17 settembre 2012

L'International Review of the Red Cross pubblica il Layha, il codice di comportamento per i mujaheddin


Settembre 2008. Un combattente afghano con armi ed equipaggiamenti tolti all'invasore sconfitto.

Negli ultimi anni nello stato che occupa la penisola italiana la Croce Rossa ha a volte ricevuto attenzioni inusitate dal mainstream. Questo significa che i mass media hanno insegnato ai sudditi quali fossero gli aspetti fondamentali ed essenziali di questa istituzione indugiando molto a lungo sui maglioncini di un commissario straordinario e sul contegno di una crocerossina in linea con i gusti estetici della compagine governativa. La politica "occidentalista" e la sua propaganda hanno nell'obiettività, nella competenza e nel rigore documentale i loro principali nemici e si comportano di conseguenza in ogni circostanza; nel caso specifico per capire che l'aneddotica cara all'occidentalame non costituisce l'aspetto essenziale della Croce Rossa e della sua attività occorre rifarsi a fonti di altra e più normale provenienza.
Esiste una rivista che si chiama International Review of the Red Cross pubblicata dall'International Committee of the Red Cross della quale non si fa parola sul mainstream peninsulare, sicuramente perché caratterizzata da un grado di obiettività, competenza e rigore documentale assolutamente incompatibile con le direttive di quell'"occidentalismo" con cui la Croce Rossa è pur spesso tacciata di connivenza. Sul numero 881 di questa rivista compare come allegato uno scritto che si intitola "Emirato Islamico dell'Afghanistan - Il Layha [codice di comportamento] per i mujaheddin".
Se ne fornisce traduzione integrale.

Avvertenza
Questo documento viene riprodotto come testo di riferimento per l'articolo "Il Layha per i Mujahiddin: un'analisi del codice dicomportamento per i combattenti talebani sotto la legge sacra" di Muhammad Munir, pubblicato in questo numero della rivista. Il fatto che il documento venga pubblicato non implica un'approvazione di quanto in esso contenuto da parte dell'International Review of the Red Cross.

Nota del traduttore della versione inglese
Il Layha è il codice (o un manuale) di comportamento e regole per i mujahiddin dell'Emirato Islamico. Il documento qui presentato costituisce la seconda edizione del Layha, pubblicata nel 2012. L'originale è scritto in pashtun; la traduzione in inglese è ad informazione dell'International Committee of the Red Cross. Non si tratta di una traduzione ufficiale. I lettori possono trovare il testo originale su http://alemarah-iea.net/index.php?option=com_content&view=category&id=9&Itemid=24 [al momento il link non risulta funzionante, N.d.T.]. Il primo Layha è stato pubblicato nel 2006; questa versione del codice di comportamento sostituisce quella del 2009.
Abbiamo cercato di conservare lo spirito dell'originale in pashtun. Per questo ci siamo allontanati il meno possibile dalla struttura originale degli articoli e dei paragrafi, e lo abbiamo fatto solo quando era necessario per conservarne il senso. I chiarimenti inseriti dal traduttore sono tra parentesi quadra, mentre le spiegazioni di vocaboli o frasi sono riportate tra parentesi tonde. L'equivalente in lingua di nomi, titoli, epiteti e nozioni tipici della teologia islamica sono stati regolarizzati nella forma. Il significato della maggior parte dei concetti giudiziari tipici del diritto islamico cui si fa riferimento nel testo si trova nelle note a piè di pagina. Ci siamo avvalsi del dizionario pashtun - russo di M.G. Aslanov per decidere la traslitterazione delle parole in arabo ed in pashtun.


In nome di Dio il più grande dispensatore di grazie e di misericordia; noi leviamo lodi e preghiere per il glorioso Messaggero.

Ecco cosa dice Allah l'Onnipotente [nel Sacro Libro]:
58. Allah vi ordina di restituire i depositi ai loro proprietari e di giudicare con equità quando giudicate tra gli uomini. Allah vi esorta al meglio. Allah è Colui Che ascolta e osserva.
59. O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorità. Se siete discordi in qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. È la cosa migliore e l'interpretazione più sicura.
Fare di tutto per seguire la via indicata da Allah Onnipotente [Jihad] è la forma più alta di devozione ed il dovere più grande; attraverso questo passano l'onore della 'umma [2] islamica e la più sublime espressione di Allah Onnipotente. Per i musulmani il Jihad è uno strumento essenziale per conseguire quei successi e quelle grandi realizzazioni attraverso le quali può essere assicurata la dignità e la felicità della comunità dei credenti. I popoli che hanno compiuto il Jihad sono indipendenti e liberi. Al contrario, quelli che hanno rimesso la spada nel fodero e che hanno abbandonato il Jihad, non hanno conseguito alcun beneficio: tutto quello che hanno ottenuto è stato l'avere il collo avvinto dalle catene della schiavitù e della prigionia. Oggi, mentre i mujahiddin danno il loro sangue sacro per il prestigio della parola di Allah, per l'onore del popolo musulmano cui appartengono e per la comunità dei credenti, affinché le questioni inerenti il Jihad siano organizzate tenendo conto di una strategia coerente e perché i mujahiddin abbiano più di quanto l'hanno avuta fino ad oggi una guida da seguire per gli aspetti amministrativi, educativi, giudiziari, morali ed etici della vita, dobbiamo adottare un lahya [codice di comportamento] che permetta ai mujahiddin a considerare con più chiarezza i loro obiettivi, di identificare le intenzioni dei nemici dell'Islam e dei loro fiancheggiatori, e infine di trovare facilmente una soluzione ai dubbi e alle incertezze che devono affrontare nell'ambiente del Jihad. In accordo con le indicazioni divine, l'incombenza spetta alle [persone] timorate e coraggiose che siano non solo in grado di adempiere ai propri doveri nel modo più appropriato, ma siano anche capaci di neutralizzare in tempo le macchinazioni del nemico. 
Con la benevolenza ed il sostegno di Dio Onnipotente la Guida dell'Emirato Islamico, per soddisfare le necessità imposte dall'epoca attuale ha compilato un Layha e le relative regole, suddivisi in quattordici capitoli ed ottantacinque articoli, alla luce della Sharia di Maometto e con l'assistenza ed i consigli forniti da importanti ed eruditi teologi [ulema], da giudici [mufti], da esperti e persone eminenti di tutto il paese.
[La Guida dell'Emirato Islamico] si è avvalsa dell'aiuto delle personalità su ricordate e in considerazione del momento presente ha aggiunto alcuni particolari a questa sconda edizione [del codice di condotta e delle relative regole], ha arricchito la trattazione di alcune materie ed ha introdotto alcuni chiarimenti.

Vassalam. [3]
Anno lunare 1431 dall'egira, quindicesimo giorno del mese di Jumadi al Thani.
29.05.2010
08.03.1389


Introduzione

1. Nel Layha [codice di comportamento] i termini Imam e Najib Imam [4] si riferiscono al rispettato Amir 'ul Mominim Mullah Muhammad Omar (Mujahid) ed al suo luogotentente, rispettivamente.
2. Nel testo del Layha, ovunque si faccia riferimento a [una situazione in cui si devono comminare] sanzioni contro qualcuno, non è mai contemplata l'esazione di denaro.
3. Negli articoli del Layha, in tutti i casi in cui si fa riferimento alla presa di garanzie, con il termine si intendono solo immobili e persone. Non si fa mai riferimento a denaro o a beni mobili.
4. La seconda edizione del Layha è stata pubblicata ed è entrata in vigore il quindicesimo giorno di Jumadi al Thani nell'anno lunare 1431 dall'Egira, che corrisponde all'ottavo giorno del mese di Jauza nell'anno solare 1389 dall'Egira e al ventinovesimo giorno di maggio dell'anno 2010 dell'era cristiana. I mujahiddin e le persone impiegate nell'Emirato Islamico hanno l'obbligo di attenersi a questo codice di condotta.


Capitolo 1 - Questioni relative alla resa degli oppositori, e al dawat[6] [invito] da rivolgere loro

