07 aprile 2017

USA, il bullo di quartiere del mondo


La notte del 7 aprile 2017 gli yankee hanno aggredito la Repubblica Araba di Siria.
Non è qui il caso di strologare su eventuali calcoli politici, tanto la panzana delle armi chimiche non la beve più nessuno e confidiamo nel fatto che la maggioranza dei nostri lettori consideri l'antiamericanismo come un piacevole dovere al punto da non aver bisogno di lunghe e tediose ripetizioni.
Pochi anni fa Assad stesso aveva -con palpabile sollievo suo e di molti- consegnato scorte di materiali proprio agli USA, che avevano provveduto a distruggerle. L'aggressione statunitense ha dunque ricordato a tutti i leader mondiali che è perfettamente inutile assecondare la volontà statunitense, che è sempre e comunque quella del lupo con l'agnello.
Gli USA non sono il gendarme del mondo, perché l'appartenenza ad una gendarmeria tutto comporta meno che la sistematica persecuzione del proprio arbitrio. La definizione più adatta è quella di "bullo di quartiere" del mondo.

E sarebbe ora che questo bullo di quartiere venisse rimesso al suo posto con gli unici sistemi che i bulli di quartiere sono in grado di comprendere.

30 marzo 2017

Firenze: i circoli ricreativi adescano i minorenni perché diventino alcolizzati! Degrado! Insihurézza!


La prassi seguita dalla collaborazione tra politici e mass media segue sempre lo stesso schema: i primi fanno sapere (formalmente o meno) ai secondi che hanno bisogno di qualche bagatellfall per giustificare carica e stipendio. I secondi creano il caso, i primi lo riprendono, qualche organo elettivo emette di conseguenza una irritante quisquilia legale con cui si punisce/sanziona qualcuno a caso (basta che sia povero o poco combattivo, vanno benissimo lavoratori stranieri, indigeni disoccupati, i giovani sempre e comunque) presentandola come Editto pel Bon Governo. In questo scritto si fa un esempio pratico, facendo finta che a scrivere sia un gazzettiere locale con account sul Libro dei Ceffi, di quelli che vivacchiano di delazioni e che hanno per bersaglio preferito qualunque cosa non siano le occupazioni del perfetto suddito: stare chiusi in casa alla televisione con la ciotola dei maccheroni in grembo, frequentare un centro commerciale con famiglia al séguito per uscirne ulteriormente indebitati, e l'andare a caro prezzo a sbraitare al pallonaio, fermi restando in quest'ultimo caso i limiti consentiti dagli interessi dei padroni e dagli umori della gendarmeria. 
Lo scritto, redatto a dileggio, presenta in neretto tutte le ricorrenze più comuni in questo tipo di operazione.

L'alcolismo è una piaga giovanile sempre più diffusa; dobbiamo denunciare l'ennesima violazione alle normative vigenti in uno dei ritrovi della città di Firenze, portata alla nostra attenzione dalla pagina Facebook delle Mamme di Bambine e Bambini Innamorate e Innamorati della Vita e della Purezza dello Sport che frequentano la vicina Scuola Calcio.
"Nel circolo ARCI 'Deveti Slovenački Korpus Narodnooslobilačke Vojske Jugoslavije' di Firenze" scrive sulla pagina una mamma preoccupata "ho visto liberamente esposto al pubblico questo consistente quantitativo di cioccolatini contenenti ciliegie al kirsch, destinati alla vendita senza che nulla richiami il divieto di somministrazione e vendita di alcolici ai minorenni. I cioccolatini consentono addirittura di partecipare, tramite numeri scritti sugli incarti, alla vincita di altri cioccolatini e addirittura di ulteriori dosi di alcool. Io come donna e come mamma temo per mio figlio; cosa succederebbe se lui e gli altri bambini della Scuola Calcio 'Beato Nunzio Sulprizio' della vicina parrocchia, incuriositi dai gestori rumeni del circolo decidessero di provarli e si ubriacassero? Ho immediatamente fatto presente la cosa alle forze dell'ordine, che però mi hanno detto che non possono fare niente."



26 marzo 2017

Prato: il 25 marzo 2017 la Lega Nord in piazza contro... contro... boh, fate voi.


Chi protesta se ne va a casa!!!
Sarebbe stato forse più dignitoso rimanerci direttamente.
Sempre meglio che trovarsi in dieci, a ludibrio delle persone serie.

25 marzo 2017

Lawrence Davidson - Lo stato sionista pratica l'apartheid



Traduzione da Consortium News, 24 gennaio 2017.

Lo stato sionista pratica l'apartheid nei confronti della popolazione palestinese, cui vengono negati molti diritti; il marketing politico sionista è però tale che all'ONU e negli USA si deve negare l'evidenza.

