24 maggio 2023

Alastair Crooke - L'Unione Europea ha investito troppo sulla guerra in Ucraina

 

Traduzione da Strategic Culture, 22 maggio 2023.


Secondo ogni parametro l'Unione Europea ha investito troppo nella guerra in Ucraina. E anche nel suo idillio con Zelensky. All'inizio di quest'anno la narrativa occidentale (e della Unione Europea) era che l'imminente offensiva ucraina di fine inverno avrebbe "spezzato" la Russia e dato il "colpo di grazia" alla guerra. I titoli dei media erano ineccepiblimente accordati nel raffigurare una Russia allo stremo. Adesso invece i toni dello establishment hanno fatto una virata completa... e la Russia allo stremo non è affatto.
Due media anglo-ameriKKKani molto vicini allo establishment nel Regno Unito (un ambiente in cui spesso emergono messaggi dello establishment statunitense) hanno finalmente -e amaramente- ammesso: "Le sanzioni alla Russia sono fallite". Il Telegraph lamenta che sono "una barzelletta"; "la Russia sarebbe dovuta essere già crollata". Sia pure con ritardo, anche in Europa si sta facendo strada la consapevolezza che le offensive ucraine non saranno decisive, come invece ci si aspettava solo poche settimane fa.
Foreign Affairs in un articolo di Kofman e Lee sostiene che, dato che l'offensiva ucraina non approderebbe a nulla, l'unico modo per andare avanti senza subire una sconfitta che comporterebbe una umiliazione di portata storica è quello di "tirarla in lungo il più possibile" e di concentrarsi sulla costruzione di una coalizione favorevole al proseguimento della guerra che possa sperare di eguagliare il potenziale economico-militare con cui la Russia la sostiene a lungo termine.
"Kofman e Lee spiegano per gradi perché non ci si deve aspettare alcun successo clamoroso o decisivo da nessun punto di vista, e perché invece la narrazione deve spostarsi verso la costruzione di un'infrastruttura di sostegno a lungo termine per l'Ucraina, in modo che essa sia in grado di combattere quello che ormai sarà probabilmente un conflitto molto lungo e prolungato", osserva il commentatore indipendente Simplicus.
In parole povere i leader europei si sono cacciati in un pantano profondo. Gli stati europei hanno ripulito i loro arsenali di quanto rimaneva dei vecchi armamenti per passarli a Kiev, avevano cupamente sperato che l'imminente offensiva di primavera/estate avrebbe risolto tutto e che non avrebbero più dovuto occuparsi del problema della guerra in Ucraina. Speranza fallace: sono stati invitati a impantanarsi ancora di più. Se (per la NATO e per gli Stati Uniti) valga la pena affrontare un "conflitto prolungato" pur di evitare di uscirne umiliati, Kofman e Lee non lo dicono. Gli Stati Uniti dopotutto sono sopravvissuti, al loro ritiro da Kabul.
I leader europei non sembrano comunque rendersi conto che i prossimi mesi in Ucraina rappresentano un punto di svolta fondamentale; se l'UE non rifiuta con fermezza di incrementare il proprio impegno già adesso, ne deriverà una serie di conseguenze economiche negative. L'Ucraina non è una questione di politica estera a sé stante, ma piuttosto il perno attorno al quale ruoteranno le prospettive economiche europee. Il veloce giro in Europa con cui Zelensky ha chiesto gli F-16 la scorsa settimana è indicativo del fatto che, mentre alcuni leader europei vogliono che Zelensky ponga fine alla guerra, lui -al contrario- vuole (letteralmente) portare la guerra in Russia e probabilmente in tutta Europa.
"Finora", ha riferito Seymour Hersh citando un funzionario statunitense, "Zelensky ha rifiutato i consigli [sul porre fine alla guerra] e ha ignorato le offerte di ingenti somme di denaro volte ad agevolare il suo ritiro in una tenuta di sua proprietà nella penisola italiana. Nell'amministrazione Biden non trova alcun sostegno un accordo che preveda l'uscita di scena di Zelensky, e i vertici di Francia e Inghilterra "sono troppo legati" a Biden per contemplare una simile eventualità".
"E Zelensky vuole ancora di più", ha detto il citato funzionario. "Zelensky ci sta dicendo: se volete vincere la guerra dovete darmi più soldi e più materiali: 'I generali devo pagarli' ci sta dicendo", sostiene il funzionario: se sarà costretto a lasciare la sua carica, questa "andrà dal miglior offerente. Farebbe meglio a trasferirsi nella penisola italiana piuttosto che restare e magari farsi uccidere dal suo stesso popolo". Incidentalmente i leader europei ricevono da Kofman e Lee un messaggio che fa eco a quello di Zelensky: l'Europa deve fare fronte alle esigenze di un sostegno a lungo termine per l'Ucraina riconfigurando la propria industria per produrre le armi necessarie a sostenere lo sforzo bellico ben oltre il 2023, per eguagliare la formidabile capacità logistica di produzione di armi della Russia ed evitare di riporre le proprie speranze in una singola offensiva.
Adesso la guerra viene prospettata come una scelta binaria: "Porre fine alla guerra" o "Vincere la guerra". L'Europa sta tergiversando al bivio; inizia esitante a percorrere una strada, poi torna indietro e fa qualche cauto passo nell'altra direzione. L'UE addestrerà gli ucraini a pilotare gli F-16, ma non si esprime sulla fornitura degli aerei. Sembra un gesto simbolico, ma spesso un maggiore coinvolgimento muove proprio da un gesto simbolico.
Dopo essersi schierata con l'amministrazione Biden, una leadership europea poco riflessiva ha aderito con entusiasmo alla guerra finanziaria alla Russia. Ha anche preso parte senza riflettere a una guerra della NATO contro la Russia. Adesso, gli stessi leader europei potrebbero trovarsi costretti a prendere parte a un affannoso incrementare la catena dei rifornimenti per tenere testa alla logistica russa. In altre parole, Bruxelles viene sollecitata a impegnarsi nuovamente a "vincere la guerra", piuttosto che a "porvi fine" come desiderano alcuni stati.
Stati dell'Unione Europea, che stanno cercando disperatamente una via d'uscita dal pantano in cui si sono cacciati. E se gli Stati Uniti tagliassero i fondi all'Ucraina? E se il Team Biden si orientasse rapidamente verso la Cina? Politico ha intitolato: La fine degli aiuti all'Ucraina si avvicina rapidamente. Rimediare non sarà facile. L'UE potrebbe trovarsi a dover finanziare un conflitto senza sbocco e a dover fronteggiare l'incubo di un'ulteriore ondata di rifugiati che prosciugherebbe le risorse della UE e aggraverebbe la crisi dell'immigrazione che già sta facendo vacillare gli elettori europei.
Gli Stati membri sembrano ancora indugiare in pii desideri, credendo a metà alle storie di disaccordi in atto a Mosca, prestando fede alle esche di Prigozhin, credendo che la cottura a fuoco lento di Bakhmut da parte dei russi sia un segno di esaurimento delle loro forze e non un caso specifico del metodico e crescente lavoro di logoramento delle capacità ucraine cui i russi hanno dato corso a tutto campo.
Questi Stati scettici nei confronti della guerra fanno la loro parte di "filo-ucrainismo" per evitare di essere castigati dalla nomenclatura di Bruxelles e scommettono sull'improbabile idea che la Russia accetterà una soluzione negoziata e soprattutto un accordo favorevole all'Ucraina. Ma perché dovrebbero crederci?
"Il problema dell'Europa", dice la fonte di Seymour Hersh a proposito di una rapida soluzione della guerra, "è che la Casa Bianca vuole che Zelensky sopravviva"; e sì, Zelensky ha una sua claque di sostenitori fanatici anche a Bruxelles.
I due autori di Foreign Affairs prevedono che una corsa agli armamenti sarebbe "una passeggiata", ancora una volta:

La Russia non sembra nelle migliori condizioni per sostenere una guerra di durata indefinita. La capacità della Russia di riparare armamenti e di rimetterne in servizio dagli arsenali sembra così limitata che il paese si affida sempre più agli equipaggiamenti sovietici degli anni '50 e '60 per completare la dotazione dei reggimenti mobilitati. Mentre l'Ucraina acquisisce migliori equipaggiamenti occidentali, le forze armate russe assomigliano sempre più a un museo dei primi decenni della guerra fredda.
Davvero? Questi giornalisti statunitensi fanno mai un controllo incrociato o una verifica controfattuale? Sembra di no. Nel primo trimestre del 2023 sono stati prodotti più carri armati in Russia che nell'intero 2022. Se facciamo una estrapolazione notiamo che in precedenza la Russia produceva circa 150-250 carri armati all'anno, mentre Medvedev ha promesso di aumentarne la produzione ad oltre 1600. Sebbene questo numero includa i carri armati revisionati e aggiornati (che in realtà costituiscono la maggior parte), è comunque indicativo di una grossa produzione industriale.
L'UE non dibatte pubblicamente su decisioni cruciali come queste, che riguardano il ruolo dell'Europa nella guerra. Tutte le questioni sensibili vengono affrontate a porte chiuse, nella UE. Il problema di questo deficit di democrazia è che le conseguenze di quanto attiene la Russia toccano quasi tutti gli aspetti della vita economica e sociale europea. Intanto che crescono gli interrogativi, la discussione è scarsa o nulla.
Dove e quali sono i limiti che l'Unione Europea considera invalicabili? I leader della UE "credono" davvero di poter fornire a Zelensky gli F-16 che chiede? O stanno scommettendo sulle "linee rosse" di Washington lasciando agli USA le mani libere? Quando lunedì 22 maggio gli è stato chiesto se gli Stati Uniti avessero cambiato posizione sulla fornitura di F-16 all'Ucraina, il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca John Kirby, ha risposto "No". Gli F-16 non cambiano le sorti del conflitto, ma possono infrangere il sottile diaframma che ci separa da una guerra dalla durata indefinita. O quello che ci separa dalla terza guerra mondiale. L'Unione Europea cesserà di sostenere militarmente il progetto ucraino -in linea con gli ammonimenti che gli USA hanno già impartito a Zelensky- man mano che l'offensiva ucraina si esaurirà senza conseguire alcun progresso? Cosa risponderà l'Unione Europea se gli Stati Uniti la inviteranno a prendere parte alla corsa per costruire una catena di fornitura di munizioni contro la Russia? Per essere chiari: adattare le infrastrutture industriali europee a un'economia di guerra comporta enormi conseguenze. Ed enormi costi.
Le infrastrutture competitive esistenti dovrebbero essere riconvertite dalla produzione di beni destinati all'esportazione alla produzione di armamenti. Esiste oggi manodopera qualificata per occuparsene? La costruzione di nuove linee di fornitura di armamenti è un processo tecnico lento e complicato. E questo si aggiungerebbe al fatto che l'Europa ha intrapreso il passaggio da infrastrutture energetiche efficienti verso nuove strutture verdi meno efficienti, meno affidabili e più costose.
Esiste una via d'uscita dal pantano in cui l'Unione Europea si è andata a cacciare?
Sì, esiste e si chiama obiettività. Se l'UE vuole una rapida fine della guerra, dovrebbe capire che ci sono due opzioni disponibili: La capitolazione dell'Ucraina e un accordo alle condizioni di Mosca, oppure la continuazione del logoramento a tutto campo della capacità bellica dell'Ucraina, destinato a durare fino a quando le sue forze non saranno sopraffatte dall'entropia.
L'obiettività richiederebbe all'Unione Europea di abbandonare l'illusione che Mosca negozierà un accordo alle condizioni di Zelensky. Non si arriverà ad alcuna soluzione seguendo questa strada. Sempre l'obiettività vorrebbe che l'Unione Europea ammettesse che accodarsi alla guerra finanziaria contro la Russia è stato un errore. Un errore che dovrebbe essere corretto.


