19 luglio 2010

Firenze: Achille Totaro e Giovanni Donzelli in un caldo luglio da diplomati


Luglio 2010. Il piddì con la elle è al potere incontrastato da due anni e pare aver esaurito ogni spinta propulsiva. Unica promessa elettorale mantenuta, e ci voleva poca fatica, la guerra senza quartiere ai mustad'afin.
Il problema è che i mustad'afin, complice una situazione economica sulla quale non ci sono né la volontà né gli strumenti per intervenire, stanno diventando la maggioranza della popolazione peninsulare e questo ha imposto anche a frange solitamente dedite ai maccaruna e al mandolino di chiedersi per quale misterioso motivo nessuno abbia più un soldo in tasca e perché un paio di generazioni vivano letteralmente alla giornata nella più totale indifferenza di quelli con la cravatta che fanno finta di occuparsi del bene pubblico.
Ultimo frutto del securitarismo d'accatto che ha fatto la fortuna della racaglia "occidentalista", la sovrana presa in giro della "tessera del tifoso", una versione riveduta e corretta -ovviamente in peggio- di quelle tesserine per indebitarsi che hanno prodotto tra gli amriki diversi milioni di senza tetto. Se non fosse tutto vero, al punto che perfino quelli del pallonaio, di solito stabili sulle posizioni dell'"occidentalismo" più remissivo ed ibne nel senso che il vocabolo ha in lingua turca, non nascondono il loro malumore in proposito, ci sarebbe da pensare che la realtà peninsulare sia qualcosa a metà tra il dispetto e l'incubo.
Le volte che il politicame "occidentalista" fa finta di calarsi in mezzo ai sudditi, i risultati sono talmente controproducente che perfino il gazzettame più servile non riesce ad astenersi dall'ironizzare. L'edizione cartacea del "Corriere della Sera" pubblica il 16 del mese un paio di articoletti di fondo.
Donzelli, patente scaduta (e ritirata) - Il consigliere del PDL fermato mentre parlava al cellulare guidando. M.F. racconta con un registro insolitamente ironico come Giovanni Donzelli, un diplomato che da qualche mese scalda una poltrona meglio foraggiata di quella che scaldava prima, sia incappato nella doppia seccatura di una scorciata dei "punti" a disposizione per aver parlato al cellulare durante la guida, e nel ritiro del documento che si era dimenticato di rinnovare. A giustificativo avrebbe accampato un guasto dell'auricolare.
Questo auricolare è un accessorio che nei primi mesi della sua disponibilità veniva adottato con entusiasmo da quegli "occidentalisti" abituati a misurare il proprio valore sulla base di un miserabile mascheramento da efficientismo aziendale fatto di arnesi pseudotecnologici e di stracci cravatteschi. La moda è durata lo spazio di un mattino per due motivi; il primo è che la costante reperibilità telefonica è un qualcosa che si chiede più ad uno schiavo da comandare a piacimento che non a qualcuno cui siano accordati una sia pur minima discrezionalità o potere decisionale; il secondo è che l'uso dell'auricolare, con microfono annesso, dà agli astanti esattamente la sensazione che chi li usa stia parlando da solo, rendendolo in contesti socialmente normali (ovviamente quelli "occidentalisti" non lo sono) oggetto di meritato dileggio. Il fatto che il diplomato di cui sopra affermi di utilizzare un apparato del genere dovrebbe gettare su di lui una luce tanto interessante quanto poco positiva.
La maldestraggine di Giovanni Donzelli comunque riguarderebbe soltanto lui, se non alluvionasse da anni gli uffici stampa pontificando su tutto e su tutti riempiendo il mondo di gente che aspetta soltanto un suo minimo passo falso per restituirgli il favore.


Nella foto, uno grasso di Scandicci.

