10 dicembre 2009

Prato: i valori cristiani e l'assiduità nel culto sono un baluardo contro l'Islam


La foto qui sopra è stata scattata il dieci dicembre 2009 in località Macrolotto, lungo una trafficata strada che percorre una zona industriale.
I cattolici considerano questo giorno "il giovedi della seconda settimana di Avvento" e quello che chiamano "calendario liturgico" prevederebbe una lettura dal profeta Isaia, dei salmi ed un'ultima lettura dal Vangelo di Matteo.
Dalla scorsa primavera, a Prato, lo storico malgoverno delle cosiddette sinistre è stato spazzato via dalla provvidenziale vittoria elettorale del piddì con la elle e dell'agguerritissima Lega, che hanno posto senza indugio e con immediata fortuna le basi per una rinascita anche spirituale della città messa in ginocchio dal bolscevismo. Aguzziamo dunque la vista -o ingrandiamo l'immagine con un clic- e vediamo cosa prevede, in questo primo anno di rinascita "occidentalista" per la città di Prato, la ben più visibile proposta di questo cartellone pubblicitario.
Natale e Capodanno erotico con trentanove Gilda girls e mezzo, super cenone erotico €100.00 tutto compreso... ma proprio tutto!
"All inclusive", tutto compreso, si sgola il cartellone.
Più chiari di così non si potrebbe essere, su quale sia il core business di questo "locale".
Il tutto si trova dalle parti di Viareggio, una cittadina sul mare recente preda elettorale degli "occidentalisti" costretti da motivi di opportunità politica a trasferirvi il proprio teatrino convegnistico, dopo che lo storico feudo di Montecatini -anch'esso celebre, e da moltissimi decenni, per essere specializzato in consimili esempi di esercizio eroico delle virtù cristiane-ha a sua volta cambiato colore.
Come si vede la riscoperta delle "radici cristiane", col suo corollario di opere di devozione e di mortificazione dei sensi, sta facendo passi da gigante, anche a Prato.

06 dicembre 2009

Anna Laura Scuderi, Elena Pesce e l'asilo Cip Ciop


Dicembre 2009. Due maestre di un asilo nido pistoiese vengono arrestate. Esistono dei filmati che le mostrano mentre maltrattano i bambini loro affidati.
L'episodio distrae per un momento i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana dai loro maccaruna c'a'pummarola 'n coppa, dalla loro pornografia, dalla loro cocaina, dal loro pallone e dalle loro prostitute e li fa accanire in un'ondata di giustizialismo forcaiolo di assoluta e totale repellenza, ovviamente affidato a quelle reti sociali che paiono fatte apposta per amplificare il numero di questioni liquidabili facendo sfoggio di crudeltà spicciola e di incompetenza cialtrona.
Due maestre sono un bersaglio facile, quasi l'ideale per i farabutti delle gazzette: così si distraggono i sudditi dalle carceri dove si muore (settanta "suicidi" nell'ultimo anno), dai Placanica e dagli Spaccarotella cui viene affidato il potere di vita o di morte sui sudditi rappresentato dalle armi che portano, dalla povertà crescente, dalla stupidità inutile ed idiota che avvolge l'intera vita nell'"Occidente" in declino.

L'asilo Cip Ciop di Pistoia. Statuetta nonostante la "carità cristiana" pare abitasse ad un altro indirizzo.

I mostri del giorno, per Pistoia e per tutta la Toscana. L'asilo degli orrori.
Di che vivrebbero i ciarlatani delle gazzette se non avessero di questa roba da spargere a piene mani?
L'asilo pare sia privato e la scuola privata è un tipo di istituzione di cui gli "occidentalisti" dicono un gran bene. Nella penisola italiana esiste una rete di scuole "cattoliche" che fino a qualche anno fa erano semplicemente dei costosi refugia peccatorum in cui andavano a finire quanti non riuscivano, per i motivi più vari, a tenere il passo dei ritmi di apprendimento forsennati di certa istruzione pubblica.
Non abbiamo alcun motivo di credere che le cose siano cambiate.
Naturalmente non si può raccontare ai sudditi che si sta facendo di tutto per spianare la strada ad una torma di manutengoli viziati: dunque si invoca una cosa che viene chiamata "principio di sussidiarietà". Si invocano i "valori", "cristiani" per definizione. Poi si assiste, allargando le braccia, ad incidenti di percorso come questo, capaci di spazzar via interi patrimoni di credibilità -per quanto fallace, per quanto millantata- nello spazio di qualche ora.
E se invece di Anna Laura ed Elena si fossero chiamate Aisha ed Amina?
Invece di caldeggiarne l'apertura in nome di quel "principio di sussidiarietà" che piace tanto agli "occidentalisti", quelli del piddì con la elle e della Lega avrebbero portato il caso dell'asilo nel loro parlamento con interrogazioni urgenti tra l'allarmato e l'indignato.
Amina ed Aisha non avrebbero avuto bisogno di maltrattare i bambini per essere costrette a chiudere bottega in due secondi.
Gli sarebbe bastato esistere.


