12 maggio 2011

Jacopo Cellai, la moschea di Firenze e le irritanti concioni sul nulla


Istanbul, Sultanahmet Camii.

Da qualche anno la non discussione sulla non questione inerente la costruzione di una moschea a Firenze non infiamma l'opinione pubblica.
Il che non sorprende, dal momento che l'intera non vicenda è cara esclusivamente al gazzettaio "occidentalista" incaricato di mantenere ad ogni costo il clima di sospetto, di terrore diffuso e di securitarismo d'accatto che porta suffragi alla committenza. La quale committenza evita in questo modo di doversi trovare un lavoro purchessia, magari dopo quindici o vent'anni trascorsi a vegetare nelle aule universitarie tra scodelle di maccheroni e ragazze facili.
La nostra opinione su un'erigenda moschea fiorentina è oltremodo nota.
La moschea va costruita.
Va costruita a spese pubbliche.
Va costruita a spese pubbliche possibilmente distogliendo fondi a gendarmeria e forze armate.
Va costruita con materiali di pregio, e deve essere degna della città di Firenze, come degna della città di Firenze si volle la sinagoga di via Farini.
Va costruita in posizione centrale. L'ideale sarebbe il lato est di piazza Ghiberti, previa demolizione del brutto edificio che la opprime dagli anni Sessanta del passato secolo ed in cui ha sede un giornaletto di cui nessun individuo cosciente di sé sentirà mai la mancanza.
La ricerca affannosa di qualunque elemento serva a demonizzare i credenti fa scivolare in secondo piano questioni non certo di dettaglio, prima tra tutte che la correlazione gazzettiera tra Islam e terrorismo è vera soltanto se si estende la definizione di terrorismo fino a comprendere in essa tutti i comportamenti che non procurano un reddito a chi ha già introiti sufficienti per vivere tra sprechi ostentati e lussi insultanti.
Non che il gazzettame "occidentalista" si faccia problemi a fare proprie correlazioni come questa: fermo restando che tutto è giustificabile a patto che l'obiettivo sia l'arricchimento, non esiste comportamento o gruppo sociale che non possano essere demonizzati a seconda delle convenienze e dei vantaggi della committenza.
Questo crea un mondo "occidentalista" praticamente privo di legami con la realtà, la cui essenza fu espressa con chiarezza a suo tempo dalle produzioni persecutorie di Oriana Fallaci. In dieci anni di "guardie alzate" e di turned stones e di pazzesche missioni militari, nonché di gendarmeria in grande spolvero -poi si viene a sapere di disperate penurie di mezzi, o dei sorprendenti risultati di pubblicizzatissime battute palmo a palmo alla ricerca di ragazzine scomparse- nella penisola italiana non si è concretizzata alcuna minaccia di alcun genere con la sola eccezione di un unico, autolesionistico e maldestro caso verificatosi (ovviamente, verrebbe da dire) a Milano.
In compenso, come documentato con ogni cura da Legittima Difesa, si è fatto in modo che chiunque identifichi nei credenti un capro espiatorio contro il quale è lecito tutto e l'incontrario di tutto.
Il governo "occidentalista" appare dotato di una perfetta incompetenza in qualunque campo non riguardi attricette, canzonettiste ed altra umanità femminile poco vestita: di qui entusiasmanti prodigi di incultura come l'accanimento contro il burqa, la cui colpa essenziale dev'essere quella di frenare il mercato dei cosmetici e dell'estetica, dal momento che non si capisce che cosa abbia a che vedere certa gente con la promozione dei diritti delle donne.
In quest'ottica alcuni anni fa, e presentando la cosa come se ne andasse dei loro stessi destini, gli "occidentalisti" hanno inventato l'islam moderato, ennesima forma di tutela del tornaconto elettorale dove i comportamenti denigratori vengono mediaticamente rappresentati come competenti. E laddove "moderazione" sta per rinuncia ad ogni principio fondante o anche solo pratica di vita.
Ora, avere familiarità con le mucose femminili non va necessariamente di pari passo col detenere competenze in islamistica: la "organizzazione islamica" creata dai politici "occidentalisti" al fine di discernere i buoni dai cattivi in base al criterio puro e semplice della supina accettazione del vergognoso stato di cose venutosi a creare rischia di avere con la realtà lo stesso rapporto per lo meno labile, per non dire conflittuale, che devono avere con essa i suoi ideatori.
In altre parole, ne viene fuori un Islam con le còtiche.
A questo Islam con le còtiche alcuni mangiaspaghetti avocano il controllo dell'erigenda moschea fiorentina, con motivazioni che andremo ad approfondire.
Al centro delle critiche espresse dal rabbioso (o meglio ràbido) ed orgoglioso Jacopo Cellai c'è Izzedin Elzir, colpevole di non avere la minima intenzione di farsi insegnare da una deputata "occidentalista" facente capo al baraccone suddetto come si deve comportare.
