05 dicembre 2010

Clarissa Lombardi: le disavventure di una piccola "occidentalista" pratese

Ignorare che esista un individuo di nome Clarissa Lombardi non è certo la peggiore delle mancanze: diciamo pure che il mondo intero avrebbe continuato ad ignorare l'esistenza di Clarissa Lombardi, se Clarissa Lombardi non fosse incappata in un piccolo incidente di percorso che il 5 dicembre 2010 l'ha consegnata, con il suo non indifferente bagaglio di quelle meschinità, quelle bassezze e quelle cattive abitudini che sono l'essenza stessa della vita di una donna "occidentalista", all'attenzione di gazzettieri e motori di ricerca.
"Sono settimane che dico che i rom fanno vomitare"; "Zingari bastardi, ladri e da mandare a casa". Stando alle gazzette, questa donna avrebbe passato un paio di mesi ad intrattenere presunti amici e presunti conoscenti attorno a concetti di questo genere, usando la repellente autoschedatura di massa promossa dallo yankee Zuckerberg.
Alla fine qualcuno se ne è accorto, ed ha consegnato la questione ad un giro un po' più vasto ed un po' meno condiscendente: le paginette del Libro dei Ceffi dove compare il nome di questa donna devono aver cominciato a raccogliere anche qualche commento prodotto da individui razionali e non soltanto le produzioni caratteristiche della feccia da pallonaio. Riusciamo dunque a capirci qualcosa: questa Lombardi sarebbe un micropolitico "occidentalista" in azione a Prato. L'impermeabilità "occidentalista" al contraddittorio è assoluta per cui non stupisce che, nel momento in cui scriviamo, esista un account chiamato Clarissa Lombardi in cui compaiono soltanto il nome ed una foto. La traduzione operazionale del "no comment" rilasciato da quella donna ad un'agenzia di stampa.
Purtroppo per lei esiste la cache di Google. Che ci ha permesso di rilevare la screenshot che mostriamo qui. La screenshot è a sua volta punto di partenza per una piccola indagine: vediamo quali meriti, quali imprese, quali successi ha mietuto costei, per potersi esprimere in termini tanto perentori.
Pare di capire che il tutto sia stato causato dal furto di una borsa e da un tentativo di furto in casa, entrambi compiuti non si sa da chi. In primo luogo, la totale assenza di dati sui presunti colpevoli rende le attribuzioni causali operate dalla Lombardi del tutto prive di fondamento. In secondo luogo, la formazione politica "occidentalista" in cui militerebbe costei ha fatto della sicurezza, soprattutto della sicurezza della proprietà, uno dei propri slogan propagandistici più ossessivamente ripetuti. Se il principale partito "occidentalista" della penisola non è in grado di tutelare neppure i propri iscritti, è probabile che abbia mentito anche in merito alle proprie potenzialità e prospettive.
Nulla di straordinario: la menzogna e l'"occidentalismo" sono coessenziali.
Come tutti sanno o dovrebbero sapere, il Libro dei Ceffi non ha certo con il mondo reale quella corrispondenza che i cialtroni vorrebbero che avesse: tuttavia in questo caso ci sentiamo di considerare con buona approssimazione verosimile che all'account di Clarissa Lombardi corrisponda una Clarissa Lombardi non virtuale, capacissima di coltivare gli interessi che il Libro dei Ceffi elenca. Il Libro dei Ceffi mostra una foto di donna intenta ad addentare una rosa gialla, per motivi che rimangono sconosciuti. Veniamo a sapere poi che una politica "occidentalista" di quart'ordine può apprezzare al tempo stesso un pontefice romano e dei burattini amriki. Sarebbe interessante sapere da Clarissa Lombardi in che modo considera compatibile l'apprezzamento per il pontefice romano su ricordato con quello per il frequentatore di ragazzine minorenni rappresentato dal fondatore del suo "partito". Altri interessi sono più coerentemente "occidentalisti": cinematografia dalla ben nota fama e romanzi scritti da un individuo rimasto celebre più per i dissennati comportamenti economici e per l'ossessiva dedizione ai congressi carnali che non per i propri meriti letterari. La pagina in cache del Libro dei Ceffi non fa menzione alcuna di competenze, attività lavorative, titoli di studio, titoli accademici e pubblicazioni attribuibili a questa donna, il che conferma per l'ennesima volta che "occidentalismo" politico ed incompetenza riescono a stabilire tra loro una sorta di partnership ricorrente. L'elettorato "occidentalista", passivo o attivo che sia, pare avere come tratto distintivo e come corollario della propria incompetenza un livello di autoconsapevolezza permanentemente sotto lo zero. Una ricerca su Google ci mostra che questa donna deve la propria fama essenzialmente alle affermazioni su riportate, il che ne attesterebbe vieppiù l'inconsistenza. Qualcuno, sempre sul Libro dei Ceffi, ha avuto l'idea di scrivere roba del tipo "Sosteniamo Clarissa Lombardi Pdl" in cui compaiono queste righe: " Clarissa Lombardi e' nata il 28 Febbraio 1967 a Prato, laureata in Lingue e letterature Straniere Moderne presso l'universita' di Firenze, lavora come commerciale presso la ditta Albini e Pitigliani di Prato. Persona altruista e molto profonda, ritrova nelle idee del Pdl i propri ideali". Persona altruista e molto profonda. Con degli ideali, addirittura. Una Clarissa Lombardi si è effettivamente laureata nel 1997 con una tesi intitolata "Significato della magia in 'The tempest' di William Shakespeare". La tesi ha collocazione LTTL1997000000462 ed è consultabile presso la biblioteca di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze. Dieci anni per laurearsi in lettere: due volte e mezza la durata curricolare del corso. Una giovinezza goduta davvero a fondo. Gentilissimo, Google ci ricorda che gli "occidentalisti" hanno della legge e dell'ordine dei concetti tutti particolari: sono roba cui i mustad'afin devono sottostare pena sfracelli: per i mustakbirim qualche scappatoia si trova sempre e comunque. Non esiste pensata demenziale, irritante, irrealizzabile o semplicemente ridicola partorita in AmeriKKKa che l'"occidentalismo" non adotti con entusiasmo: l'ultima in ordine di tempo è il "tea party" amriki. Una gazzetta locale ci spiega che ad importare il concetto in quel di Prato sarebbe stata una conventicola "occidentalista" non nuova ad operazioni simili, oggetto delle attestazioni di simpatia di Clarissa Lombardi. "Dal primo Tea Party italiano arriva l’elogio dell’evasione fiscale come forma di resistenza civile". Un elemento tra i tanti a disposizione che indica come legalità sia il nome che gli "occidentalisti" danno a quello che tutto il resto del mondo chiama "repressione del dissenso", e null'altro. Adesso entriamo nel merito. "I rom fanno vomitare". L'affermazione è stata attribuita dalle gazzette ad un certo Vittorio Aliprandi, che si sarebbe espresso in questo modo prima di Clarissa Lombardi facendoci concludere che quella donna è riuscita ad arrivare seconda perfino nel campo delle invettive, con buona pace delle competenze letterarie possedute. "Zingari bastardi, ladri e da mandare a casa". Gli "zingari", qualunque cosa si intenda con l'espressione, sono il più delle volte sudditi dello stato che occupa la penisola italiana -in qualche caso con cinquecento anni di permanenza documentabili- o cittadini di stati dell'Unione Europea. Ce n'è di che trarre conclusioni molto taglienti in merito alle competenze di Clarissa Lombardi anche in materia di geografia umana e politica. In terzo luogo, le testimonianze dirette di cui disponiamo rendono l'acredine "occidentalista" verso gli "zingari" ancora più incomprensibile perché proprio dagli "zingari" è lecito attendersi quei comportamenti di consumo e quella condiscendenza verso la propaganda governativa che vengono correntemente considerate le migliori prove di una avvenuta "integrazione". Ecco cosa scrive Miguel Guillermo Martinez Ball: "Domenica scorsa me ne stavo con degli zingari - se ci tenete, dite pure Rom, questo blog è notoriamente più interessato alla sostanza che al politicamente corretto - i quali si stavano integrando nei Valori Occidentali. Vale a dire, che il ragazzino di sette anni, che di solito non apre bocca, era tutto teso davanti al computer a fare un videogioco in cui un muscoloso nero americano in maglietta picchia e ammazza un gran numero di gente. Il resto della famiglia invece se ne stava a guardare Canale Cinque. Le trasmissioni della domenica pomeriggio, in orario per nonne, badanti, frequentatori dell'asilo e simili. Io la televisione non ce l'ho nemmeno, e quindi se non fosse per gli zingari, manco saprei cosa fanno le reti del Presidente del Consiglio. Ma con gli zingari, succede che devi sopportare non solo di vedere un agnello sgozzato per Herdelezi, ma pure di guardare Mediaset, che è un po' peggio e per me pure un po' più esotico. Vagamente, intuisco che ondeggia uno stuolo di meretrici, puttane, cocotte, baldracche, peripatetiche, lucciole, zoccole, pelande, sgualdrine, bagasce, escort e semplici troie appartenenti trasversalmente a tutti i generi noti alla biologia, e c'è pure Vittorio Sgarbi, con una capigliatura che somiglia ormai a quella di Babbo Natale, che mentre sputa parolacce, si è anche tolto la camicia. Le meretrici e i meretori un po' ridono e ballano e un po' compiono varie azioni caratteristiche del loro mestiere con automobili di lusso, presumibilmente istigando i telespettatori, nonché gli zingari integrandi, al loro acquisto. Da un breve approfondimento su Internet, scopro che ciò fa parte di qualcosa che si chiama Domenica Cinque, dove nonne, badanti e frequentatori dell'asilo possono apprendere informazioni utili come queste:
"Veronica minaccia di querelare la pornostar Laura Perego per non aver avuto una storia di sesso con lei (si dice che le due donne si siano menate dietro le quinte). Massimo dichiara di essere stato una vittima inconsapevole del video hot mostrato la scorsa settimana e che lo ritraeva in atteggiamenti intimi con una sua conoscente. Barbara D’Urso chiarisce che le immagini sono state “rubate” da una web cam nascosta (in movimento!?). Nel frattempo, vengono mostrate le foto “nude look” di Giorgio durante un concorso gay. Il buon Parpiglia è intenzionato ad intraprendere azioni legali contro George e Carmela, in virtù di un dito medio di troppo, mostrato ai suoi fotografi. In più, siamo costretti ad assistere in anteprima alla rissa avvenuta tra Mauro, vincitore del Grande Fratello 10, e il Principe durante la registrazione de La Nostra Avventura.""

