06 luglio 2010

Le radici cristiane della città di Prato: la religiosità popolare



Il cattolicesimo nella penisola italiana è, soprattutto a quei livelli popolari tanto solleticati dagli "occidentalisti" in cerca di voti, una realtà talmente lontana dai suoi fondamenti da far apparire ai "credenti" certe questioni di puro dettaglio come l'obbedienza al pontefice di Roma, i sacramenti, il credo niceno, la pratica delle virtù cardinali e teologali (per non parlare dei dogmi) come delle astrusità incomprensibili, o più probabilmente inutili. Fuori dalla penisola italiana esistono realtà, come la Repubblica Francese, in cui la questione non si pone quasi più essendo il numero dei praticanti ridotto ad una minoranza sempre più esigua della popolazione.
La pratica religiosa corrente riflette una spiritualità fai da te che per prima cosa riflette la generalizzata insofferenza per limiti e divieti, esclude il Sacro in maniera sostanziale e si regge su aspettative miracolistiche, atti ai limiti del simoniaco e identitarismo strumentale.
La foto è stata scattata a Prato, una città ricristianizzata provvidenzialmente [risate in sottofondo, n.d.a.] dal risicato successo elettorale "occidentalista" dell'aprile 2009. In un contesto come quello su riassunto, che uno possa proclamarsi "Sul sentiero di S. Pio" e al tempo stesso asserire che "Il tempo non cura le ferite ma la vendetta sì" non sorprende nessuno.
S.Pio è il Francesco Forgione santificato pochi anni fa dopo un iter compiuto a passo di carica. Se in vita Agostino Gemelli lo liquidò con la definizione di "psicopatico, autolesionista ed imbroglione", in morte l'enorme giro economico legato alla sua persona fa pensare che già la beatificazione, velocissima e contestata anche all'interno del mondo ecclesiastico, abbia avuto nel suo caso anche motivazioni parecchio distanti dall'esercizio eroico delle virtù cristiane. La fama di taumaturgo cui Forgione dovette anche in vita la formazione di un seguito estesissimo è qualcosa di legato alla produzione di fenomeni fisici; esattamente quello che la pratica religiosa contemporanea richiede, perché l'ostentata assenza di interiorità che è una delle caratteristiche dell'"occidentale" moderno e contemporaneo non fa certo sviluppare intresse per Agostino d'Ippona o per il Doctor Angelicus, quanto per una visibilità immanente e fracassona destinata di solito a sfociare in manifestazioni di "culto" improntate ad un'efferata venalità.
Quest manifestazioni di "culto" non pongono interrogativi scomodi o limiti invalicabili, e si sposano alla perfezione con il ruolo richiesto alla classe sacerdotale. I sacerdoti vengono tollerati non certo perché hanno le competenze necessarie a parlare di teologia o perché gli orrori di una società che è di per sé peccato non riescono proprio a non vederli, quanto per avallare condiscendenti comportamenti e credenze che in tempi non troppo lontani sarebbero valsi per lo meno il rifiuto del sacramento della riconciliazione, se non andava anche peggio.
In realtà, il compito per il quale i sacerdoti vengono tollerati è quello di unire l'assoluto e il venale nella venalità assoluta.
Il risultato di tutto questo è che nell'"Occidente" contemporaneo è normalissimo che un prete celebri le nozze tra l'imprenditor Tizio, noto bestemmiatore e grande narratore delle proprie prodezze erotiche a pagamento in Tailandia, e la Celebre Professionista tatuata e buddista. Si potrebbe perfino asserire che episodi del genere compendino ed esemplifichino in modo sufficientemente appropriato il concetto dominante di religiosità. E "credenti" di questo livello possono tranquillamente fare anche l'elogio della vendetta, con buona pace di Gv - 15,12.

