07 aprile 2010

Firenze: Via della Colonna, 11 maggio 2009 (Achille Totaro e l'ordine ristabilito - reprise)



In queste due immagini si vedono due episodi identici. Una è stata scattata nella Repubblica Islamica dell'Iran, l'altra in uno stato, quello che occupa la penisola italiana, i cui politicanti pretenderebbero che la patente di "democrazia" venisse elargita a loro discrezione, magari previo esame di certificazione a mezzo di bombardamento missilistico.
Sionista, se possibile.
Per politici e gazzettieri, come tutti sanno, le manifestazioni di contestazione al potere sono lodevoli e degne di appoggio solo quando si svolgono a Tehran.

Nonostante il dominio mediatico incontrastato, o forse proprio nella certezza (impermeabile ad ogni controargomentazione) che esso basti a garantirsi un consenso a prova di contestatore, la pratica politica "occidentalista" a Firenze resta affidata a ciambellani del nulla, avanzi di segreterie, scarti di anticamera, buffoni, fannulloni, incapaci, incompetenti, buoni a niente, elegantoni e pallonieri in cui variano soltanto i tassi di piccineria, inconsistenza, incompetenza e cattiveria spicciola profuse nelle iniziative e nei comunicati stampa. Questo non deve stupire: è giusto che il volgo che bivacca nella penisola italiana esprima il meglio di sé negli esponenti della democrazia rappresentativa, e la classe politica "occidentalista", a Firenze più che altrove, rappresenta alla perfezione una penisola che nonostante tutto è tornata ad essere avanguardia: l'avanguardia di un "Occidente" avviato verso le tenebre.
A suo tempo commentammo in modo impietoso gli avvenimenti dell'11 maggio 2009 nella fiorentina Via della Colonna, dicendo anche in modo poco allusivo e molto chiaro da che parte, a nostro avviso, veniva il colpo.
Scrivemmo che Achille Totaro era di Scandicci ed era grasso, e fine delle caratteristiche salienti. A distanza di un anno possiamo rimarcare il fatto che l'influenza ed il séguito di questo scandiccese sono tali che le statistiche del suo sito web personale ci mostrano dalle 2 (due) alle 20 (venti) visite al giorno. Oggi come oggi, in un mondo in cui esistenza mediatica ed esistenza effettiva si confondono sempre di più nelle menti sempre più allucinate di sempre più persone, (il più delle volte con esiti disastrosi) possiamo scrivere una volta di più che Achille Totaro è di Scandicci ed è grasso. Fine delle caratteristiche salienti.
Come i nostri lettori ricorderanno, malissimo accolto in città dal pubblico di un processo in cui ricopriva la scomoda posizione di imputato, lo scandiccese fece la voce grossa su una gazzetta più che amica (Titolo su "Il Giornale della Toscana del 10 maggio 2009: "Clima intollerabile andrò dal ministro Maroni").
Proprio il giorno precedente i fatti di via della Colonna.
Fatti di via della Colonna che furono un immediato boomerang per la gendarmeria e per i patiti della lotta a 'i'ddegrado e all'insihurezza. Gli abitanti della strada e di altre strade del centro aprirono i portoni delle case per offrire vie di fuga ed assistenza concreta alle vittime delle cariche, roba che non si vedeva dagli anni Settanta, ed il coro di biasimo (se non di apertissimo disprezzo) verso l'operato della gendarmeria invase la Firenze reale, fermandosi ovviamente solo sull'uscio delle redazioni.
Veniamo oggi a sapere che, pur fermatasi sull'uscio delle redazioni, l'indignazione avrebbe superato con meno difficoltà la porta del tetro falansterio di piazza San Firenze, dove avrebbero deciso di rinviare a giudizio un gendarme accusato di aver maneggiato con troppa disinvoltura uno dei manifestanti (quaranta giorni refertati e nemmeno si sa se bastano, dice la gazzetta).
Da allora sono passate due consultazioni elettorali locali. Se l'intento "occidentalista" era quello di smuovere qualche voto associando per una volta un po' di concretezza a quella propaganda continua che in questa sede si addita ogni giorno al disprezzo di chi legge, l'intento deve considerarsi, numeri alla mano, fallito. Non ci resta che concludere auspicando fallimenti anche peggiori.

06 aprile 2010

Firenze, "occidentalisti" ed innovazione scientifica: Bianca Maria Giocoli correla il kebab alla propensione all'omicidio


Non è dato sapere quante amministrazioni -e di riflesso quanti sudditi- godano delle competenze e della profonda conoscenza delle dinamiche sociali di cui dà abituale sfoggio Bianca Maria Giocoli.
A tenere in piedi la visibilità mediatica dell'asfittico piddì con la elle fiorentino è arrivato, praticamente provvidenziale, un episodio di cronaca del quale abbiamo già avuto modo di riferire.
Bianca Maria Giocoli emette un comunicato stampa in cui statuisce una relazione diretta tra il kebab -non è dato sapere in quale variante- e la propensione all'omicidio. Anzi, al duplice omicidio; misteri dell'"occidentalismo"!
Secondo Bianca Maria Giocoli i duplici omicidi (anche quelli commessi da pazienti psichiatrici, come il gazzettaio asserisce in merito al caso in questione) si impediscono con "un attento lavoro sul territorio in sinergia con le forze dell’ordine", vale a dire con la gendarmeria.
Bianca Maria Giocoli attribuisce alla gendarmeria il potere taumaturgico di impedire gli omicidi.
Ma non basta: anche le leggi, ovviamente, servono allo scopo: la loro applicazione sarebbe esclusiva delle "amministrazioni governate dal centro-destra", ossia dalle competenti, informate ed obiettive forze politiche dell'"occidentalismo" militante che, tenuto bordone all'aggressione amriki all'Iraq, oggi giurano sulla pericolosità dell'inesistente atomica iraniana.
D'accordo. Se così fosse, tanto basterebbe per avvalorare il profondo ed assoluto disprezzo che abbiamo per lo stato che occupa la penisola italiana e soprattutto per le sedicenti forze politiche che si crederebbero anche di governarlo. Purtroppo a smentire le barzellette securitariste dell'"occidentalismo" politicante esistono dati esperienziali e di fatto.
Non occorre neppure fare molta strada.
Vicino a Firenze sorge la città di Prato. Prima della vittoria "occidentalista" alle elezioni locali le imprese chiudevano a ritmi vertiginosi, le code agli enti assistenziali si infoltivano, i cassintegrati salivano ogni settimana che passava, i suicidi non si contavano più, il centro e la periferia cittadine erano scenario di sanguinosi regolamenti di conti tra bande rivali. Dopo la vittoria elettorale "occidentalista" le imprese hanno chiuso a ritmi vertiginosi, le code agli enti assistenziali si sono infoltite, i cassintegrati salgono ogni settimana che passa, i suicidi non si contano più, il centro e la periferia cittadine sono scenario di sanguinosi regolamenti di conti tra bande rivali. Unico eloquente cambiamento, truppe d'élite utilizzate per rincorrere individui invariabilmente disarmati, colpevoli di respirare e di lavorare, e la prospettiva elettorale -naufragata- dell'edificazione di un campo di concentramento.
E il caso Prato, si noti, è cavallo di battaglia della propaganda "occidentalista", costretta pochi giorni fa ad ingoiare il rospo di un generale arretramento elettorale perfino nella città che presumeva essere una via di mezzo tra il trofeo ed il fiore all'occhiello.
Abbiamo motivo di credere che l'"occidentalismo" non costituisca affatto un antidoto o un rimedio a i'ddegrado e che meno che mai sia in grado di migliorare la sihurezza: nella putrefazione sociale, nella stupidità cattiva, nella follia e nell'arrivismo demenziale inculcato nella generale devastazione delle menti, l'"occidentalismo" vive e prospera.