18 maggio 2023

Firenze. L'amministrazione prende le distanze da Alessandra Kersevan? Noi, ovviamente, no (seconda parte).

 


Alessandra Kersevan ha scritto saggi storici sul confine orientale dello stato che occupa la penisola italiana -con particolare riferimento alle vicende comprese tra il 1919 e il 1945- intonati a una disconferma precisa di quanto sostenuto dalla propaganda "occidentalista" e dai suoi piagnistei in materia di cuori nel pozzo e di foibe più o meno affollate. Sul perché il Comune di Firenze abbia ritenuto un dovere prenderne le distanze, si veda la prima parte.
Come i nostri lettori sanno bene, nello stato che occupa la penisola italiana hanno fornito avallo e copertura legislativa a un corpus vittimista che è sempre piacevole confutare e deridere, e che ogni dieci febbraio torna carnevalescamente di moda a Firenze quando alla imposta celebrazione della "Giornata del Ricordo" si accompagnano le attestazioni di disistima dei settori più seri dell'attivismo politico.
Dal momento che un'interrogazione della Lega che chiedeva di deplorare anche la Kersevan per via di cinque o sei frasi in una call durata oltre un'ora e mezza ha ricevuto risposta e approvazione in Consiglio Comunale due anni dopo i fatti, ci siamo fatti un piacere di leggere e recensire due libri della Kersevan. Il primo tratta dei campi di concentramento allestiti durante la seconda guerra mondiale dallo stato che occupa la penisola italiana, il secondo è questo Fascismo e foibe, scritto con Giuseppe Aragno e Alexander Höbel.
Il libro è costituito da tre saggi, atti di un convegno tenuto a Napoli nel 2007 le cui argomentazioni sono ancora validissime per controbattere e schernire la propaganda, al punto da poter costituire una lettura consigliabile a quanti si accostino per la prima volta all'argomento.




