16 gennaio 2015

Cristian Rustignoli e Il trasloco di Vera Aurora Lorenzin



In questa foto, scattata in una Casa del Popolo alla periferia di Firenze nel gennaio 2015, ci sono molte cose interessanti.
Gli angeli, amici celesti, esistono.
Lo giura Vera Aurora Lorenzin, che è una Angel Symbol Pratictioner certified by Ingrid Auer.
Non sappiamo quale sia il suo numero di iscrizione all'albo. In ogni caso, sul Libro dei Ceffi c'è una schedatura che la indica anche come euritmista terapeutica.
L'interazione tra realtà e virtuale a volte ha esiti incredibili. Neanche all'Università per Barbieri di Springfield sono così professionali.
Chi avesse dei dubbi può sempre rivolgersi alla Ditta Rustignoli Cristian - Trasporti e Traslochi - Prezzi Modici. Ci piace immaginare il signor Rustignoli ed i suoi dipendenti come più attenti all'efficienza e alla concretezza, animati da un atteggiamento pragmatico non disgiunto da una certa rusticità di modi.
Ci sono anche i numeri di telefono, nel caso qualcuno volesse sapere quanto costa traslocare da qualche altra parte Vera Aurora Lorenzin.

15 gennaio 2015

Intervista del Literární noviny (Repubblica Ceca) a Bashar al Assad, Presidente della Repubblica Araba di Siria


Damasco, piazza degli Omayyadi. Propaganda governativa nella primavera 2014.

In "Occidente" è in atto da quasi quattro anni una campagna mediatica contro Bashar al Assad, inizialmente intensissima.
La "libera informazione" lo ha stigmatizzato in ogni sede, sbugiardato con ogni mezzo, deriso ad ogni capoverso e demonizzato con sistemi ed argomenti platealmente demenziali, dopo aver statuito senza lo straccio di una prova che aveva le ore contate e che non gli si prospettava a breve fine diversa da quella di Gheddafi.
La quale a sua volta ha insegnato a tutti coloro che avevano bisogno di impararlo cosa succede a chi si fida degli "occidentali" e della loro amicizia.
La situazione sul campo si è sviluppata in una direzione che era abbastanza prevedibile per chi avesse anche una sommaria cognizione di causa. Il rinvio sine die dello spaventoso destino che le gazzette gli prospettavano ha fatto sì che anche per Bashar al Assad la "libera informazione" mostrasse un'altra volta come usa comportarsi con le questioni scomode o spinose, e soprattutto con quelle capaci di dar fuoco alla coda di paglia di qualcuno: ignorandole. Cancellandole dal palinsesto. Cacciandole dalle prime e dalle seconde e dalle terze e dalle ennesime pagine.
Non sappiamo per quale soprassalto residuale di obiettività quelli del ceco Literární noviny abbiano deciso di intervistarlo; la traduzione, verosimilmente condotta sul testo inglese pubblicato dall'agenzia di stampa della Repubblica Araba di Siria, è stata pubblicata su Palaestina Felix.  

Traduzione (probabilmente da  Sana.sy) a cura di Suleiman Kahani.


