09 gennaio 2015

Firenze, questione Nidiaci - Bartlett: manifestazione in Piazza Tasso il 10 gennaio alle 15,30.


Firenze, Via del Leone (San frediano), gennaio 2015.

La carica sovversiva della politica "occidentalista" emerge anche dal registro linguistico della sua propaganda. Così come le guerre d'aggressione diventano esportazioni di democrazia ed i civili massacrati diventano vittime collaterali, la svendita dei beni pubblici diventa valorizzazione.
A Firenze, purtroppo per i ben intenzionati, ci sono molte persone che invece chiamano guerra la guerra, massacri i massacri, svendite le svendite e menzogne le menzogne.
Un po' di queste persone si ritrovano il 10 gennaio in Piazza Tasso.
E qui c'è una spiegazione del perché.
Sabato 10 gennaio alle 15.30, l'Oltrarno scenderà in piazza per la questione Nidiaci-Bartlett, con un corteo che partirà da Piazza Tasso.
A dicembre, l'Amministrazione Comunale ci ha comunicato una proposta di accordo che comprendeva (sostanzialmente) il rientro in possesso pubblico di uno spicchio di giardino con la costruzione di un edificio su tale spicchio; in cambio, il Comune dovrebbe permettere al privato di utilizzare come vuole un'area che è in uso pubblico da un secolo (una spiegazione più dettagliata la potete leggere qui: http://www.nidiaci.com/2014/12/11/bartlett-nidiaci-un-accordo-inaccettabile/ ).
Questa proposta ci ha colti di sorpresa, perché ci ricordavamo impegni molto diversi.
Il 13 maggio scorso, l'allora candidato a sindaco, Dario Nardella, ha visitato il giardino Bartlett-Nidiaci, come fecero anche tutti gli altri candidati a sindaco. Il sindaco era accompagnato, tra l'altro, dall'allora e attuale assessore all'urbanistica, Elisabetta Meucci.
Nel corso della sua visita, Nardella e la Meucci hanno preso precisi impegni, che noi abbiamo registrato e messo in rete a suo tempo:
https://www.youtube.com/watch?v=kwczKpCjxBs
Questi impegni sono stati presi in un momento in cui la posizione del Comune era più debole di ora, perché non avevamo ancora presentato la documentazione che mette in serio dubbio addirittura la proprietà privata stessa dell'area ( http://www.nidiaci.com/2014/09/18/dagli-archivi-emerge-che-il-bartlett-nidiaci-e-un-bene-pubblico/ ).
Il video potete guardarlo da voi, ma ecco alcune frasi chiave dette durante la visita:
DARIO NARDELLA: ..."allora, noi dobbiamo rimetterci al lavoro per le cose da fare... e quindi  il nostro obiettivo rimane sempre lo stesso, ora però dobbiamo essere ovviamente più incisivi,  e cioè quello di rientrare in possesso della Ludoteca e del giardino, dello spazio al chiuso e dello spazio all'aperto"....
..."per la fruizione piena di questo luogo e cioè quello di entrare in possesso di questo complesso sia  della Ludoteca che dello spazio
all'aperto"...
..."utilizzeremo tutti i mezzi immaginabili per ottenere il risultato"....
..."se si presenta un braccio di ferro, noi  un braccio di ferro lo facciamo fino in fondo"...
..."abbiamo perso tempo, abbiamo perso anche una buona parte di credibilità "...

ELISABETTA MEUCCI: ... "abbiamo di nuovo nel Regolamento urbanistico apposto il vincolo pubblico... l'abbiamo reiterato come nel Piano regolatore sia su tutto
il giardino, che sulla Ludoteca"...
..."accantoneremo le somme per l'esproprio"...

