30 marzo 2023

Parte da Roma la Crociata in difesa della Tradizione

 


Alla fine di marzo 2023 l'esecutivo in carica nello stato che occupa la penisola italiana sembra particolarmente impegnato nella difesa delle cosiddette preparazioni alimentari tradizionali.
Qualche gazzetta ha ripreso con la solita solerzia anche le considerazioni di chissà quale ben vestito che intende organizzare una specie di Mossad del casatiello da sguinzagliare in giro per le mangioteche, non si sa se con licenza di uccidere o no.
L'iniziativa ha un'importanza vitale. Fra i suoi propagandisti qualcuno si è accorto con palese fastidio che esistono podcast in cui un certo Alberto Grandi -un docente universitario che dorme con la foto di Eric Hobsbawm sul comodino- confuta le operazioni di marketing che inventano tradizioni nel costruttivo intento di smerciare a dieci quello che vale (forse) uno, fermo restando che rimaniamo nel settore di beni di consumo destinati a finire nella prima latrina in capo a qualche ora al massimo.
Alberto Grandi ha scritto qualche anno fa un libretto intitolato Denominazione di Origine Inventata, in cui lo stesso argomento è affrontato riportando decine di esempi e con toni di aperto e divertito scherno.
In questa sede ci si occupa solitamente di tutt'altri argomenti, ma pensiamo che il libro possa interessare ai nostri ventidue lettori, specie a quanti conoscono Hobsbawm, non amano i ristoranti e soprattutto considerano l'esecutivo dello stato che occupa la penisola italiana come una realtà da tollerare con irridente sufficienza per il fatto puro e semplice che esiste, senza per questo evitare di sottolinearne la sostanziale demenzialità.
Con questo non si intende certo affermare che nella penisola italiana non esistano anche tradizioni autentiche e dalle comprovate origini remote. Tra queste spiccano ai nostri fini le nozze riparatrici, il matrimonio combinato e il delitto per motivi d'onore; è comprensibile che davanti a materie del genere un esecutivo capeggiato da una madre non sposata non si senta troppo a proprio agio.

21 marzo 2023

Carlo Frattini, "Alla fine dell'estate. Gli anni Ottanta della lotta armata in Italia". A Federico Bussolin, a Federico Bonriposi, alla Lega e alla "libera informazione"

 

Firenze. Nel marzo 2023 i micropolitici "occidentalisti" Federico Bussolin e Federico Bonriposi hanno puntellato il mandato continuando ad accanirsi contro il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud che dal 1989 non si fa dettare l'agenda politica da nessuno e che continua come è logico e oltremodo giusto non solo a comportarsi come meglio crede specie in materia di iniziative e di ospiti, ma anche ad adottare condotte tutt'altro che contrite in specifiche occasioni dell'anno, cominciando con il Giorno del Piagnisteo e proseguendo con il 16 marzo (qui su Archive).
Ci siamo occupati con piacere del libro di Carlo Frattini presentato mesi fa nella stessa sede proprio perché gli argomenti di cui tratta -con particolare riferimento alla formazione combattente irregolare delle Brigate Rosse- sono ottimi per suscitare reazioni scomposte nei ben vestiti e nei frequentatori di ristoranti come quelli appena nominati, e più in generale un po' in tutti i gazzettifici in funzione.
Detto altrimenti, abbiamo recuperato con piacere un arretrato, ottimo da sottoporre alla loro attenzione. Le indicazioni provenienti da certi ambienti vanno considerate come specifiche prescrizioni a comportarsi in modo opposto, puramente e semplicemente, e le recensioni librarie di iononstoconoriana.com presentano diversi esempi concreti di questa condotta.
Gli esponenti della politica "occidentalista", d'altronde, offrono praticamente ogni giorno valide occasioni per qualche risatina di scherno.
Il fatto che la madre non sposata da qualche mese Primo Ministro nello stato che occupa la penisola italiana sia sicura che anarchici e Brigate Rosse siano più o meno la stessa cosa (qui su Archive) non tradisce alcuna aspettativa.
Qualche obiezione in più la meriterebbe il fatto che un esecutivo che vorrebbe caratterizzarsi per l'assoluta intransigenza nei confronti di chiunque osi anche solo pensare che lo stato di cose presente possa essere per lo meno messo in discussione, dimentichi di presenziare al quarantacinquesimo anniversario della più eclatante delle azioni messe a segno da una delle più attive formazioni combattenti irregolari degli anni Settanta (qui su Archive).
Neanche una corona di fiori in tempo, sono stati capaci di inviare.

