31 gennaio 2020

Alastair Crooke - Medio Oriente: un equilibrio strategico mandato all'aria



Traduzione da Strategic Culture, 6 gennaio 2020.

Si dava per inteso che il Presidente Trump non volesse in Medio Oriente una guerra suscettibile di nuocere alle rosee probabilità di una sua rielezione. Rosee fintanto che il mercato borsistico statunitense resta gonfio e che l'economia tiene, chiaro.
Pat Buchanan è stato tre volte candidato alla presidenza, e ha avvertito Trump che se un pericolo esiste sul cammino verso la rielezione lo si trova proprio nel Medio e nel Vicino Oriente. "I casi in cui la politica estera si è rivelata decisiva negli anni in cui si svolgono le elezioni non sono pochi". Inoltre, l'Iran non stava cercando di alzare il livello dello scontro; non ci stava provando Hezbollah, non ci stavano provando gli iracheni e neppure l'apparato di sicurezza dello stato sionista.
Insomma, l'equilibrio strategico, anche se messo a dura prova, grosso modo teneva. In altre parole, l'Iran e lo stato sionista si erano tenuti appena appena al di sotto dei parametri che definivano le rispettive e tacite "linee rosse", nonostante la retorica roboante. Tutti e due stavano praticando la strategia della pazienza, e l'equilibrio sembrava più o meno sostenibile... fino a quando non si è infranto, con l'assassinio di Qasem Soleimani e del capo delle Unità di Mobilitazione Popolare irachene Al-Muhadis. Assassinio ordinato da Trump.
Nonostante i repellenti toni del suo linguaggio, lo stato sionista non ha portato a segno alcun colpo strategico in Iraq e in Siria. Non ha ucciso iraniani in territorio siriano, fatta eccezione per le vittime nell'aeroporto T4 colpito lo scorso anno nella Siria orientale. Non ha messo nel mirino il capo dell'aeronautica iraniana alla fine dello scorso anno, nonostante alcune relazioni lo indicassero: in quel periodo non si trovava neppure in Iraq, d'altronde. La maggior parte degli attacchi aerei sferrati dallo stato sionista ha colpito magazzini nelle prime ore del giorno, quando non c'era personale. Lo stato sionista ha tagliato via qualcosa qua e là alla catena logistica iraniana, senza provocare alcun danno sul piano strategico.
L'Iran, dopo aver mandato a dire ai paesi el Golfo che era deciso a punire chi partecipava all'assedio econmico, si è chiaramente comportato con attenzione quando si è trattato di reagire alle pressioni. L'Iran ha mantenuto l'occhio fisso sulla situazione diplomatica a livello mondiale (ad esempio con le esercitazioni navali congiunte con Russia e Cina, nel Golfo Persico) mentre contrastava sul piano politico la nuova tattica ameriKKKana di fomentare proteste "colorate" in Libano e in Iraq e di cercare di colpire la Siria sul piano finanziario, rubandole introiti nel settore energetico.
Il punto è questo. Gli USA non si accontentavano più di sottoporre l'Iran alle sole sanzioni. Sotto traccia hanno alzato ovunque il livello dello scontro: hanno fomentato proteste in Iraq, in Libano e nello stesso Iran, hanno lanciato un'offensiva telematica su vasta scala contro l'Iran e infine hanno orchestrato un'operazione di messaggistica allo scopo di trasformare il fondato risentimento popolare contro il malgoverno regionale e contro la corruzione in un'arma diretta a indebolire l'Iran rivoluzionario.
Qualche successo gli USA lo stavano ottenendo, con questo trasformare le proteste in messaggi diretti contro l'Iran. Poi, però, nel corso dell'ultima settimana del 2019 hanno ucciso e ferito molti appartenenti alle forze di sicurezza irachene: Ketaib Hezbollah infatti è una componente delle forze armate irachene.
Alzare il livello fino a massime pressioni è una cosa (e l'Iran era fiducioso di poter farci il callo); assassinare un ufficiale di rango tanto elevato in missione ufficiale è un'altra, piuttosto diversa. Non si è mai dato il caso, in precedenza, dell'assassinio di una personalità estera tanto importante.
Anche le modalità non hanno precedenti. Soleimani era in Iraq in visita ufficiale. Vi era giunto dalla Siria come ospite di riguardo; ad aspettarlo all'aeroporto c'era un funzionario iracheno di pari grado, Al Muhandis, anch'egli assassinato insieme ad altre sette persone. Tutto alla luce del sole. il generale Soleimani usava tranquillamente il proprio telefono personale: era un funzionario di alto grado, se fosse stato ucciso da un altro paese si sarebbe trattato di un atto di guerra.
L'azione, che ha avuto luogo all'aeroporto internazionale di Baghdad, non costituisce solo il superamento di una linea rossa: è un'umiliazione, che colpisce l'Iraq, il governo e il popolo iracheno. Un'umiliazione che rovescerà l'orientamento strategico del paese. I tentativi che l'Iraq ha fatto fino a oggi di barcamenarsi tra Washington e l'Iran finiranno spazzati via dall'avventato arbitrio che Trump si è preso contro la sovranità nazionale irachena, che può benissimo segnare l'inizio della fine della presenza statunitense in Iraq (e quindi anche in Siria) e in definitiva della presenza ameriKKKana in Medio oriente.
