Traduzione da Forum Geopolitica, 26 ottobre 2026.
Quasi ovunque si avverte con sempre maggiore chiarezza che il progetto economico liberale occidentale è sul punto di subire un grave crollo. La cosa è emersa con particolare evidenza nelle strade di Parigi, ma la si può notare anche negli Stati Uniti, dove l'accodarsi del presidente Trump alla guerra contro la Repubblica Islamica dell'Iran sembra aver compromesso le possibilità dei repubblicani nelle elezioni di metà mandato previste per il mese prossimo. Nessuno può prevedere quale linea politica deciderà di seguire Trump, qualora gli elettori considerassero le elezioni come una disconferma nei confronti dell sua persona. Tuttavia è molto probabile che nei prossimi due anni assisteremo a una presidenza rabbiosa, frustrata e imprevedibile.
Forse la chiave per comprendere l'attuale turbolenza europea va ricercata nel 2024: il ciclo elettorale francese era iniziato con le elezioni del Parlamento europeo, in cui il Rassemblement National (RN), di orientamento di destra e guidato dalla Le Pen aveva ottenuto una vittoria schiacciante. Il RN conquistò trenta seggi (31,37% dei voti), mentre Ensemble (la coalizione del presidente Macron) ne ottenne solo 13 (14,6% dei voti).
A seguito della pesante sconfitta della sua coalizione centrista, Macron sciolse immediatamente l’Assemblea Nazionale e indisse elezioni anticipate. Queste portarono a una situazione di stallo senza precedenti, con il Parlamento diviso in tre principali blocchi politici e senza che nessun singolo gruppo riuscisse a conquistare i 289 seggi necessari per la maggioranza assoluta. Uno stallo che sarebbe perdurato.
Sebbene il Rassemblement National della Le Pen fosse in testa al primo turno, il ritiro tattico al secondo turno da parte dei candidati di centro e di sinistra ha modificato il quadro finale per mezzo di una (legittima) manovra di voto tattico in circoscrizioni strategiche, volta a garantire che il RN non finisse vittorioso, nonostante fosse in testa al primo turno.
I recenti disordini violenti a Parigi sono legati ai risultati delle elezioni francesi del 2024: le elezioni hanno prodotto un parlamento frammentato e in stallo, che Macron sperava di poter manipolare. Ciò ha alimentato un crescente malcontento della popolazione per il rifiuto della élite governativa europea di assumersi la responsabilità degli errori che avevano portato alla più grave crisi economica attraversata dal continente.
Gli aspetti chiave della crisi francese -immigrazione fuori controllo, servizi pubblici in crisi e costo della vita sempre in aumento- sono comuni praticamente a tutte le principali economie liberali. In breve, sebbene i problemi economici associati agli Stati occidentali possano sembrare avere ciascuno caratteristiche proprie e legate alle specificità nazionali, essi hanno tutti radici più profonde che vanno cercate nella risposta finanziarizzata con cui l'Occidente ha reagito alla grande crisi finanziaria del 2008.
Adesso queste contraddizioni e queste tensioni stanno raggiungendo il loro apice per mezzo dei conflitti correlati e interconnessi in Ucraina, Iran e tra Yemen e Arabia Saudita, che in questo momento rischiano di portare la crisi economica a un livello di criticità finanziaria del tutto diverso; una crisi che potrebbe sfociare in un crollo del sistema.
Il fatto che la crisi stia raggiungendo il culmine deriva dal perseguimento simultaneo di due obiettivi contraddittori: il mantenimento di costosi Stati sociali e al tempo stesso la volontà di lasciarsi andare a guerre che avrebbero l'obiettivo di tutelare la posizione di un Occidente che -pretenderebbe Marco Rubio- dovrebbe restare "alla guida del mondo". Sono proprio queste guerre che, come era prevedible, hanno causato l'impennata del costo della vita che sta mandando in rosso i bilanci della maggior parte degli Stati ad economia liberale.
Aggredendo la Repubblica Islamica dell'Iran Trump ha commesso un errore di valutazione che ha fatto impennare il costo della vita con gli aumenti del prezzo dei carburanti e dell'energia, che a loro volta hanno premuto al rialzo sui tassi di interesse e sul mercato obbligazionario. Trump inoltre, sia pure alternando slanci ed esitazioni, ha continuato a impegnarsi militarmente in Ucraina saricando sull'Europa gli oneri finanziari della guerra. Cosa che è bastata a far saltare i limiti di bilancio dei Paesi europei.
La pressione fiscale è salita ovunque, in Europa e oltre, influendo pesantemente su voci della spesa pubblica come l'istruzione e l'assistenza sanitaria. Intanto venivano falcidiati interi distretti nel cuore industriale del continente. La disoccupazione è esplosa, soprattutto quella giovanile. La sola Germania ha perso quasi mezzo milione di posti di lavoro nel settore industriale negli ultimi sei anni. Né l'Europa né gli Stati Uniti sono oggi generalmente competitivi in termini di prezzi. L'inflazione energetica ha reso irraggiungibili molti mercati di esportazione.