18 marzo 2023

Firenze. Guido Gheri (o Gheri Guido) e Radio Studio 54 sono attesi da un gramo futuro

Nello stato che occupa la penisola italiana la magistratura è esente da critiche solo quando dimostra efficienza contro piccoli spacciatori, scippatori di ultimo cabotaggio e altra umanità a basso o incerto reddito. Non sappiamo su quali redditi possa contare il signor Guido Gheri, noto a Firenze per le radiocronache senz'altro ricche di inventiva con cui intratteneva il pubblico di Radio Studio 54, ma ci auguriamo per lui che siano sostanziosi.
Il 19 marzo 2019 un giudice che dal cognome possiamo benissimo presumere non africano, non zingaro, non musulmano e probabilmente non simpatizzante né di AlQaeda né di Hamas né di Hezbollah ha deciso che le sue tirate contro le categorie di cui sopra -ma tra i bersagli di questo signore rientrava una gamma vastissima di gruppi e di individui colpevoli sostanzialmente di non piacergli- avevano ampiamente superato il normale diritto di pensare e di dire male di qualcuno.
Per cui ha pensato di mandare la gendarmeria a mettergli la sordina (qui su Archive), contrariando i due "occidentalisti" Alessandro Draghi e Jacopo Alberti -da tempo estimatori della schiettezza, della sincerità e del sano spirito critico di Radio Studio 54- e levando le ire dello zittito Guido.
Con calma il 17 marzo di quattro anni dopo un altro giudice gli ha inflitto cinque anni e sei mesi (qui su Archive) da passare in un posto dove africani, zingari e musulmani pare che abbondino. E dove si dorme piuttosto scomodi e si mangia non proprio benissimo.
Ma questo, come dire, non è che il contorno, il superabile, l'ordinario.
La parte carnosa, puntigliosamente dettagliata (qui su Archive) dalla stessa gazzetta, comprende l'interdizione perpetua dei pubblici uffici (significa che nello stato che occupa la penisola italiana diventa una sorta di individuo tollerato), la confisca degli impianti e un risarcimento di centocinquantamila euro.
Le gazzette non riportano notizie di procedimenti civili che gli auguriamo sinceramente di non dover affrontare.
Ad apprezzare l'operato di Gheri sono stati in molti, molti hanno tratto vantaggi dal suo affaccendarsi e dalla visibilità mediatica che garantiva. C'è da augurargli che questi molti mettano anche mano alla tasca, perché in caso contrario non è da escludere che Guido non debba prima o poi finire col verificare de visu le piacevolezze e gli agi delle case popolari.


15 marzo 2023

Il Corriere da Guido Scatizzi a Nicholas Vaccaro

Questo è Guido Scatizzi in una foto del 2014.
Nel 2009 a sedici anni finì sul Corriere Fiorentino perché fece rimettere un crocifisso in un'aula di scuola superiore (qui su Archive).



Questo è Nicholas Vaccaro a diciotto anni.
Nel 2023 è finito sul Corriere perché dice di fare il delatore gratis (qui su Archive).

Onomastica infelice e fisiognomica eloquente.
 Più eloquente ancora, il fatto che uno dei più importanti gazzettifici di un "paese" che non troppi anni fa andava a dire in giro di essere la quinta potenza economica mondiale presenti da un decennio all'altro un'agenda del genere.

08 marzo 2023

Dimitris Koufontinas, "L'organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre" con prefazione di Pasquale Abatangelo. A Emanuele Cocollini, a Federico Bussolin, a Barbara Nannucci, alla Lega e alla "libera informazione"


Fare il possibile per mantenere la parola data è una delle infinite cose che distinguono il comportamento della persona seria da quello del micropolitico "occidentalista".
A Firenze i micropolitici della Lega Federico Bussolin, Barbara Nannucci e -con un comunicato stampa a parte (qui su Archive)- il neanche più della Lega Emanuele Cocollini hanno trovato inammissibile (qui su Archive) che Pasquale Abatangelo presentasse un libro di cui aveva curato la prefazione al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud.
A fronte di un'iniziativa del genere abbiamo fatto quello che facciamo da molti anni: abbiamo assistito alla presentazione, abbiamo acquistato il libro e lo abbiamo recensito in modo che il maggior numero possibile di persone venga a sapere di cosa si tratta.
Psquale Abatangelo ha scritto anche una storia degli anni Settanta, e ci siamo fatti un piacere di leggere e recensire anche quella, presentata a suo tempo nello stesso centro sociale senza che nessuno trovasse da ridire.
Nel corso degli anni abbiamo fatto lo stesso per tutti i libri di Barbara Balzerani che levarono le ire di Gabriele Toccafondi, con il libro di Enrico Fenzi che indispose Valerio Vagnoli e con diversi altri volumi, tutti raggiungibili dalla sezione Libri di iononstoconoriana.com.
Le indicazioni provenienti da certi ambienti vanno considerate come specifiche prescrizioni a comportarsi in modo opposto, puramente e semplicemente.

