea politica da indicare al governo sono stati innanzitutto, al Senato, alcuni ex assistenti di Jackson.
L'analisi di Herman era un'analisi di sistema: prima si definisce l'obiettivo generale, poi si lavora all'indietro. "Bene, ecco la politica odierna dello stato sionista. Innanzitutto si riducono strategicamente i palestinesi a frazioni isolate. Quelle in cui è stata trasformata Gaza negli ultimi quindici anni".
"L'obiettivo è sempre stato quello di ucciderli. O per lo meno di rendergli la vita così sgradevole da costringerli a emigrare. Questo è il metodo più facile. Perché mai qualcuno dovrebbe voler rimanere a Gaza quando gli succedono cose come quelle che stanno succedendo in questo periodo? Meglio andarsene. E se non se ne andranno dovrete ucciderli. Con le bombe se possibile, perché in questo modo si riducono al minimo le perdite", osserva Hudson.
"Nessuno sembra aver notato che ciò che sta accadendo ora a Gaza e in Cisgiordania si basa sul concetto di frazionamento strategico come fu applicato durante la guerra in Vietnam: l'idea era quella di dividere tutto il Vietnam in piccoli lotti, presidiati in ogni punto di passaggio. Quello che lo stato sionista sta facendo ai palestinesi a Gaza e nei territori è stato sperimentato ai tempi del Vietnam".
Osservandoli bene, scrive Hudson, si notava che questi neoconservatori
praticavano una sorta di religione. Ne ho incontrati molti allo Hudson Institute; alcuni di loro, o i loro padri, erano trotzkisti. E si sono impadroniti dell'idea di rivoluzione permanente di Trotsky. L'idea è quella di una rivoluzione in divenire: mentre Trotsky sosteneva che una volta iniziata nella Russia sovietica essa si sarebbe diffusa in tutto il mondo, i neoconservatori l'hanno adattata affermando "No, la Rivoluzione permanente è l'impero statunitense: si espanderà e si espanderà ancora fino a investire tutto il mondo, e niente potrà fermarci".
I neoconservatori di Scoop Jackson fin dal primo momento avrebbero puntato ad arrivare a fare esattamente quello che stanno facendo oggi. Sostenere la potenza dello stato sionista facendone un combattente per procura nella conquista dei Paesi produttori di petrolio, destinati a diventare parte di una Grande Israele.
L'obiettivo degli Stati Uniti è sempre stato il petrolio. Questo voleva dire che gli Stati Uniti dovevano mettere in sicurezza il Vicino Oriente: a questo proposito potevano contare su due eserciti per procura. Due eserciti che fino a oggi hanno combattuto insieme come alleati. Da una parte i jihadisti di Al-Qaeda, dall'altra le forze armate sioniste che li controllano.
Adesso stiamo assistendo al diffondersi del curioso convincimento per cui quello che lo stato sionista sta facendo sarebbe "tutta colpa di Netanyahu, tutta colpa della destra". Invece fin dal principio sono stati protetti e sostenuti con enormi quantità di denaro, con tutte le bombe di cui avevano bisogno, con tutti gli armamenti di cui avevano bisogno, con tutti i finanziamenti di cui avevano bisogno... Tutte cose che sono state loro elargite proprio per fare esattamente quello che stanno facendo oggi. No, non ci può essere una soluzione basata su due Stati perché Netanyahu ha detto: "Odiamo quelli di Gaza, odiamo i palestinesi, odiamo gli arabi: non ci può essere una soluzione basata su due Stati. Ecco la mia mappa”, ha detto alle Nazioni Unite, "questo è lo stato sionista: non c'è nessuno che non sia ebreo nello stato sionista. Siamo uno Stato ebraico". Lo ha detto esplicitamente.
Hudson arriva poi al fondo di tutta la questione. Ci indica la chiave di volta fondamentale, che è la difficoltà, per gli Stati Uniti, di cambiare approccio. La guerra del Vietnam aveva dimostrato che qualsiasi tentativo di introdurre una leva obbligatoria da parte delle democrazie occidentali non era praticabile. Lyndon Johnson nel 1968 dovette ritirarsi dalla corsa alle elezioni proprio perché ovunque andasse ci sarebbero state manifestazioni contro la guerra.
Il fondamento ineludibile che Hudson sottolinea è la consapevolezza che le democrazie occidentali non possono più mettere in campo un esercito nazionale ricorrendo alla coscrizione. Il risultato è che lo stato sionista -i cui effettivi sono limitati- può sganciare bombe su Gaza e Hezbollah e cercare di distruggere questo o quello, ma né l'esercito dello stato sionista né un qualsiasi altro esercito sarebbero davvero in grado di invadere e di cercare di conquistare un Paese -o anche solo il Libano meridionale- come fecero gli eserciti nella seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti avevano imparato la lezione ed è per questo che sono ricorsi a qualcuno che combattesse per procura.
"Insomma, quali possibilità sono rimaste agli Stati Uniti? Beh, penso che ci sia solo una forma di guerra non atomica che le democrazie possono permettersi, ed è il terrorismo [cioè il perseguimento di un enorme numero di vittime collaterali]. E credo che si debba guardare all'Ucraina e allo stato sionista come all'alternativa terroristica alla guerra atomica", suggerisce Hudson.
Il punto cruciale, osserva Hudson, è questo: cosa può comportare il fatto che lo stato sionista continui a insistere nel voler coinvolgere gli Stati Uniti nella sua guerra regionale? Gli Stati Uniti non invieranno truppe. Non possono farlo. I quadri dirigenti hanno provato con il terrorismo e il risultato del terrorismo è stato quello di far schierare contro l'Occidente tutto il resto del mondo, inorridito dalle stragi gratuite e dalla violazione di tutte le leggi di guerra. Hudson conclude: "Tracce di ragionevolezza nel Congresso non ne intravedo. Penso che il Dipartimento di Stato, l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale e la leadership del Partito Democratico, dato il suo radicamento nel complesso militare-industriale, siano assolutamente coinvolti".
E quest'ultimo potrebbe dire: "Beh, chi vuole vivere in un mondo che non possiamo controllare? Chi vuole vivere in un mondo in cui gli altri Paesi sono indipendenti e hanno una loro politica? Chi vuole vivere in un mondo in cui non possiamo avocare a noi il loro surplus economico? Se non possiamo prendere tutto e dominare il mondo, beh, chi vuole vivere in un mondo fatto in quel modo?".
Questa è la mentalità con cui abbiamo a che fare; praticare un gioco raffinato non cambierà questo paradigma. Un fallimento invece sì.

29 settembre 2024

28 settembre 2024. Comunicato di Hezbollah sulla morte di Sayyed Hassan Nasrallah

Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.

Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l’altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa. (An-Nisa 74)

Dio Onnipotente ha detto il vero.

Sua Eminenza il Capo della Resistenza, il giusto servitore, se n'è andato da grande martire per unirsi al suo Signore e al Suo compiacimento; un leader eroico, audace, coraggioso, saggio, perspicace e fedele che si è unito al corteggio dei martiri dell'eterna e luminosa Karbala nel divino percorso di fede sulle orme dei profeti e degli imam martiri.
Sua Eminenza Sayyed Hassan Nasrallah, Segretario Generale di Hezbollah, si è unito ai suoi grandi e immortali compagni nel martirio di cui ha guidato il cammino per quasi trent'anni, durante i quali li ha condotti di vittoria in vittoria succedendo al Capo dei martiri della Resistenza islamica nel 1992 fino alla liberazione del Libano nel 2000, alla gloriosa vittoria divina nel 2006 e a tutte le battaglie condotte nel segno dell'onore e del sacrificio fino alla eroica battaglia in sostegno della Palestina, di Gaza e del popolo palestinese oppresso.
Porgiamo le nostre condoglianze alla Guida in ogni tempo (che Dio affretti la sua ricomparsa), alla Guida dei musulmani l'Imam Sayyed Ali Khamenei, che la sua ombra perduri, alle grandi autorità, ai mujahidin, ai credenti, alla nazione della resistenza, al nostro dolente e combattivo popolo libanese, all'intera nazione islamica, a tutti i popoli liberi e oppressi del mondo, e alla sua onorata e dolente famiglia. Ci congratuliamo con Sua Eminenza il Segretario Generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, che Dio si compiaccia di lui, per aver ricevuto il più alto riconoscimento divino, quello dello Imam Hussein -che la pace sia con lui- realizzando i suoi più preziosi intenti e il più alto gradi della fede e del puro credo come martire sul cammino di Gerusalemme e della Palestina. Offriamo le nostre condoglianze e congratulazioni ai suoi compagni martiri che si sono uniti alla sua pura e santa schiera dopo l'infido raid sionista a sud di Beirut.
Gli alti gradi di Hezbollah promettono al martire più insigne, più sacro e più prezioso del nostro percorso costellato di sacrifici e di martiri che continueranno il suo jihad nel confronto con il nemico, a sostegno di Gaza e della Palestina, e in difesa del Libano e del suo saldo e onorevole popolo.
Agli onorevoli mujahidin e agli eroi vittoriosi e trionfanti della Resistenza islamica: in voi è riposta la fiducia dell'amato martire Sayyid. Siete suoi fratelli, siete stati il suo scudo inespugnabile e il gioiello nella corona del suo eroico sacrificio. Il nostro leader, Sua Eminenza Sayyed, è ancora tra noi con il suo pensiero, il suo spirito e la sua sacra guida. A voi mantenere la promessa di lealtà e l'impegno nella resistenza e nel sacrificio fino alla vittoria.

25 settembre 2024

Alastair Crooke - Lo stato sionista sarà così scriteriato da cogliere l'occasione? "Siamo davvero alla guerra totale?"