La maldestraggine di Achille Totaro, invece, riguarda tutto un partito che oggi come oggi, specie a Firenze, con sostenitori come questo può davvero permettersi di fare a meno dei nemici.
Come i nostri lettori sanno bene, Achille Totaro non è solo un diplomato, ma è anche di Scandicci.
Ed è grasso.
Altri meriti non sapremmo ascrivergliene.
Contro Renzi l'anguria di Totaro - Centrodestra in piazza Strozzi per contestare il sindaco. V.M. ironizza meno del collega anche se il riferimento all'anguria non può non far garbatamente pensare alla forma ventris di quello grasso di Scandicci; la foto allegata all'articolo mostra un furgone tappezzato dei poster di cui si è già riferito ed Achille Totaro, quello grasso sulla sinistra.
Armata di parole d'ordine di un'inconsistenza disperante, la "opposizione di centrodestra" valutata da questo V.M. in 60 (sessanta) persone ha sentito questo signore grasso sì, ma pur sempre di Scandicci, inveire contro gli extracomunitari che "arrivano in città solo per commettere reati" (chissà se nel bel numero sono compresi anche gli amriki, extracomunitari a tutti gli effetti) e si è fatta un pezzo di anguria gratis insieme ad un fantasma di nome Guido Sensi.
Il tutto, introdotto da un tizio meno grasso ma pur sempre di Scandicci. Uno che si fa chiamare Gheri Guido, prima il cognome e poi il nome come a scuola, in caserma ed in galera. Uno che di mestiere fa sentire musica per radio e che l'altra sera pare si dimenasse(!) "al suono di una canzone di Vasco Rossi" ripetendo a gran voce di non aver paura di parlare del sindaco...
Non c'è da stupirsi se il piddì con la elle, primo partito della penisola, ha chiuso tutte le sedi fiorentine ad eccezione di una ed ha raccolto quest'anno, secondo la stessa gazzetta su citata, la bellezza di trecento tesserati.
A Firenze l'ultimo dei centri sociali è capace di raccogliere il doppio dei simpatizzanti in una giornata qualsiasi. Senza tessere, senza angurie e soprattutto senza imitazioni campagnole di qualche vascorossi già improponibile per proprio conto.

14 luglio 2010

I muri di Firenze. "Occidentalisti" da manifesto ed "occidentalisti" da scritta


Nel luglio 2010 una passeggiata per il quartiere fiorentino di Gavinana permette di apprezzare -o meglio, di disprezzare- due tra i livelli di dispiegamento della propaganda "occidentalista": quello partitico locale e quello dei servi della base.

La foto qui sopra ritrae un manifesto oggetto di presentazioni gazzettiere e, a detta della committenza, denotante un certo impegno documentale. Essendo la propaganda di questi mangiatori di maccheroni una tra le cose più distanti dalla realtà di cui abbiamo mai avuto contezza, le cose sono ovviamente andate in maniera del tutto opposta ed il manifesto del "fallimento Renzi" è finito attaccato sulle cantonate meno visibili. Se ne disprezzino comunque la grafica fracassona e l'inconsistenza delle istanze: "Aumenti tariffari, spese folli, traffico caos, buche eterne, sihurezza colabrodo, aeroporto bloccato" e soprattutto "cittadella viola svanita".
Degli aumenti tariffari non ci siamo accorti e delle spese folli neppure; il fatto di non trarre alcun reddito di posizione dalla frequentazione di greppie pubbliche probabilmente ci esime anche da quel clima di gelosie velenose che per quanto possiamo ricordare connota solo le classi femminili nelle scuole superiori e gli ambienti della politica istituzionale. Ragion per cui se proprio dovessimo citare una spesa folle, la prima che ci verrebbe in mente sarebbe il miliardo di euro con cui il governo dello stato che occupa la penisola italiana sta mantenendo migliaia di armati per contribuire all'occupazione dell'Afghanistan.
La situazione del traffico, in considerazione della meravigliosa prova che l'applicazione pratica delle logiche del libero mercato sta fornendo a tutti coloro che dal 2004 ad oggi si trovano a percorrere il tratto fiorentino dell'Autostrada A1, rappresenta uno di quei potenziali boomerang che il propagandista politicante dovrebbe maneggiare con la massima attenzione.
L'amministrazione comunale sta procedendo entusiasta nella militarizzazione della vita sociale secondo le direttive "occidentaliste" più ebefreniche, ed il rimando ad una sihurezza postulata colabrodo solo da questo manifestino suona più come uno riempitivo che altro.
Cosa volete che importi dell'aeroporto a gente per la quale un biglietto di treno -mezzo i cui utenti vengono sistematicamente presi in giro da decenni- rappresenta già una spesa da affrontare con attenzione?
E di quell'osceno fòmite di tresche, malaffari, accomodamenti e guapparìa chiamato pallone? Cui prodest una "cittadella viola", qualunque cosa sia? Il palloname e quello che ci vegeta sopra rappresentano dei circenses il cui appeal sta segnando il passo da anni, vittima da una parte di una mercificazione senza più alcun freno e dall'altra della militarizzazione del pallonaio reale e della tariffazione del pallonaio virtuale. Allargare ulteriormente il giro dei debiti, dei favorini e delle manovrine sottobanco di cui è irto l'ambiente interessa solo alla marmaglia "occidentalista", talmente palloneggiante, pallonistica e palloniera da aver candidato un ex palloniere, spedito sotto il sole di luglio a verificare di persona i progressi del restauro di un pallonaio.
L'"occidentalismo", a livello partitico locale, propaganda una weltanschauung fatta di controllo sociale paranoico e delatorio, di palloni, palloneggi, pallonisti e pallonate, e di consumi che solo una sempre più ristretta élite può pensare di permettersi. Il tutto mentre il piddì con la elle, cui si deve una comunicazione politica tanto efficace, vive invece una realtà quotidiana fatta di lotte a coltello, gelosie, pugni sul tavolo e tracolli veri e propri. Sedi chiuse, vertici locali decapitati dall'alto, vendette trasversali, pestar di piedi, piccinerie, litigi, commedie, capricci e piagnistei di ogni genere in un ribollire di fazioncelle, cene tra intimi ed altra roba del genere.
Detto in altri termini, si stanno ammazzando a coltellate.
Non che abbiano mai smesso, peraltro.
In tutto questo non c'è nulla che tocchi l'essenza della pratica politica "occidentalista", fatta di menzogne spudorate, di allarmismo da tre soldi e di un sordido e magnaccesco atteggiamento delatorio che fanno sì che un politicante "occidentalista" lasci dietro di sé una scia di sporco qualunque sia l'àmbito della vita pubblica in cui si arroga il diritto di intervenire.