05 luglio 2010

Restituire ad Izmir il mandato per Expo 2015



La città di Milano, nel nord della penisola italiana, si arrogò in epoche pregresse e dimenticate l'impegnativo titolo di "capitale morale".
Da allora è passato qualche decennio e gli avvenimenti che si sono succeduti hanno confermato l'appropriatezza del titolo.
Un fòmite di cemento selvaggio, corruzione, individualismo forsennato, prezzi folli, sprechi ossessivi, infrastrutture pazzesche nella realizzazione e nella gestione ed un'intera classe politica che deve posto e prebende alla criminalizzazione dei mustad'afin. Un musicista milanese conosciuto anni fa ebbe a confidarci che le persone che dormono nei tunnel della metropolitana andrebbero contate in termini di migliaia e che in un contesto in cui l'ingiustizia sociale è diventata la norma, il frutto mutante di quel concetto distorto e caricaturale dell'etica protestante rappresentato da un fare dane' che non funziona più, l'assistenza ai mustad'afin è compito pressoché esclusivo di un "privato sociale" che la politicanza "occidentalista" espressa dall'aggregato urbano tratta come una comparsa da salotto buono accordandole di malagrazia il minimo indispensabile, e minacciandola di sfracelli alla prima obiezione.
Anche le voci più convintamente "occidentaliste" hanno da tempo smesso di riferirne in positivo; a difendere propagandisticamente il forte del "modello milanese" sono rimasti pochi e prezzolati scribacchini.
Nel 2008 Milano ha ottenuto, a scapito di Izmir, di organizzare un qualcosa che chiamano Expo 2015; ennesimo pretesto per colate di cemento ed opere di regime fermamente voluta da un mondo politico la cui dissaldatura con il mondo reale va ormai considerata un fatto compiuto. Sulla questione il 5 luglio 2010 una gazzetta pubblica una specie di inchiesta che getta una luce interessante sui mustakbirin milanesi, rigidamente divisi in lobby, caste e conventicole intente a scannarsi su tutto con metodo, efficienza e discrezione. Trenta mesi e un mare di soldi buttati via in guerre di poltrone, dice la gazzetta. Intanto, a due passi dai centri del potere, la situazione era ed è questa.
Di cosa si occupano i più alti gradi del potere locale, per far fronte ad impoverimento crescente e all'apparenza senza freni, all'esodo della popolazione, alle orde di pendolari incattiviti e spennati con metodo? Di questo, si occupano. Non vogliono che un gioco di società che è la metafora neanche tanto velata del controllo mafioso di un territorio abbia per i suoi elementi nomi diversi da quelli milanesi. Quasi rivelatore, a pensarci un po' su.
Il clima sociale dominante, per arrivare al quale ci si è adoperati senza risparmio, è tale che un Maurizio Blondet difficilmente classificabile come "comunista" notava già in tempi meno sospetti come l'apparizione di un tank nemico ad un incrocio non avrebbe destato alcuna impressione nei sudditi milanesi, che al suo cospetto avrebbero fatto come se nulla fosse, andando a lauràr come ogni giorno.
Davanti ad una realtà socioeconomica e politica che sta declinando tranquillamente nella completa e meritatissima indifferenza generale, intanto che quattro politicanti si litigano il timone facendosi credere dei Magellano e dei Caboto, la cosa più costruttiva da fare sarebbe togliere a Milano il mandato per questa Expo 2015 e restituirlo ad Izmir.

Logo per Expo 2015, da Wikipedia


04 luglio 2010

Una lettera da Torino


L'immagine sopra fa riferimento ad una lettera inviata da Torino.
La RAI è l'ente radiotelevisivo dello stato che occupa la penisola italiana. Sulla qualità delle sue produzioni abbiamo opinioni tanto precise quanto irriferibili, peraltro estese alla televisione come medium in sé; ci siamo dunque sempre guardati dall'acquistare o comunque mettere in funzione apparati televisivi di qualunque genere.
In altre parole, il destinatario delle attenzioni di questa gente non ha mai posseduto televisioni e non ha la minima intenzione di procedere in merito.
Invece, l'ufficio di Torino statuisce in otto lingue che il destinatario la televisione ce l'ha, e che dunque deve pagare centonove euro.
Una tassa probabilmente unica al mondo, che chi proviene da realtà più normali è giusto che accolga straniato per l'assurdità o strozzandosi dalle risa.
In cambio dei centonove euro, il pagatore sarebbe autorizzato a farsi legalmente invadere la casa da un mondo vociante di ciarle offensive ed inutili in azione ventiquattro ore su ventiquattro. In questo, la produzione statale e la produzione privata sono in gara da decenni a fare del loro peggio: riempire gli spazi tra le pubblicità spendendo il meno possibile richiede una propensione al vuoto pneumatico e alla più offensiva mercificazione dell'esistente perfettamente rappresentative dei "valori occidentali".