DARIO NARDELLA: ..."un vero e proprio esproprio"... "nell'interesse della pubblica utilità "...
...."trovare gli strumenti giuridici, che ci consentano di raggiungere questo obiettivo"...
..."ci sono una serie di strade che abbiamo imboccato"...
.."prima, con le buone, provare ad ottenere la Ludoteca e lo spazio e se.... con le buone maniere non è possibile, useremo tutti gli strumenti della legge"....
..."procediamo con l'azione di esproprio"...
..."dobbiamo fare tutto quello che per legge ci è consentito fare"...
..."sposiamo al cento per cento la vostra esigenza, al cento per cento..."

 UNA CITTADINA domanda: ..."Renzi si era [espresso?]  su questa cosa dell'esproprio diversi anni fa nel 2011, ora siamo nel 2014... i finanziamenti... [per l'esproprio]?
Dario NARDELLA risponde: ... "i soldi li troviamo"...

Ora siamo nel 2015 e l'amministrazione comunale in carica comunica quanto segue:

 07/01/2015 - Nidiaci, l’assessore Meucci: “Un’opposizione irresponsabile vorrebbe spingerci verso una causa interminabile e incerta. Noi non stiamo a questo gioco ottuso, prospettiamo soluzioni”

“Non siamo qui a inseguire puntigli ma a perseguire l’interesse dell’Amministrazione a valorizzare uno spazio pubblico tra i più preziosi per l’identità di una parte della città. Un’opposizione irresponsabile vorrebbe invece spingerci verso una causa interminabile e incerta, senza alcun reale interesse per le esigenze dei cittadini”. Così l’assessore alle Politiche del territorio e Patrimonio Elisabetta Meucci intervenendo sulla vicenda del giardino e della ludoteca dei Nidiaci.
“La proprietà dei Nidiaci ha finalmente presentato un atto d’obbligo con cui si impegna, con una polizza fideiussoria di 275mila euro, a realizzare una nuova ludoteca nello spazio che gli appartiene e a donarla al Comune insieme ad una parte del terreno sul quale sorgerà. Una soluzione a una questione molto intricata e controversa che va a favore degli abitanti della zona, consentendo di tornare a garantire un servizio che era venuto a mancare - ha proseguito l’assessore Meucci – In più, permette di riqualificare e ampliare un giardino storico e prezioso per la città. L’interesse dell’Amministrazione è e rimane quello di valorizzare al massimo questo spazio rendendolo il più possibile fruibile. Questa soluzione – ha aggiunto l’assessore Meucci – non solo incrementa il patrimonio comunale con un costo zero per l’Amministrazione, ma rispetto alle soluzioni valutate in passato, non va a ridurre altre offerte come il Centro giovani, che rimane nello stesso luogo. L’alternativa che le opposizione prospettano a tutto ciò è quella di una causa dall’esito incerto e dai tempi lunghissimi che di fatto congelerebbe il futuro del giardino e della ludoteca. Noi non stiamo a questo gioco ottuso, lavoriamo per trovare e realizzare soluzioni”.

Chi apprezza la verità e la concretezza non vuole avere nulla a che fare con le figate pazzesche di chi vive in total wealth ("...ci si sveglia al mattino, si fa colazione e non si fa niente fino alla sera...").
E soprattutto ha anche un'opinione piuttosto precisa di chi "inizia da giovanissima le sue interazioni e relazioni con il pubblico".