05 aprile 2010

"...Con regolare permesso di soggiorno."


Una ricerca su Google per l'espressione "in regola con il permesso di soggiorno" riporta circa 764000 (settecentosessantaquattromila) risultati. Un'espressione simile, "in regola col permesso di soggiorno", ne riporta circa 85000 (ottantacinquemila). I risultati comprendono anche quei casi in cui l'espressione è preceduta dal "non".
In concreto, il "permesso di soggiorno" è una tesserina di plastica che, grazie al lavoro indefesso dei gazzettieri più ed ancora dei loro padroni politici, costituisce nei fatti una patente di appartenenza alla razza umana, peraltro revocabile per mille motivi ivi compresi gli interessi elettorali.
Discrimine tra buoni e cattivi, non c'è fatto di cronaca in cui i protagonisti -colpevoli o vittime che siano, ricordiamoci che il giudizio delle iene dei giornali ha un grado soltanto ed è inappellabile- non siano caratterizzati dalla precisazione "in regola / non in regola con il permesso di soggiorno". E' diventata una specie di indicazione-corollario, un po' come "terrorista" ha indicato per anni qualunque oppositore al democracy export o "era uscito grazie all'indulto" ha connotato ogni fatto di cronaca in cui fosse coinvolto un ex detenuto.
La sensazione è che la tesserina di plastica faccia la differenza tra chi merita di lavorare come un pazzo da un anno all'altro nell'indifferenza di chi gli sta intorno, e chi, subumano in attesa di redenzione, è passibile e/o colpevole di qualsiasi bassezza.
Il 4 aprile 2010 a Firenze qualcosa è andato storto nella protezione apotropaica che il giornalame attribuisce al pezzetto di plastica. Kamal Misantha Narasooriia e Sudath Rohana Jayalath Mudiyanselage sono morti per la strada, uccisi a coltellate.
E allora perché mai specificare che entrambi possedevano "regolare permesso di soggiorno". C'è da pensare che nelle gazzette, anche in quelle che tengono molto a presentarsi come poco sensibili alle istanze "occidentaliste", vi sia molta gente propensa ad asserire che se non lo avessero avuto avrebbero meritato di fare la fine che hanno fatto.