03 marzo 2023

Pasquale Abatangelo, "Correvo pensando ad Anna. Una storia degli anni Settanta". A Federico Bussolin, a Barbara Nannucci, alla Lega e alla "libera informazione"


I lettori ricorderanno come Federico Bussolin, Barbara Nannucci, il loro "partito" e il gazzettificio cui esso si rivolge siano rimasti infastiditi (qui su Archive) da una presentazione libraria svoltasi nel febbraio 2023 in uno storico centro sociale fiorentino che ci onoriamo di frequentare con continuità da circa venticinque anni.
Motivo del fastidio, la presenza fra i relatori di Pasquale Abatangelo. 
Se certi ambienti danno indicazioni di un certo tipo le persone serie adempiono per quanto loro possibile, e con briosità primaverile, al dovere morale di comportarsi in modo direttamente opposto a quello indicato. 
Ecco dunque la recensione di Correvo pensando ad Anna. Una storia degli anni Settanta di cui Pasquale Abatangelo è autore. La copia in nostro possesso appartiene all'edizione del 2017 curata da DeaPress e presentata a suo tempo -nell'indifferenza dei ben vestiti della Lega e dei loro gazzettieri- nello stesso centro sociale di cui sopra. Attualmente il libro è disponibile presso PGreco Edizioni.  
Ci ripromettiamo di fornire ai lettori, e in tempi meno biblici di quelli che ci richiese la lettura e la recensione di tutte le opere di Barbara Balzerani affrontata con lo stesso spirito di cui sopra, anche la recensione del volume di Dimitris Koufontinas di cui Abatangelo ha curato la prefazione.

28 febbraio 2023

Alastair Crooke - La incessante guerra cosmica di Biden contro il Male russo: manicheismo e ideologia da impero liberale


Traduzione da Strategic Culture, 27 febbraio 2023.

 "Le brame di un autocrate non si possono soddisfare. Si devono contrastare. Gli autocrati capiscono solo una parola: "No". "No". "No". (Applausi). "No, non prenderete il mio Paese". "No, non prenderete la mia libertà". "No, non prenderete il mio futuro... Un dittatore che voglia ricostruire un impero non sarà mai in grado di alleviare [cancellare] l'amore del popolo per la libertà. La brutalità non potrà mai distruggere la volontà dei liberi. E l'Ucraina - l'Ucraina non sarà mai una vittoria per la Russia. Mai".(Applausi)."State con noi. Noi staremo con voi. Andiamo avanti... con la costante dedizione al nostro essere alleati non delle tenebre, ma della luce. Non dell'oppressione, ma della liberazione. Non della prigionia, ma, sì, della libertà".