Literarni Noviny: Signor Presidente, vorrei cominciare dal principio. Meno di dieci anni fa la Siria stava cercando di costruire relazioni positive con l'Occidente, lei si era incaricato di implementare riforme economiche consigliate dalla Banca Mondiale e John Kerry, fino al 2010, la chiamava 'Mio Caro Amico' e in qualche modo, improvvisamente, tutto questo é cambiato e lei é diventato un dittatore e una figura 'hitleresca' e così via. Qual'é la sua opinione in merito? Come si spiega questo cambiamento?
Bashar al-Assad: In effetti, io non sono affatto cambiato, né sono cambiate le nostre politiche, o i valori o i principi che le ispirano e le informano. Il problema sta nell'Occidente e non è un problema nuovo o sconosciuto. E' collegato all'indipendenza del nostro paese. Ed é lo stesso problema che l'Occidente ha con molti altri paesi, di cui la Siria non è che uno. Durante il periodo che lei ha correttamente citato, diciamo tra il 2008 e il 2010, le relazioni erano buone però non si basavano sul rispetto reciproco.
Per esempio la Francia avrebbe voluto che la Siria svolgesse un ruolo filo-occidentale nei confronti dell'Iran per la questione nucleare. E ci veniva chiesto non di prendere parte alle trattative, come avremmo potuto anche fare, ma, in qualche modo, di persuadere l'Iran a prendere passi lesivi dei suoi interessi. Ci rifiutammo di farlo. (Gli Occidentali) Volevano che prendessimo posizione contro la Resistenza nella regione, come 'precondizione' di un impegno di Tel Aviv a cessare o diminuire le sue aggressioni contro i Palestinesi e contro gli Stati circonvicini. Ci rifiutammo di nuovo. Avrebbero voluto farci firmare un Memorandum di Euro-Associazione che avrebbe leso gravemente la nostra economia trasformandoci in uno sbocco per i prodotti europei senza nessuna contropartita di valore. Ci rifiutammo, ovviamente, di farlo, per proteggere gli interessi dei nostri cittadini.
Questi sono solamente alcuni esempi di questa relazione, ma sono certamente tra i motivi che hanno portato al cambiamento di atteggiamento che lei menzionava. La stessa cosa é successa, se ci pensa, tra Occidente e Russia. A metà anni '90 la Russia era considerata uno Stato amico dell'Occidente, ora, improvvisamente, sembra tornato l'Impero del Male; l'Occidente non perde occasione di demonizzare il Presidente Putin con la stessa propaganda che usa contro la Siria e la mia persona. Perciò il problema ha ache fare con l'indipendenza dei nostri paesi. L'Occidente non vuole partner paritari, vuole vassalli e clienti. Questo é il fulcro della questione che abbiamo in ballo con l'Occidente. Non ha niente a che fare con la Democrazia, la Libertà, il sostegno popolare o che altro. Guardi cosa é accaduto alla Libia e guardi come il terrore e le uccisioni continuano in Siria con la benedizione dell'Occidente.
LN: Ma in quei giorni, l'inizio della cosiddetta "Guerra al Terrore" non vide forse la Siria aiutare la CIA col suo programma di rapimenti illegali, interrogatori e anche torture? Perché deste il vostro appoggio?
BA: Vuol dire prima della crisi?
LN; Certo.
BA: Noi abbiamo dovuto confrontarci e lottare contro l'estremismo religioso e il terrorismo per quasi cinque decadi; attentati e attacchi di estremisti religiosi iniziarono in Siria negli anni '70. Allora chiedemmo la cooperazione internazionale per fronteggiare quel fenomeno. Nessuno rispose. In occidente non erano interessati al problema. Questo spiega perché siamo sempre stati interessati ad aiutare qualunque paese che volesse fare uno sforzo condiviso per la lotta al terrorismo e per quella stessa ragione, quando finalmente ce lo chiesero, aiutammo gli Americani, sperando che il loro sforzo fosse sincero, ma lo faremmo anche ora con altri paesi, non cambieremo mai il nostro atteggiamento che sarà sempre di opposizione a ogni tipo di terrorismo. Il problema con l'Occidente é che non capisce la natura del fenomeno e di conseguenza sbaglia come affrontarlo. Pensano che combattere il terrorismo sia una specie di videogioco in cui vince chi elimina più nemici; gli sfugge totalmente che la parte più importante della lotta al terrorismo passa per la Cultura, l'Economia, il Sociale e altri campi ancora.
LN: A questo proposito, come commenta i recenti fatti francesi?
BA: Quando si parla di terrorismo si parla di uccisioni, di vittime civili e a prescindere dalle posizioni politiche, dalle simpatie, dalle antipatie, le vittime meritano rispetto, noi condanniamo il terrore che ha colpito la Francia come condanniamo ogni strage di innocenti ovunque avvenga nel mondo, questi sono i nostri principii.
Siamo uno dei Paesi con la migliore comprensione di questo fenomeno perché purtroppo ne abbiamo sofferto a lungo e intensamente, soprattutto negli ultimi quattro anni e abbiamo perso migliaia e migliaia di vite innocenti. Per questo simpatizziamo con i parenti delle vittime e con tutti i loro concittadini. Allo stesso tempo, però, vogliamo ricordare a molta gente in Occidente che più di una volta abbiamo lanciato avvertimenti e moniti riguardo questo genere di ripercussioni, fin dall'inizio degli attacchi contro il nostro paese. Abbiamo detto: non dovreste sostenere terroristi contro di noi fornendo loro appoggi materiali o anche solo morali, perché prima o poi questo fenomeno che scatenate contro di noi potrebbe volgersi contro voi stessi.
Non ci hanno ascoltato. I politici occidentali sono terribilmente miopi e terribilmente ostinati su queste cose. Quel che é accaduto in Francia ha dimostrato nei fatti, al prezzo di molte vite, che quel che dicevamo era vero. Allo stesso tempo questo incidente mette sotto accusa le leadership politiche europee, perché sono responsabili di quel che é accaduto a noi per quattro anni e per quel che é accaduto in Francia in questi giorni, e, forse anche di altro che é accaduto in Europa in occasioni precedenti.
LN: Secondo lei qual'é la via migliore per battere il terrore?
BA: Tralasciando situazioni ideali e concentrandoci sul presente, noi dobbiamo combattere il terrorismo tatticamente sul terreno per proteggere la popolazione, ma da un punto di vista più generale una serie di buone politiche può essere un'arma antiterrorismo più efficace di un Esercito: il terrorismo prospera sull'ignoranza, l'istruzione e la cultura ne sono l'antitesi, molti si rivolgono alla violenza per sfuggire alla miseria, un'economia pensata per contrastare la povertà e l'emarginazione può contrastare quel fenomeno, poi, ovviamente, lo scambio di informazioni e la cooperazione delle agenzie d'intelligence é sempre efficace ed auspicabile.
Il problema non si può risolvere, come si é visto, coi metodi impiegati dall'Occidente in Afghanistan dal 2001 in poi. Un gruppo di parlamentari Usa visitò Damasco all'epoca e ci trovammo a parlare dell'occupazione di quel paese; loro dissero molto apertamente che "Era la vendetta americana per gli attacchi dell'11 settembre", io gli dissi che non avrebbero dovuto farlo, perché era stato come aggredire una massa tumorale col bisturi, col rischio di mandarla in metastasi e causarne la diffusione in tutto il corpo. Per questo, lo ribadisco, un mix di buone politiche e di contrasto mirato ai gruppi violenti é necessario, ma pretendere di affrontare il terrore solo con le armi in pugno é deleterio.
LN: E ha ripetuto la stessa cosa anche ai politici europei?
BA: Certo, ma come si é visto, senza che mi abbiano ascoltato.
LN: Sente che le politiche dell'UE o quelle dei suoi Stati membri siano cambiate in qualche maniera nell'ultimo anno?