A dire il vero Elzir si sarebbe limitato a definire "discorsi inutili" quelli di Suad Sbai. Si vada a dare un'occhiata all'articolo in link e ci si chieda se Elzir non si sia per caso comportato in modo eccezionalmente accomodante ed oltremodo generoso nelle definizioni. Ma ad occhi "occidentalisti" Elzir non ha avallato l'operato governativo e se ne è addirittura mostrato infastidito: ce n'è di che linciarlo mediaticamente per almeno dieci giorni consecutivi.
Dunque, Jacopo Cellai inveisce:
"L'On. Sbai ha rimesso in evidenza una serie di questioni che riguardano l’Ucoii ma il suo Presidente, ancora una volta non ha risposto a nessuna di queste osservazioni e si è platealmente risentito. Un brutto segno per un dialogo che deve partire da chi vuole un nuovo luogo di culto e che dovrebbe rispondere con serenità ad osservazioni che hanno un oggettivo fondamento. Se l’Ucoii è fuori dalla Consulta islamica ci sarà una ragione o no? Perché Izzedin non ce la spiega? Se L’Ucoii è stata ripetutamente considerata in relazione al movimento dei Fratelli Musulmani ci sarà qualche ragione o no? Un dialogo che dovrebbe ‘iniziare da valori condivisibili a livello naturale (che è ciò che veramente ci unisce, mentre le fedi ci separano), dai diritti naturali dell’uomo, dalla libertà religiosa, dalla pari dignità tra uomo e donna, dalla necessità di distinguere la sfera religiosa da quella politica, per non rischiare di scadere facilmente in un fondamentalismo politico ammantato di religiosità’, per usare le parole di Padre Lanzetta.
Un dialogo che invece, oggi, sembra voler essere indirizzato soltanto nei confronti di coloro che concordano con le intenzioni e la volontà dell’Ucoii e di Izzedin. E che, in questo modo, spaccherà la città".
Va da sé che la città non la spaccherà nessuno. Ma adesso basta con le precisazioni superflue.
Se la "serie di questioni" che riguardano l'UCOII a Firenze è quella riportata dalla disperante gazzettina "occidentalista" riportata in link, c'è effettivamente da risentirsi per la loro irritante e pretestuosa inconsistenza. Sarebbero irritanti e pretestuose ed inconsistenti anche per i non coinvolti dalla questione, ma Elzir è nuovamente colpevole, non essendosi fatto trattare da capro espiatorio da una scomodatasi praticamente apposta.
Stando a quanto si legge in data 12 maggio 2011 su un sito governativo, l'UCOII non è affatto fuori dalla consulta, dove risulta rappresentata da "
Mohamed Nour DACHAN italiano di origine siriana, medico, Presidente della Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia – U.C.O.I.I. - Ancona".
Quando non si trovano elementi in grado di reggere un'invettiva denigratoria è sufficiente fabbricarne qualcuno, ma internet ha reso l'operazione un po' più difficile di quanto non fosse costruire dossier con fotomontaggi e copie carbone.
I Fratelli Musulmani, o “La Società del Fratelli Musulmani”, come recita la denominazione ufficiale, è un movimento sunnita diffuso a livello internazionale ed è anche uno dei più ampi e dei più antichi movimenti islamici del mondo arabo, fondato mel 1928 dall'insegnante egiziano Hassan Banna. Le correnti del pensiero egiziano che fecero propria l'idea dell'avanguardismo armato, desumendola dal perentorio richiamo alla giustizia sociale presente negli scritti di
Sayyd Qutb e che riuscirono ad assassinare Sadat nel 1981 sono incorse nella trentennale repressione del suo successore Mubarak, caro a sionisti e ad "occidentalisti" proprio per la sua moderazione. Per il resto i Fratelli Musulmani erano e sono essenzialmente un movimento sociale ed educativo, che crede che un cambiamento dell'ordine sociale presente fondato su una sostanziale ingiustizia possa essere realizzato per gradi, tramite un lento processo di educazione all’Islam ed attraverso programmi di sostegno sociale. Questa corrente di pensiero non ha mai dovuto affrontare seri contrasti politici, né in genere è approdata a sbocchi violenti. La colpa dei Fratelli Musulmani è sostanzialmente data dal fatto stesso di ostinarsi ad esistere e soprattutto dalla loro coerenza. Quello di coerenza è un concetto aborrito dagli "occidentalisti" di ogni ordine e stipendio.
Nel 2006 la UCOII si macchiò di un'altra colpa orrenda pubblicando inserzioni a pagamento in cui equiparava senza tanti giri di parole il comportamento dei sionisti a quello dei nazionalsocialisti. Avendo deliberatamente infranto l'esclusiva mediatica del diritto al compatimento accordato ai sionisti, doveva essere punita. Punita in modo "occidentalista": dove non è possibile -purtroppo- mandare un B52, si può sempre mandare una querela ed intentare una causa civile, coerentemente con l'ottica "occidentalista" che tutto riduce al denaro. Gli autori delle inserzioni furono prosciolti due anni dopo.
La realtà dei fatti, che è ovviamente e pacificamente opposta alle istanze "occidentaliste", è che per affrontare la questione dei "valori condivisibili" è necessario che le parti che dialogano abbiano, appunto, dei valori.
E sui valori degli "occidentalisti" non è necessario soffermarsi in questa sede. Chi vuole documentarsi assuma un antiemetico e si procuri un apparecchio televisivo.