Il discorso di Biden a Varsavia -completo di effetti di luce e di un fondale impressionante che ricordava il discorso alla Liberty Hall in cui cercò di ritrarre gli oppositori interni del Make AmeriKKKa Great Again come una grave minaccia per la sicurezza del paese- ricorre ancora una volta a un manicheismo radicale per raffigurare stavolta la Russia, contrappunto esterno alla relativa minaccia del MAGA statunitense, come il fondamento dell'epica battaglia tra la luce e le forze delle tenebre. L'eterna lotta indomabile che va essere combattuta all'infinito e vinta in modo schiacciante.
Ancora una volta, come nel suo discorso alla Liberty Hall, Biden non ha presentato alcun piano concreto. Qui a Varsavia, con il tempo che fa invecchiare i suoi piani per l'Ucraina e con i realisti statunitensi e i falchi cinesi che guadagnano sempre più consensi in patria, Biden ha elevato la lotta dal piano concreto a quello metafisico.
In questo modo, sta cercando di cementare il profondo ethos missionario dell'AmeriKKKa con una incessante guerra cosmica contro il Male russo. Spera di legare la classe dirigente americana alla lotta metafisica condotta per la "luce". Se Biden dovesse continuare a rimanere in carica, spera con questo sia di "definire" se stesso, sia di fare di questa lotta globale un fattore di coesione per gli ameriKKKani per il tempo venire. In poche parole, il suo inquadramento metafisico è destinato a contrastare i realisti che chiedono un cambiamento di linea politica.
Il manicheismo non è una novità: è un culto antico con radici profonde nel cristianesimo latino (e probabilmente Biden è almeno in parte d'accordo nel vedere Putin come il Demiurgo, l'anti-Dio "oscuro").
Funzionerà, quindi? In ogni caso, la contesa in atto nel mondo politico statunitense è questa. Ai livelli più alti, le élite sono più interessate al potere e al denaro che alla metafisica; il tentativo di Biden di trascendere quest'ultima e di mettere insieme un esercito "non di tenebre, ma di luce; non di oppressione, ma di liberazione; non di prigionia, ma, sì, di libertà" sarà più probabilmente considerato come un riflesso della sindrome di derangement di Biden, del suo distacco dalla realtà, in altre parole della sua eccentricità.
Se molti degli establishment che si confondono gli uni con gli altri (lo "Uniparty"[*]) vogliono questa guerra non sarà certo per virtù, ma per far arricchire il complesso industriale militare. Se queste élite si stanno allontanando dai propositi bellicisti è perché pensano che il settore abbia bisogno di tempo per rinnovarsi -e per rifornirsi- in modo da affrontare la Cina.
"Le democrazie di tutto il mondo saranno a guardia della libertà oggi, domani e per sempre... Questo è ciò che gli ameriKKKani sono e questo è ciò che gli ameriKKKani fanno", ha detto Biden.
Ma il panorama politico non è più un monopolio della squadra di Biden. Trump ha risposto: "La terza guerra mondiale non è mai stata così vicina"; e ha dato la colpa a "tutti i guerrafondai e i globalisti dell'AmeriKKKa per ultima dello Stato profondo, del Pentagono, del Dipartimento di Stato e del complesso industriale della sicurezza nazionale". L'ex presidente ha citato in particolare Victoria Nuland che, a suo dire, era "ossessionata dall'idea di spingere l'Ucraina verso la NATO".
Anche il governatore della Florida DeSantis insiste sul fatto che l'amministrazione Biden ha "effettivamente [dato a Kiev] un assegno in bianco senza un chiaro obiettivo strategico". "Non credo che sia nel nostro interesse entrare in una guerra per procura... per questioni come i confini [ucraini] o la Crimea", ha detto DeSantis.
Il senatore repubblicano Hawley una settimana fa ha tenuto un meditabondo discorso alla Heritage Foundation: "È difficile sfidare quelli dello Uniparty: sono diventati molto bravi a raccontare la loro storia preferita. Ecco perché chiunque li metta in discussione viene definito "antiameriKKKano" o "burattino di Vladimir Putin" da centinaia di voci diverse".
"Ma oggi voglio dirvi qualcos'altro. Voglio dire la verità. E la verità è che agli ameriKKKani è stata rifilata una menzogna. La nostra attuale politica estera non funziona. Sta cadendo a pezzi, e lo Uniparty si sta dando da fare meglio che può per rattopparla, staccando assegni in bianco ad altri paesi". Detto semplicemente: "siamo impegnati al di là dei nostri mezzi, presi nella morsa di un'ideologia da impero liberale".
È sufficiente questo perché qualcuno tiri fuori i denti? O per spingere qualche esponente dello Stato profondo nell'ufficio di Biden a dire piano "Ricordate cosa è successo a Nixon?" "È ora che molliate Zelensky; (che peccato che Hunter finisca in prigione...)"?
