15 maggio 2010

CNSU. Azione Universitaria (o Giovani? O Studentesca?) e Studenti per la Libertà: i travolgenti risultati della "militanza" fiorentina


Da quanto ci è dato di capire il "Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari - CNSU" è un arnese consultivo i cui membri, eletti in tutta la penisola, hanno il fondamentale compito di fare sì con la testa ogni volta che su di loro piovono schemi di decreti "legge" ed altra roba il cui effetto sulla realtà sociale è nel migliore dei casi come quello che una partita di Risiko ha sulla geopolitica mondiale, mentre nel peggiore riesce ad infliggere ulteriori colpi ad un ambiente universitario in inarrestabile crisi, salutato educatamente dalle sue migliori energie da tempo riparate in più ospitali e più presentabili lidi.
Dal CNSU, però, è possibile spiccare il volo verso i ristoranti che contano, ed allontanare a tempo indefinito l'ossessionante fantasma dell'ufficio circoscrizionale per l'impiego.
Il sentito impegno "occidentalista" nei confronti della competizione quindi non risulta affatto fuori luogo.
Firenze è una città straordinaria perché il senso critico, lo scetticismo e la militanza di base di una porzione sostanziale dei suoi abitanti hanno fatto sì che in pieno 2010 sia ancora più facile imbattervisi in cittadini piuttosto che in sudditi. Una delle conseguenze di questo stato di cose è che nei confronti del CNSU, considerato una mangiatoia che è disdicevole anche soltanto nominare, e nei confronti di quanti vi si candidano vige una gamma di atteggiamenti generalizzati che copre tutto l'areale compreso tra il disinteresse e l'aperto disprezzo. Secondo i dati di affluenza a questo giro la farsa è stata avallata da una percentuale di votanti che oscilla, a seconda dei seggi, tra il 2 ed il 10 per cento. Su poco meno di sessantamila aventi diritto, hanno pensato di scomodarsi in un paio di migliaia per un 3,5 per cento in totale che già da solo dovrebbe dirla lunga sul lato meramente autoreferenziale del CNSU, sulla pochezza ridicola della consultazione e sul valore di certe rappresentanze.
Un aspetto sottovalutato della questione è il seguente: teoricamente composto da giovani ed altrettanto teoricamente diretto ai giovani, il CNSU è effettivamente un'ottima scuola per la politica "occidentale" contemporanea, i cui attori sono sostanzialmente chiamati a far finta di possedere competenze e poteri necessari a controllare fenomeni sui quali non hanno in realtà alcuna concreta possibilità di intervento.
Un articoletto del 15 maggio 2010, pubblicato su quel "Giornale della Toscana" che è embedded alle più frenasteniche iniziative "occidentaliste" di Firenze, rendiconta in questo modo i risultati elettorali:
Lista Aperta (un riferimento "cattolico" tradizionale e relativamente radicato), 835 voti.
UDU (la sedicente "sinistra" universitaria), 646 voti.
Azione Universitaria e Studenti per la Libertà, 248 voti.
Blocco Studentesco (La sedicente "destra" sponsorizzata dall'atelier Casa Pound), 44 voti.
Unicentro (il braccio universitario della Unione di Centro), 30 voti.
Il resto dell'articolo lascia spazio a un certo Tommaso Villa, uno zero spaccato perfetta espressione dell'"occidentalismo" più basso in ogni senso, che canta con ragione vittoria anche davanti a numeri come questi: l'assenza di istanze politiche reali dal CNSU faciliterà di molto i suoi compiti di passerella autoreferenziale, che è il motivo principale -se non unico- della sua esistenza.
Azione Universitaria (o Giovani? o Studentesca?) e Studenti per la Libertà non sono formazioni qualsiasi: sono le litigiose organizzazioni giovanili che fanno capo al principale partito "occidentalista" dello stato che occupa la penisola italiana. I duecentocinquanta voti raccolti dovrebbero far riflettere chiunque fosse seriamente intenzionato ad agire sul territorio, ma essendo la politica "occidentalista" interessata a tutt'altre e ben più remunerative questioni, l'eventualità di una simile riflessione non è neppure da ipotizzare.
Un risultato del genere conferma anche la quotidiana ed abituale sovraesposizione mediatica di Azione Universitaria (o Giovani? o Studentesca?) e Studenti per la Libertà, alla quale corrisponde una pratica politica vicina allo zero, suddivisa in tutti i settori compresi tra l'inesistente, l'offensivo, l'inutile, il piccino, il cattivo, lo stupido, l'irritante, l'incompetente ed il demenziale puro e semplice; nonostante le intere orde di pennaioli a disposizione ogni giorno, la realtà sociale fiorentina continua allegramente a sfuggire alla loro comprensione e le loro istanze ad essere oggetto di ogni sorta di attestazioni di aperta disistima e di scoperto dileggio.
Ciarlare d'i'ddegrado ed istigare alla delazione, per poi vantarsi campioni di affissione abusiva al tempo stesso, non sono cose che portino gran che lontano, almeno in realtà non completamente "occidentalizzate" come si ostina ad essere quella fiorentina.

14 maggio 2010

La Repubblica Islamica dell'Iran e l'autoreferenzialità dei mass media


Esiste un certo numero di realtà-bersaglio contro cui i mass media del mainstream, ormai privi di differenziazioni di orientamento politico significative, sparano bordate ad intervalli regolari nella difesa di un "democratismo" e di una "libertà di informazione" sulle quali vi sarebbe, e vi è, non poco da ridire.
Queste realtà sono sempre le stesse e coincidono a tutt'oggi, grosso modo, con la demenziale lista di "stati canaglia" stilata in AmeriKKKa ai tempi dell'ubriacone Bush e con le altrettanto bambinesche liste di proscrizione varate negli stessi anni. Quando si ha a che fare con una realtà-bersaglio, il dubbio, la competenza, la documentazione, l'obiettività e la curiosità intellettuale sono materie da non considerare neppure. Non è concepibile che esistano contesti in cui la "libertà" e la "democrazia" intesa come condivisione consapevole di un destino scelto a maggioranza non possano essere identificate con i consumi di lusso e con il relativo corredo di femmine poco vestite. Ad esempio, se la Repubblica di Cuba dota la Cubana de Aviaciòn di due Ilyushin nuovi, non si parlerà di "miglioramento dei servizi di una compagnia di bandiera" ma di "aerei di Fidel Castro", come se fossero roba sua; all'indomani di un colpaccio delle FARC si infarciranno i palinsesti di reportages su una Colombia la cui realtà quotidiana si compendia delle sfilate di moda intima a Bogotà, e via di questo passo.
Gli "occidentalisti" chiamano "informazione libera" quello che in luoghi e tempi più normali verrebbe definita "sordida pornografia servile e mendace".
Una delle realtà-bersaglio presa di mira con maggiore frequenza è rappresentata dalla Repubblica Islamica dell'Iran.
Abbiamo avuto modo di riferire che a nostro avviso il gazzettaio "occidentale" è tutt'altro che estraneo al fallimento disastroso dell'"onda verde" ed alla repressione che è seguita; Faccialibri e Cinguettatori hanno amplificato al parossismo voci contraddittorie e nebulose che, sparse in un contesto sociale in cui la taqiyya e la sensibilità diffusa a rumours e a complottismi di ogni genere sono parte integrante della comunicazione sociale, hanno prodotto esiti diametralmente opposti a quelli attesi, amplificando ulteriormente i pericoli per gli oppositori in piazza. Il bias antirivoluzionario dei mass media "occidentali" è reso ancora più evidente dal fatto che la rivolta popolare in Kirghizistan, in cui si sono susseguiti saccheggi, estese distruzioni ed almeno una novantina di morti, è finita fuori dai palinsesti in meno di una settimana. C'è da pensare che le manifestanti di Bishkek non fossero altrettanto giovani e altrettanto fotogeniche; il gazzettame "occidentalista", in fondo, è così che "ragiona".
A distanza di un anno dalla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, che la "libera informazione" postula dovuta a brogli (un accostamento obbligatorio, come i cartaginesi sempre infidi, il Griso abbominevole, l'Umbria verde e mistica), "Repubblica" ha mandato una certa Vanna Vannuccini a vedere che aria tira a Tehran. Mica a Bandar Anzali o a Qom o a Kermanshah: in uno hotel di tutto rispetto nel centro della capitale, vale a dire laddove è sperabile trovare esattamente quello che si cerca e solo quello.
La Vannuccini è tornata con un bel carico di testimonianze rabbiose e del tutto plausibili, su questo niente da dire. Che le presentazioni di libri e le mostre di pittura siano sempre e comunque un buon indice delle preoccupazioni e delle priorità che interessano l'Iran reale, invece, appare pochissimo probabile. Per veder confermato l'impianto denigratorio di quanto si picca di costituire "libera informazione" su quanto avviene nella Repubblica Islamica dell'Iran, la giornalista è costretta ad ostentare dubbi su tutto, a partire dalla veridicità di quanto ripetutamente asserito dai vertici della Repubblica in merito alla politica nucleare del paese. Sarebbe il caso di ricordare, ancora una volta, che il confinante Pakistan, della cui "democraticità" nessuno pare interessarsi, è una potenza nucleare da decenni senza che la cosa sia stata percepita come pericolosa da nessuno.
Ora, costruire un intero articolo basandosi su luoghi comuni fallaci ed esponendosi costantemente al rischio di smentite serissime (cosa succederebbe se i sionisti bombardassero un reattore nucleare in funzione, o se loro o chi per loro riducessero il paese in briciole col pretesto di un'atomica che non esiste? Nessun gazzettiere ha avuto il buongusto non diciamo di attaccarsi ad una trave, ma neppure di cambiare mestiere, dopo l'alluvione di menzogne chiamato a giustificativo per l'aggressione all'Iraq) non sempre basta o riesce, ed anche l'articolo di Vanna Vannuccini presenta qualche riga pericolosamente vicina all'obiettività.