10 maggio 2011

Bobby Sands Trust condemns Casa Pound. Casaggì Firenze is not important enough to be condemned.


Si riceve per e-mail e si pubblica quanto segue, dopo aver reperito qui il testo identico nella lingua originale. Se ne verifichino i commenti: alcuni sono di un certo interesse perché ventilano la possibilità che la pratica dello sciopero della fame venga utilizzata dalla propaganda yankee contro i governi invisi, nel caso le Nede e le Sakineh si rivelassero difficili da reperire.
L'argomento è stato trattato anche da Pampalea con hunger striker e da Kelebek con Casa Pound, una piccola setta virale.
Nel comunicato ricorre più volte un vocabolo che nell'uso corrente indica lo stato che occupa la penisola italiana e che non possiamo eliminare dall'originale; come sempre ce ne scusiamo con i lettori.
Trust Condemns Italian Group
December 29, 2010
Danny Morrison has issued a statement on behalf of the Bobby Sands Trust condemning an Italian group for misappropriating the name and image of Bobby Sands in an attempt to garner credibility and support.
He said: “A few weeks ago we received a number of emails in relation to an Italian organisation, CasaPound Italia, reporting that it planned to or had already merchandised in the name of Bobby Sands.
“Initially, we decided to make no public statement in order not to give the group any further publicity. However, we now feel that we need to make it clear to the Italian people that this organisation never contacted the Trust for permission to use Bobby Sands’ name or image and that had they contacted us they would not have been granted permission.
“This group has no right to exploit the imagery of Irish republican hunger strikers who opposed oppression and fought for the freedom of people and we call upon CasaPound Italia to stop such misuse of Irish patriots.
“As we approach the 30th anniversary of the 1981 hunger strike we encourage all groups and organisations internationally who faithfully reflect the principles and integrity of the hunger strikers and their cause.
Signed – Danny Morrison, Secretary Bobby Sands Trust.

