19 marzo 2013

A Socialismo Rivoluzionario non piacciono le aggressioni alle donne del PD


Il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran tra gli alti quadri del sepah-e pasdaran-e enghelab-e eslami.
La Repubblica Islamica dell'Iran costituisce una realtà tra le più invise alla ininfluente organizzazione settaria di cui si tratta in questo scritto; un motivo in più per diffonderne la propaganda.

La città di Firenze è ancora molto ricca di organizzazioni ed individui che traducono nella politica di piazza una weltanschauung centrata sulla civiltà anziché sul progresso, che della civiltà rappresenta nel migliore dei casi un caricaturale opposto.
Accanto ad organizzazioni ed individui che fanno politica di piazza, si trovano anche organizzazioni ed individui che ne hanno fatta.
Una di queste è Socialismo Rivoluzionario, che su un proprio sito web (lacomuneonline.it) ha pubblicato una divertente serie di considerazioni sulle manifestazioni del 9 marzo 2013, ovvero la passeggiatina "occidentalista" di Casaggì Firenze ed il suo rancoroso e assai più partecipato contraltare.
Socialismo Rivoluzionario è un gruppo settario a carattere endogamico che alcuni anni fa reagì in modo piuttosto scomposto alle critiche che un certo Stefano Santarelli muoveva in un suo libro, con tanto di nomi, cognomi, fatti, date e documenti. Si tratta di un libretto che recensimmo con piacere, frutto com'era del coinvolgimento di un collega di malefatte telematiche come Miguel Martinez. Ad esso rimandiamo affinché le considerazioni che seguono possano essere intese nella giusta ottica.
Anzi, nella giusta prospettiva.

Jacopo Andreoni | 17 Marzo 2013
Firenze: al corteo antifascista aggredite donne del PD
La violenza degli estremisti
Sabato 9 marzo scorso, a Firenze, settori legati alle destre parlamentari avevano indetto una manifestazione in occasione della giornata nazionale di commemorazione delle vittime delle Foibe. Come avviene da alcuni anni, per contraltare da parte di un cartello di realtà dell’estremismo e antagonismo fiorentino, è stata convocata una contro-manifestazione antifascista.
Delle decine di persone che hanno animato la prima ci interessa ben poco, salvo la necessaria denuncia di questi tristi figuri, fascistoidi, che ancora oggi, in nome dell’arrivismo, dell’egoismo sociale e del razzismo, si riconoscono in personaggi di assoluto e pericoloso squallore come il Cavaliere ed il suo entourage.
Ma anche dalle poche centinaia che hanno dato vita al corteo antifascista abbiamo avuto una riprova di quanto ormai la politica e l’azione delle sinistre, in particolar modo di quelle estremiste sempre più qualunquiste e violente, sia espressione di una decadenza senza fine. Infatti alcuni settori dei centri sociali e della rete dei collettivi studenteschi, forse frustrati dal non aver potuto fare la loro triste e rituale schermaglia con polizia o avversari, hanno pensato bene di riversare la loro rabbia reazionaria contro le uniche due donne, figlie di partigiani, che avevano osato sfilare portando una bandiera del PD. Aggredite a male parole, spintonate fuori dal corteo, sono state costrette a lasciarlo, insieme ai militanti di SEL che le hanno difese e che se ne sono andati per protesta, costringendo l’ANPI, che aveva co-promosso la manifestazione, a sfilare separata ed il suo presidente provinciale (Silvano Sarti, partigiano di 88 anni) a camminare da solo, tra gli insulti, ai lati del corteo.
Alle due donne e a tutti coloro che hanno subito gli attacchi da parte di quegli “ultras della democrazia” ridotti al lumicino, va la nostra solidarietà. Noi, che a quella manifestazione abbiamo scelto di non partecipare, conoscendo bene il clima che vi si respirava e non condividendone né la piattaforma né la motivazione (non scendiamo in piazza a rivendicare i massacratori titoisti), stiamo impegnandoci quotidianamente per costruire solidarietà e accoglienza, per cercare di dare vita ad aggregazioni umane sempre più basate su valori etici positivi e condivisi. Loro, i qualunquisti estremisti violenti, respingono e aggrediscono chi non la pensa esattamente come loro. Anche per questo la politica, anche quella delle sinistre istituzionali o estremiste che siano, è destinata a finire, o, più evidentemente, è già finita.