04 dicembre 2010

Uno di Ginevra di nome Vittorio Emanuele Savoia accompagnato con la forza in tribunale



Dal blog di Miguel Martinez, una delle tantissime vicende emblematiche del luogo e dei tempi, con qualche integrazione che le tolga il sapore detestabile del copia ed incolla, e qualche aggiustamento perché non vi compaia il nome di un sedicente "stato nazionale" che in questa sede si è scelto di evitare deliberatamente perché non ci interessa provocare crisi di vomito nei nostri lettori.
Un campione infinitesimo di una realtà che infarcisce tutti i giorni il gazzettaio.
Dopo la diffusione del web e la nascita delle gazzette on line, le gesta quotidiane di un ristretto gruppo di ingordi buoni a nulla, di femmine a pagamento e di parassiti dal costo variabile sono uscite dall'àmbito residuale che spettava loro, quello dei rotocalchi un tempo definiti "per serve", e sono finite a costituire i quattro quinti dei contenuti mediatici, concorrendo a formare prodotti in cui cercare il confine tra contenuto vero e proprio e materiali pubblicitari non ha alcun senso.
Gli autori di questo cicaleccio devono rimpiazzare i contenuti ai ritmi vertiginosi imposti dalle nuove tecnologie. Cosa succede se si rallenta un momento e si diversificano le proprie fonti?
Succede che basta scegliere una new qualsiasi, una delle tante che i gazzettieri presentano come vitale, ed abbozzarne un follow-up per scrostare un po' di trucco dal volto marcio dell'"Occidente" e dei suoi autonominati protagonisti e difensori. L'"Occidente" della legalità e della democrazia, così ricco di quella legalità che piace tanto ai "dirigenti scolastici" e così sovraccarico di democrazia da averne intrapreso addirittura l'esportazione, coi risultati ben noti a tutti.
Questo è quello che l'autore ha fatto, ricorrendo semplicemente alla propria memoria e ad un buon motore di ricerca.
Uno dei protagonisti della new è Joe Fallisi, ed abbiamo già avuto modo di occuparcene; l'altro è uno del bel numero di cui sopra.
Il "governo" dello stato che occupa la penisola italiana potrà essere ricordato per alcuni tratti caratteristici.
I comportamenti quotidiani dei suoi componenti, innanzitutto. La putrefazione anche morale che informa di sé l'intero apparato della "democrazia" rappresentativa.
Il misto di cattiveria menzognera, orgogliosa incompetenza e cialtroneria malevola con cui indossatori di cravattte, mangiatori di spaghetti e frequentatori di prostitute hanno sporcato ogni aspetto del reale.
L'aver infine permesso ad elementi come costui non soltanto di trovare legittimità e credito, ma di poter contare su un prestigio gazzettiero rinforzato giorno dopo giorno. Tipi simili sono perfettamente rappresentativi di un numero crescente di sudditi: se ci trovassimo a gestire un maccheronificio di terz'ordine in qualche periferia casertana non prenderemmo in considerazione la candidatura di un elemento del genere neanche per la mansione di raschiatore di pavimenti, ma almeno in questo va riconosciuto alla classe politica "occidentalista" di non ha perso del tutto i legami con la realtà.

L'articolo riporta in link un lungo brano di Alessandra Colla che è un ritratto documentato, lungo e poco agiografico del bisnonno del tizio nella foto.
Si noti anche che la vicenda viene fatta risalire nei suoi inizi al 2003: sette anni fa. I tempi del falansterio giudiziario nella penisola italiana erano, sono e saranno questi.


Ci sono notizie che riempiono di stelle anche le notti più piovose.
Uno dei più spocchiosi frequentatori di locali notturni usi a impestare la penisola italiana sarà trascinato con la forza in tribunale, per una causa che lui stesso si è cercato.
Un imprenditore dalla dubbia nazionalità, tale Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia, già indagato per traffico internazionale di armi, accusato di omicidio nel contesto di una sparatoria tra imprenditori oziosi su una fila di yacht in un porto della Corsica (ma lui dice che, come è normale nel suo ramo professionale, sparavano tutti quella sera), tessera n. 1621 della Loggia P2, successivamente arrestato per “associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, e associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione“ nell’ambito di un’inchiesta da cui risulta che aveva stretti legami con il fantastico Massimo Pizza…
…Insomma, un normalissimo imprenditore più o meno peninsulare (a essere pignoli, i suoi avi, che parlavano solo francese, la penisola italiana l'hanno unificata loro, sui cadaveri di alcune decine o forse centinaia di migliaia di persone)…
…E' venuto a sapere che a Carrara, nel 2003, si era svolto un piccolo concerto per onorare la memoria dell’operaio tessile Gaetano Bresci, che aveva giustiziato un antenato del suddetto imprenditore ginevrino.
Durante tale concerto, il tenore Joe Fallisi (quello che sarebbe poi stato rapito dagli aggressori sionisti sul Mavi Marmara), avrebbe detto qualcosa che qualche solerte testimone auricolare ha interpretato come un’accusa di omicidio contro l’imprenditore Savoia.
Dall’alto della sua villa a Ginevra, l’imprenditore Savoia ha quindi querelato, chiedendo 50.000 euro di danni, il prezzo di un paio di escort secondo gli standard di certuni, una vita di fatica per altri.
Solo che l’imprenditore Savoia pensava di cavarsela, delegando il contatto con la plebe ai propri avvocati, mica presentandosi di persona; e disertando quindi la causa da lui stesso promossa.