Il Bobby Sands Trust prende le distanze da un gruppo italiano
29 dicembre 2010
Danny Morrison ha rilasciato una dichiarazione per conto del Bobby Sands Trust in cui si condanna un gruppo italiano per essersi appropriato in malafede del nome e dell'immagine di Bobby Sands allo scopo di ottenere credibilità e sostegno.
Ha affermato: "Poche settimane fa, abbiamo ricevuto molte e-mail in relazione ad un’organizzazione italiana, CasaPound Italia, in cui si riferiva che essa aveva in programma, o aveva già intrapreso, la produzione di merchandising con il nome di Bobby Sands.
All'inizio abbiamo deciso di non fare alcuna dichiarazione pubblica in modo da non dare al gruppo alcuna ulteriore pubblicità. Tuttavia, ora sentiamo il bisogno di far capire al popolo italiano che mai questa organizzazione ha contattato il Bobby Sands Trust per richiedere il permesso di utilizzare il nome o l’immagine di Bobby Sands, e che se essa si fosse messa in contatto con noi, il permesso non sarebbe stato concesso. Questo gruppo non ha alcun diritto di sfruttare l’immagine degli Hunger Strikers repubblicani irlandesi che si sono opposti all’oppressione e che hanno combattuto per la libertà del popolo; ci rivolgiamo a CasaPound Italia affinché interrompa tale utilizzo arbitrario della figura dei patrioti irlandesi. Mentre si avvicina il trentesimo anniversario dello sciopero della fame del 1981, offriamo invece il nostro incoraggiamento a tutti i gruppi e le organizzazioni internazionali che rispecchiano fedelmente i principi e l’integrità di coloro che aderirono allo sciopero della fame e della loro causa.
Danny Morrison, Segretario del Bobby Sands Trust
Il franchising di magliette nere e di musichette mediocri citato nel comunicato, com'è abituale per l'area, ha decontestualizzato personaggi ed iconografie con cui ha poco a che fare, al nobile fine del conseguimento di un utile.
Concepire qualche cosa di simile è al di là della portata di Casaggì, la brigatella "occidentalista" di attacchini tirocinanti che opera a Firenze.
Casaggì si è dunque limitata a celebrare il suo ennesimo anniversario di morte sconciando i muri cittadini con la propria propaganda in bianco e nero, ed è improbabile che tanto basti per attirarle le attenzioni e le prese di distanza, logicamente conseguenti, dei protagonisti di quelle vicende.
La cosa è stata comunque segnalata al Trust, affinché anche a Falls Road traggano le loro conclusioni sulla micropolitica "occidentalista" peninsulare, sui suoi sistemi e soprattutto sui suoi "valori", che hanno almeno il pregio della chiarezza.

Uno grasso di Scandicci durante lo sciopero della fame tra un pasto e l'altro
tenutosi la scorsa estate.
A fat guy from Scandicci during a between meals death fast, last summer.

Un giro per i motori di ricerca rivela che l'iniziativa deplorata dal Bobby Sands Trust è stata presa da un'organizzazione con sede a Bozen.
Gut.

"...Kellnerin? Drei Sepp Kerschbaumer's apfelwein, bitte. Südtirol ist nicht Italien, ünd Tirol-patrioten sind keine nazi-idioten!"