BA: C'é un timidissimo, lentissimo cambiamento, ma ancora non vogliono ammettere la profondità e la radicalità dei loro errori. Non se la sentono perché sanno quanto siano andati fuori strada: hanno demonizzato me, il mio Governo, il mio Esercito, il mio Paese...quindi con che faccia possono fare 'dietro front' dopo tre anni di questa tiritera? Possono forse dire: "Bé dopo tutto forse ci eravamo sbagliati". Ne dubito. Per cui coniano queste buffe formule secondo le quali in Siria esiste un grave pericolo di terrorismo, però sarebbe colpa mia. Non riconoscono i loro sbagli. Quindi sì, ci sono stati cambiamenti, abbiamo ricevuto contatti da vari dignitari europei, contatti che sono rimasti confidenziali, per cui non dirò nomi o nazionalità delle parti coinvolte. Privatamente, questi dignitari hanno apertamente riconosciuto gli errori fatti dall'Europa e hanno chiarito che l'Europa vorrebbe ripararli. A noi questo andrebbe benissimo perché vede, nella politica internazionale non ci deve esser posto per risentimenti, antipatie, odii, esistono solo gli interessi e le necessità e un buon rapporto con l'Europa per noi é una necessità ed é nel nostro interesse. Però non credo che i cambiamenti saranno rapidi, dobbiamo ancora vedere uno sforzo serio e profondo di un paese europeo in tal senso.
LN: Ha qualche opinione particolare riguardo la politica ceca nei confronti della Siria?
BA: Guardando all'UE in generale, abbiamo notato come i suoi Stati membri non abbiano condiviso tutti la stessa posizione nel corso della crisi. La Repubblica Ceca e la Romania hanno mantenuto le relazioni diplomatiche con noi per tutto il corso degli eventi e questo é importante e lo abbiamo apprezzato; d'altra parte non vuol dire che ci abbiano sostenuto, difeso o abbiano condiviso con noi alcun genere di solidarietà, però finché le relazioni sono aperte é possibile seguire con chiarezza una situazione e formarsene un'idea precisa. Quind direi che, pur non avendo buonissime relazioni con noi, quantomeno i politici cechi sono riusciti a mantenere con più precisione il 'polso' della situazione siriana, formandosene un'idea molto più accurata, obiettiva di quei paesi che chiusero le loro rappresentanze diplomatiche.
LN: Lei ha parlato della demonizzazione della Siria e della sua persona. Vorrei che mi spiegasse le sue convinzioni al riguardo. Ad esempio, c'é ancora quest'idea che la crisi continui a causa della sua 'ostinazione' a non lasciare il potere, che cosa ha da dire in merito?
BA: Nessun Presidente potrebbe rimanere al suo posto, in circostanze simili, senza un forte, profondo sostegno popolare, particolarmente se si subisce l'attacco coordinato di Stati Uniti, la maggioranza dell'UE, degli Emirati del Golfo, della Turchia, della Giordania e di certi gruppi e partiti libanesi. Solo gli stati petroliferi hanno speso letteralmente miliardi di dollari contro la Siria. Come potrei rimanere al mio posto senza il sostegno dell'opinione pubblica? Nemmeno un superuomo riuscirebbe in questo e in Siria non abbiamo superuomini al potere ma solo un uomo. Questo dimostra che io godo del sostegno popolare, e il popolo non mi sosterrebbe se pensasse che la mia presenza in quest'ufficio fosse la causa dell'attacco terroristico. Non avrebbe alcun senso.
Anzi, i Siriani sostengono il loro Presidente precisamente perché hanno un'idea chiara di quanto é successo nel paese dal 2011 in avanti, con il finanziamento da parte del Qatar di dimostrazioni speciose e di torrenti di propaganda volti a creare l'idea che in Siria stesse avvenendo una rivolta; a questo poi si é aggiunto il finanziamento saudita di centinaia e centinaia di cellule e gruppi terroristi. In seguito si unirono la Turchia, col suo sostegno logistico e il suo lungo e accidentato confine col nostro territorio, poi il Governo giordano e certi gruppi e partiti libanesi. Questa é la realtà, questo é quel che é successo e che sta accadendo. Non c'entra nulla il Presidente o la sua presunta ostinazione: possiamo forse dire che l'attacco agli Usa dell'11 settembre é avvenuto per colpa di Bush e che se lui avesse abbandonato la sua carica esso non si sarebbe verificato? Sarebbe una pretesa irrealistica e illogica. Loro lo sanno benissimo, ma insistono su questa linea per le ragioni che ho esposto sopra. Non vogliono, non possono ammettere i loro errori, non vogliono accettare di aver tragicamente equivocato la situazione siriana pensando che fosse simile a quella egiziana, tunisina, libica. Di avere ascoltato i consigli che venivano da parti come il Qatar, come l'Arabia Saudita, facendosi ingannare. Questo spiega quanto é successo alla Siria, non il fatto che il Presidente si dimetta o meno.
LN: Un'altra accusa molto popolare che le viene rivolta, anche in Repubblica Ceca, é quella che la vede come un assassino di massa del suo stesso popolo. Che ne pensa?
BA: Accusa diversa, ma stessa risposta. Come potrei uccidere il mio popolo, e quindi guadagnarmi il suo odio e il suo risentimento, e comunque rimanere al potere, visto che ho già mezzo mondo contro? Quale forza fantastica mi terrebbe al mio posto? E' la stess risposta di prima, le ho detto. Questo scenario, se lo si analizza, si rivela completamente irrealistico. Noi stiamo difendendo il nostro popolo da aggressori esterni. Il sostegno popolare verso la mia carica e la mia persona é forte perché i cittadini si sentono difesi da me e dal mio Governo. Nessun Presiente riuscirebbe a uccidere il suo popolo, combattere i terroristi, combattere tanti paesi stranieri coalizzati contro di lui e restare al potere.
LN: Un'accusa più recente sarebbe quella che lei sia in realtà 'socio' dell'ISIS visto che l'Esercito Siriano non combatterebbe l'ISIS o almeno non quanto altre organizzazioni.
BA: Quindi mi faccia capire, io sarei 'socio' dell'ISIS che però continua ad attaccare e minacciare le nostre posizioni, uccidere i nostri soldati, occupare nostro territorio, e cosa ci guadagnerei? Di nuovo, queste sono palesi contraddizioni e ne cito un'altra: in Occidente si dice che staremmo beneficiando degli attacchi aerei americani. Qualcuno l'ha detto...ma allora, come potremmo beneficiare contemporaneamente da un 'accordo' con l'ISIS e dai bombardamenti Usa? A dispetto di queste sciocchezze, lo ripeto ancora, stiamo combattendo terroristi di ogni sorta, ISIS, Al-Nusra e altri ancora. Non esiste una singola ragione valida per sostenere l'esistenza di 'accordi' tra noi e questi gruppi, non una.
LN: A proposito dell'ISIS, sembra, almeno così pare dall'Europa, che l'Islam radicale stia crescendo nella regione e che si diffonderà sempre più. Lo pensa anche lei oppure crede che sia una specie, diciamo, di 'fase' che prima o poi perderà slancio e si indebolirà, magari tra dieci anni, qualcosa del genere?
BA: L'Islam radicale dalla nostra prospettiva di musulmani moderati, non é affatto Islam. Non esiste spazio per un simile estremismo nell'Islam, come non esiste nella Cristianità o anche nel Giudaismo. Tutte le religioni sono moderate; quando si incontra un estremismo che diventa omicida, a quel punto la religione non esiste più. Se proprio volessimo usare il suo termine 'Islam radicale', però, possiamo dire che sì, in effetti questa deviazione della religione islamica sta prendendo piede visto che é stata propagandata per decenni coi denari sauditi che hanno riempito di predicatori wahabiti moschee e centri di preghiera, scuole, canali televisivi, quindi, fino a che ci saranno finanziamenti per queste cose la crescita di questo errore, di questa eresia continuerà e non solo nella regione mediorientale ma anche in Europa. Quel che é accaduto in Francia é un forte indizio di ciò. Intendo che questi atti di terrore non sono sorti dal vuoto cosmico, ma dall'ideologia estremista, settaria, medievale che ha tanto successo in Arabia Saudita. Non c'é ragione di pensare che l'estremismo diminuirà se non si prenderanno misure per fermare il flusso di finanziamenti che lo alimenta e che produce persone capaci di questi atti.