Trump può anche raccogliere qualche facile ovazione, per questo suo "Noi siamo l'AmeriKKKa, cazzo!", che è l'espressione con cui un alto funzionario della Casa Bianca ha definito la dottrina Trump per la politica estera. Tuttavia i nodi possono arrivare presto al pettine, sottoforma di conseguenze non previste.
Perché lo ha fatto? Se davvero nessuno voleva la guerra, perché Trump ha alzato il livello dello scontro e ha rovesciato il tavolo? Fino a ora la strada per la rielezione era in discessa; perché giocare il jolly (dagli esiti sempre imprevedibili) di un nuovo conflitto in Medio Oriente?
Voleva forse far marcare una differenza con la gestione Obama di certe situazoini, e che non si voleva ritrovare con le rappresentanze USA assediate come a Bengasi? Era convinto che questi omicidi avrebbero compiaciuto lo zoccolo duro dei suoi sostenitori, che sono lo stato sionista e gli evangelici? O magari sono stati i sostenitori di Netanyahu a Washington a presentargli questa possibilità? Può anche darsi.
Nello stato sionista qualcuno si preoccupa perché ci sono tre o quattro fronti di guerra che si stanno avvicinando. I funzionari superiori dello stato sionista si sono recentemente chiesti se sia probabile che nei prossimi mesi scoppi una guerra regionale. Il Primo Ministro dello stato sionista sta combattendo per sopravvivere politicamente, e ha richiesto l'immunità per tre procedimenti giudiziari che lo riguardano dicendo che si trattava di un suo diritto e che c'era bisogno che lui "continuasse a guidare lo stato sionista" perché era in gioco il futuro del paese. Dall'esacerbare le tensioni con l'Iran Netanyahu non ha niente da perdere e tutto da guadagnare.
I politici di opposizione e i vertici militari dello stato sionista hanno fatto sapere che il Primo Ministro ha bisogno di arrivare ai ferri corti con l'Iran proprio per sottolineare come il paese "abbia bisogno" che egli resti al potere. Per motivi tecnici legati al funzionamento del parlamento, difficilmente le richieste di Netanyahu saranno prese in considerazione prima delle elezioni di marzo. Insomma, Netanyahu ha ancora un po' di tempo per montare il caso pro domo sua.
Alla base della prudenza dello stato sionista nei confronti dell'Iran non c'è tanto l'ostinazione di Netanyahu, ma l'atteggiamento incostante del Presidente Trump. Siamo sicuri che gli USA sosterrebbero senza riserve lo stato sionista, se esso si trovasse nuovamente coinvolto in una guerra in Medio Oriente? No, sembra pensino nello stato sionista e nei paesi del Golfo. Questa valutazione ha una portata significativa: nello stato sionista e negli uomini che esso ha a Washington c'è adesso qualcuno che considera Trump come una minaccia per la sicurezza dello stato sionista in un confronto con l'Iran. Trump ne era al corrente? La sua mossa azzardata serviva a impedire cedimenti in quello zoccolo duro per lui irrinunciabile, in vista delle elezioni? Non si sa.
Ed eccoci a tre interrogativi finali. Fino a quando l'Iran potrà reggere a questo aumento della tensione? Limiterà la propria rappresaglia al territorio iracheno? O gli USA supereranno un'altra linea rossa colpendo il territorio iraniano nei successivi botta e risposta?
Il Segretario di Stato Pompeo definisce le formazioni armate Hash’d a-Sha’abi -che siano parte o no ell'esercito iracheno- come sotto controllo iraniano; lo fa deliberatamente o è solo autismo politico? Sembra che la definizione venga usata come autorizzazione per attaccare tutte le molte unità Hash’d a-Sha’abi presenti sul terreno: dal momento che sono "sotto controllo iraniano" vanno considerate "forze terroristiche". Fallace corollario della definizione è l'idea che gli iracheni sarebbero favorevoli a queste eliminazioni. Ci sarebbe da sghignazzare se la questione non fosse così seria. Le forze dello Hash’d a-Sha’abi hanno condotto la guerra contro lo Stato Islamico e la grande maggioranza del popolo iracheno ne ha stima. Soleimani era in prima linea al fronte, insieme a queste formazioni irachene.
Non si tratta di pedine iraniane. Sono nazionalisti iracheni che condividono con i loro correligionari in Iran e in tutta la regione una comune identità sciita. Condividono la stessa visione culturale e hanno concezioni politiche simili, ma non sono certo dei burattini. Scriviamo questo avendone fatta esperienza diretta.
Mettere le cose in quel modo invece significa agevolare l'estendersi del conflitto: molti iracheni si sentiranno oltraggiati dagli attacchi degli USA sui loro connazionali, e li vendicheranno. Pompeo accuserà l'Iran, senza fondamento. Forse che l'idea di Pompeo è proprio quella di procurarsi un casus belli?
Ma che via d'uscita c'è? L'Iran reagirà di sicuro. La faccenda è stata messa in piedi solo per alzare il livello dello scontro rispetto a schermaglie di poca rilevanza... per arrivare a fino a che punto? Siamo consapevoli del fatto che la questione non è stata affrontata a Washington prima che il Presidente prendesse la sua decisione. Con l'Iran gli USA non hanno veri canali di comunicazione, oltre a quelli di basso livello; e non esiste alcun piano per i prossimi giorni così come non esiste una chiara via di uscita. Trump sta forse facendo ancora una volta affidamento sul suo istinto animale?

