16 gennaio 2009

Gaza e i sionisti di complemento



Gli "occidentalisti" hanno un modo di "pensare" facilissimo da riconoscere: finché il trattamento qui sopra viene riservato a un individuo in carne ed ossa, non c'è nulla che non vada. Azzàrdati a farlo ad un pezzo di stoffa, magari bianco e con al centro una stella a sei punte, e sentirai che casino.
L'immagine viene da freegaza.ps e fa riferimento ad un'operazione di ristabilimento dell'ordine, di tutela della sicurezza, di assicurazione della stabilità e via cianciando realizzata dall'aeronautica sionista nel marzo 2008. Più di cinquanta morti. Una questioncella da poco, tanto che non meritò nemmeno l'attenzione di quei mass media che ti servono la verità "occidentalista" a tutte le ore del giorno.
Heri dicebamus che all'inizio dell'aggressione del dicembre 2008 alcuni sondaggi strombazzavano un ottanta per cento di cittadini dell'entità sionista favorevoli alla guerra. La passioncella "occidentalista" per la "legge" e per il suo gergo non conosce limiti: quella gente ha una definizione penale per ogni comportamento umano per cui se dovessimo "ragionare" come gli "occidentalisti" "ragionano", dovremmo considerare quell'ottanta per cento come cinque milioni e seicentomila colpevoli di concorso morale in strage. O qualcosa del genere.
Per fortuna abbiamo formazione ed opinioni diametralmente opposte, e invece di prospettare la galera per l'ottanta per cento della popolazione dell'entità sionista, tutta gente che non conosciamo, ci limitiamo ad indicare la lista che segue. Con nomi e cognomi che tutti conoscono, perché ne rigurgitano le edicole e i teleschermi, solitamente per vicende che hanno a che fare con tresche, guerre tra dame, dispettini tra commendatori ed altri episodi di basso e sfaticato vivere. Pubblicata su vivaisraele.blogspot.com, è la lista dei sionisti di complemento che hanno partecipato ad una manifestazioncina tenutasi il 14 gennaio davanti a Montecitorio. Si tratta in massima parte di politichetti, giornalettieri, scaldatori di scrivanie, indossatori di cravatte ed altri conclamati casi di allergia al lavoro che con molta probabilità non sanno che odore abbia una ferita agli intestini ma cui dà molto fastidio quello della stoffetta bruciata.
La manifestazione era intestata "Con Israele, per la libertà e contro il terrorismo". Vadano a fare in culo, "Israele" e la "libertà".

On. Enrico Pianetta, Presidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
On. Gianni Vernetti, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
Sen. Rossana Boldi, Presidente Commissione Politiche dell'UE, Vicepresidente Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente Commissione Esteri, Portavoce Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele
On. Fabrizio Cicchitto, Capogruppo Pdl alla Camera. "Aderisco a titolo personale e a nome del Gruppo Pdl alla Camera e sarò presente"
Sen. Maurizio Gasparri, Presidente Gruppo Pdl al Senato
Sen. Gaetano Quagliariello, Vicepresidente Vicario Gruppo Pdl al Senato
On. Edmondo Cirielli, Presidente Commissione Difesa
On. Benedetto Della Vedova, Presidente Riformatori Liberali
On. Emanuele Fiano
On. Marco Pannella (Parlamento Europeo)
On. Riccardo Migliori, Presidente Delegazione Italiana all'OSCE
On. Paolo Guzzanti. "Ovviamente io sarò alla manifestazione e cercherò di portare tutti gli amici che militano per la verità e per Israele e con cui sono in contatto via Internet".
Sen. Marcello Pera
Sen. Mario Baldassarri
On. Anna Paola Concia
On. Alessandro Maran
On. Ferdinando Adornato
On. Eugenio Minasso
On. Beatrice Lorenzin
On. Anna Maria Bernini Bovicelli
On. Giorgio Stracquadanio
On. Andrea Orsini, Vicepresidente Giunta delle Elezioni
On. Massimo Polledri
On. Giorgio Lainati, Vicepresidente Commissione di Vigilanza RAI
On. Maurizio Bianconi
On. Alessandro Ruben
On. Guglielmo Picchi
On. Riccardo Mazzoni
On. Giorgio La Malfa
On. Marco Zacchera
Anotonio Polito, Direttore Il Riformista
Giancarlo Loquenzi, Direttore L'Occidentale
Massimo Bordin, Direttore Radio Radicale
Gianfranco Polillo, Ircocervo
Marco Taradash
Umberto Ranieri
Massimo Teodori
Magdi Allam
Ernesto Galli Della Loggia
Giuseppe Caldarola
Daniele Capezzone, Portavoce FI. "Aderisco convintamente all'iniziativa del 14 gennaio. Ci sarò".
Ernesto Somma, Dipartimento per gli Affari Regionali, Presidenza del Consiglio dei Ministri: "Aderisco con convinzione alla manifestazione alla quale prenderò parte"
Manfredi Palmeri, Presidente Consiglio Comunale Milano
Renzo Foa
Daniele Scalise
Sergio Corbello, Direttore Generale Fondazione Magna Carta. "Plaudo iniziativa e confermo partecipazione"
Anselmo Gusperti, Segretario Provinciale PRI (Cremona)
Renato Lelli, Comitato Nazionale PRI (Cesana)
Alfredo Silvestrini - Consigliere Comunale di Portogruaro VENEZIA
Nicolino Corrado - Direttivo Provinciale di Imperia del Partito Socialista
Angela Ronchino, Comitato delle Donne, Pdl Ladispoli
Marco Carrai, Consigliere Comunale PD Firenze
Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche d'Italia
Riccardo Pacifici, Presidente Comunità Ebraica di Roma
Daniele Nahum, Presidente Giovani Ebrei d'Italia
Giacomo Korn
Benè Berith
Giovani Keren Hayesod Italia
Keren Kayemet Italia
Davood Karimi, Presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia
Associazione "Una Via per Oriana"
Nicole Touati- Presidente Logan's Centro Studi sul Terrorismo