07 maggio 2011

Firenze. Osama bin Laden è vivo e lotta insieme a noi



Questo blog riporta una citazione precisa da uno scritto di Alain de Benoist, che non ha affatto perso attualità ed efficacia descrittiva e che è tornata attuale più che mai a causa degli eventi.
Circola oggi un discorso detestabile che consiste nel far credere che coloro che contestano il modello occidentale non possano che avere menti retrograde o essere dei pazzi pericolosi di cui il fanatico Bin Laden, arrivato al punto giusto per offrire una dimostrazione al ragionamento, sarebbe in un certo senso la figura archetipica. Questo discorso si serve del terrorismo islamista come di un comodo spauracchio, allo scopo di rilegittimare agli occhi dell'opinione pubblica un sistema che genera diseguaglianze, frustrazioni e disperazione. Il nemico principale è oggi più che mai rappresentato dallo scatenamento planetario della logica del capitale e dalla mercantilizzazione integrale dei rapporti sociali.
Si vive in tempi in cui il Libro dei Ceffi fa aggio sui più alti livelli della comunicazione politica, ma più che altro rende visibili e verificabili le abiezioni, le piccinerie e le meschinità di milioni di mediocri. La rassegna puramente virtuale di foto segnaletiche non rimane tale perché i suddetti milioni di mediocri curano volontariamente e con vero entusiasmo gli interessi del signor Zuckerberg e quelli della gendarmeria, abituatasi da tempo a sfruttare la demenziale tendenza all'autodenuncia di tante prede facili che aiutano a far carniere e carriera. Quindi il Libro dei Ceffi abbonda sì di menzogne, falsità, fantasie ed idiozie di ogni sorta, ma anche di riscontri verificabili sul piano reale. Non c'è sgualdrinella da discoteca che non vi esponga la rassegna dei tizi con cui tresca, e vi si trovano sorridenti capi scout che ritengono fondamentale far sapere al resto dell'utenza che loro apprezzano film di profonda ispirazione powelliana come Nove settimane e mezzo, intanto che abboccano all'amo della propaganda controrivoluzionaria (a proposito, già passata di moda 'sta Sakineh?!).
L'utilizzo continuo e stolto delle tecnologie ha reso una vera impresa il sapere qualcosa di vero su Osama bin Laden. Sarebbe un po' come cercare di sapere qualcosa su qualcuno dei Padri del deserto, con la differenza importante che le figure archetipiche di oggi sono tutte demoniache. Non miracoli sono loro attribuiti, ma tutte le nequizie più inverosimili e bambinesche che possano sorgere nelle cialtrone menti "occidentali" venute su a pallone e pornografia. Quindi Osama bin Laden come figura archetipica (e soprattutto mediatica) è fatto di tutti i frammenti della cattiva coscienza "occidentale": il disprezzo spaventato per chi è realmente diverso -e tra le mille diversità intollerabili in "Occidente" i media insistono sempre sulla modestia nel vestire- il terrore che prova la "società aperta" davanti alla vita coerente; gli incubi di un mondo seduto sopra un altro, che vive nel costante e fondatissimo timore di un capovolgimento improvviso.
Ora, intanto che ne ha fatto lo spauracchio in nome del quale è tutto lecito per contrastare l'insihurézza e i'ddegràdo e i'tterrorismo (tre concetti con cui gli "occidentalisti" compendiano qualunque cosa non procuri loro un reddito) il canaio denigratorio "occidentalista" indica in Osama bin Laden un miliardario arabo. I miliardari arabi sarebbero individui trovatisi dalla sera alla mattina ricchi sfondati (e con molte donne giovani a disposizione, questo è il corollario) senza aver dovuto muovere un dito. Si tratta di caratteristiche molto invidiate dagli "occidentali", il che a rigore farebbe di Osama bin Laden un individuo oggetto di attacchi e di odio semplicemente perché soprattutto oggetto di invidia.
