16 novembre 2014

Lascia che il mare entri


Poi il secolo del tempo veloce si è fermato. Incastrati nei suoi rottami non riusciamo più a muoverci. Immobilizzati, anestetizzati, immemori. In mezzo a insensati ingorghi di lamiere, nella palude di deboli pensieri unici, nei cimiteri di fabbriche chiuse.

Barbara Balzerani, 2014.

15 novembre 2014

Pepe Escobar - La Repubblica Popolare Cinese e la sua via della seta: avanti verso la gloria.



Traduzione da Asia Times.

Se ancora rimaneva qualche dubbio sull'idiozia dei mass media occidentali, dovrebbe essere sparito dopo la loro bambinesca copertura del comportamento da perfetto gentiluomo esibito dal Presidente Vladimir Putin al vertice dell'APEC a Pechino. Per il mondo reale, quello che è davvero importante è il fatto che la Cina ha ottenuto tutto quello che voleva.

Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sul livello di stupidità senza limiti cui sono capaci di arrivare i mass media occidentali, pensi che il punto più alto del vertice di Pechino tra i paesi della Cooperazione Economica dell'Asia e del Pacifico (APEC) è stato identificato nel momento in cui il Presidente russo Vladimir Putin è sembrato fare il galante con la moglie del Presidente cinese Xi Jinping e sulla successiva censura cinese delle sequenze in cui Putin le copriva le spalle con uno scialle per proteggerla dal freddo della sala riunioni.
Qual'è la prossima notizia? Putin e Xi identificati come coppia omosessuale?
Ora, via questi pagliacci ed occupiamoci delle cose serie. All'inizio del vertice il Presidente Xi ha ribadito che l'APEC serve ad "aggiungere combustibile all'economia della regione pacifico-asiatica e all'economia mondiale in generale". Due giorni dopo la Cina aveva ottenuto tutto quello che voleva, sotto ogni punto di vista.
1) Tutti i ventuno paesi dell'APEC hanno sostenuto l'area di libero commercio dell'Asia-Pacifico (FTAAP), che rappresenta la concezsione cinese di un accordo commerciale di cui tutti fanno parte e da cui tutti traggono vantaggi, in grado di far progredire la cooperazione nell'area. Si vedea il South China Morning Post. Ad uscirne sconfitto è stato il progetto statunitense a misura di multinazionale di partnership transpacifica, che doveva comprendere dodici nazioni e che era aspramente avversato in particolare dal Giappone e dalla Malaysia (cfr. qui).
2) Pechino ha presentato una propria idea di "connettività a tutto tondo" (secondo le parole di Xi) tra paesi della regione che contempla una strategia ramificata. Una delle sue caratteristiche fondamentali è la realizzazione della Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali, basata a Pechino e finanziata con cinquanta miliardi di dollari. Si tratta della contromossa cinese davanti al rifiuto di Washington di concedere alla Cina maggior voce in capitolo nel Fondo Monetario internazionale, al momento costituita dal 3,8% dei voti utili. Una percentuale inferiore al 4,5% detenuto da una Francia in piena stagnazione.
3) Pechino e Mosca hanno sottoscritto un altro enorme accordo sul gas che riguarda il gasdotto degli Altaj nella Siberia occidentale; il primo accordo, siglato a maggio, è stato definito "Energia dalla Siberia".
4) Pechino ha annunciato lo stanziamento di non meno di quaranta miliardi di dollari per iniziare la costruzione della fascia economica della Via della Seta, e di una Via della Seta marittima del ventunesimo secolo.
Come era prevedibile, anche stavolta il vorticoso avvicendarsi di accordi e di investimenti era destinato a portare verso il più spettacolare. ambizioso ed ampio programma infrastrutturale transnazionale mai azzardato: la rete di vie della seta, un complicato intrico di linee ad alta velocità, oleodotti, porti, linee a fibra ottica e infrastrutture per la telecomunicazione avanzata che la Cina sta già costruendo attraverso i paesi dell'Asia Centrale e che è connessa a Russia, Iran, Turchia e paesi dell'Oceano Indiano, arrivando fino in Europa a Venezia, a Rotterdam, a Duisburg e a Berlino.
Le élite di Washington e di Wall Street sono rimaste attonite davanti al sogno asiatico-pacifico di Xi che dall'est asiatico si apre la strada verso la costruzione di una rete commerciale che copre l'Eurasia intera e che al centro ha ovviamente l'Impero di Mezzo; la prospettiva del prossimo futuro è quella di un'Eurasia che altro non è che un'enorme Via della Seta cinese, affiancata a determinate latitudini da una sorta di sviluppo condiviso con la Russia.