Il 15 marzo la Commissione Economica e Sociale delle Nazioni Unite per l'Asia Occidentale (ESCWA) ha pubblicato una relazione sulla pratica politica dello stato sionista nei confronti dei palestinesi. Alla luce del diritto internazionale preso come criterio comparativo, la relazione conclude perentoriamente che lo stato sionista è "colpevole di pratiche di apartheid".
Nella relazione il vocabolo apartheid non viene usato in senso meramente spregiativo, ma per descrivere una situazione di fatto basata su dati concreti, e nel senso che il termine ha sul piano del diritto.
Dagli USA e dallo stato sionista è iniziata immediatamente una tale levata di scudi che il Segretario Generale dell'ONU Antonio Gutirres, in un momento di scoramento morale, ha ordinato il ritiro della relazione. Il capo della ESCWA, il diplomatico giordano Rima Khalaf, ha detto che in coscienza non poteva fare una cosa del genere ed ha rassegnato le dimissioni.
La prima copertura della vicenda da parte del New York Times non ha prestato molta attenzione all'accuratezza della relazione: seguire un simile approccio avrebbe almeno edotto i lettori del NYT sulle vere condizioni dei palestinesi sotto il dominio dello stato sionista. Il giornale, invece, ha messo in dubbio il contenuto della relazione e quanti avevano contribuito a redarla.
Ad esempio, il NYT ci dice che "la relazione ha suscitato reazioni indignate nello stato sionista e negli USA". L'ambasciatore statunitense all'ONU Nikki R. Haley avrebbe detto che "quando qualcuno stila una relazione falsa e diffamatoria in nome dell'ONU, sarebbe bene si dimettesse." In nessun punto dell'articolo del NYT si legge che la pretesa della signora Haley che la relazione affermasse cose non vere era essa stessa priva di fondamento. E quando il NYT è tornato sull'argomento, le cose sono migliorate solo di poco.
Al NYT non hanno notato che tra gli autori della relazione c'era anche l'ex ispettore per i diritti umani dell'ONU Richard Falk, che ha operato per sei anni come osservatore speciale dell'ONU per i Territori Occupati. Secondo il NYT la sua presenza "irrita[va] molti sostenitori dello stato sionista, che lo considerano un antisemita." Quando un giornale che dice di costituire un modello di giornalismo professionale si mette a pubblicare ciance di questo genere senza darsi la pena di soppesarle, c'è qualche cosa che non va.
Richard Falk è ebreo. Ed ha un curriculum impeccabile di successi accademici e di incarichi pubblici. La sua reputazione di onestà e di dedizione alla causa rappresenta un esempio del milgior modo di mettere in pratica i valori dell'ebraismo. Ha tutti i diritti per poter dire "mi hanno calunniato nel tentativo di privare di credibilità una relazione che cerca nel migliore dei modi di attenersi ai fatti, e che considera in modo professionale il diritto applicabile."

Se consideriamo in modo oggettivo il comportamento dello stato sionista, diventa difficile ignorare la brutale realtà della pratica politica su cui si sorvola nelle sedi ufficiali.
Il 17 marzo, nelle stesse ore in cui la relazione della ESCWA veniva fatta sparire, il Dipartimento di Stato statunitense ha diffuso una relazione sui "gravi abusi contro i bambini palestinesi che vivono sotto l'occupazione militare dello stato sionista." La relazione faceva parte del "resoconto annuale sulle condizioni dei diritti umani in ogni paese" curato dal Dipartimento di Stato. Fra i punti considerati c'erano la pratica della detenzione illegale, quella delle confessioni estorte e quella dell'eccessivo uso della forza, torture ed uccisioni comprese.
Questo genere di relazioni annuali di solito viene presentato al pubblico dal Segretario di Stato. Quest'anno Rex Tillerson, attuale Segretario in carica, non si è fatto vedere. E neppure il Presidente Trump ovviamente è riuscito a mettere qualcuno dei suoi messaggini su Twitter sul barbaro comportamento dello stato sionista.
L'8 febbraio si sentiva dire che "lo stato sionista impedisce di introdurre anestetici nella striscia di Gaza". Attualmente ci sono duecento pazienti in attesa di essere operati; alcuni di essi moriranno grazie al veto sionista.
Una settimana dopo si sentiva dire che i funzionari sionisti ricattavano i pazienti palestinesi che cercavano di procurarsi il permesso di entrare nello stato sionista per le necessarie cure mediche. Un ragazzo di Gaza di diciassette anni con una malformazione cardiaca congenita che aveva bisogno di un intervento di sostituzione per una valvola cardiaca "si è sentito dire esplicitamente che per [lasciare la striscia di Gaza e] farsi operare avrebbe dovuto collaborare con le forze di sicurezza e fare la spia per lo stato sionista." Non ha accettato ed è morto. E questo modo di fare, per lo stato sionista, non è cosa nuova né insolita.
Il cedimento morale all'ONU rappresentato dal ritiro della relazione della ESCWA è frutto della decisione del Segretario Generale Gutierres di acconsentire alla negazione della realtà. E la realtà è che lo stato sionista pratica l'apartheid.
D'altra parte questo atteggiamento deriva dal fatto che Gutierres ha preso atto delle pressioni finanziarie statunitensi, e della minaccia di mandare in bancarotta l'ONU. Una forma di ricatto anche questa. Significativo è il fatto che le minacce finanziarie statunitensi verso l'ONU vadano nello stesso senso della pratica politica che la lobby sionista esercita nelle sale del Congresso.
Ovviamente l'ONU, per non dire dei politici statunitensi, deve trovare altre fonti di reddito. Mia moglie Janet una volta ha detto che l'ONU dovrebbe avere il diritto di sfruttare e trarre profitto da tutte le risorse sottomarine; non sarebbe una cattiva idea. Allo stesso modo i politici statunitensi dovrebbero addivenire ad un accordo, o essere costretti a fare affidamento, su campagne di finanziamento sostenute dal governo invece che subire pressioni per mettersi in vendita.
Ma nulla di tutto questo sembra dietro l'angolo. Oggi come oggi in Palestina le cose vanno come gli ameriKKKani ed i sionisti dicono che devono andare, perché i politici e i leader internazionali non possono letteralmente permettersi di mettere sotto accusa la loro corrotta visione delle cose.

21 marzo 2017

Alastair Crooke - Che la Russia sia la Russia




Traduzione da Consortium News, 17 marzo 2017.