Come la prima ballerina in qualunque scuola di danza.
Di contro, lo starnazzare propagandistico non ha tenuto conto di un aspetto molto controproducente. Se si demonizza un ingegnere civile dall'aspetto ascetico, vestito dimessamente e spesso ripreso con alle spalle molti scaffali colmi di volumi, si rivela ancora di più l'estraneità dell'"Occidente" verso qualcunque comportamento diverso da quelli di consumo e la propensione "occidentalista" a considerare la cultura un qualcosa di compresto tra un fardello ed uno handicap.
Legittimando i critici dell'"Occidente" che vedono confermare i propri assunti.
Tutto questo non è certamente strano: il rapporto degli "occidentalisti" con il piano della realtà va dal labile all'inesistente, e pur di evitare di lavorare, per politicame e gazzettinisti tutto è lecito.
Osama bin Laden dovrebbe suscitare invidia anche per un altro motivo. Se è vero che la responsabilità delle radicali operazioni urbanistiche sul suolo statunitense compiute l'11 settembre 2001 gli va ascritta per intero o quasi, se ne deve concludere che in quell'occasione conseguì il massimo risultato con il minimo dispendio di mezzi, dimostrando in questo di essere un manager all'"occidentale" verticalmente migliore di moltissimi altri; perché mai un "occidentalista" coerente non dovrebbe invidiarlo?
Il poco che sappiamo dell'Osama bin Laden reale non autorizza a trarre alcuna conclusione di questo genere. Il figlio di muratori yemeniti che combatté i sovietici in Afghanistan aveva dalla sua solo un piccolo gruppo di combattenti. Al Qaeda, “la Base”.
Davanti all'esperienza di quanto sucesso in Afghanistan, in cui la sconfitta sovietica fu tra le concause del collasso dell'URSS e dell’implosione politica che ne derivò, questo gruppo di combattenti pensò che fosse possibile causare una più ampia implosione dello stesso genere in "Occidente", comportandosi in modo da costringerlo a lasciarsi andare a reazioni fuori misura e ad esporsi eccessivamente dal punto di vista militare e finanziario allo stesso modo dell’URSS, finendo così per cadere vittima delle proprie contraddizioni interne.
L’ideologia di Al Qaeda risente dello wahabismo e della Jihad Islamica egiziana, anche se quanto da essa professato non può essere a rigore categorizzato in questo modo: la sua influenza sul mondo islamico in generale e la sua capacità di azione sono state sistematicamente ed apertamente sovrastimate da mass media e politicame "occidentale", per i motivi ben riassunti dal De Benoist della citazione. Tuttavia i due continenti messi a ferro e fuoco, le aggressioni demenziali a paesi in ginocchio, gli sperperi enormi e scriteriati, l'arbitrio del più forte, l'oscenità obesa degli yankee strateghi da caffè incapaci di indicare l'Afghanistan su una carta geografica, l'avvelenamento sistematico della vita quotidiana e delle relazioni interpersonali operato dalla feccia gazzettiera e dai pornocrati della politica istuzionale, la sovversione dei più elementari valori condivisi hanno avuto il pregio di svelare la vera essenza dell'"Occidente" a chiunque voglia darsi la pena di vederla.
L'ingegnere civile saudita dai modi garbati, che rinunciò alla ricchezza per prendere la strada dell'incertezza, della guerra e della morte, ha in questo reso un importante servigio a chiunque voglia avvalersene.
E nella straordinaria città di Firenze qualcuno ha voluto, certamente non con piena consapevolezza, omaggiarne in qualche modo la figura.
Su un concretissimo muro, con concretissima vernice e con concreti, sia pur modesti, fastidi personali.
Altro che Libro dei Ceffi.