08 gennaio 2015

Libero n'est pas Charlie




Satira ed "occidentalismo" non sono mai andati d'accordo. Non appartengono agli "occidentalisti" il disincanto, il distacco divertito, l'acutezza indispensabili per satireggiare: nel corso degli anni una delle ultime pubblicazioni satiriche della penisola italiana -nota tra le altre cose per non ospitare alcuna pubblicità commerciale, scelta che della libertà propriamente detta è conditio sine qua non- ha dovuto affrontare una certa serie di delazioni e di cause civili, intentate di solito proprio da "occidentalisti" di minuscolo calibro e puntualmente finite con tante scuse, tra gli sghignazzi degli stessi esponenti del potere giudiziario. 
Agli "occidentalisti" appartengono invece il grigiore chino e mortifero e la piattezza conformista che vengono gabellate per serietà -e che vengono usate per paludare i pilastri dell'ideologia "occidentalista", rappresentati dall'incompetenza, dalla menzogna e dalla malafede- e la mimesi satanica di un reale con il quale essi non hanno altro che rapporti labili e discontinui.
Nel mondo infero e sovvertito degli "occidentalisti", conditio sine qua non della libertà è il vendersi al miglior offerente.
 Per una volta proviamo qui a satireggiare a nostra volta, e secondo toni che non ci appartengono affatto, ricordando una vecchia pubblicità di un istituto bancario.
Ci sono stati, non troppo tempo fa, anni di princisbecco in cui dominava una stolta e pervasiva atmosfera di abbondanza ed in cui hanno ancora oggi fondamento la forma mentis ed il sistema di "valori" degli "occidentalisti". Fu un periodo non troppo lungo, in cui la maggior parte dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana si pensava certamente destinato ad una sorte da duro, generoso e spietato petroliere del Texas.
Per questo tipo di pubblico qualche agenzia pubblicitaria si inventò una banca in doppiopetto grigio. All'occhiello di ogni dipendente era prevista un'orchidea.
Non è passato neanche molto: la disoccupazione è ai massimi da quando ci si degna di misurarla, la situazione è nota a chiunque voglia vederla, e i sudditi hanno dovuto adattare il proprio stile di vita a modelli più abbordabili: pallone, maccheroni e videocassette pornografiche, altro che Stetson.
Tutte cose che fanno pensare che all'occhiello di ogni dipendente -pardon, collaboratore- e non solo di quelli delle banche, sia oggi previsto... un orcodìo. 
In poche righe abbiamo usato una battuta blasfema per dileggiare gli "occidentalisti" e i loro "valori": possiamo andare avanti.
Possiamo andare avanti constatando che se qualcuno azzera a colpi di mitra la redazione di una rivista satirica, un "occidentalista" non dovrebbe avere alcunché da ridire: in fondo, quei cialtroni se la sono cercata: hanno avuto quello che si merita chi osa infastidire gli esponenti dell'ordine costituito e soprattutto i loro servi. 
Invece.
Invece l'occidentalame da gazzetta cicaleggia come al solito ingiungendo prese di distanze senza se e senza ma. In questo eccelle il solito campionario di guitti più o meno in sovrappeso: per eccellere occorrono cognizione di causa nulla e malafede altissima. Fare le cose come tiratura comanda è facile, come dimostra la gazzetta "Libero" che intendiamo dileggiare e che nulla, obiettivamente, impedirebbe di considerare una testata satirica a tutti gli effetti.
Nel 2001 "Libero" si presentava come apertamente bellicista: o si sostenevano le pazzesche aggressioni "occidentali" o si passava all'istante dalla parte dei terroristi, contro i quali tutto era lecito. Dopo quindici anni i risultati dell'intraprendenza yankee sono sotto gli occhi di chiunque voglia vederli, e l'islamofobia c'a' pummarola 'n coppa ha prodotto frutti spettacolosamente ridicoli e sostanzialmente inutili, pagati per intero dai sudditi dal momento che inchieste giudiziarie e guerre d'aggressione (capitanate dai migliori strateghi che la penisola potesse produrre, dei veri esperti in discoteche) hanno costi piuttosto rilevanti. 
Comunque, "Libero" statuisce l'otto gennaio 2015 che "questo è l'Islàmme".
Allora.
Le versioni dei fatti su cui possiamo far conto a poche ore di distanza dall'accaduto indicano alcuni elementi precisi, qui riassunti.
L'obliterazione dell'obiettivo è stata realizzata con una quality operation portata a termine in modo ordinato ed in tempi brevissimi da un ristretto nucleo di fucilieri, che ha potuto ritirarsi dalla zona d'operazione senza subire perdite e riducendo al minimo le vittime collaterali.
Se l'azione fosse stata diretta contro Kayhan o contro il Tehran Times, e se gli autori si fossero detti sionisti, se ne sarebbe senz'altro letto in questi termini.
Dopo quindici anni di democracy export e dopo settant'anni di occupazione sionista in cui episodi come questo sono stati ordinaria amministrazione e modus operandi che nessuno si è mai sognato di discutere, l'islàmme andrebbe considerato come minimo un allievo volenteroso, capacissimo di rispondere con intelligente cattivismo allo stupido buonismo con cui la feccia gazzettiera spiega qualunque fenomeno della vita associata non risponda all'interesse dei propri referenti.
Va anche notato che gli autori dell'azione sono arrivati sul posto in una berlina nera di produzione recente, ottimamente tenuta. Gli "occidentalisti" sono molto sensibili all'eleganza formale ed anche questo dettaglio -soprattutto questo dettaglio- dovrebbe riscuotere la loro approvazione.