E così

“Il giudice di pace penale del Tribunale di Carrara, dott. Rino Tortorelli vice procuratore onorario, ha disposto ai sensi del codice di procedura penale (se non erro art. 133 e 377) l’accompagnamento coattivo di Vittorio Emanuele di Savoia, nell’ambito del procedimento a carico del tenore Joe Fallisi.”

E per aggiungere qualche stella a questa notte,

“Servirà una rogatoria internazionale visto che Vittorio Emanuele risiede a Ginevra, in Svizzera” – ha commentato a caldo Gabriele Fuga, avvocato dell’Artista e pacifista Joe Fallisi – “però e’ gia’ una nostra vittoria quella di vedere accompagnato con la forza il principe”.



Post scriptum. Il 10 gennaio 2011 Joe Fallisi è stato assolto.

28 novembre 2010

Tommaso Villa,"Il Giornale della Toscana" e gli studenti bighelloni


Allagare i sudditi di menzogne ha sempre richiesto faccia tosta, bassezza, cattiveria spicciola e propensione al servilismo, accompagnate da una mendacia scoperta ed abituale. In attesa di chiudere finalmente bottega, il foglietto "occidentalista" chiamato "Il Giornale della Toscana" continua ad offrire al politicame di riferimento giornaliere occasioni per peggiorare una situazione già avvilente per proprio conto.

Si ricorderà come, alcuni anni or sono, qualsiasi uscita pubblica dei rappresentanti di un esecutivo inviso agli "occidentalisti" venisse accolta da una claque rumorosa e visibile, organizzata in modo da poter costruire attorno alla new un intero telegazzettino e statuire l'impopolarità del "governo" dell'epoca.
Le proteste studentesche del novembre 2010 erano improntate a tutt'altro segno, e nonostante lo script cui gli "occidentalisti" sono tenuti ad attenersi nella valutazione di un mondo reale col quale hanno poco o punto a che vedere, non sono state certo organizzate per permettere a questo o quell'indossacravatte dal volto ben nutrito di raccogliere preferenze sufficienti alla prossima tornata elettorale.
Le proteste e le manifestazioni hanno assunto un carattere multiforme che ha alternato iniziative dai toni sanamente furibondi ad una ricerca di visibilità mediatica che ha letteralmente sotterrato per inventiva e varietà quella a suo tempo messa in campo dalla controparte.
Quando uno non deve rendere conto a chi lo paga, la fantasia mette letteralmente le ali.

La cosa, ai buoni a nulla delle redazioni, non è piaciuta. Il rischio non è soltanto quello di vedere le tirature contrarsi di giorno in giorno, ma anche e soprattutto quello di una ripresa di contatto con la realtà, fin qui rimandata con alterne fortune, brusca e dolorosa anche in senso fisico. Un po' come successe al malcapitato gazzettinista protagonista di un aneddoto attribuito a Turgenev.
Il problema -per costoro- è che il sistematico ricorso a faccia tosta, bassezza, cattiveria spicciola e propensione al servilismo accompagnate da una mendacia scoperta ed abituale non invogliano ad aggregarsi al gruppo individui capaci di contribuire con argomentazioni concrete e con competenze documentabili alla tenuta delle posizioni. Il risultato, costante ormai da decenni, è che l'"occidentalismo" fiorentino schiera a tutti i livelli personaggi da brivido, buoni a nulla, ben vestite, frequentatori di ristoranti, macchiette ed altri scaricati dalla vita reale al cospetto dei quali si ha non la sensazione, ma la certezza che l'"occidentalismo" politico abbia rappresentato per costoro l'unica possibile alternativa a collassi esistenziali di imponente portata.

"Il Giornale della Toscana" ne è buon riflesso.
Il 25 novembre 2010 una tizia mandata da Roma all'Università di Firenze perché discettasse di Islàmme e di immigrazione insieme a un ragioniere milanese che non si è nemmeno degnato di presenziare è stata accolta da una folla non festante. Quel gazzettino ha pubblicato un'editoriale intitolata "Fascisti rossi e forza della ragione" scribacchiata d'urgenza dal direttore Gianluca Tenti. Laureati da oltre dieci anni, non sapremmo dire molto circa le professioni ideologiche dei molti contestatori scesi in piazza. Sappiamo però che la professione ideologica della sottosegretaria Daniela Santanché è precisa ed autocertificata, ed è appunto quella di fascismo. Gianluca Tenti, fedele ad una prassi consolidata fino ad oltre il limite dell'autolesionismo, fornisce dunque fin dal titolo di che trarre conclusioni impietose sul conto della sua produzione. Il riferimento alla "forza della ragione" è richiamo preciso ad uno degli ultimi libelli scritti da Oriana Fallaci; gli "occidentalisti" indicano abitualmente con il vocabolo "ragione" quello che tutto il resto del mondo definisce "delirio a contenuto persecutorio".
Sul valore complessivo dell'editoriale e delle sue argomentazioni pone ultimo sigillo l'impaginazione del testo. Esaurito lo spazio in prima, il resto è stato impaginato all'interno accanto ad un ponderoso articolo dove si ciancia di pallonate, di pallonieri e di pallone.
Il 28 novembre 2010, dopo un sabato irto di manifestazioni e di iniziative di protesta, "Il Giornale della Toscana" ha offerto praticamente un'intera pagina a un certo Tommaso Villa. L'anno scorso Tommaso Villa cercò di portarsi dietro una troupe perché gli occupanti di un'aula universitaria potessero essere linciati mediaticamente secondo le procedure consuete.
Lo presero a uova. Quanto fresche, non si sa.
Non volendo ripetere l'esperienza -le tintorie costano care- a questo giro si è limitato a dare mandato di pubblicazione ad un po' di menzogne e, domenica 28 novembre, a scrivere una "lettera aperta".
Il registro linguistico "occidentalista" non è soltanto menzognero, adulatore e veicolo di empietà di ogni genere; a Firenze si avvale spesso di espressioni ed epiteti vernacolari. Tommaso Villa indica i manifestanti con l'espressione studenti bighelloni.
Bighellone sta per sfaticato o perdigiorno. Vediamo dunque quali meriti può accampare questo Tommaso Villa per rivolgersi in questo modo a chicchessia.

Il primo impatto non è dei migliori: la screenshot è tratta dal suo sito web personale, fermo da mesi ed ancora infarcito di materiale propagandistico pubblicato in occasione di una tornata elettorale persa sì, ma che gli ha consentito di accedere agli emolumenti che spettano ad uno scaldatore di poltrone di medio calibro.
Per quali meriti questo sia avvenuto, non è dato saperlo. Lo schematico curriculum vitae di Tommaso Villa visibile anche nella screenshot non cita alcuna esperienza universitaria e non cita alcuna esperienza lavorativa. La foto grande ritrae lui ed altri aspiranti commensali accanto a uno che frequenta ragazze minorenni.
Ancora peggio va con una sua presentazione istituzionale. La scheda riesce addirittura a specificare che Tommaso Villa "E' nato a Firenze il 26 dicembre 1976 ed a Firenze vive e svolge le sue attività da sempre" senza fare cenno alcuno a quali siano queste attività.
Gli "occidentalisti" fiorentini sono noti per la prodigiosa durata della loro giovinezza, che dilata i percorsi universitari fino a far loro raggiungere anche il triplo della durata curricolare prevista. In questo caso siamo tuttavia davanti a qualcosa di straordinario. Google non ci ha permesso di sapere alcunché circa la carriera universitaria di Tommaso Villa. Dal momento che non si trova traccia in proposito nemmeno nella sua propaganda elettorale, la sua nomina nel 2001 a "responsabile universitario" di un partito "occidentalista" suona a dir poco fuori luogo, ma è un buon indice di quali risorse possa avvalersi l'"occidentalismo" fiorentino.
Questo legittima il sospetto che Tommaso Villa non sappia nemmeno di cosa sta parlando. La cosa non sembri strana: cognizione di causa e competenza sono le ultime cose di cui chi voglia intraprendere una carriera politica "occidentalista" deve essere dotato.