13 gennaio 2009

Ehi, Pastapippo...!




...Sfatare i luoghi comuni, di solito, è un'impresa abbastanza meritoria. Poi però arrivano quei casi in cui il luogo comune è costruito letteralmente sulla roccia, e allora tutti i tentativi di scardinarlo se ne vanno serenamente a farsi benedire.
Questa qui sopra, presentata su "Repubblica", dovrebbe essere la pubblicità di una scuola di lingue olandese; come succede da non si sa quanto tempo, -il primo caso simile che ci viene in mente è la famosa foto pubblicata su Der Spiegel nel 1977 con la pistola adagiata su un piatto di spaghetti- il caso viene indicato come esempio di un cattivo gusto che si dovrebbe stare attenti a non imitare.
Nello spot si vedono camerieri e pizzaioli che parlano nella lingua utilizzata comunemente nella penisola italiana e che fanno apprezzamenti piuttosto espliciti sul conto di un avventore (indicato come "brutto") e delle donne che lo accompagnano. Dopo un po' il signore ricorda al cameriere che è bene andarci piano con le confidenze, ché non si sa mai chi si potrebbe avere davanti: "Ehi senti, pagliaccio di pasta! Quando hai finito di parlare con le tue amichette, hai un po' di tempo per noi?".
Lo spot, luogocomunista e sessista secondo la stringata presentazione di "Repubblica", mostra invece con spettacolosa e sorridente chiarezza la beozia maccaronara, la foia scopereccia e la ristrettezza di interessi ormai diventate la norma per i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana, che è un bizzarro luogo geografico dove si rischiano più guai a farsi beccare con un libro in mano -lasciamo stare con un manuale di lingua- che non a violare una qualsiasi nello sterminato numero delle "leggi" penali in vigore.
Per le pubblicità e i media mainstream che spadroneggiano nella penisola italiana, un discorso simile non avrebbe senso: non si saprebbe con quale millisecondo di trasmissione incominciare perché il disprezzo per gli altri -specie se lavoratori più integerrimi, individui più responsabili, soggetti più costruttivi rispetto ad un aggregato di pallonedipendenti che usa come giustificativo un'ignoranza che in qualunque altro luogo del mondo sarebbe considerata solamente roba di cui vergognarsi- è una costante della produzione mediatica. Ed è una costante della produzione mediatica perché è una costante della vita quotidiana, unita ad essa in un deleterio ma redditizio circolo vizioso.
In altre parole, i copywriter olandesi hanno centrato uno di quei casi in cui i luoghi comuni sono tutti veri. Càpita anche questo!