Vlad non fa certo stupidaggini.E il dongiovannesco Putin? Tutto quello che c'è da sapere sul fatto che l'Asia-Pacifico rappresenta una priorità strategica ed economica per la Russia si trova in sintesi nel suo discorso all'incontro dell'APEC riservato agli amministratori delegati.
Il discorso è un aggiornamento da una prospettiva economica dell'altro famoso discorso pronunciato all'incontro del Valdai Club a Soči avvenuto lo scorso ottobre ed è stato seguito da una lunga ed esaustiva serie di domande e di risposte stoltamente ignorata dai mass media occidentali, sempre che non l'abbiano derubricato a qualcosa di ancora più "aggressivo" rispetto al discorso in sé.
Il Cremlino è arrivato una volta per tutte alla conclusione che le élite di Wall Street e di Washington non hanno alcuna intenzione di consentire un minimo di multipolarità nelle relazioni internazionali. Il resto sono chiacchiere.
Sicuramente, l'allontanamento di Mosca dall'Occidente e il suo rivolgersi all'Asia orientale è un processo che è stato influenzato direttamente dalla dottrina seguita dal Presidente Barack Obama in materia di politica estera, e che il Presidente stesso ha riassunto con l'espressione "Non facciamo stupidaggini". Questa definizione se l'era portata dietro sull'Air Force One al ritorno da un viaggio... in Asia, avvenuto lo scorso aprile.
La partnership simbiotica e strategica tra Russia e Cina si sviluppa su più livelli.
Sul piano dell'energia, la Russia si sta rivolgendo ad est perché è ad est che c'è il massimo della domanda. Sul piano finanziario Mosca ha sganciato il rublo dal dollaro e dall'euro e il dollaro, anche se per poco tempo, si è subito deprezzato rispetto al rublo. L'istituto bancario russo VTB ha fatto sapere che potrebbe lasciare la borsa di Londra per farsi quotare a quella di Shanghai, che tra poco avrà legami diretti con quella di Hong Kong. La stessa Hong Kong sta già attirando i giganti dell'energia.
Si consideri tutto questo insieme di sviluppi essenziali assieme al grosso peso che rublo e yuan hanno nel merato dell'energia e si avrà chiaro il quadro della situazione. La Russia si sta proteggendo in modo attivo dagli attacchi occidentali alla sua moneta, che hanno motivazioni speculative e politiche.
L'accordo simbiotico e strategico tra Russia e Cina riguarda i campi dell'energia, della finanza e, in modo altrettanto inevitabile, quello delle tecnologie militari. Questo comprende il fatto che Mosca venda oggi a Pechino i sistemi missilistici terra aria S400 e che in futuro le ceda anche gli S500, contro i quali gli ameriKKKani sono delle anatre zoppe. Il tutto, mentre Pechino sta sviluppando missili antinave in grado di far fuori qualsiasi cosa la marina degli Stati Uniti possa mettere insieme.
All'APEC Xi e Obama si sono trovati d'accordo almeno su una cosa, la fondazinoe di un meccanismo che riferisca a vicenda le operazini militari più importanti. Questo potrebbe -con il condizionale d'obbligo- impedire che nell'Asia orientale si assista a continui piagnistei stile NATO del tipo "La Russia ha invaso l'Ucraina".
Neoconservatori fuori di testa. Quando il Doppio Vu Piccino Bush salì al potere all'inizio del 2001 i neoconservatori si trovarono davanti a un crudo dato di fatto: era solo questione di tempo prima che ggli Stati Uniti perdessero senza rimedio la loro egemonia mondiale, sia sul piano geopolitico che su quello economico. A quel punto c'erano solo due possibilità: cercare di controllare il declino, o giocarsi tutto sul consolidamento dell'egemonia, ovviamente per mezzo della guerra.
Sappiamo tutti del pensiero desiderante che permeava di sé la guerra "a basso costo" contro l'Iraq, dal "Siamo il nuovo OPEC" di Paul Wolfowitz fino alla sicumera campata in aria sul fatto che Washington sarebbe riuscita ad intimidire una volta per tutte i potenziali concorrenti, Unione Europea, Russia e Cina.
Sappiamo tutti che le cose sono andate peggio di male. La fantastiliardaria avventura che Minqi Li ha analizzato in The rise of China and the demise of the capitalist world economy "si è mangiata via tutto lo spazio strategico di manovra che rimaneva all'imperialismo statunitense". Gli imperialisti umanitari dell'amministrazione Obama non hanno ancora gettato la spugna, rifiutandosi di ammettere che gli Stati Uniti hanno perso qualsiasi capacità di fornire una qualche soluzione significativa al sistema-mondo come esso è oggi, come l'avrebbe chiamato Immanuel Wallerstein.
Gli ambienti accademici della geopolitica statunitense mostrano sporadici segni di vita intelligente, come questo scritto sul sito dello Wilson Center. Certo, Russia e Cina non costituiscono una sfida per un presupposto "ordine mondiale": il loro accordo in realtà serve a mettere un po' di ordine in mezzo al caos.
Si trova anche questo corsivo su USNews, che è il tipo di cose che sui mass media statunitensi viene presentata come analisi accademica.
Le élite di Washington e di Wall Street, tramite l'operato della loro miope thinkthanklandia, sono ancora aggrappati a banalità dal sapore mitico, come il ruolo "storico" che gli Stati Uniti avrebbero come arbitri dell'Asia moderna e come ago nella bilancia del potere.
Non c'è dunque da meravigliarsi se il pubblico, negli Stati Uniti ed in Europa Occidentale, non sia neppure in grado di immaginare l'impatto formidabile che le nuove Vie della Seta avranno nella geopolitica dei primi decenni del XXI secolo.
Le élite suddette -si tenga presente la boria della Guerra Fredda- dànno ancora per scontato che Pechino e Mosca sarebbero sempre state fuori dai giochi. Invece, adesso è la confusione a prevalere. Si faccia anche caso al fatto che il "riorientamento verso l'Asia" voluto dall'amministrazione Obama è completamente sparito dalla narrativa dopo che Pechino ha visto la cosa per quello che è: una provocazione in stile guerresco. Il refrain che va per la maggiore, adesso, è "ribilanciamento". Le nuove Vie della Seta di Xi stanno mettendo scompiglio negli affari tedeschi perché uniscono Pechino a Berlino, e passano per forza da Mosca. I politici tedeschi, presto o tardi, dovranno prendere atto della cosa.
Se ne parlerà a porte chiuse in alcuni incontri fondamentali, che si svolgeranno a margine del Gruppo dei Venti in Australia. In quella sede si vedrà l'alleanza in via di sviluppo tra Russia, Cina e Germania, e si vedranno i BRICS, crisi o non crisi. Ci saranno tutti coloro che nel G20 si adoperano attivamente per la costruzione di un mondo multipolare.
L'APEC ha mostrato ancora una volta che più la geopolitica cambia, più continuerà a cambiare; intanto che i cani della guerra, dell'ingiustizia, della divisione e del dominio continuano ad abbaiare, il gruppo eurasiatico guidato da Cina e Russia continuerà la sua strada verso la costruzione di un mondo multipolare.