In Occidente molti hanno sostenuto che l'insistenza con cui il candidato -e adesso Presidente- Trump ha detto che la distensione con la Russia "è una buona cosa" sia un buon motivo per preoccuparsi. Qualcuno dice che l'insistenza del Presidente è in qualche modo sinistra, quindi peggio che preoccupante. Forse però l'idea di Trump e del suo principale stratega Steve Bannon secondo cui la distensione è qualcosa di possibile non è tanto "sinistra", ma più che altro implica, paradossalmente, una coincidenza peculiare. Un confluire di posizioni intellettuali che sta prendendo forma senza che negli ultimi anni ci si facesse gran caso, diventando man mano più significativo e contemplante in sé un potenziale politico profondo.
In internet si sono lette molte cose, per lo più ostili, sulle dichiarazioni che Steve Bannon ha fatto nel 2014 durante una conferenza in Vaticano; aveva detto che molte delle posizioni di Vladimir Putin si basavano su un punto di vista euroasiatico: "Putin ha un consigliere che si rifà a Julius Evola e a svariati autori dei primi del XX secolo, autentici sostenitori di quello che viene chiamato movimento tradizionalista... Noi, l'Occidente ebraico-cristiano," continuava Bannon "dobbiamo porre attenzione a quello che Putin afferma, finché la cosa rientra nei limiti del tradizionalismo, e soprattutto a ciò che afferma per sostenere il suo nazionalismo."
Ecco qui un primo problema. I mass media occidentali danno per scontato che il consigliere di Putin di cui non si fa il nome e che fa riferimento a Julius Evola sia il professor Alexander Dugin. Ed ecco anche la prima difficoltà: entrambi questi filosofi sono intellettualmente brillanti come pochi ed hanno una conoscenza letteraria enciclopedica, ma sono anche radicali. Molto più radicali rispetto ai gusti laici ed uniformi dei nostri giorni ed in aperta opposizione ad essi. Persino oggigiorno nello stato che occupa la penisola italiana è meglio leggere Julius Evola -un filosofo e scrittore prolifico- con una certa discrezione, o almeno tenere il libro in qualche copertina anonima che lo nasconda, se si vogliono evitare occhiatacce ostili o addirittura aggressioni fisiche.
Poi c'è una seconda difficoltà. Alexander Dugin è stato descritto come il Rasputin del Presidente russo, come un mistico folle. Julius Evola venne accusato nel 1951, insieme con altri, di aver promosso il partito fascista e di diffondere idee proprie del fascismo. Entrambi i filosofi, in breve, sono figure controverse e si sono rivelati ampiamente vulnerabili a interpretazioni distorte abbastanza incontrollate. Evola venne prosciolto da entrambe le accuse di propaganda fascista, anche se ancora oggi viene comunemente considerato legato al neofascismo postbellico italiano; Dugin, fra il 1998 e il 2003, è stato un consulente in geopolitica per Gennadiy Selezyov, presidente della Duma, ma non è stato consulente di Vladimir Putin.
In realtà, come ha scritto il professor Bertonneau, "Evola condanna con uguale fermezza il comunismo moscovita e la democrazia del denaro ameriKKKana, perché entrambi rappresentano la meccanizzazione e la disumanizzazione della vita. A differenza dei marxisti, e a differenza dei fascisti e dei nazionalsocialisti, Evola vide l'unica speranza della civiltà occidentale nella rinascita di quella che amava riassumere da una parte come Tradizione e dall'altra come trascendenza intesa come trasformazione personale. Evola rifiutava ogni materialismo ed ogni strumentalismo in quanto mere restrizioni della realtà adatte a mentalità rozze, ed in quanto tali sintomi di una prevalente ed interamente ripugnante decadenza."
Perché chiamare in causa queste figure controverse, allora specie se citandole si finisce per camminare su un terreno delicato? Perché c'è l'interessante coincidenza cui facevamo riferimento prima. Eccone un aspetto, evidenziato dallo stesso professor Dugin.
[In Russia] I lavori di Julius Evola furono scoperti negli anni Sessanta da un gruppo di intellettuali e pensatori anticomunisti dalla forte connotazione esoterica, noto come "I Dissidenti della Destra". Erano una piccola cerchia di persone che avevano consapevolmente rifiutato di partecipare alla "vita culturale" dell'Unione Sovietica e avevano invece scelto di vivere nascoste. La disparità esistente tra la cultura sovietica come veniva presentata e la realtà sovietica concreta fu il motivo quasi unico che li spinse a cercare di identificare i principi fondanti che potessero spiegare l'origine di quella malvagia idea assolutista. Fu tramite il rifiuto del comunismo che scoprirono certe opere di autori antimodernisti e tradizionalisti, primi tra tutti i libri di René Guénon e di Julius Evola.
In AmeriKKKa invece "le opere di Julius Evola raggiunsero il pubblico più o meno attorno al 2000 e grazie ad autori come Bill White il tradizionalismo radicale entrò a far parte del linguaggio politico della destra. Si tratta di una filosofia più che di una visione politica, ma è una filosofia che si adatt abene all'idea della Nuova Destra secondo cui la cultura dev'essere motore primo di un cambiamento destinato a manifestarsi nella politica e in altri settori... Due sono gli aspetti contemplati: in primo luogo l'arrestare il declino dell'Occidente spazzando via la sinistra con ogni mezzo necessario, secondo il ripristinare con zelo la grandezza della civiltà occidentale al suo culmine, e [anche] superarlo."
E qui si trova il terzo punto difficile, o forse quello che agli occhi di molti è un merito peculiare più che una difficoltà: in un'epoca laica e liberale, la filosofia di Evola è antimodernista, antilaicista ed antiliberale. Si richiama alla philosophia perennis, a quella che in termini correnti in AmeriKKKa Aldous Huxley ha definito Perennial Philosophy. In Francia, la Nouvelle Droite ha basi ontologiche diverse ma parallele in individui come Alain de Benoist. A complicare le cose c'è il fatto che anche se viene chiamato tradizionalismo, in realtà si tratta di un tradizionalismo che non conta su alcuna tradizione definita.
Questo non significa certamente affermare che Julius Evola sia stato l'unico scrittore appartenente a questo filone tradizionalista radicale. Ci sono stati René Guénon, Frithjof Schuon e vari altri. Ma, come ammette il New York Times in un articolo dai toni ostili, "più importante ancora per l'amministrazione in carica è il fatto che negli USA Evola ha attirato l'attenzione dei leader del movimento di quella destra alternativa cui il signor Bannon ha fornito nutrimento dalle pagine di Breitbart News e che poi ha usato per sostenere il signor Trump. Il leader nazionalista bianco Richard Spencer, che è una figura di spicco nel movimento della destra alternativa, ha detto che 'Julius Evola è uno degli uomini più affascinanti del ventesimo secolo.'"
Il fatto che Steve Bannon, che conta su un vasto seguito, abbia fatto riferimento ad Evola non lo rende ovviamente un evoliano. E il fatto che Putin abbia adottato un punto di vista euroasiatico non ne fa un duginiano. Come afferma il Times citando un addetto ai lavori, "il solo fatto che Bannon conosca Evola è di per sé significativo."
Il filosofo russo Dugin si richiama al pensiero tradizionalista radicale e cerca di applicarlo alla situazione russa; la destra alternativa negli USA sembra intenta ad un'operazione simile, quella di richiamarsi ad Evola e ad altre fonti tradizionaliste per rielaborarne le idee in modo da adattarle alla prospettiva culturale ameriKKKana rifacendosi a Huxley e ad Edmund Burke. All'apparenza, stiamo assistendo ad un fenomeno del genere.
Da questo punto di vista Trump e Bannon possono scoprire di avere molto in comune con il signor Putin, anche se sarebbe a mio avviso un errore considerare il presidente russo attraverso l'ottica del professor Dugin. Il terreno comune è costituito dall'idea che l'Occidente non ha mai fatto alcun tentativo serio per cercare di intendere la Russia come entità a sé e meritevole di considerazione in quanto tale.
