07 aprile 2026

Firenze. Ancora sul quarto di quarto d'ora di celebrità di Leila Farahbakhsh


Strage alla scuola Shajareh Tayyebeh, Repubblica Islamica dell'Iran, 28 febbraio 2026.

Il 28 febbraio 2026 lo stato sionista e gli USA hanno aggredito la Repubblica Islamica dell'Iran.
Il giorno successivo a Firenze una certa Leila Farahbakhsh si è coraggiosamente[*] guadagnata un quarto di quarto d'ora di celebrità inveendo contro un corteo pacifista.
Come spesso succede in questi casi, dietro il coraggio di tante brillanti jeunes filles mandato in diretta web ad uso dell'occidentalame più o meno ringhioso c'è il quieto lavoro della gendarmeria, sodale esperto e discreto a tutela di integrità fisiche altrimenti a forte rischio. Nel momento in cui Leila faceva l'Oriana, nella Repubblica Islamica dell'Iran si scavava tra le macerie della scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh nella cittadina di Minab; l'intraprendenza sionista e statunitense aveva liberato di un sol colpo dello hijab oltre centosettanta bambine. Le aveva liberate anche di tutta la testa, ma gli amanti della libertà non badano certo a simili sottogliezze. Rispetto alle imprese belliche del passato la propaganda "occidentalista" ha almeno il vantaggio di risparmiare ridicolaggini sulla democrazia da esportazione; might is right, e a comandare c'è un aggregato di straricchi che giustamente mal sopportano anche la mera coesistenza con qualsiasi cosa non sia di loro gusto.
Oltre ad aver restituito con metodi analoghi la libertà ad almeno altre mille persone (mal contate), gli USA e lo stato sionista hanno nel frattempo liberato l'Iran da almeno una trentina di sedi universitarie che ne opprimevano il suolo, da importanti infrastrutture e da un certo numero di industrie pesanti. Decapitarne i vertici pare non sia servito a gran che, con buona pace degli sceneggiatori dei film sull'argomento che tanti andranno senz'altro a vedere in qualche multisala di periferia, godendo di qualche altra imprescindibile libertà come quella di riempirsi il ventre di robaccia che li avvelena. Si legge di reiterati e insistenti bombardamenti su installazioni militari e impianti nucleari evidentemente duri a collassare, il che fa pensare che chi li ha progettati e costruiti sapesse benissimo cosa stava facendo. Della comunicazione politica del presidente degli USA abbiamo raccolto una scarna ed eloquente antologia. A confronto, la comunicazione che proviene dalla politica e dalla diplomazia della Repubblica Islamica dell'Iran si presenta come un esempio di assennata e costruttiva concretezza e ci saremmo ovviamente stupiti del contrario.
Nei primi giorni di marzo la performance di Leila Farahbakhsh le è valsa da parte delle gazzette l'attenzione che cercava, rilanciata sulle "reti sociali" da un certo numero di procedure automatiche e di buoni a nulla in carne ed ossa. "Il mio popolo aspettava quegli aerei", "il 98% della popolazione è contento, sta festeggiando", "...chi guida l'Iran oggi non capisce il linguaggio della diplomazia", "Sono una donna iraniana e ho diritto di parlare".
Nessuno ha intenzione di impedirglielo, tant'è che abbiamo pensato bene di ricorrere ad archive.org per limitare la labilità del web. Con difensori simili qualsiasi causa può tranquillamente fare a meno dei nemici.
Tanto basti per la "libera informazione", che è giusto tenere nella considerazione che merita.
All'inizio del 2026 è uscito Storia dell'Iran. Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025) di Paola Rivetti, un saggio sull'attivismo politico nella Repubblica Islamica dell'Iran costruito con basi metodologiche rigorose, documentate sulla scorta di un'esperienza ultradecennale e valido al punto da farci senz'altro sorvolare sul suo ricorso al linguaggio inclusivo e la sua attenzione per cose come i "corpi non eteronormati". Sulla sollevazione del 2022 ad opera di Donna Vita Libertà e per inciso sulla "diaspora iraniana" delle Farahbakhsh, sul suo orientamento e sulla sua rilevanza, la Rivetti nota che
La grande solidarietà internazionale spesso si accompagnò ad azioni simboliche da parte dei rappresentanti istituzionali, molti dei quali strumentalizzarono le proteste per avanzare politiche e visioni islamofobe e antimigranti nel proprio paese.
La diaspora iraniana, attivissima nel sostenere e popolarizzare il messaggio delle proteste in Iran, ebbe un ruolo ambiguo: fu spesso criticata, infatti, per il tentativo di imporsi internazionalmente come leadership politica del movimento in Iran, sostituendosi alle persone in loco [A. Azizi, The Fiasco of Iranian Diaspora Politics, in «New Lines Magazine», 22 aprile 2024, https://newlinesmag.com/argument/thefiasco-of-iranian-diaspora-politics].