03 dicembre 2009

Oriana Fallaci circola di nuovo con la targa


Il tre dicembre 2009 la gazzetta "occidentalista" chiamata "Il Giornale della Toscana" comunica ai sudditi che a partire dal giorno precedente Oriana Fallaci ha ripreso a circolare con la targa.
Ottima cosa, visto che il Codice della Strada stabilisce che chi circola senza targa è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 74 ad euro 296.
A gennaio 2009 qualcuno si accorse che questa targa, che dedicava alla "scrittrice" una qualche sala in uso alla Provincia di Firenze, era stata fatta sparire da chissà chi. Noi ci divertimmo un po'. Il Corrierone invece, che crede d'esser serio, produsse un fuoco di fila di illazioni ridicole, funzionali a sostenere il filosionismo per coscrizione cui gli "occidentalisti" fiorentini ascrissero la "parte sana" della cittadinanza.
La parte sana della cittadinanza per loro si limita a loro stessi e (per grazia sovrana sempre revocabile) a quanti devono evitare per opportunità politica che l'ultimo degli scribacchini li tacci di antisemiti dalle pagine di qualche gazzetta.
Il macello sionista di Gaza non ebbe nessun altro sostenitore: anzi, una serie di manifestazioni che portarono in piazza migliaia di credenti e di cittadini, a Firenze e a Roma, restituirono il sionismo di complemento all'impopolarità ed alla disistima che esso merita.
La posa della nuova targa è avvenuta a seguito dell'insistenza di un certo Marco Cordone, il quale ha giornate talmente dense e fitte di impegni da esser riuscito a tenere perfino un puntiglioso conto dei giorni che sono trascorsi tra l'inizio delle sue lagnanze in Provincia ed il ripristino del discutibile manufatto concessogli finalmente dal presidente Andrea Barducci. La foto della gazzetta mostra Cordone e Barducci davanti alla targa riappiccicata (dice hanno usato anche della colla, stavolta), ritratti in quella perfetta solitudine che sola si addice alle celebrazioni autoreferenziali.
L'insistenza di Cordone non è certo gratuita o fine a se stessa. Alla diffusione sistematica dei contenuti presenti nelle ultime opere della "scrittrice", classificabili in blocco come prodotto di un'ideazione delirante a contenuto persecutorio, la Lega Nord Toscana, sua parte politica, deve praticamente per intero le sedie che scalda e le palanche che incassa.