L'Occidente ha sempre cercato di cambiare la Russia per farla diventare qualche cosa che essa non è; ha sempre cercato di renderla più simile all'Occidente: più liberale, più democratica, più orientata verso le diversità, partendo sepre dall'assunto che è in quel modo che la Russia deve essere, e che è quello il miglior modo di essere per essa. Ma la Russia è una civiltà millenaria, con propri siti religiosi e codici che le sono peculiari. I leader della Russia non intendono lasciare che sia l'Occidente a dettar legge su come debba essere interpretata la storia russa, su come debba essere interpretato il suo presente... e tanto meno il suo futuro.
Dugin condivide al di là di ogni dubbio il fermo disprezzo di Evola nei confronti del liberalismo, della modernità liberale e della democrazia liberale. Inoltre, vede con riprovazione il fatto che l'Occidente cerchi di imporre agli altri, e con le maniere forti, questo liberalismo inteso come "valore universale". Questo atteggiamento lo ha fatto considerare come fieramente antiameriKKKano e come fomentatore dell'imperialismo russo, come uno che ambisce a rifondare l'impero sovietico.
Probabilmente è il polemico video di Dugin intitolato In Trump we trust che ha contribuito all'illazione statunitense -non sostenuta da prove- secondo cui il Presidente Putin ha favorito Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi. Non sarebbe esatto intendere Putin in questo modo. Putin probabilmente apprezza l'atteggiamento tradizionalista nei confronti della differenziazione, tanto delle nazioni quanto delle personalità nel senso evoliano del divenire, divenire se stessi, tornare alle origini. Il Presidente Putin insiste di frequente sul fatto che la Russia è connotata da una propria essenza fondamentale e che ha ogni diritto a questo differenziarsi e a questa peculiarità culturale, così come ce l'hanno gli altri stati nazionali.
Evola fa riferimenti all'impero, ma questo va concepito in modo molto diverso da come lo si intende correntemente oggi. Dugin affronta esplicitamente la questione:
Esiste uno specifico aspetto del pensiero di Evola che i russi sentono di attuale ed estrema importanza: il suo plauso per l'ideale imperiale. Roma rappresenta il punto focale della visione del mondo di Evola. Questa sacra potenza vivente manifestatasi in tutto l'impero rappresentava per Evola l'essenza stessa del retaggio tradizionale dell'Occidente... Ma una simile linea di pensiero sembra che i russi la comprendano per natura, dato che il loro destino storico è sempre stato profondamente legato al concetto di imperium... [Vale a dire] Mosca come la "terza Roma". Va specificato che nella interpretazione ciclica ortodossa la "prima Roma" non era la Roma cristiana, quanto la Roma imperiale; capitale dell'impero cristiano era la seconda Roma o nuova Roma, ovvero Costantinopoli.
Il concetto di "Roma" dei russi ortodossi corrisponde alla comprensione della... inscindibile consonanza tra autorità spirituale e potere temporale. Per l'ortodossia tradizionale la separazione cattolica tra re e pontefice è semplicemente inconcepibile e prossima alla blasfemia: un concetto chiamato in verità "eresia latina". Anche in questo caso si può notare la perfetta convergenza tra dogma evoliano e la mentalità corrente nel pensiero conservatore russo.
Nel suo libro su Evola, Paul Furlong lo descrive in questo modo. "Evola considera il nazionalismo come un essenziale prodotto del liberalismo, della modernità e della sovversione borghese, che preannuncia l'ascesa del quarto stato che ha distrutto l'ordine tradizionale dell'impero. Nell'impero, le nazioni trovano un armonioso ordine gerarchico; fuori da esso, diventano mero strumento dei nazionalismi sciovinistici e di regimi interessati solo a conquiste materiali nel nome di realtà contingenti come la patria."
Non è difficile notare come Dugin possa aver mal interpretato, e dunque aver forse proiettato sul Presidente Putin una falsa interpetazione di revanscismo imperiale anziché la sperata ricongiunzione dello spirituale con il secolare come egli stesso la intendeva. Questo, nonostante il Presidente Putin abbia a malincuore dovuto prendere le distanze dall'euroasianismo che nella sua intenzione contemplava un sentire comune, l'unità geografica e di civilita intese come base solida per uno stato solidale, in favore delle correnti più letteralmente nazionaliste che esistono nella Russia di oggi.
Il fatto è che il pensiero di Dugin, come quello di Evola, costituisce una novità e può dare adito a convinzioni errate su quello che certi filosofi russi intendono direr quando affrontano il concetto di impero; in Occidente, esso viene inteso in modo da considerare la Russia come un aggressore potenziale.
Se ci rifacciamo però a Steve Bannon e al suo film del 2010 Generation Zero, in cui si narrano la crisi ed il declino statunitensi, non è difficile identificare qualche eco evoliano, sia pure adattato al codice culturale ameriKKKano.
In primo luogo esiste l'idea di un'AmeriKKKa virile (quale essa era un tempo) intesa come tradizionale e giusto ordinamento della società ameriKKKana; una sorta di nuova Roma imperiale, forse, più che di nuova Gerusalemme.
In secondo luogo Bannon, come Evola, identifica l'inizio della discesa dell'AmeriKKKa verso la decadenza nei narcisistici ed autoassolutori anni Sessanta, quelli che nella narrazione di Bannon sono l'epoca di Woodstock. Lo stesso, nella visione di Evola, vale per l'Europa.
In terzo luogo Bannon, come Evola, disprezza la modernità livellatrice delle differenze, materialista, uniforme e burocratica a cui questa decadenza ha fatto luogo. Evola ammira le società antiche e quelle succedutesi nella storia per la virilità del loro ordinamento e non in quanto strumenti di potere o di nazionalismo sciovinistico.
Quarto, Bannon -come Evola- esalta la consonanza tra spiritualità ebraico-cristiana ed autorità temporale.
Quinto, entrambi hanno una concezione ciclica della storia: la "quarta svolta" nella narrativa di Bannon corrisponde al "quarto gradino" in quella di Evola.
Sesto, entrambi credono che se ci si definisce tradizionalisti si ha l'obbligo di sfidare la "decadenza" con ogni mezzo.
Non so se Bannon o Trump abbiano letto Evola, ma il suo spirito, al pari di quello di altri tradizionalisti radicali, ha sicuramente permeato il pensiero dei circoli della destra alternativa in cui entrambi si sono mossi.
Il punto essenziale qui non è quello di tracciare paralleli in modo da sostenere una discendenza letteraria. Non è questo l'importante. Importa invece evidenziare qualcosa di assai più concreto, ovvero le implicazioni di tutto questo per la politica estera. Ecco in cosa consiste questa sapiente combinazione di pensiero, sia pure affinata attraverso ottiche culturali differenti.
Trump e Putin hanno effettivamente qualche cosa in comue. Se entrambe le parti, come pare stiano facendo, concordano sul fatto che stati sovrani distinti e singolarmente connotati detengono in modo legittimo codici culturali appropriati alla loro natura distinta e specifica, per cosa mai dovrebbero contendere?
Se l'AmeriKKKa e l'Occidente possono rinunciare alla necessità di riplasmare la Russia a immagine di un Occidente centrato sulle diversità, individualista e liberaldemocratico, e accettano la Russia semplicemente per quello che essa è e per quello che è la sua cultura, si avrebbe un mutamento gigantesco nella linea politica occidentale. E sarebbe paradossale se fosse proprio una figura come quella di Evola ad aver in qualche modo potuto contribuire ad una cosa del genere.