04 gennaio 2015

L'anno nuovo


"Tutto quello che temevamo di subire dal comunismo -che avremmo perso la nostra casa, i nostri risparmi, che saremmo stati costretti a lavorare per salari da fame senza nessuna voce in capitolo all' interno del sistema- è diventato realtà col capitalismo".

Jeff Sparrow


28 dicembre 2014

Prato: il professor Aldo Milone valuta il compito dell'amministrazione comunale


L'esperimento amministrativo "occidentalista" nella città di Prato è stato bruscamente chiuso dopo cinque anni senza che le "radici cristiane" della "civiltà occidentale" nel territorio amministrato abbiano dato particolari segni di ripresa.
Tra i protagonisti mediaticamente più coperti di questa stagione politica c'era un certo Aldo Milone, oggi limogé nella pattuglia rappresentativa degli oppositori dove è passato dall'esercizio dell'arte divinatoria a quello della valutazione scolastica.
Fine dicembre dev'essere un periodo straordinariamente parco di argomenti; pur di finire sulle gazzette va anche bene atteggiarsi a professori di scuola media.
Inferiore.
E allora, assecondiamo Aldo Milone e scriviamo qualcosa che possa descrivere in modo realistico l'ultima amministrazione di cui ha fatto parte, e al tempo stesso rispettare questa sua passione per l'insegnamento: ci serviremo per questo di una citazione, tratta proprio da un classico della letteratura scolastica per le scuole medie.
Inferiori.


 "Molti generali passarono ore terribili sul campo di battaglia; ma egli ne passò di ben più terribili nel suo gabinetto, quando l'enorme opera sua poteva rovinare di momento in momento come un fragile edifizio a un crollo di terremoto; ore, notti di lotta e d'angoscia passò, da uscirne con la ragione stravolta o con la morte nel cuore..."

Edmondo de Amicis, 1886.

26 dicembre 2014

Ramzy Baroud - Il 2014, anno di cambiamenti in Palestina


Traduzione da Asia Times.

In termini di vite umane, il bilancio del 2014 per i palestinesi è terribile. Gli orrori del 2008 e del 2009, anni in cui una guerra dello stato sionista contro la striscia di Gaza ha provocato miligiaia di morti e feriti, sono stati superati.
Esistono aspetti del conflitto che ristagnano, compresi tra un'Autorità Palestinese imbelle e corrotta e la natura criminale delle guerre e dell'occupazione intentate dallo stato sionista, ma ci sono anche motivi per sostenere che nel 2014 sono cambiate le carte in tavola, almeno in una certa misura, e questa non è una cattiva notizia.
Entro certi limiti, il 2014 ha permesso a quanti cercano di capire la realtà del conflitto tra palestinesi e sionisti di vedere un po' più chiaro, in mezzo alla ridda di narrative contrastanti. Ecco cinque motivi per pensare che le cose stiano cambiando.