03 aprile 2010

Marco Cordone, la moschea di Greve, Oriana Fallaci e l'Eurabia


Firenze. Un certo Marco Cordone sta da qualche tempo dispensando saggezza in pillole sotto forma di comunicati stampa.
Le informazioni su questo signore non abbondano, ma dobbiamo pensare che l'oppressivo incarico di consigliere provinciale e di segretario della Lega Nord gli permettano di dedicare ai gazzettieri molto del suo tempo, a differenza di Ahmed l'ambulante e di Malik il muratore, che per la fortuna di tutti i Cordone della penisola sono troppo occupati a rompersi la schiena a giornate intere per le strade e nei cantieri per curarsi delle ciarle "occidentaliste" diffuse per la nobile causa del tornaconto elettorale.
La Lega Nord fiorentina è una formazione politica che dopo aver vivacchiato in pochi sottoscala, dando voce ad istanze che in tempi più normali sono appunto riservate ai sottoscala, è uscita dall'angolo grazie alle difficoltà locali del piddì con la elle -animato da figuri se possibile ancora meno presentabili- ed alla rendita di posizione che le deriva dal clima artefatto di terrore permanente coltivato ad arte da dieci anni in qua.
Un clima artefatto di terrore permanente in cui l'ideazione paranoica a contenuto persecutorio che imbeve i più pubblicizzati "libri" di Oriana Fallaci ha avuto ed ha a tutt'oggi una parte fondamentale: la principale gazzetta della penisola italiana l'ha usata per incoraggiare in prima pagina la cattiveria spicciola, la meschinità, l'incultura, la sostanziale idiozia, la pochezza servile ed odiosa, lo sporco anche morale di sudditi (e soprattutto di suddite) ciarlanti e impoveriti, che non aspettavano altro che l'approvazione mediatica per scagliarsi come iene non certo contro i potenti, ma contro chi credono sia messo peggio di loro.
Abbiamo più volte sottolineato, con il dovuto disprezzo, l'importanza che l'operazione di marketing voluta ad ogni costo da Ferruccio de Bortoli ha avuto per il generale obnubilamento delle menti. Alle ultime gesta della "scrittrice" abbiamo nel corso degli anni dedicato anche una serie di scritti, improntati più che altro al dileggio ed alla sufficienza.
Il sindaco di Greve in Chianti Alberto Bencistà si è dichiarato disponibile ad ospitare una moschea nel territorio comunale, in accordo con l'imam di Firenze. Il comune di greve in Chianti, a detta di 'sto Cordone, sarebbe nientemeno che "la patria della famiglia di Oriana Fallaci". Se ne deducono due cose.
La prima è che un po' di giustizia c'è anche in questo mondo.
La seconda, ancora più ovvia, è che l'incompetenza "occidentalista" non ha alcun limite.
Marco Cordone promette fuoco e fiamme a suon di firme, come al solito; e fuoco e fiamme fecero gli "occidentalisti" chiantigiani contro la realizzazione della moschea di Colle val d'Elsa, riuscendo ovviamente a dare esclusivamente prova della propria pochezza, con Oriana Fallaci a tirar loro la volata con propositi dinamitardi che espressi da chiunque altro in qualunque altra circostanza gli avrebbero procurato un lungo rendez vous con gendarmi e chiavistelli anziché le lodi e l'approvazione della marmaglia "occidentalista".
L'unico risultato ottenuto dalla Lega Nord è stata una crescita elettorale locale a spesa del piddì con la elle, secondo un trend generale in atto in tutta la Toscana che vede le due principali formazioni "occidentaliste" guardarsi poco meno che in cagnesco.
Cordone si ripropone di raccogliere firme contro gente che non beve vino, non mangia carne di maiale e prega il venerdi; c'è da pensare che qualche osteria chiantigiana tema per il proprio giro d'affari e considerati i "valori" "occidentalisti" l'inciso non è certo fuori luogo.
Come dicevamo, l'incompetenza "occidentalista" non ha alcun limite. E' bene sapere che proprio a Greve in Chianti ha vissuto per la maggior parte della propria vita Domenico Giuliotti, che Prezzolini definì cattolico belva per le posizioni politiche e sociali improntate al reazionarismo più intransigente; uno davanti al quale la produzione "letteraria" fallaciana fa esattamente la figura che merita di fare e che in materia di monoteismo si sarebbe espresso con una competenza e con una compostezza tanto radicate quanto poco sfruttabili per portare al seggio l'"occidentalista" medio, cui è stato per decenni insegnato a tenere in ogni circostanza della vita comportamenti ed atteggiamento tipici della feccia da stadio, e a ridurre ogni situazione, ogni contesto ed ogni problema ad un "noi contro di loro" che anche i peggiori cinghiali da spalti sarebbero tentati di ritenere fuori luogo.
Naturalmente consideriamo l'iniziativa di Alberto Bencistà degna di ogni appoggio ed auspichiamo che la moschea di Greve venga ospitata in un edificio adeguato ed il più centrale possibile.
Approfittiamo della circostanza per riproporre uno scritto che tratta l'invenzione dell'Eurabia con il disprezzo che merita; va ricordato che l'impegno "occidentalista" nel campo di quella che tiene tanto a farsi chiamare "informazione libera" produce da anni individui che non trovano nulla di strano nell'asserire che le donne musulmane dovrebbero essere fatte abortire a calci in pancia.
Non male, i risultati di tanto "ateismo devoto". Così come non è male prendere nota del fatto che l'"occidentalismo" leghista presenta come verità rivelate i peggiori centoni che gli imbrattacarte amriki siano in grado di offrire all'attenzione del loro obeso pubblico.


Le assurdità dell’Eurabia. Un genere scadente e chiaramente infondato che si rifiuta di scomparire.

(Fonte: Medarabnews.com)
Versione originale: Eurabian Follies. The shoddy and just plain wrong genre that refuses to die

Alla luce degli ingiustificati allarmismi che di volta in volta riemergono in relazione al concetto di “Eurabia”, ovvero alla presunta minaccia di una arabizzazione ed islamizzazione dell’Europa, lo storico francese Justin Vaïsse smaschera i falsi miti sui quali si fonda la letteratura che a partire dall’11 settembre 2001 ha contribuito a diffondere queste paure

