08 giugno 2012

Firenze è preda del degrado, dell'insicurezza e del terrorismo



La traduzione operazionale dell'"occidentalismo" è rappresentata dalla distruzione di ogni società civile reattiva e consapevole e dalla sua sostituzione con un aggregato di individui privi di legami sociali e dediti esclusivamente a consumi forsennati e dozzinali. L'incubo distopico che l'"occidentalismo" vuole tradurre in realtà è rappresentato da un mondo in cui turres eburneae isolate da tutto sono circondate da un volgo aggressivo e lacero, tenuto a bada da eserciti privati.
La "libera informazione" ha operato per moltissimi anni in piena consapevolezza, come non ci stancheremo mai di sottolineare, affinché i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana vivessero in una perenne condizione di diffidenza e di sospetto reciproco e criminalizzando di fatto qualunque comportamento non spostasse denaro da chi ne ha poco a chi ne ha molto. Si tratta di un contributo piuttosto rilevante alla costruzione della distopia "occidentalista", i cui autori, in un mondo rimasto a quote più normali, sarebbero senz'altro stati perentoriamente chiamati a rendere conto del proprio operato.
I nostri lettori sanno bene che in questa sede non si è mai fatto gran che per nascondere il profondo disprezzo che la sedicente "libera informazione" merita in blocco per il solo fatto di esistere.
Il fenomeno relativamente nuovo, ed in sorprendente e piacevole crescita, è rappresentato dal fatto che le istanze "occidentaliste" si scontrano ogni giorno che passa con una realtà sempre più scopertamente ostile. Un'ostilità spontanea, scontata e perentoria che salta fuori negli angoli più impensati. Un'ostilità fatta di alzate di spalle e di aperta derisione che il clima sociale fiorentino non ha mai fatto veramente mancare, come testimoniò a suo tempo l'accoglienza di adamantino e salutare disprezzo riservata all'abbaiare di Oriana Fallaci e dalla gelida e scostante indifferenza con cui Firenze ne tollerò l'agonia. Si tratta di pagine che è bene togliere dall'oblio e riconsegnare al ridicolo che loro spetta, perché meglio di molte altre rendono conto della realtà gazzettiera.
Il risultato di tutto questo, grazie all'intoccabile "libero mercato", è che negli ultimi anni varie gazzettine locali di Firenze sono state prima sommerse dall'ostilità e dai resi, e alla fine sono affogate nei debiti dopo aver fatto tiratura definendo terrorismo qualunque cosa non portasse redditi alla loro committenza. Nella definizione rientravano tranquillamente anche gli scambi di secchiate d'acqua con cui qualche studente festeggiava la fine dell'anno scolastico, materia come qualunque altra adatta ad invocare giridivite e tolleranzezzèro.
Facciamo dunque il verso alla marmaglia delle redazioni, speriamo in altri e meritati fallimenti e inneggiamo ancora una volta al terrorismo, all'insihurezza e a i'ddegrado.

07 giugno 2012

Una pista cattolica per l'attentato di Brindisi



Il 19 maggio 2012 vicino ad una scuola superiore di Brindisi è esploso un ordigno artigianale che ha ucciso una ragazza e ne ha ferite altre. Un sottotitolo di gazzetta faceva dire al ministro degli affari interni dello stato che occupa la penisola italiana che "Non è un tipico atto di mafia, ma lo Stato c'è".
In capo a qualche settimana la gendarmeria mette le mani su un certo Giovanni Vantaggiato, che avrebbe agito per motivi tutti suoi.
Niente "stato", niente "anarchici".
E meno che mai una "pista islamica". Gli audaci interventi urbanistici nella New York settembrina cominciano ad allontanarsi e l'agenda setting a cambiare: anche perché dei risultati di certo stone turning e di certi democracy exports di cui furono pretesto meno si parla e meglio è.
Quindi l'interesse gazzettiero e politichesco per una "pista islamica" alla base dell'attentato si è manifestato come tale solo nelle ciance di qualche buono a nulla con la cravatta, ed è rimasto confinato alle ciarle da mescita e a qualche forum telematico tenuto in vita dall'occidentalame più fedele alle consegne.
Solo che ci sono cose per le quali è bene avere la memoria lunga.
Fino all'altro ieri moltissima gente che lavora tutto il giorno ha fatto le spese del tornaconto mediatico e politico degli "occidentalisti": l'avvocato Carlo Corbucci ha riempito senza difficoltà le oltre millesettecento pagine del suo "Il terrorismo islamico - Falsità e mistificazione" limitandosi a riportare i casi più eclatanti in cui l'Islam -o meglio, la provenienza anagrafica da un certo paese sovrano piuttosto che da un altro- e la propensione al delitto efferato sono stati considerati sinonimi.
Tenendo presente tutto questo diventa possibile il divertissement che consiste nel fare il verso alle gazzette e alla loro committenza, usando la stessa "logica" con la quale hanno sostenuto per tanto tempo la loro miserabile fortuna. Specularmente a quanto i fogliettisti hanno statuito per anni, possiamo concederci la libertà di statuire con la stessa fondatezza che sono sinonimi il cattolicesimo -o meglio, la provenienza da un certo paese sovrano piuttosto che da un altro- e la propensione al delitto efferato.
Secondo le gazzette, Giovanni Avvantaggiato viene da Copertino, e con ogni probabilità è suddito dello stato che occupa la penisola italiana.
Il caso è di una gravità senza pari. Copertino è il paese natale di San Giuseppe da Copertino, protettore degli studenti. E anche degli aviatori, per via di certi miracoli di levitazione attribuitigli. Questo porta ad ipotizzare che qualche democracy exporter abbia bombardato Afghanistan ed Iraq tenendo un'immagine del santo nella cabina del proprio aereo, portando acqua alla fondatezza di quanto sosteniamo, ma andiamo pure oltre.
Ce ne sarebbe di che imbastire almeno una settimana di titoli strillati, in cui sostenere (tacciando ovviamente di terrorista chiunque osi obiettare) il malevolo influsso della dottrina cattolica, la nequizia che essa legittima, la voglia di sangue innocente che pervade chiunque si accosti al magistero pontificio, ed altra mercanzia dello stesso genere; si potrebbero consultare gli archivi della gendarmeria e stilare "numeri monografici" sulla disposizione dei cattolici di Copertino all'assassinio a tradimento, sulla violenza abituale letteralmente imposta ai fedeli dalla devozione a San Giuseppe, e via di questo passo.
L'effetto di produzioni fogliettistiche di questo genere suonerebbe per lo meno assurdo, ma è un assurdo cui si arriva facilmente cambiando pochi vocaboli e "ragionando" come "ragionano" nelle redazioni.

