Traduzione da Strategic Culture,20 aprile 2026.
La guerra contro la Repubblica Islamica dell'Iran sta entrando in una nuova fase che potrebbe non corrispondere alle attese di molti, soprattutto nell'ambiente dei mercati finanziari. Il 19 aprile Trump ha detto, tra le altre cose, che lo Stretto di Hormuz era aperto e che l'Iran aveva accettato di non chiuderlo mai più; che l'Iran, con l'aiuto degli Stati Uniti, aveva rimosso o stava rimuovendo tutte le mine marine, e che gli Stati Uniti e l'Iran avrebbero collaborato per far uscire dall'Iran l'uranio altamente arricchito (HEU). Trump ha scritto:
Ce la faremo insieme. Entreremo in Iran, con calma e senza fretta, e inizieremo a scavare con grandi macchinari... Lo riporteremo negli Stati Uniti molto presto.
Il Presidente aveva detto in precedenza che l'Iran aveva accettato di consegnare le proprie scorte di uranio altamente arricchito.
Nessuna di queste affermazioni era vera. O Trump stava fantasticando aggrappandosi a fantasie che credeva verità, oppure stava manipolando i mercati. La cosa avrebbe funzionato bene, se fosse vera questa seconda ipotesi. Il petrolio è sceso e i mercati sono saliti alle stelle. Secondo quanto si legge in giro, venti minuti prima della dichiarazione per cui lo Stretto di Hormuz era aperto e non sarebbe più stato chiuso è stata effettuata una vendita allo scoperto di petrolio per settecentosessanta milioni di dollari... Qualcuno ha messo su un bel gruzzolo.
Tutta questa turbolenza ha creato molta confusione. Trump ha anche affermato che un nuovo ciclo di colloqui e un probabile accordo con l'Iran ci sarebbero stati molto presto, addirittura durante questo fine settimana. La probabilità che vi siano dei colloqui è inesistente. L'agenzia di stampa iraniana Tasnim riferisce che "la parte statunitense è stata informata tramite il mediatore pakistano che noi [l'Iran] non accettiamo una seconda sessione [di colloqui]".
Fin dall'inizio del discusso cessate il fuoco mediato dal Pakistan, l'Iran avrebbe dovuto consentire il passaggio giornaliero di un limitato numero di navi. La cosa era comunque soggetta alle condizioni per il transito fissate dall'Iran.
Il risultato netto delle manipolazioni di Trump è stato quello di indurre l'Iran a ribadire le proprie condizioni sul transito a Hormuz, sulle scorte di uranio altamente arricchito (HEU) e sul suo diritto a procedere con l'arricchimento in termini ancora più rigidi e meno flessibili.
I colloqui di Islamabad avevano già dimostrato all'Iran che il quadro in dieci punti che dapprincipio Trump aveva considerato una "base praticabile" per l’avvio di negoziati diretti non era affatto tale. Il quadro iraniano era stato accantonato verso la fine della giornata, quando gli Stati Uniti sono tornati ai punti chiave per la marcia trionfale che avevano messo in programma: la fine a tempo indeterminato delle operazioni di arricchimento da parte dell'Iran, la cessione agli Stati Uniti dei quattrocentotrenta Kg già esistenti di uranio arricchito al 60% e l'apertura senza pedaggi dello Stretto di Hormuz.
In breve, la posizione degli Stati Uniti altro non era che la ripresentazione di quanto lo stato sionista va pretendendo da lungo tempo. Aver di nuovo toccato con mano la malafede statunitense non avrà fatto altro che rafforzare la convinzione della Repubblica Islamica dell'Iran di dover tenere alta la guardia e di dover considerare tutta questa artefatta confusione da parte degli USA come null'altro che uno spargere fumo su una escalation militare già messa in programma.