03 luglio 2010

Uno scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani dall'altra


Si copia e si incolla a mani basse, dal blog di Miguel Martinez.
Luciano Silinghini Garagnani aveva colpito la nostra attenzione con i suoi comunicati stampa irti di toni decisi e spicciativi. Miguel Martinez, col solo ausilio della logica, di un minimo di memoria e di un motore di ricerca qualunque, ha curato con amore e diligenza una presentazione a tutto tondo del rappresentante di una delle figure più comuni nella politica "occidentale" contemporanea: quella del comunicatore a mezzo stampa in perenne guerra con l'Ufficio Circoscrizionale per l'Impiego.
Da notare una quasi omonimia che aveva tratto in inganno anche noi: la Giovine [omissis] che Luciano Silinghini Garagnani avrebbe addirittura fondato non è l'organizzazione giovanile del piddì con la elle, come avevamo creduto sulle prime, ma qualcosa di addirittura più trascurabile ancora.
Il vocabolo geografico che connota, nel parlare comune, lo stato che occupa la penisola italiana viene usato da Martinez nello scritto originale; per questo -e solo per questo- non viene sostituito dall'omissis com'è prassi abituale in questa sede al fine di evitare spiacevoli moti peristaltici di disgusto nei lettori.

A Siena, è in corso una battaglia nel grande Scontro delle Civiltà.
Trattandosi di una battaglia artistica, dovremo illustrare il testo con diverse - forse troppe - immagini.
Al Palio di Siena, come è noto, il compito di dipingere il Drappellone, lo stendardo che andrà alla contrada vincitrice, è stato assegnato a un artista nato in Libano, Ali Hassoun.
Una scelta indovinata, visto che la figura della Vergine Maria, Maryam al-Batul, è condivisa da cristiani e musulmani. Di nuovo, la voce di Feirouz, che questa volta canta ya umm Allah, "O madre di Dio".
La venerazione è particolarmente marcata tra gli sciiti, non solo del Libano: il famoso film sulla vita di Maria secondo le fonti islamiche, Maryam al-muqaddasa (Santa Maria), è stato prodotto in Iran.

 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico, dall

Ali Hassoun, che da sempre costruisce figure che mescolano Oriente e Occidente, ha prodotto un'immagine in cui Maria e San Giorgio hanno volti decisamente mediorientali. Infatti, le leggende concordano nel dire che San Giorgio sarebbe nato a Lod in Palestina, e in Palestina sarebbe morto martire.

 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico, dall
Il padre di San Giorgio veniva dalla Cappadocia, mentre la madre era palestinese. Il santuario cristiano di San Giorgio a Beit Jala in Palestina è ancora oggi luogo di pellegrinaggio per i musulmani, come racconta William Dalrymple.
Ora, il giorno di San Giorgio - il 6 maggio nel calendario ortodosso - in turco è Hıdırellez, il giorno in cui l'Impero Ottomano celebrava la piena primavera. Il termine mette insieme la figura di Hızır - in arabo Al-Khiḍr - e quella del profeta Elia (İlyas).
Hızır, un misterioso personaggio che compare nel Corano e che nella leggenda diventa immortale bevendo le acque della vita, si è fuso inestricabilmente con la figura di San Giorgio: è nel giorno di San Giorgio che Hızır si incontra con Elia, o potremmo anche dire, il cielo e la vegetazione si ritrovano.

 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico, dallFesta di San Giorgio, Haymana, vicino Ankara, 2008


Nella variante di pronuncia Herdelezi, il giorno di San Giorgio è ancora oggi la principale festa dei Rom balcanici, musulmani e cristiani: e l'acqua svolge un ruolo particolare nella celebrazione.