   Traduzione da
Strategic Culture, 23 settembre 2024.


"Da oggi [dal giorno delle esplosioni simultanee dei cercapersone] di accordi e soluzioni non è più il caso di parlare", scrive Ibrahim Amine redattore di Al-Akhbar noto per i suoi stretti contatti con la leadership di Hezbollah: "In un solo minuto il nemico è riuscito a sferrare un colpo durissimo al corpo della Resistenza islamica... [Inoltre] con l'operazione di ieri, il nemico ha confermato di non voler rispettare le regole di ingaggio. Si sono dunque aperte le porte di una guerra senza limiti, tetti e confini? Da oggi in poi il nemico sionista non farà più distinzione tra un combattente che opera al fronte e un individuo che lavora in un ufficio lontano", ha osservato Amine.
Nel corso dell'ultimo anno sia lo stato sionista che Hezbollah hanno evitato una escalation grave osservando regole di ingaggio non scritte o taciti accordi tra le parti, come quello di non prendere di mira i civili. Ora tutto questo non esiste più.
Nel suo primo discorso dopo le esplosioni di martedì e mercoledì il leader di Hezbollah Sayed Nasrallah ha ammesso che il suo gruppo ha "subito un duro e crudele colpo". Ha accusato lo stato sionista di aver violato "tutte le convenzioni e le leggi" e ha detto che "dovrà affrontare una giusta punizione e un'amara resa dei conti". Ma non ha descritto come Hezbollah potrebbe vendicarsi, "né ha accennato al momento, al modo o al luogo" in cui ciò avverrà.
Nasrallah ha avvertito:
“Il nemico dichiara come suo obiettivo ufficiale il ritorno dei coloni al Nord. Noi accettiamo la sfida: al nord non tornerete. Anzi, faremo fuggire altri sionisti dalle loro case. Speriamo che lo stato sionista entri in Libano, stiamo aspettando giorno e notte i suoi carri armati per dar loro il benvenuto".
Queste considerazioni hanno un senso. Fin dall'inizio, Hezbollah si è configurato militarmente più per una guerra totale con lo stato sionista che per una guerra calibrata e limitata, che non ha mai corrisposto al meglio con i punti di forza di Hezbollah.
È chiaro che la guerra è entrata in una nuova fase; per sottolineare questo punto giovedì sera dopo il discorso di Nasrallah Hezbollah ha dato il via a uno dei suoi più pesanti attacchi contro lo stato sionista. Il Segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin avrebbe informato i leader del Congresso la sera stessa del timore di un'imminente offensiva israeliana in Libano.
La valutazione di Nasrallah sul fatto che una guerra sia imminente è pienamente condivisa da almeno alcuni alti comandanti militari sionisti, anche se non da tutti. Molti sono convinti che la guerra con Hezbollah potrebbe ingrandirsi fino a diventare una guerra regionale e portare al collasso dello stato sionista.
Insomma, "Non si fa una cosa del genere, non si colpiscono migliaia di persone pensando che la guerra non ci sarà", ha detto il brigadiere generale a riposo Amir Avivi, che guida lo Israel Defence and Security Forum, un gruppo di ex comandanti militari falchi. "Perché non lo abbiamo fatto per undici mesi? Perché non eravamo ancora disposti a entrare in guerra. E adesso? Adesso lo stato sionista è pronto alla guerra". "C'è molta pressione da parte della società per andare in guerra e vincerla", ha detto Avivi. "A meno che Hezbollah domani mattina non dica: 'D'accordo, messaggio ricevuto. Ci ritiriamo dal sud del Libano' la guerra è imminente".
Un sondaggio condotto a fine agosto dallo Israel Democracy Institute, un think tank di Gerusalemme, ha rilevato che il 67% degli intervistati ebrei ritiene che lo stato sionista debba reagire con più forza nei confronti di Hezbollah. Tra questi, il 46% ritiene che lo stato sionista debba lanciare un'offensiva in profondità colpendo le infrastrutture libanesi, mentre il 21% vuole una dura risposta diretta soltanto contro le infrastrutture di Hezbollah.
Le osservazioni del generale Avivi riflettono probabilmente una realtà di fondo che è diventata fin troppo chiara: Amos Hochstein, l'inviato statunitense, non è riuscito a ottenere alcun progresso "diplomatico" per quanto riguarda il ritiro di Hezbollah dal sud del Libano. Al tempo stesso i funzionari statunitensi (secondo il WSJ) ammettono ora che un cessate il fuoco a Gaza, per Biden, è "fuori portata" e che allo stesso modo il logorante confronto militare dello stato sionista al confine meridionale del Libano che ha portato allo sfollamento dell'80% dei suoi abitanti non ha ottenuto alcun risultato. Anche i residenti nel nord dello stato sionista rimangono degli sfollati.
Sembra quindi che lo stato sionista si sia avviato verso un conflitto di più ampia portata. Un anticipo lo si è già avuto: Il 17 settembre gli Houthi hanno lanciato un missile contro un obiettivo vicino all'aeroporto Ben Gurion. Il missile ha percorso 1300 miglia in meno di 12 minuti, ovvero ha volato a velocità ipersonica avvicinandosi a Mach 9 -irraggiungibile per le difese antiaeree- e ha colpito il suo obiettivo.
È probabile che vedremo volare altri missili ipersonici di questo tipo -immuni alle difese antiaeree- se la guerra dovesse aggravarsi e se l'Iran dovesse intervenire.
Come spesso succede nei conflitti, la cosa paradossale è che l'operazione dei cercapersone esplosivi è stata apparentemente del tutto fortuita per quanto riguarda i tempi. Non è stata pianificata specificamente per portare lo stato sionista in una nuova fase del conflitto libanese:
Fonti altolocate di alcuni servizi di intelligence regionali hanno riferito ad Al-Monitor che la decisione di effettuare l'operazione è stata 'imposta' allo stato sionista da un errore dei suoi stessi servizi... Il piano originale dell'esercito sionista era di far esplodere gli ordigni nel caso di una guerra totale con Hezbollah per conseguire un vantaggio strategico, non quello di farli esplodere martedì", hanno aggiunto le fonti. Tuttavia, i sospetti di almeno due membri di Hezbollah hanno indotto gli ambienti dei servizi sionisti ad accettare che il piano scattasse in anticipo. Dopo che diversi giorni fa un membro di Hezbollah in Libano ha sospettato che ci fosse qualcosa che non andava con i cercapersone - ed è stato ucciso, hanno riferito le fonti... [ il piano è stato] infine fatto scattare. La successiva decisione di far esplodere le ricetrasmittenti sarebbe stata dettata dal fatto che ci si aspettava che dopo le esplosioni dei cercapersone Hezbollah avrebbe diffidato delle radio.
Tra poche settimane le condizioni meteorologiche sarebbero cambiate, limitando -o addirittura bloccando- le operazioni aeree. Lo stato sionista si è trovato a dover scegliere tra due strade alternative: dare il via a un'operazione entro poco tempo, o aspettare la prossima primavera per aumentare la pressione su Hezbollah affinché cambi le proprie allocazioni. Nello stato sionista tuttavia la situazione politica si preannuncia estremamente incerta: a dicembre riprenderanno per Netanyahu le udienze in tribunale.
Il fatto che un appartenente a Hezbollah inziasse a sospettare dei cercapersone non era previsto e ha cambiato le carte in tavola, facendo alzare il livello dello scontro.
Non sorprende che nello stato sionista si pensi che l'operazione dei cercapersone abbia inferto un duro colpo al sistema di comunicazione di Hezbollah, tale da paralizzare le capacità militari del movimento e da offrire allo stato sionista l'intervallo di tempo necessario a invadere via terra il sud del Libano per stabilirvi una "zona cuscinetto" che potrebbe facilitare il ritorno degli abitanti nel nord dello stato sionista. Nasrallah promette il contrario: dalle loro case nel nord dello stato sionista dovranno sfollare altri abitanti ancora.
L'idea che le comunicazioni di Hezbollah siano rimaste paralizzate è velleitaria e non riesce a distinguere tra quella che può essere definita la società civile di Hezbollah e il suo braccio militare.
Hezbollah è un movimento civile, oltre che una potenza militare. Esso rappresenta l'autorità per un settore significativo della popolazione di Beirut e del Paese, e questo costituisce una responsabilità che impone al Movimento di garantire l'ordine civile e la sicurezza. I cercapersone e le radio erano in dotazione principalmente dalle sue forze di sicurezza civile -di fatto una polizia civile che gestisce la sicurezza e l'ordine nelle zone del Libano controllate da Hezbollah- oltre che dai suoi reparti logistici e di supporto. Dal momento che questo personale non è costituito da forze combattenti, non si riteneva che avesse bisogno di sistemi di comunicazione davvero sicuri.
Già prima della guerra del 2006 Hezbollah aveva eliminato tutte le comunicazioni via cellulare e via linea fissa, usando invece un proprio sistema dedicato a fibra ottica e una rete di portaordini destinati ai quadri militari. In breve, le comunicazioni di Hezbollah a livello civile hanno subito un duro colpo, ma questo non avrà un impatto eccessivo sulle sue forze militari. Per anni il Movimento ha operato secondo il criterio per cui le sue unità avrebbero potuto continuare a combattere anche in caso di interruzione completa delle comunicazioni ottiche o di perdita di un quartier generale.
Cosa succederà adesso? Ci sono diversi scenari possibili. In sostanza, Netanyahu adesso si sente più tranquillo. Al discorso degli ostaggi è stata messa la sordina e i piani per l'espulsione calibrata e senza chiasso della popolazione palestinese stanno andando avanti sotto la supervisione dei ministri Ben Gvir, Smotrich e altri della destra. Il Ministro della Difesa Gallant ha persino dichiarato la "vittoria" militare a Gaza.
Sembra anche che lo stesso Gallant si sia piegato all'inevitabile. Netanyahu, a quanto pare, l'ha avuta vinta per quanto riguarda l'escalation contro Hezbollah aggirando le obiezioni di Gallant e degli alti ufficiali delle forze armate senza dover licenziare il popolare Gallant da ministro della Difesa e senza dover accogliere nel suo governo il problematico Gideon Saar.
Il ministro della Difesa Gallant, il capo delle forze armate Halevi e altri funzionari militari hanno rilasciato mercoledì sera delle dichiarazioni che sembravano suggerire che si stesse preparando una guerra totale contro Hezbollah, poche ore dopo l'ondata di esplosioni dei dispositivi di comunicazione in tutto il Libano.
Dal punto di vista di Netanyahu, gli Stati Uniti -per quanto a malincuore- sono impegnati a sostenere stato sionista in questa guerra e anche in un conflitto di più ampia portata nel caso l'Iran dovesse entrare nella mischia. Gli Stati Uniti hanno fatto capire che il loro sostegno non è a tempo indeterminato, ma Netanyahu probabilmente conta sul fatto che il loro impegno si intensificherà ineluttabilmente con l'evolversi degli eventi lasciandoli ulteriormente incastrati. In ogni caso gli ambienti vicini al potere che sostengono lo stato sionista non accetterebbero mai la prospettiva di lasciarlo a se stesso mentre si trova in pericolo. A giudicare dalle dichiarazioni dello stato sionista l'idea prevalente è che Hezbollah si vendicherà, ma che lo farà in modo diverso da come ha risposto fino a oggi. Si accontenterà di reagire in modo limitato? Questo non è chiaro. Ma qualsiasi cosa faccia potrebbe portare a uno scambio di bordate che a sua volta farà precipitare la situazione verso una guerra vera e propria.
Alti funzionari delle forze armate sioniste e di altri settori negli ambienti della sicurezza si esprimono deplorando apertamente "le mosse sconsiderate che il loro governo è intenzionato a compiere a nord". Da un lato, queste mosse comportano il molto concreto rischio molto di far deflagrare un conflitto generale non solo al confine con il Libano, ma nell'intera regione; dall'altro, non promettono una soluzione che permetta agli abitanti del nord di tornare alle loro case, né la liberazione degli ostaggi a Gaza.

