16 febbraio 2023

GKN Driveline a Campi Bisenzio. La situazione a febbraio 2023

 A metà febbraio 2023 la QF di Francesco Borgomeo diffonde comunicati stampa in linea con il clima politico attuale nello stato che occupa la penisola italiana. Lo aveva già fatto lo scorso anno dopo le elezioni politiche, convinta che bastasse sporcare qualche gazzetta per intimidire le persone serie che dal nove luglio di due anni fa stanno coerentemente, seriamente e costantemente operando per il proprio lavoro e per la propria dignità tenendo la "legge" dello stato che occupa la penisola italiana nel conto che essa merita.  
Firenze è e resta una città straordinaria perché vi abbondano organizzazioni e individui che si comportano come se l'esecutivo di Roma non esistesse neppure, per tacere delle gazzette che ne diffondono la propaganda. 
In questa sede e secondo questo spirito si riproducono dunque alcuni comunicati del Collettivo di Fabbrica.

Il 10 febbraio 2023 più di cinquanta lavoratori sono andati a Cassino per conferire direttamente con Francesco Borgomeo, stanti i molti appuntamenti istituzionali disertati secondo una linea di condotta che non sarebbe né comune né tollerata in alcun contesto produttivo.
Il borgomastro su ricordato, in un'iniziativa che indica proprio un taglio netto con le istanze padronali, ha esortato il Collettivo di Fabbrica a "ritrovare un clima costruttivo di serenità".
Di qui la risposta del Collettivo di Fabbrica, diffusa sul Libro dei Ceffi e qui riportata integralmente.

