27 novembre 2009

Firenze: colpo di mano sciita a Campo di Marte


Uno che non sta con Oriana ha riferito per telefono di un'interessante presenza avvistata il 27 novembre 2009 nel quartiere fiorentino di Campo di Marte, imprecando al tempo stesso contro la malasorte che lo aveva fatto uscir di casa senza la fotocamera digitale d'ordinanza.
Attorno alle undici del mattino, per il quartiere si aggirava un Maggiolino Volkswagen di vecchissimo modello, con a traino un carrello portabagagli, fittamente decorato e dipinto.
La targa IDF400, Tabriz, Repubblica Islamica dell'Iran.
Ai sedili anteriori due signori barbuti e piuttosto divertiti.
Sul retro dell'automobile la scritta WORLD TUR.
Sul cofano, un enorme ritratto a tempera di Mahmoud Ahmadinejad.

Chi avesse visitato il palazzo di Reza Pahlavi a Tehran nord sa che una vista del genere non è troppo inusuale: una costruzione annessa al palazzo ospita la raccolta di oggetti curiosi e di fotografie raccolta da qualcuno che negli anni Sessanta partì da Tehran per un giro del mondo in fuoristrada. E' probabile che la tradizione continui, portata avanti da tipi avventurosi che l'Iran non smette di produrre, e con mezzi nemmeno troppo dissimili da quelli di allora.
L'episodio è sicuramente minimo, ma illustra un altro aspetto della realtà iraniana che va contro le ciarle gazzettiere e contro l'occidentalume d'accatto, smentendo tra l'altro in modo piuttosto esplicito la fama di assoluta impopolarità ascritta d'ufficio dal giornalame al dittatore iraniano.

25 novembre 2009

Ecco come la città di Prato difende le sue "radici cristiane"





Immediatamente dopo le elezioni amministrative del 2009 la città di Prato è diventata una specie di laboratorio -l'espressione think tank non è possibile usarla, perché quanto vi sta succedendo a tutto fa pensare meno che all'intervento di qualche thinker- del marketing politico "occidentalista" in Toscana. Le gazzette locali hanno insistito più volte sulle "radici cristiane" del cosiddetto "Occidente", capeggiate in questo da un "Giornale della Toscana" che nella prima pagina del 5 novembre scorso statuiva che "Prato difende il crocifisso" ed ha proseguito nei giorni successivi a pubblicizzare la nota -e qui derisa- iniziativa della Lega Nord. Il tema non merita certo di essere liquidato in due parole perché la malafede e la cialtroneria che vi vengono profuse meritano di essere additate al comune disprezzo in modo ben più documentato; avremo modo di tornare sulla questione.
Le immagini qui sopra -pornofiere, pornolocali- mostrano quale sia la reale e quotidiana offerta su cui i sudditi pratesi possano contare in materia di spiritualità e di trascendenza; praticamente le "radici cristiane" di Prato in tutta la loro concretezza. Si tenga presente che i camion pubblicitari raffigurati si trovavano il 25 novembre 2009 all'uscita del casello autostradale di Prato Est, in una posizione tale da collocarli tra le primissime cose che un visitatore automunito ha modo di notare al suo arrivo in città.

24 novembre 2009

Cinema: Harlan e Martinelli.






1940. Il regista tedesco Veit Harlan dirige Jud Süß. Jud Süß fu voluto dalla propaganda nazionalsocialista come distorsione di un personaggio storico, Joseph Süss Oppenheimer che da esattore e banchiere privato divenne una specie di consigliere finanziario per Carlo Alessandro, duca di Württemberg. La morte repentina del duca, nel 1737, lo fece cadere in disgrazia in modo tanto drastico che i molti nemici che si era procurato riuscirono a farlo condannare a morte. I propagandisti della Germania nazionalsocialista curarono con molta attenzione che Jud Süß distorcesse la vicenda fino a fare di Oppenheimer la rappresentazione dell'ebreo secondo il cliché antisemita del tempo: avido, traditore, nemico a tutto tondo dell'umanità che lo circonda.
2005. Il regista peninsulare Renzo Martinelli dirige Il mercante di pietre, l'immaginaria storia di un suddito peninsulare che da combattente antisovietico in Afghanistan finisce per abbracciare una raffazzonata causa combattente che si concretizza nell'attentato ad un traghetto. Il film fu più che altro il risultato di un'operazione commerciale volta ad attrarre un pubblico "occidentalista" amorevolmente curato da anni con manicaretti dello stesso tipo. Il film tenta di solleticare il timore "occidentalista", già demenziale per proprio conto, di attacchi imprevedibili da parte di "convertiti" insospettabili, quelli che vivono come loro, parlano come loro, ma li odiano. Al contrario di Jud Süß, il film durò in programmazione meno di una settimana e si schiantò contro il doppio muro del disprezzo espresso sia dalla critica che da molti degli stessi politicanti "occidentalisti" di cui il regista si augurava, con ogni probabilità, il sostegno.