Entro il 2050, l’Europa sarà irriconoscibile. Invece dei romantici caffè, sul Boulevard Saint-Germain di Parigi saranno allineate macellerie halal e hookah bar dove poter fumare il narghilè: i cartelli stradali di Berlino saranno scritti in turco. Gli alunni, da Oslo a Napoli, leggeranno i versi del Corano in classe, e le donne indosseranno il velo.
O almeno, questo è ciò che gli autori del nuovo genere letterario sull’“Eurabia” vogliono farci credere. Non tutti i libri di questo genere allarmista basato sull’idea che “l’Europa sta morendo” – genere che ha già ricevuto la sua trattazione intellettualmente più imponente con la recente pubblicazione di “Reflections on the Revolution in Europe”, di Christopher Caldwell – suggeriscono previsioni così vivide e sinistre. Ma tutti sostengono la tesi che il basso indice di natalità tra i nativi europei, la massiccia immigrazione dai paesi musulmani, e il decisivo incontro tra un’energica cultura islamica e un’insicura cultura europea porterà ad un’Europa del tutto privata dell’identità occidentale.
A dispetto del loro contenuto focalizzato sull’Europa, questi libri sono un fenomeno prevalentemente nordamericano. Bat Ye’or (alias Gisèle Littman), un’autrice britannica di origini egiziane, ha scritto uno dei primi libri di questo genere nel 2005; nel libro “Eurabia: The Euro-Arab Axis” affermava che la subordinazione politica a un’agenda musulmana stava trasformando l’Europa in un’appendice del mondo arabo. Ma molti degli attuali sostenitori di questo genere, compreso Caldwell, il faceto ed esagerato Mark Steyn, il superficiale Bruce Thornton, il più serio Walter Laqueur, e gli acuti Claire Berlinski e Bruce Bawer, scrivono dall’altra sponda dell’Atlantico.
Non è che gli europei non producano libri dello stesso filone. Si consideri ad esempio “La rabbia e l’orgoglio” della giornalista italiana Oriana Fallaci, un feroce attacco contro gli immigrati musulmani, o “Londonistan”, dell’editorialista britannica Melanie Phillips, in cui si giudica severamente la sinistra britannica per aver consegnato il paese ai Fratelli Musulmani. Eppure non esiste una vera e propria versione europea del panico da Eurabia, e i libri che sono stati pubblicati tendono a riguardare un singolo paese, e ad afferire a frange di estrema destra. Essi non si impongono sul mercato, mentre le opere prodotte da una schiera di importanti studiosi – come il lavoro sui musulmani europei del sociologo italiano Stefano Allievi; gli studi sull’Islam politico tra gli immigrati turchi, condotti dall’antropologo culturale tedesco Werner Schiffauer; “Multicultural Politics” del sociologo britannico Tariq Modood; e “Globalized Islam” dello scienziato politico francese Olivier Roy – hanno proposto importanti analisi fondate su dati concreti, che hanno scardinato le semplicistiche dicotomie del mito dell’Eurabia.
Ma negli Stati Uniti, i libri sull’Eurabia continuano a proliferare tuttora, a quasi un decennio di distanza dagli attacchi dell’11 settembre 2001, evento che ha dato il via al genere. Una parte della spiegazione risiede nella narrazione post-11 settembre di un’America assediata dall’Islam militante – uno scontro di civiltà nel quale l’Europa sarebbe in prima linea, minacciata da sovvertimenti interni. “Se l’Europa non è in grado di integrare i suoi immigrati, se l’Europa è un terreno di coltura dell’antiamericanismo e del radicalismo islamico – e lo è – questo è un nostro problema”, avverte Berlinski in “Menace in Europe”, pubblicato nel 2006. “Il pericolo che gli islamisti radicali prendano il sopravvento in Europa è altrettanto grave, per gli Stati Uniti, della minaccia rappresentata dal sopravvento dei nazisti in Europa negli anni ‘40”, scrive Tony Blankley in “The West’s Last Chance” (2005). “Non possiamo permetterci di perdere l’Europa”.
In tal senso, molti di questi libri offrono una variazione della visione conservatrice della Guerra Fredda che dipingeva l’Europa come una facile preda per la diffusione del comunismo – solo che ora i musulmani hanno rimpiazzato i sovietici e gli euro-comunisti nel ruolo dei nemici. La continuità dei cliché con la letteratura eurofobica degli anni ’70-‘80 è palese: in entrambi i periodi l’Europa è descritta con termini come: arrendevole, impotente, asessuale, effeminata, post-nazionalista, irreligiosa, contrita, disgustata di se stessa, ingenua, decadente, e così via.
I cliché non sono l’unica ragione per cui le fondamenta della letteratura sull’Eurabia sono traballanti. Facendo affidamento principalmente su aneddoti piuttosto che su dati di fatto, questi libri travisano il complesso quadro in continua evoluzione dell’Islam in Europa. Essi eliminano dal quadro generale anche le condizioni sociali ed economiche, compresa la discriminazione. “C’è un livello notevolmente più elevato di fobia nei confronti degli occidentali e delle cose occidentali che non di islamofobia”, ritiene Laqueur in “The Last Days of Europe” (2007). Trascurando la povertà e il razzismo (che, con buona pace di Laqueur, sono un problema all’ordine del giorno per i non-bianchi dell’Europa, siano essi musulmani o no), gli scrittori dell’Eurabia mettono eccessivamente in risalto la cultura e la religione nello spiegare le tensioni, e scaricano la colpa esclusivamente sui musulmani.
Dopo le rivolte del 2005 nelle banlieues parigine, ad esempio, studi indipendenti hanno messo in evidenza gli stessi fattori: violenze da parte della polizia, discriminazione, disoccupazione, e un’ampia popolazione giovanile nelle case popolari in cui sono scoppiati i disordini. Ma gli autori dei libri sull’Eurabia non ne sono rimasti impressionati. Essi sostengono che gli immigrati non hanno molto di cui lamentarsi, dunque le rivolte non sono altro che frutto del jihad, o, come suggerisce Caldwell nel suo ultimo libro, della “causa araba”. “Anche se non credono nell’Islam – scrive – essi credono nella Squadra dell’Islam”.