Nardella, una domanda e due proposte

Rispetto alle ultime dichiarazioni del sindaco di Firenze, Dario Nardella, in cui invita i lavoratori Gkn “a ritrovare un clima costruttivo di serenità”, abbiamo da fare una domanda e due proposte.
La prima domanda è semplice: Nardella, ma di cosa stai parlando?
1. Stipendi e tredicesima non pagati da quattro mesi. Nel caso di dicembre e gennaio non solo non è stato pagato un euro, ma non sono state nemmeno consegnate le buste paga. Quei pochi lavoratori di turno di lavoro che oggi raggiungono regolarmente la fabbrica per svolgere la funzione vitale di custodia e manutenzione dello stabilimento spendono benzina senza sapere nemmeno se la giornata verrà retribuita e quando. Colleghi che si sono licenziati e ancora non hanno ricevuto il Tfr. Casi invece in cui è stata consegnata la busta paga, senza però il successivo accredito. Contributi non versati con potenziale danno a chi non aggancia la finestra pensionistica, permessi vari non pagati, con un'azione che quindi sfiora l'appropriazione indebita, ferie autorizzate e poi non pagate. Estintori scaduti. Pioggia che infiltra lo stabilimento. 96 decreti ingiuntivi ad oggi accolti da cinque giudici diversi e azioni di pignoramento in corso. L'azienda invece di pagare, ha smesso appunto di consegnare i cedolini busta paga che permettono di richiedere i soldi! 280 lavoratori che hanno firmato la messa in mora e a fortissimo rischio di danno professionale e psicologico. Questo è nei fatti un procedimento di licenziamento silenzioso.
2. Da mesi siamo ai tavoli a proporre soluzioni, mentre Borgomeo "fugge" dal confronto. Dal 20 dicembre, e dopo una consultazione popolare che ha visto la partecipazione di quasi 17.000 persone, inizia un processo di discussione tra noi e la Regione. Nel corso di questo processo, proponiamo una serie di incontri tecnici in sede di Unità di Crisi per favorire il raggiungimento di una cassa integrazione per riorganizzazione industriale. Tale calendario di incontri – in teoria accettato anche dall'azienda – vede tra le altre cose lo svolgimento di un comitato di proposta e di verifica. Forniamo, con largo anticipo, una disponibilità e una rosa di date tra cui scegliere (8, 9 e 10 febbraio). L'azienda non solo si sottrae ai tavoli, facendo saltare il processo di discussione, ma spedisce alle h 18.57 dell'8 febbraio una mail in cui spiega così la propria assenza al comitato di proposta di verifica: "a seguito di impegni precedentemente fissati, non riusciamo a partecipare nelle date indicate" (!!!). Ricordiamo che la città metropolitana fa parte di tale comitato.
3. Il 20 gennaio l'azienda apre una procedura di cassa integrazione per riorganizzazione industriale. La procedura scade il 13 febbraio. Gli incontri di cui al punto 2 erano necessari per l'accordistica che accompagnasse tale cassa. Proprio mentre siamo a Cassino – ma guarda! - l'azienda ci manda una mail dove si dichiara disponibile "all'esame congiunto relativo alla riorganizzazione industriale a partire dal 21 febbraio". Frase che in italiano non vuol dire nulla e che situa il primo confronto “A PARTIRE DAL 21 febbraio, esattamente un mese dopo l'apertura della procedura e oltre la sua scadenza naturale. Un altro mese buttato! Forse calcolando cinicamente che per noi vuol dire un altro mese senza stipendio. Sia chiaro, quindi: come in tutta questa vicenda, la cassa integrazione non viene agganciata per esclusive responsabilità aziendali.
4. Siamo alla completa inversione della causa e dell'effetto. L'attuale situazione è determinata dall'immobilismo aziendale, dalla rottura di ogni relazione sindacale e la discussione sulle soluzioni industriali e anche dall'immobilismo del quadro istituzionale. Nardella riveda quanto da lui stesso dichiarato il 15 novembre. Oggi siamo al 13 febbraio.
5. L'attività della Rsu, del Collettivo e della sua struttura associativa non si è mai fermata, anche senza stipendi: piani industriali presentati dalla Rsu, dal Collettivo e dal suo Comitato Tecnico e Scientifico, una consultazione popolare autogestita, attività associativa in sinergia con i bisogni sociali del territorio. Accusare la Rsu e il Collettivo di Fabbrica e 300 famiglie che – senza reddito! - continuano a progettare, discutere, insieme e sul territorio, del futuro della propria fabbrica denota sinceramente un certo grado di strumentalità.
6. Noi a Cassino ci siamo andati e ci riandremmo ogni qual volta fosse necessario. Non per vezzo ma perchè, l'abbiamo scritto e detto: siamo gli unici a non permettere che il nostro territorio venga oltraggiato. E andremo ovunque finché avremo la forza e la dignità di farlo. Perché nulla abbiamo da temere, perché vero è quello che diciamo, vero è quello che facciamo. Perchè fugge dai territori chi i territori calpesta. E scappa dalle soluzioni chi è parte del problema. Ogni singola parola da noi proferita è documentabile e documentata.
Tutto questo Nardella non può non saperlo. Se invece non lo sa, o se è male informato da questo o quel canale politico di riferimento, non parli della nostra condizione. Avevamo chiesto che chiunque volesse parlare di una vicenda come Gkn, si informasse a pieno e nel dettaglio, ci chiedesse, o fosse in fabbrica con noi a vivere e toccare con mano quella condizione.
E a questo punto, invitiamo noi Nardella a fare parte della nostra serenità. Che per noi fa rima con dignità, non con immobilità.
Serenità che non dobbiamo ritrovare perché non abbiamo mai perso.
Perchè la nostra dignità operaia non si lascia di certo turbare dall'ultimo Borgomeo.
Chiediamo che il sindaco di Firenze si privi degli ultimi quattro stipendi – se vuole, può donarli o prestarli alla cassa di mutuo soccorso Gkn – e continui a privarsi dello stipendio finché questa sarà la nostra condizione e finché l'immobilismo aziendale e istituzionale impedisce un reale piano industriale. Che impari insieme a noi la serenità di non pagare mutui, bollette e spese per i figlioli.
La seconda proposta, è che ci sia una dichiarazione e una presa di posizione da parte della città metropolitana, di Nardella stesso e di ogni candidato a sindaco del comune di Campi Bisenzio che non ci sarà alcun cambio di destinazione d'uso del terreno su cui sorge la fabbrica. E che naturalmente alle dichiarazioni, seguano gli atti formali preposti.
Il sospetto, totalmente legittimo ormai, è che i corpi degli operai Gkn non si siano frapposti solo tra la fabbrica e la delocalizzazione ma anche tra la fabbrica e la speculazione immobiliare. Altrimenti non si capirebbe cosa c'è di tanto scomodo in un collettivo operaio che progetta e difende un patrimonio industriale. Togliamoci ogni dubbio: blindiamo la destinazione d'uso.
Naturalmente queste non sono le nostre uniche proposte. Le nostre proposte sono molteplici (intervento pubblico, consorzio industriale, piano industriale ecc) e sono articolate nei nostri testi, ampiamente condivisi in sede istituzionale e quindi noti alla stessa città metropolitana, e e nelle nostre azioni. Ma su questo Nardella, quando vuole, si smarca: non sono sue competenze.
Ma siccome rompe il suo silenzio sulla nostra vicenda, e non per invitare a pagare gli stipendi, ma invitarci alla serenità senza stipendio, ci siamo sentiti di fare due proposte che sono in linea con le sue competenze.
Dario, stai sereno. (12 febbraio 2023)


Massima allerta solidale: Qf verso la liquidazione?