Si tratta di un testo piuttosto lungo ed articolato; forse troppo, se si pensa che l'organizzazione che lo ha curato e pubblicato non era neppure interessata agli avvenimenti.
E' appena il caso di segnalare il registro linguistico e l'inventio queruli e frignoni, degni della miglior tradizione gazzettiera dell’”occidentalismo” fiorentino, quello che all'indomani dei cortei intitolava piagnucoloso di “centri sociali contro il crocifisso” prima che i conti in rosso e la giustizia penale rimettessero al loro posto molti dei buoni a nulla che percepivano persino un reddito per scrivere roba del genere.
Ma andiamo avanti.
Socialismo Rivoluzionario omette con gran cura di spiegare che per anni ed anni ha praticato ovunque (non solo a Firenze) assidui tentativi di “entrismo” in quelle sinistre estremiste sempre più qualunquiste e violente che adesso disprezza tanto. In termini operazionali, Socialismo Rivoluzionario inviava una delle proprie iscritte in tutti gli ambienti della sinistra più o meno extraparlamentare in cui si tenessero assemblee e cercava di imporre, con metodi ben descritti da Santarelli, le proprie priorità e la propria direzione. I risultati non sono mai stati gran cosa perché ad una linea politica obiettivamente spassosa che Socialismo Rivoluzionario avanzava (ed avanza) nell’affrontare ogni campo della vita associata si accompagnavano metodi filistei improntati ad un utilizzo abituale della delazione che in poco tempo attiravano sui propagandisti -e soprattutto sulle propagandiste- di SR lo scherno, la diffidenza ed il disprezzo variamente espresso di tutta la compagine presa di mira.
Socialismo Rivoluzionario nascondeva i propri caratteri endogamici (le cui nefandezze sono anch’esse oggetto di esposizione da parte di Santarelli) dietro un fastidioso linguaggio politicamente correttissimo, che diventò anch’esso oggetto di aperta derisione (“…leslashi lavoratricislashtori…”; “…Leslashi compagneslashi…”) e che soprattutto faceva letteralmente a pugni con una realtà dei fatti e con una pratica politica improntate a metodi esattamente opposti ed il cui scopo ultimo altro non era che il mantenimento e l'espansione della struttura organizzativa, secondo dinamiche proprie dei gruppi settari.
Una lettura particolarmente crudele del testo di Santarelli farebbe concludere che gli ideatori di Socialismo Rivoluzionario abbiano messo in piedi tutta la faccenda per assicurarsi una compagnia femminile fidelizzata ed entusiasta.
In un contesto del genere, si potrà immaginare quale trattamento Socialismo Rivoluzionario abbia sempre riservato al dissenso, specie se documentato; quanti difettino di immaginazione possono ricorrere a Santarelli per trovare esempi concreti che colpiscono per la somma e cristallina abiezione manifestata dagli attori coinvolti.
In capo a qualche anno Socialismo Rivoluzionario si è ovviamente trovata all’angolo, poco aiutata ad uscirne da mosse politiche pazzesche dettate da null'altro che da una ferrea autoreferenzialità, e da una visione di grossi temi geopolitici che si potrebbe eufemisticamente definire “coraggiosa”.
Di qui,la decisione -sicuramente presa dai vertici e fatta metabolizzare a tutto il resto dell'apparato senza tante discussioni- di cambiare atteggiamento e di ritirarsi letteralmente in campagna, in un casolare in cui ogni estate si insegna l'amore reciproco. Una decisione che non dev'essere costata gran che, se teniamo presente che l'azione efficace sul piano politico è sempre stata nei fatti l'ultima delle preoccupazioni di questo gruppo.
Le aggressioni sono una cosa serissima e dolorosa, al pari della violenza estremista; richiede un coinvolgimento fisico in prima persona del quale il nove marzo non abbiamo avuto sentore.
Questo significa che il 9 marzo nessuno ha aggredito donne del PD.
Su cosa sarebbe potuto succedere a uomini di SR non ci sentiamo invece in grado di fare previsioni.