Meno costretta al rispetto delle convenienze, la base riesce invece, com'è logico, a veicolare istanze anche più rivelatrici.
La scritta originale, fantasiosamente e maldestramente corretta da chissà chi, diceva "+ tette - zecche". Nel gergo "occidentalista" in voga tra i diciassettenni bocciati a scuola che disegnano svastiche sulle panchine, le "zecche" dovrebbero essere i militanti di "sinistra". A Firenze la situazione ed i rapporti numerici sono ancora tali che questo appellativo viene utilizzato esclusivamente sui muri o da prudentissima distanza di sicurezza, ed è dovere civico di ogni individuo consapevole fare in modo che la situazione non cambi; la scritta è tuttavia interessante perché mostra come la pur profonda condivisione di "valori" tra i buoni a nulla della base politica e gli scaldatori di poltrone dell'"occidentalismo" locale conti su una relativa specializzazione propagandistica e pratica; se un poltronista istituzionale si occupa pressoché a tempo pieno di pallone, nulla impedisce ad un imbrattatore di pareti di occuparsi di carne femminile.
Più in là non ci vanno, né all'uno né all'altro grado.
Le sedi disputate alla celebrazione di un terzo elemento unificante, essendo il quarto rappresentato dai maccaruna c'a'pummarola 'n coppa, sono invece democraticamente aperte ad "occidentalisti" di entrambi i livelli: selection at the door, privé solo soci e nomi in lista.

13 luglio 2010

Facebook. Vittime o assassini, stessa scheda.