Dalle locandine emerge un dato interessante, la straordinaria somiglianza anche fisica dei protagonisti in negativo, che sottende la malvagità inconciliabile degli ebrei di Harlan e degli "islamici" di Martinelli. Gli entusiasti di Jud Süß trascinarono tutta l'Europa contemporanea nella loro rovina; è il caso di augurarsi che i mangiatori di maccheroni entusiasti per Il mercante di pietre non trascinino l'Europa di oggi nella loro.

19 novembre 2009

Discorso di Azam Farahi al convegno della FAO, Roma, 15 novembre 2009


Nella noncuranza delle superpotenze -vere o sedicenti tali- si è svolto a Roma un convegno della FAO sul problema dell'accesso al cibo a livello mondiale; come spesso succede l'assenza delle stelle di prima grandezza del firmamento mediatico lascia gazzettieri e televisionari ad accontentarsi di quello che c'è; il modo di ridurre tutto ad una comparsata di femmine poco vestite lo si trova comunque.
Il meeting novembrino di Roma non ha fatto eccezione, fornendo un Gheddafi in splendida forma le cui "hostess" hanno consentito alle ciarle gazzettaie di evitare di occuparsi anche stavolta di problemi veri.
In una riunione defilata rispetto agli incontri mediaticamente più esposti, la first lady della Repubblica Islamica dell'Iran Azam Farahi ha pronunciato il discorso che segue. Un monumento di concretezza ricco di proposte perfettamente eseguibili, ridotto dal gazzettaio ad un "discorso antisemita" a causa della citazione finale sulle vittime della "politica" sionista a Gaza.
(Traduzione da islamidavet.com).

Le first ladies del Movimento dei paesi non allineati si sono riunite a Roma per discutere le strategie per eliminare la povertà e la fame nel mondo.
La first lady iraniana Azam Farahi ha pronunciato il discorso seguente durante l'incontro, tenutosi a lato del convegno della FAO sulla sicurezza delle risorse alimentari.

Ringrazio l'Onnipotente per aver avuto l'opportunità di partecipare a questo incontro. Sono grata anche al Direttore Generale della FAO, signor Jacques Diouf, per aver proposto una giornata di digiuno in solidarietà con i popoli e la signora Susan Mobarak per aver avuto l'idea di organizzare questo incontro, con l'obiettivo di coinvolgere davvero le first ladies del Movimento dei paesi non allineati nella lotta contro la scarsità di cibo.
Al momento presente, sulla comunità internazionale gravano, in tutto il mondo, un miliardo di affamati e tre miliardi di persone che soffrono per la povertà. Lo squilibrio tra la quantità di cibo prodotta e quella consumata sta crescendo. Le storture del mercato alimentare così com'è oggi ha negato a queste persone l'accesso a risorse alimentari sufficienti alla necessità di un'alimentazione adeguata. Il perdurare di questa situazione si tradurrà senza dubbio nell'espansione della povertà e delle sue terribile conseguenze. La scarsità di risorse alimentari pone sulle spalle delle donne di famiglia un doppio fardello. Adesso dobbiamo chiederci quali siano le cause alla base di questo problema.

Al mondo non esiste cibo a sufficienza, questo è ovvio. Piuttosto, le storture nella distribuzione, gli atteggiamenti mercantilisti e lo sfruttamento delle risorse esistenti per l'occupazione e per la corsa agli armamenti sono responsabili di aver imposto la povertà ad estesi settori della popolazione mondiale, specialmente alle donne, e di aver prodotto una situazione in cui l'accesso al cibo non è garantito.

Abbiamo bisogno, oggi, di nuovi modelli di consumo; dovremmo promuovere modelli di consumo basati sulle necessità effettive, nonché uno spirito improntato alla collaborazione, alla beneficenza e all'altruismo.