Quelli che dànno di bighelloni agli altri.
Quelli delle infrastrutture.
Quelli della cultura.

26 novembre 2010

Firenze. Tagliaferri Bartolomeo del Liceo Scientifico Castelnuovo


Un giornalino scolastico on line di Firenze ha pubblicato, nel novembre 2010, il testo che segue.
DeGeneratione dovrebbe in qualche modo rappresentare l'utenza del Liceo Scientifico Castelnuovo.
A giudicare dai commenti raccolti a tutt'oggi da questo scritto, è probabile che a ritenere rappresentativa anche questa roba siano relativamente in pochi.

CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE
21 11 2010
Di Tagliaferri Bartolomeo

Qualche giorno fa, sui giornali locali, è uscita la notizia della richiesta da parte della comunità islamica fiorentina per la costruzione di una moschea in città, come punto di ritrovo di importanza anche regionale, per tutti i fedeli.
La notizia ha suscitato opposte reazioni anche tra i cittadini, divisi sulla possibilità di dare a queste persone un luogo dove praticare il loro culto.
Molti sono i motivi per i quali questa domanda non può essere per noi accolta;
il più importante riguarda i principi stessi dell’islamismo, che noi reputiamo essere fondamentalmente una religione violenta, che fin dalla sua nascita è stata esportata con la forza e le armi, cercando di sopprimere le altre fedi che vi si opponevano.
Ancora oggi numerose frange estremiste, e non solo, continuano ad uccidere in nome del loro dio, Allah, per il quale sono pronti a farsi esplodere, se questo comporta la morte di molti “infedeli”.
E quale modo migliore ci potrebbe essere per arruolare altri “difensori della fede islamica”, se non dare a loro il permesso di riunirsi e di far propaganda anche qui in Occidente?
Gli attentati a Londra e Madrid sono stati fatti da islamici che avevano la residenza in quegli stessi Paesi.
Perché noi dovremmo cercare il dialogo ed essere comprensivi e tolleranti con persone che vogliono annullare la religione cristiana, quindi la nostra cultura ed il nostro modo di pensare, che comunque sono stati condizionati da essa negli anni, per soppiantarla con la loro?
Noi siamo una nazione democratica, quindi è nostro dovere accettare tutte le religioni, però non ci sembra giusto che noi si debba far costruire a loro moschee, quando, se nei Paesi mussulmani, ti trovano con una Bibbia in mano ti linciano?
Il dialogo deve essere minimo tra due parti, non possiamo solo fare concessioni senza riceverne, solo per dimostrare che noi siamo “i buoni”.
Concedendo libertà alla loro religione dobbiamo esigerla per la nostra: questa è democrazia.
Noi le prime mosse le abbiamo fatte, siamo andati incontro alla religione islamica: la libertà di culto noi la concediamo a tutti ed è giusto così.
Ma prima di far costruire un minareto accanto al campanile di Giotto, vorremmo quantomeno poter tranquillamente portare una croce al collo dovunque nel mondo senza il rischio di perdere la testa.
Non dobbiamo essere costretti a togliere il crocifisso dalle aule delle scuole per non offenderli: siamo a casa nostra e la precedenza ce l’ha il cristianesimo, che da 2000 anni fa parte di noi, della nostra cultura e che implicitamente ha condizionato il nostro stile di vita.
Democrazia non è rinunciare a ciò che ci caratterizza, ma rispettare chi la pensa diversamente, esigendo a nostra volta rispetto.
Noi non siamo razzisti: abbiamo solo paura che, a forza di concessioni gratuite e non ricambiate, queste persone si prendano gioco di noi approfittando della nostra eccessiva “bontà”.
Questa religione ci deve dimostrare coi fatti di essere pronta ad un dialogo, a rinunciare alla sua intransigenza, e non ci costringa a modificare per loro la nostra fede con la forza.

Adesso sembra già incredibile, ma pochi anni fa robe simili godevano di pubblicazione in prima pagina e le principali gazzette del "paese" conferivano ad esse il crisma di uniche interpretazioni possibili del reale, auspicando l'emarginazione e possibilmente la repressione di chiunque osasse riderne.
E già allora, riderne avrebbe significato accordar loro perfino troppo credito.
Adesso, scomparsa senza lasciare alcun rimpianto la principale divulgatrice di tante criminali idiozie, dopo due guerre perdute ed una consapevolezza di tempi ancora peggiori di là da venire, c'è se mai da chiedersi come sia stato possibile accordare ai propalatori di roba del genere un brandello anche minimo di autorevolezza.
Il Credere, Obbedire, Combattere qui riportato non è che un tardo epigono del genere letterario appena ricordato.
Chi scrive non teme affatto un'ipotetica "islamizzazione" della società, per il motivo puro e semplice che non ha mai avuto alcun torto da gente che prega il venerdi, non beve vino e non apprezza la carne di maiale. La costruzione di una moschea a Firenze non ci creerebbe dunque il minimo fastidio: da parecchio tempo siamo andati suggerendo a questo proposito la chiusura del quotidiano "La Nazione", la demolizione della sua sede in piazza Ghiberti e la sua sostituzione con un edificio di culto degno della città di Firenze, come degna della città di Firenze si volle fosse, a suo tempo, la sinagoga di via Farini. Tempo fa identificammo anche un possibile modello architettonico nella Behram paşa Camii di Diyarbakir, ed il rendering del progetto proposto qualche mese dopo sembra averlo pienamente accolto. La costruzione secondo noi dovrebbe essere finanziata con denaro pubblico esplicitamente distolto dalle spese militari e di "ordine pubblico": basterebbe ridurre di qualche centinaio di unità le pletoriche gendarmerie esistenti per reperire le risorse necessarie a costruire qualcosa di simile in ogni città della penisola.
Entrando nel merito del testo, è superfluo notare che "i principi stessi dell'islamismo", che Tagliaferri Bartolomeo (prima il cognome e poi il nome, come in caserma, come a scuola, come in galera: tre realtà pressoché identiche) evita con cura di elencare, fanno riferimento a tutt'altro.
L'Islam richiede al credente una vita materiale sobria ed essenziale, ovvia conseguenza del rispetto dei cinque pilastri che chiunque intenda anche solo sfiorare certe questioni dovrebbe conoscere nel dettaglio. Non è questa la sede per un excursus su un millennio e mezzo di storia, quindi ci limitiamo a ricordare che l'Islam si diffuse in modo relativamente veloce nei territori conquistati a partire dal VII secolo soprattutto perché gli imperi che precedentemente li occupavano avevano fatto l'impossibile per non lasciare nostalgie.
Con l'eccezione di un unico, sospetto e maldestro caso, nessun rappresentante di alcuna "frangia estremista" ha commesso alcunché nel territorio controllato dallo stato che occupa la penisola italiana. Altrove le cose non stanno nello stesso modo, per motivi che hanno molto a che vedere con la prevaricazione e l'arroganza "occidentale" e poco con le questioni religiose.
Tagliaferri Bartolomeo pensa che per "riunirsi e far propaganda" chicchessia abbia bisogno nientemeno che del suo permesso. Lasciamoglielo pure credere, augurandogli una delusione dolorosa, repentina e di vasta portata.
Le nostre esperienze in Medio Oriente, nell'Africa settentrionale, nella penisola arabica ed in Asia centrale non ci hanno mai fatto incontrare nessuno che fosse deciso a "ad annullare la religione cristiana": di qui il sospetto che gli "occidentalisti" tendano a costruire una realtà a proprio uso e consumo anche in questo caso.
Dopo essersi tanto mal dipanato per qualche rigo, l'articoletto arriva al suo climax:

Noi siamo una nazione democratica, quindi è nostro dovere accettare tutte le religioni, però non ci sembra giusto che noi si debba far costruire a loro moschee, quando, se nei Paesi mussulmani, ti trovano con una Bibbia in mano ti linciano?