La legittimità della classe politica sta precipitando in tutto il mondo occidentale. La disperazione e la rabbia della popolazione stanno crescendo. Il risentimento ribolle. È esploso prima in Francia, ma altri Paesi ne faranno esperienza a loro volta.
Si tratta di una crisi a scoppio ritardato. L'Iran e AnsarAllah hanno fatto scattare la loro trappola energetica addosso a Trump. Non ci sono vie d'uscita facili o semplici, da una situazione come questa. Infatti, se gestita male attraverso una escalation militare statunitense o da parte dello stato sionista, la guerra aggraverà seriamente la crisi economica occidentale perché l'Iran reagirà colpendo le infrastrutture energetiche del Golfo. E dati i lunghi tempi necessari per la ricostruzione di infrastrutture petrolifere altamente complesse, è certo che una carenza strutturale di combustibile provocherà danni sempre più gravi alle linee di approvvigionamento globali. Lo stesso vale per gli attacchi di AnsarAllah alle infrastrutture energetiche saudite.
Nel caso dell'Ucraina, la consueta mancata conoscenza della Russia da parte dell'Europa ha condotto quest’ultima a cacciarsi in trappola con le proprie mani. Nel 2022 la leadership europea ha abbracciato l’Ucraina e Zelensky, vedendo nell’Ucraina un presunto progetto liberale basato sulle regole e potenzialmente in grado di conferire all’Europa il significato e lo scopo che mancavano tanto alla NATO quanto all'Unione Europea. Naturalmente, la prospettiva che l'assedio delle sanzioni europee potesse alla fine spodestare il presidente Putin era errata, ma dietro vi si intravedeva la brillante prospettiva di aprire il petrolio e le materie prime rare russe allo sfruttamento da parte europea.
"Agli effetti pratici", scrive Aurelien, "in Europa si rafforzò sempre di più il desiderio di colonizzare uno spazio politico che storicamente era stato controllato dalla Russia", ma che ora sarebbe stato inglobato nella sfera liberale in espansione situata a ovest di essa. L'ostilità russa verso ambizioni tanto esplicite è stata attribuita, in maniera distorta, alla nostalgia della Russia per il proprio impero.
Eppure, come osserva Aurelien,
I russi non vedevano affatto in questo modo il periodo successivo alla metà degli anni '90. Quello che vedevano era la perdita del controllo su quello che in precedenza era stato un prezioso spazio strategico, senza alcun modo plausibile per recuperarlo. Ecco perché le proposte per un cessate il fuoco e per una qualche spartizione geografica dell'Ucraina non hanno portato, né porteranno, a nulla. La partita è cambiata e la posta in gioco è molto più alta di quanto non fosse in precedenza. Nel 2022 i russi avrebbero probabilmente accettato la proposta di una Ucraina neutrale sul serio, senza militari stranieri sul terreno e con gli estremisti nazionalisti esclusi dal governo. Adesso non esiste più alcuna possibilità che questo si verifichi, e considero gli attuali bombardamenti su Kiev come parte di una strategia operativa volta a distruggere il Paese come entità vitale, in modo che non possa essere utilizzato in futuro come base per operazioni militari. Ponti, sistemi di comunicazione, porti, produzione e distribuzione di energia elettrica, reti di trasporto, impianti industriali e aeroporti, tra le altre cose, saranno distrutti... Nulla fa pensare che in Occidente lo abbiano capito. Non lo capiranno perché non si rendono conto che la strategia russa è ormai andata ben oltre l'Ucraina, e mira a esorcizzare lo spettro di un potenziale attacco che provenga dallo spazio a ovest della Russia per almeno una generazione, forse di più.
Ecco in cosa consiste la trappola che connette tutti i conflitti apparentemente separati: l'ambizione dell’Occidente a "mantenere il proprio posto alla guida del mondo", ma coltivata da una realtà fatta di declino e di bilanci pubblici al collasso.
Il progetto ucraino si è schiantato contro un muro, non solo sul campo di battaglia, ma sul fatto che l'Europa è finanziariamente al verde. L'Europa non può assolutamente mettere sul tavolo altri centocinquantacinque miliardi di dollari.
Allo stesso modo, non è possibile che le economie liberali occidentali basate sul welfare possano sopravvivere a una guerra prolungata contro l'Iran e gli Houthi. Economicamente parlando, hli europei stanno guardando nell'abisso. Forse che l'Occidente è disposto a correre un ancora più grave rischio di sovvertimenti violenti semplicemente per evitare di dover chinare la testa davanti all'Iran o alla Russia? Per l'architettura finanziaria occidentale, l'aggressività di Trump potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.


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