Il promuovere tra gli uomini la cultura del lavoro e dell'assunzione delle responsabilità familiari ed il rendere effettivi i diritti di base per le donne, l'accesso al cibo, al vestiario, all'abitazione, insieme all'attenzione per il cibo sano e salutare che derivano da un punto di vista religioso sono tra le misure che aiutano a ridurre la portata di questi problemi. Vorrei qui esortare le first ladies del movimento dei paesi non allineati ad adottare modelli adeguati per il consumo del cibo, quale primo passo in questa direzione.
Questo aiuterà la promozione di uno spirito solidale tra la gente e a conferire nella società un avallo istituzionale a questi comportamenti.
Vorrei adesso riferire in merito ad un certo numero di pratiche sperimentate nella Repubblica Islamica dell'Iran; sono basate su quanto insegna la religione e si sono dimostrate effettivamente in grado di rendere maggiormente garantito l'accesso al cibo per le famiglie.

1 - Il governo si è impegnato per migliorare la qualità del cibo consumato dalle bambine e dalle donne.
2 - Le donne incinte e quelle che allattano al seno ricevono un sostegno dietetico, così da poter crescere una generazione sana.
3 - La promozione di prestiti senza interesse, come corretta soluzione alla fondazione di un nucleo familiare; i prestiti senza interesse concessi a cerchie familiari o a gruppi di persone, per promuovere e sostenere lo spirito di cooperazione e di servizio sociale, tutelando al tempo stesso la dignità degli esseri umani.
4 - Il sostegno alla diffusione di competenze a livello locale, attraverso la selezione e l'addestramento di facilitatori sociali della medesima origine.

Quelle che seguono sono alcune proposte che potrebbero essere incluse nel documento di fine conferenza.

1 - La fondazione di un organismo indipendente e forte, che coordini con piena libertà il mercato delle risorse alimentari.
2 - La destinazione di fondi, da parte del movimento dei paesi non allineati, per sostenere il lavoro e la sicurezza alimentare delle donne che lavorano in casa.
3 - La promozione di relazioni internazionali e la diffusione delle informazioni importanti per il campo dell'agricoltura e del cibo sano.
4 - L'incremento della consapevolezza del pubblico verso il problema, nei confronti del cibo sano e dei comportamenti di consumo adeguati.
5 - L'enfasi per i diritti delle donne, perché nelle famiglie gli uomini provvedano loro cibo, vestiario ed abitazione.
6 - Il rivolgere ogni sforzo per proteggere dall'inquinamento le risorse idriche e dei terreni agricoli.

In conclusione, devo prendere atto del fatto che purtroppo il nostro mondo si trova al momento davanti ad una situazione che è un chiaro esempio di accesso difficoltoso al cibo ed alle cure mediche, rappresentato dal caso degli assediati a Gaza. Persone innocenti afflitte da un blocco territoriale contrario a tutte le norme e a tutte le leggi internazionali. Ci attendiamo di vedere l'immediato cessare di questo caso di enorme oppressione. Chiedo alla chiarissima signora Mobarak, come rappresentante delle persone che qui si sono riunite, di impegnarsi a seguire la questione e a diffondere in tutto il mondo la voce del nostro consesso in favore delle donne e dei bambini che soffrono a Gaza.

Con l'auspicio che si realizzino le divine promesse per la diffusione della giustizia nel mondo.

17 novembre 2009

Firenze: un terrorista islamico in meno


Lo stato che occupa -non si sa bene a che titolo- la penisola italiana è, da una quindicina d'anni, governato da esecutivi che hanno lucrato suffragi e legittimazione ciarlando di tolleranzezzèro (contro i poveri) e di cettezzedellapena (per i poveri), i cui esponenti -ormai relcutati d'ufficio tra i soggetti rifiutati con sdegno da ogni altro settore produttivo, una sorta di parodia del concetto di élite- ogni giorno alluvionano gazzette e televisioncine cianciando d'i'ddegrado e d'i bbisogno di sihurezza.
Ecco un campione dei risultati cui porta questa "politica", da un flash di agenzia riportato tale e quale.
In galera da più di tre mesi.
Neanche furto.
Tentato furto.
Ma cosa importa: per i mangiatori di maccheroni è pur sempre un nemico in meno!