Scrivevamo tempo fa che Facebook permette a morti già da vivi di far rivivere i morti. Le cose, ovviamente, sono peggiorate. Ed è stato un peggioramento velocissimo.
Con almeno una dozzina di episodi documentati nei soli primi giorni del luglio 2010, l'uccisione o il ferimento grave di mogli, ex mogli, fidanzate, ex fidanzate, compagne, amiche e così via stanno occupando il mainstream fruibile nello stato che occupa la penisola italiana. Da un punto di vista strettamente mediatico la questione non è diversa dalle tante che impestano l'agenda setting, dando per scontata l'assoluta indifferenza gazzettiera per le vittime e per i retroscena in cui maturano certi episodi. Tutta roba di cui, se mai, si deve evitare di far menzione: si rischia di incappare in figuracce inenarrabili[1], o -peggio- di rivelare che razza di fabbriche di zucchero filato costituiscano la quotidiana realtà, nemmeno tanto nascosta dietro i praticelli curati e le fabrichète, di un paese "occidentale".
Affrontare esplicitamente la questione è pericoloso da un terzo punto di vista. Come sa chiunque abbia affrontato anche con dedizione minima lo studio delle scienze sociali, le probabilità che una donna ha di subire violenza da parte di un parente, di un fidanzato o di un amico sono molto superiori di quelle di subirne da parte di un perfetto sconosciuto. Una constatazione elementare su cui il gazzettame non deve insistere, perché inficierebbe la propaganda con cui le forze politiche "occidentaliste" hanno convinto i sudditi che bivaccano nella penisola italiana di essere sotto la minaccia costante -tra le altre- di mostri lerci in kefiah piovuti dal deserto a rubarillaòro e a violentare bambine.
Una realtiva novità nel fenomeno, apprezzabile perfino da una scorsa al materiale gazzettiero disponibile, è il ruolo che le nuove tecnologie e soprattutto delle repellenti "identità" posticce costruibili tramite le "reti sociali" stanno assumendo nel determinare i comportamenti; in almeno uno dei casi attestati par di capire che la dissonanza tra "identità" posticcia e realtà sia stata parte non trascurabile del movente.
Le "reti sociali" in cui una parte crescente della popolazione si fa vanto di autoschedarsi forniscono anche in questi casi una misura di quello che non possiamo chiamare altrimenti che banalità del Male. Vittime e assassini, tutti accomunati dalla passione per la Nutella e per la Juventus. Il che significa che a tragedia consumata l'ultimo dei gazzettieri non deve fare altro che cercare un nome in rete e scrivere un bel fondo in cui ci si dilunga sulla passione per la Nutella della vittima e su quella per la Juventus del carnefice. O viceversa, tanto non cambia niente perché la costruzione di una "umanità" mediatica per entrambi i soggetti è affidata ai loro comportamenti di consumo in materia di Juventus e di Nutella, bandiere di un progetto di vita unico ed innovativo.
L'entusiasmo dell'autoschedatura di massa produce una melma in cui realtà e finzione, virtuale e concreto si intrecciano in modo sempre più stretto, e consegna all'eternità individui cristallizzati nel conformismo più tetro, inchiodati a quotidianità fotocopia intercambiabili come paia di calzini. Ci sono dubbi molto fondati sulla "sopravvivenza" e sulla resistenza al tempo delle informazioni raccolte nei database dei social network: comunque, chi aspira ad essere ricordato perché la domenica dorme fino a tardi o perché odia le zanzare si accomodi pure.



Ecco come la gazzetteria "occidentalista" tratta la questione, al meglio della sua coerenza e della sua prassi abituale.
Violenza a sinistra, seni esposti a destra. Coltellate a sinistra, corpi svestiti a destra. Prognosi riservate a sinistra, mercanzia femminile a destra.
Questa roba esiste anche in formato cartaceo, con la parola all'esperto e "lettere dei lettori" perfetti esempi di quella incompetente cialtroneria di massa che rappresenta un tratto essenziale dell'"occidente" contemporaneo.


[1] Non che ai gazzettieri importi. L'intero mainstream peninsulare ha tessuto le lodi dell'aggressione amriki all'Iraq ed appoggiato senza dubbio alcuno la montagna di menzogne sparse per giustificarla. Non abbiamo notizia di alcun gazzettiere che a nefandezza consumata si sia non diciamo ucciso con le sue mani, ma per lo meno dimesso porgendo al pubblico le sue scuse.

12 luglio 2010

Bersani contra Chàvez. Si licet parva componere magnis.



Un certo Bersani, nel panorama politico (e mediatico, soprattutto) dello stato che occupa la penisola italiana viene spesso identificato come "capo dell'opposizione". All'inizio di luglio 2010 ha avuto pubblicamente ad asserire che tra i suoi timori ci sarebbe... l'ascesa politica di un Chàvez!
La sedicente "opposizione", in nulla distinguibile dal cosiddetto "governo", ha fatto proprie anche e soprattutto le istanze più ebeti che la propaganda "occidentalista" ha inchiavardato nella "pubblica opinione", dal delirio securitario alla superiorità pressoché razziale dell'"occidente", passando per un filosionismo d'accatto e per una sudditanza assoluta al volere amriki che le hanno permesso di acquistare rapidissima quel contegno da reginette decadute e quella "occidentocentricità" miope che impedisce di vedere al di là del proprio naso.
Per la sedicente "opposizione" considerare tutto quanto non sia diretta produzione dell'area geografica compresa tra l'Atlantico e gli Urali (succursale sionista compresa) come degno di essere visto con palese sospetto, il tutto sotto il controllo vigile della strafeccia gazzettiera, rappresenta un traguardo involutivo di tutto rispetto, ed un'ulteriore conferma del meritatissimo declino anche politico, anche sociale, anche umano dell'aggregato di cosi che vegetano nella penisola italiana inorgogliendosene pure. Almeno finché al pallonaio le cose vanno bene e purché non manchino sorca e maccaruna, chiaramente.
Il periodico on line livornese Senza Soste, considerato poco meno che demoniaco dai bersani, ha tentato di rimettere a posto le cose concedendo spazio a voci meno inclini agli slogan e dedite da tempo alla politica che non conta.
Anche in questo caso, trattandosi di materiale riportato da altra fonte, il nome dello stato che occupa la penisola italiana viene presentato tal quale nel testo. Ce ne scusiamo con i lettori.