La realtà invece è parecchio più pedestre ed è spesso, per non dire sempre, opposta agli interessi gazzettieri.
Sicché niente Islam, niente "stato", niente "anarchici".
Qualcosa di molto meno.
Qualcosa di molto peggio.

06 giugno 2012

Il mutuo eufemistico e i miracoli in caserma


Impressioni rapide di una giornata qualsiasi.

Mutuo in tasca.
In tasca.
Nulla di peggio, agli occhi di tanti autonominati guardiani della "civiltà occidentale", che bistrattare gli istituti bancari e le loro pubblicità.
Questo "mutuo in tasca" promette di essere un "servizio" che consente sostanzialmente di indebitarsi ancor prima di sapere per quale motivo lo si è fatto.
Lo slogan è del tutto appropriato a descrivere eufemisticamente la situazione dei sottoscrittori.


Dai mutui in tasca si può passare ai miracoli in caserma. Ci pensano la pubblicità e le gazzette "occidentaliste": tutto gratis.
E chi ride è un terrorista.
...il conferimento della medaglia d'oro al valore all'appuntato scelto Antonio Santarelli, uno dei due carabinieri aggrediti il 25 aprile dello scorso anno da parte di quattro giovani e morto dopo un anno di coma durante il controllo di un'auto dei giovani a Sorano.
Nello stato che occupa la penisola italiana la gendarmeria sta compiendo un'autentica rivoluzione nell'impiego operativo di uomini e risorse. Nella lotta a i'ddegràdo e all'insihurézza neppure una diagnosi di coma è in grado di impedire ad un gendarme il normale svolgimento dei propri compiti.
Impossibile non crederci, se tanto assicurano i gazzettisti dell'ANSA.

05 giugno 2012

La poesia dei Talebani. Quelli che bruciano le scuole e avvelenano le studentesse.


Sul blog di Miguel Martinez è comparsa all'inizio di giugno del 2012 una serie di considerazioni su un testo poetico in lingua inglese recentemente dato alle stampe, Poetry of the Taliban.
E' probabile che chi scrive su Kelebeklerblog abbia persino letto il libro da cima a fondo, contrariamente all'uso corrente che impone di esprimersi su qualsiasi argomento senza averne alcuna competenza e che nel farlo si debba avere ogni cura di attenersi a conformismi dallo spaghettesco e mandolinistico squallore.
Tutti sanno che un "occidentalista" trova disdicevole svolgere attività retribuite diverse dalla prostituzione o dal parassitismo, qualsiasi significato si decida di attribuire a questi vocaboli; il risultato è che la maggior parte di costoro ha moltissimo tempo a disposizione.
Sicché è bastato che passasse qualche ora dalla pubblicazione perché un commentatore dei più fedeli al proprio ruolo specificasse che
Sicuramente apprezzeranno molto la poesia dei talebani anche le donne col viso sfregiato dall’acido, le bambine date in sposa a dieci anni, le maestre le cui scuole i barbuti hanno fatto saltare in aria con la dinamite.
Nulla di troppo irritante: il mainstream nella sua interezza e i frequentatori di ristoranti cui esso fa da propagandista esprimono da oltre dieci anni concetti improntati alla stessa cognizione di causa.
Ad una risposta del gestore del blog, famoso tra quanti lo conoscono per la sincera simpatia che prova per i diversamente pensanti, ha proseguito:
Quindi non è vero che in Afghanistan ci sono stati casi di donne col viso sfregiato dall’acido per non essersi sottomessi al marito?
Quindi non è vero che in Afghanistan le bambine vengono sposate a dieci, undici o dodici anni?
Quindi non è vero che i talebani non permettono alle bambine e alle donne di studiare?
Si può rispondere con un sì o con un no.
Si noti specialmente l'ultima frase. E' tipico dell'atteggiamento da "talk show" dei politici "occidentalisti" e dei loro giornalai rifiutare risposte diverse da quelle utilizzabili per descrivere il punteggio di una partita al pallonaio: un modo come un altro per escludere abitualmente la competenza e l'obiettività da qualsiasi materia in discussione. Questo espediente retorico -entrato da tempo nell'uso dell'ultimo degli sfaccendati dotato di apparecchio televisivo- imporrebbe all'interlocutore di scegliere se accettare le proposizioni imposte dall'"occidentalista" di turno oppure denegarle, diventando in questo caso passibile di bombardamento preventivo e meritevole di democratizzazione a mezzo B52.
Dal momento che in questa sede si mette una certa cura a distinguersi sotto ogni punto di vista da chi trascorre presumibilmente le proprie giornate ingrassando e visionando filmati pornografici, invece di rispondere con un sì o con un no si risponde traducendo una dichiarazione diffusa dall'Emirato Islamico dell'Afghanistan alla fine di maggio 2012. Al di là delle schermaglie propagandistiche, è essenziale notare che i portavoce di Karzai ammettono senza problemi che i Taliban non sono contrari all’educazione delle donne; in "occidente" invece -e non c'è da stupirsene- dieci anni di guerra non sono serviti neppure a questo.