C'è tuttavia un altro aspetto del ricorso di Biden al manicheismo metafisico che comporta conseguenze reali e tangibili. Anche in questo caso, non si tratta di una novità. Piuttosto è uno di quei casi in cui riemergono vecchi demoni. Ecco il premier estone Kaja Kallas alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, a dire che "i Paesi della NATO devono prendere il controllo di Mosca e reimpostare con la forza la mentalità dei cittadini russi: l'intera popolazione russa dovrebbe essere rieducata per eliminare ogni traccia di sogni imperialistici" sostenendo che in assenza di questa riabilitazione obbligatoria "la storia si ripeterà" e l'Europa non sarà mai al sicuro.
Il Ministro della Difesa tedesco Annalena Baerbock ha mandato un analogo avvertimento a quel 90% del mondo che non si è schierato dalla parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea: "La neutralità non è un'opzione, perché in tal caso si sta dalla parte dell'aggressore... schieratevi, dalla parte della pace, dalla parte dell'Ucraina, dalla parte del diritto umanitario internazionale. Di questi tempi questo significa anche consegnare munizioni, affinché l'Ucraina possa difendersi".
Sì, accanto a questo manicheismo europeo si può scorgere l'inclinazione verso un nuovo razzismo: un antico virgulto che ha un lungo rizoma affondato nel nazionalismo radicale ucraino e altri che si avvolgono alle strutture principali dell'Unione Europea, intanto che le élite europee discutono imperterrite se la Russia non sia stata sufficientemente "pacificata" dopo la Seconda Guerra Mondiale e se sia necessaria una riabilitazione più radicale.
L'ascesa di questa classe che si considera accreditata a decidere se la cultura russa debba essere cancellata -e "rimodulata"- rappresenta una dinamica particolarmente perniciosa nella politica mondiale. Sta guadagnando peso sia negli Stati Uniti che in Europa, man mano che la guerra culturale si diffonde nella geopolitica. Questo senso di superiorità e di impunità, di per sé, provoca un aumento delle tensioni e del rischio di guerra. A Wolfgang Streeck, direttore emerito dell'Istituto Max Planck per lo studio delle società con sede in Germania a Colonia, è stato chiesto il significato di Zeitenwende ("punto di svolta") secondo il cancelliere Scholtz. Ha risposto:
Il discorso sulla Zeitenwende è stato una risposta all'intensificarsi delle pressioni... affinché la Germania si allinei alla politica estera degli Stati Uniti e, in particolare, a quella dell'amministrazione Biden. Ciò che è chiaro è che la Zeitenwende di Scholz comporta la promessa -soprattutto agli Stati Uniti- che la Germania d'ora in poi a differenza di quanto fatto in passato agirà in linea con una visione del mondo che contempla una separazione tra l'Occidente e un Impero del Male, o meglio diversi imperi del male, dalla Russia alla Cina all'Iran...". (Nota bene: si tratta di un Leo Strauss allo stato puro, che riprende l'esplicito manicheismo tedesco di Carl Schmitt).
Streeck prosegue:
Tra [Germania e Stati Uniti] e i vari imperi del male la pace è possibile solo temporaneamente e a intermittenza, e solo finché siamo noi a godere della superiorità militare. In linea di principio, noi e loro siamo sempre gli uni contro gli altri. Una vera pace richiede una sovversione delle istituzioni che renda un impero malvagio parte del nostro impero virtuoso, come risultato della sua conversione ai nostri valori. È legittimo usare tutti i mezzi politici, economici e militari per ottenere una simile conversione.
Dopo la Zeitenwende, le guerre saranno sempre dietro l'angolo e dobbiamo essere pronti ad affrontarle. Dovrebbe essere di aiuto il fatto che la politica estera "guidata dai valori" o "femminista" (Baerbock) di un impero virtuoso combatte solo guerre giuste, poiché le guerre contro il Male non possono essere ingiuste. La sottostante visione del mondo non è di tipo social-darwinista, in cui la storia è una battaglia per la "sopravvivenza del più adatto", ma manichea: la storia è una lotta incessante tra il Bene e il Male, in cui le forze della virtù devono fare del loro meglio per prevalere su quelle del male. Prima che abbiano vinto, non ci può essere una vera pace, ma solo cessate il fuoco per motivi tattici. Per una vera pace noi, le forze della virtù, dobbiamo prepararci alla guerra.
Esiste una versione forte e una debole della retorica della Zeitenwende. La versione forte implica che il mondo sia sempre stato così: ontologicamente manicheo. Coloro che in passato hanno avuto una visione diversa sono stati o sciocchi deboli di mente, o codardi che si sono lasciati ingannare dalla propaganda nemica, o traditori. Questo coincide essenzialmente con la visione del mondo dell'ala Clinton del Partito Democratico negli Stati Uniti.