02 dicembre 2009

Emanuele Roselli e la moschea a Firenze


I nostri lettori saranno ormai abituati a identificare nelle produzioni mediatiche "occidentaliste" il filtro attraverso il quale viene deformata la presentazione dell'Islam, dei credenti e di qualsiasi cosa attenga alla loro esistenza. Un filtro fatto di incompetenza, cialtroneria e malafede che serve ai sudditi un islàmme monolitico, metafisicamente malvagio e nemico per definizione, sovrano incontrastato di un imprecisabile aggregato geografico che va dall'Egeo all'Indonesia mantenuto nell'arretratezza da una congrega inafferrabile di barbuti malvestiti.
Una concezione del mondo che non deve alcunché alla competenza, neppure a quella elementarissima che si può acquisire sfogliando un atlante geografico qualsiasi, e molto ad un'ideazione delirante a contenuto persecutorio statuita a produttore di consenso terrorizzato e quindi di voti e di reddito.
La realtà è sempre diversa, e spessissimo opposta, a quella che gli "occidentalisti" producono per il loro tornaconto, come non tarda ad accorgersi chi abbia la pazienza di documentarsi il minimo indispensabile per trattare le loro asserzioni per le deliberate menzogne che sono. Tanto per rimanere nel campo dell'ovvio, lo stato che occupa la penisola italiana è uno dei primi partner commerciali della Repubblica Islamica dell'Iran; il confinante Pakistan non è un deserto straccione ma una potenza nucleare, del cui potenziale distruttivo concreto -non quello inventato per Tehran dai gazzettieri alla Michael Leeden- nessuno pare preoccuparsi.
In quest'ottica va considerata la spassosa asserzione di Emanuele Roselli, un "occidentalista" fresco acquisto della giunta comunale di Firenze. Nell'abbaiare "occidentalista" suscitato dal referendum svizzero e dalla lodevolissima intenzione della giunta comunale fiorentina di venire incontro alle necessità dei credenti, le asserzioni di Roselli sono solo un esempio tra i tanti, troppi possibili.
Secondo Roselli esisterebbero stati sovrani in cui "si rischia il carcere o la condanna a morte se solo si osa professarsi cristiani" e l'edificazione di una moschea a Firenze dovrebbe essere subordinata al riconoscimento del "principio di reciprocità" da parte della "comunità islamica" di Firenze.
In altre parole, i credenti fiorentini dovrebbero fare ammenda di colpe e di responsabilità che non hanno, perché l'unica ad addossargliele è una gang di scaldapoltrone buoni a nulla e di pennivendoli compiacenti, pronunciandosi sulla politica di questo o quello stato sovrano; stati che Roselli stesso si guarda bene dallo specificare in quella che è la ripetizione ecoica ed oziosa di un luogo comune buono soltanto per le gazzette e per i sudditi che non solo si abbassano alla loro lettura, ma hanno anche la repellente abitudine di usarle per la costruzione della propria weltanschauung.
Ovvio che in un'ottica "occidentalista" non c'è bisogno di specificare alcunché: turco o marocchino, yemenita o uzbeko, sempre la stessa razza è, colpevole in blocco. La stessa logica che si potrebbe identificare nell'operato di chi sprecasse carta e fiato per addossare ai frequentatori del pallonaio di Torino la responsabilità morale di ogni automobile Fiat che si guasta: stessa razza, stesse colpe.
Di tali prodigi di raziocinio si avvale, nell'anno 2009, la "politica" istituzionale.
Le righe che seguono vengono da un post da noi pubblicato circa un anno fa; ripeterle non farà male.

Sì alla moschea a Firenze. Coi minareti. E in pieno centro.

Cose turche e chiese evangeliche. A due passi l'una dall'altra e mai un litigio.


La non-notizia di fine anno [2008. n.d.r.], a Firenze, è la pura e semplice constatazione di Izzedin Elsir che il fondo in Borgo Allegri che fa da moschea non è più sufficiente alle necessità dei credenti.
Ah, alzi la mano chi sapeva che in Borgo Allegri si prega il venerdì.
I giornali si buttano a pesce sul non-evento, che è occasione per riempire con poca fatica pagine e pagine di aria fritta reiterando i consueti ed irritanti esami di "integrazione", di "moderazione" e di "democrazia" a carico di chi non ha nulla da dimostrare, nulla da farsi perdonare, nulla per cui farsi mettere alla gogna un giorno sì e l'altro anche. Nel fare le pulci agli "islamici" le redazioni scovano pareri anti-moschea arrampicandosi su intere scogliere di specchi. Nei casi di più conclamata incompetenza si ricorre agli archivi, invocando referendum sulla scorta di fumose citazioni dal più celebre ingegnere civile saudita dei nostri tempi con ancor minore fondatezza che avrebbe il contrastare il restauro di un tabernacolo di campagna accampando i roghi della santa inquisizione. Un altro dei luoghi comuni dei denigratori è il continuo cianciare di "reciprocità": una cosa in cui sono specializzati i migliori rappresentanti dell'età contemporanea, gente che nove volte su dieci non distingue un mihrab da un minbar e cui i nomi di Maalula o di Qara Kelisa possono al più essere quelli di roba da mangiare.
A nostro parere non soltanto la moschea si deve fare, ma dovrebbe essere finanziata con denaro pubblico, avere almeno quattro minareti ed essere edificata in pieno centro.
Ciascuna di queste quattro affermazioni può essere giustificata portando pochi e semplicissimi argomenti.
La moschea va costruita perché non c'è nulla che lo vieti. Fine.
Il finanziamento con denaro pubblico destinerebbe, una volta tanto, delle risorse ad uno scopo produttivo e verificabile. In fondo non ci vorrebbe molto: basterebbe rinunciare a un paio di aerei militari per costruire luoghi di culto degni della loro funzione in almeno tre capoluoghi di regione.
I minareti -uno è decisamente poco- sono necessari se si vuole realizzare un edificio degno della città di Firenze utilizzando gli stessi criteri che David Levi volle si impiegassero per la costruzione del Tempio Maggiore Israelitico, attorno al 1880. Va qui ricordata una delle più demenziali iniziative propagandistiche intentata dagli "occidentalisti" fiorentini alcuni anni fa. Un volantino a colori in carta patinata mostrava il Duomo a fianco della Sultanahmet Camii. L'intenzione degli ideatori era, ovviamente, denigratoria; neppure si sono resi conto di quanto una città che vantasse due monumenti del genere possa essere spettacolosa. Il realizzare un edificio di pregio permetterebbe di superare anche uno dei difetti più gravi della stragrande maggioranza degli edifici contemporanei, costruiti con materiali leggeri che dopo qualche anno già iniziano a mostrare i segni dell'usura.
In pieno centro il posto per edificare c'è eccome. Lo si può ottenere demolendo il brutto palazzo che sorge sul lato est di Piazza Ghiberti. Il nosto auspicio è di veder sorgere al suo posto un edificio rivestito di alberese e serpentino, quattro minareti slanciati illuminati da fari verde smeraldo nelle sere di festa, con davanti una piazza animata e viva.