08 gennaio 2020

Con la Repubblica Islamica dell'Iran


La Repubblica Islamica dell'Iran ha il diritto e il dovere di difendere se stessa e la rivoluzione.

31 dicembre 2019

Il decoroso tramonto occidentale


Cari concittadini disadattati / disinformati sappiate che a Firenze c'è una società chiamata ALIA che si occupa del ritiro dei rifiuti ingombranti. La stessa, non avendo la palla di vetro per prevedere l'inciviltà delle persone, ha fornito un numero di telefono (numero verde da rete fissa 800888333 o 199105105 da mobile) mediante il quale è possibile contattare la stessa per organizzare il ritiro del rifiuto presso il vostro domicilio. Se sperate che il vostro rifiuto venga ritirato indipendentemente da una vostra telefonata vi sbagliate!!! I rifiuti vengono tolti esclusivamente quando qualcuno chiama al posto vostro. Non è mai tardi per iniziare a essere persone civili e corrette.

I sudditi occidentali?
Fagli sparire punti di riferimento, abitudini e legami e sostituiscili con parodie rette solo da comportamenti di consumo.
Falli indebitare a vita per qualsiasi idiozia.
Dagli da bere menzogne quotidiane presentate come emergenze "nazionali".
Tratta le attività produttive come orpelli fastidiosi: licenziali pure a cassettate e sotterrali di multe se si azzardano a fiatare.
Lascia pure che si mordano tra loro, anzi, incentiva questa pratica in ogni circostanza: tutti voti guadagnati.
Comportati come stai facendo da decenni: rendi la politica di rappresentanza letteralmente inavvicinabile per chiunque non sia sporco in ogni senso.
Distruggi lo stato sociale con la solita prassi: sottrai fondi, assicurati che nulla funzioni più, fai arrabbiare la gente e poi privatizza.
Coprili di leggi minuziose: metti i bastoni tra le ruote agli scolari che portano cibo da casa e intasa i tribunali con la tua intraprendenza, tutto in nome del bene pubblico e dell'interesse generale.
Impesta città intere di telecamere che sovrintendono benevole ad ogni minuzia.