Curiosamente, uno dei saggi più celebri (e forse un po' troppo fantasiosi) sul culto mariano nella città del Palio, Siena città della vergine (Siena, Stadi der Jungfrau, 1958), è stato scritto da un altro musulmano. Titus Burckhardt, nato a Firenze di famiglia svizzera, si era infatti convertito all'Islam sotto il nome di Sidi Ibrahim.
 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico, dall
L'autore di "Siena, città della vergine"


Abbiamo definito così un fronte nello scontro di civiltà, che potremmo definire quello alessandrino-bizantino-ottomano.
A questo punto, compare l'altro fronte, che potremmo definire dell'Occidente Virtuale.
Il primo luglio, alle 14.15, l'ANSA ci presenta il proclama di un certo Luciano Silighini Garagnani, "leader nazionale della Giovine Italia":
«Mi attendo una dura presa di posizione da parte di monsignor Buoncristiani, vescovo di Siena e da parte della Congregazione della Fede. La gravità è enorme ed è grave anche che si faccia passare inosservata questa notizia. Il drappellone dovrà entrare nella Chiesa di Santa Maria in Provenzano per la consueta benedizione e come si può benedire un'immagine blasfema? Qui con la convinzione di dover essere tolleranti e amici di tutti, si sta vendendo la nostra cultura, la nostra tradizione e la nostra religione. Ogni cristiano ovviamente non deve andare a far guerra o ammazzare gli infedeli, ma ciò non toglie - afferma Silighini Garagnani - che noi per puro spirito dottrinale seguendo il messaggio di Cristo, siamo tenuti ad evangelizzare e convincere gli altri che il Cristianesimo sia la vera e unica religione.
Mischiando le nostre immagini alle loro cosa si pensa di ottenere? Una religione bastarda, che diventa simile ai disegni delle magliette dei calciatori metà di un colore e metà dell'altro. Basta imbastardirci e correre dietro alla convivenza, vendendo la nostra tradizione!!!»

«Interveniamo tutti a Siena durante il Palio - è l' invito di Silighini Garagnani - e lottiamo per riconsegnare questa tradizione al popolo senese e alla cultura italiana, cristiana e cattolica. Invito tutti i cittadini a presentarsi in piazza anche con semplici acquarelli disegnati sul cartone che raffigurano l'immagine di Maria e consegnamoli tutti davanti all'altare di Santa Maria in Provenzano, in modo chela Vergine preghi e intervenga contro questo ignobile scempio».
Il comunicato ha fatto notizia, cioè ha eccitato a dovere i media. La denuncia di Luciano Silighini Garagnani è diventata un caso nazionale, senza che nessuno si chiedesse cosa ci fosse dietro.

Ora, al momento del Palio, gli stessi media ci informano che non c'è stata alcuna contestazione. Per cui nessuno ha seguito l'invito di Luciano Silighini Garagnani: nemmeno lui stesso.
E infatti, a pensarci, chi ha mai sentito parlare della "Giovine Italia", di cui questo signore sarebbe "leader nazionale"?
E' questa la perfetta modernità: fare notizia senza nemmeno esistere.
Proprio per questa sua natura virtuale, pochi rappresentano i Valori Occidentali contemporanei con l'efficacia di Luciano Silighini Garagnani. E per questo gli dedicheremo un lungo excursus, che però vale per migliaia di altri individui prodotti con il suo stesso stampo.
Luciano Silighini Garagnani ha un sito web carico di pubblicità, con canzonette di sottofondo che non rientrano nel mio repertorio culturale, ma presumo abbiano a che fare con Sanremo e dintorni, anche se lui dice di apprezzare "la musica italiana degli anni Trenta" nonché Madonna (la entertainer Louise Ciccone, ovviamente, non la Signora del Libano cantata da Feirouz).

 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico virtuale, dall

in alto, Madonna (non blasfema) di Luciano Silighini Garagnani
in basso, Madonna (blasfema) di Ali Hassoun


 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico virtuale, dall


Sul suo sito, questo individuo presenta innanzitutto la propria infanzia. Informa i lettori:
"Sono nato all'ospedale Duchessa Galliera di Genova, una sera di lunedì 23 febbraio 1976. Misuravo 63 cm di lunghezza e pesavo 4 kg, ma a son di bere grammi e grammi di latte "Oro" della "Centrale del latte di Genova" e mangiando a piacimento, dopo il primo mese di vità pesavo già 6 kg!!!Fui battezzato nella Chiesa dei "SS.Andrea e Ambrogio" di Genova col nome di LUCIANO FRANCESCO ; il primo nome fu scelto in memoria della nonna paterna Lucia ed il secondo in onore del nonno materno Francesco.A quattro mesi mi spuntarono i primi dentini, a cinque iniziavo a balbettare le prime parole.A undici mesi mossi i primi passi da solo, ma quando spensi la prima candelina, giravo per la casa e facevo già tanti discorsetti.A quattro anni leggevo, scrivevo e disegnavo come un bambino più grandicello."
Entriamo così in intimità con Luciano Silighini Garagnani e i suoi primi dentini. E veniamo a conoscere, in fotografia, anche i suoi genitori:

 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico virtuale, dall

Fategli ciao con il mousino.
Luciano Silighini Garagnani scrive:
"Amo viaggiare e molti sono stati i paesi visitati..mi manca solo l'Oceania; gli altri continenti non hanno segreti"
Ora, il nostro è, come dire, un estroverso, uno che non nasconde nulla ai propri lettori. Ad esempio ci racconta:
"Il menu che apprezzo di più è composto da pizza, tacchino impanato, bietole e ogni tipo di pasta."
Ci piacerebbe che ci rivelasse con la stessa chiarezza i segreti di tutti i continenti. Il fatto che non lo fa può far sorgere il sospetto che il nostro sia un po' un millantatore. Come nella pagina del suo sito, in cui parla delle proprie "origini nobiliari". Che noi ovviamente non mettiamo in dubbio. Notiamo però che:
- i nobili che conosciamo personalmente non si vantano mai delle proprie origini, in particolare su siti web
- la pagina che descrive la sua famiglia somiglia molto a innumerevoli pagine simili di nipoti di onesti contadini che sostengono di essere pronipoti di disonesti imperatori
- la pagina sul suo sito è identica a quella che appare su Wikipedia per la voce Garagnani, stroncata dagli editori perché manca ogni fonte
- gradiremmo una migliore documentazione dell'affermazione, "I Silighini invece discendono dalla Gens Imperiale dei silla" (alternanza maiuscole/minuscole come nell'originale).[1]
Passiamo alla sua carriera lavorativa. Nel 1993, cioè all'età di sedici anni, avrebbe iniziato
"la mia attività di ideazione organizzazione e produzione di format per la televisione, il cinema e la pubblicità".
"Silighini affianca l'attività politica a quella artistica, dove è considerato uno dei maggiori esponenti in ambito di produzioni televisive e cinematografiche sia in Italia che all'estero."
Dal suo curriculum, vediamo che ha in effetti lavorato come "tecnico" o più modestamente come "altro" in una serie di trasmissioni televisive e nella pubblicità della Pupa e il secchione, della Nutella, della Settimana enigmistica e della "Kawasaky" (sic). Il suo mestiere principale sarebbe quello di skill casting director con specializzazione in "volti femminili", che dovrebbe significare che si occupa della parte superiore di oggetti di genere femminile, da destinare a vari spogliarelli pubblicitari. Non sappiamo se questi devono avvenire solo davanti alle telecamere, o se c'è una preselezione, ad esempio a Villa Certosa.
Nulla nel sito lascerebbe pensare che il nostro abbia anche una vita intellettuale: la punteggiatura e l'uso delle maiuscole sono già sfide sufficienti, da cui non esce sempre vittorioso.[2]
Poi, improvvisamente, scopriamo che è laureato in Filosofia delle religioni (oppure "Filosofia teologica", le versioni variano).
Il Secolo XIX ci presenta un altro aspetto di questo personaggio:
"Tra le star del jet set non ci lavora soltanto, ci passa spesso anche il suo tempo libero, frequentando discoteche e luoghi di divertimento.

Novella 2000 gli attribuisce un flirt con Alessia Fabiani. Lui ne ricorda anche altri («la Canalis, la Corvaglia, ma è meglio non scriverlo, non è carino»)."
Che se leggete tra le righe, vuol dire semplicemente che il nostro Filosofo delle Religioni dice al giornalista di avere simili frequentazioni. Che comunque si giustificano con un look (lo chiamano così di solito i difensori della Nostra Tradizione) da aspirante candidato al Grande Fratello.