Traduzione da Voice of Jihad, Islamic Emirate of Afghanistan.

Dichiarazione dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan sugli incendi delle scuole e sull'avvelenamento delle studentesse

Giovedi 31 maggio 2012
Giovedi 10 rajab 1433

Secondo quanto riferito dai media negli ultimi tempi nella provincia di Takhar sarebbero state avvelenate delle studentesse. In precedenza si era sentito di qualcosa di simile nella provincia di Khost ed in altre località del paese. Alcuni massmedia filocolonialisti e contrari alla jihad, che come prassi ordinaria riferiscono di fatti come questi prima di ogni altro, hanno senza mezzi termini accusato l'Emirato Islamico e non hanno atteso che il portavoce ufficiale dell'Emirato Islamico si esprimesse in merito. Tra l'altro i mass media fanno finta di non sapere che nel 2011, in una conferenza sui sistemi educativi tenutasi a Londra, il ministro dell'educazione del governo fantoccio di Kabul ha esplicitamente ammesso che quella che lui definisce l'opposizione armata non è contraria all'educazione di ragazze e ragazze. Allo stesso modo il viceministro dello stesso dicastero ha dichiarato che a distruggere le scuole sono dei gruppi criminali e non i talebani. Vorremmo anche ricordare come il 22 febbraio scorso nella zona di Kashkot, all'interno del distretto di Khewa, un insegnante e nove studenti siano rimasti feriti nell'indiscriminato bombardamento compiuto da elicotteri degli eserciti invasori. Il servilismo dei mass media ha fatto loro chiudere entrambi gli occhi su fatti come questo, che sono la realtà quotidiana.
E' un fatto che negli ultimi tempi gli invasori hanno martirizzato e bruciato civili innocenti e bambini nella zona di Zangawat, nel distretto di Panjwai, e che hanno oltraggiato i corpi dei martiri prima di bruciarli. Nella base aerea di Bagram hanno commesso l'atto imperdonabile di oltraggiare il Sacro Corano. Gli invasori e i loro servi adesso cercano di distogliere l'attenzione della nazione afghana e quella della comunità internazionale dalle loro azioni barbare e dai loro crimini, mettendo di proposito in giro voci come quella sull'avvelenamento delle studentesse.
L'Emirato Islamico dichiara ancora una volta che si tratta di avvenimenti orribili, con ogni probabilità perpetati da qualche organizzazione spionistica come i servizi segreti del governo fantoccio di Kabul, in nome della sicurezza nazionale.
La politica dei Mujahedin non ha bisogno di molti chiarimenti: resistenza armata contro gli eserciti invasori e contro coloro che li sostengono, fino alla liberazione del paese.
Gli invasori e i mass media sul loro libro paga diffondono menzogne sul conto dei Mujahedin; menzogne che sono parte della guerra mediatica e non hanno alcun riscontro nel reale.
L'Emirato Islamico si dichiara completamente estraneo ai fatti e assicura che i criminali di questa specie, se tratti in arresto all'interno del paese, saranno puniti secondo la legge islamica.

04 giugno 2012

Giovandomenico Guadagno porta la sinologia a Firenze. Con l'aiuto di Roberto Saviano.