LN: L'altr'anno lei ha detto che le battaglie più importanti della guerra siriana stavano per finire e che presto sarebbe iniziata la ricostruzione del paese. Quell'affermazione é ancora valida?
BA: In effetti, quando qualunque paese viene colpito da una guerra, l'area economica più importante diventa la ricostruzione del paese stesso. Questo sarà il punto principale della nostra economia e abbiamo già iniziato i piani per il processo ricostruttivo. Non bisognerà intervenire solo materialmente, sulle infrastrutture danneggiate o distrutte, ma bisognerà anche ricostruire cuori, animi, persone. Ma ora limitiamoci a parlare di cose materiali.
LN: Le chiedo della ricostruzione perché ora come ora molti paesi sostengono la guerra contro la Siria ma, una volta che la ricostruzione sarà iniziata, potrebbero voler prendervi parte per guadagnare dalla ricostruzione delle stesse cose che hanno distrutto prima. Nei piani per la ricostruzione quali partner stranieri sono contemplati?
BA: Abbiamo dei piani, alcuni dei quali in verità sono già iniziati e sono in corso in quelle aree bonificate dai terroristi e riconciliate. I piani sono a lungo termine e più impegnativi laddove i terroristi hanno causato danni più vasti e profondi. Per quanto riguarda i partner stranieri saremo selettivi, proprio per evitare la situazione da lei figurata. Non credo proprio che i Siriani accetterebbero di vedere compagnie di paesi ostili al lavoro in Siria. Giacché lei é Ceco, posso dire certamente che la Repubblica Ceca verrà considerata come possibile partner per la ricostruzione certamente molto prima di altri paesi europei visto che ha resistito alle pressioni esercitate dagli altri Stati affinché troncasse le relazioni diplomatiche con noi e che ci sarà sempre un porta aperta per ulteriori collaborazioni economiche anche dopo la fine della ricostruzione.
LN: Questa é una prospettiva allettante, ma può esserci una riconciliazione in Siria dopo quattro anni di guerra? Io penso che sarà un processo molto difficoltoso cercare di superare le ostilità che sono cresciute in questo periodo; può parlarci degli sforzi che state facendo in questo senso?
BA: Per fortuna posso dirle che una serie di sforzi in tal senso hanno già avuto successo in molte aree e non invento nulla a riguardo, né mi avventuro in sogni e speranze. Questo é già successo nei fatti. Inizialmente la questione che ci si é posta sembrava ardua come lei l'ha dipinta. Riusciremo? Potrà la gente dimenticare tanto sangue e ostilità? Non é stato facile, specie all'inizio, alcuni gruppi, più estremisti, hanno rifiutato ogni approccio, come hanno fatto Al-Nusra e l'ISIS. Ma altrove la percentuale di successo é stata soverchiante e i gruppi che erano ansiosi di venire a patti hanno allontanato, isolato, scacciato quelli 'irriducibili'. Oggi, in molte zone della Siria, persone che avevano preso le armi su fronti opposti le hanno deposte e hanno iniziato a ricostruire le loro vite.
Molte aree hanno accolto positivamente gli sforzi di riconciliazione dal momento che più la guerra andava avanti e più diventava evidente anche a cittadini siriani che avevano preso le armi contro il Governo che stavano venendo usati come strumenti e che il denaro che gli arrivava dal Qatar e dall'Arabia Saudita o dal regime di Erdogan non faceva altro che aumentare la sofferenza e il dolore del loro paese, e quindi hanno dato un taglio ai loro errori e hanno svoltato nella giusta direzione. La mia risposta é che abbiamo capito come procedere in questa direzione con sempre maggior successo e più che mai siamo disposti ad accogliere nel processo di riconciliazione ogni Siriano che sia disposto a collaborare.
LN: Una certa riconciliazione potrebbe avvenire quando, a fine gennaio, a Mosca il suo Governo invierà una delegazione per discutere con alcuni rappresentanti dell'opposizione. Si aspetta risultati concreti? Cosa pensa di questa iniziativa russa?
BA: Io penso che la posizione russa sia quella di sostenere la lotta antiterrorismo siriana, il che é molto importante e, allo stesso tempo, sia sempre aperta a una via d'uscita politica. La nostra posizione é simile; non vogliamo perdere nemmeno un'occasione di trovare accordi e per questo parteciperemo all'incontro a Mosca, se avremo successo, sarà una buona, una ottima cosa, ma se così non fosse, non perderemo niente. Non andiamo in Russia per aprire un dialogo ma per ascoltare queste personalità e discutere le basi di un possibile dialogo: queste basi saranno il contenimento delle organizzazioni terroristiche, il sostegno all'Esercito, la lotta all'estremismo e altri simili argomenti. Io mi aspetto che questo incontro sia soprattutto e prima di tutto realistico.
Quando si parla di 'opposizione' noi non intendiamo solo qualcuno che si oppone a qualcosa; opposizione in senso politico sarebbe un partito o un'entità che ha rappresentanti in un'amministrazione locale o in un Parlamento che può influenzare la gente agendo in quelli che percepisce come i suoi migliori interessi, non negli interessi di Stati stranieri. Credo a questo come a un concetto universale. Ora, in questo gruppo di cui parliamo ci sono personalità molto differenti, alcune a loro modo patriottiche, altre non hanno alcuna influenza e non rappresentano alcuno all'infuori di sé stessi, e altri ancora non sono che marionette saudite, qatariote, francesi, turche o americane e quindi non le consideriamo nemmeno. Ci sono poi altre personalità che rappresentano ideologie estremiste.
Quindi é troppo presto, ora, per giudicare il potenziale di riuscita o fallimento di questo passo, comunque, sosteniamo l'iniziativa russa e crediamo di doverla perseguire fino in fondo, quantomeno per ascoltare la controparte. Se dirà qualcosa di utile e di interessante per il popolo siriano, per il paese, ci sarà un percorso condiviso, altrimenti no.
LN: Secondo rapporti dei media, i Russi stanno coordinando questo processo con gli Usa; vuol dire che le superpotenze possono provare a trovare un terreno comune sulla Siria, forse per la prima volta. Pensa che questo sia l'inizio della fine della guerra?
BA: Intende quando, se, troveranno questo terreno comune?
LN: Sì, se riescono finalmente ad accordarsi su qualcosa, se questo sarà positivo.
BA: Ogni intesa Est-Ovest, specie tra Russia e Usa, si rifletterà positivamente sulla regione, particolarmente in questo periodo e specialmente per quanto riguarda la Siria. Ma vorrei dire che la soluzione dovrà venire prima di tutto dalla Siria stessa. Inoltre, se vogliamo parlare di relazioni internazionali e del loro impatto bisogna essere seri. Quando si parla di terreno comunque, qual'é la natura di questo terreno? Quanto seri sono gli Usa verso il Qatar, la Turchia, l'Arabia Saudita, loro stati clienti e satelliti, non alleati, che non potrebbero nemmeno mandare un dollaro, un uomo o un fucile in Siria senza il beneplacito e l'ok americano? Senza una risposta chiara a queste questioni non sarà possibile trovare alcun terreno comune.
Finora gli Usa hanno giocato giochi e perso tempo. Gli Usa vorrebbero trovare il modo di usare la Russia contro la Siria, convincendo Mosca a metterci sotto pressione. Io credo che sia solo questo il 'terreno comune' di cui gli Usa sono alla ricerca. E non penso proprio che lo troveranno. I Russi stanno cercando in ogni modo di trovare un'intesa con Washington ma non vedo come gli Usa possano rispondere positivamente.
LN: La ringrazio molto Signor Presidente e mi auguro che questo anno possa essere buono per la Siria.
BA: Grazie a lei.