Con ciò, ovviamente, non si vuole suggerire che le cose vadano bene. Le squallide vignette e le scioccanti storie di tensioni sociali e violenze collegate all’islamismo, come l’omicidio del regista Theo van Gogh, fanno effettivamente parte del quadro. Ma il paradosso di questo genere letterario è che si sofferma sulle accese polemiche e sulle tensioni che hanno luogo in Europa, mentre pretende allo stesso tempo che gli europei neghino i loro problemi. E l’enfasi sull’aneddotica tende ad oscurare il fatto che, dalla battaglia sui minareti in Svizzera al dibattito sul velo in Francia, le tensioni attuali sono parte di un processo di aggiustamento normale e democratico, e non i primi segnali di un’imminente catastrofe.
Al di là di tutte le sciatte dimostrazioni aneddotiche, la letteratura sull’Eurabia si basa su due grandi falsi presupposti. Il primo è di carattere demografico. Questa letteratura sostiene che l’Europa diventerà islamica entro la fine del secolo, “al più tardi”, con alcuni paesi europei che“in un prossimo futuro” saranno a maggioranza musulmana, come sostiene Bernard Lewis nel suo pamphlet del 2007 “Europe and Islam”. Ciò avverrebbe perché “le popolazioni indigene stanno invecchiando e scomparendo e stanno per essere inesorabilmente soppiantate da una popolazione musulmana giovane”, spiega Steyn in “America Alone” (2006). “L’Europa diventerà semi-islamica nella sua natura politico-culturale, entro una generazione”.
Se questi libri insistono così tanto sul futuro, è perché le cifre attuali non impressionano più di tanto. Secondo la stima più alta fatta dal National Intelligence Council (NIC) degli Stati Uniti, vi sono 18 milioni di musulmani nell’Europa occidentale, pari al 4,5% della popolazione. La percentuale è anche più bassa se si considerano tutti i 27 paesi dell’Unione Europea messi insieme.
Nel futuro assisteremo certamente ad un aumento, ma è difficile immaginare che in Europa questa percentuale raggiungerà anche solo il valore del 10% (tranne che in qualche nazione o città). Per un verso, come illustrato dallo stesso studio condotto dal NIC (col quale concordano i demografi), i tassi di fecondità tra i musulmani si stanno abbassando vertiginosamente mano a mano che i figli degli immigrati si conformano progressivamente agli standard sociali ed economici prevalenti. E l’immigrazione non è più una fonte importante di nuovi musulmani europei. Solo 500.000 persone all’anno, all’incirca, arrivano legalmente in Europa da paesi a maggioranza musulmana, con un numero ancora più piccolo di immigrati clandestini – il che significa che l’afflusso annuale è una frazione percentuale della popolazione europea.
Infine, sebbene i libri sull’Eurabia parlino di un’Europa che si sta “lentamente suicidando” (Thornton in “Decline and Fall”), la realtà si permette di dissentire – e in misura sempre maggiore. Secondo i demografi, nel 2008 il tasso di fecondità in Francia e Irlanda era superiore ai 2 figli per donna, molto vicino al tasso degli Stati Uniti (ed al livello di rimpiazzo generazionale); in Gran Bretagna e Svezia era superiore a 1,9. E sebbene negli anni ‘90 i paesi europei abbiano segnato un record assoluto in materia di scarsa fecondità, le cifre adesso stanno crescendo in tutta l’Unione Europea tranne che in Germania.
Ma questo rialzo non è forse dovuto ai musulmani? Sebbene le donne immigrate, alcune delle quali sono musulmane, abbiano un impatto complessivamente trascurabile sui tassi di fecondità complessivi, incrementando al massimo di 0,1 la media di qualsiasi paese, esse contribuiscono sostanzialmente al numero totale delle nascite, con una percentuale tipicamente dal 10 al 20% nei paesi con un alto tasso di immigrazione. Questa è l’origine dell’esagerata tesi di Marc Steyn secondo cui Mohammed sarebbe “il nome più diffuso fra i bambini in gran parte del mondo occidentale”. Ma questo non significa che l’Europa finirà con l’islamizzarsi.
Caldwell considera importante sottolineare quello che di fatto è il secondo ed essenziale falso mito di questa letteratura. La copertina inglese del suo libro si domanda: “L’Europa può essere la stessa con persone differenti al suo interno?”. Per molti di questi autori, i musulmani sono “persone diverse”, e l’identità musulmana è incompatibile con tutte le altre – un’ipotesi che essi condividono con gli estremisti islamici.
Ma per la grande maggioranza dei musulmani europei, l’Islam non è né un’identità esclusiva né un modo di essere irreggimentati. Recenti sondaggi compiuti dalla Gallup dimostrano che molti musulmani europei combinano felicemente le loro identità nazionali e religiose, e uno studio preliminare dell’Università di Harvard risalente al 2009, a cura di Ronald Inglehart e Pippa Norris, dimostra che sul lungo periodo i valori culturali di base degli immigrati musulmani si evolvono per conformarsi alla cultura predominante della società europea in cui vivono.
Più in generale, la media dei musulmani europei si preoccupa anzitutto dei mezzi di sussistenza e, nella misura in cui professa la religione, vuole essere in grado di praticarla liberamente e in condizioni decenti; non vuole imporre il califfato. Come chiarisce uno studio pan-europeo del 2006 condotto dal Pew Research Center, “i musulmani in Europa si preoccupano del loro futuro, ma il loro interesse è più economico che religioso o culturale”, e sebbene ci siano tensioni, esse sono principalmente causate dal razzismo, non da qualche straordinario scontro tra culture.
Lo scenario più probabile per i prossimi decenni – un aumento dell’integrazione dei musulmani di pari passo con continue tensioni culturali, sporadici attacchi terroristici e risultati variabili nei diversi paesi – rappresenta un’impossibilità concettuale per molti autori dell’Eurabia, perché secondo loro i musulmani non possono diventare davvero europei. Eppure, questa è già la realtà. Forse è il momento di prenderne atto.