Nel corso degli ultimi dieci anni almeno i "diritti umani" sono diventati appiglio per ingerenze negli affari interni di paesi sovrani e giustificativo dogmatico per guerre d'aggressione. Le organizzazioni che se ne occupano, o che dicono di occuparsene, vengono citate con toni da ipse dixit e godono di un sostegno mediatico senza incrinature. La politica "occidentalista", dai suoi massimi livelli fino al ben nutrito e ben vestito nullafacente che scalda l'ultima delle poltroncine di provincia, ha adottato la retorica dei "diritti umani" come arma abituale contro gli avversari designati. Uno dei più rimarchevoli risultati di tutto questo è che mentre nello stato che occupa la penisola italiana il sistema repressivo costringe i prigionieri a condizioni di vita che solo un grosso sforzo di immaginazione consente di definire umane -le carceri sono sovraffollate per motivi di convenienza elettorale- le gazzette e tutti gli organi elettivi sono disponibili ad occuparsi di quanto accade a migliaia di chilometri di distanza, e a trattarne come se ne avessero cognizione di causa.
L'elegante Giovandomenico Guadagno è un giovane "occidentalista" fiorentino che si è sostanzialmente segnalato per una certa disinvoltura di metodi (o meglio: maldestraggine di metodi). In qualità di "consigliere di quartiere" per la Lega Nord, si è visto approvare da uno degli organi amministrativi minimi previsti dall'ordinamento dello stato che la Lega Nord avrebbe dovuto sovvertire un "ordine del giorno" contrario ad un qualcosa che viene chiamato laogai e che dovrebbe riguardare il sistema repressivo della Repubblica Popolare Cinese.
Va notato che la Lega Nord è una formazione politica "occidentalista" che deve pressoché per intero la propria fortuna elettorale alla criminalizzazione di interi gruppi sociali. Negli ultimi anni la propaganda di questo "partito" ha presentato tra le altre cose la realizzazione di campi di concentramento più o meno simili in ogni città della penisola italiana alla stregua di una lodevole conquista di civiltà.
Coerenza vorrebbe che questi laogai costituissero per gli "occidentalisti" un modello da imitare: invece, il comportamento "occidentalista" finisce sempre per ricordare quello di uno dei politici di riferimento, l'attore Ronald Reagan, che si comportava da sindacalista appassionato purché i sindacati in questione fossero in Polonia.
Nel loro abituale operato -i cui scopi sono la menzogna, la sovversione del reale e l'avallo di tutto ciò che è maligno ed abietto- gli "occidentalisti" trovano sponda in opinion makers ben sostenuti dalle gazzette. Uno di questi è il sionista di complemento Roberto Saviano; un paio di anni fa ne criticammo punto per punto una lettera "ai ragazzi del movimento", qualsiasi cosa fossero.
Sembra che nel maggio 2012 Roberto Saviano si sia prodotto in un monologo televisivo su questi laogai, sul quale non siamo in grado di esprimerci direttamente perché chi lavora tutto il giorno non ha tempo da buttar via con la spazzatura secreta dalle televisioni. Ci sentiamo dunque di condividere le confutazioni di Nuova Libertalia, che riportiamo qui per l'intento -facilissimo da perseguire- di confutare l'operato di una formazione "occidentalista" in azione a Firenze e di ridicolizzarne per quanto possibile l'immagine.
Il nome dello stato che occupa la penisola italiana è presente nel testo originale; ce ne scusiamo come sempre con i nostri lettori, in modo particolare con quanti avessero appena finito di pranzare.


Tutte le bugie di Saviano sui laogai

Premessa: ma perché mai una parola cinese come tante dovrebbe stare sui dizionari italiani ed europei? Boh?
1)"In un laogai in Cina ci finisce chiunque è contro l'ideologia comunista, decida di essere religioso, se sei un imprenditore, se sei un controrivoluzionario di destra, se infrangi la regola del figlio unico".
5 o 6 bugie in una. A parte quelle risibili riguardo gli imprenditori o sul fatto di essere religiosi (almeno che si leggesse la costituzione Saviano, scoprirebbe che la Repubblica Popolare Cinese riconosce ben 5 religioni ufficiali (Confucianesimo, buddhismo, daoismo, cristianesimo ed islam). Anche quella del figlio unico (si paga una multa e comunque molti sono dispensati per motivi vari). Ma è falso anche che ci finisca chiunque è contro l'ideologia comunista o controrivoluzionari di destra. Nei Laogai ci vanno i criminali che hanno infranto il codice penale cinese ( o norme di diritto ammistrativo)): stupratori, omicidi, ladri, corrotti. Ecco tra questi forse ci sarà anche qualche anticomunista, ma nessuno è andato in carcere per questo.

2) "Ti obbligano a confessare. Un crimine ipotetico"
C'è un regolare processo e non c'è nessun obbligo di confessare nulla. Saviano ha letto troppi libri di fantascienza.

3) "Scrive un sopravvissuto ai laogai".
Ovviamente non si sa chi è, non si può verificare quindi nulla.

4) "Nei laogai si patisce la fame, si dorme su un letto di pietra largo 60 cm".
Mai in stato in Cina Saviano e si vede. Non la Cina delle metropoli, intendiamo ma in quella rurale. Dove si dorme per terra o su delle panche di pietra cave riscaldate da una stufa a legna che si trova all'interno del letto stesso. Per quel che riguarda la dieta è stata da tempo aggiornata. Perché quello che non dice , la bugia più grossa è che non sta parlando del presente ma dei laogai di 40 anni fa. Come parlare delle carceri del Regno delle due Sicilie al presente.

5) "Si lavora più di 16 ore al giorno"
Falso. Il numero di ore giornaliere massimo è di 8, come prevede la legge e il lavoro è regolarmente compensato da uno stipendio, nella stessa misura in cui sarebbe retribuito all'esterno. Fonte.