15 maggio 2023

Sul significato del vocabolo strumentalizzare

 


Con strumentalizzare le persone serie intendono lo sfruttare qualcosa o qualcuno all'esclusivo scopo di conseguire qualche vantaggio, personale o di gruppo.
I ben vestiti insediati a qualche carica nello stato che occupa la penisola italiana -con particolare riguardo all'ambiente scolastico- intendono con strumentalizzare l'esprimere un dissenso evidente, a seguito di eventi in grado di catalizzarlo (qui su Archive).
Il 18 febbraio 2023 alcuni attivisti di Roba Studentesca (o di Coso Giovane) hanno aggredito davanti al liceo Michelangiolo di Firenze alcuni studenti mostratisi insofferenti alla loro propaganda.
Il 21 febbraio ci fu una prima manifestazione di risposta cui parteciparono molte persone serie della Firenze Che Non Conta, per lo più reduci da una non sempre degnamente retribuita giornata di lavoro.
Il 4 marzo ce ne fu un'altra assai più nutrita, cui le stesse persone serie parteciparono dietro le stesse bandiere.
Bandiere scelte con una certa cura a un duplice scopo.
Innanzitutto sono tra quelle che più urtano la squisita sensibilità di molti fra i ben vestiti usi comparire sulle gazzette, per quanto insignificante sia la carica cui sono preposti.
In modo altrettanto importante, sottolineano con delicatezza il fatto che a Firenze molte persone serie non provano alcun senso di appartenenza nei confronti dello stato che occupa la penisola italiana.


12 maggio 2023

Firenze. L'amministrazione prende le distanze da Alessandra Kersevan? Noi, ovviamente, no.

 

Nel maggio 2023 il consiglio comunale di Firenze si è ricordato di dare ascolto a un piagnisteo "occidentalista" di due anni prima e di prendere le distanze da quanto detto in una videochiamata tra quattro persone (qui su Archive).
Ne abbiamo già trattato nel dettaglio.
Come sempre se qualche ben vestito "occidentalista" o meno prende le distanze, in questa sede le stesse distanze vengono immediatamente accorciate nella stessa misura. Alla videochiamata partecipavano Maurizio Acerbo, Dimitrj Palagi ed Eric Gobetti, di cui abbiamo letto e recensito Alleati del nemico e L'occupazione allegra sulla partecipazione delle forze armate dello stato che occupa la penisola italiana all'aggressione e allo smembramento dello allora Regno di Jugoslavia, oltre a quello "E allora le foibe?" che ha infastidito in una certa misura gli "occidentalisti" confutandone la propaganda.
Restava Alessandra Kersevan, il cui volume sui lager giaceva da anni nella nostra libreria in un colpevolissimo ozio da cui lo abbiamo sottratto sottoponendolo a una lettura accurata al consueto scopo di urtare per quanto ci è possibile la sensibilità dei ben vestiti di cui sopra.

02 maggio 2023

Firenze. Maurizio Acerbo, Eric Gobetti, Alessandra Kersevan e Dimitrj Palagi non piacciono al consiglio comunale

 

Firenze. Le bandiere della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia compaiono spesso nei cortei proprio perché invise alla propaganda "occidentalista". La foto è del 4 marzo 2023.


