17 giugno 2012

La Frankfurter Allgemeine Zeitung sul massacro di Al Houla



Traduzione da Moon of Alabama.

Una competente e considerata penna dell'importante quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) ha riferito, in lingua tedesca, di come il recente massacro di Al Houla in Siria sia stato perpetrato da ribelli sunniti. Ho tradotto in inglese l'articolo, che è stato accolto con un certo fastidio e ha fatto sì che gli "attivisti" di Al Houla rispondessero con una smentita anonima.
In un secondo articolo, sempre in tedesco, l'inviato Rainer Hermann ha sviluppato i concetti già espressi nel primo e spiega perché la sua versione dei fatti sia quella corretta e perché la versione opposta sia profondamente errata. 
Il testo che segue è la mia traduzione dell'articolo pubblicato sulla FAZ

Lo sterminio

Il massacro di Al Houla ha rappresentato una svolta nella tragedia siriana. L'indignazione nel mondo è stata grande quando il 25 di maggio vi sono state uccise centootto persone, quarantanove delle quali erano bambini. Le voci a favore di un intervento armato per porre fine al bagno di sangue sono diventate più forti e da quel giorno il numero degli episodi violenti in Siria è salito repentinamente. L'opinione pubblica mondiale, rifacendosi alle trasmissioni televisive arabe e al sopralluogo degli osservatori dell'ONU del giorno successivo, ha quasi per intero addossato la responsabilità all'esercito regolare e alla milizia filogovernativa Shabiha.
Durante le scorse settimane, sulla base di quanto hanno riferito dei testimoni oculari, la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha messo in dubbio questa versione dei fatti. Ha riferito che i civili uccisi erano tutti alawiti e sciiti, che sono stati uccisi a sangue freddo da sunniti armati a Taldou -una cittadina nella pianura di Al Houla- intanto che ai posti di blocco che circondavano la cittadina infuriavano i combattimenti tra esercito regolare e Libero Esercito Siriano. Il nostro articolo è stato ripreso da molte agenzie mediatiche in tutto il mondo e respinto da molte altre che lo hanno considerato poco plausibile. In ogni caso dobbiamo porci quattro domande: perché fino ad oggi l'opinione pubblica mondiale ha preso per buona una versione diversa dei fatti? Per quale motivo il contesto della guerra civile rende verosimile la versione dei fatti che invece è stata considerata poco degna di fiducia? Perché le testimonianze che abbiamo raccolto sono credibili? Quali altri dati di fatto ci sono a favore di quanto sosteniamo?
Cominciamo con la prima. Perché il mondo crede all'altra versione dei fatti? E' fuori di dubbio che di ogni atrocità commessa nel corso dei primi mesi del conflitto, quando l'opposizione non si era ancora armata e non aveva difese, debbano essere incolpate le forze governative, e la tendenza è a considerare scontato che le cose stiano ancora in questo modo. [Nota del traduttore: Hermann in questo caso si sbaglia. Esistono resoconti attendibili che attestano agguati mortali contro le forze governative, compiuti da soggetti ben armati e probabilmente finanziati dall'estero, fin dal 10 aprile del 2011]. Oltre a questo c'è il fatto che ai mass media statali siriani non viene attribuita alcuna credibilità: utilizzano fin dall'inizio del conflitto la definizione di "bande armate terroristiche" e quindi nessuno prende per buono quello che riferiscono, neppure quando sarebbe il caso di farlo. Due agenzie mediatiche, i canali di informazione in lingua araba Al Jazeera ed Al Arabiya sono diventate delle fonti di riferimento, dal momento che a controllarle sono il Qatar e l'Arabia Saudita, due stati sovrani che hanno un ruolo attivo nel conflitto in corso. Non è senza ragione che rammentiamo l'adagio secondo il quale "la prima vittima della guerra è la verità".
In secondo luogo, per quale motivo, nel contesto di una guerra civile, la versione di cui si dubita è invece quella plausibile? Nel corso degli ultimi mesi sono stati introdotti clandestinamente in Siria molti armamenti: i ribelli dispongono ora di armamenti di lunga gittata e di medio calibro. Ogni giorno in Siria vengono uccise oltre cento persone: il numero di perdite è più o meno pari per entrambe le parti. Le milizie che operano sotto la bandiera del Libero Esercito Siriano controllano ampie zone delle province di Homs e di Idlib, ed il loro dominio si estende anche ad altre parti del paese. Il crescente diffondersi del senso di impunità ha provocato un'ondata di rapimenti di natura puramente criminale e facilita anche la recrudescenza di vecchi dissapori. Se si consulta Facebook o si parla con qualche siriano, si nota che non c'è persona che non sia a conoscenza di quotidiane vicende di "pulizia religiosa", di persone che vengono uccise solo perché sono alawite o perché sono sunnite.