1. Ogni musulmano può rivolgere un dawat [invito] a quanti lavorano per l'asservita amministrazione di Kabul per incoraggiarli ad abbandonare le funzioni che rivestono in questa amministrazione corrotta, e a tagliare ogni legame che li lega ad essa.
2. Se qualcuno abbandona questa corrotta amministrazione in seguito ad un dawat rivoltogli o per la fede che possiede, se si tratta di un individuo non noto il capo del distretto gli fornirà un salvacondotto; in tutti i casi in cui si tratta di individui investiti da notorietà o che hanno causato sofferenze ai musulmani, il capo del distretto rilascerà il documento dopo aver interpellato il governatore, e darà notizia della cosa ai mujahiddin. Se un mujahid uccide questa persona o la ferisce in qualsiasi modo, il colpevole sarà punito secondo quanto stabilito dai principi del diritto islamico.
3. Per quanto riguarda quelle persone che si sono arrese e che si sono pentite mentre si trovavano in una posizione di potere (ovvero lavorando con gli infedeli o con la loro amministrazione schiavizzatrice), se hanno danneggiato qualcuno o causato danni alle proprietà di qualcuno, esse sono obbligate da Allah Onnipotente a porre rimedio al risultato delle proprie azioni. Se non lo fanno, sono [da considerare] colpevoli. Naturalmente, né il tribunale né nessun altro possono costringere con la forza a versare un risarcimento o una somma per il crimine commesso, né possono punirne l'autore. Se qualcuno si è impadronito della proprietà di qualcun altro e ne è tuttora in possesso, i veri proprietari possono ottenere la restituzione, ma se il bene non è più in possesso di costui, i proprietari non possono costringere con la forza [chi era entrato in possesso del bene] a versare un risarcimento. Se qualcuno durante il periodo trascorso al potere ha accumulato debiti o ha stretto accordi come quelli che consistono nel comprare o nel vendere sulla fiducia [di entrambe le parti coinvolte] e deve ancora ripianare il proprio debito [verso una delle parti], il debito può essere ripianato. Se qualcuno apre un'azione giudiziaria su una materia personale come questa, l'individuo interessato dovrà presentarsi in tribunale. Certamente, se si sono verificati dei furti, se un gruppo tribale ne ha aggredito un altro, se sono stati attaccati un paese, una abitazione, un negozio, un veicolo o qualsiasi altra cosa, se è stato commesso un delitto o se qualcuno si è impadronito senza titolo di beni altrui, in tutti questi casi può essere celebrato un processo e può essere previsto un risarcimento. [7]
4. Se qualcuno non rispetta la parola data e commette plateale atto di tradimento dopo aver accettato il dawat [invito] o l'esortazione, le promesse fattegli sono da considerarsi non valide. Nel caso [la stessa persona] si arrenda o si penta una seconda volta, se i mujahiddin non sono sicuri della sua sincerità, gli saranno chieste delle garanzie.  
5. Se si tratta di qualcuno in rapporti con l'attuale corrotta amministrazione che è stato accusato di aver ucciso dei musulmani, di qualcuno che i musulmani odiano o per il quale provano avversione, o ancora se qualcuno abbandona le file della parte avversa, i mujahiddin gli faranno promettere dietro garanzia che non cambierà il proprio intento e che non danneggerà nessuno. Sarà concesso alla persona in questione di condurre la propria vita abituale, ma quanti ricoprono cariche di responsabilità a livello distrettuale hanno l'obbligo di sorvegliarlo e di seguirne i movimenti fino a quando non saranno in grado di fare pieno affidamento e di riporre piena fiducia nei suoi confronti.
Se nel corso di un'operazione importante la persona in questione uccide un invasore straniero o un ufficiale governativo di alto rango, oppure fa in modo che i mujaheddin possano catturarli vivi, può essere proposto come capo e può ricevere privilegi.
6. Per quanto riguarda coloro che abbandonano i ranghi inferiori dell'amministrazione e si arrendono ai mujahiddin, non dovrebbero essere incorporati nei ranghi dei mujahiddin senza che tra di essi ci si sia consultati ed in ogni caso non prima di essersi guadagnati la piena fiducia degli altri. Dopo che questo sarà avvenuto, sarà il responsabile per la provincia a dare il permesso necessario.
7. Se una qualunque persona della parte avversa in possesso di armi abbandona la propria unità, si reca in un luogo dove non può difendersi e le circostanze fanno pensare che voglia arrendersi, ogni tentativo di ucciderla è contro la legge, finché non appaia chiaro che non ha alcuna intenzione di arrendersi e che continuerà ad aggredire e ad ingannare.
8. Se qualcuno che milita nel campo avversario prende contatto con un mujahid per dirgli che intende servire i mujaheddin come quinta colonna e che per questo motivo né quel mujahid in particolare né il plotone o la formazione combattente dei suoi compagni dovranno essergli d'ostacolo, in caso di un contatto come questo è permesso ai mujaheddin garantire la sicurezza della persona che avanza la proposta, anche se i mujaheddin non dovranno avanzare garanzie di sicurezza in generale. Il mujahid che intrattiene un contatto di questo genere cercherà autorizzazione da parte del responsabile del distretto che a sua volta cercherà autorizzazione presso il governatore. Dal momento che si tratta [di garanzia] della sicurezza personale avanzata ad una persona specifica da un'altra persona specifica o da un determinato gruppo, tutti gli altri mujaheddin non avranno alcuna responsabilità nel caso di uccisioni o ferimenti [che violino le garanzie avanzate a quella persona in particolare].


Capitolo 2 - I prigionieri

9. Quando viene catturato un nemico, non importa se originario del posto o straniero, lo si condurrà immediatamente al responsabile della provincia. Dopo la consegna sarà il responsabile della provincia decidere di trattenerlo [prigioniero] affidandolo ai mujaheddin in questione [quelli che hanno effettuato la cattura] o affidandolo ad altri.
10. Se vengono presi prigionieri un soldato del luogo, un poliziotto, un ufficiale o un'altra persona coinvolta che risulta affiliata all'amministrazione schiavizzante, spetta al governatore decidere se rilasciarla nel contesto di uno scambio di prigionieri, se rilasciarla come gesto di buona volontà o, ancora, in cambio di consistenti garanzie. E' proibito accettare denaro per il rilascio di prigionieri. Soltanto l'Imam, il Najib Imam e il giudice preposto alla provincia hanno il potere di giustiziare o punire. Nessun altro è investito di questo potere. Se in una determinata provincia non è stato ancora designato un giudice, tocca al responsabile della provincia decidere il destino [di un prigioniero] in entrambi i casi.
11. Se viene preso prigioniero un contractor incaricato di trasportare e di fornire carburante, equipaggiamenti o altri materiali destinati agli infedeli e al loro governo schiavo o a quanti costruiscono basi militari per loro conto, ai mercenari di qualsiasi grado, agli interpreti che lavorano per gli infedeli e agli autisti coinvolti nell'[affare dell'] approvvigionamento e un giudice prova che la persona catturata è coinvolta in attività dello stesso genere, dovrà essere punita con la morte. Se ancora non è stato designato un giudice per la provincia interessata dal fatto, tocca al responsabile per la provincia decidere il destino [della persona] per quanto riguarda la questione delle prove e l'esecuzione.
12. Nel caso venga catturato un militare infedele la sua esecuzione, il suo rilascio in uno scambio di prigionieri, il rilascio spontaneo o il rilascio dietro pagamento nel caso i musulmani abbiano bisogno di denaro, sono a discrezione dell'Imam e del Najib Imam. Nessun altro è investito dell'autorità necessaria a decidere sulla questione. Se il prigioniero diventa musulmano l'Imam o il Najib Imam hanno il potere di liberarlo nel contesto di uno scambio di prigionieri, dopo essersi assicurati che non ci sia il pericolo che divenga nuovamente un infedele.
13. Se i mujaheddin catturano dei prigionieri e durante il percorso per arrivare alla propria base si imbattono in un pericolo tale da rendere impossibile il condurre detti prigionieri in un luogo sicuro, e se i prigionieri provengono dalla parte avversa e sono stati catturati in guerra o in tutti i casi sono ufficiali nemici, allora i mujaheddin presenti possono ucciderli. Nel caso non appartengano a queste due categorie, sussistano dubbi sulla loro condizione, non siano stati ancora identificati o siano stati presi in relazione a questioni giuridiche [legali], i mujaheddin non sono autorizzati ad ucciderli, nemmeno se non esiste altra scelta se non quella di abbandonarli sul posto. 
14. Se un poliziotto o un soldato si arrende ai mujaheddin e mostra di essersi pentito, i mujaheddin non sono autorizzati ad ucciderlo. Se il poliziotto o il soldato portano un'arma da fuoco o se hanno compiuto azioni rilevanti, i mujahiddin dovranno esprimere apprezzamento nei suoi confronti.
15. I mujaheddin non lasceranno gli individui da loro detenuti in balia della fame, della sete, del freddo o del caldo, neppure se meritevoli di morte. I mujaheddin infliggeranno pene ai prigionieri secondo quanto prescritto in materia dalla Sharia, anche nel caso in cui questo contempli la messa a morte o pene di altro genere.
16. Con l'eccezione dell'Imam, del Najib Imam e del giudice, nessuno ha diritto di infliggere una pena ta'zir. Se un giudice distrettuale infligge una pena ta'zir senza che alla decisione presenzi un giudice provinciale, dovrà riceverne permesso dal giudice provinciale. In quelle province dove non esiste ancora un giudice provinciale, ogni decisione sull'esecuzione della pena e qualsiasi questione relativa ad una pena ta'zir sono a discrezione del governatore.


Capitolo 3 - Le spie

17. Se vengono reperite prove dell'attività spionistica di qualcuno, il colpevole verrà considerato responsabile di devastazione sociale. Il giudice provinciale e il giudice distrettuale, ed in loro assenza la persona responsabile per la provincia, hanno l'autorità di infliggere una pena ta'zir. L'Imam, il Najib Imam, il giudice provinciale e, laddove non ci sia un giudice, il governatore, hanno il potere di giustiziare la spia tratta in arresto. Nessun altro ha il potere di ordinare l'esecuzione.
18. Nel caso una persona venga considerata responsabile di devastazione sociale, è obbligatorio provare l'accusa secondo i quattro punti che seguono.
Primo. La persona confessa volontariamente di essere una spia, senza che sia stata esercitata alcuna pressione nei suoi confronti.
Secondo. Due testimoni confermano l'atto spionistico in modo che la loro testimonianza sia valida per un giudice.
Terzo. Esistono prove circostanziate (documenti) suscettibili di generare forte sospetto, ad esempio strumenti (equipaggiamenti) usati dalle spie per fini spionistici, o altre prove simili.
Non tutti possono ratificare come tali delle prove circostanziate. Nel caso esista un tribunale tocca al giudice, ed in caso contrario ad un esperto -una persona competente e pia- prendere in considerazione gli aspetti pro e contro l'accusa presentati da ogni prova circostanziata. Se le prove [appaiono] deboli, la pena ta'zir dovrà essere mitigata; se le prove [appaiono] forti, la pena dovrà essere inasprita. Se si trovano prove sufficientemente forti a nutrire una ferma convinzione [un'attendibilità irremovibile] e l'Imam, il Bajib Iman ed il giudice hanno stabilito che la pena appropriata è rappresentata dalla morte, è possibile applicare la pena di morte.
Quarto. Può coprire il ruolo di testimone qualcuno che goda fama di persona giusta [equilibrata], priva di fanatismo [pregiudizi], che si tiene lontano dal Kabair [peccato grave] e che non indugia [quando ne commette] nel Saghair [peccato meno grave].
19. Una confessione ottenuta tramite [mezzi come] la coercizione, ovvero con percosse, minacce e sofferenza [tortura] non è valida e non può essere utilizzata per provare un crimine. La persona incaricata di raccogliere la confessione deve essere religiosa e brillante [solerte] per evitare che si faccia ricorso alla coercizione (forza) nella raccolta della confessione, perché [secondo] la Sharia una confessione ottenuta con questi metodi non è affidabile e non è valida. Nel corso della confessione i mujaheddin non dovrebbero avanzare ad un prigioniero promesse che non hanno intenzione di mantenere.
Non è sufficiente la sola raccolta della confessione, o la testimonianza di una spia che chiama in causa altre persone. In un caso del genere si applicheranno i quattro punti elencati nell'articolo 18 e ci si comporterà conformemente in tutto e per tutto.
20. Se i mujaheddin sono preoccupati o nutrono dei dubbi sul conto di un individuo sospetto di spionaggio, e l'accusa non è provata in ogni suo aspetto in accordo con i principi della Sharia, dopo essersi consultato con persone competenti [10] il capo del distretto può disporre l'allontanamento del sospettato ed esiliarlo in una località dove non ci siano pericoli [per la sua vita] ed in cui possa trovarsi al sicuro.
E' possibile anche imporre alla persona sospettata di fornire garanzie tangibili. Per garanzia tangibile si intende il fatto che persone affidabili provenienti dalla stessa zona o che sono in buoni rapporti con il sospettato garantiranno per la sua condotta. Come garanzia può anche essere offerto un bene immobile, cosicché se la persona sospettata continua con le proprie attività delatorie o commette altre azioni dannose e riesce a fuggire, non potrà comunque farne uso.
21. Se un criminale merita la morte ed è stata emessa contro di lui [dal tribunale] una sentenza di morte in accordo con la Sharia, si dovrà condurre ad esecuzione la sentenza tramite fucilazione, senza riguardo per il fatto che fosse una spia o altro. E' proibito riprendere immagini delle persone passate per le armi.
22. Dal momento che molte norme della Sharia contemplano la morte di un essere umano, nel caso i mujaheddin abbiano giustiziato un condannato a moprte senza che i suoi parenti ne fossero informati, dovranno fare tutto quello che sembrerà loro necessario per informare gli eredi della persona giustiziata del giorno in cui l'esecuzione è avvenuta.