Hai campo libero.

Ma non azzardarti a toccargli il decoro sotto la casetta in Canadà.
Qualcuno si metterà immediatamente al computer e produrrà un'invettiva lunga una pagina.
Abbonderà con gli esclamativi.
E con epiteti che mai ti rivolgerà di persona: è una questione di principio, la viltà è un valore che si tramanda di generazione in generazione.
Solo quando parlano di rifiuti, di spazzatura, di rumenta, rusco e monnezza i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana osano alzare la voce.
Un contesto appropriato.

Adesso puoi tranquillamente lordare internet con la campagna denigratoria che più ti piace, diretta contro un gruppo sociale scelto anche a caso. In pochi mesi potrai organizzarne lo smaltimento: intruppati sul marciapiede della stazione in attesa del treno per Pitchipoi -e dopo aver pagato il biglietto: nessuno regala niente- i deportandi avranno solo due preoccupazioni: denunciare chi è sfuggito alla retata, e farsi una foto con le SchutzStaffeln di servizio.

10 dicembre 2019

L'intervista di Monica Maggioni al Presidente della Repubblica Araba di Siria Bashar al Assad



Bashar al Assad è stato al centro, a partire dal 2011, di una incessante e articolata campagna denigratoria che ha toccato fin dall'inizio punte di rimarchevole bassezza e di ancor più rimarchevole cialtroneria.
Il fatto che nello stato che occupa la penisola italiana si sia ampiamente tergiversato sul concedere parola a un leader politico colpevole di non essersi fatto da parte quando altrove la sua sorte era data per segnata (per non dire che doveva accondiscendere a farsi ammazzare come un cane) la dice ancora più lunga, caso mai ce ne fosse bisogno, sul democratismo del mainstream occidentale.
Ed è motivo ampiamente sufficiente a diffondere il filmato e ad invitare le persone serie a fare altrettanto, a prescindere da qualsiasi considerazione sul suo contenuto.

08 dicembre 2019

Firenze. La Lega, Federico Bussolin e il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud


Firenze.
Federico Bussolin e la Lega frignano contro il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud e le sue attività, come la marmaglia "occidentalista" è tenuta a fare ad ogni incipit di legislatura.
Giovanni Donzelli, almeno, lo accusava di voler avvelenare l'acquedotto.
Questi sono ridotti a lamentare la "somministrazione di vivande".
La cucina popolare del #CPAFiSud funziona dal 1989 praticamente senza soste.
E dal 1989 il CPAFiSud fa parte delle soluzioni ai problemi cittadini e non solo.
Il signor Bussolin, all'epoca, doveva ancora acquisire la materialità necessaria a cercare di diventare parte dei problemi.
In compenso il segretario del suo "partito" spendeva molte parole contro l'unità "nazionale" dello stato che occupa la penisola italiana, la stessa cui quel "partito" dice oggi di tenere tanto.
Centinaia di migliaia di persone serie dovrebbero farsi insegnare cosa è "legale" e cosa no da un "partito" che non è riuscito a specializzarsi in attentati all'unità "nazionale", ma in compenso si è specializzato in condoni fiscali e colpi di spugna.

Nella foto, la reiterazione di reato n. 11016 del novembre 2019.