6) "Se scappi poi se ti ritrovano senza documenti ti rispediscono dentro"
Invece in occidente no, ti offrono da bere, immagino. Oddìo a certi mafiosi è pure successo...

7) "Finita la pena rimani comunque dentro al laogai".
No, finito il periodo di massimo di 3 anni di lavori socialmente utili sei libero.

8) "La Cina è il paese con il più alto numero di esecuzioni capitali". "Amnesty International parla di 5000 esecuzioni l'anno" "Altre organizzazioni parlano di 10.000".
Punto primo la Cina è nettamente il paese più popoloso al mondo e quindi è prima in quasi tutto. Se, con un pizzico di onestà intellettuale si fa il calcolo in base alla popolazione si vede che la Cina non è il paese col più alto numero di esecuzioni (ha una media simile al Texas) ma il paese con il più alto numero di esecuzioni è Singapore. Amnesty International, organizzazione britannica, al centro di polemiche, come altre organizzazioni simili, per via dei non chiari finanziamenti non è la bibbia e i suoi rilevamenti non sono sottoposti a nessun controllo di "peer review", visto che poi non vengono neanche spiegate le metodologia di rilevamento usate. Altre organizzazioni? Quali?

9) "Ai prigionieri gistiziati vengono espiantati organi e venduti".
Falso, gli organi vengono dati agli ospedali. Si parla, comunque, di numeri veramente marginali. 1000-2000, ma facciamo contento Saviano... 10.000 esecuzioni su 1.400.000.000 persone: nulla. Ma in Italia non si voleva mettere il silenzio-assenso? Che differenza c'è? Perché qui viene vista come una questione necessaria e di civiltà e se lo fanno i cinesi sarebbe un crimine orrendo?

10) "Nei laogai ci sono tra i 3 e i 5 milioni di persone"(numeri a caso). In Italia ci sono 70.000 detenuti nelle carceri (e non parliamo dei centri "di accoglienza " per immigrati. In proporzione al numero di abitanti (1400/60=23,3) è come se in Italia ci fossero 1,6 milioni e passa di detenuti. Eppure Saviano parla di quelli cinesi, ammesso che siano veramente 3 o 5 milioni, presenta la Cina come un gigantesco lager, l'Italia invece no. Lo stato con più alto numero di detenuti , comunque è la Lousiana, ma siccome fa parte del "mondo libero" (sic) Saviano non ne parla (come di Israele, nuovo paradiso in terra).

11) "I prodotti dei laogai possono essere venduti solo nel mercato interno, ma il mercato interno è esiguo".
Vi prego trattenete le lacrime e le risate, so che vi state scompisciando a sentire che il più grande mercato mondiale "è esiguo". Il fatto che i prodotti dei laogai non possono essere esportati è forse l'unica cosa vera detta da Saviano. Peccato che lasci intendere che queste norme vengano violate in maniera costante, ovviamente senza produrre uno straccio di prova.

12) Liu Xiaobo ai tempi di "piazza Tienanmen" era in Usa. "E' stato uno dei promotori di piazza Tienanmen" suona un po' come una confessione dell'implicazione degli Stati Uniti nella gestione di quel movimento, com'è successo poi altrove tante altre volte.

13) "Lettera letta pochissimo... sempre per il timore di far arrabbiare la Cina"
Strano a noi era parso che Cnn, Bbc, e tanti altri media facessero a gara a spalare merda e menzogne sulla Cina. Meno male che c'è Saviano a spiegarci come vanno veramente le cose.

14)Sulla lettera, ma questa non è stata scritta da Saviano, dico solo che presenta il sistema di governo cinese in maniera caricaturale, come se ci fosse "la volontà di chi detiene il potere", come se non esistessero pareri discordanti, anche molto discordanti all'interno del governo cinese. E dico anche che nella lettera si dicono molte cose condivisibili. Peccato che si cerchi di far passare il messaggio che Liu sia stato arrestato per aver detto queste cose, "per aver espresso un'opinione" e non invece per aver violato gli articoli 103 e 106 del codice penale cinese.

15) Sta storia della "franchigia" pure non si sa Saviano dove se la sia sognata, ad ogni modo sta parlando degli anni 50 come se fosse la Cina attuale: allucinante, presentando un personaggio che dalla Cina manca da 30 anni. Un personaggio livoroso, diventato professionista (e per professionista intendo prezzolato, dalla Cia pare) del China-bashing e a cui è stata data, non si sa per quali meriti, una cattedra a Berkley, in Geologia! Che cosa ne può mai sapere sto signore sulla Cina di oggi? E con quale attendibilità?

E quale credibilità avrà d'ora in avanti Saviano quando parlerà di altre storie ?

03 giugno 2012

Repubblica Araba di Siria, massacro di Al Houla. Le vittime appartenevano a famiglie pacifiche che avevano rifiutato di ribellarsi



Traduzione da Syrian Free Press.