1. Quarto mese senza stipendio. Senza tredicesima. L’azienda non ci manda nemmeno le buste paga, i cedolini dello stipendio, da dicembre. Senza benzina per raggiungere i turni per svolgere l’attività vitale di custodia e manutenzione a salvaguardia della fabbrica. 98 decreti ingiuntivi approvati. Con un prototipo di Cargo Bike prodotto con le nostre mani e uno sguardo alla produzione di rinnovabili. Con un progetto di fabbrica pubblica e socialmente integrata. Senza nulla, ma pieni di orgoglio e dignità.
2. Borgomeo si prepara alla liquidazione? Voci insistenti si moltiplicano. Se così fosse, tutti lo sanno sulle nostre teste e alle nostre spalle. Se così fosse, questo sta avvenendo in barba ad ogni trasparenza sociale, contrattuale, sostanziale e formale. Sarebbe l’ennesimo schiaffo a istituzioni e tavoli tra le parti sociali. Il che dovrebbe come minimo fare indignare. L’indignazione, di solito, è un moto della dignità. E da sola, è ben poco. Ma pare che anche quel poco per le istituzioni sia troppo.
3. Ieri sono avvenuti i primi due pignoramenti mobiliari in Qf: da quel che ci è stato detto, è stato pignorato un robot motoman e un macchinario automatico per il controllo qualità denominato “Vision”. Eccellenze industriali, investimenti recenti, di industria 4.0, che giacciono inutilizzate e sprecate. L’azione legale dei lavoratori arriva a fare chiarezza dove un intero sistema istituzionale fallisce. E’ un dato di fatto.
4. Abbiamo presentato i piani industriali il 20 dicembre, dopo 10 giorni di consultazione popolare. Da lì sono partiti ulteriori incontri di approfondimento. La cassa integrazione per riorganizzazione è stata individuata come possibile strumento della messa a disposizione dello stabilimento ai piani di reindustrializzazione dei lavoratori e allo scouting pubblico della Regione. Il 20 gennaio Qf ha aperto la procedura di cassa. La procedura scadeva il 13 febbraio. Senza perdere un attimo, abbiamo dato disponibilità a incontri serrati, giorno e notte se necessario. Qf è sparita e ha dato disponibilità a discutere DAL 21 febbraio. 20 dicembre, 20 gennaio, 21 febbraio: così va avanti da mesi, sprecando mesi come fossero noccioline, di incontro in incontro. Incontri inconcludenti per dare l’impressione che qualcosa si discute, per non discutere di nulla. Borgomeo è uno sprecatore di mesi. Un cinico uso del tempo – deliberato o no, ognuno si faccia un’idea – con l’effetto di provare a indebolire e logorare la vertenza e il Collettivo di fabbrica.
5. Il diritto alla retribuzione è inviolabile. Non esistono “finestre di privazione retributiva” con un contratto a tempo indeterminato. Ed è il soggetto privato, l’impresa, che deve agganciare un eventuale ammortizzatore sociale. Se l’imprenditore privato – per incompetenza o pura negligenza o qualsiasi altro motivo – non è in grado di agganciare l’ammortizzatore sociale, paga il rischio di impresa, pagando gli stipendi. E’ un banale principio di responsabilità che vale per tutti, per noi, per voi, non per Francesco Borgomeo e per il Ministero del Lavoro, evidentemente. Con l’invenzione della cassa straordinaria retroattiva in deroga, infatti, il Ministero del Lavoro sancirebbe che si può decidere a febbraio 2023 come tu eri al lavoro e come avresti dovuto essere pagato nel 2022 (!!!).
6. Dalle visure, risulta che Pvar è diventata la controllante di Qf/Gkn Firenze al posto di Plar. Anche se il 23% del capitale sociale della Pvar è della Plar. Pvar è la seconda società creata da Borgomeo. La prima era Plar, creata nel 2021. Nel maggio del 2022, è stata creata la Pvar. La Pvar si occupa di “acquisizione di complessi, aziendali qualunque sia il loro oggetto sociale, (…) l’acquisto, la permuta, la vendita, la costruzione, la ristrutturazione di beni immobili”. L’eventuale liquidazione e questo cambio societario alludono forse ad una pura operazione immobiliare?
7. Firenze, sta succedendo di nuovo. Come alla Bekaert, come all’Electrolux. Sta succedendo ora. “Ma noi siamo ancora qua, eh già!”. Possiamo essere l’ennesimo episodio di ciò che è già avvenuto. O il precedente di quello che finalmente può cambiare. Ed è forse per questo che ci assediano: non si possono permettere un precedente. Ed è questo invece quello che ci stiamo giocando in questa vicenda. Noi ci stiamo giocando lo stipendio e il posto di lavoro. Voi tutti vi state giocando un precedente in grado di scompigliare l’intera politica di deindustrializzazione e impoverimento del paese.
8. Gli assedi a volte si rompono. Le maschere a volte cadono. La verità a volte riesce ad arrivare prima della bugia. E a volte la fabbrica riparte. Magari pubblica e socialmente integrata, mutualistica, in linea con una vera transizione ecologica. Massima allerta solidale, perché è il punto più buio della notte. Il punto più duro che però di solito precede l’alba. Massima allerta solidale, ognuno al proprio posto in questa vicenda. (15 febbraio 2023)