13 novembre 2014

Barack Obama intende "rivedere la strategia sulla Siria"


Dunque, la cosa sta più o meno così.


Questi vanno a votare.


Questo ci rimette.


Questi devono morire.

09 novembre 2014

Ad Andrea Cangini non piace che gli picchino i gazzettieri


L'otto novembre 2014 per l'aggregato "occidentalista" noto come Lega Nord è stata tutt'altro che una giornata da poco: prima si diffonde la notizia della prossima scomparsa del fogliettino di partito, poi l'ennesima provocazione elettorale, stavolta affidata al segretario Matteo Salvini, riceve a Bologna un'accoglienza abbastanza in linea con quanto messo in preventivo.
A gazzettare sull'accaduto c'era un certo Enrico Barbetti, che ha avuto la brutta sorte di constatare de visu di quale considerazione e di quale stima godano certe "professioni" e soprattutto certa "libera informazione" appena si esce dal Cinguettatore e dal Libro dei Ceffi e si entra nella realtà, che per la "libera informazione" e per chi vi "lavora" rimane un qualche cosa con cui evitare ogni commistione ed ogni contatto.
Un certo Andrea Cangini non l'ha presa affatto bene, e sul "Quotidiano nazionale" ha immediatamente sbraitato Ora basta!
No, Andrea Cangini, non basta affatto.
Ci sono dei limiti alle menzogne.
Ci sono dei limiti all'incompetenza.
Ci sono dei limiti alla dabbenaggine.
Ci sono dei limiti al servilismo.
Tutti questi limiti la "libera informazione", soprattutto quella "occidentalista" incarnata dalle gazzette dei Cangini, li supera ogni giorno. E non tutti quelli che ne fanno le spese hanno i modi, la pazienza, la cognizione di causa e soprattutto il denaro necessari a difendersi dall'intraprendenza delatrice delle redazioni nelle sedi opportune e con metodi meno perentori. Su questi margini di manovra la "libera informazione" campa come sulle pubblicità che ne infarciscono le uscite: Cangini fa ovviamente finta di cadere dal pero, e vorrebbe che ci cadessero anche i destinatari dei suoi starnazzi.
Entriamo nel merito.
In molte città non solo "occidentali" avanza da decenni la gentrification dei centri storici; per quanto abbiamo potuto vedere solo nella Repubblica Portoghese il fenomeno non ha ancora infierito. E' probabile che a Bologna la "crisi del settore immobiliare" -ovvero l'irrompere del principio di realtà nella vita di tanti sfaticati in cravatta- la abbia resa anche più forsennatamente stolta di quanto non fosse per conto proprio. In questo contesto la via Zamboni dove si affacciavano molte facoltà universitarie è stata progressivamente sanforizzata cancellando molte tracce di una presenza umana ampiamente discutibile, ma ad occhi "occidentalisti" insopportabilmente viva. Nell'infinita serie di cose che Andrea Cangini trova orabastabili c'è il fatto che alla cancellazione sia sfuggito "il murales che inneggia a Francesco Lorusso, il militante di Lotta continua ucciso da un carabiniere a Bologna durante degli scontri". La "libera informazione" dei Cangini di solito loda molto le pubbliche amministrazioni che si liberano di certi ricordi imbarazzanti e le definisce coraggiose: nel mondo dell'occidentalame fogliettesco gendarmi, tribunali e galere hanno torto solo quando si trovano a Tehran.
Con la morte di Lorusso, sostanzialmente vittima di una esecuzione extragiudiziale, si apre un brano di Filippo Scòzzari che descrive la Bologna del 1977. Lo si riporta qui innanzitutto ad ulteriore dileggio di Cangini. Nel testo compare il nome dello stato che occupa la penisola italiana; ce ne scusiamo come sempre con i nostri lettori, specie con quanti avessero appena finito di pranzare.
In marzo, dopo lunghi brontolii invernali, cortei, occupazioni, scrosciar di vetrine sfiorate dai vidiam, Bologna eruttò. Durante un corteo uno stronzo chiamato Tramontana, ufficiale dei carabinieri poi velocemente assolto e fatto sparire, all’angolo di via Mascarella sotto un portico ammazzò uno studente, Lo Russo. In audace risposta, il PCI ammassò i propri benpensanti a centinaia sotto le Foto dei Partigiani Morti©, scagazzati dai piccioni e ingialliti per niente. Bisognava difendere le amate memorie da quegli schifosi, che non studiano e che sono capaci magari di venir qui a tirar sassi.