La pianura di Houla si trova tra la città sunnita di Homs e le montagne degli alawiti; è abitata in prevalenza da sunniti e la sua storia è una lunga storia di tensioni settarie. Il massacro è avvenuto a Taldou, una delle località più grandi della zona. Si conoscono i nomi di ottantaquattro dei civili uccisi: sono quarantanove bambini, con i loro padri e le loro madri, che appartengono alla famiglia Al Sayyid oltre che a due rami della famiglia Abdarrazzaq. Persone residenti in città affermano che si tratta di alawiti, e di musulmani che si erano convertiti dall'Islam sunnita all'Islam sciita. A pochi chilometri di distanza dalla frontiera libanese, la cosa li ha resi sospetti di essere sostenitori di Hezbollah, un'organizzazione che i sunniti detestano. Oltre a queste persone, a Taldou sono stati uccisi i parenti del parlamentare lealista Abdalmuti Mashlab.
Le abitazioni di queste tre famiglie si trovano in quartieri diversi di Taldous. I componenti dei tre nuclei familiari sono stati tutti uccisi, con una sola eccezione. Nessuno dei loro vicini è rimasto ferito. Una approfondita conoscenza della realtà locale era un prerequisito fondamentale per poter portare a termine queste esecuzioni, programmate con tanta cura. L'agenzia di stampa AP ha riportato quanto detto dall'unico sopravvissuto della famiglia Al Sayyid. Ali, undici anni, avrebbe detto che "Gli esecutori avevano la testa rasata e portavano la barba lunga". Sono gli jihadisti fanatici ad avere questo aspetto, non la milizia Shabiha. Il ragazzino ha raccontato di essere sopravvissuto perché si è finto morto e si è sporcato apposta con il sangue di sua madre.
Il 1 aprile madre Agnès Maryam, dal monastero di Giacobbe (Deir Mar Yakub) situato a sud di Homs nel villaggio di Qara, ha descritto in una lunga lettera aperta il clima di violenza e di terrore in cui si vive nella zona. La sua conclusione è che gli insorti sunniti stiano praticando una graduale liquidazione di tutte le altre minoranze. Descrive la cacciata dei cristiani e degli alawiti dalle loro case, occupate poi dai ribelli, e le violenze inflitte a ragazzine che i ribelli considerano preda bellica; ha assistito con i suoi occhi alla morte di un commerciante: i ribelli prima lo hanno ucciso per strada a Wadi Sajjeh tramite un'autobomba, dopo che si era rifiutato di tenere chiuso il negozio; poi hanno riferito alle telecamere di Al Jazeera che il delitto era stato commesso dal regime. In chiusura della lettera, descrive come gli insorti sunniti nel quartiere Khalidijah di Homs abbiano chiuso ostaggi cristiani ed alawiti in un'abitazione e l'abbiano quindi fatta saltare, soltanto per poter poi dire che si trattava di un'atrocità del regime.
Per quale motivo in questo contesto i testimoni siriani citati dal mio scritto vanno considerati delle fonti credibili? Perché non appartengono a nessuna delle fazioni in conflitto: sono stati presi in mezzo e non gli interessa altro che fermare l'ulteriore inasprirsi delle violenze. Molte persone come queste sono già state uccise e questo è il motivo per cui nessuna di esse vuole rivelare la propria identità. In un momento in cui non è realizzabile una rassegna indipendente di tutto quello che accade sul terreno, non si può avere alcuna certezza che tutti gli eventi narrati siano accaduti esattamente nei termini in cui vengono descritti. Anche il massacro di Al Houla, seppure è avvenuto nella maniera qui descritta, non serve a trarre conclusioni che possano essere estese a casi simili. Come è stato fatto in Kosovo, ogni episodio di massacro dopo questa guerra andrà considerato come un caso unico.
Quali altri dati di fatto sostengono la versione qui presentata? La Frankfurter Allgemeine Zeitung non è stata la prima a riferire in questi termini del massacro di Al Houla. Altri resoconti, semplicemente, non possono competere con i grandi mass media. Il giornalista russo Marat Musin, che lavora per la piccola agenzia di stampa Anna, si trovava ad Al Houla il 25 ed il 26 maggio e divenne testimone oculare di parte degli avvenimenti oltre ad aver pubblicato le dichiarazioni di altri testimoni oculari. Oltre a lui, c'è anche l'arabista e giornalista freelance olandese Martin Janssen, che vive a Damasco e che ha contattato il monastero di Giacobbe di Qara che si era fatto carico di molte delle vittime del conflitto, con le suore che si dedicavano con tutte loro stesse al servizio umanitario nei giorni successivi al massacro.