06 agosto 2024

Alastair Crooke - Ritorna l'Irgun del 1948?

 


Traduzione da Strategic Culture, 5 agosto 2024.

Gli indizi sono sotto gli occhi di chiunque voglia vederli; l'Occidente può anche negare l'evidenza, basta che poi non si lamenti delle conseguenze del suo comportamento e che non cerchi di sfuggirne.
No. Questa mancanza di attenzione non rappresenta un qualche nuovo genere di delirio occidentale e tantomeno significa che stiamo vivendo un crollo generale delle condizioni mentali. Si tratta di qualcosa di peggio: si tratta di un ritorno a una versione dogmatica e autoritaria della verità che, come lamenta il fisico dissidente Eric Weinstein, ha distrutto (in Occidente) anche la vera scienza, ignorando e mettendo a tacere le sue voci dissidenti più importanti e premiando invece coloro che adottano comportamenti fraudolenti.
Si pensi a quanto segue: il 24 luglio il Primo Ministro Netanyahu si è rivolto al Congresso degli Stati Uniti affermando, in modo recisamente manicheo, che l'Occidente si trova di fronte a un "asse del male" (Iran e alleati) e che gli Stati Uniti devono partecipare alla sua distruzione. Si è trattato di un invito a partecipare ad uno scontro di civiltà.
Il suo invito è stato accolto dai legislatori statunitensi con cinquantotto applausi a scena aperta.
Netanyahu è tornato in patria all'indomani di una tragedia verificatasi nella comunità drusa del Golan. I frammenti di un missile hanno colpito dei ragazzi che stavano giocando a calcio, uccidendone e ferendone molti; le esatte circostanze non sono ancora chiare. La razionalità occidentale è perfettamente in grado di dedurre innanzitutto che Majdal Shams si trova in territorio siriano occupato; in secondo luogo, che la comunità drusa vi rimane in maggioranza siriana perché rifiuta la cittadinanza dello stato sionista, e che è in gran parte filo siriana. Infine, che i drusi non sono né ebrei né cittadini sionisti. L'Occidente sembra tuttavia non riuscire a trarre un'altra conclusione molto ovvia: Perché mai Hezbollah dovrebbe attaccare intenzionalmente una comunità siriana in territorio siriano che in gran parte simpatizza con la Resistenza? Hezbollah non lo farebbe. Eppure questo dato evidente viene completamente ignorato da una razionalità che, come suggerisce Weinstein, preferisce attivamente la frode alla verità. Il portavoce Kirby ha detto che Hezbollah ha attaccato dei bambini nel nord dello stato sionista.
Il ministro della Difesa dello stato sionista ha ripetutamente affermato: "Non vogliamo la guerra". I leader occidentali ripetono lo stesso concetto: nessuno vuole la guerra. "Siamo assolutamente fiduciosi che la risposta dello stato sionista sarà contenuta e limitata ad obiettivi militari". La Casa Bianca: "A nostro avviso, non c'è motivo per un'escalation drammatica nel Libano meridionale e ci sono ancora tempo e spazio per la diplomazia".
E a quel punto cosa succede? Vengono uccisi due personaggi di primo piano: uno a Beirut e l'altro a Tehran, ovvero in territorio sotto sovranità iraniana. I leader occidentali esprimono la loro "preoccupazione". Come ha notato il premier del Qatar, la vittima di Tehran era Ismail Haniyeh di Hamas, una figura fondamentale per i negoziati sugli ostaggi a Gaza.
Anche questo si farà finta di non saperlo, nonostante la volontà di Netanyahu di intrecciare Hamas, Hezbollah e l'Iran in un unico "asse del male" secondo quanto ha detto davanti al Congresso in seduta plenaria debba risultare evidente anche all'ottusità di Washington.
Teniamo presente il criterio adottato dalla Repubblica Islamica dell'Iran dopo l'assassinio di un alto funzionario del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nel consolato iraniano di Beirut nell'aprile 2024: d'ora in poi l'Iran risponderà direttamente, e direttamente dall'Iran. Washington dice di non volere una guerra con l'Iran, ma Netanyahu si è esplicitamente pronunciato a favore di essa. Forse il suo punto di vista è sfuggito, ai legislatori statunitensi?
Per quasi dieci mesi lo stato sionista non è stato in grado di stabilizzare la situazione lungo il confine settentrionale e di consentire il ritorno alle loro case dei cittadini sionisti sfollati. Anche se l'attacco a Beirut non dovesse portare a una guerra di più vasta portata, la via del negoziato per riportare la stabilità sul confine libanese non è più praticabile e non è più praticabile nemmeno per arrivare a un accordo sugli ostaggi a Gaza. "Come può avere successo una mediazione quando una delle parti assassina il negoziatore dell'altra?", ha osservato ironicamente il premier qatariota al-Thani.
In Occidente si sorvolerà anche su quanto è successo nello stato sionista lo stesso giorno in cui sono avvenuti gli omicidi: civili armati di destra sono usciti dai loro insediamenti e hanno preso d'assalto due basi militari delle forze armate sioniste. Queste irruzioni di massa di sapore anarchico, fomentate da diversi membri della coalizione di governo che in alcuni casi vi hanno anche preso parte, sono state irosamente condannate del Ministro della Difesa Gallant.
Ad appoggiare l'iniziativa sono stati un ministro e diversi altri membri della Knesset, che cercavano di liberare i riservisti sospettati di aver gravemente abusato di un detenuto palestinese arrivando anche a sodomizzarlo. Secondo le informazioni che trapelano dai servizi di sicurezza un detenuto ferito è stato portato in ospedale con gravi lesioni -anche nelle parti intime- che lo hanno reso incapace di camminare.
Commentando l'irruzione nelle basi delle forze armate Ben Gvir, alla testa del ministero responsabile della polizia e del sistema penitenziario dello stato sionista, ha detto che "vedere agenti della polizia militare andare a Sde Teiman per arrestare i nostri uomini più eroici è semplicemente vergognoso".
Ma il contesto generale è quello descritto da Yossi Melman:
La destra messianica nazionalista con l'appoggio, la condiscendenza o il silenzio di ministri e deputati della destra sta mettendo in atto un "putsch". I giovani scendono dalle colline dello "Stato di Giuda" per agire con gli stessi metodi violenti usati contro i palestinesi, [che adesso] vengono usati contro lo stato sionista. Il parlamentare della Knesset Limor Son Har-Malech (Otzma Yehudit) ha detto: "Il popolo di Israele combatterà contro i nemici esterni e contro i nemici interni che cercano di distruggerci" [come il procuratore che sta cercando di indagare sulle torture praticate a Sde Teiman]. L'idea della coltellata alla schiena e del tradimento ad opera di elementi interni riecheggia le voci della Germania del primo dopoguerra.
Anche in questo caso si è sorvolato su una cosa che non ha fatto notizia: la situazione a Sde Teiman era ampiamente nota e si diceva che fosse "più orribile di qualsiasi cosa abbiamo sentito su Abu Ghraib e su Guantanamo". Un rapporto delle Nazioni Unite ha riferito in modo dettagliato che i palestinesi detenuti arbitrariamente vi hanno subito torture e maltrattamenti. I civili armati provenienti dagli insediamenti hanno tuttavia descritto coloro che hanno commesso lo stupro come "eroi" e hanno trattato gli investigatori delle forze armate sioniste come se fossero a servizio del nemico. I rapporti fanno pensare che i responsabili dei fatti di Sde Teiman possano contare su qualche protettore ai piani alti.
Questo resoconto che denuncia la pratica sistematica della tortura segue precedenti rivelazioni secondo cui l'esercito sionista avrebbe contrassegnato decine di migliaia di abitanti di Gaza come sospetti da assassinare servendosi di un sistema guidato dall'intelligenza artificiale chiamato Lavender, caratterizzato da scarsa supervisione umana e da criteri molto laschi per la definizione dei bersagli.
Con questo stesso spirito i ministri di destra dell'esecutivo hanno espresso sui media sociali durante la mattinata del 31 luglio la propria soddisfazione per l'assassinio di Ismail Haniyeh a Tehran: "Questo è il modo giusto per riupilre il mondo da questa feccia". Il ministro del Patrimonio Amichay Eliyahu, membro del partito di estrema destra Otzma Yehudit del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, ha twittato:
Basta con gli accordi di pace campati in aria, basta con la pietà per questi morti che camminano. Sarà il pugno di ferro che li colpirà a portare tranquillità e un minimo di conforto; sarà quello a meglio permetterci di vivere in pace con coloro che cercano la pace. La morte di Haniyeh ha reso il mondo un posto leggermente migliore.
Qual è dunque la verità che l'Occidente ignora intanto che mette la sordina alla realtà, amplificando al tempo stesso le proprie narrative mendaci? È che lo stato sionista di cui si presume di avere contezza è diventato qualcosa di molto diverso. Qualcosa che mette in campo una epistemologia in contrasto con il razionalismo meccanicistico. La maggioranza dell'esecutivo è oggi in mano a gente che professa un culto escatologico di destra e che schiera una milizia di civili armati pronta a scagliarsi contro lo establishment militare e contro lo stato di diritto. Nessuno è stato arrestato per l'attacco e l'irruzione nelle delle due basi. Nessuno si azzarda a farlo.
Moshe "Bogie" Ya'alon, ex Capo di Stato Maggiore delle forze armate dello stato sionista ed ex Ministro della Difesa ha detto quanto segue nel corso di una intervista video sulle forze che stanno prendendo il controllo dello stato sionista:
Quando si parla di Smotrich e Ben Gvir, si tenga presente che hanno un proprio rabbino. Il suo nome è Dov Lior. È il rabbino del movimento sotterraneo ebraico, quello che intendeva far saltare in aria la Cupola della Roccia e che prima ancora voleva far esplodere degli autobus a Gerusalemme. Perché? Per accelerare l'esplosione della Guerra Ultima. Non li sentite parlare di Guerra Ultima? Non avete mai sentito parlare del concetto di "sottomissione" secondo Smotrich? Leggete l'articolo che ha pubblicato su Shiloh nel 2017. Il concetto di sottomissione così inteso si basa innanzitutto sulla supremazia ebraica: è un Mein Kampf al contrario.
Mi si rizzano i capelli in testa quando parlo in questi termini così come ne ha parlato lui. Io sono cresciuto e ho studiato in casa di sopravvissuti all'Olocausto e del loro "mai più". Questo è il Mein Kampf al contrario, è la supremazia ebraica: e per questo che [Smotrich] dice: "Mia moglie non entrerà nella stessa stanza in cui c'è un arabo". Questo è un punto fermo di questa ideologia. E poi in realtà quello cui aspira è arrivare nel più breve tempo possibile una guerra di vaste proporzioni. Una guerra di Gog e Magog. Come si può far deflagrare il conflitto, con un massacro come quello della Grotta dei Patriarchi del 1994? Baruch Goldstein era un allievo di questo rabbino. Ben Gvir ha appeso la foto di Goldstein [a casa sua].
Ecco che roba va a contribuire ai processi decisionali del governo.
Il rabbino Dov Lior è stato descritto da Netanyahu come "l'unità d'élite che guida Israele", a causa dell'influenza e del controllo che esercita sui coloni armati. L'Irgun del 1948, che attingeva a piene mani dai Mizrahim, sta forse rinascendo?
Non è forse giunto il momento che gli organi dirigenti occidentali scendano dalle nuvole e inizino a interpretare i segnali che si manifestano intorno a loro? Alcune parti in causa -e da prendere sul serio- non vedono le cose come le vedete voi occidentali; essi cercano Gog e Magog, secondo la profezia per cui "i figli di Israele" saranno vittoriosi nella battaglia di Armageddon. Ecco quali rischi ci troviamo davanti.