Ma naturalmente di gente morta gratis più di trent’anni prima agli studenti non gliene sbatté una minchia. In Piazza Maggiore non ci misero mai piede. Oltretutto era fisicamente impossibile, transennata da muraglie di operai e carabinieri (che da allora, essendo della stessa pasta, non smisero più di far comunella).
Preferirono farsi il Cantunzèn, un ristorantino per fighetti. Ed elevarono barricate, specialmente nella zona dell’università.
Gli autonomi, soliti esagerati, si fecero un’armeria.
Vidi le tout Bulaña dietro le tavole, i copertoni, le assi, i cassonetti ammucchiati. Esiliati del Pilastro e reietti del “Serpentone”, che avevano sentito l’odor della mischia e che non gli pareva vero venire in centro a prendersi un po’ di vendette, autonomi in erezione, vecchi operai commossi, giovani operai a lezione, disoccupati, studenti di tutto il mondo (meno gli israeliani, in paranoia per i loro servizi segreti, e i greci, occupati com’erano a odiarsi tra Partito Comunista Interno e Partito Comunista Esterno), molti giornalisti del Carlino, che stavano scoprendo quanto bene facciano all’ulcera una bella barricata e i tipi strani che l'hanno tirata su.
Anche tossici, che a volte ritornano.
Tutti untorelli, insomma, secondo la generosa definizione del Re degli Zombi, Berlinguer.
La gente, con la borsa della spesa, guardava da sotto i portici come dalle colline attorno a Balaklava aveva guardato senza capirci una sega la Carica dei Seicento.
Non ci capì una sega nemmeno il PCI. Le sue risposte a mense da epatite, tasse universitarie da cravattari, affittacamere cannibali, zero case, zero speranze, zero futuro, zero garanzie, lavori di merda, salari di merda, condizione giovanile da occultare in silenzio, periferie da inchieste del Congresso, giornali ridicoli, specchio dello spaventoso piattume generale, furono le seguenti:
· gridare subito fortissimo Al Complotto Al Complotto, e dare la sveglia in questo senso a tutti i magistrati in suo possesso. Sbocciava la gagliarda stagione dei Catalanotti, giunti sino a noi nella forma mediatica di barboncini a molla, con bei peli bianchi bombati a phon.
· ospitare chilometri di blindati, invitati da tutta Italia, a far le fusa alle entrate della tangenziale in attesa di “dar la spallata” e far poltiglia degli scalmanati, e dei sovversivi, e degli ingrati. Un’altra volta avrebbero imparato, a sputtanare il Santuario.
· nei mesi e anni successivi, commissionare (e sovvenzionare) centinaia di studi ai propri Centri Studi chiedendo perché “le giovani generazioni” fossero così scontrose “nei nostri confronti. Con tutto quello che abbiamo fatto per loro. Siamo il comune più a misura d’uomo d’Europa. Cosa vogliono ancora”.
Siccome però gli studi, per quanto pilotati possano essere, rischiano di far venire fuori la verità, e ti rivelano che è solo colpa tua, e ti dicono che o ti dai una mossa o la cosa si ripeterà, nelle more il PCI & la questura immaginarono che forse un po’ più d’eroina in città sarebbe stata una mano santa per spegnere bronci e vogliette per un tot d’anni. Giusto quel tanto. Già che c’è, approfittiamone, no? Poi vediamo, abbiamo ricette per ogni evenienza della vita. Intanto lasciamo che s’addormentino, non opponiamoci a questa strana sostanza che non capiamo kosé, dikié, perkié, perké. Non facciamo niente. Siamo sempre in tempo a chiedere scusa.
Per cui, chiusi ancora meglio gli occhi e, per non saper né leggere né scrivere, aperto il culo, gli apprendisti stregoni di via Barberia attesero fiduciosi gli eventi.
In Sicilia e a Marsiglia raddoppiarono i turni, richiamarono i chimici dalle ferie, assunsero nuove maestranze e si fregarono le mani. Era iniziata l’Età dell’Oro, gemmata dal terrore degli idioti.