Firenze. Il 2 maggio 2023 si viene a sapere che "Il Consiglio [comunale] approva mozione dei gruppi di centrodestra per prendere le distanze da gravi affermazioni sulle Foibe". Non c'è nulla da meravigliarsi, da sempre il PD insegue la propria sedicente opposizione sul suo terreno ed è riuscito più volte a superarla. Resta la curiosità di capire cosa possa mai essere successo di tanto irritante per la squisita sensibilità "occidentalista".
Non è successo nulla.
Sono andati a cercare una call del 2021 ancora reperibile su Youtube, in cui Alessandra Kersevan, Maurizio Acerbo, Dimitrj Palagi e Eric Gobetti trattavano il vittimismo piagnucoloso cui gli "occidentalisti" tengono tanto come le persone serie trattano il vittimismo piagnucoloso cui gli "occidentalisti" tengono tanto. Il tutto a beneficio di quattro gatti, visto che al momento in cui scriviamo il canale su cui è stato pubblicato non conta neppure trecento iscritti e la call è stata visionata da un migliaio di utenti. In un'ora e mezzo di conversazione la Lega fiorentina ha reperito cinque frasi che la infastidivano. “Le foibe sono un modo per trasformare i partigiani titini da vittime in carnefici”, “i materiali raccolti a quel tempo parlavano di episodi di guerra in cui i partigiani si erano difesi”, “è la guerra stessa che provoca talvolta eccessi di violenza”. “Per fare tutto questo è stato necessario aumentare a dismisura i numeri, le ricerche che sono state fatte a quel tempo parlano per le foibe istriane fra i 200 e 500 morti e per le foibe triestine si parla di alcune centinaia di persone e non si sa nemmeno come siano morte”.
Nulla per cui valga la pena scomodarsi, sono anni che le persone serie deridono certe pretese. Ma se una formazione politica del genere può impegnare un organo amministrativo per una questione come questa, noialtri possiamo impegnare dieci minuti del nostro tempo per consigliare a tutti un'attenta visione del filmato e per segnalare i libri di Eric Gobetti di cui ci siamo fatti un piacere di occuparci.
Ripromettendo di occuparci in futuro anche di quelli di Alessandra Kersevan.

E allora le foibe?
Alleati del nemico. L'occupazione italiana in Jugoslavia (1941-1943)
L'occupazione allegra. Gli italiani in Jugoslavia (1941-1943)
 
 

19 aprile 2023

Giovanni Rana e il pesto sovranista

 


Dal settembre 2022 è in carica nello stato che occupa la penisola italiana un esecutivo in cui abbondano gli individui assolutamente rappresentativi; basti pensare che a fare il Primo Ministro c'è una madre non sposata che si arroga il ruolo di difensore dei valori cattolici e della famiglia tradizionale.
Le gazzette non hanno neanche dovuto aggiornare agende, temi e liste di proscrizione; anche nel "paese" dove mangiano spaghetti vige l'abitudine di togliere di mezzo chiunque faccia ombra ai committenti, secondo schemi procedurali che nessuno perde neanche più tempo a mettere in discussione. L'unica difesa relativamente efficace, adesso che questo collodio sporca ovunque anche e soprattutto sul web, consiste nel disinteressarsi ai mass media.
Nell'infinito numero dei proscritti figura un certo Alberto Grandi, un esperto di storia dell'economia che tratta una penisola un tempo industriale e oggi piena di mangioteche pretenziose e di minestrai ridicoli così come è giusto trattare una penisola un tempo industriale oggi piena di mangioteche pretenziose e di minestrai ridicoli. Il marketing, per le mangioteche pretenziose e per i minestrai ridicoli, è tutto: quando tutti vendono roba più o meno simile, vince chi la avvolge in più fuffa possibile.
E chilometri zero.
E filiere corte.
E antiche tradizioni.
E denominazioni di origine protetta.
E denominazioni di origine controllata e garantita.
E drappi a bande verticali verde, bianca e rossa di uguali dimensioni.
Tutto per vendere a trenta quello che vale sì e no cinque, ed è una stima molto generosa.
Guai a chi ride.
Poi arriva un padrone che una certa sua salsa fatta con olio, sale, formaggio e una piantina verde la fa legalissimamente produrre negli USA (qui su Archive); ci fa mandare le piantine verdi, ce le fa mescolare con tutto quanto il resto e poi fa tornare nella penisola italiana i bidoni del prodotto finito. D'altronde, come tutti sanno, la penisola italiana è stata rovinata dai sindacati quindi è oltremodo logico spostare piante tritate da un capo all'altro del pianeta e poi fargli ripercorrere all'indietro la stessa rotta pur di non rivolgersi ai lavoratori del posto.
Il risultato è talmente tipico e caratterizzato, talmente originale, connotato e insostituibile che nella foto abbiamo pensato bene di collocarlo su una tovaglietta irlandese, quale ulteriore elemento di ludibrio; è la prima volta che acquistiamo qualcosa di prodotto da quel padrone e lo abbiamo fatto a bella posta dopo la brevissima ondata di indignazione gastroministeriale che ha accompagnato la notizia.
Per decenni la feccia gazzettiera ha trattato da terrorista chiunque eccepisse la globalizzazione e le sue logiche; adesso non eccede neanche più con gli epiteti, le basta comportarsi come se chi solleva eccezioni non esistesse neppure. E intanto vorrebbe, come la committenza che per decenni le ha consentito di atteggiarsi a liberista grazie a generosi fondi pubblici, ciarlare di sovranismo e mettere in guardia contro la sostituzione etnica. Anche e soprattutto affrontando argomenti del genere, essendo semplicemente impensabile occuparsi di cose minimamente serie.
Al momento in cui scriviamo l'ultimo ad affrontare l'argomento è stato proprio un tizio (qui su Archive) attualmente incaricato di vigilare sui padroni troppo disinvolti con le piantine verdi.
Altro che sostituzione etnica. Basta uno sguardo alla sua foto per pensare che nella penisola italiana abbiano -se mai- esagerato con l'endogamia.