10 aprile 2024

Alastair Crooke - Nel caos brutale della guerra le leggi, le convenzioni e le norme di condotta scompaiono

 


Traduzione da Strategic Culture, 8 aprile 2024.

Siamo sull'orlo di quella che potrebbe essere definita una guerra caotica. Non è la formula usata spesso in passato dallo stato sionista per intimidire gli avversari; stavolta è diverso.
Il reporter sionista Eddie Cohen ha dichiarato, all'indomani dell'attacco contro ial consolato iraniano: "Noi vogliamo la guerra, con l'Iran e con Hezbollah, e lo diciamo a chiare lettere. Non avete ancora capito?". "Lo stato sionista vuole trascinare l'Iran in una guerra su larga scala per poter colpire gli impianti nucleari iraniani", anche se questi impianti sono fuori dalla portata degli USA e dello stato sionista, sepolti sotto le montagne.
Cohen, e naturalmente i vertici militari dello stato sionista, lo sanno; nonostante questo lo stato sionista si sta chiudendo in una logica che può portare solo alla sconfitta. Le strutture nucleari iraniane sono al sicuro contro gli attacchi dello stato sionista. La distruzione delle infrastrutture civili iraniane, che invece sono obiettivi scoperti, può provocare molte vittime ma di per sé non farà crollare lo stato iraniano. Trita Parsi colloca in un contesto diverso l'obiettivo perseguito dallo stato sionista con l'attacco al consolato iraniano di Damasco:
Un aspetto importante, nella condotta seguita dallo stato sionista con la connivenza di Biden, è che esso si è impegnato in uno sforzo deliberato e sistematico volto a calpestare leggi e norme esistenti in materia di guerra.
Anche in tempo di guerra le ambasciate sono intoccabili? Lo stato sionista ha appena bombardato una sede diplomatica iraniana a Damasco.
Bombardare gli ospedali è un crimine di guerra? Lo stato sionista ha bombardato tutti gli ospedali di Gaza. Ha persino assassinato medici e pazienti all'interno degli ospedali.
La Corte Internazionale di Giustizia ha obbligato stato sionista a consentire la consegna di aiuti umanitari a Gaza? Lo stato sionista impedisce attivamente l'arrivo degli aiuti.
La morte per fame dei civili come metodo di guerra è vietata dal diritto internazionale umanitario? Lo stato sionista ha deliberatamente creato una carestia a Gaza.
I bombardamenti indiscriminati sono illegali secondo il diritto umanitario internazionale? Lo stesso Biden ammette che lo stato sionista sta bombardando Gaza in modo indiscriminato.
L'elenco continua. Tuttavia, ad essere molto significativa è la violazione da parte dello stato sionista dell'immunità che la Convenzione di Vienna accorda alle sedi diplomatiche, oltre al livello delle personalità uccise. È un segnale importante: lo stato sionista vuole la guerra... ma con il sostegno degli Stati Uniti, ovviamente.
L'obiettivo dello stato sionista, in primo luogo, è quello di fare scempio di norme, convenzioni e leggi di guerra; quello di creare un'anarchia geopolitica in cui tutto è permesso e che, con la Casa Bianca che assiste frustrata ma connivente a ogni scempio deliberato contro qualsiasi norma di condotta, permetta a Netanyahu di afferrare gli USA per le briglie e portare il cavallo della Casa Bianca all'acqua, ovvero alla sua "Grande Vittoria" regionale escatologica; una guerra necessariamente brutale al di là delle linee rosse esistenti e priva di qualsiasi limite.
Dal punto di vista simbolico è altrettanto significativo del bombardamento di Damasco il fatto che Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna -dopo un breve omaggio formale alla Convenzione di Vienna- si siano rifiutati di condannare la distruzione del consolato iraniano, mettendo così in dubbio l'immunità che la Convenzione di Vienna stabilisce per le sedi diplomatiche.
Implicitamente, il rifiuto di condannare questa iniziativa verrà ampiamente interpretato come una tacita approvazione del primo timido passo compiuto dallo stato sionista verso la guerra con Hezbullah e con l'Iran. Questo caotico nichilismo dello stato sionista, con il suo sapore biblico, tuttavia non ha alcun rapporto in termini puramente razionali con l'aspirazione di Netanyahu a una "Grande Vittoria". La realtà è che lo stato sionista ha perso la deterrenza. Essa non verrà ripristinata; lo impedisce la rabbia profonda che lo stato sionista ha suscitato nel mondo islamico con i massacri a Gaza degli ultimi sei mesi.
Tuttavia esiste una seconda ragione per cui lo stato sionista è intenzionato a violare deliberatamente il diritto e le norme umanitarie: Il giornalista sionista Yuval Abraham ha riferito in modo molto approfondito sulla rivista +972 come lo stato sionista abbia sviluppato un sistema di intelligenza artificiale chiamato Lavender per generare liste di individui da uccidere a Gaza. Non esiste quasi nessuna verifica per mano umana; solo una specie di approvazione che richiede una ventina di secondi, per assicurarsi che l'obiettivo indicato sia di sesso maschile, dato che non risulta che l'esercito della Resistenza schieri delle donne.
Il ricorso a queste liste di individui da eliminare è palesemente al di fuori di ogni legge, come riportato da varie fonti utilizzate da Abraham: la cosa può andare esente da critiche solo facendola diventare qualcosa di normale, come una iniziativa fra tante nella generale illegalità e rifacendosi di fatto a un eccezionalismo sovrano:
L'esercito sionista attacca sistematicamente gli individui presi come bersagli mentre si trovano nelle loro case -di solito di notte, quando c'è tutta la famiglia- piuttosto che nel corso delle attività militari... Sono stati utilizzati ulteriori sistemi automatizzati, tra cui uno chiamato "Dov'è papà?", pensati proprio per seguire gli individui da colpire una volta che sono entrati in casa... Tuttavia è successo che un'abitazione venisse colpita, di solito in piena notte, e che l'individuo preso di mira non ci fosse proprio.
Il risultato è che migliaia di palestinesi - la maggior parte dei quali donne, bambini o comunque persone non coinvolte nei combattimenti - sono stati spazzati via dagli attacchi aerei sionisti, soprattutto durante le prime settimane di guerra, a causa delle decisioni di un sistema di intelligenza artificiale".
"Non ci interessava uccidere gli operativi [di Hamas] quando si trovavano in un edificio militare... o erano impegnati in un'attività militare", ha detto A., un funzionario dei servizi, a +972 e Local Call. "Anzi, l'esercito sionista li ha bombardati senza esitare a casa loro, come prima opzione. È molto più facile bombardare la casa di una famiglia. Il sistema è stato ideato per cercarli in quei contesti".
"Inoltre... quando si trattava di colpire quelli che Lavender indicava come militanti di bassa truppa, l'esercito preferiva usare solo missili non guidati, comunemente noti come bombe stupide (in contrasto con le bombe di precisione, quelle "intelligenti") che possono distruggere interi edifici con i loro occupanti dentro e causare un numero significativo di vittime. Non si vogliono sprecare ordigni costosi per gente poco importante: per il paese è molto costoso e poi c'è carenza [di queste bombe]".
L'esercito ha anche stabilito, durante le prime settimane di guerra, che per ogni combattente di basso grado di Hamas indicato da Lavender era lecito uccidere fino a quindici o venti civili... nel caso in cui l'obiettivo fosse un ufficiale superiore di Hamas con il grado di comandante di battaglione o di brigata, in diversi casi l'esercito ha autorizzato l'uccisione di più di cento civili per eliminare un singolo comandante".