08 novembre 2014

"La Padania" chiude: il segretario della Lega Nord Matteo Salvini celebra il successo editoriale raggiunto rischiando il linciaggio.


Dicono oggi le gazzette che "La Padania" chiude entro un mese.
In pochi anni le edicole e l'attenzione delle persone serie sono state sgombrate -rispettivamente- da molta carta e da qualche menzogna.
Sono crepati tra gli altri la E-Polis, "Il Giornale della Toscana", "Il Nuovo Corriere di Firenze" e "L'Unità".
Dei primi tre si sono occupati soltanto i curatori fallimentari e la giustizia penale.
De "L'Unità" si è occupato anche qualcun altro, e non certo per dirsi dispiaciuto.
Va detto che con lo schianto de "La Padania" il fecciòdromo "occidentalista" non perde molto, perché le categorie concettuali che quella gazzetta veicolava sono incistate nel corpo sociale meglio di un sarcoma ed hanno imbevuto di sé l'intero mainstream. 
Come negli altri casi, il fatto che le osannate leggi del mercato abbiano avuto una parte evidente nello scaraventare finalmente in mezzo alla strada una compagnia di pennaioli che ci auguriamo stracolmi di figli da sfamare e di mutui da pagare non fa che aumentare un po' il divertimento.
Speriamo vi abbondassero le mamme col pancione: invece che preoccuparsi che le zingare rapiscano i loro figli, adesso dovranno preoccuparsi di qualcosa di più concreto.
Aria, bolanderschlugger.
L'indifferenza gelida ed annoiata dell'ufficio di collocamento, la sarcastica scostanza dei suoi addetti vi accolgano al loro meglio.

Lo stesso 8 novembre a Bologna Matteo Salvini sarebbe sfuggito al linciaggio durante una provocazione. Il fenomeno più o meno nuovo di cui si deve prendere atto è che l'agibilità politica "occidentalista" sta incontrando ostacoli maneschi anche in terreni che fino a qualche anno fa poteva considerare relativamente praticabili.