11 gennaio 2009

Una bandiera



Firenze, via Calzaiuoli, dieci gennaio 2009.


10 gennaio 2009

La guerra a Gaza



Il 2009 è cominciato con l'aggressione dell'entità sionista ad una Gaza assediata. Un'aggressione elettorale, perpetrata contro quelli che la propaganda travestita da "informazione libera" considera a tutti gli effetti come degli untermenschen, per vedere se Tsahal', uscito malissimo dall'aggressione al Libano e l'esecutivo dimissionario, uscito ancora peggio dalla losca faccenda della guerra georgiana, sono almeno in grado di raccattare qualche alloro a spese di un campo profughi.

I soliti "sondaggi" ciarlatanamente eseguiti e idiotamente diffusi affermavano, a fine 2008, che oltre l'ottanta per cento dei "cittadini" dell'entità sionista approvava le operazioni militari contro Gaza. Se dovessimo "ragionare" come gli "occidentalisti" "ragionano", dovremmo constatare che più di cinque milioni di persone sono "psichicamente compartecipi" del macello attualmente in corso, che al momento in cui scriviamo conta ottocento vittime e migliaia di feriti.
Per fortuna le strategie cognitive "occidentaliste" non ci riguardano, e per noi gli anchor men del "pensiero" "occidentalista" restano dei non-enti la cui unica caratteristica notevole è data, di solito, dal forte sovrappeso.
I media mainstream sono, come al solito, intenti a presentare caterve di menzogne spregevoli per giustificare l'ingiustificabile, facendoci pensare né per la prima né per l'ultima volta che i combattenti afghani che impiccavano i televisori agli alberi sapessero benissimo quello che stavano facendo e fossero ampiamente nel giusto: il non avere tra i piedi quei rubacorrente ciarlanti aguzza enormemente il senso critico e l'agilità di pensiero, e mette in condizione di capire a che punto sia arrivato un "occidente" che prende in seria considerazione l'ipotesi di affidare responsabilità nucleari a femmine presentate come "pitbull col rossetto".
La categorizzazione del reale, per chi disprezza l'"occidentalismo" ed i suoi "valori" avviene dunque per altri canali; libri e blog, la forma elettronica del diario, sono fonti molto utili. Tra i blog in grado di restituire alle fandonie la loro dimensione di fandonie c'è, per la questione in oggetto, quello di Vittorio Arrigoni, della cui obiettivita e veridicità non abbiamo al momento nessun motivo per dubitare; la sua è soltanto una delle moltissime voci non irreggimentate che potremmo scegliere, ed il testo che riportiamo va inteso a puro titolo di esempio.

"Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola" mi dice Jamal, chirurgo dell'ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. "Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l'ultimo miagolio soffocato." Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua "Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell'opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste..." il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. "Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati."
A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito. Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia secondo le quali l'esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l'esercito di Tsahal utilizzò nell'ultima guerra in Libano, e l'aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali. Dinnanzi all'ospedale Al Auda siamo stati testimoni e abbiamo filmato dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente vicino a noi. Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l'illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori. Il dottor Abdel mi ha riferito che all'ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi come quelli portati all'ospedale nelle ultime ore. Mi ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l'impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all'interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner. Israele ci ha fatto sapere che da oggi ci è generosamente concessa una tregua ai suoi bombardamenti di 3 ore quotidiane, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza, con la stessa attendibilità dei leaders di Hamas quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici. Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide. Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza, ha individuato un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese muoversi compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato. Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti. Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l'attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l'ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 della famiglia Abed Rabbu. Una mezz'ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco.Eva e Alberto, miei compagni dell'ISM, erano sull'ambulanza, e hanno videodocumentato l'accaduto, passando poi i video e le foto ai maggiori media. Hanno gambizzato Hassan, fresco di lutto per la morte del suo amico Araf, paramedico ucciso due giorni fa mentre soccorreva dei feriti a Gaza city. Si erano fermati a raccogliere il corpo di un moribondo agonizzante in mezza alla strada, sono stati bersagliati da una decina di colpi sparati da un cecchino israeliano. Un proiettile ha colpito alla gamba Hassan, e ridotto un colabrodo l'ambulanza. Siamo arrivati a quota 688 vittime, 3070 i feriti, 158 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Solo nella giornata di ieri si sono contati 83 morti, 80 dei quali civili. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Recandomi verso l'ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad una angola di una strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l'assurdità di questa di tempi e di questi luoghi.
Restiamo umani.