"Lavender -che è stato sviluppato per designare bersagli umani nella guerra in corso- ha contrassegnato come eliminabili circa trentasettemila palestinesi come sospetti militanti di Hamas; per lo più si tratta di bassi gradi (il portavoce delle forze armate sioniste ha negato l'esistenza di questa lista di individui da eliminare, in una dichiarazione a +972 e Local Call)".
Non c'è quindi motivo per stupirsi se lo stato sionista cerca di mimetizzare simili dettagli entro una serie di generalizzate e ordinarie violazioni del diritto umanitario: "Volevano permetterci di attaccare [i soldati semplici] in automatico. Questo è il Santo Graal. Una volta che si passa in modalità automatica, la designazione dei bersagli diventa incontrollabile".
Non è difficile ipotizzare cosa potrebbe stabilire la Corte Internazionale di Giustizia...
Qualcuno è convinto che a Lavender, questo zoppicante sistema di intelligenza artificiale, non verrebbe chiesto di sfornare liste di individui da eliminare se lo stato sionista decidesse di entrare in Libano? Un'altra ragione per collaudare prima a Gaza le procedure, detto per inciso.
Il punto essenziale del resconto di +972 Magazine (che cita molte fonti) è che le forze armate dello stato sionista non si sono concentrate sull'eliminazione delle Brigate Qassam di Hamas, come invece hanno sostenuto. "Mi ha molto sopreso il fatto che ci abbiano chiesto di bombardare una casa per uccidere un singolo soldato sul terreno; un bersaglio davvero di poca importanza nel contesto del combattimento", ha detto una delle fonti in merito al ricorso all'intelligenza artificiale per designare presunti militanti di bassa forza.
"Obiettivi di questo livello io li ho soprannominati 'obiettivi spazzatura'. Tuttavia, li consideravo eticamente pià ammissibili degli obiettivi che bombardavamo solo per 'deterrenza', i condomini evacuati e rasi al suolo solo così, tanto per distruggere qualcosa".
Questo resoconto chiarisce quanto siano infondate le affermazioni dello stato sionista sulla distruzione di diciannove dei ventiquattro battaglioni di Hamas: una fonte che critica Lavender a causa della sua imprecisione ne sottolinea un difetto ovvio: "Discrimina in modo vago". Come distinguere un combattente di Hamas da un qualsiasi altro civile di Gaza?
"Al suo apice, il sistema è riuscito a desginare trentasettemila individui come bersagli umani potenziali", ha detto B. "Ma i numeri cambiavano di continuo, perché dipende da come si stabiliscono i criteri per definire qualcuno come militante di Hamas. Ci sono stati momenti in cui i criteri per definire i militanti sono stati più ampi; il sistema ha iniziato a indicare di tutto, dal personale della protezione civile agli agenti di polizia; gente per cui sarebbe stato un peccato sprecare bombe".
Proprio durante la prima settimana di aprile, il ministro e componente del governo di guerra Ron Dermer è stato incaricato di recarsi a Washington per sostenere che il successo delle forze armate sioniste nel debellare diciannove battaglioni di Hamas giustificava un'incursione a Rafah, per distruggere i quattro o cinque battaglioni che lo stato sionista sostiene vi siano ancora presenti.
Ciò che è chiaro è che l'intelligenza artificiale ha rappresentato uno strumento fondamentale per lo stato sionista nella sua "vittoria" a Gaza. Lo stato sionista si accinge a vendere specchietti per le allodole profumati alla lavanda.
Al contrario i palestinesi, consapevoli di essere inferiori di numero, hanno una visione molto diversa: sono passati a un nuovo modo di pensare che dà al semplice atto di resistere un significato civile; un percorso che porta a una vittoria metafisica -e molto probabilmente anche a una sorta di vittoria militare- per il popolo palestinese; se non nel corso della loro vita, almeno in futuro. La natura asimmetrica del conflitto che lo stato sionista non è mai riuscito a comprendere sta proprio in questo.
Lo stato sionista vuole essere temuto, credendo che questo possa ripristinare il suo potenziale di deterrenza. Amira Hass scrive che, a prescindere dalla repulsione per questo governo e per i suoi componenti, "la grande maggioranza [dei cittadini dello stato sionista] crede ancora che la guerra sia la soluzione". E Mairav Zonszein, scrivendo su Foreign Policy, osserva che "il problema non è solo Netanyahu, è la società dello stato sionista".
Puntare il dito contro Netanyahu è facile, e distoglie l'attenzione dal fatto che la guerra a Gaza non è la guerra di Netanyahu, è la guerra dello stato sionista. E il problema non è solo Netanyahu, è l'elettorato dello stato sionista... Un'ampia maggioranza -l'88% dei cittadini ebrei dello stato sionista intervistati a gennaio- ritiene che lo stupefacente numero di morti palestinesi, che in quel momento erano più di venticinquemila, sia giustificato. Un'ampia maggioranza dell'opinione pubblica ebraica pensa anche che le forze armate dello stato sionista a Gaza stiano ricorrendo alla forza in modo adeguato, se non addirittura troppo scarso... Dare tutta la colpa al Primo Ministro non coglie l'essenza della questione. Non tiene conto del fatto che i cittadini dello stato sionista hanno da tempo precorso, permesso o comunque accettato il sistema di occupazione militare e di disumanizzazione dei palestinesi messo in atto da parte del loro Paese.
Né lo stato sionista né gli Stati Uniti hanno tuttavia una strategia globale per affrontare la guerra in corso. L'approccio dello stato sionista è tutto tattico: sostiene di aver ridotto Hamas ai minimi termini, di aver trasformato Gaza in un inferno umanitario e di aver preparato la scena per il "piano decisivo" che Bezalel Smotrich avrebbe ideato per i palestinesi. Ancora Amira Hass:
"Accettare uno status inferiore, emigrare ed essere cacciati sotto l'apparenza dell'adesione volontaria, o affrontare la sconfitta e la morte in guerra". Questo è il piano che si sta attuando a Gaza e in Cisgiordania, con la maggioranza dei cittadini dello stato sionista che si comporta da complice attivo ed entusiasta o che acconsente passivamente alla sua realizzazione.
Anche la visione statunitense è tattica... e molto lontana dalla realtà: prospettare la trasformazione di Gaza in uno staterello collaborazionista "sul tipo di Vichy"; immaginare che la pressione politica dei francesi in Libano costringerà Hezbollah a ritirarsi dalle terre in cui è radicato da sempre nel sud del Libano; immaginare che la Casa Bianca di Biden sia in grado di ottenere attraverso la pressione politica quello che lo stato sionista non può ottenere col ricorso alle armi.
A essere paradossale è il fatto che lo stato sionista e gli Stati Uniti hanno una loro immagine della situazione, ma sono convinti che si tratti della realtà. Anche questo va a vantaggio dell'Iran e del Fronte di Resistenza. Come dice il vecchio adagio, "non disturbare mai il tuo nemico mentre sta facendo un errore".

21 febbraio 2024

Alastair Crooke - Stato sionista: l'Asse della Resistenza ha un piano. Con i fantasiosi stratagemmi statunitensi sono assicurati fallimenti a ripetizione

 


Traduzione da Strategic Culture, 19 febbraio 2024.