14 gennaio 2015

Gennaio 2015: torna anche a Firenze l'islamofobia da postelegrafonici


Septembre 2008. Un taliban s'exhibe sous l'uniforme d'un militaire français.

Le vicende parigine del gennaio 2015 hanno ridato un pizzico di fiato agli islamisti da dopolavoro ed è verosimile che una buona quantità di comunicati stampa sia stata emessa un po' dappertutto, prendendo il più delle volte direttamente la via del macero perché da qualche mese persino il mainstream, saturo da lustri, ha iniziato a dileggiare un po' la propaganda, dedicando alla spazzatura reperibile nelle cinguettate e nei Libri dei Ceffi dell'elettorato passivo addirittura qualche spazio fatto apposta.
I nostri lettori conoscono bene Mario Razzanelli, micropolitico "occidentalista" che scalda da decenni una poltrona in consiglio comunale, cambia un partito all'anno e recentemente è riuscito a tirarsi addosso una querela prima ancora dell'insediamento. A margine di un suo comunicato si legge che

L’ Occidente fino ad oggi ha sbagliato tutto - afferma Berlusconi -: gli estremisti islamici si sono convinti che il nostro è un mondo debole e conquistabile. Occorre reagire con un intervento di terra contro il califfato.

Per una volta siamo d'accordo con Mario Razzanelli: è dai tempi delle capitolazioni che l'Occidente sbaglia tutto. Le superfici a specchio, di qualsiasi genere, non devono costituire un arredo frequentemente riscontrabile nei pur costosi e ricercati ambienti "occidentalisti".
Gli interventi di terra?
Nel periodo in cui erano di gran moda, lo stato che occupa la penisola italiana si è affidato ad un esperto di discoteche che ha trovato anche il tempo di dedicarsi ad un certo genere di spacconate per le quali il suo ambiente politico è famoso da almeno un secolo. I soldi non erano un problema -come non lo sono oggi- e non intendiamo certo ricordarlo a chi non ha alcuna intenzione di far tesoro di certe esperienze.
La Repubblica Francese, nello stesso contesto, pensava più che altro a muoversi evitando almeno il ridicolo. Una pattuglia annientata ed un combattente locale che esibiva le spoglie del nemico vinto fecero inorridire il paese. La classe politica ripiegò su altri terreni, che reputava -forse a torto- meglio gestibili: nel corso degli anni la Repubblica ha dunque partecipato in primissima fila alla distruzione della Grande Jamahiriya Araba di Libia Popolare e Socialista ed è anche pesantemente intervenuta in Mali.
Le considerazioni di Miguel Guillermo Martinez Ball, col quale condividiamo anche la noncuranza -prontissima a diventare aperto disprezzo- per la "libera informazione", ci ricordano tra l'altro le responsabilità francesi per la situazione che si è venuta a creare nella Repubblica Araba di Siria.