"Noi" chi?
Il resto della frase è da additare al ridicolo, puramente e semplicemente, a partire dal mussulmani.
Tra l'altro, sul fatto che Tagliaferri Bartolomeo disponga di una Bibbia non ci sentiremmo certo di giurare: men che meno giureremmo su una sua conoscenza, anche superficiale, di quanto vi è scritto.
Le righe che seguono quelle su riportate riescono, se possibile, a banalizzare ulteriormente le già impresentabili asserzioni dei tanti "occidentalisti" di quartiere che in questa sede ci si fa un piacere di disprezzare, chiamandoli per nome e cognome a beneficio dei motori di ricerca. Vengono in mente i casi umani che abbiamo elencato trattando delle "radici cristiane dell'Occidente" in questo caso o in quest'altro, prendendo spunto dalla letteratura locale o dal casto benvenuto che accoglie i viaggiatori all'arrivo nella città di Prato, o l'eloquente iconografia che di quella città testimonia nel mondo la fede e l'osservanza.
Un minareto accanto al campanile di Giotto? A suo tempo ricordammo che una gang di dementi, di probabile ambiente "leghista", diffuse a Firenze volantini in cui il Duomo era sovrapposto ad un profilo della Sultanahmet Camii, creando uno dei paesaggi urbani più stimolanti che si possano immaginare. In ogni caso, qualcosa di simile esiste già perché la sinagoga di via Farini è stata realizzata in uno stile che poco la fa distinguere da una moschea propriamente detta.
Se Tagliaferri Bartolomeo se ne sente infastidito, avanzi pure la proposta di farla saltare con la dinamite: gli ultimi ad azzardarsi a fare qualcosa del genere furono i soldati occupanti, che nel 1944 la ridussero ad un garage.
E questo ci rimanda al "Credere, Obbedire e Combattere", slogan di un partito autoritario il cui fondatore fu per venti anni primo ministro nello stato che occupa la penisola italiana, al tempo in cui esso era costituito in monarchia.
Quelli che avrebbero voluto far credere, obbedire e combattere i sudditi fondarono una "quarta arma" chiamata Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.
Disponiamo di buona parte della bibliografia di un testimone di quei tempi, lo scrittore Mario Rigoni Stern.
Rigoni Stern condivise il diffuso disprezzo per la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, pessimo corpo armato con cui gli toccò condividere un tratto del fronte albanese. Secondo la sua testimonianza la tenuta di quei reparti era vicina allo zero. La stessa bassissima considerazione la ebbero gli ufficiali della Wehrmacht, che fecero il possibile per tenerli lontani dalla prima linea, dove avrebbero rappresentato un serio pericolo.
Data la sua natura sovvertitrice, l'"occidentalismo" sta invece tentando di riabilitare, almeno a livello iconografico che poi è l'unico credibile, e soprattutto l'unico dal quale si possa trarre un qualche guadagno vendendo stracci neri ai ragazzini, roba come questa.
Tra le altre cose, leggiamo che dislocato a credere, obbedire e combattere a qualche migliaio di chilometri da casa, Rigoni Stern si era portato dietro un libercolo scritto da Giovanni Papini, pubblicato nel 1939.

"Questa guerra presente è la guerra contro la ripugnante commedia democratica, contro la sopraffazione plutocratica, contro le forze corruttrici dello spirito frammassonico e giudaico, contro le ultime degenerazioni e putrefazioni del Romanticismo".

Il libro finì fuori dal finestrino del treno, in mezzo alla neve della campagna ucraina.
Giovanni Papini amava la guerra nel 1913, e non combatté un solo giorno in quella che seguì di lì a poco.
Giovanni Papini esaltava nel 1939 il nuovo conflitto, e quando sarebbe toccato a lui pensò bene di infrattarsi in un convento.
Un "occidentalista" coerente, che a farsi sparpagliare le viscere in giro per qualche pietraia trovava sempre la maniera di mandarci qualcun altro.
Nel fatto che gli "occidentalisti" fiorentini gli abbiano dedicato un'associazione, non c'è nulla da meravigliarsi: capacissimi di fare altrettanto se non peggio, a partire dai tagliaferribartolomei che promettono così bene fin da giovanissimi.
Tagliaferri Bartolomeo invece di scomodare versioni vieppiù impoverite di originali già spregevoli per proprio conto avrebbe fatto meglio ad attenersi ai campi in cui si ha motivo di ritenerlo versato ed attendibile, che sono quelli del giovane "occidentalista": la consultazione di riviste pornografiche, il cianciare di pallone, il mangiare spaghetti.

Qualche giorno prima avevamo sostato accanto ad un treno carico di soldati tedeschi congelati e feriti. Erano distesi su strame dentro carri bestiame: le ferite erano avvolte con fasce di carta. Uno che aveva voglia di parlare ci disse che venivano dal fronte di Mosca. - Come va la guerra? - chiese un nostro alpino che parlava tedesco. - Merda, - ci rispose.

M.R.S., 2002.

25 novembre 2010

Daniela Santanché a Firenze e la marmaglia "occidentalista"


Non sempre si raccoglie per quello che si semina. Il 25 novembre 2010 questa donna ha ricevuto a Firenze un'accoglienza molto migliore di quanto avrebbe meritato.

Il 25 novembre 2010 Daniela Santanché ha partecipato, all'Università di Firenze, ad una chiacchierata tra amici organizzata da una formazione giovanile "occidentalista". La sua partecipazione è stata resa difficoltosa da una nutrita schiera di contestatori dei quali poco sapremmo dire, avendo concluso con pieno successo gli studi universitari oltre un decennio fa, ed avendo da allora svolto regolari e documentabili attività lavorative. L'esatto contrario del ragionier de Corato, ospite atteso ma che ha pensato bene di non presentarsi, il cui curriculum attesta nero su bianco che dal 1977 non ha lavorato un giorno in vita sua.
Entrata nella sala del convegno praticamente di nascosto, la frequentatrice di locali di lusso Daniela Santanché avrebbe dichiarato qualcosa come

"Fuori si stanno picchiando, perché secondo loro i diritti sarebbero questi, tappare la bocca a chi magari, e grazie a Dio, la pensa diversamente. Noi ci siamo e non ci siamo fatti fermare da quello che sta accadendo fuori, non ci fermeremo e nessuno ci farà arretrare, parlo come governo" dello stato che occupa la penisola italiana.

Daniela Santanché stia pure tranquilla: al suo cospetto non abbiamo mai dubitato neppure per un momento di trovarci davanti ad una diversamente pensante.
Secondo la gazzettina "La Nazione" all'incontro avrebbero partecipato cento persone. E dei numeri del gazzettame "occidentalista" abbiamo da tempo imparato a diffidare; anche perché numero e consenso sono due cose diverse.
Agli "occidentalisti" del "governo" episodi del genere servono per dare la stura alle ciarle propagandistiche.
Sempre le stesse.
A noi servono invece per affermare nuovamente che la menzogna e la sovversione sono coessenziali all"occidentalismo" e ne permeano propaganda e pratica politica.