L'Iran ha rifiutato le richieste e ha così innescato l'improvvisa decisione degli Stati Uniti di staccare la spina a Islamabad alla fine della giornata, mettendo così in luce il contesto sostanziale che c'è dietro l'abbandono delle trattative da parte degli Stati Uniti: la frustrazione di Netanyahu. La grossa frustrazione di Netanyahu. "Come dice [Netanyahu], 'i media', che fanno un gran comodo perché li si può sempre incolpare, sono riusciti a consolidare la narrativa secondo cui lo stato sionista avrebbe perso la guerra [con l'Iran]", ha scritto Ravit Hecht su Haaretz:
Poche persone comprendono il potere di messaggi brevi, incisivi e inequivocabili meglio di Netanyahu... Con il tempo che stringe e la sua reputazione internazionale in declino, Netanyahu è alla disperata ricerca di almeno un successo inequivocabile tra gli ambiziosi obiettivi proclamati nella prima settimana di guerra, quando l'arroganza e l'adrenalina permeavano ancora ogni briefing governativo. Un cambio di regime a Tehran? Non è più all'ordine del giorno. Il vago obiettivo di 'creare le condizioni' per un tale cambiamento è svanito. Porre fine al programma missilistico balistico dell'Iran sembra ora del tutto irrealistico; lo riconoscono anche i ministri di Netanyahu. Per quanto riguarda la rete di formazioni combattenti regionali dell'Iran, l'influenza di Tehran potrebbe indebolirsi, ma pochi credono che possa essere smantellata del tutto. A questo punto è rimasta in gioco una carta soltanto: l'uranio. La cerchia di Netanyahu spera che, come nelle crisi passate, l'aumento della pressione possa costringere l'Iran a cedere le sue scorte di uranio arricchito. Netanyahu sta puntando tutto su questo risultato, o sulla possibilità che una nuova guerra possa ancora destabilizzare la Repubblica Islamica.
Ecco perché il vicepresidente Vance -che riceveva istruzioni quasi ogni ora dalla Casa Bianca o da Tel Aviv- ha chiuso i colloqui in modo tanto precipitoso. Era chiaro che da essi non sarebbe emerso uno di quei messaggi di netta e incisiva vittoria da cui dipende il futuro di Netanyahu.
L'avvocato statunitense specializzato in diritto costituzionale Robert Barnes (amico di Vance) riferisce in una intervista che
Trump ha iniziato a mostrare segni di demenza precoce nel settembre 2025... Confabula frequentemente, perde spesso le staffe scatenandosi in sfoghi pieni di urla ed è incapace di pensiero critico. E (secondo Barnes, in condizioni del genere) Trump è davvero convinto che gli Stati Uniti abbiano sconfitto l'Iran e non comprende l'enorme danno economico che la chiusura dello Stretto di Hormuz sta causando all'economia mondiale.
In breve, Barnes afferma che il delirio di Trump secondo cui l'Iran sarebbe sul punto di capitolare riflette il suo stato mentale compromesso. Trump sarebbe incapace di comprendere la realtà... secondo una interpretazione panglossiana che il segretario Pete Hegseth fa del suo meglio per rafforzare.
Come Netanyahu, probabilmente anche Trump crede che esercitare pressioni e poi ancora pressioni sull'Iran potrebbe portare a una trionfante vittoria con tanto di trofeo da sventolare, sia pure metaforicamente: quattrocentotrenta Kg di uranio arricchito. Sia che l'Iran sia stato costretto a cederli a causa della pressione economica, sia che siano stati carpiti sul campo con un'operazione spettacolare da parte delle forze armate statunitensi.
Di fronte a questa crisi nel cuore della Casa Bianca il vicepresidente Vance, secondo quanto riferito (anche in questo caso da Barnes), avrebbe lavorato febbrilmente dietro le quinte per organizzare un nuovo incontro con l'Iran a Islamabad, nonostante il processo politico sia stato deliberatamente compromesso dai massicci attacchi aerei e terrestri sferrati dallo stato sionista in Libano, che hanno ucciso e ferito quasi un migliaio di persone (quasi tutte civili) durante i negoziati di cessate il fuoco, nonché dagli attacchi che sono comunque proseguiti anche dopo che Trump avrebbe "proibito" allo stato sionista di attaccare il Libano con l'inizio del cessate il fuoco.
Tuttavia, dopo molti tira e molla da parte del Pakistan e con messaggi che circolavano in molte direzioni, "ieri sera un ufficiale militare iraniano ha dichiarato che Tehran aveva emesso un ultimatum definitivo per gli Stati Uniti, affermando che l'Iran era a un'ora dal dare il via a un'operazione militare e ad attacchi missilistici contro le forze dello stato sionista che stavano attaccando il Libano, il che [alla fine] ha costretto Trump a dichiarare un cessate il fuoco in Libano", sia pure con grande rabbia da parte dello stato sionista. I funzionari sionisti erano furiosi, perché li si sarebbe informati solo a cose fatte.