 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico virtuale, dall
Luciano Silighini Garagnani mentre aspetta il treno per Siena

E infatti, accanto al tacchino impanato, il nostro apprezza il pugilato, l'atletica leggera, il Genoa e Britney Spears; ma ancora di più, Silvio Berlusconi, che "segue" dall'età di 9 anni:
"Eccola..la mia vera passione.. Fin da bambino del'asilo giravo con disegnata sui quaderni la "fiamma tricolore" dell’M.S.I. Un pò alternativo come neonato no? Ma dall'85 già vedo il futuro e inizio a seguire ciò che faceva Silvio Berlusconi. Ho ancora molti testimoni che possono confermare che in tempi non sospetti dicevo : "Io voterò per Berlusconi..vedrete". Detto e fatto.."
E così lo troviamo con vari e significativi incarichi in Forza Italia (movimento di cui lui si proclama "tra i fondatori"):
"Nel 2001 sono l’ideatore de “IL TROFEO DELLA LIBERTA’’ che vede ogni anno la partecipazione di politici nazionali scontrarsi in partite calcistiche. Nel 2005 invento il concorso nazionale “MISS AZZURRA: La più bella di Forza Italia..”
Le scelte coraggiose si pagano, e Silighini si lamenta di essere stato chiamato "fascista" ben due volte. Prima, da un partigiano ottantunenne, la seconda volta da un marocchino.
Tra le molte cose che non capiamo: il sito di Silighini, nel 2010, accenna unicamente a Forza Italia. Mentre nel 2008, Silighini era passato con grande clamore a Forza Nuova.
"Venerdì 18 gennaio 2008 nella federazione genovese di Forza Nuova in Piazza Giusti 1, il segretario nazionale di FN Roberto Fiore, annuncia con gioia la collaborazione con un ex-dirigente di Forza Italia: Luciano Silighini. "Silighini - si legge sul sito di FN - ex responsabile giovani di FI, fondatore del primo Circolo di Forza Italia di Genova, ha guidato la rivolta anti-immigrazione di Cornigliano, quartiere nel quale ha preso 2000 preferenze. Brillante intellettuale, cattolico fervente, carismatica personalità politica vicina ai bisogni della gente comune, Silighini è anche un self-made-man, che ha saputo conquistarsi una posizione di prestigio anche nel campo lavorativo. Dal 1993 si dedica all'attività di ideazione, organizzazione e produzione di format televisivi, specializzandosi nell'organizzazione di meetings e congressi politici, e nella consulenza a parlamentari".
Ora, questo brano lo abbiamo trovato su un sito di sinistra: gli sperticati elogi a Silighini sono infatti scomparsi misteriosamente anche dal sito di Forza Nuova.
Comunque, durante la sua stagione forzanovista, Silighini riuscì a organizzare un Rosario Antimoschea a Cornigliano, vicino a Genova. A differenza di Siena, Silighini non solo ci è andato davvero, è anche riuscito a mobilitare una ventina di persone.
Inorgoglito da questo successo, Silighini ha organizzato anche un Rosario Anti-Hamas nel Duomo di Milano, per decontaminare la piazza dalla preghiera islamica che si era svolta prima nel corso delle manifestazioni contro i massacri di Gaza.
"Luciano Silighini Garagnani, presidente nazionale della Giovine Italia, venerdì 9 gennaio ha organizzato una preghiera nel Duomo di Milano alle 18 che ha visto la presenza di oltre 100 cittadini intervenuti con la recita di un rosario per "rimediare all'offesa fatta dalla preghiera islamica effettuata giorni prima davanti al Sacrato del Duomo".

"Giudichiamo molto pericoloso il proliferare di manifestazioni filo-palestinesi in ogni parte d'Italia perchè ognuna di esse termina regolarmente con una preghiera di massa al grido del muezzin, trasformando le nostre piazze in moschee a cielo aperto."
 Lo scontro di civiltà con la Madonna e San Giorgio da una parte e Luciano Silighini Garagnani, tecnico virtuale, dall
Luciano Silighini Garagnani (con la camicia bianca) guida il Rosario anti-Hamas [3]