I ribelli sunniti perpetrano la liquidazione di tutte le minoranze

Le suore hanno raccontato a Janssen di come il 25 maggio oltre settecento ribelli armati arrivati da Rastan abbiano sopraffatto un posto di blocco dell'esercito vicino a Taldou e di come gli stessi ribelli a massacro ultimato abbiano ammucchiato i corpi dei soldati e dei civili uccisi davanti alla moschea, e di come, il giorno successivo, abbano fornito la loro versione dei fatti attribuendo all'esercito regolare la responsabilità della strage, davanti alle telecamere dei mass media a loro favorevoli e davanti agli osservatori dell'ONU.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha annunciato il 26 maggio al Consiglio di Sicurezza che le circostanze in cui tutto questo è avvenuto non sono chiare. L'ONU ha potuto in ogni caso confermare che "c'è stato un attacco in cui sono stati impiegati l'artiglieria ed i mortai. Ci sono state anche altre forme di violenza, tra le quali gli spari a bruciapelo e gravi maltrattamenti".
Possiamo dunque ricostruire gli eventi nella loro sequenza. Dopo la preghiera del venerdi del 25 maggio, più di settecento uomini armati sotto la guida di Abdurrazzaq Tlass e di Yahya Yusuf sono arrivati, divisi in tre gruppi, da Rastan, da Kafr Laha e da Akraba ed hanno attaccato tre posti di blocco dell'esercito tutt'attorno a Taldou. I ribelli, forti della superiorità numerica, e i soldati dell'esercito regolare (molti dei quali sunniti anch'essi) hanno combattuto in scontri sanguinosi, in cui sono morti oltre venti soldati, per la maggior parte militari di leva. Durante e dopo gli scontri i ribelli, con l'aiuto di cittadini di Taldou, hanno eliminato le famiglie Sayyid ed Abdarrazzaq. Avevano rifiutato di unirsi alla ribellione.