Chi scrive ha la fortuna di poter vivere senza bisogno di una protesi televisiva, per cui mi sono risparmiato fiumi di fuffa sulle sofferenze di Parigi in questi giorni.
Però è affascinante osservare le manipolazioni in corso, che rientrano in due ampie categorie opposte e convergenti, che possiamo definire rispettivamente islamofoba e repubblicana.
La manipolazione islamofoba parte dal fatto che gli attentatori si dichiarano musulmani.
Ora, si stima che vi siano circa sei milioni di persone di origine islamica in Francia.
Di questi sei milioni, quanti sono impegnati in qualche forma di lotta armata?
Il governo francese sostiene che circa 900 giovani siano partiti per la Siria (cioè proprio il paese per la cui distruzione la Francia si prodiga ormai da qualche anno), ma non sappiamo su cosa si fondi tale statistica.
Apprendiamo dallEU Terrorismo Situation and Trend Report per il 2014, che in tutto il 2013, vi fu in Francia un unico episodio di “terrorismo islamico”: un giovane convertito, senza fissa dimora e disoccupato e ritenuto affetto da sindrome bipolare, ferì un soldato, accoltellandolo.
Per il resto, 58 attentati su 63 in Francia, nel 2013, furono compiuti da gruppi separatisti, baschi, corsi o bretoni. Atti di “terrorismo” legati – a differenza di quello islamico – a organizzazioni, per quanto piccole.
Chiaramente sui grandi numeri, gli eventi improbabili possono succedere, e possono anche essere clamorosi: l’ammiratore medio di Oriana Fallaci è uno sgradevole bofonchiatore, ma quando diventano tanti e tanti, uno può anche chiamarsi Breivik e fare molto rumore.
Ma è evidente che non esiste alcuna “questione sociale” di “terrorismo islamico” in Francia.
Quello che esiste è la presenza, invece, di un vasto numero di balordi dai nomi musulmani, appassionati di birra, canne e rap, dalle cui fila, provengono proprio gli attentatori parigini.
Ovunque al mondo esistono personaggi del genere, ma quando superano a tal punto la media statistica, diventa evidente che c’è un forte elemento ambientale. Che è quello delle banlieues, descritto in questo interessante articolo.
Le banlieues sono un prodotto diretto del meccanismo che separa la gente per censo, creando le fortezze dei ricchi e gli accampamenti dei poveri. E questa è una questione di urbanistica, anche perché non sono stati certo i “fondamentalisti religiosi” a redigere i piani regolatori dei comuni francesi o a stabilire le leggi sull’edilizia o sugli affitti (e per questo, occuparmi dell’Oltrarno è la migliore risposta che posso dare a ciò che è successo a Parigi).
In quel contesto, si genera l’odio reciproco, l’esclusione sistematica (la division et la haine), il bisogno di identificarsi in qualcosa di simbolico e forte e la facilità a prendersela per un’offesa proprio a ciò che si ha di simbolico. E quando i propri simboli vengono offesi, si vendica l’offesa con l’unica cosa che i poveri sanno usare meglio dei ricchi – il proprio corpo e il proprio coraggio personale.
Charlie Hebdo – qualunque fossero le intenzioni dei suoi redattori – ha simboleggiato per anni il potere che avevano certi uomini “bianchi”, protetti da polizia e avvocati, di sputare giorno dopo giorno su chi viveva nelle banlieues, e quindi non troviamo molto sorprendente ciò che è successo. Non abbiamo bisogno di attribuire ai ragazzi delle banlieues che hanno agito, certe costruzioni complottistiche, come quella che dice che “la strategia” degli attentatori sarebbe di “radicalizzare i musulmani” suscitando l’odio verso di loro.
Alla mistificazione islamofoba, si contrappone la mistificazione repubblicana, come si dice in Francia (républicain è una parola che bisogna pronunciare a labbra contratte, alzando impercettibilmente il tono senza aumentare il volume, e con gli occhi immobili; chi sente proprio il bisogno di gesticolare, può anche alzare il dito indice mentre la pronuncia).
Nella mistificazione repubblicana, gli attentatori non hanno identità.
Sono cattivi, perciò non possono essere dei balordi sciroccati, infatti nessuno odia i matti.
Ma sono talmente cattivi, che non possono avere alcuna motivazione comprensibile. Solo accennare alla possibilità che l’abbiano, diventa apologie du terrorisme: le prime  condanne in base alla nuova legge che aggiunge anche questa alla schiera dei reati possibili, l’altro giorno hanno messo in galera i seguenti tre signori:
1) un senza professione che mentre viaggiava in tram senza biglietto aveva detto a un poliziotto che lo perquisiva che « Les frères Kouachi, c’est que le début, j’aurais dû être avec eux pour tuer plus de monde »
2) un ubriaco che mentre veniva perquisito dalla polizia, inveiva, « On va tous vous niquer à la kalachnikov »
3) un senza fissa dimora che mentre usciva da un locale notturno, nel corso di una rissa, avrebbe detto, « Je nique les Français, je suis propalestinien, je veux faire le djihad et vous tuer à la kalach’ sales juifs ! »
Il magistrato Patrice Michel, inaugurando con orgoglio la nuova legge, afferma, da vero repubblicano, “il ne faut pas reculer d’un centimètre“.
Dieci, dieci e tre mesi di prison ferme, cioè di carcere da scontare obbligatoriamente. Per un po’ di espressioni. Magari non elegantissime, ma mica tutti crescono nei salotti bene degli intellectuel parigini.
Nella costruzione repubblicana, gli attentatori e i loro presunti “apologeti” sono estremisti, terroristi e “nemici della libertà”.
Definizioni risibili: estremista è un tratto psicologico (Breivik era una specie di liberale moderato caratterialmente estremista); “terrorismo” è una tecnica, che applica tanto il bombarolo quanto il bombardiere; e “nemico della libertà” è una definizione insensata per qualcuno che è disposto a morire combattendo gli apparati armati che impongono l’Ordine (o più modestamente, per chi cerca di viaggiare a scrocco sui mezzi pubblici).
L’ipocrisia repubblicana viene facilmente fatta a pezzi dagli islamofobi, che giustamente chiedono, “ma perché tacete sull’identità islamica che gli stessi attentatori fieramente rivendicano?”
E infatti, nessuno ha il diritto di dire che qualcuno “non è un vero musulmano”. Esistono milioni di persone diversissime tra di loro che, tra le loro molteplici identità, includono anche quella “islamica”. Non è certo un imam pagato dallo Stato e scelto dal Ministero degli Interni (come avviene nella “laica” Francia) a poter dire chi lo è, e chi non lo è; né tantomeno un giornalista che non è nemmeno musulmano.
Possiamo solo dire che il 99,99% dei musulmani francesi non usa la violenza per fini che possiamo definire politici; e siccome questo è un fatto, i musulmani francesi non hanno alcun dovere di chiedere scusa o condannare alcunché, o di chinare la testa di fronte a ministri e politici. Nemmeno della République in tutta la sua gloria.


12 gennaio 2015

La haine à Paris.


"C’est l’histoire d’une société qui tombe et qui au fur et à mesure de sa chute se répète sans cesse pour se rassurer : jusqu’ici tout va bien, jusqu’ici tout va bien, jusqu’ici tout va bien...
Mais l'important n’est pas la chute.
C’est l’atterrissage
."

Mathieu Kassovitz, La haine, 1995.


"Ce sont des voyous, des racailles, je persiste et je signe"

Nicolas Sarkozy, 2005.


2015, l'atterrissage.

Maintenant, montrez comment vous êtes bon à persister et signer.

11 gennaio 2015

Gennaio 2015 nella Repubblica Francese: ecco un ottimo motivo per non manifestare a Parigi




Alla partecipatissima manifestazione che ha seguito l'ondata di attacchi di matrice (probabilmente) salafita a Parigi c'erano anche una cinquantina tra capi di stato e di governo.
Tra questi Benjamin Netanyahu, affettuosamente detto Bibi, primo ministro dello stato sionista.
La politica è anche l'arte del compromesso.
E ovviamente, qualche limite c'è anche ai compromessi.