19 marzo 2017

Pisa: una giornata di marzo nell'insihurézza e n'i'ddegràdo.


Sui motivi che rendono famosa nel mondo la città di Pisa non è certo il caso di soffermarsi.
In questa sede è più utile una rassegna, pur breve, di immagini che ne documentino i'ddegràdo e l'insihurézza quali essi sono nel marzo 2017.


No alle chat di quartiere, no al controllo di vicinato con militari e polizia. Chi ti ama non ti sorveglia. Il vero degrado è l'abitudine al vivere in queste città di cemento e consumo. No DDL Minniti, no DASPO urbano.
Non sapendo letteralmente più cosa vietare o con chi rifarsela, i governativi hanno esteso a marzo 2017 la disciplina del pallonaio a tutti i contesti sociali. Finalmente sarà possibile essere sanzionati perché si ha un aspetto poco gradito alla gendarmeria. I polipregiudicati dall'aspetto ben nutrito, invece, possono tranquillamente continuare a partecipare ai massimi consessi istituzionali.
Non tutti a Pisa hanno gradito.
Fortuna ha voluto che in un'altra libreria della città ci capitasse di trovare un volumetto dal titolo appropriato. Contro il decoro di Tamar Pitch infierisce contro l'uso politico della pubblica decenza sostenendo che la tanto cianciata libertà è alla portata di sempre meno persone, e che accanto alla paura il decoro serve a tenere a bada la massa crescente degli esclusi. Promettiamo ai lettori di dare appena possibile conto anche di questa lettura.

 Viva Bakunin.

 Liberasterisco tuttasterisco tranne i maro'. La scritta fa riferimento ad una lunga disavventura in cui incapparono anni fa due fucilieri di marina. Per toglierli dai pasticci gli "occidentalisti" schierarono le proprie migliori risorse, ovviamente nella gelida indifferenza del rimanente dei sudditi.

 Tra le righe si augura che nessun libro usato dalle "sentinelle" sia stato comprato qui. Da qualche anno un'organizzazione che si fa chiamare "sentinelle in piedi" dice di vegliare su quanto accade nella società "denunciando ogni occasione in cui si cerca di distruggere l’uomo e la civiltà". In pratica denuncia puntualmente solo iniziative e politici invisi all'"occidentalismo", cosa che a Pisa come a Firenze (dove chi vuol fare politica "occidentalista" si iscrive per prima cosa al Partito Democratico) la pone automaticamente dalla parte degli impresentabili. La sua penetrazione mediatica e sociale è stata comunque sufficiente a far sì che questa libreria del centro non volesse avere nulla a che fare con questi signori.

 La religione è l'oppio dei popoli. L'inquilino dell'abitazione su cui si legge questa scritta, invece di frignare contro i'ddegràdo sul Libro dei Ceffi o di scribacchiare a qualche gazzetta atteggiandosi a colonnello in pensione, ha scelto un drappo rosso e nero per proteggere il proprio scooter. Lodevole presenza di spirito.

15 marzo 2017

Alastair Crooke - Le apocalittiche rivelazioni di Steve Bannon




Traduzione da Consortium News, 9 marzo 2017.