"L'Occidente mente, tutto il mondo mente, l'Iran non è isolato. E la tv iraniana è pronta a dimostrarlo. Ventiquattr'ore su ventiquattro la tv mostra agli iraniani un mondo virtuale, di cui Ahmadinejad è sempre il protagonista, nel ruolo di pioniere del disarmo atomico e di inauguratore di nuove imprese ad alta tecnologia. Così milioni di persone scontente del governo dovrebbero convincersi che il regime vuole davvero solo il nucleare civile e che le nuove sanzioni sono un altro stratagemma del Grande Satana, cheytané bozorg, l'America. Questo show surreale, che rovescia fatti e verità palesi, è certo un'indicazione della debolezza di un regime che non è mai stato come oggi tanto separato perfino dalla gente più pia. Ma riesce anche a far presa. L'antiamericanismo è così radicato nel mondo, soprattutto in quello mediorientale, che Ahmadinejad non solo è diventato un eroe agli occhi delle popolazioni sciite di paesi come il Libano, ma ispira simpatia, in nome del comune odio per l'America, perfino a qualche vecchio comunista iraniano, qualche Tudehi sopravvissuto ai massacri di Khomeini".

Cosa sarà mai successo? E' successo semplicemente che dopo esser stati denigrati per anni ed essersi sorbiti in diretta via satellite i piani di guerra che riguardavano il loro paese enunciati con dovizia di dettagli da qualche mezzobusto con la cravatta, i responsabili della "tv iraniana" hanno imparato la lezione ed hanno cominciato a rispondere per le rime ed in modo efficace. Per farlo, basta seguire la fitta agenda politica del Presidente della Repubblica, che può sorprendere come tale solo chi sia fermissimamente convinto che i leader nordameriKKKani ed europei siano gli unici con i quali valga la pena intessere relazioni di un qualche genere. La Repubblica Islamica dell'Iran sta cambiando a velocità che i sudditi che bivaccano nella penisola italiana neppure ritengono pensabili, e la "libera informazione" fa il possibile e l'impossibile per rafforzare in loro l'idea che, invece, da quelle parti siano rimasti alla considerazione di Mossadeq secondo cui senza gli stranieri, ossia senza i colonialisti, l'Iran non sarebbe stato in grado di mandare avanti da solo neppure un cementificio. Da quei tempi sono passati oltre cinquant'anni; cinquant'anni di pace per lo stato che occupa la penisola italiana, che ha passato almeno gli ultimi venticinque a smantellare tutto lo smantellabile della propria industria, e cinquant'anni di conflitti intestini e non, di guerre vere e proprie, di rivoluzioni e di ventilate minacce di invasione per l'Iran, che invece una propria industria l'ha tirata su praticamente dal nulla e che è riuscito anche a darle una certa diversificazione. Un Iran con il quale molti dei paesi in prima linea nel coro denigratorio hanno fatto ottimi affari, primo tra tutti lo stato che occupa la penisola italiana.
La "scontentezza del governo", ovvero la disaffezione per la politica, è caratteristica delle sedicentemente compiute "democrazie occidentali", in cui è soprattutto la rappresentanza elettorale ad aver perso qualsiasi attrattiva per chiunque abbia un minimo di rispetto di sé. Viene dunque da chiedersi chi sia che "rovescia fatti e verità palesi", se la Repubblica Islamica dell'Iran o piuttosto la giornalista di "Repubblica", costretta due righe più sotto a prendere atto di un aspetto della vita politica iraniana che difficilmente viene fuori negli hotel centrali ed alle mostre di pittura.
La popolarità dell'antiamericanismo e della figura di Mahmoud Ahmadinejad dovrebbero suggerire alle giornaliste in cerca di conferme che per tentare di capirci davvero qualche cosa, a Tehran invece di Lolita sarebbe più costruttivo leggere Grapes of wrath.

10 maggio 2010

Azione Giovani: quarantenni di partito, cortine fumogene e malafede


A mezzo posta ci hanno segnalato un interessante articolo de "Il Secolo d'Italia" pubblicato il 7 maggio 2010 e firmato Fabrizio Tatarella. Occhiello e titolo lamentano: "Azione Giovani è ancora in piedi, con dirigenti quarantenni. Si attende un congresso - PDL, che fine hanno fatto i giovani?".
Nel testo si legge, tra l'altro, che in merito alle organizzazioni giovanili del piddì con la elle un certo statuto conterrebbe una norma transitoria che impegnerebbe "i vertici nazionali delle organizzazioni giovanili riconosciute dai partiti costituenti" il piddì con la elle a definire "l'assetto organizzativo, i modi e i tempi non superiori ad un anno dall'entrata in vigore del presente statuto, per la celebrazione del Congresso". Si lamenta l'articolista che "l'anno è abbondantemente passato e nulla è successo. Intanto Azione Giovani, formalmente in piedi, attende ancora di sciogliersi nel nuovo soggetto, conservando dirigenti ormai vicinissimi ai 40 anni ed impedendo il ricambio con una nuova generazione. Esiste una grande maggioranza di giovani italiani, ai quali si rivolge Fini nelle sue riflessioni, che non partecipa alla politica, è indifferente alle strutture di partito che dovrebbero intercettare il consenso giovanile. [...] Negli ultimi decenni la destra ha valorizzato relativamente i suoi giovani, costruendo per lo più percorsi non di formazione politica, ma di mera fedeltà ai giochi di corrente. Il mondo giovanile è rimasto vittima due volte di questa dinamica. Da un lato si è spaccato tra correnti scivolando nel rancore o nel risentimento verso gli “avversari interni”: dall’altro ha “perso tempo” sacrificando altri percorsi di studio o di vita. Con i grandi impegnati ad applicare Il risiko alla politica, piantando bandierine, provocando divisioni e ferite profonde tra i giovani usati come pedine, si è mortificata una intera generazione. Chi trascorreva più tempo alla corte del capo aveva un seggio garantito in qualche listino, mentre altri, che avevano preferito conservare margini di indipendenza, lasciavano una politica che li aveva illusi e delusi con la meritocrazia a parole. La lotte correntizie hanno avuto enormi ripercussioni su molti giovani costretti a fare guerre di potere per conto terzi".