09 gennaio 2015

Firenze, questione Nidiaci - Bartlett: manifestazione in Piazza Tasso il 10 gennaio alle 15,30.


Firenze, Via del Leone (San frediano), gennaio 2015.

La carica sovversiva della politica "occidentalista" emerge anche dal registro linguistico della sua propaganda. Così come le guerre d'aggressione diventano esportazioni di democrazia ed i civili massacrati diventano vittime collaterali, la svendita dei beni pubblici diventa valorizzazione.
A Firenze, purtroppo per i ben intenzionati, ci sono molte persone che invece chiamano guerra la guerra, massacri i massacri, svendite le svendite e menzogne le menzogne.
Un po' di queste persone si ritrovano il 10 gennaio in Piazza Tasso.
E qui c'è una spiegazione del perché.
Sabato 10 gennaio alle 15.30, l'Oltrarno scenderà in piazza per la questione Nidiaci-Bartlett, con un corteo che partirà da Piazza Tasso.
A dicembre, l'Amministrazione Comunale ci ha comunicato una proposta di accordo che comprendeva (sostanzialmente) il rientro in possesso pubblico di uno spicchio di giardino con la costruzione di un edificio su tale spicchio; in cambio, il Comune dovrebbe permettere al privato di utilizzare come vuole un'area che è in uso pubblico da un secolo (una spiegazione più dettagliata la potete leggere qui: http://www.nidiaci.com/2014/12/11/bartlett-nidiaci-un-accordo-inaccettabile/ ).
Questa proposta ci ha colti di sorpresa, perché ci ricordavamo impegni molto diversi.
Il 13 maggio scorso, l'allora candidato a sindaco, Dario Nardella, ha visitato il giardino Bartlett-Nidiaci, come fecero anche tutti gli altri candidati a sindaco. Il sindaco era accompagnato, tra l'altro, dall'allora e attuale assessore all'urbanistica, Elisabetta Meucci.
Nel corso della sua visita, Nardella e la Meucci hanno preso precisi impegni, che noi abbiamo registrato e messo in rete a suo tempo:
https://www.youtube.com/watch?v=kwczKpCjxBs
Questi impegni sono stati presi in un momento in cui la posizione del Comune era più debole di ora, perché non avevamo ancora presentato la documentazione che mette in serio dubbio addirittura la proprietà privata stessa dell'area ( http://www.nidiaci.com/2014/09/18/dagli-archivi-emerge-che-il-bartlett-nidiaci-e-un-bene-pubblico/ ).
Il video potete guardarlo da voi, ma ecco alcune frasi chiave dette durante la visita:
DARIO NARDELLA: ..."allora, noi dobbiamo rimetterci al lavoro per le cose da fare... e quindi  il nostro obiettivo rimane sempre lo stesso, ora però dobbiamo essere ovviamente più incisivi,  e cioè quello di rientrare in possesso della Ludoteca e del giardino, dello spazio al chiuso e dello spazio all'aperto"....
..."per la fruizione piena di questo luogo e cioè quello di entrare in possesso di questo complesso sia  della Ludoteca che dello spazio
all'aperto"...
..."utilizzeremo tutti i mezzi immaginabili per ottenere il risultato"....
..."se si presenta un braccio di ferro, noi  un braccio di ferro lo facciamo fino in fondo"...
..."abbiamo perso tempo, abbiamo perso anche una buona parte di credibilità "...

ELISABETTA MEUCCI: ... "abbiamo di nuovo nel Regolamento urbanistico apposto il vincolo pubblico... l'abbiamo reiterato come nel Piano regolatore sia su tutto
il giardino, che sulla Ludoteca"...
..."accantoneremo le somme per l'esproprio"...

DARIO NARDELLA: ..."un vero e proprio esproprio"... "nell'interesse della pubblica utilità "...
...."trovare gli strumenti giuridici, che ci consentano di raggiungere questo obiettivo"...
..."ci sono una serie di strade che abbiamo imboccato"...
.."prima, con le buone, provare ad ottenere la Ludoteca e lo spazio e se.... con le buone maniere non è possibile, useremo tutti gli strumenti della legge"....
..."procediamo con l'azione di esproprio"...
..."dobbiamo fare tutto quello che per legge ci è consentito fare"...
..."sposiamo al cento per cento la vostra esigenza, al cento per cento..."

 UNA CITTADINA domanda: ..."Renzi si era [espresso?]  su questa cosa dell'esproprio diversi anni fa nel 2011, ora siamo nel 2014... i finanziamenti... [per l'esproprio]?
Dario NARDELLA risponde: ... "i soldi li troviamo"...

Ora siamo nel 2015 e l'amministrazione comunale in carica comunica quanto segue:

 07/01/2015 - Nidiaci, l’assessore Meucci: “Un’opposizione irresponsabile vorrebbe spingerci verso una causa interminabile e incerta. Noi non stiamo a questo gioco ottuso, prospettiamo soluzioni”

“Non siamo qui a inseguire puntigli ma a perseguire l’interesse dell’Amministrazione a valorizzare uno spazio pubblico tra i più preziosi per l’identità di una parte della città. Un’opposizione irresponsabile vorrebbe invece spingerci verso una causa interminabile e incerta, senza alcun reale interesse per le esigenze dei cittadini”. Così l’assessore alle Politiche del territorio e Patrimonio Elisabetta Meucci intervenendo sulla vicenda del giardino e della ludoteca dei Nidiaci.
“La proprietà dei Nidiaci ha finalmente presentato un atto d’obbligo con cui si impegna, con una polizza fideiussoria di 275mila euro, a realizzare una nuova ludoteca nello spazio che gli appartiene e a donarla al Comune insieme ad una parte del terreno sul quale sorgerà. Una soluzione a una questione molto intricata e controversa che va a favore degli abitanti della zona, consentendo di tornare a garantire un servizio che era venuto a mancare - ha proseguito l’assessore Meucci – In più, permette di riqualificare e ampliare un giardino storico e prezioso per la città. L’interesse dell’Amministrazione è e rimane quello di valorizzare al massimo questo spazio rendendolo il più possibile fruibile. Questa soluzione – ha aggiunto l’assessore Meucci – non solo incrementa il patrimonio comunale con un costo zero per l’Amministrazione, ma rispetto alle soluzioni valutate in passato, non va a ridurre altre offerte come il Centro giovani, che rimane nello stesso luogo. L’alternativa che le opposizione prospettano a tutto ciò è quella di una causa dall’esito incerto e dai tempi lunghissimi che di fatto congelerebbe il futuro del giardino e della ludoteca. Noi non stiamo a questo gioco ottuso, lavoriamo per trovare e realizzare soluzioni”.