16 giugno 2012

Moschea di Firenze: il gazebo del PDL in piazza dell'Isolotto



I lettori di questo blog  e del corrispondente sito sanno bene cosa pensiamo del non-problema "moschea di Firenze".
Repetita iuvant.
Dal momento che chi lavora tutto il giorno non ha alcunché da temere da parte di gente che non beve vino, non mangia maiale e non sperpera denaro in abiti costosi, pensiamo che la moschea si debba fare, si debba fare a spese pubbliche sottraendo esplicitamente risorse ai capitoli "sicurezza" e "gendarmeria", si debba costruire con materiali di pregio ed avendo in mente un edificio che sia degno della città di Firenze, secondo le stesse linee di pensiero seguite a suo tempo per la sinagoga di via Farini. La miglior collocazione per l'edificio sarebbe a nostro avviso il lato orientale di piazza Ghiberti, una volta sgomberati e demoliti, possibilmente con gli stessi sistemi che gli "occidentalisti" vorrebbero usare contro i centri sociali e le case occupate, gli edifici che vi sorgono e che da troppo tempo ospitano attività e macchinazioni alla base di un degrado e di una insicurezza tanto autentici quanto invisibili ad occhi "occidentalisti".
Additare al dileggio altrui le argomentazioni e soprattutto i portavoce ai quali si affidano i sostenitori del contrario significa assolvere ad uno di quei piacevoli doveri che spettano alle persone consapevoli.
I portavoce si chiamano Tommaso Villa e Andrea Badò. Firenze conta circa 370000 abitanti, e l'impressione è che 369998 di essi non li reputino degni della minima credibilità e della minima attenzione. Nel corso degli ultimi mesi lo schieramento "occidentalista" ha dato una tale prova di forza da passare dalle richieste di referendum consultivo alle chiacchierate tra amici nelle stanzine sul retro di qualche circolo ricreativo, trovare il quale dev'essere ogni volta un problema data l'abituale impopolarità che accompagna i mangiaspaghetti fiorentini qualsiasi cosa facciano, pensino o dicano. Nel maggio 2011 qualcuno si occupò persino di imporre agli "occidentalisti" di Firenze un brusco risveglio con annesso ridimensionamento, dandoci l'occasione per esporre una lunga serie di considerazioni perentorie e soprattutto confermando in modo concreto come le gazzette siano una cosa, la realtà quotidiana un'altra.
Gli scritti presentati in link espongono tutto quello che c'è da sapere per trarre conclusioni fin troppo generose sulla pratica politica "occidentalista" a Firenze e sulle "competenze" che essa riesce a coinvolgere; ad essi rimandiamo quanti fossero ancora desiderosi di saperne di più; in un anno l'unica cosa ad essere cambiata è l'ulteriore caduta di credibilità e di popolarità logicamente subìta da individui ed organizzazioni.
Le argomentazioni, da sempre evanescenti perché ridotte ad un appiglio ecoico alle istanze della propaganda -e si è visto su quali basi granitiche esse sorgessero- negli ultimi tempi si sono ridotte al dispetto di bottega, alla maldicenza, alla pura e semplice ciarla livorosa. Non che questo costituisca una novità: a costituire una novità è il fatto che i capricci "occidentalisti" non hanno più neppure quelle miserabili pezze d'appoggio travestite da avallo autorevole che fino ad oggi erano riusciti ad ostentare.
Il 15 giugno 2012 una serie di gazzette di indubbia autorevolezza ha preannunciato l'allestimento di un gazebo del PDL in piazza dell'Isolotto.
Domani, sabato 16 giugno, dalle ore 10 fino alle ore 13,30 in piazza dell’Isolotto presso il mercato, il Popolo della Libertà insieme ai Promotori della Libertà ed alla Giovane Italia [*] allestiranno un gazebo per informare la popolazione della possibile realizzazione della grande moschea all’interno del Quartiere 4.
Per i gazebo il PDL ha un'infatuazione di antica data, che non è certo servita ad evitare ai suoi esponenti di essere bersaglio di contestazioni tanto scomposte quanto di efficacia estrema e non ne ha minimamente migliorato le quotazioni a Firenze. L'allestimento di un punto propagandistico riconoscibile rappresenta comunque un'iniziativa lodevole: permette alle persone serie di porre all'attenzione degli attivisti di quel "partito" alcuni interrogativi concreti.
Ci siamo dunque recati per tempo in Piazza dell'Isolotto per chiedere a questi mangiatori di maccheroni fino a quando intendono sporcare Firenze con il loro collodio, e se non pare loro il caso di impiegare il tempo intraprendendo una qualche attività retribuita diversa dal divulgare menzogne. Tanto più che in materia di attività retribuite non esiste ambulante senegalese che non possa impartire loro una vera e propria lectio magistralis.
Le nostre speranze sono andate deluse: abbiamo esplorato ogni angolo della piazza, ogni banco di mercato.
Gazzette nonostante, alle ore dodici e ventidue del sedici giugno 2012 in piazza dell'Isolotto non c'era nessuno.
Nulla.
Neanche un volantino per terra.
Quanti non abbiano mai avuto occasione di frequentarla, devono sapere che la piazza ospita sì un mercato, ma ospita anche un'edicola che invece di esporre le locandine delle gazzette "occidentaliste" - si distinguono da quelle che pubblicizzano la pornografia minorile perché la pornografia minorile ha di solito impaginazione e contenuti infinitamente meglio curati- espone quella del settimanale anarchico Umanità Nova.
Il genius loci è questo, il che rende verosimile pensare che i mandolinisti dell'islamofobia con le còtiche siano stati perentoriamente invitati a togliersi di mezzo entro pochi minuti dal loro primo ingresso in piazza.
Il che significa, per quello che può valere, che la maggiore formazione "occidentalista" della penisola italiana e la sua emanazione "giovanile" non sono in grado di presidiare per mezza giornata un mercato di quartiere, neppure con la probabile e discreta vigilanza della gendarmeria politica.


[*] Il vocabolo è nell'originale. Ce ne scusiamo con i nostri lettori, in particolare con quanti avessero appena finito di pranzare.

13 giugno 2012

Il "Corriere della Sera" continua con l'informazione accurata, obiettiva e veridica sulla Repubblica Araba di Siria