14 marzo 2013

Prato: il fervore politico "occidentalista" fiorisce entusiasta ed influente


Il 14 marzo 2013 non è passata neppure una settimana dalla passeggiata in compagnia di Casaggì Firenze. Avevamo motivo di pensare che dietro certi toni da gazzettiere obeso e furibondo vi fosse una realtà piuttosto evanescente, testimoniata anche dal trascurabile numero di partecipanti raccolti da una manifestazione con pretese "nazionali".
In una via senza traffico della città di Prato esiste questo fondo commerciale. Forse una ventina di metri quadri.
I poster sono quelli di una formazione "occidentalista" non solo in ottimi rapporti con Casaggì Firenze, ma anche -e soprattutto- custode delle radici cristiane d'"Occidente" in questa contrada di Frangistan.
Vale la pena di notare che la ricristianizzazione della città procede con regolarità ed efficacia; la molto pubblicizzata realizzazione di un qualcosa che si chiama "Prato Sex", avvenuta nel completo silenzio (e probabilmente nella più o meno esplicita approvazione) dei benissimo rappresentati distaccamenti locali di sedicenti crociati, fa pensare che i capi 2353, 2354 e 2355 del Catechismo della Chiesa Cattolica non facciano parte dei piani di battaglia. Su cosa ne sia stato del capo 2356 è il caso di mostrarsi misericordiosi, evitando di tirare conclusioni affrettate.
Sono le ore di metà pomeriggio di un giorno qualunque. Serranda abbassata per metà, non un anima in giro, la raccomandazione di rivolgersi ad un altro indirizzo "per le consegne di pacchi e posta".
Sul prossimo manipolo in partenza per il Quarnaro, nessuna indicazione.

12 marzo 2013

Achille Totaro: una politica di sobrietà, consapevolezza e competenza storiografica