Steve Bannon è solito esordire con queste parole, nei discorsi che tiene agli attivisti e alle riunioni del Tea Party:
Alle undici del mattino del 18 settembre 2008, Hank Paulson e Ben Bernanke dissero al Presidente degli Stati Uniti che nelle precedenti ventiquattro ore avevano pompato cinquecento miliardi di liquidità nel sistema finanziario, e che quello stesso giorno ne sarebbero serviti altri mille.
I due dissero che se non lo avessero fatto immediatamente il sistema finanziario statunitense sarebbe imploso entro settantadue ore, il sistema finanziario mondiale entro tre settimane, e che in capo ad un mese si sarebbe arrivati alle sollevazioni e al caos politico.
Alla fine, dice Bannon, furono chiesti più di cinquemila miliardi di dollari, anche se nessuno sa davvero quanti ne furono concessi perché non esiste alcuna contabilità per queste migliaia di miliardi. Continua poi dicendo che

...Noi [gli USA], dopo i salvataggi che ne sono seguiti, abbiamo passività per duecentomila miliardi, ma attività nette -ogni cosa compresa- di cinquanta o sessantamila [si ricordi che Bannon stesso è un ex banchiere della Goldman Sachs].
Tutto va a rovescio: noi democrazie industriali di oggi abbiamo un problema che non abbiamo mai avuto prima: siamo sovraesposte e dobbiamo ridurre massicciamente questa esposizione, e abbiamo costruito uno stato sociale completamente ed assolutamente insostenibile.
Ed il perché siamo in crisi... il problema... è che le cifre sono diventate così pazzescamente alte che persino i tipi di Wall Street, quelli della Goldman Sachs con cui lavoro, e quelli del Ministero del Tesoro fanno davvero fatica ad arrivarci... deficit da migliaia di miliardi di dollari.. e tutto il resto.
Eppure, dice Bannon, nonostante questo spirare di cifre inaudite e inimmaginabili, le donne del Tea Party (che è per lo più capeggiato da donne, sottolinea) ce la fanno. Esse conoscono una realtà diversa: sanno quanto costano ora i generi alimentari, sanno che i loro figli si sono indebitati per cinquantamila dollari per studiare al college, vivono ancora a casa con loro e non hanno la prospettiva di un lavoro: "Ho chiamato il mio film Generazione Zero pensando ai ragazzi tra i venti e i trent'anni: li abbiamo spazzati via."
A pensarla così non è solo Bannon. Dieci anni prima, nel 2000, Donald Trump si esprimeva in modo molto simile in un libretto che caratterizzò il suo primo giocherellare con la prospettiva di potersi candidare alla presidenza: "Il terzo motivo per cui voglio parlare chiaro è che non soltanto sto assistendo ad una prosperità non credibile... ma anche alla possibilità di un sovvertimento economico e sociale... Pensate al futuro: se siete fatti come me, vi accorgerete che l'orizzonte si sta rannuvolando. Ci saranno grossi guai. Io spero di sbagliarmi, ma penso che ci potremo trovare davanti ad un rovescio economico senza precedenti."
Anche prima delle recenti elezioni presidenziali Donald Trump si è attenuto a questa visione delle cose: il mercato azionario era pericolosamente gonfiato. In un'intervista con la CNBC, ha detto: "Spero di sbagliarmi, ma penso che ci troviamo in una bella e grossa bolla," dicendo anche che la situazione era così rischiosa che il paese si stava dirigendo verso "una massiccia recessione" e che "se si alzano i tassi di interesse anche solo un po', [tutto quanto] andrà all'aria."
Il paradosso consiste proprio in questo. Per quale motivo, se Trump e Bannon considerano che l'economia sia già sovraccaricata, sbilanciata dalla bolla finanziaria e di gran lunga troppo fragile per tollerare anche un piccolo rialzo dei tassi d'interesse, Trump è andato a promettere (come scrive Mike Whitney) "...Maggiori vantaggi e meno regole a Wall Street... tagli alle tasse, grossi stanziamenti governativi e meno regole... Mille miliardi di dollari di stimolo fiscale per far salire la spesa da parte dei consumatori e far crescere i profitti delle società... per abbattere l'aliquota fiscale alle imprese e far salire i bilanci delle più grandi imprese statunitensi. E poi si accinge a fare a pezzi la Dodd-Frank, la 'onerosa' serie di regole entrate in vigore dopo l'implosione fginanziaria del 2008 per impedire un altro di quei cataclismi capaci di decimare l'economia."
Forse che Trump vede il mondo in modo diverso, ora che è il Presidente? O ha deciso di abbandonare la visione di Bannon?
Di Bannon si dice spesso -la stampa ostile lo scrive anche troppo di frequente, cercando di raffigurare (falsamente) Trump come "un presidente per caso", uno che in realtà non si era mai aspettato di vincere- che sia il sostegno intellettuale del Presidente Trump. In effetti la linea politica principale di Trump sia in politica interna che in politica estera si trova auspicata e per intero descritta nell'opuscolo del 2000.
La sceneggiatrice Julia Jones, per molto tempo sua collaboratrice, afferma che nel 2000 Bannon era meno interessato alla politica. "Gli attacchi dell'Undici Settembre lo cambiarono" e la loro collaborazione a Hollywood non sopravvisse al suo crescente interesse per la politica.
Da parte sua, Bannon indica il momento della sua radicalizzazione politica nell'esperienza della grande crisi finanziaria del 2008; provò schifo per come i suoi colleghi alla Goldman Sachs dileggiarono i "dimenticati" del Tea Party. Secondo la Jones tuttavia una chiave di lettura più attendibile della visione del mondo di Bannon si trova nella sua esperienza di servizio militare.
"Bannon prova rispetto per il dovere," ha detto la Jones all'inizio di febbraio."Spesso ha usato la parola dharma." Bannon ne avrebbe scoperto il concetto nel Bhagavad Gita, ricorda la Jones. Un concetto che può riferirsi al percorso che si segue nella vita, o al posto che si occupa nell'universo.
Non c'è nulla che faccia concludere, tuttavia, che il Presidente Trump abbia cambiato idea in materia di economia, o sulla natura della crisi che ha colpito l'AmeriKKKa (e l'Europa).