21 ottobre 2019

Arriva il Cinguettatore



Si è provveduto ad attivare un account sul cinguettatore pur disprezzando non poco il bailamme miserabile, sporco e inutile che impesta le reti sociali e che a volte pare costituirne l'essenza stessa.
Il miserabile, lo sporco e l'inutile sono tra l'altro intrinseci al funzionamento delle reti sociali, che si prestano per la loro stessa architettura ai propositi più miserabili, più sporchi e più inutili.
Proprio il cinguettatore si mise in luce a pochi anni dal lancio all'epoca del cialtronesco tentativo di screditare a mezzo ciance telematiche il legittimo governo della Repubblica Islamica dell'Iran, nel contesto della sedicente "rivoluzione verde". L'intromissione della telematica nella vita quotidiana condiziona molto gravemente almeno da allora l'agenda politica e la vita in generale persino per le persone più serie e nei contesti più rispettabili: in quell'occasione è certo che le ciarle cinguettate da chissà dove e che postulavano imminente il crollo di un governo che non fu neppure scosso da quanto succedeva ebbero un'influenza mortifera sull'andamento degli eventi.
Con premesse del genere è ovvio che l'iniziativa appaia esecrabile a un primo esame, e sicuramente anche a un secondo.
Proprio il fatto che i contenuti veicolati dalle reti sociali siano per lo più miserabili, sporchi e inutili, e destinati ipso facto a un'utenza perfettamente confacente, ci ha convinto che sia giusto relegare ad esse i temi del "dibattito politico" contemporaneo di qualsiasi livello, vista la qualità dei materiali e dell'agenda politica che esso presenta nel mondo occidentale in genere e nello stato che occupa la penisola italiana in particolare. Negli ultimi dieci anni il collodio "occidentalista" è percolato dal mainstream alle reti telematiche, lordandone ogni angolo intanto che (al contrario dei loro rappresentanti) i propagandisti, gli elettori e i simpatizzanti impoverivano da ogni punto di vista così come impoveriva la panoplia di temi e parole d'ordine. Grazie alle nuove tecnologie i sudditi del "paese" dove mangiano spaghetti e la loro politica di rappresentanza hanno fatto enormi progressi nei campi dell'idiozia, dello sporco, dell'incoscienza e dell'incompetenza. Erano già poco tollerabili quando impestavano le gazzette e la vita delle persone serie facendo i liberisti con i diritti degli altri, convinti (ovviamente a torto) che per loro una ciotola di maccheroni comunque ci sarebbe sempre stata. Adesso che sporcano ovunque facendo i "sovranisti" con le pezze al culo, sono inavvicinabili per chiunque abbia un minimo di rispetto di sé.
D'ora in avanti si confineranno dunque al cinguettatore anche la maggior parte delle considerazioni relative al contenuto delle gazzette, dei mass media in generale e alla politica rappresentativa così come essa viene intesa e praticata nello stato che occupa la penisola italiana. Gli scritti in questa sede si concentreranno in misura ancora maggiore su temi maggiormente meditati o inediti, dal momento che ai mass media e all'agenda politica "occidentalista" abbiamo già dedicato nel corso degli anni attenzioni (e disprezzo) più che sufficienti. Non ha alcun senso infliggere continuamente ai nostri ventidue lettori le sfumature di una puntuale e documentata confutazione di una lordura che può benissimo essere derisa in duecentoottanta caratteri.
L'approccio sobrio e conciso, da entomologi, con cui è giusto accostarsi alla materia trarrà senz'altro vantaggio da questa stringatezza.

08 ottobre 2019

I trent'anni del Centro Popolare Autogestito Firenze Sud


Il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud esiste da trent'anni.
Trent'anni di manifestazioni, di assemblee, di concerti, di libri, di dibattiti, senza farsi dettare l'agenda politica da nessuno, strafregandosene delle mode e mettendo in piedi un genius loci non esportabile.
Trent'anni mandando in bestia decine di buoni a nulla candidati (o anche eletti) in tutti gli organi di rappresentanza possibili e immaginabili.
Trent'anni senza mai cambiare bandiera, tant'è che la kriegsflagge è un drappo rosso slavato, su cui il giallo della falce e martello incrociati vira ormai al canarino.
Da trent'anni in barba a feste finite e a pacchie finite.[*]

Come se fossero mai iniziate.





[*] A statuire che la festa era finita fu Maurizio Gasparri, all'epoca raffigurato da Daniele Caluri come un ben vestito dall'aspetto decisamente rabido.
A statuire che invece era la pacchia a essere finita, è stato Matteo Salvini.
Divorziato, sovrappeso, incapace di laurearsi persino in sedici anni, costui è assai meno affezionato al ben vestire. Gira anzi in condizioni tali da essere difficilmente distinguibile dai soggetti che indica all'odio del suo elettorato.