Damasco, 1 giugno 2012. La prima relazione della commissione d’inchiesta incaricata di indagare sul massacro di Al Houla ha confermato che tutte le vittime della strage appartenevano a famiglie pacifiche che si erano rifiutate di opporsi allo Stato, non avevano mai partecipato a manifestazioni, non avevano mai portato armi, e si erano anche opposte ai gruppi terroristici armati.
La relazione ha evidenziato che le vittime sono state uccise da armi da fuoco a distanza ravvicinata e da armi da taglio, e non dal fuoco dell'artiglieria.
Le prime conclusioni hanno altresì mostrato che i gruppi terroristici armati che si erano riuniti ad Al Houla hanno compiuto il massacro durante un attacco contro le forze armate regolari, le quali non hanno avuto accesso alla località in cui si è compiuta l’efferata strage, evidenziando inoltre che molti corpi appartengono a terroristi che sono rimasti uccisi negli scontri con le forze regolari.
Il Presidente della Commissione d’Inchiesta, il generale di brigata Jamal Suleiman,  ha detto in una conferenza stampa tenutasi giovedi scorso presso il Ministero degli Esteri che i lavori della commissione sono ancora all'inizio, e che sono tutt'ora in corso.
Ha aggiunto che la commissione si è basata sulle dichiarazioni di testimoni oculari che hanno assistito al massacro e che queste dichiarazioni possono essere verificate direttamente; alcune di esse appariranno in trasmissioni televisive, confermando il fatto che questa prima relazione si basa su prove e su fatti concreti circa l'attacco che ha avuto come bersaglio le forze armate regolari presenti nella cittadina.
Il generale Suleiman ha dichiarato che le forze armate regolari erano attestate in cinque diversi punti di Al Houla, e che l'obiettivo dell'operazione era quello di trasformare la località in una zona al di fuori del controllo statale.
Suleiman ha detto che i gruppi di uomini armati si sono concentrati all'interno di Al Houla dopo le preghiere del venerdi e che hanno proceduto al massacro in maniera simultanea, insieme ad altri seicento od ottocento uomini armati di fucile d'assalto provenienti dalle località vicine, in particolare da Al Rastan, Al Sa'an, Burjika'i, Al Sam'alin ed altre; era già stato fatto uso di mortai, mitragliatrici e missili anticarro contro due postazioni delle truppe regolari, vicino a Raldao e all'incrocio di Al Sa'a.
Suleiman ha spiegato che i gruppi terroristici sono venuti da fuori città e che hanno massacrato famiglie pacifiche nel corso dell'attacco che hanno condotto simultaneamente contro l'esercito regolare. Il luogo in cui è avvenuto il massacro si trova in una zona dove agiscono gruppi terroristici armati, ed in cui non c'erano appartenenti alle truppe regolari né prima né dopo i fatti: si tratta di una zona lontana dalle postazioni dell'esercito regolare.
Ha aggiunto che l'esercito regolare non ha lasciato le proprie posizioni se non per difendersi dai gruppi terroristici, cosa che può essere verificata passando in rassegna le immagini delle vittime diffuse dai canali satellitari, che mostrano come le uccisioni siano state compiute sparando a bruciapelo e con l'uso di strumenti taglienti e non come conseguenza del fuoco d'artiglieria; questo perché non si vedono nei filmati segni di distruzioni, incendi o edifici che mostrino tracce di bombardamenti. Questo significa che le vittime sono state uccise una ad una.
Suleiman ha aggiunto che uccidere bambini non è cosa che torni a vantaggio dello stato siriano o delle forze armate regolari, mentre può tornare a vantaggio dei gruppi armati terroristici per incitare alla sedizione.
Il generale Suleiman ha detto che tutte le vittime appartenevano a famiglie pacifiche che non si erano levate contro lo Stato, non avevano mai partecipato a manifestazioni, non avevano mai portato armi e si erano anche opposte ai gruppi terroristici armati; lo scopo dei terroristi è quello di spianare la strada ad un intervento straniero e umanitario.
Suleiman ha spiegato che a fare le spese del massacro sono stati innanzitutto i parenti del membro dell'Assemblea del Popolo Abdul Moa'ti Mashlab, di cui i gruppi terroristici volevano vendicarsi; soltanto dopo gli eventi hanno preso un'altra piega e si è arrivati anche allo sterminio di altre famiglie.
Secondo Suleiman questo massacro, perpetrato da gruppi terroristici, fa parte di un piano preciso il cui scopo è quello di lasciare intendere, proprio in coincidenza con la visita dell'inviato delle Nazioni Unite Kofi Annan, che la Siria sia ad un passo dalla guerra civile.
Su questo punto il portavoce del Ministero degli Esteri e dell'Emigrazione, il dottor Jihad Makdissi, ha detto che "questa relazione arriva a tre giorni dagli eventi, è appena un inizio e le indagini sono ancora in corso perché il massacro ha dimensioni sia politiche che criminali. Le indagini sul terreno sono oltretutto rese più difficile dalla presenza di uomini armati nella zona".