07 novembre 2014

La santa battaglia per le radici cristiane dell'Occidente alza i suoi stendardi anche in Giappone!


L'"Occidente" non esporta solo democrazia ed altra roba scadente.
Esporta anche, e potremmo dire soprattutto, cultura.
Un signore di Fukuoka ha trascorso un certo periodo a Firenze; quando è tornato nell'Impero del Giappone ha aperto un locale.
Qui c'è l'immagine che lo pubblicizza.
Il nome deriva dalla prima frase che il proprietario afferma di aver appreso proprio a Firenze, dalla viva lingua cittadina.

06 novembre 2014

Firenze: Miguel Martinez di Kelebeklerblog risponde al decalogo in arabo di Giovanni Donzelli


Si riporta da Kelebeklerblog. Il nome dello stato che occupa la penisola italiana compare più volte nel testo originale. Come sempre ce ne scusiamo con i lettori, specie con quanti avessero appena finito di pranzare.

Apprendiamo che il signor Giovanni Donzelli, dei Fratelli d’Italia, ha preparato un utile decalogo per gli stranieri in Italia. Il testo si può leggere qui.
Oltre all’arabo in cui ha fatto tradurre il testo, gli offriamo (a prezzi speciali) di tradurre il testo anche in inglese, per l’istruzione dei numerosi e vivaci giovani extracomunitari statunitensi della nostra città, in particolare il punto 1:
“Sei in Italia, parla italiano: imparare la nostra lingua è fondamentale per potersi far comprendere e dimostrare la volontà di integrazione.”
E, sempre avendo in mente la gioventù statunitense, magari riformulerei il punto 9 così:
“Rispetta la città: sdraiarsi in coma etilico sui gradini delle chiese è sgradevole, urinare per terra o copulare sul marciapiede è vietato.”
Nello spirito di dialogo che ci caratterizza, e in base ad alcune esperienze personali, ci permettiamo di proporre il seguente decalogo anche per gli italiani che desiderano interagire con persone non nate in Italia.

CON GLI STRANIERI SI USA COSI

DECALOGO DEL RISPETTO

NOI VI PULIAMO LE CUCINE, SE VOLETE TENERLE PULITE
DOVETE RISPETTARE LE NOSTRE REGOLE.

ECCONE ALCUNE:

1) Se tamponi la macchina di una signora giapponese solo perché ha avuto l’esotica idea di fermarsi al rosso, non scendere gridandole di tornare a casa sua. Rispetta la sua diversità culturale (e paga i danni).
2) Se vedi una signora dalla pelle nera, non è gentile rivolgersi a lei dicendo “tu fare bunga bunga con me? Quanto volere?” Daresti un cattivo esempio per la sue capacità di corretto apprendimento della lingua italiana.
3) Se prendi una signora filippina per farti tutti i lavori in casa, è buona creanza pagarla, almeno in nero e almeno una volta l’anno. Magari per Pasqua o Natale.
4) Se non ti piacciono le borse Gucci false, invita tuo cugino di Pomigliano d’Arco a produrre qualcosa d'altro nella sua fabbrica. Tipo fuochi d’artificio abusivi.
5) Cerca di non bestemmiare in presenza di stranieri di qualunque nazionalità. Non tutti condividono la tua opinione della divinità.
6) Prima di affittare una cantina a una famiglia marocchina, accertati che non ci siano i topi. In materia di animali domestici, non tutti la pensano allo stesso modo.
7) Se una signora rumena pulisce casa tua, non metterle le mani addosso minacciando di farla deportare se non te la dà. Le signore non si toccano nemmeno con un fiore.
8 ) Deciditi prima se lamentarti perché gli stranieri non mandano i figli a scuola o perché c’è uno straniero in classe con tuo figlio. Dimezzerai la possibilità di lamentarti, ma in compenso renderai più soddisfacente e intensa la tua infelicità.
9) Se vuoi che uno straniero impari l’italiano, parlagli. Scoprirai l’insegnante che c’è in te.
10) Quando bevi la tua birra per strada alle tre di notte, non metterti a cantare a squarciagola davanti alla casa di uno straniero. Ricordati che lui si deve alzare tra due ore per andare a lavorare.

Se queste regole di civiltà non sono di tuo gradimento, puoi sempre pensarci tu a portare a spasso la nonna novantacinquenne. Forse lei non gradirà, ma il sangue non è acqua.