La foto viene pubblicata anche su Instagram. In capo a qualche ora al massimo, GennarinoEsposito2004 che si presenta come JessicaBrambilla200812343 scriverà per complimentarsi e proporre una collaborazione con prestigiosi marchi fabbricanti di stracci venduti a caro prezzo. Se esiste qualcosa di più irritante e inutile del gazzettificio "occidentalista" sono proprio gli -e soprattutto le- "influencer".

07 aprile 2023

Firenze, le riflessioni di un iscritto ad Azione Studentesca dopo i fatti del febbraio 2023

 

Dunque, ricapitoliamo.

Insieme a altri quattro o cinque perdigiorno vengo alle mani (qui su Archive)con gente che disprezza la nostra offerta politica, il che a Firenze è il minimo che possa succedere e non sto neanche a ripetere perché.
Mi fotografano in chissà quanti con quei cosi che ormai tutti hanno in tasca da non so neanche più quanto tempo e in capo a un'ora finisco sul Libro dei Ceffi, nei telegazzettini, nelle gazzette.
Ed ecco qui i risultati della nostra squisita preparazione militare.
1
. Mi fanno un corteo contro (qui su Archive), dove il minimo che si sente dire è che se mi beccano mi appendono per i piedi alla tettoia di un benzinaio.
2. Viene su un pandemonio tale che ci tocca annullare (qui su Archive) un'iniziativa importantissima in programma da mesi, e poi metterci anche a chiedere quattrini in giro come punkabbestia qualunque.
3. Mi becco una denuncia con due o tre capi di accusa (qui su Archive).
4. Mi becco la gendarmeria in visita (qui su Archive), e nella perquisizione domiciliare mi portano appunto via anche uno di quei cosi che fanno le foto per vedere cosa ho scritto e a chi. Ma la cosa grave è che per vedere adolescentipocovestite.net adesso mi tocca implorare mio cugino.
Tra avvocato, spese processuali e chissà che altro, temo che salteranno per due o tre anni le vacanze a Marina di Pisa (o anche a Vittoria Apuana, ora controllo).
5. Cambio scuola. Ormai persino le mattonelle dell'androne si dànno di gomito al solo vedermi arrivare.
6. Cambia scuola anche mia sorella (qui su Archive).

Ma quando Corneliu Zelea Codreanu cantava di quanto sia lieto il matrimonio con la Morte, quanto sia dulce et decorum morire da eroi baciati dal sole in un campo di biondo grano, non ha mica mai fatto cenno a tutto questo.

Sta' a vedere che mi hanno fregato...

Non molti decenni fa, quando si era costretti per qualche motivo ad abbandonare un corso di studi, si ricorreva a un istituto privato per cercare di non perdere l'anno.
A Firenze una delle scuole paritarie più costose impone agli iscritti la divisa che si vede in foto.
Per due virgulti della patria che magari si immaginavano nella austera tenuta della 33. Waffen-Grenadier-Division der SS "Charlemagne" non deve trattarsi di una prospettiva proprio entusiasmante.