Capitolo 4 - Coloro che provvedono ai rifornimenti e alle attività edilizie per conto del nemico

23. E' lecito bruciare le automobili private che trasportano materiale o che svolgono qualsiasi servizio per gli infedeli. Rimane proibito, invece, rivendere per denaro questi mezzi o comunque utilizzarli.
24. Per quanto riguarda gli autisti catturati mentre trasportano materiali per gli infedeli, se i mujaheddin sono sicuri che [gli autisti] erano intenti a trasportare materiali [beni] per gli infedeli e l'amministrazione loro serva, che vengano uccisi e vengano bruciati i loro mezzi di trasporto. Nel caso di persone detenute, se il giudice è convinto che quelle stesse persone sono coinvolte in attività dello stesso genere, deve emettere una sentenza di morte. Se in una provincia non c'è un giudice, la questione del reperimento delle prove e dell'esecuzione della sentenza spetta al governatore.
25. Allo stesso modo vanno trattati i contractors (i prestatori di mano d'opera) coinvolti in attività come la costruzione di centri [basi] per gli infedeli e per l'amministrazione loro schiava o come il trasporto di carburante o di altri materiali per loro conto: i mujaheddin devono bruciare i loro mezzi di trasporto ed uccidere i contractors o i prestatori di mano d'opera.
Nel caso di persone detenute, se il giudice è convinto che quelle stesse persone sono coinvolte in attività dello stesso genere, deve emettere una sentenza di morte. Se in una provincia non c'è un giudice, la questione del reperimento delle prove e dell'esecuzione della sentenza spetta al governatore.
26. Se succede che dei contractors risultano coinvolti nel reclutamento di manodopera o di lavoratori di altro genere per lo svolgimento di attività per conto del nemico e vengono colti sul fatto, devono essere uccisi.


Capitolo 5 - Il bottino di guerra

27. Con bottino si intendono i beni catturati in combattimento contro gli infedeli. In Afghanistan, un quinto del bottino deve essere consegnato al responsabile della provincia, che utilizzerà il bottino come khums [11] secondo le istruzioni che gli saranno fornite dai capi. Le altre quattro parti del bottino apparterranno ai mujaheddin che erano sulla scena oppure al loro comandante, se si trovava altrove per far scattare la trappola, per raccogliere informazioni o per altre questioni inerenti l'episodio di combattimento in particolare. Le quattro parti restanti possono anche essere divise tra quanti si trovano in queste due condizioni.
Prima. Coloro che sono abbastanza vicini al teatro d'operazioni da poter accorrere per prestare aiuto in caso di necessità.
Seconda. Coloro che intendono prendere parte all'operazione e sono pronti a farlo, e sono in contatto con i mujaheddin combattenti. Ad esempio, il combattente o i combattenti che un comandante posiziona in un luogo vicino al campo di battaglia, dicendo che se necessario li chiamerà perché partecipino all'operazione.
Coloro che non corrispondono ai criteri qui esposti non sono autorizzati ad accampare diritti sul bottino.
28. Il comandante dei mujahiddin è tenuto a prendere nota dei nomi [e delle altre informazioni che definiscono l'identità] dei mujaheddin per utilizzarli nella suddivisione del bottino, nel caso qualche mujaheddin sia catturato o martirizzato e per le altre circostanze in cui essi si rendano necessari.
29. Se i mujaheddin combattono in un villaggio ed anche gli abitanti prendono parte ai combattimenti, essi hanno diritto ad una parte del bottino; se non partecipano ai combattimenti non hanno su di esso alcun diritto.
30. Se un mujahid affronta il martirio prima della fine del combattimento, non ha titolo a partecipare alla divisione del bottino, I mujaheddin sono comunque tenuti a mostrare riguardo nei suoi confronti e ad assegnargli una parte. Se un mujahid affronta il martirio sul campo di battaglia o dopo la fine della guerra ha diritto ad una parte del bottino, che verrà assegnata ai suoi eredi.
31. Il denaro ed ogni altro materiale [beni o altri oggetti di valore] preso agli invasori stranieri a seguito di combattimenti [in guerra] sono considerati bottino. Se invece vengono ottenuti dai mujaheddin senza che alcun combattimento si sia verificato, vanno considerati come Fay [12] e in quanto tali versati all'erario [13].
32. Se i mujaheddin catturano nel corso di un combattimento dei materiali all'amministrazione asservita, i capi devono acconsentire che essi vengano divisi come bottino. Se invece si ottengono materiali senza combattere, essi vanno inviati all'erario, affinché si possa usarli per le necessità di tutti i mujaheddin.
33. Il denaro preso da un tesoro comune (da una banca) e che risulta nella disponibilità di una persona di fiducia che non lo ha ancora distribuito tra lavoratori ed impiegati va diviso come bottino se è stato ottenuto con il combattimento [in guerra]. Se invece lo si è preso senza combattere, va considerato denaro pubblico. Se il denaro invece è già stato ripartito tra i lavoratori e gli impiegati, sono questi lavoratori e questi impiegati a dover essere considerati i [suoi] legittimi possessori. L'Imam, un giudice o il responsabile della provincia possono infliggere una pena ta'zir a costoro, ma non possono sottrarre loro il denaro. La stessa cosa vale per le retribuzioni ricevute dai lavoratori delle organizzazioni [non governative].


Capitolo 6 - La struttura organizzativa

34. Ogni responsabile di provincia è tenuto a costituire una commissione provinciale fatta di persone competenti. I membri della commissione non devono essere meno di cinque. Questa commissione provinciale, unitamente ad ogni capo distretto e con il benestare del responsabile della provincia deve a sua volta costituire commissioni dello stesso tipo in ogni distretto. Tre membri al massimo di ogni commissione distrettuale e tre membri come minimo della commissione provinciale devono trovarsi presenti nel settore di competenza di ciascuna di esse. In tutti i casi, presidenti e membri delle commissioni devono essere persone che non possono accampare pretesti per abbandonare l'area di competenza della commissione.
35. In quei distretti in cui le attività dei mujaheddin dell'Emirato Islamico sono abituali e in bella evidenza, si deve nominare un capo distretto. Rispettando gli accorti raggiunti con responsabili di più alto grado, il capo distretto nomina a sua volta un responsabile per le questioni di pubblico interesse [14], che non deve essere troppo coinvolto nelle questioni militari. La persona da nominare dovrebbe avere una buona conoscenza della pubblica amministrazione, saper tenere i rapporti umani ed avere saldi valori morali, in modo che la gente comune possa accostarglisi con facilità.
36. E' proibita l'organizzazione di nuovi gruppi e di nuovi plotoni. In caso di necessità urgente, il responsabile della provincia può chiederne permesso al leader dell'Emirato Islamico, dopo aver ricevuto il benestare del responsabile organizzativo [15]. Le formazioni armate irregolari ed autogestite devono unirsi alle formazioni più grandi dopo averne informato il governatore. Quelle che rifiutano di fondersi con le formazioni più grandi e disobbediscono, devono essere disarmate.
37. I portavoce dell'Emirato Islamico vengono nominati dalla guida dell'Emirato su suggerimento del personale amministrativo più importante. I portavoce rappresentano l'Emirato Islamico nella sua interezza. Nessun altro è autorizzato a rilasciare ai mass media dichiarazioni sul conto delle provincie, di gruppi o di singoli individui. Attenersi a questa regola impedirà la nascita di disordine, di confusione e di spaccature.
38. Ogni responsabile di provincia deve insediare un tribunale che segua la Sharia, composto da un giudice e da due teologi esperti in grado di risolvere a livello provinciale quelle questioni che appaiono di difficile soluzione per i teologi ed i preposti alla giustizia che operano a livello di distretto e di villaggio. Il governatore ha il dovere di presentare una relazione alla leadership perché essa si esprima sul conto della persona proposta come giudice e sul conto degli altri candidati.
39. Dopo essersi consultato con il governatore, il responsabile organizzativo può apportare cambiamenti nella struttura organizzativa della provincia. Il governatore può apportare cambiamenti alla struttura organizzativa del distretto dopo essersi consultato con il capodistretto. Se il governatore e il capodistretto non riescono a raggiungere un accordo, il governatore informerà della questione il direttore organizzativo. Se anche il governatore ed il direttore organizzativo non riescono ad accordarsi, il direttore organizzativo porterà la cosa all'attenzione della leadership dell'Emirato Islamico. La commissione provinciale può sostituire un capodistretto dopo aver condotto indagini sul suo conto e dopo averne ricevuta l'autorizzazione dal responsabile organizzativo e dal responsabile della provincia.