Lettera aperta a Bersani su Chàvez

Nei giorni scorsi Bersani ha paventato il rischio che dopo Berlusconi "venga un Chàvez", e "non ci sarà più libertà per nessuno". In questa lettera aperta al segretario del Pd gli Amig@s Mst Italia (amici del Movimento senza terra del Brasile) spiegano a Bersani che se dopo Berlusconi in Italia venisse "un Chàvez", si aprirebbe una stagione di grandi riforme popolari. Basta informarsi un po' meglio.
Le scriviamo rispetto alle parole da lei usate nei confronti del presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Hugo Chávez: "Non vorrei che dopo Berlusconi venisse fuori Chávez. O il Parlamento riprende il suo ruolo o non c'è libertà per nessuno". Queste parole lasciano intendere che: 1) Chavez rappresenterebbe il peggio anche rispetto a Berlusconi; 2) in Venezuela non ci sarebbe libertà per nessuno. Ed esprimono chiaramente una totale mancanza di conoscenza rispetto alla situazione latinoamericana in generale e venezuelana in particolare.
a) Il governo di Hugo Chávez gode, com'è noto, di una pessima pubblicità: per gran parte dell¹informazione "ufficiale", il presidente venezuelano è un caudillo e un populista, quando non esplicitamente un tiranno. E ciò malgrado gli innumerevoli processi elettorali che ha attraversato, tutti vinti tranne uno, quello del referendum sulla riforma della Costituzione venezuelana nel 2007. Sconfitta serenamente riconosciuta dal presidente (e, oltretutto, di strettissima misura, 50,7% contro 49,3%: percentuali che, se fossero risultate invertite, avrebbero di sicuro fatto gridare la destra alle frodi e al colpo di Stato). E vorremmo farle notare che la Costituzione in vigore prevede anche la possibilità di revoca di ogni carica elettiva, a cominciare da quella presidenziale, a metà mandato.
b) Negli anni del suo governo, Chávez ha proceduto a nazionalizzare i grandi depositi di idrocarburi presenti in Venezuela e ha usato le risorse del petrolio per migliorare servizi pubblici come educazione, salute e trasporti, per rispondere alle necessità di milioni di poveri delle favelas e dei quartieri popolari, prima completamente esclusi da qualunque servizio pubblico. Inoltre, lo Stato garantisce l'accesso ai beni alimentari al prezzo di costo, senza scopo di lucro, attraverso una rete locale di negozi che non è statale; assicura l'accesso gratuito alla sanità, attraverso il sistema cubano del medico di famiglia, grazie al quale oltre ventimila lavoratori della salute abitano e convivono con il popolo nei luoghi più poveri e lo assistono con la prevenzione, la fornitura dei farmaci e ogni cura necessaria (la maggior parte di questa popolazione non conosceva neppure un medico); garantisce anche l'accesso all'educazione attraverso vari programmi educativi, che vanno dall'alfabetizzazione di adulti e adolescenti fino a programmi diretti a tutti i giovani che vogliono andare all'università (oggi il Venezuela è considerato dall'Unesco un Paese libero dall'analfabetismo. Un caso raro, tra i Paesi dell¹emisfero Sud).
c) In condizioni tanto avverse a causa di un¹eredità economica segnata dalla dipendenza totale dalle esportazioni petrolifere, dalla mancanza di organizzazione sociale e dall¹assenza di un progetto politico che unifichi le forze popolari del Paese, la grande sfida del governo Chávez è quella di riuscire a costruire un progetto di sviluppo duraturo per il Paese. Chávez ha finora formulato due linee distinte e complementari di riflessione. La prima viene chiamata "Progetto di sviluppo endogeno". Endogeno, qui, significa che il popolo e tutte le forze produttive del Paese dovrebbero spendere le proprie energie affinché in ciascuna regione venga organizzata la produzione sia agricola che industriale dei beni necessari alla popolazione. Si innescherebbe così un processo di produzione di ricchezza locale, di distribuzione di reddito a livello locale, di creazione di posti di lavoro a livello locale. L'altra idea che Chávez ha introdotto nel dibattito è quella della necessità di costruire un socialismo differente, il socialismo del XXI secolo, prendendo però le distanze dal socialismo reale. Dal punto di vista pratico, il risultato concreto che questo dibattito ha prodotto è stato quello di aprire una discussione tra i lavoratori, affinché essi creino forme autogestite e cooperative di fabbriche e stabilimenti industriali. E questo è accaduto nei casi in cui i proprietari capitalisti sono fuggiti dal Paese o hanno dichiarato fallimento e nei casi in cui lo Stato ha costruito una nuova fabbrica e ha cercato di stabilire una sorta di collaborazione con i lavoratori.
d) Esistono ovviamente, nel processo bolivariano, limiti non irrilevanti: una struttura statale burocratica, corrotta e inefficiente; la presenza, malgrado le incontestabili e fondamentali conquiste sociali, di problemi
ancora non risolti, come l'insicurezza sociale, la questione abitativa, la situazione salariale di ampi settori della popolazione. Limiti, questi, che non possono mettere in dubbio i risultati positivi ottenuti in Venezuela da Chávez, nel perseguire la democratizzazione della società, l'ampliamento dei poteri delle fasce popolari e della popolazione indigena, la riduzione della giornata di lavoro, la fine dell'autonomia della Banca Centrale, il divieto del latifondo, il consolidamento dello Stato nel suo carattere pubblico, la realizzazione delle missioni, con cui il governo ha posto la questione sociale al centro della sua sfera di interessi, in ciò seguito da altri governi latinoamericani. E, a livello latinoamericano, la creazione dell'Alba, l'Alleanza bolivariana per l'America, a cui Chávez ha offerto un contributo determinante: una forma di integrazione tra i Paesi che parte dalle necessità dei popoli e dell'ambiente e non dalle necessità del capitale; un processo di integrazione economica e sociale dei popoli e dei governi che potenzia l'uso di tutte le risorse naturali, delle risorse di biodiversità, dell'agricoltura, dell'industria, a favore della soluzione dei problemi fondamentali del popolo e della crisi climatica. Una lotta per l'indipendenza economica dell'America Latina, perché smetta di essere un esportatore di ricchezze per l'Europa e gli Stati Uniti, e più recentemente per il Giappone e la Cina.
Per tutto questo, siamo convinti che, se dopo Berlusconi venisse Chávez, si aprirebbe per l'Italia una stagione di grandi riforme popolari, una grande promessa di futuro.