Non c'è che dire; la discrepanza tra la propaganda politicante e la realtà dei fatti non potrebbe essere più macroscopica, e si tratta di un dato di fatto evidente perfino alla stampa organica al piddì con la elle.
E "Il Secolo" non poteva rendere peggior servizio agli "occidentalisti" impegnati ad imbrattare muri e cantonate di scritte e manifesti in previsione delle elezioni universitarie. Perfino una menzione di disonore sull'"occidentalissimo" Corriere della sera, sono riusciti a rimediare.
Nei "giovani" quarantenni citati da Tatarella è impossibile non riconoscere un diplomato fiorentino che abbiamo avuto modo di citare spesso e che pare l'incarnazione stessa di tutti i difetti e di tutti i problemi della sedicente "destra giovanile", sia per quanto riguarda gli effetti potenzialmente esiziali di certi comportamenti, sia per quanto riguarda i disastrosi esiti di certa "carriera" universitaria.
Un diplomato che il 10 maggio 2010 ha emesso un comunicato stampa per lo meno avventato.
L'emissione dev'essere avvenuta dopo aver confrontato la lista degli "artisti" che hanno partecipato ad una kermesse notturna promossa dal Comune di Firenze con una qualche personalissima lista di proscrizione. Nel comunicato stampa si chiede testualmente: “Renzi nella notte blu ha finanziato lo show di un inquisito per spaccio?”. La risposta arriva dopo pochissimo ed afferma che, chiunque sia l'inquisito per spaccio, il borgomastro non ha cacciato un centesimo.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che il comunicato stampa "occidentalista" afferma indignato "Abbiamo conferme [frutto di delazione, possiamo pensare n.d.r.] che a suonare sul palco ci fosse come dj anche un inquisito per lo scandalo legato allo spaccio di cocaina nei locali fiorentini".
Lo "scandalo legato allo spaccio di cocaina" è scoppiato nel giugno 2009 e portò ad una trentina di arresti, ripartiti in quattro di quei localini trendy e stronzy in cui l'ideologia "occidentalista" concretizza al suo meglio la propria base ideologica di consumismo insultante e di lussi ostentati e grossolani.
Ora, all'inizio di aprile 2008 il diplomato Giovanni Donzelli tenne due feste pre-elettorali al Colle Bereto ed allo Yab, proprio due dei locali al centro dell'interesse dei gendarmi nel giugno dell'anno successivo.
Abbiamo motivo di ritenere, alla luce degli eventi che abbiamo elencato, che l'eccellenza del succo d'arancia e delle mandorle confettate non fossero gli unici motivi dell'indiscutibile successo di queste costose mescite.
Come arguimmo in questa sede, un certo puritanesimo antidroga tanto insistito dovrebbe essere utilizzato con un minimo di accortezza. Viceversa c'è il rischio di causare reazioni tanto scomposte quanto pericolose in chi non voglia avere nulla a che fare con la politicanza "occidentalista", con la sua disumanità sostanziale e con la sua mendacia essenziale.
A testimonianza del fatto che non guasterebbe almeno un po' di ritegno, se non un po' di vera e propria coerenza, c'è anche il sito di Alleanza Nazionale (di quale "nazione" si parli non è dato sapere), una delle formazioni "occidentaliste" confluite nel piddì con la elle di cui nessuno a tutt'oggi si è curato di chiudere domini e sbaraccare siti. E proprio http://territorio.alleanzanazionale.it/2008/03/27/agenda-elettorale-an-pdl-a-firenze ci conferma che il cenone "a invito" allo Yab non ce lo siamo sognato.
Un fatto uscito dalla memoria degli "occidentalisti", ma non da quella degli archivi.



08 maggio 2010

Studenti per le Libertà. Quando la cialtroneria incontra la delazione - Azione Studentesca e i'ddegrado


Non abbiamo idea di cosa siano gli Studenti per le Libertà, ma a giudicare dal nome parrebbe essere l'ennesima incarnazione di una conventicola "occidentalista" dedita al filogovernativismo più ebete. L'ennesima tappa nominalista di morti già da vivi costretti tra l'altro ad inseguire l'intraprendenza dei commensali di Azione Giovani in grado di batterli di molte lunghezze in ogni campo.
Se non ricordiamo male dovrebbe trattarsi di individui un cui sopralluogo denigratorio e delatorio compiuto con un certo seguito di marmaglia gazzettiera fu qualche tempo fa giustamente rintuzzato all'Università di Firenze da un fitto lancio di uova.

Un comunicato stampa ripreso puntualmente dallo spazzaturame giornalettistico ci informa della nascita di un sito per le "segnalazioni dei cittadini" di Firenze in materia -c'è bisogno di dirlo?- di degrado e di insihurezza.
Abbiamo già avuto modo di far notare ai nostri lettori come la nobile pratica politica della delazione venga incoraggiata dagli "occidentalisti" fiorentini, ridotti praticamente all'afasia in tutti i settori dello scibile e costretti da anni a inventariare buche nell'asfalto e scritte sui muri (con bella coerenza, come abbiamo fatto notare a suo tempo), e a far sparire sotto il tappeto candidati di cui si statuisce che sono "i nuovi presidenti" o roba del genere prima e ancora dell'apertura dei seggi, e che ad elezioni perdute si dissolvono letteralmente nell'aria.
Ora, il nostro disprezzo per gli "occidentalisti" non ha alcun limite.
Neppure il nostro disprezzo per la loro pratica politica ha alcun limite.
In tempi ed in contesti sociali improntati a normalità l'utilizzo abituale della delazione espone chi se ne rende partecipe al pericolo di rendiconti dolorosissimi al minimo mutare di clima politico. Dello stato che occupa la penisola italiana e dei manutengoli che ne infarciscono le greppie tutto si può dire meno che siano, dal punto di vista cognitivo, contigui ai concetti di normalità e soprattutto di competenza.
Non desta quindi alcuno stupore il constatare che il dominio studentiliberta.net indicato in un primo tempo nel comunicato stampa non esiste. Una correzione operata successivamente non ha evitato che alcune tra le gazzette più compiacenti (cfr. "IlFirenze", 8 maggio 2010) lo riportassero con canina fedeltà, senza neppure testarne il funzionamento.

Ci dicono che l'attivismo infaticabile dei Giovani per le Libertà sarebbe legato ad una consultazione elettorale universitaria stabilita per metà maggio.
Stizziti per le incessanti ed aperte attestazioni di disistima ricevute in più sedi, in più occasioni e con più mezzi, i loro commensali di Azione Studentesca hanno invece pensato bene di documentare l'affissione notturna di propaganda elettorale con le immagini che seguono, fornendo un bel po' di materiale per un post che avremmo potuto anche intitolare Una notte di maggio a Firenze n'i'ddegrado, senza sihurezza... secondo quanto siamo soliti fare da qualche tempo a questa parte.


C'è poco da spiegare.
Una delle organizzazioni giovanili di un partito che dacché esiste non fa che inveire contr'i'ddegrado (cosa si intenda per degrado in certi ambienti lo abbiamo specificato molto spesso; sostanzialmente è degrado, o insihurezza, o terrorismo, qualunque cosa dalla quale non riescano a trarre un reddito) chiama questa roba "militanza".
La legislazione dello stato che occupa la penisola italiana, il cui esecutivo è composto esclusivamente da appartenenti a quel partito e ad altre formazioni "occidentaliste", questa roba la definisce invece affissione abusiva.