Minorenne si impicca in carcere a Firenze
Era detenuto per tentato furto, ha usato un lenzuolo
17 novembre, 22:50

FIRENZE - Si è ucciso alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, schiacciato da una detenzione che non sopportava più. Un ragazzo marocchino si è impiccato nell' istituto penale minorile Meucci di Firenze. Era arrivato lì da poco tempo. Le forze dell' ordine lo avevano sorpreso a Lucca mentre cercava di rubare. Tentato furto era l'accusa per cui era detenuto: il processo era stato fissato per il 23 novembre prossimo. Una storia di solitudine e di disagio profondo quella del giovane venuto dal Magreb e finita in un penitenziario.

"Era solo ed aveva bisogno di un altro tipo di assistenza", rivela Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze. Forse gli addetti non hanno capito il suo disagio, così come i suoi compagni di cella non hanno intuito che qualcosa di tragico si stava consumando a un metro da loro. E tra chi si occupa di giustizia minorile ora c'é sconforto e dolore. Sono le 18, è il momento della doccia. Tocca al giovane marocchino: poche parole con gli altri tre detenuti e l' ingresso nel bagno. Il ragazzo ha già deciso tutto: porta con sé un lenzuolo lo bagna, lo arrotola, lo lega stretto alle sbarre della finestra del bagno. Poi apre l' acqua della doccia, forse per coprire eventuali rumori: sale su una scarpiera, si lega il lenzuolo al collo, si lascia cadere e muore impiccato. Il giudice non lo vedrà, mentre della sua vicenda si sta già interessando il sostituto procuratore della repubblica di Firenze Tommaso Coletta. A scoprire il cadavere del giovane sono stati gli agenti della sorveglianza, chiamati dai compagni di cella che non vedendo uscire il magrebino dal bagno si sono allarmati. Lo hanno chiamato più volte. Dal bagno nessuna risposta, solo il rumore dell' acqua aperta nella doccia. Così sono intervenuti gli agenti che hanno scoperto il ragazzo con il lenzuolo al collo. C'é stato un tentativo per rianimarlo, ma subito i soccorritori si sono accorti che nulla era possibile fare per salvarlo.

E dopo la morte del ragazzo, Corleone lancia l' ennesimo allarme. "In questo anno i suicidi, gli episodi di autolesionismo e le morti in carcere sono stati troppi. E anche per quello minorile di Firenze si comincia a parlare di sovraffollamento. Una sezione è chiusa per carenza di personale e nell' altra abbiamo registrato anche fino a 28 presenze: troppe. Dobbiamo avere il coraggio di avviare un discorso nuovo. Serve più coraggio. Serve una struttura aperta e non il microcarcere che scimmiotta quello per adulti. Questo ragazzo non aveva bisogno del carcere, ma di altro".

Fonte: Ansa.it

15 novembre 2009

"Il Giornale della Toscana": I centri sociali cacciano il gazebo per il crocifisso


...Balle, come al solito. Come sempre.
Nessuno ha cacciato da Piazza della Repubblica la pattuglia di leghisti -anzi, la leghista sola- alle prese con la cialtronata del momento: passava di lì un corteo di gente più assennata, con istanze a confronto delle quali le rivendicazioni identitarie di "cattolici" incapaci di elencare le virtù cardinali o di ricordarsi chi ha scritto la Summa Theologica ma capacissimi di fare il tifo per i campi di concentramento, le guerre d'aggressione e i bombardamenti preventivi mostrano tutta la loro repellente e mestruale pochezza.
Inutile aspettarsi che casalingue, sciampiste e pasionarie da quattro soldi sappiano dire quale odore ha una ferita agli intestini: l'unica guerra che hanno fatto è stata contro gli inestetismi della cellulite e sono riuscite a perdere anche quella.
In considerazione dello n->infinito volte più numeroso corteo che sarebbe transitato da piazza della Repubblica, la gendarmeria ha dunque avvisato 'sti du' crociati che forse era il caso di togliersi da tre passi. L'attivismo politico fiorentino, da sempre, dà tali prove di maturità organizzativa che un numero altissimo di manifestazioni, anche le più accese, viene fatto transitare per tutti i salottini buoni del centro, ivi compresa la piazza Strozzi che ogni tanto serve come passerella agli indossatori di cravatte che prendono il voto "cattolico" e poi passano a fornicare tutto il tempo che non passano a giocherellare con i soldi e con la sorte dei loro sudditi.
Questa la realtà quotidiana in città, da decenni.
Chi invece volesse scorrere l'articoletto, pubblicato il 15 novembre 2009, faccia attenzione alle preoccupazioni del gazzettiere: non si trattava mica di un corteo contro l'occupazione di una terra dove i sionisti continuano ogni giorno il loro tiro al tacchino lontano dai riflettori: il corteo serviva a minacciare la giostrina di piazza della Repubblica e i bambini che la affollano.
Sarebbe interessante sapere in che modo si riesce ad asserire e a pubblicare roba del genere conservando allo stesso tempo il rispetto di se stessi.
Probabilmente, non avendone alcuno.