La gazzettina dei Magdi Allam e dei Ferruccio de Bortoli tiene moltissimo alla propria autorevolezza.
E siccome è un imparziale e libero quotidiano "occidentale", e non un fogliaccio che pubblica la propaganda di qualche regime sanguinario, il "Corriere della Sera" fa dire ad un "rappresentante dell'ONU" che nella Repubblica Araba di Siria "I bambini vengono torturati, mutilati e uccisi. Poi i soldati li mettono sui carri armati, usati come scudi umani".
Ricostruiamo la scena: pare quasi di vederla.
Uno o più militari dell'esercito regolare della Repubblica Araba di Siria -sulla natura angelica e costruttiva dei "ribelli" il gazzettaio "occidentale" è impermeabile a qualsiasi confutazione- con baschi, fucile d'assalto e tutto il resto.
Catturano uno o più bambini.
Prima li torturano.
Poi li mutilano.
Poi li uccidono.
Finita la trafila prendono quello che ne rimane e lo dispongono con ordine meticoloso sul primo carro armato che passa.
L'essenziale è il rispetto della sequenza procedurale: l'esercito è un'organizzazione seria, mica come i paramilitari acchiappalesbiche che pullulano per le strade di Damasco!
Fin qui la spiegazione molto scarna ed essenziale; ai dettagli granguignoleschi pensino i nostri lettori, non occorre nemmeno troppa fantasia. L'importante è che una volta ultimata la trafila, la taumaturgica presenza dei cadaveri di bambino trasformi la natura essenziale dei carri armati, rendendoli perfetti come "scudi umani"...
Secondo questo occhiello la procedura è stata ripetuta, con ogni probabilità in maniera meccanica e routinaria, fino a raggiungere la quota stabilita di 1200 (milleduecento) "bambini da carro armato" in quindici mesi.
Se non stessimo parlando del "Corriere della Sera" verrebbe da pensare che un brutto miscuglio di traduzioni raffazzonate e di copia ed incolla fatti ancora peggio abbia giocato un brutto tiro ai gazzettinisti della "Redazione Online" accreditata di questo piccolo capolavoro, ma trattandosi appunto del "Corriere" nulla vieta di identificare il motore primo di simili barzellette in una quantità sostanziale di malafede cialtrona.
Il gioco ha funzionato per talmente tanto tempo che in redazione devono aver pensato di potersene fidare all'infinito: cosa importa se da anni, e con buoni argomenti, qualcuno va sostenendo che le fonti presentate come credibili da foglietti come questo hanno come unico recapito un sottoscala londinese?

12 giugno 2012

In Turchia si può giocare alla guerra. A Gaza no.


Suleiman Kahani di Palaestina Felix ci omaggia di un post in cui ci sono molte immagini come questa, che dovrebbe venire da Gaza.
Bambini con mimetiche addosso e fuciletti di legno, inquadrati in un qualcosa che sta a metà tra la recita ed il gioco della guerra.
La propaganda "occidentalista" ha sempre trovato immagini come queste coessenziali alle sue paure e ai suoi odi più perentori; per anni ed anni una torma di grassoni buoni a nulla ha ripetuto a chiunque volesse -o più spesso dovesse, per necessità professionale- prestare loro ascolto che nessuno meritava la redenzione democratica a mezzo missili da crociera più di chi osava fare questo a dei bambini.

Poi però si passa curiosando per le vie di Şanlıurfa nella Repubblica di Turchia.
E si scopre che nei mercatini si trovano monture perfino migliori, con i distintivi e i gradi dei Jandarma.
Nell'ordinamento militare turco i Jandarma non hanno soltanto compiti di gendarmeria; tocca a loro anche gran parte dei cosiddetti "compiti antiterrorismo", invariablmente rappresentati da operazioni controguerriglia contro gli indipendentisti del Kurdistan turco.
Va specificato che l'esercito turco ha agito per anni con la massima disinvoltura al di là dei confini con l'Iraq proprio accampando motivazioni di questo genere. Quando l'esercito regolare della Repubblica Araba di Siria si è preso libertà di portata infinitamente inferiore contro i gruppi armati che si introducono nel paese dal confine turco, l'episodio è servito a Recep Tayyip Erdoğan per gridare all'aggressione e invocare la mutua solidarietà del Patto Atlantico, rimanendo fino ad oggi fortunatamente inascoltato.
Contro i piccoli jandarma nessuno ha mai trovato alcunché da ridire: chissà che non siano già allo studio un po' dappertutto proposte di legge che prevedano un girodivite al gioco della guerra, con la tolleranzazzèro per chi vi partecipi prendendo le parti di formazioni e gruppi invisi agli "occidentalisti".
Il tutto, ovviamente, in nome della sihurézza e della lotta a i'ddegràdo.

10 giugno 2012

Pallonate polacche, pallonate ucraine e pallonieri consapevoli


A volte l'essenza della verità ha caratteri talmente perentori che nemmeno le gazzette riescono a stravolgerla o ad occultarla del tutto.
Nel giugno del 2012 in Ucraina e nella Repubblica di Polonia ci sono i pallonai pieni per via di un qualcosa che chiamano "campionato europeo".
Le gazzette di solito dividono le "informazioni" in materia in pallonate vere e proprie (la quota minoritaria) e in pallonate di contorno, di solito foto di ragazze poco vestite.Tra i pallonieri che guardano -potremmo definirli i pallonieri passivi, con esplicito richiamo ad un contesto diverso solo all'apparenza- qualcuno ha fotografato il tale che si vede qui, che dovrebbe essere russo e che con poca spesa ha adattato il suo aspetto al contesto in cui si trova.