10 febbraio 2023

10 febbraio, Giorno del Piagnisteo.

 

Allora. I comunisti si sono svegliati una mattina e hanno deciso che bisognava ammazzarli tutti.
La propaganda dello stato che occupa la penisola italiana si basa su questa premessa e da anni impone anche alle amministrazioni periferiche una giornata celebrativa di questo piagnisteo vittimista.
A Firenze abbondano le persone serie. E le persone serie trattano la propaganda dello stato che occupa la penisola italiana con la sufficienza intrisa di scherno con cui l'hanno sempre trattata. Anzi, l'esecutivo insediatosi da qualche mese può costituire un motivo per calcare ulteriormente la mano con la reazione logica e ovvia che si ha nei confronti dei diktat che arrivano da Marte.
Una reazione che iconograficamente prende forma nelle bandiere della Repubblica Federale di Yugoslavia esposte come ogni anno dal Centro Popolare Autogestito Firenze Sud con la tranquilla briosità di chi è sicuro delle proprie ragioni.
I ben vestiti che condividono ristoranti, prebende e compagnia femminile con il democratismo rappresentativo e con quelli delle gazzette possono sporcare ogni giorno l'agenda mediatica e il web con materiali in linea con la linea decisa dallo stato che occupa la penisola italiana.
Le persone serie invece, compatibilmente col fatto che lavorano tutto il giorno, si interessano come è ovvio che sia a materiali e letteratura di orientamento opposto.

WuMing ha pubblicato nel corso degli anni una lunga, esauriente e documentata serie di confutazioni alla propaganda "occidentalista".
Il tono a tratti irridente rende piacevole una lettura in cui si addita con puntiglio allo scherno dei lettori un certo numero di guitti, cialtroni in malafede, mezzi busti e bellimbusti specializzati in ciarle ad alta tiratura (nei casi più commoventi, neanche tanto alta).

In questa sede ci si è occupati di un po' di letteratura, di cui si forniscono i rimandi.
Davide Conti, L'occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della "brava gente".
Gianni Oliva, "Si ammazza troppo poco". I crimini di guerra italiani (1940-1943).
Joze Pirjevec, Foibe.
Giacomo Scotti, Dossier foibe.
Eric Gobetti, L'occupazione allegra. Gli italiani in Jugoslavia (1941-1943).
Eric Gobetti, "E allora le foibe?"
Claudia Cernigoi, Operazione foibe a Trieste.
Boris Pahor, Piazza Oberdan.