Il tema "radici cristiane" è ampiamente utilizzato dagli "occidentalisti" perché i sudditi vedano in un nemico-Altro quelle che sono ovviamente colpe, ignoranza, incompetenza, sporcizia morale, idiozia ed incoerenza esclusivamente loro.
Si tratta, in sostanza, di uno di quelle menzogne divenute verità grazie alla ripetizione propagandistica.
Per smentirlo con una risata, e disprezzarne come meritano gli assertori, sarebbe sufficiente campionare un quarto d'ora al massimo della vita quotidiana di chicchessia. Ma una realtà quotidiana in cui la vendita di qualunque bene o servizio passa per l'immagine di un pube femminile rappresenta soltanto l'aspetto maggiormente visibile della questione: un aspetto su cui gli "occidentalisti" non si soffermano mai, postulando ridicolmente la "cattolicità" della società civile in cui vegetano ciarlando, è invece la totale assenza di preparazione e di competenze, peraltro strutturale al suddito "occidentale" contemporaneo, in qualunque materia dello scibile, ivi comprese le materie religiose.
Un'assenza di preparazione e competenze che ha un indotto tanto considerevole da poter essere a buon diritto considerata una sorta di motore dell'economia mondiale; in quanto tale viene incoraggiata con ogni mezzo ed in tutto lo stato che occupa la penisola italiana esistono, fittissimi e numerosissimi, ambienti in cui è sufficiente mostrarsi con un libro in mano per essere guardati con curiosità sospettosa.
Su alcuni degli aspetti che il fenomeno assume a Firenze, è interessante l'articolo pubblicato, lo stesso 15 novembre, su Kelebek a beneficio di lettori che siano soliti riservare alle gazzette e ai pornopolitici l'odio ed il disprezzo che meritano.


Nello stesso giorno l'edizione on line de "La Nazione", una gazzetta in cui la difesa delle "radici cristiane dell'Occidente" convive abitualmente con decine di annunci economici di tutt'altro orientamento, riserva la homepage ad una iniziativa pubblicitaria demenziale messa in piedi in Francia, non potendola per ovvi motivi riservare ad una crisi economica che si sta mangiando viva la penisola o tanto meno ad una crisi sociale ed umana addirittura promossa e caldeggiata con ogni mezzo. L'immagine a corredo è uno scorcio della Francia contemporanea più vera ed autentica: è possibile apprezzare il profondo spirito cattolico degli organizzatori e della folla, ancorché delusa e un tantinello contrariata.
Jeanne d'Arc la Pucelle d'Orléans, Bernadette Soubirous, Sainte Geneviève, Charles Martel... les meilleurs esprits de la France catholique, toujour vivants!
Les racines chrétiennes de l'Europe!

13 novembre 2009

Università di Firenze: ripristiniamo la legalità!