Justin Vaïsse è uno storico francese; è senior fellow presso il Centro sugli Stati Uniti e l’Europa della Brookings Institution, nonché co-autore di “Integrating Islam: Political and Religious Challenges in Contemporary France”; questo articolo è apparso nel numero di gennaio/febbraio di Foreign Policies.


02 aprile 2010

L'"occidentalismo" toscano dopo il voto del 2010



Firenze, aprile 2010. I poster "occidentalisti" si aggrumano uno sull'altro in un sottopasso autostradale. Di cambiare -specie in peggio- la Toscana non ha voluto saperne nemmeno questa volta, e quello nelle immagini non è il nuovo presidente. Così come il palloniere dei poster sottostanti non divenne, lo scorso anno, "il sindaco prima cittadino" prospettato dalla sua propaganda.

Uno dei più meritati esiti della consultazione elettorale tenutasi alla fine di marzo 2010 è che Magdi Cristiano Allam ha racimolato quei dodicimila voti che gli permetteranno di gravare sulle tasche altrui per anni cinque, scaldando una scranna in un organismo elettivo chiamato Consiglio Regionale della Basilicata. Particolarmente irritante il simbolo elettorale della sua lista, costituito da un drappo verde, bianco e rosso a bande verticali di uguali dimensioni su cui è inscritta una croce di San Giorgio di colore giallo. E di casi come questo, in una "politica" ridotta nelle condizioni che stanno sotto gli occhi di tutti, se ne trovano puntualmente a caterve.
A questo giro una consistente parte dei sudditi non ha partecipato a quella che è una ratifica formale più che altro, accrescendo la sensazione che la classe politicante viva una realtà lunare rispetto a quella quotidiana dei sudditi, fatta da quasi vent'anni di crollo dei redditi e di restringimento sempre più vertiginoso delle prospettive.
Nonostante quaranta elettori su cento abbiano rifiutato di partecipare al teatrino, l'"occidentalismo" toscano dominato dalla profonda competenza, dall'amore per la verità e dal disinteresse personale dei vari Mazzoni e dei vari Verdini si è schiantato come al solito contro il risultato elettorale di una controparte che, abbastanza stranamente, non si è ancora fatta travolgere dalla cagnara massmediatica messa in piedi non sotto elezioni ma direttamente ogni giorno dagli "occidentalisti". Questo non significa che si tratti di "partiti", di individui e di organizzazioni esenti da vere e proprie nefandezze; alcune Case del Popolo, diventate pressoché tutte ristoranti in cui la politica ha una parte minima, hanno ospitato per anni club di lap dance ed altre iniziative del genere che hanno prodotto anche qualche edificante codazzo giudiziario in odor di infiltrazione mafiosa, senza che nessuno trovasse da ridire.
La pratica e la comunicazione politica "occidentaliste" in Toscana escludono per prassi -e non potrebbe essere altrimenti- qualunque cosa abbia a che fare con competenza, obiettività e propositi costruttivi. L'attività privilegiata dei politicanti "occidentalisti" consiste nel saturare uffici stampa e nell'allagare quotidianamente di ciarle tutti gli spazi mediatici a disposizione, ottenendo in questo modo quel consenso elettorale che permette l'agevole sopravvivenza di soggetti autoreferenziali, di solito caratterizzati da una incompetenza, da un'incoscienza e da una irresponsabilità semplicemente pericolose.
Con questo non si intende fare l'elogio dei sedicenti avversari politici dell'"occidentalismo" toscano. Si intende affermare che la demonizzazione dell'Altro e la saturazione massmediatica per l'ottenimento del consenso sono le attività esclusive delle formazioni politiche "occidentaliste", le cui uniche promesse elettorali vertono invariabilmente sull'azzeramento di iniziative culturali sulle quali c'è sistematicamente e comunque da obiettare (dato molto rivelatore) e su una militarizzazione del territorio costosa, demenziale e inutile prima e ancora che irritante.
Promesse elettorali poi facilissime da mantenere, in un contesto sociale in cui gli interessi culturali sono considerati roba di cui vergognarsi. Le passeggiate militari chieste ed ottenute dal sindaco "occidentalista" della città di Prato hanno prodotto situazioni da Kurdistan turco, con soldati di una brigata di élite impiegati in rastrellamenti casa per casa a caccia di individui innanzitutto sempre disarmati, e secondariamente sostanzialmente colpevoli di lavorare e di rimanere in vita. Atti intollerabili per il ciclone mediatico "occidentalista".
Alla faccia dell'impegno profuso l'"occidentalismo" toscano non ha guadagnato un voto e il travaso di consensi dal piddì con la elle alla Lega Nord indica che anche chi si riconosce nella politicanza "occidentalista" tende ad evitare il piddì con la elle ogni volta che questo è possibile. Una tendenza già vista a Firenze lo scorso anno: in quell'occasione una lista civica apparentata al piddì con la elle e capeggiata dal palloniere Giovanni Galli drenò i voti di un terzo dell'elettorato di riferimento.
Nonostante menzogne, cattiverie spicciole, vendette trasversali, piccinerie da bambine viziate e proclami perentori (si noti la scritta sotto il poster: "il nuovo presidente") emessi da ciambellani del nulla che a suo tempo non hanno avuto la minima esitazione a sostenere anche a Firenze i costruttivi intenti dell'ubriacone Bush e delle sue guerre d'aggressione, la tizia del manifesto è rimasta una tizia su un manifesto. Una che dicono stia bene in costume da bagno e che secondo il gazzettaio dovrebbe parte della sua "fortuna" di candidato, che in casa "occidentalista" è figlia diretta della visibilità mediatica, ad una querelle balneare di livello minimo. Uno dei tanti indici di come gli "occidentalisti" abbiano una visione della meritocrazia assolutamente peculiare.

01 aprile 2010

La Lega Nord e la Fabbrica dello Zucchero Filato


Una consultazione elettorale di fine marzo 2010 si è chiusa con un aumento vertiginoso dei consensi per un partito "occidentalista", la Lega Nord, i cui candidati sono fedele specchio di certe realtà.
I termini della questione non sono riducibili al caso, pure archetipico, di Renzo Bossi; per spiegare il trionfo leghista nel nord est della penisola italiana, in una zona chiamata Veneto, occorre qualcosa di più.
Lo scritto che presentiamo fu isiprato a Miguel Guillermo Martinez Ball da un fatto di cronaca nera verificatosi ad Olmo di Martellago (Venezia) nel 2006. Illustra alla perfezione quel normalissimo sfacelo dei rapporti umani che è ovvio risultato dell'adesione incontrastata ai valori che caratterizzano l'"Occidente" contemporaneo.
Uno sfacelo del quale abbiamo avuto prova diretta nel 1999, quando un'insegnante di un centro di formazione professionale padovano ci raccontò che uno dei suoi allievi sedicenni reputava normalissimo minacciarla di farla abortire a calci, e di un altro che a quindici anni guidava senza alcuna patente una moto che non aveva neppure l'età per guidare. La madre, interpellata in proposito, si era stretta nelle spalle:
"Ah, se l'è compra' lu'...".
Uno sfacelo anche economico, punteggiato dai
suicidi di quegli imprenditori che al tempo non lontano della dittatura dei schèi magnificavano i forsennati tenori di vita resi possibili dal tessuto economico, e da quella fortuna della piccola impresa che pareva non aver limite alcuno.

Una ragazza di nome Jennifer Zacconi, incinta e a dieci giorni dal parto, fu strangolata e sepolta ancora viva da un certo Lucio Niero, condannato poi alla fine di marzo 2010 a trent'anni in via definitiva.
Il giorno dei funerali "Il Gazzettino di Venezia" decise, per motivi tutti suoi interpretabili come mero indice dell'abiezione abituale in cui i gazzettieri sguazzano beati, di pubblicare le foto del nascituro estratto dal grembo della madre e sepolto con lei nella stessa bara.
Era troppo perfino per dei fogliettisti, e questo memento mori fuori moda fruttò al suo ideatore le veementi proteste dei sottoposti ed una censura (per quello che può servire) dall'Ordine.
Si tratta di un dettaglio qualunque, ma è degno di nota perché permette di inquadrare ancora meglio il contesto sociale atomizzato, disperato, impoverito da tutti i punti di vista e in sostanziale cammino verso la putrefazione nel quale trionfa più che mai l'"occidentalismo" politico.