I lettori di questo blog conoscono relativamente bene la figura e le res gestae di Achille Totaro; si tratta di uno storiografo di rara competenza che gli avversari politici hanno fatto oggetto di terribili minacce. Almeno fino a qualche tempo fa si poteva anche rintracciare una eloquente correlazione tra certi suoi comunicati stampa e certe dimostrazioni di intraprendenza della gendarmeria di stanza a Firenze.
Ora, Achille Totaro è grasso.
E di Scandicci.
Si tratta di caratteristiche che ne fanno un individuo unico ed irripetibile. Unite ad un curriculum vitae in cui non si nota traccia alcuna di attività lavorative o di professionalità acquisite, gli hanno permesso di occupare per anni cariche rappresentative in varie sedi istituzionali. Al momento in cui scriviamo l'apice della sua carriera politica è rappresentato da cinque anni passati a scaldare uno scranno della camera alta, prevista dall'ordinamento dello stato che occupa la penisola italiana.
Il 9 marzo 2013 Casaggì Firenze ha organizzato l'annuale passeggiata tra amici, interpellando qualcosa come cinque o sei organizzazioni pur di riuscire a mettere insieme un centinaio di persone disposte a camminare per cento metri reggendo drappi verdi, bianchi e rossi sotto la pioggia battente.
Uno dei momenti salienti della giornata è rappresentato dalla foto in alto.
C'è da credere che l'elettorato passivo costretto a intervenire, dopo la fastidiosa rassegna della servitù in mezzo agli stendardi fradici, avrà trovato salienti le ore successive, trascorse -glielo auguriamo- in ambienti più asciutti e meglio forniti di quelle derrate e di quella compagnia cui sono abituati i politici "occidentalisti".
Preso forse alla sprovvista dalla defezione dell'oratore principale, Achille Totaro avrebbe sciorinato a beneficio dell'umidiccia conventicola di presenti che tiravano su col naso qualche anticipazione degli ultimi risultati della sua attività accademica, e si sarebbe scagliato contro l'incommensurabilmente più nutrito corteo avversario
definendo i manifestanti "quattro ubriaconi che forse nemmeno sanno perché stanno sfilando". Totaro ha chiesto che quello della tragedia delle foibe sia "un ricordo di tutti, perché non si può fare speculazione politica su una tragedia".
In un contesto normale, in cui si agisca in considerazione del principio di realtà, dell'obiettività e della competenza, nessuno avrebbe motivo di dubitare delle parole di Achille Totaro; dovremmo dunque considerarlo un individuo sobrio e consapevole del perché delle sue azioni, ed ammettere che non abbia mai tratto alcun giovamento dalla speculazione politica sulle tragedie.
Come i nostri lettori sanno bene, la menzogna e la mimesi satanica sono parte integrante ed abituale della pratica politica "occidentalista". Ne consegue che "occidentalismo" e normalità, "occidentalismo" e principio di realtà, "occidentalismo" ed obiettività, "occidentalismo" e competenza sono concetti che si escludono mutualmente. Per cui possiamo tranquillamente accantonare una visione tanto lodevole e specchiata iniziando ad opporre ad essa controprove di facilissimo reperimento.
La prima è rappresentata dagli scenari che la propaganda politica "occidentalista" ha privilegiato a Firenze. Chi muove agli avversari politici l'accusa di شــــرب الخمـــر ha militato fino a ieri in una formazione politica solita organizzare manifestazioncine elettorali in mescite costose.
Nel giugno 2009 alcune di queste mescite sollevavano il deciso interesse della gendarmeria, che invece di uscire in cerca di qualche corteo di studenti eseguì una trentina di arresti senza il minimo riguardo per l'indubbia eleganza degli arrestati e per il tenore di vita che erano in grado di esibire, portandoci a pensare che il notevole successo commerciale delle mescite interessate non fosse da ascrivere esclusivamente all'eccellenza del loro succo d'arancia.
Un contesto del quale si può affermare tutto ed il contrario di tutto, ma che è difficile presentare come un monumento alla sobrietà.
Il secondo punto facilmente confutabile è rappresentato dalla consapevolezza delle proprie azioni. La confutazione getta un'altra luce interessante sulle competenze storiografiche di Achille Totaro.
Il rapporto degli "occidentalisti" con la "giustizia" è notoriamente ambivalente, nel senso che in un mondo a misura di "occidentalista" giudici, gendarmi e galere si limitano ad accanirsi contro soggetti la cui repressione (anche fisica) sia utilizzabile con profitto dalla propaganda. In questo campo sono stati sicuramente compiuti molti importantissimi passi avanti; nonostante questo, non sempre un "occidentalista" riesce ad evitare di rendere conto delle proprie azioni.
Uno di queste residuali circostanze coinvolse alcuni anni fa proprio Achille Totaro. Durante una piccola discussione gli era successo di tacciare pubblicamente di assassino Bruno Fanciullacci, senza sapere che si trattava di un combattente insignito di un'altissima onorificenza al valore militare. Non tutti la presero bene, e la cosa finì con tutta calma in tribunale.
In veste di imputato Achille Totaro dichiarò spontaneamente che
"...Io non è che mi sono alzato la mattina e improvvisandomi storico o interessato alla storia mi sono messo a parlare della figura di Fanciullacci o di Gentile. Ho fatto quelle affermazioni in un contesto ben preciso che mi permetto, Presidente, di poterle raccontare. 
...Io signor presidente, non conoscevo la storia e la fine che aveva fatto Fanciullacci, glielo dico con sincerità. ...Men che meno conoscevo tutte le opere che ha scritto Giovanni Gentile... Secondo me, se uno ammazza una persona disarmata mentre rientra a casa non è un eroe, ma un assassino. ...Io continuavo a non sapere; poi, ho saputo dopo, e ho conosciuto le vicende che riguardavano il partigiano Fanciullacci. ... Io parlavo dell'episodio specifico in sé. ....Gli altri coimputati, anche loro non conoscevano questa cosa [...] loro, le affermazioni le hanno fatte il giorno dopo ancora perché hanno saputo quello che avevo detto io... e hanno fatto questa cosa di solidarietà nei mei confronti; per la verità... sono stato l'ispiratore anche di quello. Non mi ero informato sulla questione, non pensavo dicendo quelle cose di offendere alcuno".
Dalle affermazioni di Achille Totaro possiamo anche trarre conclusioni molto divertite e molto ingenerose anche sulla canina fedeltà dei suoi gregari.
Resta il terzo punto, che è quello di più facile e generale confutazione.
Le formazioni politiche "occidentaliste" hanno fatto della speculazione sulle tragedie altrui, per solito compiuta a mezzo gazzettina, un'arma propagandistica di utilizzo talmente abituale da non lasciare che l'imbarazzo della scelta. Basterà ricordare il padre che voleva uccidere la figlia in coma; i nostri lettori potranno trovare tutto il materiale loro occorrente presso il primo venditore di gazzette in cui si imbatteranno la prima volta che usciranno di casa.