Gentilissimo, un sito dell'amministrazione statale ci spiega anche che "...gli oneri derivanti dalla rimozione dei manifesti affissi in violazione delle disposizioni vigenti sono a carico dei soggetti per conto dei quali gli stessi sono stati affissi, salvo prova contraria", e che "La Finanziaria 2007 [...] ha addirittura disposto che d’ora in poi chi violerà la legge oltre al pagamento delle sanzioni dovrà farsi carico anche delle spese della defissione [...]".

Un esempio di coerenza non da poco per la base militante di una torma di legulei d'accatto, di sanzionatori da caffè e di gendarmi di complemento.
La passione "occidentalista" per le nobili figure del delatore e della spia, unite alla moda del momento che asserisce essere un dovere preciso di chiunque il rendicontare su qualche rete sociale i più reconditi affaracci propri, ha prodotto un caso tipico di autodenuncia.
O di zappa sui piedi, detto in un linguaggio più alla buona.
Chissà cosa ne penserebbero gli Studenti per le libertà e il loro servizio di delazione telematica...

07 maggio 2010

Di Casaggì, di coincidenze e di pallone travestito



Il gazzettaio del 6 maggio 2010, ed in particolare il repellente La Nazione di Firenze (quella della sihurezza, d'i'ddegrado e soprattutto degli errori di ortografia) ci comunica uno sviluppo in merito ad una questione di cui abbiamo già trattato, e che riguarda sostanzialmente una sedicente élite i cui appartenenti potrebbero tranquillamente essere non eletti, ma elisi in blocco dal corpo sociale senza che in esso venissero a crearsi vuoti di una qualche rilevanza sostanziale.
Come tutte le sedicenti élites, anche quella che parassita la città di Firenze ama circondarsi di manutengoli, yes men, zerbini, clientes, valletti, guardaspalle, camerazzi e servi di varia natura, varia prestanza e disparata provenienza.
Uno dei bacini di reclutamento più produttivi della città pare essere l'aggregato che si forma attorno al cosiddetto Calcio Storico, tradizione inventata della quale abbiamo già avuto occasione di trattare; l'ambiente del pallone travestito, come potremmo altrimenti definirlo, conta squadroni di individui maneschi e di abituale prepotenza, che come abbiamo più volte avuto modo di riferire utilizzano il contesto del pallone travestito per regolare pendenze e rancori maturati in un anno intero di lavori e lavoretti che coprono tutto l'areale compreso tra il furbesco, il nebuloso e lo scaltro.
Come abbiamo avuto modo di narrare in una precedente occasione, il pallone travestito è praticamente da sempre oggetto delle cure più sollecite di cui gli scaldapoltrone "occidentalisti" siano capaci; dalla difesa dell'indifendibile alla lode sperticata, passando ovviamente per curatissime e reiterate richieste di finanziamenti, le interpellanze, le mozioni e le interrogazioni in materia si sprecano ogni anno.
Allo stesso modo si sprecano le biografie di quanti partecipano al pallone travestito: individui la cui vita conosce alti e bassi degni di un pìcaro castigliano dei secoli andati, in qualche caso finite peggio di male ma più spesso infarcite di episodi come quelli che hanno condotto un certo Daniele Taddei fin oltre i cancelli di una certa struttura di via Minervini. La qualifica di "ex calciante" accompagna il nome di Daniele Taddei praticamente in tutti gli articoli che riguardano la sua vicenda, dall'assai poco eroico comportamento messo in atto in una discoteca di Firenze nel novembre passato ("...Ti schiaccio perché sei piccola...") agli ultimi sviluppi sul metodo utilizzato per discutere di donne con il gioiellier Gruosi nei pressi del Cavalli Club di piazza del Carmine.
Come siamo andati spiegando, l'ambiente del pallone travestito ha con quello dei guitti da rotocalco che fancazzano a Firenze un rapporto che fa dei suoi protagonisti tutt'al più dei comprimari; le possibilità che un qualche farneticante "ascensore sociale" possa trasportarne qualcuno dal peonaggio della selezzionallingrèsso fino ai tavolini del tempura di ostriche sono praticamente inesistenti, e si potrebbe dunque avere la tentazione di scorgere nello spicciativo venire alle mani di Daniele Taddei una qualche embrionale forma di giustizia sociale. Il problema è che un altro dato su cui il gazzettame insiste abbastanza è la definizione di "aduso agli scontri fisici" che comparirebbe sul secondo mandato d'arresto, notificato a Daniele Taddei mentre già si trovava nella condizione di prigioniero. L'espressione aduso agli scontri fisici, insieme al numero imbarazzante di episodi infarciti di violenza gratuita e demenziale in cui "calcianti" o "ex calcianti" si trovano coinvolti, fa concludere che il ricorso alle mani sia, per i taddei del pallone travestito, una pratica abituale che rende relativamente rischiosa anche la loro pura e semplice presenza, facendone quindi un attivo fattore d'insihurezza.
Per non parlare d'i'ddegrado.

Una coincidenza abbastanza curiosa è quella che abbiamo documentato con la screenshot in alto. A distanza di due giorni dall'arresto di Daniele Taddei per l'altruistica, generosa e rivoluzionaria motivazione che abbiamo riferito, il sito di Casaggì -sedicente "centro sociale di destra" con sede in via Maruffi a Firenze ed organico ad un partito "occidentalista"- presentava un un brano musicale con gli auguri per "un nostro fratello, militante di Casaggì da anni e camerata sempre presente al fianco di chi ne avesse bisogno" finito presumibilmente in carcere per motivi non specificati. E ancora: "I nostri amici. Gente poco raccomandabile, ma d'altronde ognuno si sceglie i propri".
Visto il monocorde impegno degli "occidentalisti" nel ravvisare l'insihurezza e i'ddegrado (e anche i'tterrorismo) in qualunque comportamento non contribuisca al loro reddito, un'asserzione del genere non è proprio il massimo in fatto di comportamenti coerenti, ma al mondo c'è ben di peggio.
Ora, saldamente in mani "occidentaliste" da anni ed anni, lo stato che occupa la penisola italiana sta diventando un immenso carcere per mustad'afin ed un'altrettanto immensa greppia per mustakbirin; il costante e deliberato impegno dell'esecutivo ad adeguarsi costantemente alle tendenze più deteriori fa guardare con favore e rispetto agli Stati Uniti d'AmeriKKKa, in cui il rapporto tra popolazione e prigionieri è tra i più alti del mondo e in cui autentici imperi economici si reggono sulla prigionia e sul lavoro di schiavi.
In un simile contesto si finisce in carcere con sempre maggiore facilità. Non vi sono dunque nessuna certezza e nessuna garanzia che il post, comparso il 26 aprile, si riferisca proprio ad una certa persona il cui arresto è riportato sulle gazzette di due giorni prima, nonostante la definizione di poco raccomandabile, in considerazione dei comportamenti cui sarebbe aduso, sembri praticamente ritagliata a misura.

06 maggio 2010

Casaggì di Firenze, l'ipocrisia antagonista


All'inizio di maggio 2010 qualcuno in vena di dispettucci mette on line un clone del blog di Casaggì, sedicente "centro sociale di destra" e base fiorentina di una formazione giovanile "occidentalista" organica al principale partito del governo attualmente in carica nello stato che occupa la penisola italiana, contro la quale abbiamo avuto, e sicuramente avremo in futuro, non poco da ridire.
Il blog clonato riporta articoli su articoli tratti da questa sede, accompagnati da rielaborazioni grafiche intonate ad un generico dileggio.
La notizia è apparsa sul newswire di Indymedia, sul quale abbiamo riportato questo commento.


Sfotterne uno per educarne cento!