09 giugno 2012

L'ambasciatore siriano all'ONU: il sostegno ai gruppi armati che stanno mettendo a ferro e fuoco il paese arriva da paesi arabi della regione


Manifestazione a favore del governo siriano. Damasco, primavera 2012 (Fonte: TurkishNews)

Traduzione da Syrian Free Press.

Il rappresentante alle Nazioni Unite della Repubblica Araba di Siria dottor Bashar Al Jafaari ha ribadito che il governo siriano è pronto a fare tutto quanto in suo potere per far sì che la missione dell'inviato dell'ONU sia coronata da successo; la Siria ha facilitato in tutti i modi possibili il piano di Annan e la missione degli osservatori dell'ONU. Per quanti intendano impegnarsi a un dialogo serio e a cambiamenti sostanziali la porta è sempre aperta, e non esistono problemi con quella parte dell'opposizione che rifiuta l'intromissione straniera.

Il massacro di Al Qubeir è stato commesso cinque ore prima che avvenisse un qualunque combattimento


Al Jafaari ha detto che il massacro di civili innocenti ad Al Qubeir è avvenuto cinque ore prima degli scontri armati: le immagini diffuse da Al Jazeera e da Al Arabia non ritraggono le vittime del massacro. "La tv siriana diffonderà le immagini autentiche... I canali televisivi specializzati in trasmissioni d'inchiesta hanno preso l'abitudine di mettere in onda filmati artefatti tutte le volte che è prevista una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli abitanti di Al Qubeir hanno asserito che i fucilieri che hanno commesso questo crimine arrivavano da un altro villaggio di nome Jrejes e che la cosa ha indotto gli abitanti a chiedere l'intervento dell'esercito regolare.
"Quello che sta avvenendo in alcune regioni della Siria è un massacro odioso e ingiustificabile, ma alcune dichiarazioni che ho sentito in questa sede fanno il gioco di questo macello, perché la diagnosi della situazione da cui muovono è sbagliata e viene da salette di regia politiche e mediatiche che non hanno alcun rapporto con la situazione sul terreno", ha aggiunto Al Jaafari. "Il governo siriano porge la mano in segno di pace a tutti i poteri politici che non hanno sangue siriano sulle mani, affinché sia possibile arrivare a quella salda sicurezza cui tutti noi aspiriamo".

Il piano Annan sempre messo in dubbio da alcuni paesi

Al Jafaari ha detto che alcuni paesi hanno sempre messo in dubbio il piano Annan: anche prima che venisse messo in atto c'era qualcuno che ne valutava le possiblità di successo nel trenta per cento, mentre altri consideravano gli osservatori internazionali come testimoni mendaci, invocavano l'intervento militare straniero, esortavano i siriani a prendere le armi gli uni contro gli altri e a rifiutare il dialogo e offrivano sostegno a gruppi armati terroristici.
"Vorrei fare un esempio soltanto: la nave Luftallah 2 che trasportava armi dalla Libia, da far passare attraverso il Libano e da far arrivare ai gruppi armati siriani. Tre giorni fa un nuovo raggruppamento salafita chiamato "Fronte siriano dei ribelli" ha annunciato la propria costituzione ad Istanbul; il suo obiettivo dichiarato è quello di unificare le fazioni armate in Siria, considerato che è iniziata quella che a suo dire è "la battaglia per la liberazione della Siria"... E' chiaro che parole d'ordine come questa sono contrarie al piano di Annan".
Il rappresentante alle Nazioni Unite della Repubblica Araba di Siria ha sottolineato che determinati paesi sovrani che stanno sostenendo le azioni violente in Siria, nel tentativo di giustificare le azioni terroristiche, ribattono che la violenza messa in atto dalle formazioni armate altro non sarebbe che una difesa. "Gli attentati suicidi che hanno preso a bersaglio obiettivi siriani sono atti di autodifesa? Attaccare gli ospedali, il personale sanitario e le scuole conferisce alla cosa il crisma della democrazia?"
Al Jafaari ha detto che i paesi che stanno fornendo sostegno ai terroristi e che li stanno aiutando a perpetrare i loro crimini in Siria devono essere considerati complici di questo bagno di sangue e che la Siria è pronta ad accogliere una commissione d'inchiesta composta da rappresentanti di paesi di orientamento oggettivo e che non vedano di buon occhio le intromissioni straniere negli affari siriani.
Le accuse di Nabil Al Arabi contraddicono le prime conclusioni stilate dalla missione degli osservatori delle Nazioni Unite in Siria: "mi piacerebbe sapere", ha proseguito Al Jafaari, "cosa si pensa all'ONU delle sanzioni, illegittime ed unilaterali, imposte a ventitré milioni di cittadini siriani che sono rimasti senza gas e senza combustibili".