09 marzo 2013

9 marzo 2013. Casaggì Firenze e gli "altri impegni" di un sabato piovoso


Il 9 marzo 2013 si sono tenute a Firenze due manifestazioni di piazza: l'annuale passeggiata tra amici indetta da Casaggì Firenze e un corteo di segno opposto, organizzato da mustad'afin privi di rappresentanze elettorali, poco inclini a qualsiasi genere di delega ed altrettanto poco inclini a tollerare bandiere governative, molto giustamente e molto lodevolmente fatte allontanare dal corteo.
Vale la pena riferire della giornata soltanto per un particolare, riportato in modo identico da svariate gazzettine.
Era prevista anche la presenza dell'on. Giorgia Meloni, che pero' non e' potuta venire per altri impegni.
I nostri lettori conoscono Giorgia Meloni per la profonda stima che essa riscuote presso i massimi livelli dell'"occidentalismo" peninsulare e la sua presenza, considerata chissà perché qualificante come poche altre, era prevista da mesi e doveva costituire il nerbo dell'iniziativa: la quarantina di mangiaspaghetti messa insieme dragando tre o quattro province affinché agitasse drappi verdi, bianchi e rossi (pare sia la bandiera dello stato che occupa la penisola italiana) è rimasta con un palmo di naso.
Le ragioni della defezione sono comprensibili e condivisibili: nessuno ambisce di trascorrere un sabato pomeriggio piovoso percorrendo cento metri lungo una strada guardata a vista dalla gendarmeria, per deporre un mazzo di crisantemi davanti ad un cartello stradale lordato dalle vernici spray.
Facile, in queste condizioni, che sopraggiunga qualche impegno.
L'accaduto permette anche di tirare le consuete conclusioni -nel caso ce ne fosse ancora bisogno- sulla considerazione che i politici "occidentalisti" riservano alla propria servitù fiorentina.

Post scriptum. La "libera informazione", mentre il corteo era ancora per le strade, è intervenuta soccorrevole a dare moltissimo risalto alla versione dei fatti fornita dalla decina di alfieri governativi cacciati dal corteo.
Il blogger fiorentino Riccardo Venturi ha pubblicato sull'argomento uno scritto dai toni giustamente duri. Per prima cosa, in 'a Bbidonara, er Piddirindiddì e l'Antifascismo l'autore ricorda che un certo modo di comportarsi denotante riconoscenza e compartecipazione dev'essere più la norma che altro, presso l'elettorato passivo "occidentalista".
Anche per quest'anno, in pompa magna e su tutte le migliaia di manifesti per il "Corteo delle foibe", era stata preannunciata la presenza di Giorgia Meloni; dico "anche per quest'anno", dato che l'anno scorso la suddetta aveva pensato bene di dare forfait all'ultimo momento, preferendosene evidentemente restare al calduccio (nel 2012 la "giornata della memoria" si era svolta regolarmente in febbraio, e il corteo si era svolto in un pomeriggio in cui a Firenze c'erano sette gradi sottozero).
Quest'anno, invece, nonostante la pioggia la temperatura era alquanto gradevole (faceva quasi caldo...); però, appunto, pioveva parecchio. Et revoilà: all'ultimo momento, la Meloni ha fatto sapere di avere improcrastinabili impegni ed ha lasciato di nuovo i suoi (scarsi) cameratucci a "ricordare" e, soprattutto, a inzupparsi d'acqua. Oh, mica scema!
In secondo luogo, il blogger di Ekblòggethi descrive alcune circostanze oggettive alla base della scoraggiante accoglienza ricevuta dai governativi. E lo fa spiegando alcune cose che la "libera informazione", con particolare riguardo all'edizione fiorentina del foglio "La Repubblica", si è dimenticata di spiegare.

Una foto di gazzetta sulla passeggiatina tra amici organizzata da Casaggì Firenze. Con la defezione dell'ospite d'onore, la prima fila è passata agli spaghettifresser comprimari, qui ritratti a fauci spalancate nell'intento di cantare chissà cosa. Spicca tra di essi Achille Totaro, che è grasso (e di Scandicci) per una volta ritratto senza il noto corteggio di cultrici della storiografia contemporanea.

06 marzo 2013

Roberto Cenni coinvolge la Repubblica Popolare Cinese in un problema vitale per la città di Prato



Abbiamo già avuto modo di occuparci di Roberto Cenni.
Roberto Cenni ricopre ancora la carica di քաղաքագլուխ nell'amministrazione della città di Prato; si ricorderà che la compagine politica capeggiata da Cenni è stata spesso citata in questa sede come miracoloso esempio di una  riscoperta delle radici cristiane della civiltà "occidentale". E la conditio sine qua non per la redenzione cittadina era -ed è- rappresentata da un'appropriata scelta elettorale.