La risposta di Casaggi Firenze -quella vera- non si è fatta aspettare più di qualche ora.
Il suo stesore potremmo chiamarlo "il Capitano" per più motivi: il primo è che "il Capitano" era l'appellativo con cui i suoi adepti ed estimatori definivano il nazionalista rumeno Corneliu Zelea Codreanu (*) che come tutti sanno gode di ampia considerazione in via Maruffi, il secondo -e più attuale motivo- è che... il suo "esercito" è soltanto lui.
Sarà il caso di ribadire che l'esecutivo in carica ha in Casaggì ed in altre organizzazioni consimili dei catalizzatori di consenso sostanzialmente dediti alla diffusione di propaganda e all'organizzazione di claques mediaticamente visibili che contestino politici sgraditi. Una pratica, quest'ultima, caduta dall'uso dopo le elezioni politiche del 2008.
In altre parole, in via Maruffi si ritrovano i pilastri umani su cui si reggono i tagli scolastici della Gelmini, la TAV, i grandi ed inutili lavori, la CIA che fa quel che diavolo le pare, le notti in discoteca di Ignazio Benito Maria La Russa, le mimetiche da operetta di Ignazio Benito Maria La Russa, le passeggiatine in Afghanistan di Ignazio Benito Maria La Russa, l'atteggiamento da paninaro di San Babila di Ignazio Benito Maria La Russa, i comportamenti da pariolino di Ignazio Benito Maria La Russa, l'aggressione all'Iraq, la pretesa-barzelletta del disarmo di Hizbollah, il controllo unificato di mezzi d'informazione che fanno in blocco rimpiangere l'obiettività e la concretezza della Pravda, i campi di concentramento travestiti da CIE, l'appoggio incondizionato a furbacchioni travestiti da imprenditori ed azionisti, gli scudi fiscali per i furbacchioni travestiti da furbacchioni, i rastrellamenti da SS nel distretto tessile pratese, le pacche sulle spalle tra sionisti veccchi e nuovi mentre a Gaza si muore sotto il fosforo, i terremoti-passerella, le carceri infernali, gli sciali miliardari per le festicciole tra potenti, la militarizzazione della vita sociale, il clima artefatto e demenziale di terrore quotidiano, la gigantesca fogna di favori sessuali ed elettorali che costituisce per intero l'arena politica, ed i gendarmi che prendono a calci i ragazzini sotto l'occhio compiaciuto della spazzatura umana che impesta le redazioni amiche.
E l'elenco sarebbe ancora lungo.
Altro che rivoluzionari.

(*) Gianfranco Fini negli ultimi mesi ha assunto il poco comodo ruolo di paria ed appestato, nonostante gli avanti e indietro con il Portico d'Ottavia e con Tel Aviv. Che la base del piddì con la elle annoveri gli estimatori di un simile antisemita arrabbiato è probabile che sia diventato qualcosa di irrilevante.


La reazione di un altro dei blogger citati, Miguel Guillermo Martinez Ball, merita anch'essa di essere citata per intero.


giovedì, 06 maggio 2010
Casaggì di Firenze, l'ipocrisia antagonista

Mi segnalano un blog, sul quale vengo citato (come fonte) varie volte.
Si tratta di un clone satirico del blog di Casaggì, un gruppo che si autodefinisce il "centro sociale della destra fiorentina".
Non ho idea chi abbia messo in piedi il blog, costruito in gran parte con una raccolta di articoli copiati dal blog dell'amico Io Non Sto con Oriana. Il quale però è anche lui del tutto estraneo a questo blog-clone, che possiamo solo presumere sia nato in ambienti antifascisti fiorentini.
Questo è il blog originale e questo il clone.
In genere, non mi piacciono i cloni o i siti che vivono a rimorchio delle attività altrui, comunque qui l'intento satirico è palese e non dovrebbe ingannare nemmeno un lettore di centrodestra.
Qualche dubbio sulle immagini manipolate nella colonna di destra del blog-clone: alcune sono divertenti, altre esagerano il presunto aspetto teppistico di Casaggì, un circolo che in realtà ha ben altre colpe.
I testi di Io Non Sto con Oriana, ripresi sul blog-clone, sono invece a tutt'altro livello, e colpiscono sanamente dove fa male.
Riassumiamo in due semplici concetti il motivo per cui Casaggì merita la nostra scarsa stima.

Concetto uno, le parole. Il blog di Casaggì commemora:

"Tre anni fa l'eroico martirio di Saddam Hussein".

Concetto due, i fatti. Il blog di Casaggì invita:
Casaggì e Azione Giovani sono in prima linea per cambiare colore a Firenze. Nelle prossime elezioni amministrative del 7 giugno la destra giovanile ha scelto di schierarsi con Giovanni Galli e il centro-destra fiorentino racchiuso ne "Il Popolo della Libertà".
Che in italiano forbito, si chiama presa in giro. E pure con la corda di un impiccato.

04 maggio 2010

Discorso di Mahmoud Ahmadinejad all'ONU, 3 maggio 2010


Il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran ha pronunciato il discorso che segue ad una conferenza sulla revisione del trattato di non proliferazione delle armi nucleari.
La delegazione amriki ha sdegnosamente abbandonato la sala durante il discorso, seguita dagli "alleati" più servili tra i quali spiccava, ovviamente, lo stato che occupa la penisola italiana.
Si offre dunque traduzione integrale del testo, chiedendosi per l'ennesima volta, al di là dei toni ovviamente retorici e di qualche stoccata basata su verità di base che sono note a tutti meno che ai propagandisti e a chi ne beve le menzogne, cosa abbia mai detto Mahmoud Ahmadinejad affinché il demenziale copione denigratorio che ne segue immancabilmente le mosse avesse ad esser rappresentato anche in questa occasione.


Repubblica Islamica dell'Iran - Missione permanente presso le Nazioni Unite

Discorso pronunciato da sua eccellenza il dottor Mahmoud Ahmadinejad, presidente della Repubblica Islamica dell'Iran alla Conferenza di Revisione del 2010 tra i sottoscrittori del trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP).
Nazioni Unite, New York, 3 Maggio 2010.

In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
Ogni lode ad Allah, Signore dell'Universo, e pace e benedizione sul nostro Maestro e Profeta Maometto, sulla sua famiglia e sui suoi nobili compagni.

Dio, affretta l'arrivo del Mahdi, concedigli salute e vittoria e concedici di rientrare nel numero dei suoi seguaci e di coloro che attestano che la sua causa è giusta.

Signor Presidente,
Signori Delegati,
Signore e Signori.

Ringrazio Dio Onnipotente per avermi concesso l'opportunità di dialogare su una delle questioni chiave del mondo, oggetto di comune preoccupazione. Indubbiamente, questa Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione (TNP) costituisce uno dei più importanti incontri internazionali.
Vorrei anche congratularmi con lei, Signor Presidente, per la sua elezione a sovrintendere a questo importante incontro.