1. Un modo diverso di concepire l'unità palestinese. I due principali partiti, Hamas e Fatah, in aprile sono arrivati ad un accordo per un governo unitario. Nonostante questo, in pratica non è cambiato molto. Certo, a giugno è stato ufficialmente formato un governo, che si è per la prima volta riunito ad ottobre. Solo che in pratica Hamas governa ancora Gaza, e praticamente da solo ha fatto fronte alle questioni successive alla guerra sionista di luglio ed agosto. Probabilmente l'Autorità Palestinese di Mahmoud Abbas spera che le massicce distruzioni subite indeboliranno Hamas fino a indurlo a sottomettersi politicamente, specie se l'Egitto continuerà a tenere ermeticamente chiusa la frontiera di Rafah.
Mentre i partiti non riescono a raggiungere un'intesa, la guerra dei sionisti contro Gaza ha ispirato una recrudescenza della lotta nella West Bank. I piani sionisti per colpire luoghi santi a gerusalemme, con particolare riferimento alla moschea di Al Aqsa, insieme alla profonda angoscia provata dalla maggior parte dei palestinesi per i massacri perpetrati a Gaza dallo stato sionista, stanno lentamente producendo un'ondata di piccole insurrezioni. C'è chi pensa che alla fine la situazione troverà sbocco in un conflitto su vasta scala, il cui teatro saranno tutti i territori. Diverso è chiedersi se nel 2015 avrà luogo una terza Intifada. Quello che conta è che il piano lungamente ordito per dividere i palestinesi sta fallendo, e che finalmente sta prendendo forma una nuova narrativa condivisa incentrata sulla lotta comune contro l'occupazione.

2. Un nuovo paradigma per la resistenza. La discussione sulle forme di lotta che i palesinesi dovrebbero o non dovrebbero adottare sta perdendo centralità e vigore, non tanto per merito di qualche volenteroso attore internazionale, ma per merito dei palestinesi stessi. I palestinesi hanno praticamente deciso di utilizzare qualunque forma efficace per resistere sia in grado di scoraggiare le mosse militari dello stato sionista, come hanno fatto i combattenti per la resistenza a Gaza.
Nonostante l'ultima guerra sionista abbia ucciso quasi duemiladuecento palestinesi e ne abbia feriti oltre undicimila, civili per la maggior parte, non è riuscita a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi, espliciti o impliciti che fossero. Anche stavolta è servita a ricordare che lo stato sionista non può più basare i propri rapporti con i palestinesi sulla mera posizione di vantaggio che gli deriva dall'utilizzo della forza militare pura e semplice.
Mentre lo stato sionista si accaniva contro i civili, la resistenza ha ucciso settanta sionisti, oltre sessanta dei quali erano militari; anche questo è un elemento importante, che dimostra il grado di maturità raggiunto dalla resistenza palestinese. Durante la seconda intifada i bersagli erano stati per lo più civili, in quella che era più il riflesso di una situazione disperata che non una strategia vincente.
Entro un certo limite, la legittimazione della resistenza si rispecchia nella recente decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea di togliere Hamas dalla propria lista delle organizzazioni terroristiche.
La resistenza nella West Bank sta prendendo altre forme. Nonostante debba ancora evolversi verso una concreta campagna di attività volte a contrastare l'occupazione, sembra stia assumendo una propria identità, orientata verso obiettivi pratici e praticabili. Il fatto è che nel dibattito sta perdendo rilevanza l'idea che esista una sola via praticabile, e si sta facendo strada l'idea, promossa dagli stessi palestinesi, che si possa avere verso la questione un approccio integrato.

3. Il movimento per il boicottaggio normalizza il dibattito sui crimini sionisti. Un'altra forma di resistenza si sta concretizzando nel movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) che sta continuando a crescere, a rinvigorirsi, a guadagnare sostenitori e a raggiungere sempre nuovi traguardi. Il 2014 non è stato solo un anno in cui il BDS è riuscito ad ottenere il sostegno di molte organizzazioni della società civile, di molti accademici, di scienziati e personaggi famosi, oltre a portare il proprio messaggio a persone di ogni settore della società. Il BDS è riuscito a fare qualcosa di altrettanto importante, ha normalizzato il dibattito sullo stato sionista in molti ambienti, in tutto il mondo. Prima, qualunque critica contro lo stato sionista era considerata tabù. Adesso, questo tabù è stato infranto per sempre.
Il mettere in discussione la levatura morale e la possibilità all'atto pratico di boicottare lo stato sionista non è più argomento che intimorisce: in molti spazi mediatici, in molti ambienti universitari ed in altre sedi la questione è all'ordine del giorno.
Nel 2014 la discussione sul boicottaggio dello stato sionista è stata presente nel mainstream come mai prima. Negli Stati Uniti, su questo, deve ancora essere raggiunta una massa critica, ma la questione ha preso l'abbrivio grazie a studenti, religiosi di entrambi i sessi, personaggi famosi e gente comune. In Europa il movimento ha conseguito ampi successi.