Capitolo 7 - I rapporti tra i mujaheddin

40. Sempre nei modi e nei limiti disposti dalla Sharia, è fatto obbligo ai mujaheddin obbedire al capo del loro plotone; il capo di ogni plotone deve obbedienza al capodistretto, il capodistretto al responsabile della provincia, il responsabile della provincia al responsabile organizzativo ed egli infine all'Imam ed al Najib imam.
41. Chiunque rivesta cariche di responsabilità deve dare prova di inventiva ed essere un individuo pio, coraggioso, compassionevole e generoso. Se nessuno [tra i candidati] possiede tutte queste caratteristiche, almeno siano persone pie e ricche di inventiva.
42. La commissione militare ha il compito di assicurare progressi nel campo delle questioni militari. Ha il dovere di preparare piani [d'azione] tenendo conto delle capacità dei mujaheddin della zona e delle caratteristiche geografiche di essa nonché di applicare e condividere con gli altri mujaheddin le tecniche e le esperienze di successo. Nel caso la pressione nemica cresca in una data provincia, la commissione militare deve mettere a punto un programma per i mujaheddin delle zone confinanti e delle altre province in modo da disperdere la potenza nemica e far decrescere la pressione nella zona in questione. La commissione deve presentare [un simile] programma nel corso di consultazioni a livello di comando supremo, ed ordinare alle province che procedano seguendo detto programma dopo averne ricevuta l'approvazione dal comando supremo.
43. La commissione militare deve tenersi al corrente della situazione [delle condizioni] dei mujaheddin in tutte le province, e deve sapere quali sono i mujaheddin capaci ed efficienti in modo da farli conoscere al comando supremo perché siano meglio riforniti o ricompensati.
44. al momento che la maggioranza degli appartenenti alla commissione militare sono comandanti militari, va considerata la difficoltà insita nel fatto del doversi riunire tutti insieme in un dato luogo. In caso di necessità è possibile per la commissione il continuare a lavorare purché siano presenti il più membri possibile. Tocca alla commissione stessa organizzare le proprie attività in modo da prvenire ritardi e problemi che possano presentarsi nel corso dei lavori.
45. La commissione militare chiede a tutti i responsabili di provincia di presentare relazioni sulle operazioni [sui risultati conseguiti] e sulle attività svolte ed invia periodicamente proprie delegazioni nelle province per incoraggiare i mujaheddin, assicurare il progresso sul piano militare, rafforzare [la situazione] e raccogliere informazioni.
46. Le questioni giudiziarie e quelle di pubblico interesse [16] sono regolate dall'articolo 62 di questo Layha. In caso di qualsiasi controversia tra persone comuni [17] e mujaheddin o che riguardi gli stessi mujaheddin la cui composizione sia di competenza della commissione provinciale o di quella distrettuale, la commissione provinciale deve accordarsi col governatore e quella distrettuale col capodistretto corrispondente alla propria zona di competenza. La commissione deve ascoltare con attenzione le argomentazioni delle parti in causa; se la commissione provinciale non riesce a venire a capo della questione, deve rinviare tutto alla commissione militare. La commissione militare deve raggiungere una composizione pacifica della questione. Se ancora la questione non è risolta, deve essere indicata al comando supremo. Il comando supremo delibera sulla cosa tramite le strutture di competenza o tramite [l'assistenza di] teologi. Se una commissione [18] ha preso una decisione, questa deve essere pronunciata in presenza di entrambe le parti coinvolte.
47. Le commissioni provinciali e distrettuali, oltre a svolgere i propri compiti, devono controllare [la situazione] per prevenire l'infiltrazione di malintenzionati nelle file dei mujaheddin. Se persone del genere vengono identificate, ne va data notizia al governatore. Le commissioni devono fare del loro meglio per risolvere i contraddittori [le dispute] tra mujaheddin e tra persone comuni e mujaheddin. La commissione cura l'entrata in vigore di tutti i decreti e di tutti i regolamenti dell'Emirato Islamico. La commissione deve fare del suo meglio per attirare l'attenzione dei trasgressori [sui loro stessi errori] e per correggere [il loro comportamento]. Nel caso in cui qualcuno si comporti in modo scorretto, ne va data notizia al governatore.
48. Se una persona comune o un mujahid sono in lite con un appartenente alla commissione militare, a quella provinciale o a quella distrettuale o con qualcuno dei propri compagni e la composizione della controversia spetta alla commissione di cui questa stessa persona fa parte, l'interessato non deve prendere parte agli incontri dedicati alla risoluzione di quella questione in particolare.
49. La commissione provinciale è obbligata a far sì che gli appartenenti alla commissione tengano una volta al mese un discorso ai mujaheddin sulle virtù dell'obbedienza, della devozione e dei valori morali e che vigilino sul loro comportamento.
50. Se un mujahid ha commesso un crimine o ha violato più volte il Layha ed il capo del suo plotone o il capodistretto decidono di espellerlo dai ranghi [dei mujaheddin] a causa del crimine commesso, [in questo caso] il capo deve segnalare il caso alla commissione provinciale. La commissione provinciale deve indagare a fondo il caso e se il reato commesso merita di essere punito con l'espulsione, la cosa sarà decisa dalla commissione provinciale dopo il benestare del governatore. L'espulsione comporta il fatto che nessuno ha il diritto di fornire armi o equipaggiamenti alla persona colpita dal provvedimento. Se la persona si pente [del crimine commesso] può essere reintegrato una volta sentiti la commissione provinciale ed il governatore.
Se l'individuo in questione è un comandante di plotone, un capodistretto o è investito di una qualsiasi altra carica, il suo caso deve essere comunicato alla commissione militare da parte del governatore o della commissione provinciale. La commissione militare ha il potere di cercare di correggere [il comportamento dell'individuo interessato], di convocarlo, di avvertirlo e di ammonirlo. Se dopo tutto questo [l'interessato] non corregge [il proprio comportamento], la commissione deve riferirne al Comando supremo affinché venga presa in considerazione la decisione di disarmarlo o di espellerlo dai ranghi [dei mujaheddin]. Nel caso di un suo pentimento, può essere renitegrato, ma [in questo caso] è necessaria l'approvazione della commissione militare o del governatore.
51. Coloro che rivestono cariche a livello provinciale e distrettuale, in base alle condizioni della loro zona di competenza, devono consultarsi con ragionevole frequenza con i rispettivi superiori sulle operazioni portate a termine, le azioni, gli obiettivi e gli insuccessi, in modo da mettere a punto strategie più efficienti per il futuro e risparmiare ai mujaheddin i [possibili] danni.
52. Se un capo plotone in un certo distretto o in una certa provincia vuole condurre il Jihad al di fuori dei confini di essi, è libero di farlo. Gli serve in ogni caso il permesso dei responsabili della provincia o del distretto corrispondenti, che dovrà considerare suoi superiori obbedendo ai loro ordini in tutto e per tutto.
53. Se un governatore o un altro capo ha già dislocato in un'altra provincia un proprio gruppo di attivisti o un proprio plotone, deve presentarne i componenti al responsabile della provincia interessata. In seguito a questo, tutti dovranno obbedienza al governatore della zona interessata e ne seguiranno le istruzioni [nel corso delle operazioni]. Il responsabile della provincia deve procurare loro rifornimenti così come li procura ai mujaheddin che agiscono in loco. E' proibito, nella struttura dell'Emirato Islamico, realizzare linee di fronte continue. I fronti continui, i Mahaz, non fanno parte della struttura organizzativa dell'Emirato.
54. Se un capo plotone di una data provincia fornisce assistenza al responsabile di un'altra per il Jihad e vuole poi continuarlo nella stessa zona, il responsabile della provincia deve chiedere al responsabile della provincia di origine del comandante in questione sia informazioni accurate sia il suo benestare, prima di accoglierlo e di assegnargli una posizione. Inoltre, il responsabile della provincia deve chiedere al nuovo venuto per quale motivo ha lasciato la provincia di provenienza e si è recato in un'altra. Se il motivo non contraddice la Sharia, il nuovo venuto può essere accolto.
55. Un capo plotone che desideri accrescere i ranghi della sua squadra o del suo gruppo non può farlo invitando ad aggregarsi i mujaheddin già inquadrati. Se un mujahid vuole aggregarsi ad un altro comandante può farlo, ma i materali a lui assegnati dal precedente comandante ai fini del Jihad, o quelli conquistati con l'impegno collettivo e sui quali la formazione armata di provenienza vanta diritti legittimi devono essere restituiti al comando della formazione di provenienza. Se qualcosa gli è stato consegnato come bottino o se si tratta di un bene personale, il mujahid può portarlo con sé.
56. I combattenti [19] mujaheddin che si addentrano in gruppo in un centro nemico per portare a termine un'azione armata devono prendere in considerazione quantro segue.
1. I combattenti devono essere ben addestrati e ciascuno deve avere compiti definiti.
2. I combattenti devono essere ben riforniti ed equipaggiati, in modo da poter resistere per molto tempo ed infliggere al nemico più danni possibile.
3. I mujaheddin ed i loro capi devono ricevere prima dell'azione tutte le informazioni e tutti i dati disponibili sulla zona che attaccheranno.
57. Nel caso di attacchi che prevedono il martirio dell'attaccante, si devono rispettare le prescrizioni che seguono.
Prima. Un mujahid che aspira al martirio deve ricevere un addestramento accurato prima dell'attacco.
Seconda. Questo genere di attacco deve avere obiettivi importanti e di grande rilievo. In nessun caso gli eroi della comunità dei credenti islamici devono autoimmolarsi per colpire obiettivi secondari o di poca importanza.
Terza. Negli attacchi di questo genere si avrà tanta più cura di prevenire la morte o il ferimento di persone comuni.
Quarta. Con l'eccezione di quei mujaheddin che hanno ricevuto un piano individuale ed il permesso esplicito da parte del Comando supremo, tutti gli altri mujaheddin devono ricevere il permesso e le istruzioni necessarie dal responsabile della provincia prima di intraprendere l'azione.
58. La commissione generale dell'Emirato Islamico deve tenere periodicamente degli incontri consultivi, per agire con successo e con competenza nelle materie che sono di sua competenza.