Cari amici,

La ricerca di un equilibrio strategico sostenibile è parte integrante ed istintiva della natura umana e si dipana lungo tutto il percorso della storia. Nessun paese può permettersi di ignorare la propria sicurezza. Anche i divini
profeti ed i giusti hanno cercato di presentare delle linee guida, alla luce della loro fede in Dio e negli insegnamenti divini, per garantire una vita sicura e serena in questo e nell'altro mondo. Per loro, la società ideale è una società improntata a livello mondiale al monoteismo ed alla giustizia, permeata di sicurezza, di affetto reciproco e di fraternità, guidata dal più nobile servo di Dio insieme a Gesù il Cristo (benedizione su di Lui) e tutti gli altri fra i giusti.
In assenza di un livello di sicurezza sostenibile, sarebbe impossibile prendere in considerazione piani globali per lo sviluppo ed il benessere.
Al giorno d'oggi, nonostante una parte rilevante delle risorse di ogni paese venga destinata a garantire la sicurezza nazionale, non vi è quasi nessun segno di un miglioramento nella situazione alla quale fanno capo le varie minacce percepite.
Purtroppo, a causa di allontanamento di alcune compagini statali dagli insegnamenti dei divini Profeti, l'ombra minacciosa dell'arma nucleare si estende ancora sul mondo intero, e nessuno si sente protetto. Alcuni Stati definiscono le armi nucleari, nelle loro dottrine strategiche, come elementi di stabilità e di sicurezza, e questo è uno dei loro più gravi errori.
La produzione e il possesso di un'arma nucleare, qualunque sia il pretesto per cui viene realizzata, è un atto molto pericoloso che rende in primo luogo pià esposto il paese di produzione e di immagazzinamento. Potete tutti ricordare di quanto pericoloso fu il trasferimento non intenzionale di un missile dotato di testata nucleare compiuto da un bombardiere da una base militare ad un'altra negli Stati Uniti, caso che divenne motivo di viva preoccupazione per il popolo americano. In secondo luogo, la sola funzione delle armi nucleari è quella di annientare tutti gli esseri viventi e di distruggere l'ambiente, mentre le radiazioni continueranno a condizionare le generazioni future ed il suo impatto negativo continuerà a trascinarsi per secoli.
La bomba nucleare è una bordata di fuoco contro l'intera umanità piuttosto che un'arma di difesa.
Il possesso di bombe nucleari non è motivo di orgoglio; è piuttosto qualcosa di disgustoso e di vergognoso. E ancora più vergognoso è minacciare l'uso di tali armi o utilizzarle effettivamente; qualcosa di neppure paragonabile all'intera mole dei reati commessi dall'umanità in tutta la sua storia.
Coloro che hanno condotto a termine il primo bombardamento atomico andrebbero messi tra i più odiati della storia.
Per oltre sessant'anni le Nazioni Unite ed in particolare il Consiglio di sicurezza, sono stati in grado di garantire un equilibrio strategico sostenibile e di infondere un certo senso di sicurezza nelle relazioni internazionali; le attuali circostanze internazionali sembrano essere di gran lunga più impegnative, in questo senso, di quelle che hanno caratterizzato i decenni passati.
Le guerre, le aggressioni e soprattutto l'ombra della minaccia nucleare e l'immagazzinamento di armamenti nucleari, e peggio di tutto quanto le politiche espansionistiche adottate da alcuni stati, hanno gettato ombre sulle prospettive della sicurezza internazionale; ombre che interessano tutti. Oggi, la mentalità delle comunità è in gran parte influenzata da un senso di intimidazione e di insicurezza.
Il disarmo nucleare e la non proliferazione non sono divenute realtà, e l'Ente Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) non ha avuto successo nello svolgimento dei suoi compiti istituzionali.
Nel corso degli ultimi quattro decenni alcuni paesi, compreso il regime sionista, si sono dotati di armamenti nucleari.
Allora, qual'è realmente la causa di tutto questo? Per rispondere a questa domanda, si devono prendere in considerazione le politiche di alcuni paesi e la loro traduzione in pratica, nonché l'inefficacia e lo squilibrio dei pilastri su cui si basa il trattato di non proliferazione, alcuni dei quali sono i seguenti:


1 - La ricerca di una posizione dominante

Dal punto di vista dei profeti divini, una prospettiva di giustizia che si adatta a tutti i concetti umani, la supremazia, la felicità e la maturità del genere umano si misurano in base alla sua moralità, alla pietà, alla modestia ed alla cura amorevole del prossimo.
Purtroppo, basandosi sulla teoria della lotta per la sopravvivenza, alcuni Stati cercano di basare la loro superiorità sulla forza con la quale sono in grado di minacciare e di reprimere gli altri, e spargono il seme dell'odio, dell'inimicizia e della corsa agli armamenti quando si relazionano con gli altri paesi. Il loro più grande errore è dato dal loro presupposto, secondo il quale potenza e diritto sono la stessa cosa.


2 - La politica di produzione e di impiego delle armi nucleari

Le prime armi atomiche sono state prodotte e utilizzate dagli Stati Uniti. Questo avrebbe messo gli USA ed i loro alleati in condizione di avere il sopravvento nel corso della seconda guerra mondiale. Eppure è da questo fatto che sono partiti lo sviluppo e la diffusione delle armi nucleari anche da parte degli altri paesi, e che è iniziata la cosiddetta corsa agli armamenti nucleari. La produzione, lo stoccaggio e il miglioramento qualitativo degli armamenti nucleari avvenuti in un determinato
paese sono serviti come la migliore giustificazione perché anche gli altri sviluppassero propri arsenali, una tendenza permanente negli ultimi quarant'anni in violazione degli impegni stabiliti dal trattato di non proliferazione.


3 - Le armi nucleari come mezzo di dissuasione

Questa politica è la causa principale della escalation della corsa agli armamenti, dal momento che per ottenere un effetto di dissuasione è necessario avere un vantaggio sia per la qualità che per la quantità delle armi. Condizioni che incoraggiano di per sé la corsa al nucleare. Ci sono a quanto sembra più di 20.000 testate nucleari nel mondo, la metà delle quali appartiene agli Stati Uniti. Gli altri competitori stanno continuando lo sviluppo di armi nucleari col pretesto della deterrenza. Entrambe le cose costituiscono una violazione degli obblighi del trattato di non proliferazione.


4 - La minaccia di utilizzo delle armi nucleari

Purtroppo il governo degli Stati Uniti non ha soltanto utilizzato le armi nucleari, ma continua anche a minacciare l'utilizzo di dette armi contro altri paesi, compreso l'Iran,. Un altro paese europeo ha avanzato la stessa minaccia nucleare alcuni anni or sono, valendosi di un falso pretesto. Anche il regime sionista minaccia costantemente i paesi del Medio Oriente.


5 - Lo sfruttamento strumentale del Consiglio di Sicurezza e della AIEA

Godendo di speciali privilegi presso gli organismi decisionali più importanti per la sicurezza mondiale, alcuni paesi detentori di armi nucleari abusano ampiamente della loro posizione nei confronti di paesi non detentori, andando contro lo spirito del trattato di non proliferazione. Questo modello di comportamento ingiusto, reiterato più e più volte, si è praticamente trasformato in una condotta abituale.
Finora, nessuno dei paesi non detentori di armi nucleari è mai stato in grado di esercitare il proprio diritto inalienabile e garantito dalla legge ad un utilizzo pacifico dell'energia nucleare senza dover affrontare pressioni e minacce. Mentre, nonostante precise disposizioni di cui all'articolo VI del Trattato e dello Statuto dell'AIEA, non un solo rapporto è stato rilasciato dagli ispettori dell'AIEA in merito agli impianti in cui gli Stati Uniti ed i loro alleati producono e custodiscono armi nucleari, né esiste alcun piano per il loro disarmo; al contrario, sotto la pressione degli stessi Stati Uniti sono state adottate risoluzioni contro paesi privi di armamenti nucleari, con scuse pretestuose e con la chiara intenzione di impedire ad essi di godere dei diritti legalmente riconosciuti.


6 - Due pesi e due misure

Il regime sionista ha accumulato centinaia di testate nucleari, ha condotto molte guerre nella regione e continua a minacciare i popoli e le nazioni della regione con il terrore e con la prospettiva di un'invasione; gode del sostegno incondizionato del governo degli Stati Uniti e dei suoi alleati e riceve inoltre l'assistenza necessaria per
sviluppare il suo programma di armi nucleari. Gli stessi Stati hanno imposto invece pressioni di ogni genere sui membri dell'AIEA col pretesto, infondato, di un possible cambio di destinazione di attività nucleari portate avanti a scopo di pace, senza fornire anche una sola prova credibile per suffragare le loro affermazioni.