  In un discorso tenuto il 13 febbraio 2024 il leader di Hezbollah Seyed Nasrallah ha dichiarato che il partito continuerà l'offensiva sul confine almeno fino a quando non cesserà il massacro a Gaza. La guerra a Gaza tuttavia è tutt'altro che finita. E Nasrallah ha avvertito che anche se si dovesse raggiungere un cessate il fuoco a Gaza, "se il nemico dovesse prendere una qualsiasi iniziativa, torneremo a operare secondo la prassi e le regole cui ci eravamo in precedenza attenuti. Scopo della resistenza è quello di imporre una deterrenza al nemico, e noi reagiremo di conseguenza".
Il Ministro della Difesa dello stato sionista Gallant ha sottolineato che, contrariamente alle aspettative della comunità internazionale, si aspetta che la guerra in Libano continui. Gallant ha dichiarato che l'esercito ha intensificato gli attacchi contro Hezbollah di un livello, su una scala da uno a dieci:
"Gli aerei dell'aeronautica militare che volano attualmente nei cieli del Libano hanno bombe più pesanti per obiettivi più lontani. Hezbollah è salito di mezzo gradino, noi di uno intero... Possiamo attaccare non solo fino a venti chilometri [dal confine], ma anche fino a cinquanta chilometri, a Beirut e in qualsiasi altro luogo".
Non è chiaro quale sia la "linea rossa" che Hezbollah dovrebbe oltrepassare perché lo stato sionista risponda in modo significativamente più intenso, fino a livelli molto più alti; i leader sionisti hanno suggerito che un attacco a un sito strategico, un attacco che porti a gravi perdite fra i civili o un sostanziale sbarramento su Haifa potrebbero costituire il punto di rottura.
Nel nord dello stato sionista sono ora schierate tre divisioni, non una come di consueto; l'esercito sionista ha più forze pronte ad agire sul confine settentrionale che a prepararsi per un'incursione a Rafah, a questo punto. È chiaro, come ha specificato il Capo di Stato Maggiore Halevy, che lo stato sionista si sta preparando alla guerra contro Hezbollah, più che per un'operazione a Rafah.
La minaccia su Rafah è un bluff per fare pressione su Hamas affinché ceda sull'accordo e sugli ostaggi?
In un modo o nell'altro, i capi politici e militari dello stato sionista sono irremovibili: le forze armate sioniste entreranno a Rafah, "prima o poi".
L'attacco sferrato da Hezbollah a Safed contro il quartier generale del comando regionale settentrionale dello stato sionista il 14 febbraio è stato di un tipo diverso dal consueto e ha provocato due morti e altre sette vittime; nello stato sionista viene considerato l'attacco più grave dall'inizio della guerra e Ben Gvir lo definisce una "dichiarazione di guerra". I successivi attacchi sionisti hanno ucciso undici persone, tra cui sei bambini, in una serie di colpi contro villaggi nel sud del Libano, come rappresaglia per il blitz di Safed; il feroce scambio di bordate continua tuttora.
L'attacco contro Safed è andato a colpire in profondità in Galilea; molto probabilmente il suo scopo era quello di segnalare che Hezbollah non ha intenzione di obbedire alle richieste occidentali di accordare allo stato sionista un cessate il fuoco che consenta ai cittadini dello stato sionista evacuati dal nord di fare ritorno alle loro case. Come ha confermato Nasrallah in un duro attacco a quei mediatori esterni (occidentali) che fanno solo i difensori dello stato sionista e non si occupano mai dei massacri a Gaza: "È più facile spostare il fiume Litani in avanti verso i confini, che respingere i combattenti di Hezbollah dai confini fin dietro il fiume Litani... Vogliono che paghiamo un prezzo senza che lo stato sionista si impegni in nulla".
Dato lo stato di cose, i residenti del nord dello stato sionista non torneranno alle loro case, ha fatto capire Naasrallah. E ha lasciato anche intendere che un numero ancora più grande di cittadini dello stato sionista rischia di dover sfollare: "Lo stato sionista deve preparare rifugi, scantinati, alberghi e scuole per ospitare due milioni di coloni che saranno evacuati dal nord della Palestina [se lo stato sionista dovesse espandere la zona di guerra]".
Nasrallah ha così indicato quello che è chiaramente il piano strategico generale dell'Asse della Resistenza. Nell'ultima settimana c'è stata una serie di incontri tra gli alti dirigenti dell'Asse in tutta la regione e Nasrallah sta parlando per conto loro: "Continueremo a combattere lo stato sionista fino a quando non scomparirà dalla carta geografica. Uno stato sionista forte è pericoloso per il Libano; uno stato sionista demoralizzato, sconfitto ed esaurito è meno pericoloso per il Libano".
"L'interesse nazionale del Libano, dei palestinesi e del mondo arabo è che lo stato sionista esca sconfitto da questa battaglia: pertanto, noi ci stiamo impegnando a sconfiggere lo stato sionista".
Detto altrimenti, l'Asse della Resistenza una propria visione sull'esito del conflitto ce l'ha. Ed è quella di uno stato sionista "demoralizzato, sconfitto ed esaurito". Quindi, di uno stato sionista che rinuncia al progetto sionista e che si è riconciliato con l'idea che gli ebrei possano vivere come ebrei tra il fiume e il mare, senza per questo godere di diritti diversi da quelli degli altri che ci vivono. Che sono i palestinesi. Sull'altro fronte esiste un piano strategico occidentale, come riporta lo Washington Post, che gli Stati Uniti e diversi paesi arabi contano di presentare entro poche settimane; è un piano a lungo termine per arrivare a una pace tra stato sionista e palestinesi, che prevede un "calendario" per la creazione di uno "stato" palestinese inizialmente demilitarizzato: "Per forza di cose prevede innanzitutto un accordo sugli ostaggi, accompagnato da un cessate il fuoco di sei settimane tra stato sionista e Hamas. Sebbene possa essere definito "cessazione delle ostilità" o "pausa umanitaria prolungata", tale cessate il fuoco segnerà la fine de facto della guerra secondo le linee e la portata con cui è stata combattuta a partire dal 7 ottobre".
Il piano affronta il tema della Gaza postbellica in termini già noti. Come afferma l'autorevole commentatore sionista Alon Pinkas: "Parallelamente all'annuncio Stati Uniti, Gran Bretagna e forse altri paesi prenderanno in considerazione -e in ultimo pubblicheranno- una dichiarazione d'intenti congiunta in cui riconoscono uno Stato palestinese provvisorio, smilitarizzato e futuro, senza delinearne o specificarne i confini".
"Tale riconoscimento non è necessariamente in contraddizione con la legittima e ragionevole richiesta dello stato sionista di sovrintendere alla sicurezza sull'area a ovest del fiume Giordano nel prossimo futuro... [costituisce] un percorso pratico, con una data tempistica e non reversibile per uno stato palestinese che viva fianco a fianco in pace con lo stato sionista... il cui riconoscimento potrebbe anche essere sottoposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come risoluzione vincolante. Una volta che i paesi arabi avranno approvato un tale inquadramento, gli Stati Uniti ritengono che né la Russia né la Cina porranno il veto... "Nel contesto della fase di "regionalizzazione", tuttavia, gli statunitensi creeranno un meccanismo di cooperazione per la sicurezza regionale. Alcuni a Washington immaginano una regione riconfigurata, con una nuova "architettura di sicurezza", come antesignana di una versione mediorientale dell'Unione Europea da sviluppare per gradi ai fini di una maggiore integrazione economica e infrastrutturale".