Capitolo 8 - Sulla formazione e l'addestramento

59. Nell'àmbito dell'Emirato Islamico le attività formative ed addestrative devono essere svolte secondo i programmi ed i regolamenti decisi dalla commissione educativa. I responsabili di provincia e di distretto devono improntare il proprio impegno in questo settore a quanto stabilito dalla suddetta commissione.


Capitolo 9 - Il controllo e la regolamentazione delle organizzazioni non governative e delle imprese

60. I responsabili di provincia tengono i raporti con le organizzazioni non governative e con le imprese secondo le istruzioni della commissione per il controllo e la regolamentazione delle organizzazioni non governative e delle imprese.
La commissione è obbligata a consultarsi con le persone rilevanti della provincia. Nel caso sorgano disaccordi, devono essere richieste istruzioni a quanti si occupano delloa materia a livello di Comando supremo. Le autorità provinciali e distrettuali, le formazioni armate e la rappresentanza provinciale della commissione qui citata non sono autorizzati a prendere in proprio decisioni sulle questioni che riguardano le organizzazioni non governative o le imprese.


Capitolo 10 - Il sistema sanitario

61. La commissione sanitaria dell'Emirato Islamico segue procedure apposite per organizzare le proprie attività. I mujaheddin sarenno presi in carico dal sistema sanitario secondo dette procedure. I responsabili per la sanità a livello provinciale devono obbedienza alle regole stabilite dalla commissione sanitaria e devono seguirne le istruzioni.


Capitolo 11 - Gli affari pubblici

62. Coloro che sono al comando di una formazione armata non sono autorizzati ad interferire nelle questioni delle persone comuni, anche nel caso in cui siano esse stesse a chiedere ai mujaheddin di risolvere dispute di tipo giudiziario o di altro genere. Solo le autorità provinciali e distrettuali possono prendere in considerazione le necessità di quanti si rivolgono ad esse e seguendo una procedura stabilita esse cercano innanzitutto di risolvere la questione per mezzo di intermadiari, poi convocando secondo le leggi una Jirga di pacificazione, in modo che [la decisione] non contrasti in ogni caso con la sacra Sharia. Se non è possibile arrivare ad una soluzione pacifica o ad una Jirga per la riconciliazione, la questione dev'essere portata in tribunale dalle parti. Nel caso non ci sia un tribunale, entrambe le parti devono comportarsi secondo il punto di vista espresso da teologi di provata competenza.
63. Tutte le decisioni cui si è giunti in modo proceduralmente corretto su ogni materia e su ogni controversia all'epoca in cui l'Emirato Islamico deteneva il potere non possono essere adesso riconsiderate o riesaminate, neppure nel caso che una delle parti coinvolte non sia soddisfatta. Questo, perché allìepoca la giustizia poteva essere amministrata in condizioni migliori di quelle odierne.
64. Chi riveste cariche presso i mujaheddin e quanti sono affiliati ad essi non devono interferire con le dispute della gente comune, non devono schierarsi con una parte o con l'altra, non devono proporsi ai giudici o ai tribunali come intermediari o come patrocinatori.
65. I responsabili provinciali e di distretto, i capi di formazioni armate e tutti gli altri mujaheddin devono evitare con ogni cura di causare morti o feriti tra la gente comune, così come di distruggere i loro mezzi di trasporto o le loro proprietà. Nel caso questa prescrizione venga violata, ciascuno è responsabile per le proprie azioni e per la posizione che ricopre, e viene punito in base alla natura dell'illecito commesso.
66. Se qualcuno, che rivesta o meno una carica, causa danno a gente comune in nome dei mujaheddin, il superiore di rango ha il dovere di correggere il trasgressore. Se il superiore di rango fallisce in questo, va data notizia dei fatti al Comando supremo, per tramite del responsabile della provincia. Il Comando supremo sanziona il trasgressore in base al proprio giudizio. Il Comando supremo può riservarsi l'espulsione del trasgressore dai ranghi dei mujaheddin, se la cosa si presenta necessaria.


Capitolo 12 - I divieti

67. Da quando è nato il Movimento [di Liberazione, N.d.T.] fino ad oggi, la raccolta delle armi è stata eseguita su vasta scala. Le armi disponibili [a tutt'oggi] sono sufficienti e bastanti. Da ora in avanti, è proibito raccogliere con la forza armi a favore dell'erario pubblico.
68. In linea con quanto già disposto, è fatto divieto ai mujaheddin di fumare sigarette.
69. E' proibito ai non adulti [20] (i minorenni senza barba) di vivere laddove risiedono i mujaheddin e nelle basi militari.
70. In linea con quanto stabilito dalla Sharia, è assolutamente proibito tagliare parti del corpo umano [21] come le orecchie, il naso o le labbra. I mujaheddin devono impedire con fermezza questo genere di usanze.
71. I mujaheddin dell'Emirato Islamico non devono ricorrere alla forza per raccogliere ushr, zakat e chanda [22]. Se ricevono qualcosa come ushr o zakat, useranno le entrate per provvedere alle loro spese secondo la Sharia.
72. I mujaheddin non devono procedere a perquisizioni nelle abitazioni della gente comune. Se è assolutamente necessario eseguire una perquisizione, devono ottenerne il permesso dal responsabile del distretto. L'imam della moschea del villaggio e due anziani devono essere insieme ai mujaheddin per tutta la durata della perquisizione.
73. E' proibito rapire persone, per denaro o per ogni altra ragione. Chi riveste cariche a livello locale ha il dovere di adoperarsi affinché simili episodi non si verifichino. Se qualcuno commette un rapimento in nome dell'Emirato Islamico, il responsabile della provincia ha il dovere di disarmare e di punire severamente il colpevole, secondo le istruzioni date dal Comando supremo.


Capitolo 13 - Raccomandazioni

74. Ogni comandante militare deve riservare periodi specifici all'addestramento allo Jihad e alla formazione morale e religiosa dei propri compagni d'armi. Se non ci si trova in combattimento o in situazioni di emergenza, addestramento e formazione non devono essere trascurati.
75. In assenza di pericoli, i mujaheddin compiono tutti insieme in moschea i loro doveri religiosi. Se è difficile raggiungere la moschea, devono pregare insieme nel luogo in cui risiedono.
Cura speciale deve essere prestata alla recitazione [lettura] del Corano [23] e all'invocazione a Dio [24]: l'invocazione e la recitazione soddisfano e rafforzano lo spirito.
76. La saldezza d'animo del mujahid deve servire all'attività militare. I mujaheddin devono mantenere distacco dai problemi della gente comune e dalle dispute locali perché da un lato essi possono procurare loro ulteriore da fare, dall'altro possono generare sterili conflitti di interessi tra gli abitanti e i mujaheddin. Se si verifica qualcosa che i mujaheddin non possono ignorare, devono comportarsi secondo quanto stabilito nell'Articolo 62.
77. Tutti coloro che sono coinvolti nell'Emirato Islamico devono fare ogni sforzo per convincere le persone irretite dall'opposizione ad arrendersi e a deporre le armi. In questo modo si indeboliscono gli organici del nemico e al tempo stesso diminuiranno gli ostacoli da parte degli abitanti. In alcuni casi, inoltre, i mujaheddin possono ottenere [da chi si arrende] armi e munizioni.
78. I mujaheddin hanno il dovere di comportarsi correttamente nei confronti degli altri nel rispetto dell'etica islamica e dei valori morali: devono cercare di portare dalla loro parte sia i cuori che le menti degli altri musulmani. Ogni mujahid rappresenta l'Emirato Islamico nella sua interezza e deve comportarsi in modo che tutti i suoi compatrioti lo accolgano di buon grado e si prestino a fornirgli assistenza ed aiuto.
79. I mujaheddin devono tenersi lontani da pregiudizi razziali, linguistici e regionali di ogni sorta.
Secondo Hazrat abu Horeria, che Dio si compiaccia di lui, il Profeta di Dio, che su di lui sia la pace, ha detto: "Quando qualcuno che combatte sotto una bandiera sconosciuta (il riferimento è ad una persona che proceda con gli occhi chiusi: non può distinguere il bene dal male) o che si accalora per un pregiudizio razziale (che non è parola di Allah) o che invita le persone a concentrarsi solo sulla propria gente (e non su Allah Onnipotente), o ancora qualcuno che aiuta qualcun altro per ragioni razziali (e non in omaggio ad Allah Onnipotente) viene ucciso, è suo destino morire nell'ignoranza e nell'oscurità (come nel periodo precedente l'Islam)".
80. I superiori gerarchicamente devono spesso interrogare i propri subordinati in merito a quanto necessario per il Jihad ed alle spese per questo necessarie.
81. I mujaheddin devono adattare il proprio aspetto, dall'acconciatura agli abiti fino alle calzature che indossano, alle norme della Sharia e allo stile della popolazione della zona. Da una parte questo porta benefici a tutti sotto il profilo della sicurezza, dall'altra permette ai mujaheddin di spostarsi facilmente in diverse direzioni.


Capitolo 14 - Il Layha

82. Il Layha può essere emendato soltanto dalla suprema autorità dell'Emirato Islamico e dal Consiglio degli Esperti[25] dell'Emirato stesso; non sono ammesse scuse per alterazioni o violazioni alle regole.
(3. La commissione per gli affari militari, quella provinciale e quella distrettuale hanno il dovere di tenere informati i mujaheddin sulle modifiche al Layha e sugli altri decreti dell'Emirato Islamico, e di sovrintendere al loro rispetto.
84. Nel caso si verifichi qualcosa di non previsto da questo testo, i mujaheddin devono attenersi a quanto stabilito dal responsabile di distretto. Se il responsabile di distretto non riesce a venire a capo della questione, di essa va informato il responsabile della provincia. Se neppure a questo livello si trova una soluzione, il responsabile della provincia deve interrogare sul da farsi il dirigente organizzativo. Se ancora non è possibile risolvere la questione, il dirigente organizzativo deve chiedere istruzioni al Comando Supremo.
85. Tutti i mujaheddin sono obbligti a comportarsi secondo quanto qui prescritto. I trasgressori saranno trattati in accordo con i principi dell'Islam.

Che Allah ci accordi il suo favore,
onorevoli fratelli mujaheddin!