17 gennaio 2023

Campagna "Noi non paghiamo": al Centro Popolare Autogestito Firenze Sud cena e concerto

Il 14 gennaio 2023 il Centro Popolare Autogestito Firenze Sud ha ospitato una cena di sottoscrizione e un concerto dei cuneesi Lou Tapage e dei Malasuerte Fi Sud, band che attorno al CPAFiSud gravita da quasi venticinque anni. Entrambe le iniziative, gremite, sono servite a sostenere la campagna Noi non paghiamo (salvato su archive.org).
La Lega ha deplorato (qui su archive.org) anche di recente l'esistenza del Centro Popolare Autogestito Firenze Sud -che da trentaquattro anni ospita iniziative in cui i "valori" occidentali sono volta per volta confutati, svalutati, disprezzati, disconfermati o semplicemente derisi- e ha deplorato anche l'iniziativa specifica (qui su archive.org).
Due ottimi motivi per dare a entrambe le cose rilievo in ogni sede. Si è quindi pensato di pubblicare qualche video su Youtube, di scriverne sul Cinguettatore, su Instagram e sul nuovo coso Poliverso, una specie di Libro dei Ceffi ma sperabilmente senza tizi in felpa che diventano miliardari grazie alla pochezza umana.
Tra i brani suonati dai Lou Tapage una cover di Fabrizio de André esplicitamente dedicata a Alfredo Cospito, al momento in cui scriviamo vicino ai novanta giorni di sciopero della fame (qui su archive.org) in segno di protesta contro il duro regime carcerario cui è sottoposto al sostanziale fine di chiudergli la bocca.
Ripetiamo.
Cospito è nato a Pescara e non a Shiraz e non è nemmeno una bella ragazza.
Soprattutto, certe cose vanno benissimo se fatte a Tehran, a L'Avana, a Minsk o a Caracas: gli appassionati di rave party si mettano fiduciosi sulla strada per Kiev, troveranno l'approvazione dell'intero gazzettificio peninsulare e delle madri non sposate che si atteggiano a difensori dei valori cattolici cui il gazzettame ha tirato la volata per anni. Attenzione a non sbagliare latitudini perché nell'"Occidente" della democrazia da esportazione l'esistenza delle pecore nere non è prevista e basta una scritta su un muro per vedersela con la gendarmeria politica nel tripudio delle tolleranze zero e dei giri di vite che sono la passione degli stessi gazzettieri di cui sopra.

09 gennaio 2023

Fuori Alfredo Cospito dal 41 bis

 

Nello stato che occupa la penisola italiana vige un sistema elettorale che lascia per un motivo o per l'altro priva di rappresentanza almeno la metà degli aventi diritto al voto, più un considerevole numero di persone che diritto al voto non lo hanno neppure. "Asticelle", "sbarramenti", liste di candidati imposte dalle segreterie di partito secondo criteri che riescono a compendiare ripugnanza e inutilità, agende e pratiche politiche sporche in ogni senso sono più che sufficienti ad allontanare dalla partecipazione chiunque abbia un minimo di rispetto di sé. Questo fenomeno, affermatosi insime alla totale interiorizzazione dei "valori occidentali" primo fra tutti il completo ottundimento di qualsiasi grado di coscienza politica, agevola la autoreferenzialità di chi siede in organi di rappresentanza e del relativo gazzettificio, che in sostanza non devono nemmeno preoccuparsi troppo di eventuali contestatori dal momento che gli unici comportamenti leciti sono quelli di consumo (e neppure tutti) e che qualsiasi cosa non procuri un reddito a questo mondo di ben vestiti può tranquillamente essere derubricata a terrorismo.
Intendiamoci. Procurare noie alla gendarmeria o al compendio che fa la spola fra un ristorante e un'aula consiliare per motivi diversi dal tornaconto va benissimo, purché lo si faccia a Tehran o a l'Avana. Azzardarsi solo a pensarlo, dalle parti di Montefiascone o di Piancastagnaio, porta diritti a
grossi guai.
Si riporta con sollecitudine (anzi, "senza ritardo") il testo di un'affissione anarchica che riguarda un caso del genere  -comparsa sui muri di Firenze nei primi giorni di gennaio del 2023- al solo scopo di dare diffusione a materiali invisi ai ben vestiti su ricordati. Alfredo Cospito non è nato a Esfahan e non è neppure una fanciulla in fiore; dal punto di vista mediatico questo lo rende controproducente, specie se a parità di trattamento. 

Il fatto che gli autori dell'affissione si siano concentrati su contenuti e consegne concreti anziché fare sfoggio di "linguaggio inclusivo" rende l'iniziativa degna di ancora maggiore approvazione.  