Insomma, eccoci un'altra volta con il Nuovo Medio Oriente!
Persino Alon Pinkas, con la sua lunga esperienza di ex diplomatico per lo stato sionista, ammette: "Vi sembra un piano troppo fantasioso? Non siete gli unici...".
Alla base dell'iniziativa esistono elementi implausibili che si è semplicemente deciso di ignorare. In primo luogo, il ministro delle Finanze dello stato sionista Smotrich ha reagito al piano arabo-statunitense qui accennato affermando che "è in atto un tentativo statunitense, britannico e arabo per fondare uno stato terrorista" a ridosso dello stato sionista. In secondo luogo, (come nota ancora Smotrich): "Vedono i sondaggi. Vedono come la maggioranza assoluta dei cittadini dello stato sionista si opponga a questa idea [di uno stato palestinese]"; in terzo luogo, circa settecentomila coloni sono stati fatti stabilire in Cisgiordania al preciso scopo di impedire la nascita di un qualsiasi stato palestinese.
Gli Stati Uniti hanno davvero intenzione di imporre tutto questo a uno stato sionista ostile? E in che modo?
Inoltre, dal punto di vista della Resistenza uno "stato" palestinese provvisorio, smilitarizzato e futuro, senza confini delineati o specificati, non è uno stato. È un bantustan puro e semplice.
La realtà è che quando uno stato palestinese poteva costituire una prospettiva concreta, almeno vent'anni or sono, la comunità internazionale ha chiuso volentieri un occhio -e lo ha fatto per decenni - sul totale e riuscito sabotaggio del progetto da parte dello stato sionista. Oggi le circostanze sono molto cambiate: lo stato sionista si è spostato molto a destra ed è in preda a una passione escatologica per espandere il territorio che controlla sull'intera "Terra di Israele".
Gli Stati Uniti e l'Europa devono incolpare solo se stessi per il vicolo cieco in cui si sono cacciati. E una posizione politica come quella delineata da Biden sta chiaramente causando danni strategici incalcolabili agli Stati Uniti e ai loro compiacenti alleati europei.
Anche per quanto riguarda il Libano è bene essere chiari: lo stato sionista pretende dal Libano ben più che un cessate il fuoco reciproco. Non c'è alcuna garanzia, anche se si dovesse raggiungere un cessate il fuoco a Gaza come parte di un accordo globale per la fine della guerra, che Nasrallah accetti di ritirare tutte le sue forze dal confine con lo stato sionista o, viceversa, che lo stato sionista onori gli impegni.
E con gli Stati Uniti che per "soluzione" al problema palestinese intendono una improbabile entità palestinese provvisoria, disarmata e del tutto impotente incastonata all'interno di uno stato sionista dotato di ogni forza armata e che esercita "il pieno dominio della sicurezza dal fiume al mare", non sarebbe sorprendente se Hezbollah scegliesse piuttosto di perseguire il piano dell'Asse che punta a un post-sionismo sconfitto ed esausto. Il commentatore sionista Zvi Bar'el scrive:
"Anche se le ipotesi statunitensi dovessero diventare un piano operativo, non è ancora chiaro quale politica adotterà lo stato sionista per il Libano. Anche allontanando Hezbollah in modo che le cittadine dello stato sionista non siano più nel raggio d'azione dei suoi missili anticarro, non si elimina la minaccia di decine di migliaia di missili a medio e lungo raggio. L'equazione di deterrenza tra stato sionista e Hezbollah continuerà a determinare la realtà lungo il confine".
[L'attuale ipotesi operativa degli Stati Uniti, presentata dall'inviato speciale dell'Amministrazione Amos Hochstein nelle sue precedenti visite in Libano, "è che un accordo sulla definizione dei confini tra stato sionista e Libano porterà al riconoscimento definitivo e completo del confine internazionale, togliendo così a Hezbollah la base formale per giustificare la sua continua lotta contro lo stato sionista per liberare i territori libanesi occupati. Allo stesso tempo, consente al governo libanese di ordinare al proprio esercito di prendere posizione lungo il confine per affermare la propria sovranità sull'intero territorio ed esigere che le forze di Hezbollah si ritirino dalle zone di confine".
Si tratta soltanto di un altro proposito velleitario e fantasioso. E contiene un vizio di fondo: il piano operativo di Hochstein non include un accordo sulle fattorie di Sheba'a, ma solo sulla Linea Blu, il confine concordato nel 2000, ma che non è riconosciuto dal Libano come confine internazionale. Se la questione delle fattorie di Sheba'a non viene risolta, Hezbollah non andrà a vincolarsi a un accordo di demarcazione limitato e che ometta quella zona.
Dopo l'attacco di Hamas allo stato sionista del 7 ottobre ogni stratagemma, ogni protocollo tirato fuori da qualche armadio ammuffito dell'Ala Ovest e a cui gli Stati Uniti si sono aggrappati è fallito. Quella che doveva essere un'operazione militare limitata e compartimentata a Gaza da parte delle forze armate sioniste si è trasformata in una tempesta di fuoco regionale. Le portaerei inviate per dissuadere altri attori dal farsi coinvolgere hanno fallito per quanto riguarda gli Houthi; le basi statunitensi in Iraq e Siria sono diventate bersagli, e gli attacchi alle basi statunitensi si susseguono nonostante i tentativi degli Stati Uniti di sferrare "colpi" di deterrenza.
È chiaro che Netanyahu sta ignorando Biden e "sfidando il mondo", come testimoniano i titoli dei giornali di questa settimana:
"Sfidando Biden, Netanyahu raddoppia la posta nei piani per combattere a Rafah" (Wall Street Journal)
"Lo stato sionista mette alle strette Rafah, Netanyahu sfida il mondo" (Washington Post)
"Gli Stati Uniti non sanzioneranno lo stato sionista per l'operazione a Rafah che non rispetta i civili" (Politico)
"L'Egitto costruisce una cinta muraria al confine mentre incombe l'offensiva sionista; le autorità stanno facendo delimitare un'area nel deserto con muri di cemento come soluzione di emergenza per un possibile afflusso di rifugiati palestinesi" (Wall Street Journal)
Netanyahu ha promesso di andare avanti e il 14 febbraio ha detto che lo stato sionista avrebbe organizzato una "massiccia" operazione contro la città di Rafah, una volta che i residenti fossero stati "evacuati". I sionisti dicono esplicitamente che la Casa Bianca non si oppone al blitz di Rafah, a condizione che ai palestinesi sia data l'opportunità di "evacuare". Verso dove non si sa; intanto l'Egitto sta costruendo un campo profughi dal proprio lato del confine, con muri di cemento tutt'attorno...
A questo punto, tutti i vari problemi degli Stati Uniti -la polarizzazione politica, l'allargamento della guerra, i finanziamenti per le operazioni militari, l'alienazione tra gli elettori arabi degli swing-state e l'affossamento della credibilità percepita di Biden- cominciano ad alimentarsi e a rafforzarsi a vicenda. Quella che era nata come una questione di politica estera -la sconfitta di Hamas da parte dello stato sionista- è diventata una grave crisi interna.
La disapprovazione diffusa negli Stati Uniti verso la condotta bellica dello stato sionista sta alimentando la crescita di importanti movimenti di protesta. Chi può davvero credere che l'ennesimo viaggio di Blinken nella regione a questo punto potrà risolvere qualcosa, si chiede Malcom Kyeyune?
È difficile dire quale sarà la situazione nella regione tra un paio di mesi. Siamo entrati in un periodo di violenti rivolgimenti e le forze che stanno distruggendo il vecchio status quo si rafforzano a cascata reciprocamente.