Secondo il sito di Silighini:
"Nel 1997 divento Presidente Nazionale dell’Associazione storico-culturale “Giovine Italia” fondata da Giuseppe Mazzini"
Visto che qualcuno si potrebbe confondere e attribuire un'età insolitamente elevata al nostro, traduciamo: nel 1997, il signor Silighini ha fondato un'associazione che ha preso il nome della Giovine Italia di Mazzini; un'associazione che si meriterà pure un "presidente nazionale", ma in tredici anni non ha nemmeno aperto un sito web.
La scelta del nome è curiosa, visto l'anticlericalismo di Mazzini e le posizioni cattoliche del Silighini:
"Amo discutere di teologia e dal 1998 ebbi un fitto rapporto epistolare con Monsignor Pedro Quintana, per conto di S.S. Papa Giovanni Paolo II. Nel 1996 chiesi a S. Emm. il Cardinale Dionigi Tettamanzi, già Arcivescovo di Genova e in seguito Guida della Curia Milanese, il permesso di fondare la Confraternita della Croce Nera e dopo breve mi giunse la lettera di presa d’atto dello stesso Cardinale.Nel 1996 entro nella Commissione culturale del Sovrano Ordine Militare Ospedaliero dei cavalieri di Malta e come uditore mi avvicno all'Opus Dei. e lo stesso anno divento membro amico della Nazionale Accademia Ligure di Scienza e Lettere."
Anche qui forniamo una piccola guida alla lettura.
L'espressione "per conto" del Papa la troviamo particolarmente creativa: ci immaginiamo Giovanni Paolo II che corrisponde, certo tramite segretario, con il cultore di Britney Spears di Genova. Ci ricorda un altro comunicato del Silighini, in cui annuncia trionfante che SILIGHINI E BERLUSCONI DISCUTONO DI CANDIDATURE ALLE EUROPEE. E uno si immagina gli amici Silvio e Luciano a decidere chi mandare a Strasburgo (o forse alle Pupa e il secchione) e chi no. Poi, leggendo tra le righe, si scopre che la "discussione" consiste semplicemente nel fatto che Silighini ha consegnato a due politici locali il proprio curriculum, nella speranza (vana) di venire candidato. Della Confraternita della Croce Nera, non esiste altra traccia in rete.
La "lettera di presa d'atto" significa semplicemente una risposta standardizzata da parte di un ufficio.
Proprio perché esistono innumerevoli "Ordini di cavalieri di Malta", di cui uno autentico e gli altri a essere gentili, fasulli, l'esatta denominazione è importante. E non esiste alcun "Sovrano Ordine Militare Ospedaliero dei cavalieri di Malta".
Se è per questo, non esiste nemmeno una "Nazionale Accademia Ligure di Scienza e Lettere". Certo, esiste un'Accademia Ligure di Scienze e Lettere, ma credo che gli accademici siano informati del nome esatto dell'istituzione cui appartengono. E' vero che dal curriculum di Silighini, apprendiamo che lui parla solo l'italiano; [4] ma non ci sembra un motivo sufficiente di ammissione a un'Accademia.
Silighini ha però una dote straordinaria per farsi pubblicare i comunicati, scegliendo il momento mediaticamente opportuno, anche se non raggiunge le vette della signora Gelsomina Aprile di Villa di Briano in provincia di Caserta, meglio nota come Capo dell'"Imperial Dynasty Puoti Von Hohenstaufen Plantagenet Heristal Hauteville ecc." A volte, il mondo virtuale di Silighini passa nei media senza nemmeno bisogno di un Palio o di un Rosario.
Ad esempio, leggiamo questa perla del Giornale del Friuli, che evidentemente riprende paro paro un comunicato del signor Silighini.
La riunione qui descritta ha certamente avuto luogo nel mondo virtuale, per cui è di scarsa importanza sapere se è successo anche qualcosa di simile nel mondo reale:
"Silighini prende la parola e detta le linee della nuova stagione della Giovine Italia:

“Noi non siamo un movimento politico. Siamo un movimento spirituale che vede la politica come l’insieme di tutto ciò che l’uomo può fare per rendersi utile al servizio degli altri. Siamo Cristiani, Cattolici e come Cristo fece leva e bandiera con la sua croce per sollevare il mondo alla fede divina, noi con la luce dell’esempio e della ragione condurremo l’Italia e l’umanità intera verso un mondo nuovo: il mondo del futuro”

Inizia così il discorso di Luciano Silighini Garagnani, che per 45 minuti parla a braccio, senza alcun foglio, al pubblico che lo ascolta alternando applausi scroscianti a momenti di religioso e ipnotico silenzio.


“In questi anni abbiamo combattutto molte battaglie per il Popolo Italiano, per portare alla nostra gente la vicinanza e la soluzione ai loro problemi. Alcuni partiti ci hanno ascoltato tramutando in legge proposte che da decenni noi facevamo; come l’esercito nelle strade al fianco della polizia, leggi più dure per i reati contro lo stupro e sull’immigrazione clandestina. La strada è ancora lunga e gli ostacoli sono molti, ma se saremo uniti saremo forti e se saremo forti saremo liberi”.