06 gennaio 2009

Firenze: primi grandiosi successi nell'integrazione degli islamici!



Il cinque gennaio 2009, finalmente, i primi comunicati stampa che attestano l'indubitabile successo della democrazia e del benessere esportati dall'amministrazione statunitense per la stabilizzazione del Medio Oriente, l'abbattimento delle dittature e il trionfare della giustizia sociale e della pace tra i popoli. Ci sono voluti quasi sei anni da quel fastoso primo maggio 2003 in cui, da una portaerei che incrociava nel Golfo Persico, George Bush annunciava al mondo che la guerra in Iraq era finita, ma finalmente anche Firenze ha la viva ed esaltante percezione del completo trionfo della libertà e della democrazia, e del vivo e tangibile effetto che esse hanno sull'operato costruttivo dei popoli che ne traggono beneficio.
Il pomeriggio del quattro gennaio due vigili urbani hanno sorpreso un cittadino iracheno di nome Taieb mentre scriveva con la vernice spray una scritta in inglese ("Keep your heads up") sulla pietra di una fontana in Piazza Santo Spirito. Accertamenti seguenti hanno appurato che Taieb è in attesa di processo per spaccio di stupefacenti e per questo soggetto all'obbligo di firma.
Una notizia da nulla, si direbbe. Invece nasconde dati che dovrebbero far saltare di gioia l'intero Partito della Libertà per Sopraggiunta Prescrizione.
1) Taieb ha scritto in inglese invece che in quegli orribili ghirigori arabi in cui nessuno capisce nulla; la lingua della libertà sta facendo proseliti a non finire!
2) Taieb ha scritto con lo spray sulla prima superficie a disposizione, come tanti e tanti writer e graffitari, che dagli anni Settanta in poi hanno lasciato il loro segno di libertà su tutti i muri, a partire dalla mitica New York (ué, figa!) per finire a tutti i muri di Milano o di Brescia o di Bèrghem!
3) Taieb è un imprenditore, ed è un imprenditore di successo, in un settore che da decenni non conosce crisi e che ha saputo rinnovarsi ed espandere il proprio business!
Siamo solo all'inizio, ma siamo certi che Taieb rappresenti la timida avanguardia di una poderosa armata.


04 gennaio 2009

L'occupazione del Meyer



Gli stabili dell ex ospedale pediatrico Anna Meyer di Firenze sono vuoti da più di un anno, dopo che le attività ospedaliere sono state trasferite altrove. Bene. Il tre gennaio 2009 i mustad'afin della Firenze che non conta sono entrati -per fortuna con poca fatica- nella ex sede del Meyer e l'hanno occupata in più di cento procurando qualche minuto di "lavoro" agli scaldapoltrone del piddì con la elle, prontissimi a scodellare piagnistei ad uso della stampa amica (ovverosia tutta).
L'occupazione ha il nostro più vivo plauso: ha restituito una funzione sociale ad uno stabile che stava andando già in malora in attesa che qualche incravattato si decidesse a specularvi al meglio, ha permesso un'altra azione costruttiva a persone mai considerate tali da mass media e marmaglia politicante ed ha rappresentato un ottimo inizio anno per la lotta sociale a Firenze.
Per chi lavora sul serio, non per chi "lavora" come i micropolitici su citati, la crisi economica non è affatto una novità. Sono quindici anni almeno che i redditi individuali stanno allegramente precipitando nell'indifferenza generale. Solo che negli ultimi tempi la riduzione della disponibilità economica ha toccato anche gli interessi di politicanti e pennaioli, i quali sono stati obbligati ad accorgersene. I prezzi criminali richiesti per case grandi quanto celle di galera, gli stipendi ridicoli, la forza lavoro considerata pressoché un peso stanno generando un numero di drop out sempre più alto, dei quali ci si accorge soltanto quando elettoralmente corteggiabili in modo vantaggioso. E di questo corteggiamento, di solito, fa parte la demonizzazione di qualcuno che un collaboratorecoordinateccontinuativo possa percepire come inferiore o -peggio- come concorrente potenziale. Bene: dimostrando assai più senso pratico della grande maggioranza dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana, più di cento di questi potenziali concorrenti hanno risolto nel più diretto dei modi il fondamentale problema dell'avere un tetto sopra la testa in pieno inverno. Il popolo per il popolo, sùbito, senza e se del caso contro ogni carta da bollo.
Il nostro augurio ed auspicio è che questa occupazione, come tante altre, sia incentrata su un funzionamento civile peraltro facilissimo da instaurare.
L'eccellente azione degli occupanti è la migliore risposta al securitarismo elettorale e alle pseudobattaglie di una politica siderea rispetto ai problemi quotidiani; oggi come non mai l'esempio della lotta sociale e politica fornito da queste persone permette di considerare "decoro borghese" e casette in Canadà, per non parlare di una "legge" e di un "ordine" che non sono altro che decerebrata adorazione del diritto di proprietà, con l'assoluto disprezzo che meritano.