La versione debole, quella che Scholtz ovviamente preferisce, è che di recente il mondo sia cambiato: mentre in passato permetteva la coesistenza pacifica tra regimi e paesi con interessi o "identità" diverse -così che vivere in pace poteva essere preferito a vincere in guerra - ora il nemico è diventato così malvagio che non esiste alternativa morale alla sua sconfitta, costi quel che costi. Oggi il messianismo americano sembra essere migrato in Europa. Allo stesso tempo, Bob Dylan ha ragione: i tempi continuano a cambiare. Quanto a lungo il governo tedesco possa rimanere asservito agli Stati Uniti come ha promesso di fare è una questione aperta, considerando i rischi che derivano dalla vicinanza territoriale della Germania al campo di battaglia ucraino; un rischio che gli Stati Uniti non si trovano a dover condividere. Anche la Francia sta esercitando pressioni affinché la Germania diventi più europea e meno transatlantica, e questo potrebbe, col tempo, avere un suo impatto. Inoltre è probabile che gli Stati Uniti a un certo punto cerchino di "europeizzare" la guerra e di ritirarsi, come hanno cercato di "vietnamizzare" la guerra in Vietnam negli anni '70, sperando che la Germania post-Zeitenwende possa assumersi l'onere di essere il principale sostenitore della loro guerra per procura.
Per quanto riguarda l'Europa, gli Stati Uniti potrebbero non opporsi al fatto che la Germania, la Polonia e altri paesi continuino ad aiutare il governo ucraino a perseguire il suo sogno di vittoria finale sulla Russia, a proprio costo e a proprio rischio. Se consideriamo che la Germania e l'Unione Europea hanno nominato Zelensky e Biden giudici della loro linea politica e con il fatto che ogni seria discussione sugli obiettivi della guerra -ovvero i termini di un accordo- è di fatto preclusa, questa prospettiva è piuttosto spaventosa.
Se l'analisi di Streeck è corretta, l'ideologia in salsa Biden che ora attanaglia le alte sfere europee suggerisce che la conversione dell'Unione Europea alla Zeitenwende rende quasi impossibile qualsiasi relazione futura con la Russia. La convinzione di questa classe di incarnare il futuro del mondo e di essere dalla "parte giusta della storia" mentre gli "altri" (la Russia e gli "autocrati") ne rappresentano solo il lato oscuro, preclude di fatto ogni mediazione. La mediazione con il Male è una tautologia.
La realtà è che l'Unione Europea è impaniata nel tentativo di imporre una "rivoluzione culturale" nel senso che l'ampio ottemperare dei cittadini alle sue norme e alle sue "emergenze" culturali non è sufficiente. Piuttosto, sono i suoi processi di pensiero a dover essere pienamente riflessi nei modi di pensare dei cittadini, in modo che gli atti e i pensieri di ogni cittadino riflettano il "giusto pensiero" dell'Unione Europea. Lo vediamo con la ragazza manifesto del partito della guerra Annalena Baerbock che fa la predica ai paesi non allineati sul fatto che non c'è spazio per la neutralità quando si tratta dell'Ucraina: "O siete con noi o contro di noi; e se siete con noi, allora date munizioni agli Stati Uniti!".
Ebbene, la rivoluzione culturale sta già invertendo il proprio corso. Oggi gli stati che hanno sviluppato una civiltà propria (Russia, Cina, Iran, ecc. e link) pensano che il futuro sia in mano loro e considerano i globalisti stregoni e le loro strutture economiche finanziarizzate come cose che appartengono al passato. Questa inversione è sempre più evidente nella guerra popolare negli Stati Uniti, ma non in Europa.
Ma l'Unione Europea può cambiare in qualche modo, visto che tutti i ponti con cui potrebbe ricollegarsi al futuro sono stati bruciati da tempo? In sostanza, l'Unione Europea è un rullo compressore "offensivo" che si muove sempre più verso il "più Europa".
In ultima analisi, l'UE cambierà a seguito di uno scontro di interessi, di fazioni e forse di una o due implosioni politiche, ma soprattutto a causa degli eventi sul campo in Ucraina a fronte del procedere dell'offensiva russa.
La realtà è stata finora esorcizzata dalla "bolla" della classe che ha in mano le credenziali. Non è chiaro come quest'ultima reagirà al fatto di veder scoppiare il proprio palloncino. Si notano già segni di isteria incipiente. Ma il punto fondamentale è questo: Quando gli Stati Uniti inizieranno a cambiare atteggiamento sull'impegno in Ucraina e cercheranno di europeizzare la guerra, la classe politica non si farà vedere quando ci sarà da combattere sul serio. La classe politica scoprirà presto che nonostante il suo linguaggio infarcito di riferimenti alla lotta per la luce, il numero di europei disposti a morire perché Sebastopoli diventi ucraina sarà davvero esiguo. Baerbock si troverà sola, poiché il resto del mondo si è già spostato verso la Russia (vedi qui) ignorando le sue provocazioni.



[*] Termine del conservatorismo statunitense che indica un miscuglio di Stato profondo ed establishment globalizzato che controllerebbe ogni aspetto della politica e della società.