4. Le compagini parlamentari avvertono che qualcosa è cambiato. Tradizionalmente la maggior parte del sud del mondo ha portato incondizionato sostegno ai palestinesi, mentre l'Occidente si è schierato a prescindere a fianco dello stato sionista. Dopo gli accordi di Oslo si è sviluppata in Europa una posizione meno di parte; i paesi europei hanno cercato di trovare un equilibrio tra occupati ed occupanti. A volte l'Unione Europea ha azzardato timide critiche contro l'occupazione sionista, continuando però al tempo stesso a rappresentare il maggior partner commerciale dello stato sionista ed a fornire armamenti al suo esercito che li avrebbe poi usati per compiere crimini di guerra a gaza e per sostenere l'occupazione militare della West Bank.
Questa politica senza mordente è stata messa in discussione dai cittadini di vari paesi europei. La guerra dei sionisti contro Gaza, l'estate scorsa, ha mostrato come mai in precedenza le violazioni ai diritti umani ed i crimini di guerra dello stato sionista, rendendo intanto evidente l'ipocrisia dell'Unione Europea. Per allentare la pressione alcuni paesi dell'Unione hanno preso posizioni un po' più convinte contro lo stato sionista, hanno rivisto la loro cooperazione militare ed hanno messo in discussione con maggiore perentorietà le politiche di destra del Primo Ministro sionista Benjamin Netanyahu.
A tutto questo sono seguite alcune consultazioni parlamentari in cui è stato espresso parere largamente favorevole al riconoscimento dello stato palestinese. Decisioni del genere sono prettamente simboliche, ma indicano un inequivocabile mutamento nell'atteggiamento dell'Unione Europea verso lo stato sionista. Netanyahu continua ad inveire contro la "ipocrisia" degli europei, forse rassicurato dall'incondizionato sostegno di Washington. Solo che la presa di Washington sul Medio Oriente in tumulto sta venendo meno: il Primo Ministro sionista potrebbe presto trovarsi costretto a riconsiderare l'atteggiamento che si è sin qui ostinato a conservare.

5. La democrazia sionista svelata nella sua essenza. Per decenni lo stato sionista si è autodefinito stato ebraico e stato democratico allo stesso tempo. L'obiettivo era chiaro ed era il mantenimento della condizione superiore degli ebrei sugli arabi palestinesi, presentandosi al tempo stesso come moderna democrazia "occidentale", di fatto "l'unica democrazia del Medio Oriente". Dal momento che i palestinesi e molti altri non si sono mai esibiti in questo defilé della democrazia, molti hanno accettato questa dicotomia facendo poche obiezioni. Lo stato sionista non ha una costituzione; ha un codice che viene definito "legge fondamentale". Dunque, non esiste nulla nell'ordinamento sionista che possa essere considerato un "emendamento costituzionale". Il governo di Netanyahu ha fatti pressioni sul parlamento, la Knesset. La Knesset metterà sostanzialmente nero su bianco i nuovi principi su cui lo stato sionista prenderà a fondarsi. Uno di questi principi è destinato a definire lo stato sionista come "lo stato-nazione del popolo ebraico", mettendo così tutti i cittadini non ebrei dello stato sionista in condizioni di minorità.
Da tutti i punti di vista e secondo ogni intenzione i cittadini palestinesi dello stato sionista sono stati trattati come paria e discriminati in molti modi. La nuova "Legge Fondamentale" rappresenterà la conferma costituzionale della loro statuita condizione di inferiorità. Il paradigma democratico ed ebraico ha operato al meglio, mettendo alla luce la realtà dello stato sionista come essa è.