01 dicembre 2009

Franco Cardini, missili e campanili


A fine novembre 2009 il risultato del referendum tenuto in Svizzera col quale si sancisce la proibizione a costruire nuovi minareti ha occupato per qualche giorno le gazzette. Meglio, così anche oggi nessuno si preoccupa della crisi economica inarrestabile, della disoccupazione, dell'idiozia ostentata e condivisa e degli anni di sforzi collettivi e coscienti per ridurre a questo punto una società fino a non troppi anni or sono ancora critica e vitale.
Poca o punta attenzione è stata dedicata all'altro referendum, che voleva fermare l'export di armi dalla Confederazione Elvetica.
Da "La Stampa" si riporta il
Missili e campanili di Franco Cardini, ancora una volta un buon esempio di assennata concretezza a petto di un mainstream che anche in questa occasione non ha indugiato ad amplificare le ciance di una classe "politica" obesa, ciarlante, spregevole e sommamente inutile quando non pericolosa.
Va notato che negli stessi giorni, da quella realtà
rimasta a quote più normali che è la città di Firenze, venivano segnali diametralmente opposti.

Non c’è bisogno di aver letto Landscape and Memory (1995) di Simon Schama sulla storia del paesaggio per sapere che ambienti e landscapes si modificano col tempo.
Anche e soprattutto grazie all’opera dell’uomo: e che poco c’è in essi di puramente «naturale», niente di definitivamente «bello». Agli antichi elvezi, probabilmente, le torri e i templi dei romani sulle prime non piacevano affatto; e, agli elvezi romanizzati, non dovevan garbare granché i campanili. Che quindi qualche minareto avrebbe davvero compromesso l’armonioso paesaggio svizzero, con i suoi laghi e i suoi pascoli, è lecito dubitare. Le ragioni del «sì» degli abitanti della felice Confederazione Elvetica al referendum sul bando alla costruzione delle torri da cui si chiamano i musulmani alla preghiera debbono essere anche altre.
«Simboli del potere islamico», è stato detto. Ma quale potere? Un campanile cattolico in Svezia significa forse che quel Paese è passato al papismo?
I templi buddhisti di New York simboleggiano il passaggio degli States alla fede in Gautama Siddharta? E la monumentale sinagoga di Roma significa forse che la Città Eterna è in mano agli ebrei? «Niente minareti se non c’è reciprocità», ha cristianamente sentenziato qualcuno. Ma di quale reciprocità si tratta? Di campanili cristiani molti Paesi musulmani abbondano: dalla Turchia alla Siria alla Giordania all’Egitto all’Algeria; e il fatto che il re dell’Arabia Saudita ne vieti la costruzione autorizza forse moralmente gli svizzeri a negare un minareto a una comunità musulmana fatta di turchi o di maghrebini, che col monarca wahhabita non hanno proprio nulla a che fare?
Ma le moschee sono fonte d’inquinamento fondamentalista, proclama qualcun altro. Dal che s’inferisce che l’unico modo per controllare e contrastare il fondamentalismo sia quello di umiliare molte decine di migliaia di credenti rifiutando loro un simbolo di libertà religiosa. E’ arrivata a questo, la nostra regressione verso l’intolleranza?
Giratela come volete: ma il risultato del referendum svizzero è un altro tassello nell’allarmante puzzle della perdita delle virtù di tolleranza e di ragionevolezza di cui l’Europa e il mondo occidentale stanno dando di questi tempi prove sempre più chiare. E che questa febbre sia grave è prova il contestuale rifiuto, opposto dal medesimo popolo svizzero, all’altro referendum, che gli chiedeva il divieto dell’esportazione di armi e materiale bellico al fine di sostenere lo sforzo internazionale per il disarmo. Qui, di fronte a ovvi motivi di ben concreto interesse economico, il popolo per definizione più pacifico d’Europa - ma anche quello militarmente parlando meglio esercitato - ha rifiutato di arrestare il «commercio di morte». E’ vero, le armi fanno male alla gente. Ma in fondo anche il tabacco e gli alcolici: e allora perché non continuarne produzione e vendita, magari con l’apposizione di qualche scritta d’avvertimento (tipo: «Sparare al prossimo fa male anche a te»)?
C’è del metodo, in questa follia. Curioso che il minareto somigli dannatamente a un missile, o anche a un bel proiettile lucente di fucile. I Mani di Charlton Heston, ex Mosè, ex Ben Hur, che tra 1998 e 2003 fu presidente dell’americana National Rifle Association, ne saranno estasiati. Lo ricordate, senescente eppur fiero della sua armeria simbolo di libertà, nel Bowling for Columbine di Michael Moore? Chi oggi esulta per l’esito del doppio referendum svizzero può prendere il vecchio Charlton a emblema del suo trionfo. A questo punto, per il momento, è arrivata la nostra notte. (fonte: La Stampa)