Amig@s MST*- Italia/Comitato di Roma
(MST= Movimento dei lavoratori senza terra del Brasile)

11 luglio 2010

La scuola e i "valori occidentali": un esempio di integrazione avvenuta con successo




Questa macchina l'ho vista per la prima volta in vita mia, credo, poco fa.
Era parcheggiata in pieno centro, davanti a Palazzo Dogana, la vecchia sede della Provincia.
Qualche matrimonio, penso.
E in effetti presto scende la sposa, in rigoroso abito bianco, con tanto di svolazzi e codazzi.
Brutta anzi che no, devo dire. Chissà chi se l'è presa 'sta cozza, penso.
L'arcano si svela presto. Tutto intolettato gli compare presto al fianco
Andonio, con la sua solita faccia da bulldozer.
Andonio: qualcosa come il '98 o il '99, una scuola media. Ho una prima e una terza. Nella terza c'è lui. Alto più di me, muscoloso più di me, con il cervello e i comportamenti di un cane non troppo intelligente. Passa il tempo a girare per la classe, a spaccare i banchi e gettare pezzi contro i compagni, a minacciare a destra e a manca - ha l'hobby della boxe. Non sa leggere e scrivere. E' seguito da un insegnante di sostegno che si vede in classe meno dello Spirito Santo, ma che è riuscito a insegnargli a scrivere il suo nome: alla foggiana, però, non Antonio, ma
Andonio.
Pure
Andonio s'è sposato. E con la limousine.
Ricevimento in qualche posto dal nome esotico - Parco dei principi, Residenza reale o qualcosa del genere - con le statue di gesso nel giardino, migliaia di euro buttati appresso all'astice ed all'ostrica, i balli di gruppo e
Andonio che canta con la nota nasale le canzoni di Raffaello.
Perché racconto 'sta cosa? Boh.