La pratica del terrorismo è stata scopertamente adottata da gruppi armati che si vantano delle proprie azioni

Al Jafaari ha aggiunto che ogni genere di azione terroristica è stata messa in atto da gruppi armati che si vantano apertamente dei propri atti, sottolineando che "coloro che negano di aver introdotto clandestinamente armi in Siria, che rigettano l'accusa di aver dato l'avvio al terrorismo e di aver sparso il sangue siriano per mano di Al Qaeda e dei gruppi sostenuti dai salafiti sono complici del terrorismo e dovrebbero risponderne alla giustizia".
Il segretario generale della Lega Araba, che nella lettera inviata al capo del Consiglio di sicurezza il 27 maggio aveva già accusato le autorità siriane del massacro di Al Houla scrivendo del "doloroso massacro perpetrato dall'esercito regolare siriano ad Al Houla”, è tornato oggi ad accusare le autorità siriane del massacro atroce, terribile ed ingiustificabile avvenuto nel villaggio di Al Qbeir, nei pressi di Hama.
"Quindi dobbiamo chiedere al segretario della Lega araba" ha proseguito Al Jaafari "come sia riuscito ad arrivare ad un giudizio tanto prematuro quanto emesso da lontano sotto ogni aspetto, oltre che contrario al primo rapporto degli osservatori delle Nazioni Unite, se le indagini conclusive appositamente centrate su questo efferato massacro non sono ancora terminate".

La Siria è pronta a ricevere una commissione d’inchiesta composta da paesi neutrali

"Oggi... su queste basi ed alla presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e del segretario generale della Lega Araba, annunciamo che la Siria è pronta a ricevere una commissione d’inchiesta composta da paesi neutrali, che rispettino la Carta delle Nazioni Unite e siano contrari a qualunque intromissione negli affari siriani".
Al Jaafari ha detto che “Abbiamo sentito un sacco di dichiarazioni e di discorsi sugli aiuti umanitari necessari in Siria, e ci domandiamo dove siano gli aiuti di cui si parla e che sarebbero in procinto di essere distribuiti con urgenza alle persone bisognose".
Secondo Al Jafaari il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Valerie Amos, ha menzionato in una nota formale che i contributi internazionali per soddisfare le esigenze umanitarie in Siria avrebbero raggiunto i centodiciotto milioni di dollari una settimana fa, ed ha espresso il timore che solo un terzo di questa quantità di denaro, trentasette milioni, siano stati stanziati per i programmi umanitari all’interno della Siria, mentre il resto del denaro dovrebbe essere speso per soddisfare le esigenze umanitarie dei siriani fuori del paese, mettendo in discussione l'atteggiamento delle Nazioni Unite su quelle sanzioni unilaterali che colpiscono oltre ventitré milioni di cittadini siriani.
Al Jaafari ha affermato che vari organismi internazionali hanno presentato diverse relazioni credibili sulle violazioni dei diritti umani commesse dai gruppi armati terroristici in Siria, tra le quali c'è il rapimento a scopo di lucro. Ha ricordato che un osservatore delle Nazioni Unite gli disse che a Homs era rimasto scioccato nel vedere come la maggior parte delle persone armate fossero bambini e adolescenti sotto i diciotto anni.

Secondo Annan i gruppi terroristici hanno intensificato gli attacchi, e gli attentati indicano il coinvolgimento di terzi

L’inviato delle Nazioni Unite per la Siria Kofi Annan ha detto che i gruppi armati terroristici in Siria hanno intensificato i loro attacchi, i quali "non servono gli interessi del popolo siriano".
Intervenendo alla sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla Siria, Annan ha detto che la recente serie di attentati in Siria ha ulteriormente complicato la situazione, aggiungendo che questi attentati indicano che una terza parte è attiva sulla scena.
L’inviato dell'ONU ha affermato che il governo siriano ha rilasciato detenuti e che sono stati raggiunti accordi sulla fornitura di aiuti umanitari; si considera che sia giunto il momento di prendere decisioni che consentano di agire in modo più incisivo per garantire l'attuazione dei sei punti del suo piano di pace.
"Se la situazione rimane la stessa, è probabile che in futuro si verifichino ancora più uccisioni, atrocità e violenza settaria, con il rischio di una guerra civile vera e propria destinata a chiudersi per i siriani con un quadro in cui non ci sono vincitori", ha detto Annan, affermando anche che il suo piano non starebbe funzionando.
"Inorridisco a fronte della nuova strage in cui, a due settimane dalla strage di Al Houla, un gran numero di persone è stato massacrato ad Al Qubeir, ad occidente di Hama; tra esse c'erano anche donne e bambini" ... "Offro sentite condoglianze alle famiglie delle vittime", ha detto Annan, sottolineando come sia importante che i colpevoli vengano assicurati alla giustizia.
Annan ha constatato che la crisi in Siria si sta aggravando e la violenza sta diventando sempre peggiore. "Le tensioni nel paese stanno diventando sempre più estreme e radicalizzate, ed i vicini della Siria sono sempre più preoccupati che la crisi possa estendersi ai loro paesi".
”Mentre chiediamo il rispetto del diritto internazionale e dei sei punti del piano, vorremmo fosse chiaro che è verosimile che ci siano ripercussioni nel caso in cui il piano non fosse attuato... Dobbiamo tracciare una rotta chiara per il processo di transizione politica, se vogliamo aiutare il governo siriano, l’opposizione e la società siriana a risolvere la crisi", ha detto Annan.
Annan ha anche affermato che è ancora possibile evitare il peggio e la Siria può uscire dalla crisi, giurando di non risparmiare alcuno sforzo per aiutare il popolo siriano.