30 novembre 2009

Minareti elvetici e marmaglia peninsulare


Abbiamo più volte insistito sul fatto che la galassia "occidentalista", nella politica e nei media, è rappresentata da un aggregato di bambini, guitti, sciacquette, maneggioni, corpivendole, casi umani, ignorantelli, pregiudicati, minus habentes, irresponsabili, bulli di periferia, tossicodipendenti, scarti di anticamera, puttanieri, yes men, incompetenti, buoni a nulla e zerbini dominato da individui la cui unica guida sono l'interesse privato e l'impunità. Lo stesso vale per un numero molto alto di formazioni politiche, sì che classificare l'una o l'altra come "peggiore" in base alle asserzioni ed ai comunicati stampa di questo o quel protagonista è impresa sì difficile, ma tutto sommato anche inutile.
Alla fine del novembre 2009 la Confederazione Elvetica tiene un referendum il cui risultato inibirebbe "la costruzione di nuovi minareti" oltre i quattro già presenti in tutto il paese. Eveline Widmer-Schlump, ministro per la Giustizia, specifica che il risultato "non significa il rifiuto della comunità dei musulmani, della loro religione e della loro cultura", di cui il governo federale si farebbe, al contrario, garante. Il mondo è cambiato anche per la Confederazione, in piena trasformazione dalla condizione di inviolabile cassaforte del mondo a quella di paese come un altro, cui una serie impressionante di rovesci economici e finanziari hanno attirato sospetti, malevolenze ed inchieste giudiziarie internazionali; i partiti populisti mietono milioni di voti tra scontenti ed impauriti che non riconoscono più il paese cui erano abituati e favoriscono, per ovvie ragioni di tornaconto, quella che in Ticino viene definita "una mentalità da Ridotto Nazionale".
Il punto interessante della questione è che, nello stato che occupa la penisola italiana, gli scaldapoltrone in forza alla Lega Nord hanno invece fatto di tutto per calcare i toni e per trarre il massimo utile da una vittoria non loro. Alcuni politicanti hanno avuto la spudoratezza di proporre in tutta serietà di inserire una croce all'interno di una certa bandiera verde, bianca e rossa a bande verticali di uguali dimensioni.
L'intento è spregevole da svariati punti di vista.
Disgustoso -e dunque profondamente gradito ad un parco sudditi che del fare schifo ha fatto ormai da anni un motivo d'orgoglio- è l'attaccamento ai simboli religiosi cristiani da parte di una formazione politica che riceve praticamente ogni giorno pesantissime critiche dalla gerarchia cattolica a causa della deliberata disumanità delle proprie concezioni di fondo; questo, anche in un periodo in cui essa gerarchia non appare certo orientata al progressismo.
E' bene ricordare, poi, che fino allo stabile (e ben remunerato) insediamento in quelle sedi istituzionali in cui i suoi esponenti sventolavano corde da impiccagione e che fanno capo ad uno stato che la Lega aveva millantato di voler distruggere, la bandiera in questione era qualcosa da appendere nel cesso, secondo il consiglio che Umberto Bossi in persona diede nel 1997 a Venezia, più che da modificare. Stante la forma mentis dei promotori dell'iniziativa, è probabile che il tipo di croce che meglio li rappresenta sia rappresentato da quella uncinata, appropriatamente definita da Achille Ratti come "croce nemica di quella di Cristo".
Il quadro è completo se ricordiamo come tutto questo avvenga all'interno di una società profondamente e rapidamente decristianizzata, acquistando vieppiù di assurdo perima ed ancora che di irritante e di ridicolo.
Niente di grave, comunque; per un "occidentalista" sono tutte questioni di dettaglio. Pelo sullo stomaco e necessità assoluta di un Nemico cui contrapporsi permettono di superare impasse anche più ardue e di mietere voti a valanga, stante la pari -se non peggiore- incompetenza e cattiveria stupida accuratamente coltivate nei sudditi. E' fondamentale distogliere con tutti i mezzi, leciti o meno non è il caso di sottilizzare, l'attenzione dei sudditi da un paese sempre più povero, stupido e cattivo in cui si vive più schifosamente ogni giorno che passa: ben venga qualunque diversivo!
A suo tempo ci pronunciammo in modo estremamente chiaro circa il ruolo e la dignità che moschea e minareti -non meno di quattro- dovrebbero avere nella città di Firenze: è l'occasione buona per ribadire gli stessi concetti.