Firenze, Facoltà di Scienze della Formazione (non di Scienze Politiche, come ritenevamo). L'undici novembre 2009 una task force per la denigrazione mediatica composta da una troupe televisiva e da un Tommaso Villa qualunque (uno che scalda una poltrona, al momento non abbiamo ben presente quale) è stata disturbata nel suo intento, e con pieno successo, dalla contromossa di alcuni occupanti; stando alle gazzette, troupe e micropolitico al séguito sarebbero stati attirati in una delle aule occupate ed ivi accolti da una gragnuola di uova.
Dal punto di vista strettamente operativo, non è nulla che non si rimedi con un po' di detersivo e con un buon lavaggio in acqua fredda.
Dal punto di vista strategico è una mezza tragedia: abituati a trattare mustad'afin, minoranze, disperati e nemici designati come se fossero sparring partner, né il micropolitico né i telegazzettieri avevano messo in conto che un meccanismo tanto usato, tanto collaudato ed elettoralmente tanto produttivo fallisse così clamorosamente il suo scopo.
Insomma: a farsi linciare in televisione gli attivisti politici, gli occupanti, i non allineati, i lavoratori, in una parola i vivi, non ci stanno più. Ci hanno messo una decina d'anni a dir poco, ma alla fine almeno questo lo hanno imparato.
Dal giorno seguente comincia comunque la rivendita mediatica dell'accaduto: piagnistei sulle gazzette più accomodanti, interrogazioni in Consiglio comunale, eccetera: è chiaro che se i mestieranti della denigrazione cominciano a rischiare in proprio, le cose rischiano di complicarsi. Il "lavoro" quotidiano della politicanza "occidentalista" comincia a richiedere ai suoi praticanti un salto di qualità che comporta la cosciente assunzione di rischi più o meno palesi per l'incolumità personale: dai gilet schizzati di tuorlo di gallina alle camicine spiegazzate.
Un nostro confidente ci ha fatto sapere che in tempi più normali, e proprio dalle parti di via Laura, ostentare agli scrittori di tazebao il proprio look firmato significò per un malcapitato "occidentalista" ante litteram essere agguantato a sei mani, finire addossato alla parete ed essere firmato sul serio, sulla schiena con un grosso pennarello nero, venendo poi cacciato con l'esortazione "Vah, guarda un po' che bella camicia firmata hai adesso...!".
Dalle dichiarazioni di circostanza appare chiaro che gli "Studenti per la libertà", una ininfluente congrega probabilmente non estranea ad una certa pensata che denunciammo a suo tempo come esempio tipico della ributtante viltà delatoria con cui si fa carriera nella politica contemporanea, contano sui loro mèntori istituzionali per arrivare al "ripristino della legalità".
Bene. Mostriamola un po', questa "legalità".
La foto che riproduciamo qui si riferisce ad un caso che dovrebbe entusiasmare tutti i (pochi, ma sempre troppi) Tommaso Villa della città.
Nel luglio del 1999 a Tehran fu chiuso un giornale "riformista". Nulla di strano: Hitler soffocò l'opposizione in pochi mesi, Mussolini ci mise qualche anno, Stalin non dovette praticamente porsi il problema. Nella "dittatoriale" Repubblica Islamica dell'Iran sono trent'anni che si chiudono (e si riaprono) giornali, il che getterebbe anche una luce per lo meno interessante sulla vitalità politica di un paese caratterizzato da un sistema di governo che solo sulle gazzette "occidentaliste" viene chiamato regime. Ora, un politicante "occidentalista" chiede ai servi gazzettieri di procurargli nemici da schiacciare, non questioni da comprendere; lasciamo dunque la questione a questo punto, e proseguiamo.

Ahmad Batebi

La notte del nove luglio 1999 la protesta fu soffocata dai bassij e dagli ansar-e-hezbollah. Secondo le informazioni a disposizione, confermate anche da una testimonianza da noi raccolta nel 2006 da una testimone oculare, un dormitorio universitario di Tehran fu letteralmente espugnato ed alcuni studenti addirittura scagliati a sfracellarsi nei cortili dai piani alti dell'edificio.
Il risultato? Legalità ripristinata alla velocità della luce, con sistemi che sono musica per le orecchie di chi, telecomando alla mano e scodella dei maccheroni sotto il grugno, ha applaudito alla mattanza genovese del luglio di due anni più tardi; per chi ha creduto, sostenuto e diffuso l'insistente rumour secondo il quale il sangue sulle pareti della scuola Diaz era salsa di pomodoro.

Nella foto (fonte: fouman.com) si vede Ahmad Batebi con la maglia insanguinata di un compagno di studi. Catturato e condannato a morte, Batebi ebbe la pena ridotta a quindici anni. Evaso nel 2008 approfittando di un permesso per motivi di salute, da New York può adesso mandare a dire ai suoi persecutori che le loro mani non lo sfioreranno mai più.
Noi riteniamo gli "occidentalisti" fiorentini capacissimi di auspicare un Batebi anche in via Laura, a mezzo "ripristino della legalità" effettuato con la gendarmeria. Vi sarebbero, certo, delle differenze sostanziali: uno Ahmad nostrano verrebbe accusato di aver macchiato con la conserva la maglia che mostra: la sua vita verrebbe minuziosamente dragata per cercare qualche cosa di spendibile per demolirlo, gli studenti vittime dei gendarmi incrementerebbero in modo per lo meno sorpendente il numero di "cadute accidentali dalle scale" nell'androne della facoltà...