Alcuni anni fa l'ambasciatore dell'entità statale sionista Ehud Gol fu anch'esso accolto da contestazioni che non valsero ad impedire che la riunione si svolgesse. Dopo le contestazioni fuori dell'aula, Gol dovette sorbirsi anche quelle dentro, probabilmente anche più stringenti, documentate ed efficaci. L'episodio è solo all'apparenza slegato da quello che ha visto protagonisti una poco vestita e che secondo le attese avrebbe dovuto riguardare anche un mangiatore di risotto giallo; più avanti specificheremo meglio il concetto.
A Daniela Santanché, nonostante la condiscendente claque rastrellata come al solito per l'occasione, non è affatto andata meglio. Accolta caldamente al suo arrivo, dicono sia stata giustamente ed immediatamente messa all'angolo con due battute da una ragazza che si è limitata a poche domande sugli avvenimenti degli ultimi mesi.
Si ricordi che questa donna conduce battaglie contro lo hijab dopo aver condiviso interessi con un geometra di Cuneo; di questo geometra Wikipedia pubblica una biografia che, rispetto ai rotocalchi insiste pochissimo sulle mucose femminili da lui frequentate e moltissimo sulla sua condotta in altri ed ancor meno presentabili contesti.

In ogni caso si consideri che far partecipare un ragioniere (che non si è neanche presentato) ed una frequentatrice di boutiques a questa chiacchierata tra amici ha richiesto l'intervento di decine di gendarmi.
E i gendarmi vanno retribuiti.
Cosa sarebbe successo a parti invertite, ossia nel caso improbabile che a dover essere protetti dal biasimo dei più fossero stati -ad esempio- dei relatori provenienti dalla Repubblica Islamica dell'Iran?
Possiamo divertirci a vestire, per qualche riga, i panni dell'"occidentalista" politico di terz'ordine.
Ci si immagini dunque un giovane mangiaspaghetti più o meno in sovrappeso, con dieci o quindici bolli sul libretto universitario, che scalda a giornate una poltrona da amministratore locale.
Anche gli avvenimenti successivi sono facili da immaginare. Elementi del genere non possono reagire che in un modo: firmando un piagnisteo preconfezionato intonato al "chi paga?" e passandolo all'ufficio stampa più vicino. Oltre al "chi paga?" pragmaticamente ridondante, il comunicato avrebbe contenuto sicuramente critiche esplicite al tema del convegno qualunque esso fosse: tutti sanno bene come la definizione "occidentalista" di "libertà" sia per lo meno elastica.
Il problema è che a questo giro non hanno potuto farlo, dal momento che a godere della protezione dei gendarmi sono stati due "occidentalisti" cui tutto è dovuto.
L'accaduto non può comunque passare sotto silenzio. E qui tornano le similitudini con l'episodio in cui fu contestato l'ambasciatore sionista.

Ehud Gol statuì che i contestatori erano "pagati dai palestinesi".
Francesco Torselli invece, il primo micropolitico "occidentalista" ad aver cianciato su quanto successo, li accusa di coltivare nostalgie inconfessabili.
Senza prendere neppure in considerazione l'idea che possa esistere qualcuno che disprezza in modo abituale e disinteressato il politicame "occidentalista" a causa dei suoi obiettivi e documentabili demeriti, della sua impresentabilità, della sua abiezione e della sua incompetenza, e che questo qualcuno non si faccia problemi ad andare a testimoniare la cosa rischiando di persona, entrambi proiettano sugli avversari da denigrare atteggiamenti e "valori" che sono, invece, i loro.
In materia di nostalgie inconfessabili Francesco Torselli ha una lunga e documentabile consuetudine, ma non occorre certo ricostruirne le fila.
A sentir lui, a contestare una frequentatrice di mescite di lusso non possono essere altro che individui animati da una foia repressiva propensa ai carri armati.
La realtà, come sempre, è opposta alle menzogne "occidentaliste" per cui è non probabile, ma certo che i sostenitori della repressione andrebbero davvero cercati ovunque tranne che tra i manifestanti fiorentini. In ogni caso, una screenshot tratta da casaggi.blogspot.com è più che sufficiente per rimetterlo anche stavolta al suo posto.
Nel corso del 2010 la comunicazione politica del principale partito di governo è incentrata sul linciaggio di uno dei suoi fondatori. Questo a livello del mainstream.
A livello locale la stessa sorte càpita a quanti abbiano deciso di smetterla di riverire un frequentatore di minorenni.
Il blog casaggi.blogspot.com è riconducibile a Francesco Torselli in persona, che non è un sedicenne bocciato a scuola che disegna svastiche sui muri ma uno che sta in un pubblico consesso insieme ai rappresentanti di centinaia di migliaia di sudditi.
Si tratta di un blog che concentra contenuti che appartengono a tutti e due i livelli.
Il linciaggio dell'individuo cui tutti i torselli della penisola devono la propria uscita dalle fogne e dai sottoscala è affidato a copia e incolla quotidiani di editoriali copiati dal gazzettaio "occidentalista".
Ai piani bassi invece si deve ricorrere all'arte di arrangiarsi ed al fai da te, messi a servizio di poltrone e tornaconti.

Zizzania!
La nostra dedica quotidiana agli infami, ai viscidi, ai pavidi, ai protetti, ai bugiardi, ai pochi e tristi servi delle proprie squallide opportunità, traditori di Comunità e di sogni. Ci vedremo nella mischia, bastardi. Non finirà mai: ci sarà sempre un pò di odio per voi.

Gli ZetaZeroAlfa sono uno dei principali prodotti del merchandising di Boutique Pound, che a sua volta fa da specchietto per le allodole nel bacino elettorale dei diciottenni.
Francesco Torselli invoca l'espulsione dall'Università di gente che a sentir lui arriva dritta dalla Lubjanka.
Intanto però dedica un bell'avvertimento da camorristi ad ex compagni di strada al cui nome e cognome si potrebbe risalire senza difficoltà.
Un avvertimento da camorristi, grondante di quell'odio che soggetti come questo attribuiscono sistematicamente agli avversari politici, quelli rimasti alle "chiavi inglesi" e alle pistole.

Individui del genere tengono a definirsi non conformi; in contesti non "occidentalisti" e dunque immuni alla menzogna ed alla sovversione, si è invece soliti definirli utilizzando vocaboli meno forbiti.

24 novembre 2010

Riccardo de Corato e Daniela Santanché all'Università di Firenze?


Una formazione politica "occidentalista", tali "Studenti per la libertà", ha annunciato per il 25 novembre 2010 una delle consuete chiacchierate tra amici.
Dovrebbero intervenire tra gli altri tale Riccardo de Corato e tale Daniela Santanché.
All'imam fiorentino Izzedine Elsir dovrebbe spettare il compito di conferire alla cosa un minimo di autorevolezza e di imparzialità.
L'organizzazione ricorda non poco le strategie comunicative delle televisioni che combinano primacy e recency in modo da rinforzare oltremodo il messaggio "occidentalista" e da sminuire o mettere in ridicolo ogni contraddittore.
Il motivo della convocazione è serio: gli "occidentalisti" sono o no padroni in casa loro?
Salvo brevi periodi, forze politiche "occidentaliste" hanno "governato" lo stato che occupa la penisola italiana per tutti gli ultimi dieci anni. Strano che siano ancora a porsi interrogativi del genere.
Una "rete dei collettivi" ha risposto con un messaggio molto livoroso che riportiamo per intero insieme al commento che abbiamo fatto pervenire agli scriventi.
A questo seguono altre considerazioni, aggiunte con calma.