1. Ogni proposito, ogni condotta devono accordarsi ai principi divini e alla dottrina del Profeta.
2. Davanti al nemico resistete come l'acciaio: gli eventi e la propaganda non incrinino la vostra fermezza.
3. Riservate un posto nel vostro cuore ai vostri fratelli mujaheddin ed alla vostra gente: mantenete saldi i legami di fratellanza e di lealtà con tutti loro per impedire al nemico di coltivare con successo il malsano proposito di diffondere la discordia.
4. Conducete qualsiasi attività che riguardi il Jihad e qualsiasi operazione militare con cognizione di causa, attenzione, inventiva e razionalità.
5. Non fatevi mai guidare dagli odi personali, dalle preferenze, dall'indifferenza o dalla foga quando si tratta di sanzionare qualcuno.
6. La protezione dei beni pubblici, la protezione della vita e della proprietà delle persone comuni devono essere considerate responsabilità basilari per tutti i mujaheddin. Dovete fare del vostro meglio per comportarvi di conseguenza e non lasciare che l'ambizione o l'indulgere ai piaceri terreni armino la mano di persone intenzionate a recare danno alle persone comuni o ai loro beni al solo fine di conseguire ricchezze materiali.

Il Comandante dei Fedeli ['Amir ul Mominim]


[1] Sura 4 - An-Nisa', traduzione da www.corano.it
[2] La comunità dei credenti.
[3] "Questo è tutto", in arabo.
[4] Luogotenente, sostituto.
[5] "Emiro dei fedeli".
[6] "Dirigere, attrarre nella retta via".
[7] Al Hidaya, Vol. 2, p. 34; Fath Ul – Qdir, Vol. 5, p.34; Alamgiriya, Vol. 2, p. 284.
[8] "Dalgej" nel testo originale. Plotone, o reparto.
[9] "Ta'zir’". Pena non contemplata dalla Sharia, ma definita dal giudice.
[10] Quelle che hanno diritto di votare o di esprimere il proprio parere nel caso di questioni di particolare importanza.
[11] Una sorta di sistema di tassazione regolato dalla Sharia.
[12] Con fay si identifica nel diritto islamico ogni preda che non può essere divisa tra i partecipanti ai combattimenti e che va invece versata all'erario.
[13] ‘Bajt-ul-mal’ nel testo originale.
[14] Interpretabile anche come "affari civili".
[15] In pashtun un "tanzima rais" è una persona responsabile del coordinamento degli affari organizzativi ed amministrativi in una data zona.
[16] Le dispute civili o le questioni che riguardano gente comune.
[17] La popolazione civile.
[18] Ogni commissione qui citata.
[19]‘Mubariz’ nel testo originale. Si può rendere con soldato valoroso o con "combattente per la causa" (ad esempio, la causa della liberazione nazionale).
[20] ‘Lagharzani’ nel testo originale.
[21] ‘Musla’ nel testo originale.
[22] Vari istituti islamici di donazione e tassazione.
[23] ‘Talavat’ nel testo originale. Vale "leggere", solitamente detto del Corano in particolare.
[24] ‘Zikr’ nel testo originale. E' l'enumerazione degli attributi divini.
[25] ‘Rahbari Shura’ nel testo originale.

16 settembre 2012

La Repubblica Islamica dell'Iran e l'abituale doppiezza "occidentale"


Tehran, 26 giugno 2006. Davanti ad un murale propagandistico
si prepara la pubblica distruzione di stupefacenti sequestrati (fonte: Fox News).

I paragoni da giornalaio tra "Occidente" e Repubblica Islamica dell'Iran sono a loro modo rassicuranti perché offrono costanza nella frequenza e certezza di contenuti. Dal 1979 ad oggi, all'ora del telegiornale, libertà diritti ed emancipazione femminile si scontrano con oppressione, forche e lapidazioni.
E se le cose non tornano (e le cose non tornano mai, tante volte non fosse chiaro) gli si può sempre dare qualche aggiustatina, fidando sul fatto che tanto quelli lì a Tehran son troppo occupati a costruire bombatòmiche e a lapidarsi tra di loro.
Le ragazze iraniane praticano arti marziali? Nessun problema: la Reuters giocherella con montaggi e domandine, e fa venir fuori che è il regime che le addestra affinché diventino delle assassine.
Peccato che nella Repubblica Islamica dell'Iran abbiano cominciato a stancarsi di questo modo di fare, ed abbiano levato i balocchini da gazzettiere dalle manine di quelli della Reuters, che hanno dovuto chiedere scusa se non volevano essere accompagnati alla frontiera.
D'accordo, come non detto.
Scusa.
Per non buttar via il "lavoro" fatto, il Guardian mostra comunque un po' di foto.Tanto, in capo a mezz'ora al massimo qualcuno penserà a tirare di nuovo fuori il cavallo di battaglia della pena di morte: un peccato emendabile solo con la sovversione violenta dell'assetto statale a mezzo bombardamento con missili da crociera, e pazienza se nel confinante Iraq, a "democratizzazione" avvenuta, il primo ad esser richiamato in servizio è stato proprio il carnefice.
E' lo stesso Guardian ad avere una tradizione da difendere: sono più di trent'anni che si tira coscienziosamente la zappa sui piedi sulla questione (e chissà su quante altre). Sicché, dopo neanche sei mesi dal pasticcio su riassunto pubblica un articolo sulla pena di morte nella Repubblica Islamica dell'Iran dal quale si vengono a sapere diverse cose. Non occorre neppure supporre, arguire o leggere tra le righe perché è tutto nero su bianco.
Intanto che l'ottanta per cento delle condanne a morte sono emesse contro trafficanti di stupefacenti. Non contro fumatori di oppio o spacciatori di vicolo ma contro i componenti di bande armate capacissime di tutto. Ad indignarsene, nelle intenzioni di gazzettieri e committenza, dovrebbe essere un pubblico "occidentale" che non ha la minima idea di che cosa siano garanzie costituzionali o gradi di processo, ma in compenso sa bene come ci si comporta al pallonaio, cosa che gli permette di invocare ogni istante sanzioni anche più drastiche contro chiunque sia colpevole di non andargli a genio.
Poi il Guardian racconta anche qualche altra cosa sui rapporti che ci sono tra il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord e Repubblica Islamica dell'Iran.
Secondo documenti cui ha avuto accesso The Observer, il Regno Unito figura tra i cinque paesi che, tramite il dipartimento sugli stupefacenti e la criminalità delle Nazioni Unite (UNODC), ha fatto avere quasi tre milioni e quattrocentomila dollari [alla Repubblica Islamica dell'Iran] per l'addestramento di cani antidroga. Il progetto, durata prevista quattro anni è mezzo, è iniziato nel 2007 e comprendeva anche veicoli appositi, telefoni satellitari, materiale per test chimici sulle sostanze e body scanners. Non è stato questo l'unico contributo che il Regno Unito ha elargito alle operazioni antitraffico della Repubblica Islamica dell'Iran. Nel 2009 il Foreign Office ha asserito di aver speso più di tre milioni di sterline, tra il 2000 e il 2009, per fornire assistenza all'Iran nella lotta alla droga.
Un altro documento emesso dall'UNODC rivela che nell'agosto del 20120 il Regno Unito e la Francia hanno anticipato quasi settecentotrentamila dollari per finanziare un programma antinarcotraffico condotto dai servizi e della durata di due anni, che aveva come scenario la frontiera iraniana con il Pakistan e con l'Afghanistan e che ha avuto come conclusione "la confisca di sei tonnellate di droghe di diverso tipo e l'arresto dei trafficanti".
Questo, nonostante la maggior parte di quei fondi fossero stati concretamente utilizzati fuori dal paese.
Molto in sintesi, ecco quello che succede.
1) L'eroina esce dall'Afghanistan, passando per la Repubblica Islamica dell'Iran, e va verso l'Europa.
2) Gli inglesi non vogliono che l'eroina afghana arrivi fino a Londra.
3) Il Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord fornisce un sacco di aiuti alla Repubblica Islamica dell'Iran per arrestare i narcotrafficanti sul suo territorio.
4) La Repubblica Islamica dell'Iran usa gli aiuti britannici come i britannici vogliono che siano utilizzati, invece che per pagare i vizi di qualche funzionario, e come conseguenza condanna a morte i trafficanti che riesce a catturare anche grazie all'interessamento di Sua Maestà.
5) Per tutto ringraziamento, le organizzazioni non governative preposte alla tutela dei "diritti umani", le gazzette britanniche e a ruota la committenza politica denunciano ogni giorno la Repubblica Islamica dell'Iran perché è troppo repressiva.

15 settembre 2012

Sei anni dalla morte di Oriana Fallaci. Contesto, protagonisti e considerazioni sulla commemorazione "occidentalista" di Firenze


Regno del Belgio, anno di Grazia 2002. A dorso d'asino l'antislàmme avec pommes frites padre Samuel
avanza per le vie di Montignies-sur-Sambre. (Fonte: Vigi-sectes.org).