7 - Equiparare le armi nucleari con l'energia nucleare

L'energia nucleare è tra le fonti di energia più pulite e convenienti. I gravi mutamenti climatici e l'inquinamento ambientale causati dai combustibili fossili hanno reso più pressante la necessità di accrescere il ricorso all'energia nucleare.
Quasi sette milioni di barili di petrolio sono necessari per generare 1000 megawatt di energia elettrica in un anno, che in base al prezzo odierno del greggio vengono a costare oltre 500 milioni di dollari, mentre il costo degli stessi megawatt generati con l'energia nucleare è di circa 60 milioni di dollari. In generale, gli investimenti necessari per costruire e utilizzare una centrale nucleare ammontano di gran lunga a meno della metà di quanto costi tutto il ciclo vitale di una centrale elettrica che operi con combustibili fossili. La tecnologia nucleare può essere efficacemente ed estesamente applicata alla produzione di isotopi medici per la diagnosi e il trattamento di malattie mortali, nonché nel settore industriale, in agricoltura ed in altri campi.
Una delle più gravi ingiustizie commesse dagli Stati dotati di armi nucleari è quella di equiparare armi nucleari ed energia nucleare. È un dato di fatto, vogliono un controllo monopolistico sia sulle armi che sull'energia nucleare destinata a scopi pacifici, ed imporre la loro volontà in questo campo a tutta la comunità internazionale.
Tutto questo va contro lo spirito del trattato di non proliferazione, e costituisce flagrante violazione delle sue disposizioni.


8 - Lo squilibrio nei pilastri del trattato di non proliferazione efd il mandato dell'AIEA

Anche se gli scopi fondamentale del trattato di non proliferazione sono rappresentato dalla prevenzione della corsa agli armamenti nucleari,dal disarmo nucleare, dalla non proliferazione nonché dal diritto inalienabile dei suoi stati membri all'utilizzo pacifico dell'energia nucleare, dobbiamo far notare che ad imporre le condizioni più difficili sono proprio quei meccanismi e quelle regole che interessano i paesi che stanno cercando di sviluppare un utilizzo pacifico dell'energia atomica.
Al contrario, nessun meccanismo efficace è stato studiato per affrontare la minaccia reale di armi nucleari in quella che dovrebbe essere di fatto la più importante missione dell'AIEA. Tutti gli sforzi in questo senso sono stati limitati a semplici colloqui
privi di qualsiasi garanzia vincolante e di efficacia vera e propria. L'AIEA ha fatto pressioni di ogni genere sui paesi non detentori di armi nucleari con la scusa del rischio di una proliferazione, mentre i paesi che detengono bombe nucleari continuano a godere dell'immunità totale e di diritti esclusivi.


Cari amici,

E' ormai chiaro che la produzione e lo stoccaggio di armi nucleari e le politiche poste in atto da alcuni Stati dotati di armi atomiche, insieme con la debolezza e la non equilibrata applicazione delle disposizioni del trattato di non proliferazione sono state le principali cause di insicurezza internazionale e che hanno servito come incentivo per lo sviluppo di tali armi.
Oggi il disarmo nucleare, l'eliminazione della minaccia nucleare e la non proliferazione sono considerati come il più grande compito da affrontare per stabilire una pace sostenibile in sicurezza ed in amicizia.
La questione è, tuttavia, questa: è appropriato concedere una straordinaria autorità presso la AIEA a paesi che sono dotati di armi nucleari, ed affidare loro il critico compito del disarmo nucleare? Sarebbe ingenuo e irrazionale attendersi un efficace
iniziativa volontaria verso il disarmo e la non proliferazione semplicemente perché questi paesi considerano le armi nucleari come un elemento di superiorità.
Esiste un proverbio iraniano che afferma: "Un coltello non taglia mai il proprio manico".
Aspettarsi che i principali detentori di armi lavorino per instaurare condizioni di sicurezza costituisce una pretesa priva di logica.
Il governo degli Stati Uniti che è il principale indiziato per la produzione, l'immagazzinamento, l'utilizzo e la minaccia di utilizzo delle armi nucleari, continua ad insistere per avere il ruolo guida nella revisione del trattato di non proliferazione.
L'amministrazione americana, nella Nuclear Posture Review (NPR) pubblicata recentemente, ha annunciato che non produrrà nuove armi nucleari, né attaccherà con armi nucleari stati che non ne sono dotati.
Gli Stati Uniti non hanno mai rispettato nessuno dei loro impegni. Ci si può chiedere: quante nazioni porrebbero fiducia nel fatto che gli Stati Uniti manterranno gli impegni presi? Esistono garanzie per il mantenimento di questi impegni? E quali sono gli strumenti per una loro verifica indipendente? E' opportuno ricordare che negli ultimi decenni gli Stati hanno combattuto la maggior parte delle guerre, ed avuto la maggior parte degli scontri, contro quelli che una volta erano i loro alleati.
Inoltre, secondo la stessa NPR, alcuni Stati membri dell'AIEA che sono anche sottoscrittori del trattato di non proliferazione sono stati minacciati di essere il bersaglio di un attacco nucleare preventivo. Il governo degli Stati Uniti ha sempre cercato di sviare l'attenzione dell'opinione pubblica dai propri atti di indisciplina e dalle azioni illegali commesse da parte sua, spostando il fuoco su materie assolutamente fuorvianti.
Recentemente hanno sollevato la questione del terrorismo nucleare per favorire i loro stessi sforzi volti al mantenimento e all'incremento dei loro arsenali atomici, e per allontanare il tema del disarmo dall'attenzione dell'opinione pubblica indirizandola invece verso falsi problemi. D'altro canto armare dei terroristi con armi nucleari è cosa possibile solo per gli stati che possiedono queste armi, che le hanno utilizzate e che hanno anche una lunga tradizione di sostegno di combattenti irregolari.
Nella loro NPR, gli Stati Uniti hanno mantenuto il silenzio per quanto riguarda un eventuale attacco nucleare contro Stati dotati di armi atomiche in modo da concentrare la pressione propagandistiche su determinate nazioni indipendenti.
Questo succede mentre alcune importanti reti terroristiche sono sostenute dalle agenzie di intelligence degli Stati Uniti e del regime sionista. Esistono in proposito prove credibili, che verranno rese pubbliche, se necessario, durante la prossima conferenza sulla lotta globale contro il terrorismo che si terrà a Tehran.
Nella NPR si osserva che gli Stati Uniti non metteranno a punto nuove armi nucleari, ma che continueranno a migliorarli qualitativamente. Il miglioramento qualitativo delle armi nucleari equivale ad aumentare letalità e potere distruttivo di tali
armi, il che signfica di per sé una proliferazione verticale. Inoltre, queste politiche non sono verificabili, perché sul programma nucleare degli Stati Uniti e su quello dei loro alleati non vi è alcun controllo da parte di alcun organismo indipendente autorevole.

Se confrontiamo il Nuclear Security Summit di Washington con la Conferenza per il disarmo e la non proliferazione di Tehran, notiamo che la prima mirava a preservare il monopolio delle armi nucleari e la superiorità sugli altri paesi detenuta dagli organizzatori, mentre nella seconda tutti i partecipanti perseguivano l'obiettivo di un mondo libero da armi nucleari. Il motto della Conferenza di Tehran era: "Energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno".


Signor Presidente,
Signori delegati,

Per promuovere l'aspirazione dell'umanità al disarmo nucleare e alla non proliferazione, così come l'utilizzo pacifico dell'energia nucleare, vorrei avanzare le seguenti proposte:

1 - Revisione e realizzazione effettiva del trattato di non proliferazione.
Il trattato di non proliferazione dovrebbe evolversi in trattato per il disarmo nucleare e per la non proliferazione, ed il disarmo nucleare deve essere messo al centro del suo mandato attraverso meccanismi trasparenti, vincolanti ed efficaci, sostenuti da solide garanzie internazionali.

2 - Costituzione di un gruppo internazionale indipendente con piena autorità, emanazione della Conferenza, per preparare una serie di linee guida che rendano operativo quanto previsto da dall'articolo VI del trattato, compresa la pianificazione e la piena supervisione del disarmo nucleare e la prevenzione della proliferazione.
Il gruppo dovrebbe svolgere il suo lavoro con la partecipazione effettiva di tutti gli stati indipendenti, fissando un limite per l'eliminazione di tutte le armi nucleari all'interno di una serie esplicita di scadenze.