11.23.2010
DE CORATO E SANTANCHE’, FUORI LA MERDA DALL’UNIVERSITA’

Sentendo vicino l’odorino della sconfitta e il tanfo da basso impero del governo Berlusconi, i giovani ragazzi “antidegradoeinsihurezza” del PDL, tali Studenti per la Libertà hanno pensato bene di trasformare il Polo di Novoli in una scintillante passerella per “nuovi” e intriganti personaggi di spicco della destra fascista, riammodernata prima AN, poi PDL e LA DESTRA.
Questi loschi figuri sono molto noti nell’ambiente per la loro spiccata filantropia, tali Santanché, colei che “sono orgogliosa di essere fascista”, e un certo, meno noto, De Corato, ex Vice Sindaco di Milano, durante il periodo Moratti, con delega, per l’appunto, alla sicurezza, famoso per le sue affermazioni sull’immigrazione e sull’Islam, degni della peggior feccia xenofoba.
Ribadiamo con forza alla città e a questi rigurgiti del ventennio, che qui a Firenze per loro non ci sarà mai posto, come non c’è mai stato, e che ostacoleremo in tutti i modi i comizi che questi razzisti proveranno a fare, sparando a zero su migranti e fasce deboli della società fomentano l’odio tra poveri tanto utile per le loro malefatte squadriste, specie all’ interno delle università, luogo in cui, dovrebbe avvenire la nostra formazione.

NESSUNA TOLLERANZA PER GLI INTOLLERANTI

25 NOVEMBRE POLO DI NOVOLI ORE 9.30

Il nostro commento:

Riccardo de Corato ha un diploma di ragioniere.
Dal 1980 si è dedicato in pianta stabile alla politica. Almeno per quanto riguarda il modo di guadagnarsi la giornata “ragiona” in effetti benissimo: il curriculum riportato sul suo sito personale è orgoglioso di collocare la sua ultima esperienza lavorativa al 1977.
Trentatré anni fa.
Questo è il tale che sta nella città dove mangiano cotolette, quello che passa la giornata ad abbaiare contro i centri sociali.
Nessun titolo accademico, nessun lavoro di ricerca, nessuna pubblicazione.
Tutte cose che conferiscono davvero autorevolezza.
Un “occidentalista” proprio rappresentativo.

Daniela Garnero già coniugata Santanché (matrimonio annullato dalla Sacra Rota) ha conseguito una laurea in scienze politiche e Wikipedia le attesta un certo numero di non meglio precisate “consulenze”, oltre ad una variegata carriera politica. Riferisce anche che “È stata in società con Flavio Briatore nel locale di Porto Cervo Billionaire ed è socia del Twiga a Forte dei Marmi”.
Ambienti e frequentazioni che, come tutti sanno, conferiscono a chiunque una competenza in materia di scienze religiose degna di uno hoyatoleslam.
Ed infatti Daniela Santanché ne fornisce testimonianza: “Maometto aveva nove mogli, l’ultima era una bambina di nove anni. Maometto era un poligamo e un pedofilo!” (8 novembre 2009).

Ecco di quali competenze intende avvalersi l’”occidentalismo” fiorentino. Una frequentatrice di locali dove si bevono alcolici ed un ragioniere che dal 1977 in poi non ha lavorato un giorno in vita sua.
Non si tratta di “rigurgiti del Ventennio”: si tratta di qualcosa di meno, di qualcosa di peggio.
Qualcosa di meno e qualcosa di peggio che ha il pregio di costituire un buon campione dell’umanità “occidentalista” e delle sue rappresentanze istituzionali.

Fin qui le nostre prime considerazioni.
Nota: sia Riccardo de Corato che Daniela Santanché militano in una formazione politica il cui leader frequenta minorenni al di là di ogni dubbio o questione, e con il quale è legittimo ritenerli ampiamente in debito.
Da quali bocche escono i giudizi sul conto dell'Inviato!

Sulla fedeltà di Daniela Santanché alle "radici cristiane" dell'"Occidente"
e sulle sue competenze in materia di scienze religiose, Internet è ricca di testimonianze.


La libreria on line IBS accredita a Daniela Santanché due libri che su quel sito nessuno si è curato di recensire, e probabilmente neppure di leggere.
Eccone le presentazioni.

La donna negata. Dall'infibulazione alla liberazione (Marsilio, 2006)
Raccogliendo le testimonianze di tante immigrate (da Amina, un'algerina picchiata a sangue insieme ai due figli piccoli perché non accettava la convivenza con la seconda moglie del marito, a Hirsi Ali la kafir, ispiratrice del cortometraggio Submission, per arrivare a Marjan che vede riaprirsi per la figlia adolescente un calvario che pensava di essersi lasciata alle spalle) e collaborando con le associazioni che rappresentano il milione di donne islamiche che vivono in Italia, Daniela Santanché ci consegna un'analisi della condizione delle donne musulmane nel nostro Paese.

Le donne violate. La donna negata e oltre (Marsilio, 2008)
Con questo secondo libro Daniela Santanché analizza la drammatica condizione in cui si trovano migliala di donne islamiche che vivono in Italia. Private dei diritti più elementari da una concezione dell'Islam a cui non sappiamo o non vogliamo dare risposte adeguate, inseguite anche nel nostro paese dalle imposizioni più aberranti del fondamentalismo religioso, Daniela Santanché denuncia le ambiguità e i silenzi della politica. Le donne violate con il loro grido di aiuto rendono sempre più attuale il monito che l'autrice lancia ai governanti italiani e europei. Perché nessuno debba dimenticare che la libertà delle donne dell'Islam è, in ultima analisi, la libertà di tutti noi.

Cellulosa sottratta ad utilizzi più costruttivi, chiaramente. Basterebbe l'accenno fugace all'Islàmme come antitetico alla "libertà", qualunque concetto si abbia di essa, con cui si conclude la seconda presentazione per farsi un idea molto precisa sulle competenze della scrivente.
Daniela Santanché postula che nella penisola italiana vive un milione di donne infibulate e picchiate a sangue.
La cosa peggiore che potrebbe capitarle è trovare qualcuno che prenda, e in tutta serietà, il dato per veritiero.
Perché se le cose stessero come dice questa poco vestita, l'unica conclusione che avrebbe senso trarre è che una politica "occidentalista" che ha fatto dell'islamofobia una specie di dogma non è riuscita, in dieci anni filati, a togliere da quelle condizioni neanche una frazione delle vittime.
Un'ammissione di fallimento prevedibile e prevista, che non può che rallegrare.
In compenso la politica "occidentalista" è riuscita, e senza moltre difficoltà, a partecipare alla "esportazione di democrazia" in Iraq ed in Afghanistan.
Costo previsto per il 2010, un miliardo di euro.
Più tintoria e stiratura per le mimetiche da passeggio di Ignazio Benito Maria La Russa, in modo che sia bello elegante quando mette in scena qualcuna delle sue insultanti pagliacciate.
Più le spese per portare una giornata a Firenze quella donna, insieme al ragionier Riccardo de Corato.

Qui sopra la screenshot di come si presenta su Google il dominio danielasantanche.com.
"Contatti", "Sesso", "Senza Veli", "Pagina successiva" (come dire "avanti la prossima"). Un'autopresentazione che promette davvero competenze approfondite nel campo delle scienze religiose. Il miglior biglietto da visita per una che intenda combattere -presumibilmente da sola- contro la "repressione sessuale" corollario dell'Islàmme.
Al momento in cui scriviamo il sito è fermo al 30 agosto 2010.
Tra gli ultimi materiali inseriti, uno starnazzo di questo genere:

“A Brescia come a Teheran, il problema è il velo, simbolo di tutte le sottomissioni. Ma dov’è lo sdegno dei nostri intellettuali di sinistra?”

Daniela Santanché vada a chiederlo alla ragazza cecena ritratta qui sotto.
Ci vada "vestita" come appare "vestita" nelle molte immagini disponibili sul suo conto, ed avanzando gli stessi concetti cui deve la propria miserabile fortuna da gazzetta patinata.
Ci riferisca con calma la risposta.
Qui nessuno ha fretta.