Non è affatto chiaro se lo stato sionista rispetterà un cessate il fuoco che anzi ha già violato. Netanyahu, tutti i leader dell'opposizione e una grande maggioranza dell'opinione pubblica dello stato sionista concordano nel desiderio di continuare la guerra.
I colloqui di Islamabad sono falliti in primo luogo perché non era pensabile colmare le distanze tra le due parti con una sola sessione. In secondo luogo, le parti avevano visioni diverse e inconciliabili della realtà sul campo. Gli Stati Uniti, a quanto pare, hanno intrapreso i negoziati sulla base dell'"ipotesi" che l'altra parte fosse già militarmente distrutta e ridotta alla disperazione.
L'Iran al contrario ha intrapreso le trattative con la convinzione di essere uscito più forte rispetto a com'era dopo la guerra dei dodici giorni. Secondo il punto di vista dell'Iran l'effetto del controllo di Hormuz e del Mar Rosso non aveva ancora raggiunto un punto in cui si poteva affermare che fosse l'Iran a rimetterci di più, e di sicuro non era arrivato a un punto per cui sarebbe stato accettabile per l'Iran fare concessioni significative.
Quale è probabile che sia un prossimo sviluppo? Beh, che la guerra riprenda peggio di prima.
Una guerra vecchio stile dalla portata più ampia, centrata probabilmente su un'altra massiccia serie di attacchi missilistici contro le infrastrutture civili iraniane dal momento che la banca dati degli obiettivi statunitensi e sionisti non era mai stata concepita per prevedere più di qualche giorno di attacchi.
Il 14 aprile, il Consiglio di Sicurezza russo ha avvertito che "i negoziati per un cessate il fuoco potrebbero essere una copertura utilizzata da Washington per prepararsi [anche] a una guerra terrestre... Gli Stati Uniti e lo stato sionista possono utilizzare i colloqui di pace per prepararsi a un'operazione terrestre contro l’Iran, mentre il Pentagono continua ad aumentare il numero delle truppe statunitensi nella regione".
Trump ha aperto un nuovo fronte, con l'intento di infliggere all'Iran ulteriori danni economici per mezzo di blocchi e di sanzioni. Il bersaglio principale è comunque la Cina, perché -come afferma il Segretario al Tesoro Scott Bessent- la Cina è stata il principale acquirente di petrolio a prezzo scontato dall'Iran. Bessent sostiene che questa nuova dimensione sia l'equivalente finanziario dei precedenti attacchi miitari statunitensi e sionisti contro l'Iran. Bessent ha definito l'iniziativa come una parte di una "Operazione Economic Fury" volta a tagliare i flussi di entrate dell'Iran, in particolare quelli derivanti dalle vendite illecite di petrolio e dalle reti di contrabbando.
Bessent ha anche affermato che gli Stati Uniti imporranno sanzioni secondarie a qualsiasi paese, azienda o istituzione finanziaria che continui ad acquistare petrolio iraniano o che consenta al denaro iraniano di transitare attraverso i propri conti. Ha descritto questa come "una misura molto severa". Bessent ha esplicitamente avvertito che se si dimostrerà che i fondi iraniani transitano attraverso i conti di una qualsiasi banca, gli Stati Uniti applicheranno sanzioni secondarie.
Se questo annuncio è inteso a costringere la Cina a esercitare pressioni sull'Iran perché si arrenda allo stato sionista e agli Stati Uniti, allora costituisce un grave fraintendimento di come stiano le cose, sia in Iran che in Cina. Probabilmente si ritorcerà contro Trump.
Tutto questo andrà ad aprire un altro fronte economico nella guerra, ed estenderà la guerra economica a livello globale.
È probabile che Cina e Russia non interpretino questa dichiarazione se non come un altro tentativo degli Stati Uniti -dopo il blocco del Venezuela- di strozzare le linee di approvvigionamento energetico della Cina. Ormuz rimane ancora aperto alle navi cinesi. Il tentativo di blocco di Trump è stato una prima stretta; adesso minaccia di sanzionare le banche e il commercio cinesi.
Col senno di poi la guerra dei dazi di Trump sarà considerata una cosa da nulla rispetto alla minaccia di un attacco alle linee di approvvigionamento della Repubblica Popolare Cinese.


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