02 gennaio 2009

Sì alla moschea a Firenze. Coi minareti. E in pieno centro.


Cose turche e chiese evangeliche. A due passi l'una dall'altra e mai un litigio.

La non-notizia di fine anno, a Firenze, è la pura e semplice constatazione di Izzedin Elsir che il fondo in Borgo Allegri che fa da moschea non è più sufficiente alle necessità dei credenti.
Ah, alzi la mano chi sapeva che in Borgo Allegri si prega il venerdì.
I giornali si buttano a pesce sul non-evento, che è occasione per riempire con poca fatica pagine e pagine di aria fritta reiterando i consueti ed irritanti esami di "integrazione", di "moderazione" e di "democrazia" a carico di chi non ha nulla da dimostrare, nulla da farsi perdonare, nulla per cui farsi mettere alla gogna un giorno sì e l'altro anche. Nel fare le pulci agli "islamici" le redazioni scovano pareri anti-moschea arrampicandosi su intere scogliere di specchi. Nei casi di più conclamata incompetenza si ricorre agli archivi, invocando referendum sulla scorta di fumose citazioni dal più celebre ingegnere civile saudita dei nostri tempi con ancor minore fondatezza che avrebbe il contrastare il restauro di un tabernacolo di campagna accampando i roghi della santa inquisizione. Un altro dei luoghi comuni dei denigratori è il continuo cianciare di "reciprocità": una cosa in cui sono specializzati i migliori rappresentanti dell'età contemporanea, gente che nove volte su dieci non distingue un mihrab da un minbar e cui i nomi di Maalula o di Qara Kelisa possono al più essere quelli di roba da mangiare.
A nostro parere non soltanto la moschea si deve fare, ma dovrebbe essere finanziata con denaro pubblico, avere almeno quattro minareti ed essere edificata in pieno centro.
Ciascuna di queste quattro affermazioni può essere giustificata portando pochi e semplicissimi argomenti.
La moschea va costruita perché non c'è nulla che lo vieti. Fine.
Il finanziamento con denaro pubblico destinerebbe, una volta tanto, delle risorse ad uno scopo produttivo e verificabile. In fondo non ci vorrebbe molto: basterebbe rinunciare a un paio di aerei militari per costruire luoghi di culto degni della loro funzione in almeno tre capoluoghi di regione.
I minareti -uno è decisamente poco- sono necessari se si vuole realizzare un edificio degno della città di Firenze utilizzando gli stessi criteri che David Levi volle si impiegassero per la costruzione del Tempio Maggiore Israelitico, attorno al 1880. Va qui ricordata una delle più demenziali iniziative propagandistiche intentata dagli "occidentalisti" fiorentini alcuni anni fa. Un volantino a colori in carta patinata mostrava il Duomo a fianco della Sultanahmet Camii. L'intenzione degli ideatori era, ovviamente, denigratoria; neppure si sono resi conto di quanto una città che vantasse due monumenti del genere possa essere spettacolosa. Il realizzare un edificio di pregio permetterebbe di superare anche uno dei difetti più gravi della stragrande maggioranza degli edifici contemporanei, costruiti con materiali leggeri che dopo qualche anno già iniziano a mostrare i segni dell'usura.
In pieno centro il posto per edificare c'è eccome. Lo si può ottenere demolendo il brutto palazzo che sorge sul lato est di Piazza Ghiberti. Il nosto auspicio è di veder sorgere al suo posto un edificio rivestito di alberese e serpentino, quattro minareti slanciati illuminati da fari verde smeraldo nelle sere di festa, con davanti una piazza animata e viva.