A metà settembre 2012 il mainstream -pare abbiano cominciato in Egitto- ha massicciamente aiutato la diffusione di un filmetto amriki in cui si deride l'Inviato.
Internet è stracolma di materiali del genere da almeno dieci anni, ovvero dai tempi dell'innovativa operazione urbanistica newyorkese dopo la quale gli Stati Uniti d'AmeriKKKa hanno iniziato ad esportare worldwide le partite di democrazia scaduta che riempivano le loro celle frigo. Si tratta senza eccezione alcuna di prodotti diffusi da nullità in cerca di visibilità e suffragi. Il caso più rilevante, anche per il giusto e logico epilogo della vicenda, è stato quello dell'australiano Mel Gibson che ha cercato di trarre redditi dalla sanguinaria ondata "cristianista" e "neoconservatrice" che ha dominato per lustri la scena "culturale" amriki: è arrivato al punto di travestirsi da erudito, facendo parlare in un non si sa quanto plausibile aramaico i personaggi di un suo film e vedendosi incoronato defensor christianitatis da qualche fannullone con la cravatta amico di fogliettisti e di corotti.
Poi è venuto fuori che si ubriacava e picchiava le donne come un mangiaspaghetti qualsiasi, e i fari di scena si sono spenti all'improvviso.
E' quasi certo che nel volgere di qualche giorno anche questo Nakoula Basseley Nakoula vedrà svanire i risultati più eclatanti del suo essersi baloccato per un po' con la telecamera digitale, e tornerà ad essere "famoso" solo perché pregiudicato per truffa.
La vicenda è comunque servita, allo stesso mainstream che l'ha messa in moto, per unificare per qualche giorno le continue attestazioni di disistima che gli Stati uniti d'AmeriKKKa riscuotono abitualmente in giro per il mondo e per presentare una serie di determinate manifestazioni di piazza e di assalti alle rappresentanze diplomatiche, opera di qualche migliaio di manifestanti al massimo, come se fossero un monolitico accesso di "rabbia islamica".
Per dieci anni i gazzettinisti hanno mangiato carne due volte al giorno assolvendo i compiti loro affidati dalla committenza: lo smantellamento sostanziale del democratismo, la fine del diritto internazionale scavalcato dall'aggressività babbea della autonominata "unica superpotenza mondiale", lo sfascio di uno stato sociale sistematicamente presentato come nemico del bel vivere sono stati in piena coscienza coperti con un'imponente e consapevole opera di diffusione quotidiana di contenuti come questi.
I problemi sono iniziati quando la durezza di una vita concreta ogni giorno peggiore rispetto a quella descritta dalle gazzette ha provocato una crisi di credibilità che c'è da augurarsi irreversibile e massiccia. Tra i primi effetti di essa, nello stato che occupa la penisola italiana, proprio il montare dei fallimenti gazzettieri dovuto a linee editoriali prima ridicole e dopo inflazionate. Questo significa che in moltissimi casi la "libera informazione occidentale" è talmente libera da non poter neppure azzardare una ridefinizione dell'agenda setting che allontani almeno per un po' lo spettro della chiusura.

In questo quadro complessivo putrido e mendace, repellente ed infetto, ignobile e vile si inseriscono le iniziative della propaganda "occidentalista", a qualsiasi livello esse si svolgano. Per questo vale la pena insistere su una miserabile iniziativa provinciale in tutti i sensi, sulla quale abbiamo già avuto il piacere di infierire.
Negli stessi giorni di settembre a Firenze è prevista una "giornata omaggio ad Oriana Fallaci" che costituisce una di quelle "iniziative concrete" cui i gazzettisti possono far riferimento per raccogliere i materiali necessari a produrre i contenuti richiesti dalla committenza.
La conclusione prevista per la giornata è data da una cena al ristorante, la cui inclusione nel programma generale è imprescindibile per gli organizzatori pena il tracollo dei partecipanti.
L'inizio di questa specie di festicciola messa in piedi da un miserabile spicciolame di "occidentalisti" c'a' pummarola è stato invece, molto appropriatamente, fissato in un cimitero.
Tra cimitero e truogolo è prevista la celebrazione di un rito religioso cattolico: nonostante Firenze sia ancora ricca di potenziali celebranti, gli organizzatori della giornata hanno convocato un estroso sacerdote turco-belga chiamato Charles Clément Boniface Ozdemir,  Père Samuel per brevità.
Vigi-sectes.org è un sito che avrebbe urgente bisogno di un restyling radicale e che afferma di rappresentare una "associazione cristiana internazionale d'informazione sulle sette e sui movimenti religiosi" sulla cui autorevolezza e sulla cui competenza non possiamo fornire alcuna garanzia. Dovrebbe trattarsi di un'organizzazione di ispirazione evangelica, di origine francese: il presidente Gérard Dagon è morto nel 2011 e a quella data si interrompono gli aggiornamenti del sito.
Su vigi-sectes.org fu pubblicata questa descrizione di Père Samuel; salvo rimaneggiamenti dovrebbe risalire al 2002 e precedere quindi di parecchio tempo le res gestae giudiziarie che hanno contribuito ad accrescere la fama di Charles Clément Boniface Ozdemir nel corso degli ultimi anni. In esso si descrive una trasmissione televisiva di cui questo padre Samuel sarebbe stato il principale protagonista.
Si fornisce traduzione dell'articolo in modo che chiunque possa trarre le conclusioni più appropriate sulle iniziative della propaganda "occidentalista" e sull'autorevolezza, l'attendibilità e la competenza di quanti sono chiamati ad avervi un ruolo attivo.


Padre Samuel, il sacerdote medium di Charleroi

...Dimenticando di avere addosso un piccolo microfono, Padre Samuel chiede all'esorcizzato di far finta di esser stato liberato e di dire che il demone è andato via...

E' ormai molto tempo che padre Samuel, un sacerdote cattolico in contrasto con il vescovo di Tournai, è diventata una figura ben conosciuta nella zona di Charleroi. E' diventato lo spauracchio della Chiesa ufficiale, la stessa che ha importato dalla Turchia questo strano personaggio.
Le chiese si sono svuotate, ma padre Samuel fa accorrere le folle. Inoltre, è riuscito a far propria una delle più grandi e più belle chiese del Pays Noir [la zona di Charleroi, così chiamata per le miniere di carbone, N.d.T.], che ha acquistato ricorrendo ad un intermediario per la cifra di 409024 euro. Ha intenzione di acquistare anche la Kokelberg di Bruxelles.
Secondo lui il Concilio Vaticano II è stato una catastrofe senza pari per la Chiesa di Roma, che è diventata infedele, modernista e priva di mordente. Come protestanti, noi seguiamo la questione dal di fuori. E' chiaro che alcune delle critiche mosse da padre Samuel sono assolutamente fondate, ma insieme agli aspetti positivi della sua azione siamo venuti a scoprire anche affermazioni e situazioni che non possiamo in tutta coscienza condividere.
Il 10 aprile 2002 la RTBF (la radiotelevisione del Belgio francofono) ha trasmesso un'inchiesta su questo sacerdote tutto particolare nel corso del programma "in nome della legge". Quello che abbiamo potuto vedere ed ascoltare è del tutto inaccettabile. L'adorazione che i fedeli hanno per la sua persona è ai limiti del tollerabile. A dorso d'asino padre Samuel ha percorso le strade di Montignies-sur-Sambre cercando di imitare l'ingresso di Gesù a gerusalemme.
La folla dei fedeli, tenendo in mano dei ramoscelli, lo acclamava freneticamente citando le parole del Vangelo "Benedetto colui che viene nel nome del Signore".
Qui non ci sono equivoci, non c'è da sbagliarsi. Questa patetica farsa indica una adorazione autentica per la persona di padre Samuel: l'espressione che c'è sul viso dei suoi devoti -o meglio, sul viso delle sue devote- è rivelatrice.
Probabilmente esse credono davvero che padre Samuel sia figlio di Dio. Padre Samuel si farà frustare, crocifiggere (per finta) ed infine resusciterà passando per una porticina in fondo alla chiesa. Le molte donne presenti cadono in un'isteria collettiva.
E' chiaro che non è Gesù Cristo che si onora, ma la persona di padre Samuel.
Come nota molto giustamente il decano Mattelart di Charleroi, negli interventi del sacerdote scismatico non si trova alcuna proclamazione della Parola di Dio. Si trova una miseria assoluta. Egli non conduce a Cristo, che è il vero liberatore, ma al contrario incatena i fedeli alla sua persona e li rende dipendenti da sé.
Le testimonianze sono esplicite: è padre Samuel a guarire!
In quello che succede non si fa nessuna menzione di Dio o di Cristo. Ci sono dei versetti biblici che ci permettono di vedere con chiarezza il pericolo che si cela in una simile situazione:
Così dice il Signore: maledetto sia l'uomo che confida nell'uomo, che dipende dalla carne per il suo sostegno e che distrae il cuore dal Signore.
(Geremia, 17.5)
E padre Samuel lascia che il suo odio esploda, quando nell'omelia taccia l'abbé Pierre e Suor Emmanuelle di diavolo e di grande diavolessa. Ci si chiede da quale spirito siano animati i molti presenti che applaudono entusiasti.
Padre Samuel è ben lontano dal portare il frutto dello spirito (Galati 5:22) ["Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" N.d.T.].
Gli piace legare gli uomini con le catene della paura. Il giornalista presente nota che le persone che gli si oppongono sono incappate in varie disavventure, e padre Samuel dà segno di approvazione, citando esempi concreti in cui i suoi avversari hanno perso il loro posto, si sono ammalati o sono morti. Questo modo di fare è assolutamente anticristiano.
Come il passero vaga, come la rondine vola, così la maledizione senza causa non ha alcun effetto.
(Proverbi 26:2)
Questo dimostra ampiamente che lo spirito che ha animato Gesù non è quello che domina padre Samuel. E ci sono cose ancora più gravi.
Nel corso della stessa trasmissione, i giornalisti sono per qualche attimo assenti nel corso di un esorcismo compiuto su un poveraccio di nome André. Dimenticando di avere addosso un piccolo microfono, Padre Samuel chiede all'esorcizzato di far finta di esser stato liberato e di dire che il demone è andato via.
Vedere questa povera vittima che cerca maldestramente di obbedire a padre Samuel è uno spettacolo patetico. Una grossolana menzogna che rende doppio un evidente inganno.
L'apostolo Giovanni, nel suo Vangelo, assicura che il principe dei mentitori è il diavolo in persona (Giovanni, 8:44) ["voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna" N.d.T.]. E' chiaro che se padre Samuel ha ingannato qualcuno una volta, può farlo molte altre volte.
Padre Samuel afferma ad alta voce che non c'è salvezza al di fuori dei luoghi di culto che sono di sua pertinenza: si deve andare a Montignies, alla chiesa di Sant'Antonio da Padova.
La vera Chiesa sarebbe quella costituita dai suoi soli sostenitori, perché secondo ogni logica la Chiesa cattolica non è più nel vero. E in questo caso emergono chiare le carenze di questo sacerdote in materia di teologia.
L'unico discrimine accettabile in questo sta nel Nuovo Testamento, che insegna che la Chiesa autentica è fatta da quelli e da quelle che hanno accettato Gesù Cristo come Salvatore e Signore (Giovanni 3:36, Atti 4:32, Atti 2:40-42).
Non si fa menzione alcuna di una appartentenza religiosa purchessia.
Con l'indubbia intenzione di recare danno all'establishment della Chiesa di Roma, padre Samuel attacca il sistema gerarchico, affermando che la parola "vescovo" nel Nuovo tesamento non esiste. Ci si aspetterebbe da lui un po' più di serietà perché il testo biblico del Nuovo Testiamento contempla questo vocabolo molte volte (Atti 20, 28:1 Fil. 1:1 Tim 3:1-2, Pietro 1 2:25). Certo, non abbiamo la stessa concezione circa il ruolo del vescovo, se mettiamo a confronto le testi protestanti e le tesi cattoliche.
Quando padre Samuel dice che la chiesa non ha bisogno di soldi perché presso di lui tutto è gratuito, bisogna tuttavia ricordare che le somme che la sua chiesa raccoglie sono più consistenti di quelle di tutte le altre parrocche di Montignies messe insieme.
In effetti, più si considerano le affermazioni di padre Samuel, più si possono identificare le sue molte contraddizioni. Per esempio il suo contrasto con il vescovo di Tournai, o quello con il cardinale Daneels di Bruxelles-Malines, che padre Samuel ha tacciato di maiale. Intanto però padre Samuel si mette sotto la guida del Papa, perché ha detto "Dove è il Papa, ivi è la Chiesa".
Sicchè dovrebbe sapere almeno che tutti i vescovi del paese e degli altri paesi sono in totale comunione con il vescovo di Roma e che nella grave disputa che contrappone i vescovi belgi a padre Samuel, Giovanni Paolo II è schierato senza incrinature con i primi. Padre Samuel non è più in comunione con il capo della Chiesa di Roma: avrà il coraggio di chiamare maiale anche il Papa? Ne dubitiamo...
I demoni non devono avere alcun timore di padre Samuel, allorché egli cerca di sloggiarli. Tutti hanno potuto vedere l'insuccesso nel caso del povero René.
Padre Samuel afferma che solo il sacerdote ha il potere di esorcizzare e di guarire: peccato che il Nuovo Testamento asserisca l'esatto contrario.
Infatti Marco (Mc, 16:17) insegna che tutti i veri cristiani possono esercitare questo ministero. Per quanto riguarda la posizione di padre Samuel sull'Islam e sui seguaci di questa religione, possiamo dire che si tratta di qualcosas di imbarazzante e di assolutamente negativo.
In quanto cristiano, io non credo nell'ispirazione divina del Corano o nella chiamata profetica di Maometto, e credo che senza Cristo non vi sia salvezza:
E in nessun altro vi è la salvezza, poiché non c'è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati.
(Atti 4:12)
Detto questo, noi crediamo che il rispetto e la tolleranza siano virtù cristiane che devono obbligatoriamente accompagnare la testimonianza (Pietro 1 3:9,15, Tito 3 1-2, Romani 12:19-21).
Gli orrori dell'Inquisizione, delle Crociate e di ogni genere di conflitto religioso sono i misfatti di personaggi odiosi che hanno sovvertito il Vangelo di Nostro Signore.
Il vero Vangelo innalza l'uomo, e non lo opprime. Esso placa la sete di quanti bevono le sue parole (Giovanni 7:37-39)