23 novembre 2010

Massimo Primerano, "La Nazione" di Firenze, la "legalità" (terza parte).


L'Aquila, 20 novembre 2010.

Massimo Primerano, nel novembre 2010, è "dirigente scolastico" del fiorentino Liceo Carcere Michelangiolo.
Si è reso protagonista di alcuni exploit mediatici di cui abbiamo già riferito nel dettaglio in una prima ed in una seconda occasione.
E che sono risultati controproducenti da ogni punto di vista. Ecco qualche supposizione sul perché.
Per cominciare, la gazzetta che ha fornito il primo supporto per l'operazione.
La crisi dell'editoria sta falciando il gazzettame anche perché troppe testate per troppi anni hanno vissuto sul clima di odio e di allarme sociale da esse stesse alimentato intanto che trattavano ogni campo dello scibile con una profonda, quotidiana e documentata incompetenza. Rivolgersi ad uno dei principali protagonisti fiorentini dell'irrespirabile clima sociale creato per fini elettorali non rappresenta dunque una pensata delle migliori: a fronte dei poderosi demeriti accumulati, di cui ci siamo limitati a documentare un singolo caso, non c'è contenuto di quella gazzetta che possa aspirare ad un minimo di credibilità presso un lettore non "occidentalista".
Massimo Primerano ha avuto dunque l'idea di andare a pietire solidarietà presso un pubblico costituito essenzialmente da aficionados della canottiera che cianciano di pallone tutto il tempo che non passano a mangiare maccaruna c'a' pummarola e a consultare riviste pornografiche. Gente cui è stato insegnato impunemente per anni che gli zingari rubano i bambini.
La linea editoriale di quella gazzetta è nota: giridivite, insihurezzeddegràdo, tolleranzezzèro. Nulla di meglio che un "dirigente scolastico" che invoca la "legalità" per costruire approvazione sociale attorno al fòmite di repressione che costituisce l'unico risultato tangibile dell'operato governativo. La compagine governativa ha potuto raccogliere suffragi e rendere presentabile ciò che presentabile non è, demonizzando al tempo stesso il minimo gesto di dissenso da qualunque parte provenga, tramite un controllo dei mass media che non ha alcuna necessità di essere assoluto o censorio. E' sufficiente occupare quella parte del mainstream che basta perché tutti gli altri produttori mediatici modellino su di esso palinsesti ed agenda setting. Il mercato fa il resto, mettendo a disposizione della "libera informazione" riempitivi molto economici, costituiti invariabilmente da femmine con poca roba addosso.
I problemi cominciano quando i sudditi si accorgono che nello stato che occupa la penisola italiana chiunque, e non soltanto nogglòbal, terroristi, pacifinti, zingari ed islamonazianarcocomunisti rossoneroverdi può essere prima linciato a mezzo stampa e poi messo in condizioni di non nuocere con le buone o con le cattive. Quando questo succede, soltanto gli appartenenti ad un gruppo sempre più ristretto di categorie possono sperare di uscire grosso modo indenni dalla macchina repressiva. Nel contesto profondamente e radicalmente sovvertito che ad ogni costo si è voluto creare nella penisola italiana, quello di legalità è un concetto che ha reciso anche gli ultimi legami che lo ancoravano, almeno in ipotesi, al concetto di giustizia: significa soltanto ingiustizia distribuita e repressione lungo un climax che parte dalle multe, passa dai condoni su misura, dai lager travestiti da CIE e presentati come indispensabili conquiste della civiltà, fino ad arrivare alle esecuzioni nelle aree di servizio ed alle carceri infernali.
Che non sono certo un'esclusiva di Tehran, per quante cortine fumogene possano spargere i gazzettieri.
Il paese modello degli "occidentalisti", gli Stati Uniti d'AmeriKKKa, ha la più alta percentuale nota al mondo di detenuti rispetto alla popolazione.
In altri termini, la "legalità" di Massimo Primerano non rimanda certo ai valori costituzionali dello stato che occupa la penisola italiana, e meno che mai ai suoi miti fondanti. E' un qualcosa che viene percepito come cieco, insensato ed assurdamente minaccioso; qualcosa che è a sostanziale servizio della repressione e dell'ingiustizia sociale e che viene dunque tollerato a mala pena, irriso e disprezzato da chiunque non ne condivida i concretissimi interessi.
Nulla di strano che coloro che se ne fanno sostenitori siano a loro volta tollerati a mala pena, irrisi e disprezzati.

I riferimenti al 1968 operati da Massimo Primerano hanno completato un quadro già estremamente negativo per proprio conto, anche se non si può certo escludere che i gazzettisti vi abbiano messo del proprio contribuendo a distorcerne il senso.
Un'operazione mediatica nata male e gestita peggio, a servizio di un vocabolo preso dalla propaganda di un governo che possiamo ritenere perfettamente rappresentativo dei sudditi, ma che a Firenze -dove nonostante tutto persiste una consistente quota di non-sudditi che gli "occidentalisti" tentano di delegittimare con ogni sistema- è saldamente ancorato ad una sprezzante e realistica impopolarità.
Il 1968 non dette affatto inizio ad un'epoca di "rispetto per le istituzioni". Dette inizio ad un periodo lungo più di dieci anni, in cui lotte radicali misero in seria discussione ogni aspetto della società "occidentale". Un periodo che finì soltanto con la particolarizzazione dei percorsi di vita e con la rottura dei legami di classe, sfociati negli ultimi decenni nell'aperta condanna e nella conseguente criminalizzazione di qualunque comportamento diverso da quelli di consumo.
Nel corso di quei dieci anni, effettivamente, è capitato che non si imbrattassero pareti e non si "incendiassero gazebi".
Ma è capitato anche che si spaccassero le teste e si bruciassero vive le persone.
La prassi politica e la strategia mediatica "occidentalista" dànno anche in questo contesto prova della loro natura sovvertita ed infernale. L'imbrattatura di pareti e l'"incendio di gazebi" -peraltro mai verificatisi fino ad oggi a Firenze- vengono invariabilmente presentati come assai più gravi sotto ogni punto di vista rispetto alla spaccatura di crani od alla vivicombustione. Anzi, gli episodi di questo secondo tipo godono di scoperta e diffusa approvazione, purché messi a segno da gendarmi "occidentali" (i bassij guai se si azzardano) o nell'àmbito di qualche guerra di aggressione presentata come "esportazione di democrazia".
E' molto strano -e rivelatore- che un utente tanto assiduo della principale gazzetta "occidentalista" di Firenze che si picca anche delle proprie responsabilità di educatore non vi abbia fatto caso. Pur di insistere in questa miserabile operazione di propaganda, "La Nazione" sorvola sulle rivendicazioni di Massimo Primerano, che alle proteste del 1968 dice di aver partecipato. Chiunque altro le avesse espresse sarebbe stato considerato un anarcoislamonazicomunista per contaminazione, e qualche "occidentalista" in cravatta, di quelli grassi da fare schifo, ne avrebbe rumorosamente chiesto le dimissioni immediate.

Al momento in cui scriviamo quest'ottima testimonianza di dove può condurre un utilizzo peggio che maldestro dello strumento gazzettistico è sfociata in episodi degnissimi dei suoi protagonisti. "La Nazione" non si arrende mai, nemmeno di fronte all'evidenza, e presenta un'altra autolesionistica puntata della vicenda: la partnership tra "dirigente scolastico" e gazzetta pare abbia portato il Liceo Carcere Michelangiolo verso l'ulteriore peggioramento di un clima organizzativo già demenziale per proprio conto.
Forse era meglio continuare a divertirsi a giornate intere sul Libro dei Ceffi.