Fuori Alfredo dal 41 bis

Alfredo Cospito è un anarchico imprigionato da ormai 10 anni. In attesa di una sentenza che potrebbe costare l'ergastolo a lui e alla compagna Anna beniamino, lo Stato italiano ha deciso di rinchiuderlo nella sezione 41 bis del carcere sardo di Bancali, in una condizione di autentica tortura psichica e sensoriale. La sua colpa? Aver continuato anche dal carcere a diffondere attraverso i suoi scritti le sue idee di rivolta. Per questo dal 20 ottobre Alfredo è in sciopero della fame a oltranza, disposto anche a morire pur di non essere torturato a vita. A suo sostegno anche altri compagni (Juan, Ivan, Anna) stanno rifiutando il cibo nelle carceri italiane e francesi. La scelta di Alfredo è coraggiosa quanto estrema: fare del suo corpo una barricata contro una classe dominante e il suo stato che ci vorrebbero muti e rassegnati, sempre più liberi di non dire altro che "signorsì" e lasciarci opprimere e sfruttare in silenzio.
Per questo siamo a suo fianco. Per questo non lo lasceremo solo.

Alfredo Cospito
CC Bancali
Loc. Bancali - Strada Provinciale 56 n. 4
07100 Sassari


04 gennaio 2023

Alessandro Orsetti per Alfredo Cospito. Centro Popolare Autogestito Firenze Sud, 2 gennaio 2023.

 Nello stato che occupa la penisola italiana la "libera informazione" e gli organi di rappresentanza non deplorano manifestazioni violente, distruzione di centrali e mezzi della gendarmeria, blocchi stradali, vandalismi ed episodi di resistenza deliberata a gendarmi in borghese o in divisa.
Non stanno neanche a guardare al perché: chi manifesta ha sempre ragione, specie se è una ragazza nel fiore degli anni
o presunta tale che poi è andata incontro a una fine spaventosa o presunta tale.
Purché tutte queste cose avvengano a Tehran, a Minsk, a Caracas, a L'Avana e in altre località dove questo sia desiderabile.

Nello stato che occupa la penisola italiana e in ogni caso laddove vigono ordinamenti postulati come conformi alla "democrazia occidentale", di contro, è sufficiente una scritta su un muro per passare qualche guaio. La politica di rappresentanza e le amministrazioni locali sono ridotte da anni a non sapere letteralmente più cosa vietare, e questo stupendo stato di cose a sentir loro andrebbe anche difeso armi alla mano contro
eventuali aggressori.

Si riceve preghiera di diffusione del materiale qui riprodotto; si dà pronto seguito alla richiesta per rilevare ancora una volta la lievissima dissonanza qui riassunta.

Nota. Nell'ordinamento penitenziario in vigore nello stato che occupa la penisola italiana, il "41bis" denunciato nel video è un particolare
regime carcerario ideato per fare poltiglia delle menti fortemente strutturate di determinate categorie di prigionieri.



Dissolvenza iniziale, versione acustica di "Quattro metri quadri". Testo di Enrico Signori, musica dei Malasuerte FiSud.

Ciao a tutti. Sono alessando Orsetti, sono il babbo di Lorenzo Orsetti, Orso, Tekosher, combattente.
Un giovane che dall'agosto del 2017 al 18 marzo 2019 è partito per sostenere la rivoluzione dei curdi nella Siria del nord est. È morto il 18 marzo 2019 combattndo contro l'ISIS.
Io mi ricordo, e non posiamo nessuno di noi dimenticarci nei suoi scritti, la celebre frase, la frase che ha scritto e che ci interpella tutti a fondo. Quando ha detto "ogni tempesta inzia con una singola goccia, cercate di essere voi quella goccia".
Ecco, oggi c'è una goccia che speriamo dia il via a una tempesta. questa goccia è Alfredo Cospito, che attualmente è recluso nel carcere di Sassari. Lui è un uomo, un combattente, un anarchico, una persona che al momento dal 28 ottorbe a oggi, più di settanta giorni, è entato in sciopero della fame per protestare contro il 41 bis, la punizione di carcerazione cui è stato sottoposto. Lotta contro il 41 bis e contro l'ergastolo ostativo.
Lui ha pochissime ore d'aria durante il giorno, non può avere contatti con l'esterno, non ha corripsondenza e quella che ha è censurata, non può vedere altro che i familiari ma una volta al mese per un'ora, non può veramente avere che poochissime cose in cella eccetera. È una situazione veramente disumana, si configura cpome tortura. Noi sappiamo che veramente lui sta cercando di mettere in luce la situazione che si sta avendo nelle carceri. Una situazione che dietro il paravento della riabilitazione e della rieducazione in realtà molto spesso umilia e schiaccia i detenuti, coloro che sono all'interno delle carceri.
Dobbiamo fare qualche cosa per lui ma dobbiamo fare qualche cosa per tutta la situazione delle carceri; noi sappiamo che non sono solo i detenuti al 41 bis ma tutti i carcerati, i detenuti sono in una situazione disumana. Allora, oggi c'è un appello. Un appello a mobilitarsi, un appello a tenersi informati, un appello a partecipare alle manifestazioni.
Alfredo ha bisopgno di noi.
Quindi siamo qui per dire, fuori Alfredo dal 41bis.