J. Lemaire.
C. Piette.

Tratto da "La Route Droite" numero 36.


14 settembre 2012

Sei anni fa la morte di Oriana Fallaci: il meglio dell'"occidentalismo" europeo la ricorda a Firenze


Con il settembre 2012 l'asfittico "occidentalismo" fiorentino vede ridurre ancora di più i propri spazi di manovra, già ai minimi termini per contro proprio.
Il lehendakari di Firenze ha lanciato la propria candidatura in un percorso pressappoco elettivo che, nelle intenzioni, dovrebbe portarlo alla carica di Primo Ministro nello stato che occupa la penisola italiana.
Non ha affatto nascosto l'intenzione di drenare i voti dei delusi dall'"occidentalismo".
Una situazione come questa imporrebbe il fulmineo ricorso ai ripari. Il problema è che manovre del genere richiedono inventiva, credibilità, competenze, risorse economiche ed umane arrivate da anni a fondo corsa.
La faccia tosta, la tracotanza, la viltà e l'aggressività invece non sono un problema: nei magazzini "occidentalisti" ce ne sono sempre state scorte molto più abbondanti del necessario.
Sicché il "Giornale della Toscana" continua come se nulla fosse in fiacchi linciaggi mediatici del nemico cui non crede più nessuno, e ad occupare il resto dello spazio con quella roba da pallonaio e con quei riti autoreferenziali che in questa sede abbiamo irriso tanto spesso.
Il 15 settembre 2012 ricorrerebbe il sesto anniversario della morte di Oriana Fallaci. Due ben vestiti di nome Andrea Badò e Niccolò Macallé hanno avuto a disposizione sul "Giornale della Toscana" una mezza pagina per un articolo di splendida irrilevanza.
Andrea Badò è noto ai nostri lettori per le documentate competenze in orientalistica, che lo hanno portato a citare collaboratori altrettanto versati e preziosi come pochi altri.
Niccolò Macallé, invece, per la sua esperienza in insurrezioni, fannulloni e sfaticati.
Nel caso odierno vanno notati due elementi fondamentali.
Il primo è che Niccolò Macallé sarebbe nientemeno che "Coordinatore Giovane Italia Firenze", e Andrea Badò "Vice coordinatore e Consigliere di Quartiere 1".
Il nome dello stato che occupa la penisola italiana ricorre nella denominazione della carica che siamo costretti a citare; come sempre ce ne scusiamo contriti, specie con quanti avessero appena finito di pranzare. In ogni caso, la carica ricoperta indica che Macallé e Badò non sono due mangiaspaghetti qualsiasi, ma sono due mangiaspaghetti importanti, nel senso che una candidatura giocata con un po' di decenza potrebbe permettere loro di evitare per anni o per decenni lo scomodo cammino che conduce all'ufficio circoscrizionale per l'impiego. E questo rimanda al secondo elemento fondamentale.
Il secondo elemento fondamentale è rappresentato dal fatto che internet ha ottima memoria.
Andrea Badò e Niccolò Macallé spiegano che Oriana Fallaci definiva fiorentine la sua "cultura" e la sua "educazione".
Da qui possiamo capire le sue eterne battaglie contro il Social Forum europeo del 2002, contro la tendopoli dei somali sotto il Battistero di San Giovanni e contro la moschea di Colle val d'Elsa.
Grazie all'ottima memoria di internet, possiamo far presente ai nostri lettori che abbiamo da molti anni messo insieme quanto basta per rimettere ogni cosa al suo posto.
Sulla "cultura" e sulla "educazione" di Oriana Fallaci si espresse Camilla Cederna, e poi ne trattò a distanza di molti anni, in modo assai benevolo e generoso anche Massimo Fini. Massimo Fini fu ovviamente querelato dal momento che gli "occidentalisti" sostituiscono sistematicamente le querele alle argomentazioni. Oriana Fallaci, racconta lo stesso Fini, diede prova della propria cultura e della propria educazione non degnandosi neppure di presentarsi in tribunale.
La battaglia contro il Social Forum del 2002 non è stata dimenticata perché è impossibile dimenticare una cosa che tenne allegra tutta Firenze per anni ed anni e che diede un colpo micidiale all'"occidentalismo" cittadino, incapace a distanza di tanto tempo di risollevarsi dalla poderosa e giustissima disconferma di allora. Lo scritto allora pubblicato dal "Corriere della Sera" fu gratificato per lo più da epiteti assai coloriti, i più equanimi dei quali lo accostarono in modo molto appropriato a certi oggetti indispensabili all'igiene femminile.
Per gli "accampamenti dei somali" in piazza del Duomo Oriana Fallaci aveva pronta una panacea che ha fatto scuola: il fuoco.
Per la moschea di Colle val d'Elsa, la dinamite.
Ecco di quale "stella polare" si avvalgono Andrea Badò e Niccolò Macallé: una cui dispiaceva sinceramente, ad un passo dalla fine, di non poter essere a fare a pugni al pallonaio.
Auguriamo ogni fortuna elettorale a Badò e Macallé: sarebbe un peccato se il momento politico sfavorevole impedisse ai sudditi che bivaccano nella penisola italiana di delegare ogni importante decisione sul proprio futuro a campioni tanto perfettamente rappresentativi.

Irrilevante l'anniversario, irrilevante l'articolo, irrilevante la gazzettina che lo pubblica, irrilevanti i suoi firmatari, irrilevante questo nostro scritto, pubblicato al solo scopo di indicare una volta di più quali siano i referenti "culturali" dei più fedeli rappresentanti che il paese dove mangiano maccheroni abbia mai avuto.
Un lettore dei più assidui ci ha però segnalato quanto segue.
Intanto che i nipoti di Oriana Fallaci si scannano tra loro in tribunale, sul sito thankyouoriana.it compare l'invito ad una giornata "Omaggio a Oriana Fallaci" che inizia al cimitero, continua con un dibattito, prosegue con una messa e finisce con una mensa.
Allo Hotel Mediterraneo, uno dei pochissimi luoghi a firenze a tollerare iniziative "occidentaliste".
Invitati e relatori promettono una giornata che ci accontenteremo di definire mandolinesca: figurano tra essi Alexandre del Valle, Andrea Morigi, e un certo Padre Samuel.
Firenze non difetta assolutamente di religiosi e celebranti, crisi vocazionale nonostante. Per aggiungere un po' di mordente ad un rito cattolico, l'occidentalame fiorentino ha pensato invece di rivolgersi a quello che dovrebbe essere un sacerdote belga di origine turca specializzato in quel genere di islamofobia elettorale che per anni si è nutrita di trovate improbabili e di toni perentori, fino a quando non le hanno voltato le spalle anche i bacini più affezionati. A parte questo, a Padre Samuel il gazzettaio attribuisce soltanto un certo peccato venale non troppo piccolo, e rapporti con le gerarchie ecclesiastiche che potremmo definire un po' burrascosi.
Ma ha conquistato Magdi Condannato Allam, che gli ha personalmente attribuito il compito di "salvare l'Occidente".
Sapersi in certe mani, infonde al cuore un senso di calda sicurezza.