I nostri lettori ricorderanno anche di come Roberto Cenni abbia cercato di bucare i media alcuni mesi or sono, scegliendo un'ambientazione meno usuale del consueto per rilasciare un'intervista. Ne scelse invece di assai più ordinarie e rassicuranti quando dovette rendere conto di questioni di meno urgente visibilità.
La campagna elettorale del 2009 a Prato come altrove fu dominata dai toni perentori della propaganda "occidentalista" che i nostri lettori conoscono altrettanto bene: all'epoca la macchina della propaganda funzionava apparentemente come un orologio ed era la prima responsabile di un clima sociale elettoralmente profittevole, che abbiamo tante volte descritto.
Il punto di non ritorno, della saturazione, della perdita repentina dell'efficacia era però dietro l'angolo.
Dopo dieci anni di islàmme, di delazioni, di linciaggi mediatici e di insihurezzeddegràdo la committenza "occidentalista" perse nel corso dell'anno successivo ogni contatto con il mondo reale, non tanto perché questo veniva intanto travolto da una crisi economica e sociale dalla durata e dalla gravità raramente viste, quanto perché emerse in tutto il suo ridicolo squallore l'inesistenza di ogni rapporto tra propaganda veicolata ed azione di governo. Un esempio su tutti, la propaganda governativa presentò per moltissimo tempo come obiettivo irrinunciabile e come autentico faro di progresso l'allestimento di campi di concentramento in tutta la penisola, destinati ad accogliere i colpevoli di esistenza in vita dal potere d'acquisto incompatibile con le boutiques alla moda. In capo a qualche mese gli "occidentalisti" appresero con stupore che nessuno vuole un campo di concentramento davanti a casa, e l'argomento sparì dall'agenda setting.
A risentire di questo scollamento dal reale fu tutta la piramide politica e mediatica dell'"occidentalismo", dai suoi livelli più alti fino alle piccole amministrazioni e alle gazzette di quartiere, molte delle quali tirarono nonostante tutto la corda fino a suscitare insofferenza persino nei bacini d'utenza più fisiologici, finendo per capitolare davanti ai debiti montanti e al drenarsi della raccolta pubblicitaria.
La comunicazione politica "occidentalista" pure alle prese con prevedibili ed evitabilissimi crolli di credibilità non ha affatto metabolizzato la lezione e continua a battere sugli stessi tasti, producendo materiali che somigliano sempre più spesso a disperanti boomerang.
In una giornata piovosa all'inizio del marzo 2013 l'alcalde di Prato è andato a Roma.
Motivo del viaggetto, un caffeino insieme a un signore che si chiama Ding Wei e che al momento in cui scriviamo fa l'ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese presso lo "stato" che occupa la penisola italiana.
Lo riferisce una gazzetta locale sul cui orientamento "occidentalista" non è possibile avere dubbi.
La Repubblica Popolare Cinese è la seconda -o forse la prima- economia del pianeta ed è una potenza nucleare con un esercito di milioni di effettivi. La gazzetta ci spiega dettagliatamente che i temi che Roberto Cenni ha trattato con uno dei più alti esponenti diplomatici della Repubblica Popolare Cinese.
Porre fine a comportamenti scorretti. E' stato questo uno dei motivi della visita romana del sindaco Cenni che si è recato nella capitale per incontrare l'ambasciatore cinese [...] Ding Wei.
Nello specifico, durante l’incontro romano, il sindaco e l’ambasciatore hanno trattato temi come l’igiene urbana, la raccolta dei rifiuti e l’uso indiscriminato di bombole di gas gpl.
Si noti.
Il signor Ding Wei, con robusti studi letterari alle spalle ed in diplomazia da più di trent'anni, ha dovuto passare una mezza giornata intrattenendosi su questioni capitali come la pulizia dei marciapiedi o l'utilizzo delle bombole di gas da cucina, che sono stati gli argomenti specifici dell'incontro.
Specifici.
L'episodio è ai limiti del surreale, ma la produzione inarrestabile di comunicati stampa in cui i politici "occidentalisti" sono professionisti indiscussi si è guardata bene dal sollevare un vespaio.
Se un qualsiasi esponente politico inviso agli "occidentalisti" si fosse recato dall'equivalente amriki, al momento attuale signor David Thorne [*] per lamentare le più che discutibili abitudini delle studentesse yankee, sarebbe stato fatto oggetto di un fuoco di fila gazzettiero oltre i limiti dell'isterico.