28 novembre 2009

"Occidentalisti", radici cristiane ed altra propaganda


La politica "occidentalista" consente ad individui sufficientemente privi di rispetto per se stessi e per gli altri, generalmente cacciati da qualunque altro settore produttivo per incompetenza, malafede, idiozia pura e semplice, inettitudine o storie di vita molto oltre l'impresentabile, di vivere alle spalle altrui.
Il denaro necessario viene loro dai suffragi.
I suffragi vengono dalla propaganda.
La propaganda funziona sempre allo stesso modo: ripetizione stolida di pochi concetti di base, allagamento dei mass media secondo la mai dimenticata lezione di Goebbels, e presentazione delle istanze lobbystiche in voga al momento come se dalla loro soddisfazione dipendessero i destini di intere collettività. A volte l'effetto è quello di produrre sulle gazzette una realtà inesistente, come nel caso delle statuite "radici cristiane" dell'"Occidente" e della recente battaglia in favore di un simbolo religioso al quale nella vita quotidiana tiene una parte assolutamente minoritaria dei sudditi. Una parte assolutamente minoritaria capacissima di comportarsi in ogni atto della propria vita in modo diametralmente opposto a quello indicato dalle più elementari linee guida di qualunque monoteismo, senza avvertire in questo alcuna contraddizione.
Il testo che qui si recensisce è uscito una prima volta nel 1992, ed una seconda nel 2002 seguito da una postfazione dell'autore. Una lettura che consente di inquadrare le iniziative e le istanze "occidentaliste" nella cornice che è loro propria, che non è fatta soltanto di un'incompentenza malevola e cialtrona meritevole di disprezzo e di irrisione, ma anche e soprattutto di un lavorìo incessante, teso alla soddisfazione di interessi lobbystici e di parte solitamente intrisi di ben altro che di trascendenza.