Churkin: fornire armamenti alle fazioni armate non fa che aggravare le cose


Il rappresentante della Russia alle Nazioni Unite, Vitali Churkin, ha sottolineato che la pressione unilaterale sulla Siria non è utile e che le sanzioni non aiutano a risolvere la crisi, aggravando invece la situazione umanitaria nel paese; Churkin chiede che si metta fine al sostegno elargito in armamenti e denaro all'opposizione armata.
In un discorso tenuto durante la riunione dell’Assemblea generale dell’ONU, Churkin ha detto che deve cessare il sostegno a quella parte dell'opposizione armata che invoca l'intervento militare straniero. Ha aggiunto che la Russia chiede una conferenza sulla Siria, ribadendo l’impegno della Russia a mantenere le proprie posizioni sulla questione che prevedono la ricerca di una soluzione pacifica, attraverso un processo politico guidato dalla Siria stessa.

L'ambasciatore cinese: la Cina chiede che si raggiunga una soluzione pacifica della crisi in Siria

L’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite Li Baodong ha detto che il suo paese auspica che si raggiunga una soluzione pacifica della crisi siriana tramite negoziati, senza interventi stranieri e senza rovesciamenti violenti del governo in carica.
“La Cina mantiene un ruolo attivo nella ricerca di una soluzione pacifica e concordata della crisi in Siria... La Cina segue gli ultimi sviluppi della situazione”, Baodong ha aggiunto in un discorso pronunciato nel corso della riunione. L'ambasciatore cinese ha invitato tutte le parti in causa a sviluppare i sei punti del piano Annan e ad impegnarsi in modo efficace per fermare la violenza, proteggere i civili e avviare un dialogo politico globale.

L’India a favore di una soluzione pacifica alla crisi in Siria


Il rappresentante dell’India alle Nazioni Unite, Hardip Singh Puri, ha sottolineato che il suo paese è favorevole ad una soluzione pacifica alla crisi siriana e al fatto che tutte le parti prendano impegni nei confronti del piano in sei punti dell’inviato delle Nazioni Unite Kofi Annan.
Nel suo discorso durante la riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla situazione in Siria, Singh Puri ha espresso crescente preoccupazione per gli attacchi contro civili e forze armate regolari, aggiungendo che l’India condanna tutte le forme di terrorismo e di violenza, indipendentemente da chi le commette.
Il rappresentante indiano ha sottolineato che insistere sull’aumento della militarizzazione dei contrasti in Siria avrebbe pericolose ripercussioni sulla pace e sulla stabilità della regione nella sua interezza. Ha aggiunto che l’India invita tutte le parti a desistere dalla violenza e a compiere progressi sui sei punti previsti dal piano di pace di Annan.

Iran: i gruppi armati terroristici ostacolano il piano Annan

Il rappresentante dell’Iran alle Nazioni Unite, Mohammad Khazai, ha sottolineato che i gruppi armati terroristici che non rispettano l’invito a porre fine alle violenze e le prese di posizione provocatorie assunte dai rappresentanti di alcuni paesi sono d'ostacolo al successo del piano dell’inviato delle Nazioni Unite per la Siria Kofi Annan.
In un discorso durante la riunione dell’Assemblea generale dell’ONU, Khazai ha sottolineato che i gruppi armati hanno intensificato senza alcun ritegno gli attacchi terroristici contro i cittadini, che stanno distruggendo proprietà pubbliche e che commettono rapimenti di persone. Ha invocato il potenziamento del piano Annan per la risoluzione della crisi, considerando questa strada come l'unica possibile per giungere ad un processo politico guidato dalla Siria.