[*] La biografia ne specifica ovviamente gli interessi nel campo pallonistico, palloneggiante e palloniero; ne ultra.

05 marzo 2013

Per il 9 marzo 2013 Casaggì Firenze invita ad una passeggiatina con gli amici


Siamo venuti a sapere che per il 2013 la passeggiatina tra amici con spaghetti a seguire con cui l'occidentalame fiorentino tiene impegnati per un giorno all'anno interi battaglioni di gendarmi si tiene il 9 marzo, con tre settimane di ritardo rispetto al consueto a causa di una consultazione elettorale. Nonostante il pressoché totale abbandono delle affissioni abusive e l'esito addirittura controproducente delle prove di forza fin qui tentate, i comunicati degli organizzatori sono piuttosto altisonanti.
Abbiamo fatto questa mattina la conferenza per presentare il corteo del prossimo sabato per i martiri delle foibe. Oltre a Casaggì erano presenti i portavoce di Fratelli d'Italia, Casapound Italia, La Destra, Azione Universitaria e Movimento Studentesco Nazionale. Sono solo alcune delle sigle che hanno ufficialmente aderito alla manifestazione: SABATO 9 MARZO TUTTI IN PIAZZA!
Fin qui il Libro dei Ceffi.
Il peggior nemico degli "occidentalisti" è la realtà. E nella realtà le cose stanno più o meno come segue.
Casaggì. Una trentina di "militanti". Di solito frequentano cimiteri e parcheggi di periferia in cui depongono corone di fiori. Oltre ai Mariti delle Foibe Firenze offre al martirologio degli appassionati anche una "via jan Palach" talmente disadorna e negletta da sembrare più un insulto che un omaggio.
Quando non sono impegnati nelle attività qui descritte, molti di loro mangiano spaghetti una volta al mese in un fondo commerciale vicino al pallonaio.
Fratelli d'Italia [*]. 5640 voti, un eletto alla camera bassa che si chiama Achille Totaro.
Come tutti sanno, Achille Totaro è grasso.
E di Scandicci.
Impossibile tuttavia non tener conto dei suoi meriti di storiografo.
Lo scritto in cui gli si rende omaggio presenta materiale fotografico che lo ritrae assieme ad altri studiosi -e soprattutto studiose- di preclara competenza.
Casapound Italia [*]. Franchising di abbigliamento per bulli di periferia, noto a Firenze per la sanguinarietà di certi suoi attempati frequentatori, tra l'altro vestiti troppo poco bene per essere dei testimonial prestigiosi. Le velleità politiche di Boutique Pound sono state rudemente bastonate dall'elettorato attivo (trecentoquaranta voti in tutta Firenze).
La Destra. Evanescente export del fascismo co 'e còtiche (co' li sèlleri, per i vegetariani), gratificato a Firenze da 778 voti.
Azione Universitaria. Formazione politica universitaria per giovani "occidentalisti" che all'ultima consultazione dedicata ha raccolto 700 voti su 10000 votanti, cui corrispondono 59000 aventi diritto. Come quasi tutti gli organizzatori della passeggiatina tra amici presentata dal comunicato, è attualmente priva di identità e di appoggi dopo aver trescato per anni con il principale partito "occidentalista" della penisola italiana.
Movimento Studentesco Nazionale. Al momento in cui scriviamo il sito web dell'organizzazione è fermo al 12 dicembre dello scorso anno, cosa che fa pensare gli organizzatori, andate anche per essi in pezzi le greppie in uso fino a ieri, all'affannosa ricerca di qualche portafoglio benevolo.

Mancano al computo alcuni monumenti dell'attivismo "occidentalista", come il "partito" "io amo l'Italia [*]" di Magdi Condannato Allam. C'è da sperare che la passeggiata tutti insieme con cui gli "occidentalisti" di Firenze si fanno passare in rassegna da sempre più evanescenti mèntori non risenta eccessivamente della mancanza dei trecentonovantuno elettori che in città hanno sentito il dovere di mobilitarsi per difendere le radici cristiane della civiltà "occidentale".
Una telecronaca condotta da Nello Rega aggiungerebbe senza dubbio molto prestigio alla manifestazione, sempre che si riesca a fargli raggiungere Firenze ingannando l'occhiuta vigilanza di Hezbollah.


[*] Il vocabolo ricorre con eloquente frequenza nelle denominazioni delle formazioni politiche "occidentaliste. Naturalmente porgiamo le nostre scuse ai lettori, specie per quelli che avessero appena finito di pranzare, per le molte citazioni che la materia trattata ci ha imposto di riportare.