Sia Trump che Bannon sono uomini molto brillanti. Trump si intende di affari, Bannon di finanza. Sicuramente conoscono le difficoltà che devono affrontare, come la sempre più concreta possibilità che gli tocchi litigare con un Partito Repubblicano irto di fazioni per aumentare i ventimila miliardi di dollari stabiliti per limite al debito ameriKKKano (e che comincerà a farsi sentire il 15 marzo), il fatto improbabile che le proposte di Trump in materia di fisco e tassazione vengano adottate rapidamente, e la probabilità che la Federal Reserve farà alzare i tassi di interesse "finché qualcosa non si spezza". Insomma, se sono così brillanti, allora cosa sta succedendo?
Al sodalizio, Bannon ha contribuito con una chiara definizione della natura della crisi in corso; si trova nel suo film documentario Generazione zero, a sua volta scopertamente nato attorno ai concetti espressi in un testo intitolato The Fourth Turning: An AmeriKKKan Prophecy [La Quarta Svolta: una profezia ameriKKKana] scritto nel 1997 da Neil Howe e William Strauss.
Per dirla con uno dei due autori, l'analisi espressa nel testo "rifiuta il consolidato assunto degli storici occidentali contemporanei, secondo cui lo sviluppo sociale può essere lineare (con un progresso o con un declino senza soluzione di continuità) oppure caotico (ovvero troppo complesso perché si possa individuarne la direzione). Noi abbiamo adottato il punto di vista di quasi tutte le società tradizionali: il tempo, nella società, è un ciclo ricorrente in cui gli eventi diventano significativi solo nella misura in cui costituiscono quelle che il filosofo Mircea Eliade avrebbe definito delle ricorsività. In questo spazio ciclico, una volta eliminati accadimenti estranei e tecnologia, si rimane con un limitato numero di tendenze a livello sociale, che tendono a ripetersi secondo un ordine fisso."
Scrivono Howe e Strauss:
"Il ciclo inizia con una Prima Svolta, un "periodo elevato" che arriva dopo un'epoca di crisi. Nei periodi elevati le istituzioni sono forti e l'individualismo è debole. La società nel suo complesso ha fiducia sul percorso da intraprendere, anche se molti si sentono oppressi dal conformismo dilagante.
La Seconda Svolta è una sorta di "Risveglio". In questo periodo le istituzioni finiscono sotto attacco, in nome di principi più alti e di valori più profondi. Appena la società si avvicina a raggiungere il punto in cui è massimo il suo comune progredire, all'improvviso la gente si stanca della disciplina e desidera recuperare la propria personale autenticità.
La Terza Svolta è quella della "Frammentazione". Per molti versi si tratta dell'opposto dei periodo elevato. Le istituzioni sono deboli e screditate; prospera un rigoglioso individualismo.
La Quarta Svolta infine è quella della "Crisi". Si ha un periodo di crisi quando occorre ricostruire le istituzioni a partire dalle basi, sempre in risposta ad una percepita minaccia verso la sopravvivenza stessa della nazione. Se la storia non produce di per sé un fattore minaccioso così impellente, i capi in carica nel corso di questo periodo ne troveranno comunque uno, o magari lo fabbricheranno addirittura apposta, per mobilitare l'azione collettiva. L'autorità civile rifiorisce, le persone e i gruppi cominciano ad assumere il ruolo di partecipanti ad una comunità più vasta. Quando questo prometeico prorompere di impegno civile consegue risultati, la Quarta Svolta rinnova e ridefinisce la nostra identità nazionale."
Il film di Bannon si concentra essenzialmente sulle cause della crisi finanziaria del 2008, e sulle "idee", nate nella "generazione di Woodstock" (il festival musicale del 1969) che in un modo o nell'altro permearono di sé la società ameriKKKana e quella europea.
La voce narrante chiama la generazione di Woodstock "i figli dell'abbondanza". Quella generazione fu punto di una delle svolte, la seconda, quella del Risveglio; una discontinuità nella cultura e nei valori. La generazione più vecchia, tutti quelli che avevano più di trent'anni, fu vista come una generazione che non aveva nulla da dire, nessuna esperienza con cui contribuire. Fu l'elevazione dei "principio del piacere" come fenomeno nuovo, come scoperta di quella generazione, al di sopra dell'etica puritana: fu la celebrazione del privato, del sé, del narcisismo.
La Frammentazione seguì sottoforma di debolezza istituzionale, di debolezza governativa; al sistema è mancato il coraggio di prendere decisioni difficili, ed optava sistematicamente per le più facili; le élite assorbirono l'etica egocentrica e da bambini viziati della generazione dell'"io protagonista". Gli anni '80 e '90 diventarono un'epoca di "capitalismo da casino'", l'epoca dell'"Uomo di Davos".
Il dovizioso salvataggio delle banche statunitensi ad opera dei contribuenti dopo i default e le crisi del Messico, della Russia, dell'Argentina e di vari paesi asiatici ha spazzato via i costosi errori dei banchieri. Nel 2004 l'esenzione per la Bear Stearns consentì alle cinque principali banche di fare leva finanziaria sui propri prestiti in proporzione di dodici ad uno; si passò velocemente al venticinque, al trenta e anche al quaranta ad uno, permettendo così l'assunzione di rischi irresponsabili e l'accumulo di miliardi di profitti. La bolla delle dotcom venne sistemata con le politiche monetarie, e nel 2008 invece si salvarono ancora una volta le banche, con massicci interventi pubblici.
Questa frammentazione fu essenzialmente il fallimento di una cultura; il venire meno alle responsabilità, il non avere il coraggio di fare scelte dure. In breve, suggerisce il film, fu un'epoca di istituzioni screditate, di politici compromessi, di operatori di borsa privi di ogni ritegno. La classe al potere che si permetteva di tutto e "veniva meno alle proprie responsabilità".