Alain de Benoist, La "Nuova evangelizzazione" dell'Europa - La strategia di Giovanni Paolo II (Arianna, 2002)



Il libro di Alain de Benoist ricostruisce le mosse diplomatiche, religiose, politiche e propagandistiche del papato di Giovanni Paolo II, per arrivare a conclusioni piuttosto nette in merito al successo di quella che avrebbe dovuto essere la "nuova evangelizzazione" dell'Europa.
La nuova evangelizzazione e l'identità politica europea introduce i temi di base della strategia politica del papa slavo: statuire l'ineliminabilità delle "radici cristiane" dall'identità continentale in modo che nessun "mito fondante" possa essere rintracciato o costruito al di fuori di esse, riscoprire la dottrina sociale della Chiesa ed irrompere in forze nella società civile per colmare quanti più spazi possibile tra quelli lasciati vuoti dal (presunto) crollo delle "ideologie". Lo "spostamento al centro" dell'orientamento politico delle gerarchie ecclesiastiche nel loro complesso e l'azione del poderoso apparato economico dell'Opus Dei sono i principali strumenti, operanti a livello mondiale, della strategia perseguita.
La nuova evangelizzazione e l'identità spirituale europea illustra già i primi limiti dell'orientamento perseguito da Giovanni Paolo II. La fronda interna all'apparato, mossa da teologi, accusò sempre il pontefice di essere stato assai più rigoroso nei confronti dei cosiddetti "modernisti" che non nei confronti della loro controparte, stigmatizzata ed emarginata senza la sistematicità usata contro i sostenitori della "teologia della liberazione". Altri ostacoli sono rappresentati dal rapporto con la modernità e dalla pretesa della Chiesa di Roma di conservare un primato spirituale incontestabile: una posizione che rende di fatto impossibile un vero dialogo interconfessionale.
Ai tempi in cui il libro fu pubblicato nella sua prima edizione, la fine delle persecuzioni religiose nell'ex URSS permetteva agli uniati una certa ripresa, ma attirava loro le critiche di gerarchie ortodosse affatto disposte a farsi assimilare, e che accusavano le gerarchie cattoliche di un proselitismo condotto con sistemi da guerra coloniale. Altro ostacolo, i rapporti con il mondo ebraico, nel quale abbondavano -ed abbondano- le voci che vedono nell'atteggiamento cattolico un insieme di svalutazione e di tentativi di fagocitazione, nonostante eventi mediatici come la visita alla sinagoga di Roma avvenuta nel 1986. Un sostanziale non riconoscimento della reciprocità sembra minare nel profondo la strategia del pontefice.
L'ostacolo più grande viene però dalla scristianizzazione di fatto della società civile, un fenomeno apparentemente inarrestabile. Un bric à brac delle credenze, mosso dalla concezione di fondo di una religione cui si chiede felicità e non più salvezza, ha tolto ogni spazio alla dogmatica e svuotato di autorevolezza la gerarchia, che in molti ambienti (De Benoist esamina a fondo il caso francese) non ha più alcuna presa sui comportamenti individuali e ne ha sempre meno su quelli dei legislatori. La rivalutazione delle "radici cristiane" dell'Europa si scontra non soltanto con una realtà di fatto che vede i cattolici perdere terreno proprio in Europa, e di contro guadagnare influenza in America meridionale e in certi paesi asiatici, ma anche sulla necessità di amputare il passato precristiano del continente e di statuirne la nascita a seguito dell'adozione di una religione nata al di fuori dei suoi perimetri geografici.
Nella postfazione aggiunta nel 2002, Alain de Benoist conclude recisamente che la strategia di Giovanni Paolo II ha fallito i suoi obiettivi. Crollo della pratica, credenze individualizzate e sincretiche messe in piedi assemblando elementi eterodossi, delegittimazione del ruolo dei sacerdoti ed un'ignoranza sempre più diffusa dei dogmi anche tra i praticanti sono un fatto compiuto, insieme al successo esclusivamente mediatico di molte mosse della diplomazia pontificia. Le emanazioni che resistono bene, come la rete delle scuole private, devono il loro prosperare a motivi che non hanno nulla a che fare con l'osservanza delle pratiche religiose o con il magistero pontificio.
In mezzo alla modernità, l'istituzione ecclesiastica ha avuto successo nel diffondere i suoi valori ovunque, ma lo ha fatto in un mondo che può farvi riferimento senza di essa, se non addirittura contro di essa. La conservazione del religioso avviene oggi a prezzo della sostanziale privazione della possibilità di una vera influenza globale che in passato ha costituito la stessa ragion d'essere dell'istituzione ecclesiastica e la visibilità o l'ascesa di questo o quello integralismo non fa che confermare il sostanziale indifferentismo religioso che domina la scena.