"Ulteriori dettagli sono stati tenuti nascosti perché ci sono timori per la vita dei testimoni oculari. A indagine conclusa, mostreremo alla comunità internazionale, al Consiglio di Sicurezza e alla missione degli osservatori delle Nazioni Unite tutti i risultati", ha asserito Makdissi.
Quando gli è stato chiesto se la comunità internazionale e le organizzazioni umanitarie ed internazionali avrebbero trovato convincenti i risultati cui sarebbe giunta la commissione, Makdissi ha detto che "capire quale sia la comunità internazionale non è cosa semplice, perché parte di essa è apertamente ostile alla Siria e si muove contro di essa secondo piani prestabiliti. Quello che più ci interessa è rappresentato dall'opinione pubblica e dai cittadini che sono dalla parte dello stato, perché innanzitutto lo stato non commette crimini del genere, e in secondo luogo è attualmente costretto a difendersi da terroristi che sono finanziati ed armati da qualcuno".
"Siamo davanti ad un crimine odioso che è stato condannato dal governo siriano e per il quale neghiamo ogni responsabilità; l'esercito siriano non può fare cose come questa... Chi ha commesso la strage voleva vendicarsi sulla famiglia di un appartenente all'Assemblea del Popolo, ma la situazione gli è sfuggita di mano, ed il risultato è stato un massacro di queste proporzioni".
Makdissi ha detto che non esiste nulla che accusi l'esercito siriano e che esistono indizi che portano in tutt'altra direzione, aggiungendo che l'esercito siriano protegge i cittadini.
Quando gli è stato chiesto perché nelle indagini non siano stati cooptati anche gli osservatori della missione delle Nazioni Unite, Makdissi ha risposto che "siamo stati noi siriani a prendere contatto con Robert Mood, il capo della missione, che è arrivato nella zona per conto del Ministero degli Esteri... E' successo che i corpi di uomini armati che sono rimasti uccisi negli scontri siano stati spostati nella moschea del villaggio e ripresi con le telecamere perché le dimensioni del massacro apparissero ancora maggiori. Così, all'arrivo degli osservatori, i mass media hanno potuto dare la stura ad una serqua di bugie".
Makdissi ha aggiunto anche che il governo siriano è già uscito scagionato da accuse in merito ad altri massacri, verificatisi a Karm Al Zaitoun e a Deir Baalbeh, sottolineando il fatto che sono emersi ulteriori indizi riguardo all'accaduto.
"E' in corso lo scoperto tentativo di diffondere la sedizione in Siria... Esistono qui in Siria diciotto differenti gruppi religiosi che sono riusciti a vivere in armonia per tanti anni, e queste stragi hanno il preciso scopo di infrangere questa coesistenza; ma la Siria è fatta di un materiale che è impermeabile ai tentativi di sedizione", ha detto Makdissi.
Makdissi ha affermato che esistono fazioni che si stanno adoperando giorno e notte per innescare un processo di sedizione su base confessionale; anche dopo il massacro di Al Houla una qualche fazione ha tentato di attaccare un altro villaggio, senza riuscire nell'intento.
Makdissi ha sottolineato il fatto che i mass media di tutto il mondo hanno concentrato l'attenzione su alcune stragi perché fanno capo ad un gruppo confessionale preciso, ma che in Siria tutti i cittadini sono uguali a prescindere dalla confessione religiosa cui appartengono.
Riguardo al fatto che alcuni paesi occidentali hanno espulso gli ambasciatori e i diplomatici siriani, Makdissi ha detto che "gli ambasciatori lavorano ovunque per servire gli interessi del loro paese: il ritiro o l'espulsione di un ambasciatore sono decisioni politiche. La cosa non ci ha per niente soddisfatti perché ci eravamo adoperati a costruire relazioni diplomatiche con quelli che pensavamo fossero nostri partner a livello internazionale."
Ha aggiunto che le relazioni diplomatiche si basano sulla reciprocità e che nonostante tutto la Siria non si lascerà andare a ritorsioni sul piano politico. La siria crede nella diplomazia e nel dialogo come mezzi per la risoluzione delle controversie tra stati sovrani.
Makdissi ha sottolineato il fatto che in siria stanno lavorano circa duecento agenzie d'informazione, che si aggiungono ai cento mass media accreditati e che non esistono restrizioni per l'operato dei mass media.
Ad una domanda sul coordinamento tra la commissione d'inchiesta siriana e la missione di supervisione delle Nazioni Unite in Siria (UNSMIS), Makdissi ha risposto che la UNSMIS non è una commissione d'inchiesta, e che il suo compito è quello di osservare e di verificare.
Ha affermato che "Stiamo riferendo alla UNSMIS i risultati delle indagini; abbiamo mandato il generale Roberto Mood nella località dov'è avvenuto il massacro, e ci piacerebbe che Annan vedesse la realtà di quanto sta accadendo in Siria attraverso gli osservatori delle Nazioni Unite".