Durante la conferenza stampa [alla Georgetown University di Washington nel febbraio 2023] la questione dell’unità [del fronte della protesta] fu messa in primo piano, al punto che venne ritenuta più importante della visione politica sostenuta. L’attrice Golshifteh Farahani e il calciatore Ali Karimi addirittura dichiararono che chiunque avesse sollevato la questione del futuro, proponendo un assetto istituzionale per l’Iran del dopo-Repubblica islamica o chiedendo una discussione in proposito, sarebbe stato considerato un traditore. [Video of the News Conference "The Future of Iran’s Democracy Movement", 10 febbraio 2023, https://www.facebook.com/watch/?v=706189387966426.] Farzaneh, residente da molti anni a Roma, femminista e attiva nelle mobilitazioni in sostegno di Donna Vita Libertà, commentò che questa mossa era autoritaria: non teneva conto né delle posizioni degli iraniani nel paese né di quelle nella diaspora, dove esistono (come è normale) diversi posizionamenti politici.

Dall’Iran, le attività della diaspora erano viste e accolte con sentimenti contrastanti. [...] ne veniva criticata la tendenza a sostituire le voci degli iraniani di Iran invece di amplificarle, e a cooptare Donna Vita Libertà per rinforzare interessi politici specifici. I monarchici, in particolare, suscitavano –e suscitano– questa preoccupazione presso molti iraniani per il loro sostegno all’etnonazionalismo persiano, la loro islamofobia e la loro grande avversione per i movimenti progressisti incluso il femminismo [S. Toossi, Analysis: Why Are Iranian Monarchists Backing Israel over Its Gaza War?, 9 marzo 2024, https://www.aljazeera.com/features/2024/3/9/the-strange-alliancebetween-iranian-monarchists-and-israel; Reza Pahlavi Keynote Address - 2024 Israeli-American Summit, Washington D.C., 20 settembre 2024, https://www.youtube.com/watch?v=KQ0JG2-Wrck; A. Macdonald, Wife of Reza Pahlavi Posts “Women, Life, Freedom” Over Image of Israeli Soldier, in «Middle East Eye», 19 aprile 2023, https://www.middleeasteye.net/news/iran-israel-pahlavi-wife-postswoman-life-freedom-soldier. Inoltre, vi sono numerosi articoli e video sui social che catturano le voci e la forza di questa tendenza]. Inoltre, la diaspora non necessariamente ha dimostrato dimestichezza, anche per ragioni di classe, con i problemi che gli iraniani di Iran hanno, soprattutto in connessione a Donna Vita Libertà. In molti, dopo il 2022, hanno cercato di lasciare il paese per trovare rifugio all’estero a causa della repressione. Eppure, pochissime voci si sono levate dalla diaspora per mettere in luce la connessione etica e politica che esiste tra l’esprimere solidarietà a un movimento di opposizione perseguitato in un determinato paese, e la necessità di aprire i confini e offrire rifugio agli attivisti di tale movimento. [...] Infine, alcuni segmenti della diaspora rimasero sordi alla solidarietà interetnica che, fortissima, arrivò dall’Iran. Invece, usarono le proteste per rafforzare una narrativa suprematista persiana. D'abitudine, pensiamo ai movimenti sociali come attori politici progressisti ma non è necessariamente così. Infatti, è necessario considerare anche l’influenza della destra suprematista bianca sulla diaspora iraniana, soprattutto negli Stati Uniti di Trump, nel legittimare discorsi e progetti politici apertamente razzisti contro le minoranze etniche non persiane [The voice of Baluch women, Woman, Life, Freedom!, in «Slingers Collective», 8 ottobre 2022, https://slingerscollective.net/the-voice-ofbaluch-women-woman-life-freedom/].


[*] Nel linguaggio della "libera informazione" si indica con coraggio quello che i realisti meglio disposti chiamano sfrontatezza lardellata di prepotente malafede. La stessa "libera informazione" definisce imprenditore visionario chi rischia seriamente di visionare bilanci in rosso e revisori contabili sprezzanti, e ragazzo solare chi va incontro molto giovane a sorte molto grama.

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