Chi apprezza la verità e la concretezza non vuole avere nulla a che fare con le figate pazzesche di chi vive in total wealth ("...ci si sveglia al mattino, si fa colazione e non si fa niente fino alla sera...").
E soprattutto ha anche un'opinione piuttosto precisa di chi "inizia da giovanissima le sue interazioni e relazioni con il pubblico".



08 gennaio 2015

Libero n'est pas Charlie




Satira ed "occidentalismo" non sono mai andati d'accordo. Non appartengono agli "occidentalisti" il disincanto, il distacco divertito, l'acutezza indispensabili per satireggiare: nel corso degli anni una delle ultime pubblicazioni satiriche della penisola italiana -nota tra le altre cose per non ospitare alcuna pubblicità commerciale, scelta che della libertà propriamente detta è conditio sine qua non- ha dovuto affrontare una certa serie di delazioni e di cause civili, intentate di solito proprio da "occidentalisti" di minuscolo calibro e puntualmente finite con tante scuse, tra gli sghignazzi degli stessi esponenti del potere giudiziario. 
Agli "occidentalisti" appartengono invece il grigiore chino e mortifero e la piattezza conformista che vengono gabellate per serietà -e che vengono usate per paludare i pilastri dell'ideologia "occidentalista", rappresentati dall'incompetenza, dalla menzogna e dalla malafede- e la mimesi satanica di un reale con il quale essi non hanno altro che rapporti labili e discontinui.
Nel mondo infero e sovvertito degli "occidentalisti", conditio sine qua non della libertà è il vendersi al miglior offerente.
 Per una volta proviamo qui a satireggiare a nostra volta, e secondo toni che non ci appartengono affatto, ricordando una vecchia pubblicità di un istituto bancario.
Ci sono stati, non troppo tempo fa, anni di princisbecco in cui dominava una stolta e pervasiva atmosfera di abbondanza ed in cui hanno ancora oggi fondamento la forma mentis ed il sistema di "valori" degli "occidentalisti". Fu un periodo non troppo lungo, in cui la maggior parte dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana si pensava certamente destinato ad una sorte da duro, generoso e spietato petroliere del Texas.
Per questo tipo di pubblico qualche agenzia pubblicitaria si inventò una banca in doppiopetto grigio. All'occhiello di ogni dipendente era prevista un'orchidea.
Non è passato neanche molto: la disoccupazione è ai massimi da quando ci si degna di misurarla, la situazione è nota a chiunque voglia vederla, e i sudditi hanno dovuto adattare il proprio stile di vita a modelli più abbordabili: pallone, maccheroni e videocassette pornografiche, altro che Stetson.
Tutte cose che fanno pensare che all'occhiello di ogni dipendente -pardon, collaboratore- e non solo di quelli delle banche, sia oggi previsto... un orcodìo
In poche righe abbiamo usato una battuta blasfema per dileggiare gli "occidentalisti" e i loro "valori": possiamo andare avanti.
Possiamo andare avanti constatando che se qualcuno azzera a colpi di mitra la redazione di una rivista satirica, un "occidentalista" non dovrebbe avere alcunché da ridire: in fondo, quei cialtroni se la sono cercata: hanno avuto quello che si merita chi osa infastidire gli esponenti dell'ordine costituito e soprattutto i loro servi. 
Invece.
Invece l'occidentalame da gazzetta cicaleggia come al solito ingiungendo prese di distanze senza se e senza ma. In questo eccelle il solito campionario di guitti più o meno in sovrappeso: per eccellere occorrono cognizione di causa nulla e malafede altissima. Fare le cose come tiratura comanda è facile, come dimostra la gazzetta "Libero" che intendiamo dileggiare e che nulla, obiettivamente, impedirebbe di considerare una testata satirica a tutti gli effetti.
Nel 2001 "Libero" si presentava come apertamente bellicista: o si sostenevano le pazzesche aggressioni "occidentali" o si passava all'istante dalla parte dei terroristi, contro i quali tutto era lecito. Dopo quindici anni i risultati dell'intraprendenza yankee sono sotto gli occhi di chiunque voglia vederli, e l'islamofobia c'a' pummarola 'n coppa ha prodotto frutti spettacolosamente ridicoli e sostanzialmente inutili, pagati per intero dai sudditi dal momento che inchieste giudiziarie e guerre d'aggressione (capitanate dai migliori strateghi che la penisola potesse produrre, dei veri esperti in discoteche) hanno costi piuttosto rilevanti. 
Comunque, "Libero" statuisce l'otto gennaio 2015 che "questo è l'Islàmme".
Allora.
Le versioni dei fatti su cui possiamo far conto a poche ore di distanza dall'accaduto indicano alcuni elementi precisi, qui riassunti.
L'obliterazione dell'obiettivo è stata realizzata con una quality operation portata a termine in modo ordinato ed in tempi brevissimi da un ristretto nucleo di fucilieri, che ha potuto ritirarsi dalla zona d'operazione senza subire perdite e riducendo al minimo le vittime collaterali.
Se l'azione fosse stata diretta contro Kayhan o contro il Tehran Times, e se gli autori si fossero detti sionisti, se ne sarebbe senz'altro letto in questi termini.
Dopo quindici anni di democracy export e dopo settant'anni di occupazione sionista in cui episodi come questo sono stati ordinaria amministrazione e modus operandi che nessuno si è mai sognato di discutere, l'islàmme andrebbe considerato come minimo un allievo volenteroso, capacissimo di rispondere con intelligente cattivismo allo stupido buonismo con cui la feccia gazzettiera spiega qualunque fenomeno della vita associata non risponda all'interesse dei propri referenti.
Va anche notato che gli autori dell'azione sono arrivati sul posto in una berlina nera di produzione recente, ottimamente tenuta. Gli "occidentalisti" sono molto sensibili all'eleganza formale ed anche questo dettaglio -soprattutto questo dettaglio- dovrebbe riscuotere la loro approvazione.