Ci sono piccole storie che ci spiegano molto di più sulla penisola italiana contemporanea di tutte le chiacchiere della campagna elettorale.
L'ultimo fattaccio di cronaca, l'uccisione di una ragazza incinta da parte del suo amante, è avvenuto in una zona che conosco bene - il Triangolo della Grappa, al confine tra le province di Venezia e Treviso. A pochi chilometri dalla città di Venezia, eppure un mondo a parte. Una differenza non casuale - se a scuola ci insegnano che Venezia fa parte della storia della penisola italiana, per i veneziani, la terraferma era qualcosa da spolpare all'osso, da rubargli il grano, mettere i giovani ai remi e tagliarne tutti gli alberi, per mantenere il mondo che interessava davvero alla repubblica, e che si estendeva per la Dalmazia giù giù fino a Cipro.
Allora, c'è un certo Lucio Niero, che gestisce un "club privato" che si chiama Affinity, e a cui piacciono il karaoke, la cocaina e le ragazze. Il nome Affinity ci riporta a una profonda verità del Nordest: si tratta di un paese bilingue, e l'altra lingua non è quella ufficiale dello stato che occupa la penisola italiana, ma l'anglobale.
Lucio
(con la cronaca mediatica è così, diventiamo tutti intimi e li chiamiamo per nome), uomo sposato con due figli, si mette con una ragazza molto più giovane.
Poi scopre che la ragazza è incinta. Ora, siamo nel Triangolo della Grappa, mica nell'entroterra napoletano o a Riyadh, e quindi Lucio ha pensato che la fanciulla gli poteva chiedere gli sghei e la moglie non solo il divorzio, ma anche gli alimenti, per cui ha deciso di ammazzarla.
Questa è una cosa logica, ma piuttosto riprovevole, e gli fa perdere dei punti.
Evidentemente Lucio pensava di farla franca, pur essendo l'ovvio e unico sospettabile per il delitto. Per fortuna la maggior parte delle persone è più astuta di lui, altrimenti avremmo cento delitti al giorno come il suo.
Passiamo alla vittima. Che si chiama Jennifer. Faccio un breve calcolo: nel Triangolo della Grappa, l'80% della gente è stata almeno una volta in vita sua a Venezia, il 40% a Padova, il 10% a Sharm el-Sheikh, il 5% in Romania, il 2% a Roma (in gita con la parrocchia). Per cui la probabilità che questo nome poco dogale venga da qualche conoscenza personale è praticamente nulla: è qualcosa che hanno imparato in televisione.
Come tutti i nomi simili, ha sicuramente un'abbreviazione, che finisce rigorosamente con la ypsilon: immaginiamo il cellulare di Jennifer che blippa e squicqua con valanghe di "Jenny tvtb".
O più brutalmente, "Jenny 80 voglia discoparty".
Il padre della povera fanciulla ha messo su una fabbrica di zucchero filato in Bulgaria. Proprio così: zucchero filato, in Bulgaria.
La mamma di Jennifer si chiama Anna Maria Giannone. Di mestiere lavora oggi al call center di un mobilificio. A un certo punto, decide di riprendere il mestiere che aveva abbandonato anni prima: quello di cartomante. Il giornalista del TG3 ci riferisce che anche sua sorella, la quale - incidentalmente - ha un figlio che si chiama Brian, fa la cartomante.
Ora, da quelle parti, conosco scientologist e squirrel (i seguaci eretici di Hubbard scomunicati, denunciati e perseguitati dalla grande Org californiana), praticanti della magia sessuale di Gurdjieff, ufologi che parlano una misteriosa lingua extraterrestre, una simpatica satanista (allora) quattordicenne a cui ho dovuto spiegare il significato di alcune parole arabe, diversi Anziani dei mormoni, cavalieri di Malta fasulli, sacerdoti che vengono iniziati in un rito omosessuale dal loro capo, kremmerziani che si riuniscono per preghiere terapeutiche, una schiera interminabile di Testimoni di Geova ed ex-Testimoni di Geova, tre seguaci del camionista siriano Basmadji, un meccanico che si dichiara Guardiano dell'Anticristo e che compie orrendi riti per maledire un suo ex-amico (il quale risponde adeguatamente, lanciandogli contro lupi mannari notturni molto affamati), devoti di un ex-frate con l'aria da magnaccia che ha inventato speciali seggi fallici su cui fa sedere le proprie pazienti...
Quindi è difficile immaginarsi una parte della penisola più adatta, anche se l'ultima parola in merito la lascerei alla nostra affezionata Maga Lisistrata.
Ma il bello è che per fare la cartomante oggi, non è che fai spargere la voce tra le amiche. No, devi andare in televisione. Anna Maria Giannone era un tempo molto nota come "maga Jennifer" insieme a sua madre Ines Burato, in arte "maga Priscilla". Possiamo immaginare che nonna Priscilla abbia cominciato il mestiere prima delle televisioni private. E se è così, possiamo dedurre che ancora un certo numero di anni fa, una cartomante veneta (Burato) poteva aspirare solo a sposare un terrone (Giannone). Lo zucchero filato bulgaro era tutto da venire.
Il 21 gugno del 1999, Il Gazzettino raccontava dell'inchiesta avviata contro mamma e figlia dalla procura di Venezia per "ricavi non dichiarati per quasi 600 milioni" più l'omesso versamento dell'Iva. Per non parlare del caso di

una ragazza che, lasciata dal fidanzato, avrebbe versato oltre duecento milioni per fare in modo che lui tornasse. E non è finita. Perché una parte di quella cifra, per sua stessa ammissione, sarebbe stata prelevata dalla cassa del negozio in cui lavorava. Senza contare che il fidanzato non è comunque tornato con lei.


Il Messaggero Veneto del 2.03.2002 racconta di una diversa inchiesta contro le "due veggenti" per truffa aggravata e minacce, in seguito a una decina di denunce.