Adesso siamo entrati nella "Quarta svolta": "Le scelte facili ce le siamo lasciate tutte dietro le spalle". Al sistema manca ancora il coraggio. Bannon afferma che questo periodo sarà "il più ignobile e turpe della storia". Sarà brutale e "loro" (ovvero gli attivisti del Tea Party di Trump) saranno "diffamati". A suo dire, questa fase può durare quindici o vent'anni.
Il concetto chiave in questa Quarta Svolta è quello di carattere. Si tratta di una questione di valori. Quando Bannon parla della "nostra crisi" fa riferimento ad un concetto che la foce narrante esprime meglio quando afferma che "l'essenza della tragedia greca non è quella di un incidente stradale in cui muore qualcuno [come dire che la grande crisi finanziaria non si verifica per mero accidente]. Il senso della tragedia greca è quello di un contesto in cui qualcosa accade perché deve accadere, a causa della natura dei protagonisti. Il fatto accade a causa delle persone che vi sono coinvolte, e queste non hanno alternativa, perché tutto succede a causa della loro natura."
Questo è l'elemento più importante che scaturisce da Woodstock: la natura della gente è cambiata. Il "principio del paicere", il narcisismo, hanno sostituito i più alti valori che avevano fatto dell'AmeriKKKa ciò che essa era. La generazione che aveva creduto che non esistesse rischio che non potesse addossarsi, che non esistesse montagna che non potesse scalare, porta con sé la crisi: in vent'anni ha spazzato via due secoli di comportamento finanziario responsabile: è questo, a quanto sembra, il concetto che cattura l'essenza del pensiero di Bannon.
Siamo a questo punto, sostiene Bannon; dopo una fiacca estate tiepida arriva sempre un inverno rigido, una stagione di prove e di avversità. In natura, ogni stagione ha una sua funzione vitale e i cicli in cui le quattro stagioni si ripetono sono necessari, sono parte di un ciclo di rinnovamento.
Il film di Bannon si conclude con Howe che dice: "La storia procede per stagioni; sta arrivando l'inverno".
Insomma, quale messaggio politico immediato comporta? Semplice: la voce narrante, nel film di Bannon, dice "Smettetela". Smettetela di fare quello che state facendo, smettetela di spendere come avete fatto fino ad ora, smettetela di assumervi oneri che non potetete permettervi. Smettetela di ipotecare il futuro dei vostri figli con i debiti, smettetela di cercare di manipolare il sistema bancario. Ora bisogna pensare in termini risoluti: è tempo di dire no ai salvataggi, per cambiare la cultura di base e rifondare la vita istituzionale.
Come ricostruire dunque la vita civile? Si deve guardare a quanti possiedono ancora il senso del dovere, il senso della responsabilità; quelli che hanno conservato una cultura basata sui valori. Una cosa interessante è che quando Bannon parla agli attivisti, tra le prime cose che fa c'è quella di salutare i veterani e i militari in servizio, lodarne le qualità ed il senso del dovere.
Non c'è dunque da sorprendersi se il Presidente Trump intende aumentare le spese, sia per i veterani che per l'esercito. Non si tratta tanto di rafforzare la bellicosità dell'apparato militare statunitense, ma del fatto che Trump li considera combattenti per l'inverno di prove e di avversità che sta arrivando. Poi, ma soltanto dopo, Bannon parla alla "sottile linea azzurra" degli attivisti dal carattere ancora forte, che ancora possiedono senso della responsabilità e del dovere. A loro, dice che il futuro è nelle loro sole mani.
Insomma: si comportano così due uomini -Bannon e Trump- che vogliono far crescere alla svelta un'altra bolla finanziaria, divertirsi con quello che chiamano il casino' di Wall Street? No? E allora, cosa sta succedendo?
I due sanno che la crisi sta arrivando. Richiamiamo quello che ha scritto Neil Howe sullo Washington Post a proposito della "Quarta Svolta":
Si verifica quando occorre ricostruire le istituzioni a partire dalle basi, sempre in risposta ad una percepita minaccia verso la sopravvivenza stessa della nazione. Se la storia non produce di per sé un fattore minaccioso così impellente, i capi in carica nel corso di questo periodo ne troveranno comunque uno, o magari lo fabbricheranno addirittura apposta, per mobilitare l'azione collettiva. L'autorità civile rifiorisce, le persone e i gruppi cominciano ad assumere il ruolo di partecipanti ad una comunità più vasta. Quando questo prometeico prorompere di impegno civile consegue risultati, la Quarta Svolta rinnova e ridefinisce la nostra identità nazionale.
Di mettersi a tavolino per fabbricare una crisi finanziaria Trump non ha neppure bisogno, perché la crisi si dovrà comunque verificare a causa della natura di quanti partecipano al sistema esistente. Succederà data la natura degli elementi coinvolti, che non hanno altra scelta che quella di dar corso agli eventi, perché questa è la loro natura.
Non si tratta neppure di una colpa specifica del Presidente Obama o del Segretario al Tesoro Hank Paulson; loro sono quello che sono.
Non è probabile dunque che Trump e Bannon cercheranno di innescare gli "spiriti animali" dei giocatori al casino' finanziario, come molti negli ambienti della finanza sembrano aver dato per certo. Se il film di Bannon e la lettura della crisi fatta da Trump hanno un qualche significato, esso è che il loro intento è quello di innescare sì degli "spiriti animali", ma quelli delle "vittime della classe operaia e di quegli ameriKKKani dimenticati" del Midwest, del Michigan, dell'Indiana, dell'Ohio, dello Wisconsin, della Pennsylvania.
Per questo sperano che la "sottile linea azzurra" di attivisti si metterà in gioco, con una prometeica deflagrazione di sforzo civico destinata a ricostruire la vita istituzionale ed economica degli Stati Uniti.
Se davvero le cose stanno in questo modo, la visione di Trump e di Bannon non è soltanto audace, ma costituisce un azzardo piuttosto straordinario...