17 gennaio 2024

Alastair Crooke - Le reazioni viscerali fanno commettere errori di strategia. Gli USA nella palude della guerra a Gaza, nello Yemen e anche in Iraq


Traduzione da Strategic Culture, 15 gennaio 2024.

La Cina e la Russia hanno conservato una notevole calma mentre osservavano con attenzione lo spostamento delle placche tettoniche globali in risposta alle "due guerre", quella in Ucraina e quella su più fronti dello stato sionista. In realtà non c'è da sorprendersi: entrambi i paesi possono starsene a guardare Biden e i suoi che continuano a fare errori strategici, in Ucraina e nelle guerre dello stato sionista.
L'intreccio delle due guerre, ovviamente, darà forma alla nuova era. Esistono dei rischi concreti, ma per il momento Russia e Cina possono osservare da lontano questo svilupparsi di una congiuntura climatica nella politica mondiale, e possono aumentare gradualmente l'intensità del logoramento fino a rendere incandescente la situazione.
Il punto è che Biden, che è al centro della tempesta, non è un Sun-Tzu dalla mente distaccata. La sua politica è personalista e altamente viscerale: come ha scritto Noah Lanard nella sua analisi forense su Come Joe Biden è diventato il falco più falco d'AmeriKKKa, la sua stessa squadra lo dice chiaramente: La politica di Biden viene dalle sue kishkes, le sue viscere [in yiddish, n.d.t.].
Lo si può vedere nei tratti sdegnosi e scenografici con cui Biden sbeffeggia il Presidente Putin definendolo un "autocrate", e nel come parla delle vittime dell'attacco di Hamas, che sono state massacrate, violentate e prese in ostaggio, mentre "le sofferenze dei palestinesi sono lasciate nel vago - sempre che vengano menzionate". "Credo che i palestinesi non li consideri neppure", afferma Rashid Khalidi, professore di studi arabi moderni alla Columbia University.
Esiste una lunga e attendibile storia sui leader che traggono sul momento la decisione giusta dal loro inconscio, senza ponderati calcoli razionali. Nel mondo antico questa era una qualità molto apprezzata. Odisseo la possedeva; era chiamata la μῆτις. Ma questa capacità dipendeva da un temperamento spassionato e dalla capacità di vedere le cose in tutti i loro aspetti, di cogliere le due facce di una medaglia, diremmo oggi.
Ma cosa succede se, come suggerisce il professor Khalidi, le kishkes sono piene di rabbia, di livore e di istintivo parteggiare per lo stato sionista, alimentati da una visione obsoleta del clima interno dello stesso stato? "Sembra che non ammetta l'umanità degli [altri]", come ha detto un ex membro dell'esecutivo di Biden a Lanard.
Ebbene, gli errori - errori strategici - diventano inevitabili. E questi errori stanno impelagando sempre di più gli Stati Uniti, proprio come previsto dalla Resistenza. Michael Knights, studioso del think tank neo-con Washington Institute, ha osservato che
Gli Houthi sono forti dei loro successi e non saranno facili da scoraggiare. Si stanno proprio godendo il loro momento, a tenenere testa a una superpotenza che probabilmente non è in grado di dissuaderli.
Tutto ciò avviene mentre la guerra in Ucraina si sta dirigendo verso la propria scontata conclusione, sempre che non ci sia già arrivata.
Sia negli Stati Uniti che tra i loro alleati in Europa si riconosce che la Russia ha prevalso in modo schiacciante, e in tutti i campi del conflitto. Non c'è quasi nessuna possibilità di mettere rimedio a questa situazione, a prescindere dal denaro o dal rinnovato "sostegno" occidentale.
Ai militari ucraini toccano tutti i giorni gli amari frutti di questo dato di fatto. Sono arrivati a capirlo anche molti membri della classe dirigente di Kiev, ma hanno paura di parlare. Il gruppo di integralisti dietro Zelensky, tuttavia, insiste a voler portare avanti le proprie illusioni sull'organizzazione di una nuova offensiva.
Se l'Occidente si fermasse, compirebbe un atto caritatevole nei confronti dei morituri di un'altra vacua mobilitazione. L'esito, ineludibile, è quello di un accordo per porre fine al conflitto. Alle condizioni della Russia. Ma non dimentichiamo le kishkes di Biden: un simile risultato significherebbe che Putin ha vinto, e che gli allori cui Biden aspirava sono finiti in cenere. La guerra deve continuare anche se il suo unico esito fosse quello di lanciare missili a lungo raggio direttamente sulle città russe, cioè un crimine di guerra.
È ovvio dove si andrà a parare. Biden si trova in una buca che non può che diventare più profonda ancora. Non può smettere di scavare?
Alcuni negli Stati Uniti potrebbero desiderare che lo faccia, dato che le prospettive elettorali dei Democratici stanno peggiorando. Ma sembra probabile che non possa farlo, perché in quel caso a vincere sarebbe quel Putin che rappresenta la sua nemesi.
E quella nemesi ha già vinto, ovviamente.
A proposito dello stato sionista, Lanard prosegue:
... Biden ha spesso fatto risalire il suo inflessibile sostegno allo stato sionista... a "una lunga, lunga discussione" con Henry "Scoop" Jackson - un senatore notoriamente falco (una volta descritto come "più sionista dei sionisti").
Dopo essere diventato vicepresidente, Biden è rimasto fedele alla sua convinzione che fosse necessario avere "piena luce": "la pace verrà solo se ci sarà piena luce tra stato sionista e Stati Uniti". In un libro di memorie pubblicato l'anno scorso, Netanyahu ha scritto che Biden ha chiarito fin da subito la sua disponibilità a essergli di aiuto: "Non hai molti amici qui, carissimo", avrebbe detto Biden. "Io sono l'unico amico che hai. Quindi rivolgiti a me in caso di bisogno".
Nel 2010, quando Netanyahu fece infuriare Obama intraprendendo una corposa espansione degli insediamenti proprio mentre Biden era nello stato sionista, Peter Beinart riferì che mentre Biden e i suoi volevano gestire la controversia in privato, Obama e il suo entourage presero una strada completamente diversa: Il Segretario Clinton diede a Netanyahu 24 ore per rispondere, avvertendolo che "Se non vi adeguerete, la questione potrebbe avere conseguenze senza precedenti sulle relazioni bilaterali; qualcosa di mai visto prima". "Biden si mise subito in contatto con l'esterrefatto Netanayhu... Biden sconfessò del tutto il Segretario di Stato [Clinton] e diede a [Netanyahu] un segnale forte sul fatto che qualsiasi cosa si stesse progettando a Washington si trattava di un gesto avventato e [che] avrebbe potuto renderlo inoffensivo al suo ritorno".
Quando la Clinton vide la trascrizione, "capì di essere stata gettata sotto l'autobus" da Biden, disse un funzionario. Beinart ha concluso che
durante un periodo critico all'inizio dell'amministrazione Obama, quando la Casa Bianca pensava di esercitare concrete pressioni su Netanyahu per mantenere in vita la prospettiva di uno Stato palestinese, Biden ha fatto più di ogni altro funzionario di gabinetto per proteggere Netanyahu.
È chiaro che tali resoconti permettono di collocare Biden visceralmente al fianco di alcuni membri del gabinetto di guerra di Netanyahu: "Non faremo un bel niente se non proteggere lo stato sionista", ha detto Biden a dicembre durante una raccolta fondi; "niente di niente".
Un sostegno tanto inscalfibile rappresenta un sicuro contesto per i prossimi errori strategici degli Stati Uniti, come Mosca, Teheran e Pechino avranno capito.
L'ex diplomatico dello stato sionista e attuale insider di Washington Alon Pinkas ritiene che, nonostante una guerra tra stato sionista e Hezbollah sarebbe devastante per entrambe le parti, "essa sembra tuttavia inevitabile. Come mai?".
"Mentre Washington non crede possibile un simile sviluppo... lo stato sionista sembra rassegnato all'idea. Tanto che un articolo dello Washington Post cita funzionari statunitensi che "si dicono allarmati", convinti che [Netanyahu] incoraggi l'escalation come chiave per la propria sopravvivenza politica".
Ma cosa dicono a Biden le sue kishkes? Se Pinkas ritiene inevitabile un'operazione militare da parte dello stato sionista per "spostare" Hezbollah a nord del Litani, e se lo stato sionista è "rassegnato a intraprenderla", non sarebbe anche probabile -dato l'incrollabile sostegno di Biden allo staot sionista- che anche Biden sia in qualche modo rassegnato a una guerra?
Che dire della notizia riportata domenica 7 gennaio dallo Washington Post, secondo cui Biden avrebbe incaricato il suo staff di impedire una guerra totale tra stato sionista e Hezbollah? Quel resoconto -chiaramente fatto trapelare di proposito- era probabilmente inteso a chiamare in correità gli Stati Uniti, nel caso in cui fosse scoppiata una guerra nel nord del paese. Il senatore Lindsay Graham ha recapitato un messaggio ben diverso a Netanyahu durante il loro incontro di giovedì scorso, e poi anche a Mohamed Bin Salman ncontrato più tardi nella sua tenda nel deserto; proprio come nel 2010, Biden ha detto a mezza voce a Netanyahu di ignorare il messaggio di Obama sulla ineludibile necessità di uno Stato palestinese? Gli alti esponenti statunitensi non sono soliti incontrare sia il premier sionista che, successivamente, il principe ereditario, senza aver contattato il comando della Casa Bianca.
La chiave per comprendere i complessi problemi che un'azione militare in Libano comporta risiede nella necessità di vederla da una prospettiva più ampia: dal punto di vista dei neoconservatori, il confronto con Hezbollah richiama i pro e i contro di una più ampia "guerra" degli Stati Uniti contro l'Iran. Tale conflitto comporterebbe aspetti geopolitici e strategici diversi e più esplosivi, dal momento che sia la Cina che la Russia hanno stretto con l'Iran una partnership strategica.
L'inviato statunitense Hochstein si trova a Beirut questa settimana e, secondo quanto riferito, è stato incaricato di richiamare la parte libanese e quella sionista al rispetto di quanto disposto dalla risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2006, che non è mai stata attuata.
Il governo libanese ha proposto alle Nazioni Unite una road map per l'attuazione della risoluzione 1701. Il percorso prevede di chiudere un accordo su tutti i tredici punti di confine contestati, e propone di delimitare di conseguenza i confini tra Libano e stato sionista. Solo che, come sottolinea Pinkas, un tale modo di presentare la questione è del tutto fuorviante, perché la Risoluzione 1701 non riguarda una mera disputa territoriale irrisolta con il Libano. L'obiettivo principale della Risoluzione 1701 era ed è il disarmo e la smobilitazione di Hezbollah, ma nel piano del governo libanese Hezbollah non viene nemmeno menzionato. Il che pone chiari interrogativi sul suo realismo e sulle sue intenzioni.
Perché Hezbollah dovrebbe convincersi a disarmare quando Netanyahu, insieme al Ministro della Difesa Gallant, ha annunciato in una dichiarazione congiunta nel fine settimana del 7 gennaio che "la guerra non è vicina alla fine, né a Gaza né ai confini settentrionali" con il Libano?
Gallant nelle stesse circostanze ha detto a chiare lettere che lo stato sionista non tollererà che ai circa centomila suoi cittadini sfollati dalle loro case nel nord sia impossibile rientrare a causa delle minacce di Hezbollah. Se non dovesse affermarsi la soluzione diplomatica di Hochstein, che prevede che Hezbollah disarmi e si allontani dal sud del Libano, secondo quanto promesso da Gallant lo stato sionista interverrà militarmente. "La clessidra si capovolgerà presto", ha avvertito.
Forse l'aspetto più scoraggiante e minaccioso di un confronto militare tra stato sionista e Hezbollah sta nel fatto che a quanto pare è una cosa inevitabile, conclude Pinkas:
La sensazione è che si tratti di una conclusione scontata. In assenza di un accordo politico reciprocamente concordato e duraturo, e data la ragion d'essere di Hezbollah e le ambizioni regionali dell'Iran, lo scoppio di una guerra del genere potrebbe essere solo una questione di tempo.
Così non c'è da sorprendersi se al suo arrivo nello stato sionista Blinken si è imbattuto in un profondo scetticismo sulla possibilità di raggiungere un accordo con il Libano per il ritiro di Hezbollah al di là del fiume Litani, come riferisce il commentatore dello stato sionista Ben Caspit. Certo, di sollevare l'argomento con Hezbollah non se ne è parlato neppure...!
Se lo stato sionista dovesse invadere il Libano per tentare di allontanare Hezbollah dal confine, ovviamente invaderebbe uno stato sovrano membro delle Nazioni Unite. A prescindere dalle circostanze, questo gesto verrebbe immediatamente denunciato a livello internazionale come aggressione illegale.
Lo scopo di questi negoziati è allora quello di cercare di far accettare allo stato libanese un accordo svuotato, che ignori la situazione delle fattorie di Sheba pur accettando la risoluzione 1701 in linea di principio, in modo che lo stato sionista non possa essere accusato di aver invaso uno stato sovrano?
Anche in questo caso non potrebbe trattarsi di una tattica, adottata col benestare di Hezbollah, per evitare di incolpare i circoli libanesi di aver scatenato una guerra che danneggerebbe lo stato, addossando allo stato sionista la responsabilità di aver lanciato un attacco al Libano? L'iniziativa sulla risoluzione 1701 non potrebbe essere altro che una farsa, con lo sguardo rivolto alle possibili conseguenze legali? Se così fosse, in che modo potrebbe influire il messaggio che Biden potrebbe inviare per vie traverse allo stato sionista? Sappiamo che uno dei messaggi inviati dagli Stati Uniti all'Iran dice che gli Stati Uniti non vogliono una guerra con l'Iran. Tutto questo sta preparando la scena affinché Biden affermi di nuovo che il suo incrollabile sostegno per lo stato sionista è ancora intatto? Quasi certamente.
La Russia, l'Iran, la Cina e gran parte del mondo stanno osservando come gli Stati Uniti si stiano lasciando trascinare in una serie di errori strategici che si susseguono uno via l'altro, e che senza dubbio rimodelleranno l'ordine globale a loro vantaggio.