"Il sistema per entrare in contatto diretto con i potenziali "clienti" era quello usuale: riunioni in sale pubbliche, solitamente strutture alberghiere (anche della Destra Tagliamento) seguite da brevi consulti in loco (per chi avesse deciso di aderire alla proposta delle veggenti). Dai consulti veloci si passava, quindi, a consulti più accurati ma anche costosi, riguardanti le usuali problematiche: amore, salute, denaro. Costo delle prestazioni dai 100 ai 200 euro. Quando la situazione personale risultava particolarmente difficile i prezzi raggiungevano i 13 mila euro e più. Spesso le due donne si recavano nelle abitazioni delle persone che avevano chiesto un aiuto, trovandole invase - a loro dire - da energie negative. In questo caso mettevano in atto ulteriori pratiche (come lo spargimento di polveri o l'accensione di ceri) che facevano lievitare i prezzi della consulenza.

Da aggiungere che la trentanovenne, nota in tv come sensitiva e maestra dell'esoterismo, non è nuova alle aule giudiziarie. Nel 2001 è stata condannata due volte, in altrettanti distinti processi celebrati al tribunale di Padova: il reato contestato era sempre truffa aggravata. Una curiosità; una delle polverine utilizzate nei riti doveva servire in funzione anti guai-giudiziari."


Sarebbe interessante sapere perché la signora Giannone è ridotta oggi a lavorare in un call center.
Per tornare in televisione, Maga Jennifer (mamma) ha bisogno di diecimila euro. E non sarà certo il marito a darglieli: su queste cose, le leggi non scritte del Nordest sono chiarissime. Quindi è contentissima quando glieli presta Lucio Niero. Che riceve il via libera per fare con Jennifer ciò che vuole: la famiglia serve anche a questo.
Ci dà un'idea del giro di affari della telecartomanzia il fatto che Anna Maria dirà poi ai giornalisti, "Contavo di restituirglieli tre quattro mesi dopo - dice ora Anna Maria - magari con un paio di migliaia di euro di interessi."
Lucio Niero però è un cialtrone. Anche questo è un dato importante, perché è strutturale alla civiltà postindustriale. E' un cialtrone perché cerca di fare il furbo e non ci riesce: infatti, i diecimila euro li prende da un tipo che si chiama Denis Borsetto (no, non mi sono inventato né il nome né il cognome). "Il quale un mese dopo - riferisce il Gazzettino - si presenta da lui con il conto: rivuole indietro i 10mila, più altri 10mila come interessi e 3mila euro per ognuno dei tre mesi successivi."
Da questo apprendiamo che ci sono anche quelli più furbi dei maghi.
A questo punto, Lucio va con la pistola a casa di Anna Maria per farsi dare da lei i soldi; Anna Maria lo denuncia, Borsetto finisce in carcere, e quindi si scopre che nemmeno lui è tanto furbo.
Poi si scopre che Jennifer è incinta.
Al telegiornale dicono che Jennifer ha deciso di chiamare il proprio futuro figlio "Evan con la acca". Ora, la acca in venetoglobale è un oggetto che si può spostare da varie parti: Evhan, Evanh, ma più probabilmente Hevan.
Mi vengono in mente due possibili derivazioni. Una è dal persiano, Hêvân, che significa "animale" e deriva a sua volta dall'arabo. L'altra è... beh, più o meno, l'idea che in inglese si usa un gran numero di acche che si possono distribuire in giro con una certa libertà.
Quando sparisce Jennifer, papà Tullio sistema i suoi affari a Sofia e arriva in Veneto con calma (quattro o cinque giorni dopo), per annunciare alla stampa... sì, avete indovinato:

«Per me Jennifer è stata venduta agli zingari per prenderle il bambino e poi venderlo."


Non poteva, infatti, mancare la Leggenda della Zingara Rapitrice.
Come tutti sapete, Lucio Niero aveva invece invitato Jennifer per un incontro. Una sana famiglia camorrista lo avrebbe già fatto fuori da un pezzo; una famiglia inglese avrebbe deciso che era meglio per il futuro di Hevan (o Evhan) non averci niente a che fare. Ma siamo nel Nordest, dove le persone sono più ragionevoli, e comunque ci potrebbero scappare un po' di soldi.
Lucio la strangola e la seppellisce in una buca. Lascia passare un po' di tempo, prende il telefonino di lei, e manda ai genitori di Jennifer questo SMS:

«Sono quasi arrivata a Nova Gorica al casinò, sono in ottima compagnia di una futura mamma e di suo fratello, se saremo stanche ci fermeremo a Parenzo, torno domani o al massimo lunedì».


Lucio era convinto che avrebbero creduto che una ragazza che doveva partorire tra dieci giorni si sarebbe incontrata con un'altra futura mamma per andare al casinò.
E probabilmente aveva ragione: nella Grande Fabbrica dello Zucchero Filato, la cosa era perfettamente credibile.


30 marzo 2010

Renzo Bossi e lo specchio della penisola


Alla fine di marzo 2010 si è tenuta, nello stato che occupa la penisola italiana, una consultazione elettorale locale.
In una divisione amministrativa nel nord della penisola chiamata Lombardia, per la quale i politicanti locali stanno da anni inventando una tradizione nazionale, un certo Renzo Bossi sarebbe risultato tra i primi eletti.
La caratteristica saliente di questo Renzo Bossi dicono stia nel fatto di non aver superato (per tre volte, sembra) quello che in tempi meno sovvertiti veniva chiamato "esame di maturità".
Il fatto che i sudditi che bivaccano nella penisola italiana si sentano rappresentati da un individuo del genere può sorprendere soltanto chi ignori la virtù del realismo. La sovversione presente sta anche nel fatto che intere maggioranze elettorali si riconoscono nelle caratteristiche di individui di questo tipo ed in altri prodigi di incultura. Caratteristiche, quelle dell'incompetenza e dell'incultura, in piena ed incessante diffusione in tutto il numero di casi umani che, cacciati a volte con ignominia da ogni altro settore produttivo, hanno nella "politica" la loro àncora di salvezza.
In contesti più normali, come quei borghi pastorali del Pamir o quegli insediamenti della diaspora palestinese nei quali l'incompetenza e l'incultura sono considerati motivo di vergogna -e non certo accampati ogni istante a giustificativi, com'è prassi consolidata e socialmente approvata nella penisola italiana- individui come questi verrebbero considerati in qualunque modo meno che come modelli da imitare o ai quali delegare una rappresentanza politica.