Dissolvenza finale, versione corale di "In un antico palazzo", canzone del collettivo bolognese Sarabanda.


17 dicembre 2022

La moschea di Firenze resiste allo sfratto

La Moschea degli Omayyadi di Damasco com'era nel 2007.
Se le gazzette possono ciarlare di moschee in "Occidente" mostrando folle dall'aspetto cencioso, in questa sede si affronta l'argomento ricorrendo a iconografie di segno -ovviamente- opposto.


Il 16 dicembre l'afflusso di centinaia di credenti ha impedito a Firenze lo sfratto della Masjid al Taqwa di Borgo Allegri.
La gendarmeria antisommossa avrebbe potuto tranquillamente averne ragione; gli "occidentalisti" e le loro gazzette non avrebbero chiesto di meglio; di qui la conferma (l'ennesima) della convinzione diffusa che gli ufficiali della gendarmeria abbiano in molti casi un'intelligenza e un senso dell'opportunità politica di molto superiori a quelle del politicame "occidentalista" e delle gazzette che sporca.
La moschea di Firenze si trova nel centro storico di una città gentrificata ed è ipso facto una presenza finanziariamente intollerabile, visto che la vicinissima piazza dei Ciompi è diventata il solito salotto cittadino e che il fondo occupato dalla Masjid al Taqwa potrebbe ospitare una mangioteca dove si vende a trentacinque quello che vale due. Conviene legalissimamente distruggere ogni residua esperienza di aggregazione poco redditizia e tentare la sorte: se proprio le cose vanno male si seguono esempi autorevoli, numerosi e documentati. A loro somiglianza, si mette con discrezione in valigia la propria collezione di carabattole costose (orologi, cravatte...) e si va a tentare la sorte altrove -magari in luoghi dove le moschee abbondano- lasciandosi andare anche a qualche invettiva contro la gretta ingratitudine di una città tanto poco comprensiva.
Le persone serie non frequentano mangioteche, non sfoggiano carabattole costose, non si fanno un'opinione delle cose consultando gli scrittarelli delle gazzette (e se lo fanno è per schernirne tanto gli autori quanto i lettori), traggono il loro reddito dal lavoro e non da investimenti industriali e immobiliari, e approvano senza condizioni la resistenza dei credenti di Borgo Allegri.
Le libertà si prendono; non si mendicano e non si comprano. 
 
 

10 dicembre 2022

Barbara Balzerani e Gabriele Toccafondi. Ogni promessa è debito


I tempi di chi lavora non sono quelli delle gazzette, e men che meno quelli di chi ricopre cariche elettive in qualche democrazia occidentale, ivi compreso lo stato che occupa la penisola italiana.
Solo dopo anni siamo riusciti a mantenere la promessa fatta a Gabriele Toccafondi e a presentare in questa sede le recensioni di tutti i libri di Barbara Balzerani editi da DeriveApprodi.
I nostri lettori ricorderanno la serqua di contumelie indignate che la presentazione di un libro di questa autrice in un centro sociale di Firenze provocò negli ambienti del democratismo rappresentativo e del gazzettificio che ad esso risponde.
Qualsiasi cosa dica, scriva o pensi chi vi ha militato, i corpi armati irregolari -anche se sconfitti e sciolti da decenni- vanno bene a L'avana, a Tehran, a Caracas; non certo in "Occidente" e nella Firenze occhiuta di mille telecamere, dove si ha ogni cura nel far sì che basti una scritta su un muro per attirare su ogni indiziato la curiosità della gendarmeria politica.
Le recensioni sono on line da diversi mesi, volta per volta pubblicizzate sul Cinguettatore. Se ne dà conto in questa sede approfittandone per presentare i peraltro minimi aggiornamenti nel CMS e nella grafica di iononstoconoriana.com.