Il prossimo anno
Sicuramente nel 2015 molte cose rimarranno come sono: l'Autorità Palestinese continuerà con ogni mezzo a disposizione la propria lotta per l'esistenza e per mantenere i privilegi garantiti dallo stato sionista, dagli USA e dagli altri. Anche lo stato sionista continuerà a trarre coraggio dal sostegno economico degli Stati Uniti, dal loro incondizionato sostegno e dal loro appoggio militare.
Sotto questo aspetto, il prossimo anno sarà prevedibile e frustrante. Ma il nuovo e concreto slancio di cui è protagonista l'opposizione non è probabile che venga meno: continuerà a denunciare e a sfidare l'occupazione sionista da una parte, e ad aggirare l'imbelle ed autoreferenziale Autorità Palestinese dall'altra.
Per la Palestina il 2014 è stato un anno molto doloroso, ma anche un anno in cui la resistenza del popolo palestinese ed il sostegno di cui gode si sono rivelati troppo forti da incrinare o da spezzare. In questo, può esserci molto di consolante.


Ramzy Baroud è un editorialista di fama internazionale, consulente mediatico, scrittore e fondatore di palestinechronicle.com. Il suo ultimo libro è My father was a freedom fighter: Gaza's untold story (Pluto Press, Londra).

18 dicembre 2014

Daoud Abdullah - Per la Corte di Giustizia dell'Unione Europea Hamas va tolto dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Si presenta l'occasione per correggere una linea politica ormai priva di credito.