02 marzo 2013

Gli Stati Uniti d'AmeriKKKa prendono in giro l'"opposizione" siriana



Una vignetta dal blog Voices from Russia.
Dai tempi della pazzesca aggressione all'Ossezia del Sud, l'"Occidente" può contare sempre meno
sulla remissività russa in materia di politica estera e di zone di influenza.

Bashar al Assad ha le ore contate.
Da due anni.
Questo lo sanno tutti: sono due anni che c'è scritto sulla gazzetta e che lo dice la televisione, sicché dev'essere così per forza.
Si capisce che dapprincipio, sia per le gazzette che per la politica "occidentale", l'idea era quella di trattare la Repubblica Araba di Siria come la Grande Jamahiriya Araba Libica Popolare e Socialista, dove per far vincere dei "ribelli" con le spalle al muro sono serviti sei mesi di bombardamenti.
Alla fine quelli hanno ringraziato ammazzando l'ambasciatore.
In Siria magari si sperava che fosse qualcun altro a gestire la parte meno redditizia del lavoro, ma visti i risultati del primo azzardo serio -senza contare quello che devono aver lasciato intendere i diplomatici della Repubblica Islamica dell'Iran e della Federazione Russa- chi di dovere prima ha messo la sordina a certe arditezze, e poi è tornato a meritarsi stizzite note d'ambasciata dicendo male del sionismo. 
Due anni e settantamila morti dopo, in un paese con l'economia al collasso e percorso da bande armate capacissime di tutto, sarebbe interessante sapere da cialtroni della libertà come Tom MacMaster come se la passano le lesbiche di Damasco.
All'inizio di marzo 2013 le gazzette statuiscono "la svolta", dando ancora una volta la misura di come per la "libera informazione" lo whishful thinking sia moneta corrente assai più della realtà dei fatti.
La svolta sarebbe rappresentata da sessanta milioni di dollari di aiuti che un certo John Kerry sarebbe riuscito a mettere insieme chissà come. In sostanza, l'opposizione armata beneficerebbe di attrezzature mediche, giubbotti antiproiettile e soprattutto veicoli blindati, che andrebbero soltanto a  formazioni "selezionate con attenzione". Con quali criteri sarebbe fatta questa "selezione", in mezzo alla litigiosissima e ondivaga costellazione di gruppi armati che il più delle volte non rappresentano altro che se stessi, le gazzettine si sono dimenticate di scriverlo.
Secondo altre e non è dato sapere quanto affidabili gazzettine, le formazioni note nel loro complesso come "libero esercito siriano" avrebbero bisogno di cinquecento milioni di dollari al mese solo per dare una parvenza di amministrazione alle zone occupate in territorio siriano e per evitare di ricorrere sistematicamente alla spoliazione ed al saccheggio per assicurare la sussistenza minima ai combattenti.


E' probabile che una misura della generosità e dell'interesse amriki per la causa della "libertà" in Siria, e della fiducia che essi ripongono nel "libero esercito siriano", sia rappresentata proprio dall'elemento militarmente più rilevante del pacchetto di aiuti.
Il veicolo blindato amriki maggiormente utilizzato negli ultimi anni è stato lo Humvee.
Ne ricordiamo la versione civile, per qualche anno ostentata con fierezza da yankee di complemento che lo usavano per andare a prendere i bambini a scuola, e che la General Motors ha fatto velocemente sparire dal mercato dopo aver cercato senza successo di sbolognare marchio e linee di produzione alla Repubblica Popolare Cinese.
In Iraq ed in Afghanistan lo Humvee ha fornito prove disastrose al punto che si è dovuto trovargli in pochi anni un sostituto.
Che è lo Oshkosh M-ATV, dal costo di quattrocentosettantamila dollari per esemplare.
Nulla vieta di pensare che l'amministrazione yankee, alle prese con dei formidabili tagli di bilancio e poco propensa a farsi coinvolgere in guerre aperte e dall'esito più che incerto, abbia intravisto negli "insorti" siriani un buon destinatario per i propri fondi di magazzino.
L'impressione è che gli Stati Uniti d'AmeriKKKa stiano prendendo in giro il "libero esercito siriano".
Della popolazione civile, prima vittima delle demenziali imprese di certi apprendisti stregoni della geopolitica, nessuno pare seriamente interessarsi.