3 - Introduzione di garanzie di sicurezza globali giuridicamente vincolanti senza discriminazioni o condizioni, fino al raggiungimento di un completo disarmo nucleare da parte degli Stati dotati di armi atomiche.

4 - Abbandono immediato di tutti i tipi di ricerca, di sviluppo e di miglioramento delle armi nucleari e delle strutture loro connesse, nonché introduzione di un meccanismo di verifica da parte del gruppo di cui sopra.

5 - Adozione di uno strumento giuridicamente vincolante sul divieto di produzione, lo stoccaggio, il miglioramento, la proliferazione, il mantenimento e l'uso di armi atomiche.

6 - Sospensione dell'appartenenza al Consiglio dei sovrintendenti dell'AIEA per quegli stati che utilizzano o minacciano di utilizzare le armi nucleari.
La presenza e l'influenza politica di questi Stati ha finora impedito alla AIEA di svolgere i suoi compiti, con particolare riguardo agli articoli IV e VI del Trattato, e ha costretto l'Agenzia a desistere dal condurre i compiti che era autorizzata a portare fino in fondo.
In particolare, come può il governo degli Stati Uniti essere un membro del consiglio dei sovrintendenti mentre non soltanto ha usato la bomba nucleare contro il Giappone, ma ha utilizzato anche armamenti all'uranio impoverito durante la guerra in Iraq?

7 - Cessazione di ogni tipo di cooperazione in materia di nucleare con gli Stati non membri del trattato di non proliferazione e adozione di efficaci misure punitive nei confronti degli Stati che dovessero continuare a cooperare con essi.

8 - Considerare qualsiasi minaccia di utilizzare armi nucleari o di attaccare strutture deputate al nucleare pacifico come una violazione della pace e della sicurezza internazionale; prevedere una reazione rapida da parte delle Nazioni Unite e la cessazione di ogni cooperazione tra gli Stati membri del trattato di non proliferazione ed il paese minacciante o aggressore.

9 - immediata e incondizionata applicazione della risoluzione adottata dalla Conferenza di Revisione del 1995 a proposito della creazione di una zona libera dal nucleare in Medio Oriente.

10 - Smantellamento delle armi nucleari dislocate nelle basi militari degli Stati Uniti e dei loro alleati in altre nazioni, comprese Germania, Italia, Giappone e Paesi Bassi.

11 - Uno sforzo collettivo per una riforma strutturale del Consiglio di Sicurezza.
L'attuale struttura del Consiglio di sicurezza è estremamente ingiusta ed inefficiente e serve principalmente gli interessi degli Stati dotati di armi nucleari. Riformare la struttura del Consiglio, insieme con la revisione e realizzazione del trattato di non proliferazione, sono obiettivi collegati tra loro la cui realizzazione è indispensabile per la realizzazione delle finalità dell'AIEA.


Signori Delegati,

in qualità di rappresentante della grande, civile e culturalmente ricca nazione dell'Iran, da sempre araldo della devozione per Dio e della giustizia e della pace nel mondo, annuncio la disponibilità della repubblica islamica dell'Iran a partecipare alla trasformazione in realtà di queste proposte e di questi progetti sul disarmo e la non proliferazione e a quelli sull'utilizzo pacifico di energia nucleare pulita.
Quando parlo che una nazione che ha cresciuto grandi personalità come Ferdousi, Hafez, Sanaee, Vahsh Bafghee, Avicenna, Aboureihan, Shahriar, e tanti altri individui competenti e dotati di intelletto, indipendenti e cercatori di libertà come l'Imam Khomeini e ne ha offerto testimonianza al mondo; una nazione che ha sempre invocato amore, compassione e pace per l'umanità, una nazione che ha nei versi del suo grande poeta Saadi che recitano "Di una sola essenza è la razza umana, un fondamento come questo ha voluto la Creazione" qualcosa che splende in seno alle Nazioni Unite; una nazione che ha abolito la schiavitù 2500 anni fa, intendo dire che la grande nazione dell'Iran non ha bisogno di bombe nucleari per il suo sviluppo e che non considera la bomba come una fonte di onore e dignità.
La logica e la volontà della nazione iraniana è un riflesso della logica e della volontà di tutte le nazioni.

Tutti i popoli amano la pace, la fratellanza, e il monoteismo e soffrono a causa della discriminazione e dell'ingiustizia. Molti dei miei colleghi capi di Stato, e molti dignitari e commentatori che si trovano nello stesso ordine di idee e che sono cercatori di giustizia, nei loro colloqui con me hanno condiviso il punto di vista secondo il quale vi è urgente bisogno di un disarmo globale e dell'espansione di un impiego pacifico di energia nucleare pulita, rompendo il monopolio imposto in questi
campi, secondo quanto affermato nelle proposte che avete potuto ascoltare. Questa è la richiesta più sentita da tutti gli stati indipendent e da tutte le nazioni: "Energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno".
Di conseguenza, la mia presenza e l'essenza del mio intervento qui, in questa importante conferenza, è solo una presentazione della loro presenza e delle loro richieste.


Illustri colleghi,

Ora, vorrei dire alcune parole a coloro che ancora sostengono che la produzione e l'accumulo di armi nucleari sono la fonte del loro potere e della loro dignità.
Essi devono rendersi conto che l'era della dipendenza dalla bomba nucleare è già passata.
La produzione, lo stoccaggio e la minaccia di usare armi, in particolare le armi nucleari, si addicono a persone caratterizzate da mancanza di una solida logica e prive di saggezza nei loro comportamenti. Usare le minacce contro una logica stringente è qualcosa che non vale più e che appartiene al passato. L'epoca attuale è l'età delle nazioni, del pensiero e delle culture indipendenti. Il basare sulle armi la gestione delle relazioni internazionali costituisce retaggio di stati sconsiderati ed anacronistici.

È assolutamente chiaro che una certa politica egemonica ha fallito e che il sogno di costruire nuovi imperi è una vana speranza che non si realizzerà mai.

Piuttosto che continuare con la politica fallimentare dei predecessori, sarebbe meglio di unirsi all'oceano vasto e trasparente delle nazioni, degli stati indipendenti e della saggezza e cultura umane.
Questo sarebbe nel loro massimo interesse. Il futuro appartiene alle nazioni. La sicurezza, la pace e la giustizia saranno stabilite da uomini giusti ed integerrimi in tutto il mondo. Il potere della logica prevarrà sulla logica del potere. Non ci sarà spazio in futuro per i prepotenti e gli arroganti. Un comune movimento dei popoli in tutto il mondo per ottenere riforme fondamentali basate sui principi del monoteismo e della giustizia ha già intrapreso il suo cammino nel campo delle relazioni internazionali.
Invito il signor Obama, il presidente degli Stati Uniti a partecipare adesso a questa corrente dell'umanità, se è ancora impegnato a tenere fede al suo motto di "cambiamento", dal momento che domani sarà troppo tardi per questo. Vorrei apprezzare gli sforzi del Presidente della Conferenza, il distinto pubblico e tutti coloro che lottano per la pace e la giustizia nel mondo.


Cari amici,

Attraverso la cooperazione e la solidarietà e l'armonia, la nostra aspirazione a realizzare un mondo benedetto dalla pace e dalla giustizia può trovare realizzazione, e il motto "Energia nucleare per tutti, armi nucleari per nessuno" può costituire la base per l'interazione tra gli esseri umani, come pure tra gli esseri umani e la natura.
Speriamo che arrivi il giorno in cui la realizzazione di una condizione di giustizia permetterà a chiunque di non cedere all'ira e, anche se dovesse succedere, speriamo che non possa trovare alcuna arma con cui cedere allo sfogo di essa.

Porgo il mio saluto alla giustizia e libertà,
Porgo il mio saluto all'amore ed all'affetto,
Porgo il mio saluto ai seguaci della scuola della compassione e all'essere umano che ama gli altri esseri umani.

Auguro a tutti voi, il successo e la prosperità.