Traduzione da Middle East Monitor.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha deciso di annullare l'iscrizione di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche. Una decisione attesa da tempo contro un atto che non sarebbe nmai dovuto avvenire, in primo luogo perché, come ha attestato la stessa Corte, la decisione presa a suo tempo "non si basò su atti esaminati e confermati dalle autorità preposte a farlo, ma su imputazioni fattuali che derivavano dalla stampa e da internet".
Negli ultimi mesi il voto di vari parlamenti dei paesi membri e il voto dello stesso parlamento europeo ha deliberato in favore del riconoscimento dello stato palestinese; anche questa, come la decisione della Corte, non è cosa destinata a produrre mutamenti immediati alla linea politica attualmente in vigore. Non si tratta assolutamente di un punto di arrivo, ma di sviluppi che comunque mettono alla luce un'importante crepa nel muro della propaganda e della connivenza che hanno consentito allo stato sionista di non rendere conto delle proprie azioni e di negare i diritti dei palestinesi.
La decisione della Corte consente comunque a chiunque di fare appello e di fornire prove concrete del coinvolgimento di Hamas in attività terroristiche. Dal momento che dal 2001 ad oggi nessuno ha potuto provare alcunché, è difficile che le cose cambino nelle prossime settimane.
 Alastair Crooke è stato consigliere per il Medio Oriente di Javier Solana, rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e la sicurezza fra il 1997 e il 2003. Crooke ricorda ancora con stupore e costernazione il ruolo che l'ex Segretario degli Esteri britannico Jack Straw ebbe per l'iscrizione di Hamas nella lista nera. Crooke era a Downing Street; Straw arrivò trafelato nella stanza dove si trovava assieme ad un altro consigliere, gongolante perché aveva persuaso il proprio omologo tedesco Joschka Fischer a mettere Hamas nella lista. 
Il Regno Unito e la Germania hanno entrambe grosse responsabilità storiche per aver aperto quella perenne piaga che spesso viene considerata la questione palestinese. Non è cosa campata in aria sostenere che l'una, l'altra o entrambe cercheranno nei prossimi tre mesi di produrre davanti alla Corte qualche "prova" che serva a tenere Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Secondo Crooke, che tra le altre cose ha lavorato per il MI6 in Palestina, la decisione di mettere Hamas nella lista nera fu presa in base alla dottrina del "la sicurezza innanzi tutto", che poteva tollerare uno stato palesinese solo se le necessità di sicurezza che lo stato sionista aveva unilateralmente definito si fossero concretizzate. Si è cercato per giunta di sottomettere i palestinesi da ogni punto di vista e di smantellare la resistenza. Hamas è un movimento di resistenza che si dedica con risolutezza alla propria concezione di una Palestina libera, ed è stato ovviamente considerato un ostacolo; di qui la decisione politica di considerarlo terroristico nella sua interezza, sia per quanto riguardava il suo braccio politico sia per quanto riguardava quello militare.
Ovviamente furono fatte anche altre considerazioni di carattere politico. Demonizzando una delle fazioni palestinesi e favorendone un'altra, si posero con molta cura le basi per una riprovevole divisione, a tutt'oggi diventata una caratteristica quasi permanente nel panorama politico palestinese. Il divide et impera che è sempre stata la tattica classica dei britannici e degli europei.
Al momento la dcisione della corte ha una portata essenzialmente simbolica, ma costituisce una piattaforma utile per una riconsiderazione dell'approccio politico nei confronti di Hamas sia in Occidente che in Medio Oriente. In Europa si metterà in discussione l'utilità di una politica estera condotta sulla base di ritagli di giornale e di notiziari assortiti. Una discussione giusta ed opportuna.
In concreto, e grazie ai suoi politici, l'Unione Europea si è cacciata in un angolo a furia di decisioni strampalate; questa potrebbe essere l'occasione buona per uscirne. Se l'Europa intende seriamente impegnarsi perché in Palestina la politica sia basata sull'inclusione e sulla  rappresentanza, questa è la sua occasione. Se invece pensa ancora di poter negare il fatto che Hamas è un protagonista nella vita politica palestinese, sia l'europa che i suoi politici sono destinati a restare perennemente delusi.
In pratical a decisione della Corte rappresenta per l'Unione Europea anche l'occasione per togliere il sostegno all'esiziale e medievale assedio della striscia di Gaza. Negare cibo, medicine e una vita decente a quasi due milioni di persone non ha alcuna giustificazione, è contrario a qualsiasi morale e non trova alcuna base giuridica.  Anzi, è una cosa che contraddice le stesse leggi che gli europei hanno aiutato a redarre, e su cui hanno apposto la loro firma.
David Cameron adesso deve dare il buon esempio. E' stato lui che all'inizio del suo mandato, nel luglio del 2010, ha detto che Gaza non può e non deve rimanere un campo di concentramento". Anche se governi della regione come quello egiziano intendono mantenere il blocco, il signor Cameron non dovrebbe permettere che la linea politica del suo paese resti ostaggio di partigianerie col paraocchi ed intrise di spirito vendicativo, specie quando a farne le spese è un'intera popolazione.
Nei prossimi tre mesi ci sarà di sicuro in Europa una battaglia al calor bianco tra lobby filosionista da una parte e voci giuste e ragionevoli dall'altra. L'una chiederà che Hamas rimanga in lista nera, le altre che si smetta di baloccarsi con questa roba. Ormai è chiaro che quando fu adottata una certa linea politica ci si basava sull'errata convinzione che lo stato sionista sarebbe stato di parola e si sarebbe ritirato dai territori occupati, riconoscendo l'esistenza di uno stato palestinese. Adesso sappiamo che si è trattato di un grossolano errore di calcolo.
In un àmbito più immediato, la decisione della Corte della UE traccia anche una linea di condotta per Mahmud Abbas e per il suo movimento Fatah, che si sono sempre mossi con esitazione sul fronte della riconciliazione nazionale, temendo che i governi europei ed occidentali avrebbero posto il veto a qualsiasi tentativo di includere Hamas nel processo politico. Non fosse che per questo, e se davvero esiste in Europa qualcosa di simile al rispetto per la legge e per la giustizia, la decisione della Corte deve rimanere senza opposizioni.