Pubblicato da Naciketas su un newsgroup dedicato al mondo della scuola.
Si ringrazia Paniscus per la segnalazione.
Più oltre nel thread, lo stesso Naciketas scrive:

Ieri mattina ascoltavo due ragazzini per strada, proletari anche loro. Il dialogo era più o meno come segue:

- Chitemmù, vafammoccammammt (all'anima dei mortacci tuoi, fotti tua madre in bocca)
- Chitestramù, nun me cacann u cazz (all'anima di chi ti è stramorto, non rompermi i coglioni)
- Sì 'nu merd, a vuje fenesc? (sei una merda, vuoi finirla?)

Sono andati avanti così fino a quando sono stati alla portata del mio udito, con quell'accento cavernoso, quel tono disperatamente simile all'abbaiare che è proprio dei foggiani. Ah, non stavano litigando, era uno scambio normale.
Essere di sinistra vuol dire stare con questa gente. Ma io a uno così non riesco nemmeno a dire buongiorno, senza sentirmi rispondere: "Mongolo', che cazz vuje?"

09 luglio 2010

Lavori stradali


La foto in alto è stata scattata nell'agosto 2008 nella Repubblica del Kirghizistan. Fa riferimento a lavori di miglioria stradale lungo la tratta da Bishkek ad Osh. I lavori indicati nel cartello riguardavano una tratta di 72 (settantadue) chilometri, sono iniziati nel marzo 2006 e finiti nel marzo dell'anno successivo. Progetto amriki ed esecuzione cinese.
La foto in basso è stata scattata nel luglio 2010 in territorio controllato dallo stato che occupa la penisola italiana. Fa riferimento a lavori di miglioria stradale lungo la tratta da Barberino ad Incisa. I lavori indicati nel cartello riguardavano una tratta di 8,9 (otto virgola nove) chilometri, sono iniziati nell'ottobre 2003 e non si sono ancora conclusi. Progetto peninsulare ed esecuzione peninsulare.
L'autostrada M41 che da Dusanbe porta verso il Pamir è stata pianeggiata, ampliata, asfaltata e dotata di segnaletica per un lungo tratto ed in pochi mesi; avemmo modo di apprezzarla nello stesso agosto 2008.
L'autostrada A3 che da Salerno porta a Reggio Calabria...


07 luglio 2010

Le radici cristiane della città di Prato: l'inculturazione miracolosa della classe politica


“A Prato ci sono due etnie di immigrati: quelli cristiani provenienti dall’Est Europa e dal Sudamerica, che tolti i delinquenti si possono inserire nella città eppoi ci sono i cino-musulmani del tutto indisponibili ad includersi”.

Lo ha statuito un certo Emilio Paradiso, che scalda una poltrona per conto della Lega Nord al Consiglio comunale di Prato, nel corso di un "vertice di maggioranza"; gli ha fatto eco un certo Riccardo Mazzoni, arciconvinto che "a livello nazionale la concessione della cittadinanza breve agli stranieri possa portare a dei quartieri governati secondo la sharia".
La difesa usberghi addosso e stendardi al vento delle radici cristiane della città di Prato deve procedere piuttosto a rilento e dare risultati piuttosto deludenti, se in un anno ci si è ridotti da un trionfalismo fatto di "militarizzazione" del territorio e di sperticate promesse di uscite rapide da una crisi economica che ha tutte le caratteristiche dell'irreversibilità, al dover fare quel tipo di verifica politica che caratterizza gli esecutivi traballanti. La frase sopra merita comunque un po' di approfondimento. Indossate le vesti dell'etnografo, Emilio Paradiso identifica in una "cristianità" tutta da dimostrare l'elemento identitario che accomunerebbe argentini e polacchi, moldavi e salvadoregni, peruviani e rumeni, che li porrebbe in modo quasi taumaturgico al di sopra dei rischi di "non inclusione".
Ora, il significato "occidentalista" di inclusione sociale è molto preciso e coincide con quello che in contesti più normali verrebbe definito "rinunciare totalmente al sistema di credenze, alle conoscenze, alla cultura materiale sui quali si è imperniata la propria intera esistenza, per abbracciare comportamenti esenti da pecche all'occhio di autonominati arbitri che considerano senza aperto sospetto esclusivamente i più deteriori ed inferi comportamenti di consumo".
Un esempio di "inclusione riuscita", secondo il metro "occidentalista"? Eccolo:

Domenica scorsa me ne stavo con degli zingari [...] i quali si stavano integrando nei Valori Occidentali.
Vale a dire, che il ragazzino di sette anni, che di solito non apre bocca, era tutto teso davanti al computer a fare un videogioco in cui un muscoloso nero americano in maglietta picchia e ammazza un gran numero di gente.
Il resto della famiglia invece se ne stava a guardare Canale Cinque. Le trasmissioni della domenica pomeriggio, in orario per nonne, badanti, frequentatori dell'asilo e simili.
Io la televisione non ce l'ho nemmeno, e quindi se non fosse per gli zingari, manco saprei cosa fanno le reti del Presidente del Consiglio. Ma con gli zingari, succede che devi sopportare non solo di vedere un agnello sgozzato per Herdelezi, ma pure di guardare Mediaset, che è un po' peggio e per me pure un po' più esotico.
Vagamente, intuisco che ondeggia uno stuolo di meretrici, puttane, cocotte, baldracche, peripatetiche, lucciole, zoccole, pelande, sgualdrine, bagasce, escort e semplici troie appartenenti trasversalmente a tutti i generi noti alla biologia, e c'è pure Vittorio Sgarbi, con una capigliatura che somiglia ormai a quella di Babbo Natale, che mentre sputa parolacce, si è anche tolto la camicia.
Le meretrici e i meretori un po' ridono e ballano e un po' compiono varie azioni caratteristiche del loro mestiere con automobili di lusso, presumibilmente istigando i telespettatori, nonché gli zingari integrandi, al loro acquisto.
Da un breve approfondimento su Internet, scopro che ciò fa parte di qualcosa che si chiama Domenica Cinque...

Non si sa sulla base di quali evidenze, Emilio Paradiso afferma la maggior "includibilità" di sud americani ed esteuropei, dimenticando forse che non più tardi di due anni or sono la demonizzazione nella sua interezza di uno stato sovrano dell'Europa orientale ha costituito la parte fondamentale delle operazioni propagandistiche che hanno portato tanti voti alle formazioni politiche come quella cui appartiene.
Vestendo anche i panni dell'etnografo, riesce a identificare anche i cino-musulmani, posti all'altro lato del continuum e quindi insuscettibili di "inclusione" alcuna, per fortuna loro.
Il bello è che qualcosa di simile ai "cino-musulmani" esiste sul serio, ma per favore nessuno vada a raccontarglielo.
Ovviamente tra le affermazioni di individui come questo e la realtà delle cose esiste, nel migliore dei casi, un rapporto piuttosto labile. Questo non significa che le linee guida del pensiero "occidentalista" non emergano chiaramente dall'asserzione di Emilio Paradiso, dalla quale si può dedurre che esistono almeno due gruppi distinti, uno passibile di "redenzione" (o di dannazione, dal nostro punto di vista) a mezzo dell'"inclusione" di cui abbiamo indicato le modalità, ed uno cui questa possibilità è negata. In altre parole, esisterebbe una correlazione diretta tra appartenenza religiosa e/o nazionale e propensione alla "inclusione", per la quale nulla vieterebbe di ipotizzare una base genetica. E la man forte di un Mazzoni timoroso che l'instaurazione di uno "stato islamico" sia la prima preoccupazione dei nuovi sudditi -ché nel caso dello stato che occupa la penisola italiana l'epoca in cui si poteva parlare di cittadini si è chiusa da un bel pezzo- aggiunge il tocco finale ad uno scenario dalle tinte irriferibili; se la frase di Mazzoni è stata riportata con correttezza, perché questo si verifichi non occorre neppure che ad ottenere la cittadinanza siano individui provenienti da dar al'Islam; è sufficiente che siano stranieri, il che fa pensare che secondo Riccardo Mazzoni esista una correlazione anche tra la condizione di "straniero" e quella di propugnatore della Legge Sacra...