05 maggio 2011

Achille Totaro: un caso unico al mondo di propheta in patria?


Cibo حرام. Fa diventare grasso anche chi non è di Scandicci.

Achille Totaro è grasso.
Ed è di Scandicci.
Fine delle caratteristiche degne di nota.
Alcuni eventi verificatisi nel corso degli ultimi anni fanno tuttavia pensare che i soggetti che soddisfano entrambe le condizioni, ossia quella di essere grassi e quella di essere di Scandicci, possiedano il dono della chiaroveggenza. Questo aprirebbe scenari per un potente, inatteso e inedito risveglio spirituale dell'intero "Occidente": gli individui che corrispondono ad entrambe le caratteristiche si contano in termini di migliaia.
Si tratta di conclusioni drastiche, e forse precipitose, tuttavia sostenute da dati di fatto.
Achille Totaro ebbe a lamentarsi il 10 maggio 2009, intervistato da una gazzettina, del "clima intollerabile" che si respirava a Firenze. Poco importa che l'unico a pensarla in quel modo fosse lui: meno di trentasei ore dopo la gendarmeria glielo rese più tollerabile, a spese di una vagonata di ragazzini.
Achille Totaro ebbe a lamentarsi il 28 aprile 2011 del "clima di odio politico" che si respirava a Firenze.
Poco importa che l'unico a pensarla in quel modo fosse lui: una settimana dopo, la gendarmeria gli procurò un clima meno intriso di odio politico, a spese di una vagonata di ragazzini.
Un simile fenomeno, caratterizzato da una correlazione evenemenziale tanto puntuale e perfetta, non può che essere dovuto all'intervento di entità metafisiche.

04 maggio 2011

Nassirya 2003, Milano 2011. L'import export della democrazia



Lo stato che occupa la penisola italiana e le sue gendarmerie offrono, nonostante tutto, qualche certezza su cui fare assoluto conto.
Una di queste certezze è data dalla predilezione per certi simboli e certe ideologie, inscalfibile.
Probabilmente, qualcuno è riuscito a reimportare una partita di "democrazia" rimasta in magazzino per otto anni. Cose che càpitano alla merce scadente.


03 maggio 2011

L'uccisione di Osama Bin Laden: le giuste considerazioni di Giuseppe Tassi


I profondi ed ostinati demeriti del "Quotidiano Nazionale" non costituiscono affatto una novità: la testata tuttavia non cessa mai di sorprendere, né tantomeno di partorire quegli autentici capi d'opera che i nostri lettori conoscono bene da anni.
L'uccisione di Osama Bin Laden -in questa sede i complottismi non piacciono, diamo dunque per buona la "versione ufficiale"- è stata accolta a Firenze con assoluta indifferenza. In città come altrove fanno eccezione soltanto mass media abbrutiti ed accecati dall'autoreferenzialità e relativo politicame committente.
Il "Quotidiano Nazionale", di cui "La Nazione" rappresenta la bottega toscana, si avvale dunque delle preziose competenze di un certo Giuseppe Tassi.
Il blitz della Cia riaccende l'orgoglio americano, il signore del male annientato senza guerre.
Dal momento che non ci interessa attirarci addosso un'accusa di terrorismo, che è quella che di solito gratifica chi mette i dubbio le asserzioni dei gazzettieri, plaudiamo all'assennatezza ed all'obiettività del Quotidiano Nazionale, e della profonda ed obiettiva erudizione del suo vicedirettore.
Ne consegue che nessuno ha mai contattato Musharraf minacciandolo di riportare il Pakistan all'età della pietra.
Nessuno ha aggredito l'Afghanistan, e tanto meno un paese già in ginocchio come l'Iraq.
Nessuno si è giovato del perenne clima di ostilità e di demonizzazione costruito dai mass media nei confronti delle manifestazioni anche minime di dissenso politico e sociale.
L'elenco delle considerazioni sarcastiche potrebbe essere lungo a piacimento. Ma dal momento che Giuseppe Tassi ha ragione, è probabile che ad aver avuto per tutti gli ultimi dieci anni un rapporto per lo meno strano con il principio di realtà siano stati i suoi pochi detrattori.
Soprattutto, il "Quotidiano Nazionale" non potrebbe trovare penne meglio rappresentative.

02 maggio 2011