01 giugno 2012

Yedioth Ahronoth - L'esercito sionista è come un guscio vuoto?


Riserviste dell'IDF, da ImageShack

Traduzione da YnetNews.com

Controeditoriale: l'esercito sionista, poco addestrato e mal preparato, è pronto ad affrontare avversari dopo un'aggressione all'Iran?
Amnon Abramovich, 31 maggio 12012.

Quest'anno cade il trentesimo anniversario della prima guerra in Libano, ed il sesto anniversario della seconda. Nessuno è tanto intelligente da azzardarsi a predire quando scoppierà la terza, ma non c'è bisogno di eccessiva intelligenza per indovinare, per predire o comunque per attendersi che questa guerra finisca per scoppiare, un giorno o l'altro.
Quello che dovremmo sapere, che dobbiamo sapere che faremmo meglio a ricordare, è che negli ultimi trent'anni non è cambiato niente. Il mare è rimasto lo stesso, i fenomeni naturali anche. Gli arabi sono gli stessi arabi, e questo non solo per causa nostra; questo è quello che questa zona produce. Il motivo per cui dovremmo preoccuparci, e questo sì, interamente per causa nostra, è il fatto che l'IDF [l'esercito dello stato sionista, N.d.T.] è rimasto l'IDF che era: un guscio vuoto, poco addestrato e mal preparato.
Questa settimana Yedioth Ahronoth ha pubblicato una lettera scritta da dei comandanti di reggimento. La prima parte di quello scritto ha rimesso al loro posto il governo e la Knesset, per aver infranto le promesse fatte ai riservisti. Il governo aveva fatto dichiarazioni roboanti, fatto promesse solenni e stabilito particolari incentivi e concessioni per i riservisti: nulla di tutto questo è diventato realtà. E fin qui arrivava la parte imbarazzante della lettera.
La parte preoccupante, invece, riguarda l'esercito nella sua interezza. I comandanti di reggimento scrivono che i giorni di addestramento sono diminuiti, che non conoscono bene i loro soldati, e che gli stessi soldati non sanno usare bene le armi di cui dispongono.
Qualche tempo fa il generale di divisione della riserva di IDF professor Yishai Bar è stato intervistato da Haaretz, ed ha paragonato le forze terrestri ad un assegno a vuoto. Ha parlato di un esercito mal addestrato e privo di competenze, inadatto a svolgere la propria missione. Molte di queste critiche e di queste lamentele riguardavano proprio le forze di terra, ovvero le divisioni di riserva e le truppe corazzate.
All'epoca della seconda guerra in Libano, l'allora primo ministro Ehud Olmert e l'allora ministro della Difesa Amir Peretz incontrarono il Comando Generale dell'IDF. Nel corso di una lunga e serissima discussione, l'allora generale di divisione Yitzhak Harel definì l'esercito come un "guscio vuoto". La discussione si estese, e poi si ridusse, come sempre e come se si trattasse di qualcosa di istintivo come un riflesso, alle spese destinate alla difese.

Tutto grasso e niente muscoli

Una volta c'era la Commissione Brodet, che aveva il compito di controllare le spese per la difesa. La commissione aveva scoperto alcune cose interessanti. Il totale era il dato più importante. La commissione Brodet non si occupava solo dell'IDF, ma anche del Ministero della Difesa; non solo della quantità di fondi a disposizione, ma anche del modo in cui venivano utilizzate e di quali erano le priorità per farlo.
La commissione sosteneva che il numero totale del personale e il numero del personale d'ufficio dovevano diminuire, che gli organismi doppi che esistevano sia nell'IDF che nel Ministero andavano eliminati, che certe strutture dovevano essere unificate, che il settore riabilitazione e il settore costruzioni andavano puramente e semplicemente tolti di mezzo, e che le orde di segretarie che c'erano nei vari quartier generali e nei vari dipartimenti dovevano diminuire. Quello che la commissione voleva era una vera e propria rivoluzione dal punto di vista amministrativo. 
La commissione poteva vedere dal proprio ufficio il rovescio della medaglia di quello che i comandanti potevano vedere sul campo:le ingenti spese destinate alla difesa servivano più per mantenere la burocrazia, piuttosto che per mantenere una forza combattente. Risultato, grasso invece di muscoli.
Fin dai tempi della guerra dei Sei Giorni la nostra dottrina militare ha distinto tra prontezza (le operazioni di difesa di ordinaria amministrazione) e preparazione (per la guerra). Man mano che la nostra presa nei territori occupati si è fatta più salda e che l'industria delle colonie si è espansa, la preparazione ha lasciato in misura sempre maggiore il posto alla prontezza. L'IDF non è più soltanto una forza di difesa; è stato costretto anche a  diventare una forza di occupazione e ad assumere compiti di polizia al tempo stesso. Il generale di divisione Yishai Bar, che si è laureato in una yeshivà religiosa, crede che utilizzare l'IDF nei territori occupati renda l'esercito atrofico e abbrutito.
In questa complicata situazione arrivano gli interrrogativi su un attacco all'Iran. Sia quanti sono a favore di esso che quanti non lo sono d'accordo alzano la voce, sia di persona che attraverso i propri megafoni umani. Nelle argomentazioni apocalittiche di quanti sono favorevoli all'attacco tutto risulta chiaro tranne una cosa: la poca considerazione che essi riservano alle "questioni di secondaria importanza". E' possibile che dopo un attacco all'Iran Hezbollah, Hamas ed altri gruppi terroristici colpiscano lo stato sionista. Chi avrà assestato allora il colpo più forte? Chi affronterà questi avversari?
Qualche anno fa la polizia decise di schierare finte autopattuglie di cartone lungo le strade di tutto il paese. Le autopattuglie finte avevano un aspetto splendido: brillavano, si potevano vedere da lontano. Un po' di tempo dopo sono state ritenute inutili e prive di significato. In considerazione dei livelli di addestramento diventati bassi e della cattiva preparazione, i carri armati e i blindati dell'IDF non vanno considerati molto diversi da quelle autopattuglie di cartone.