Silighini parla della cronaca attuale:

“Le moschee in Italia sono il simbolo della disfatta della civiltà occidentale. Un tempo il nemico era il comunismo regnante ad est e dilagante nel nostro Paese; ora quella dottrina è sconfitta, ma i suoi principi vivono ancora e vanno a braccetto con chi professa la stessa religione dei terroristi che minacciano il nostro mondo”
Nel religioso silenzioso, nemmeno una risatina soffocata in sottofondo.

Note
[1] Non dubitiamo che il nostro possieda la sequenza di tutti i certificati di nascita che documentino la discendenza del nostro da Lucio Cornelio Silla. Semplicemente ci risulta che Lucio Cornelio Silla apparteneva alla Gens Cornelia, che poi non era una Gens Imperiale; e che non è mai esistita una "Gens Silla".
[2] Nessuno è perfetto, nemmeno questo blog ovviamente. Ma Silighini ha da curare soltanto un sito statico di poche pagine e pochissime parole.
[3] Notate le bandiere di Forza Nuova: la stessa Forza Nuova che in quei giorni aveva chiesto di partecipare alle manifestazioni a favore dei palestinesi bombardati.
[4] E' forse un segno di modestia da parte del nostro. Infatti siamo certi che conosca il significato di termini come skill casting director e format.

02 luglio 2010

Il palio di Ali Hassoun e la personalità titanica di Luciano Silinghini Garagnani


Siena. Il 2 luglio 2010 la "tradizionale" corsa di cavalli con in palio un drappo dipinto si è svolta come al solito e la fazione vincitrice, chiamata "contrada della Selva", ha ricevuto l'opera dell'architetto libanese Ali Hassoun.
E Luciano Silinghini Garagnani, l'autonominato defensor fidei del giorno?
Ecco cosa ne dice il Corriere della Sera, quello della rabbia e dell'orgoglio e del siamo tutti ameriKKKani.
O meglio, della paura, dell'arroganza e del sono tutti ameriKKKani.

"...La Selva si è dunque aggiudicata il drappellone dipinto dall'artista italo-libanese Alì Hassoun. Un'opera discussa per i simboli islamici presenti, ma nella serata della carriera nessuno l'ha contestata. La Curia aveva parlato di soggetto «problematico», la Giovine [omissis] aveva annunciato una manifestazione di protesta. «Ma non c'è stata nessuna contestazione, se ne sono rimasti tutti a casa» spiegano i carabinieri."

La costanza degli eroi, la fermezza dell'acciaio. Una fermezza di propositi degna di qualche cavaliere leggendario.
Chi volesse girare un remake di Triumph des Willens saprebbe da che parte cominciare per reperire le comparse.

Strani circoli, strani attentati, cocaina a fiumi e menzogne a non finire


Il mese di giugno del 2010 ha visto Casa Pound godere della consueta copertura mediatica, decisamente sproporzionata rispetto alla pressoché nulla importanza politica di questa catena di franchising.
L'efficacia dei mass media dipende molto da come li si usa; allagarli ogni giorno con la propria presenza può anche essere redditizio dal punto di vista economico ed elettorale, ma questa redditività impera solo finché si può contare sul dispiegarsi di un effetto recency privo di veri contrasti, tipico di mass media a sempre più bassa fruibilità e credibilità come la televisione e le gazzette, specie quelle cartacee.
Purtroppo per le boutiques Casa Pound e per le organizzazioni "occidentaliste" in generale, esistono mass media non soltanto meno controllabili, ma in grado di togliere all'effetto recency la maggior parte della sua efficacia. E per essere efficaci, le operazioni propagandistiche hanno un bisogno disperato di un effetto recency e di un suo dispiegamento indisturbato.
Con grave danno per i cialtroni, i motori di ricerca su internet sono in grado di trasformare molte operazioni propagandistiche in autentici boomerang, semplicemente grazie alla variabile tempo.
Due righe su Indymedia Toscana sono una buona occasione, tra le moltissime possibili, per mostrare quale sia l'abisso che separa la pratica politica e più in generale la quotidianità dell'"occidentalismo" militante dalla sua presentazione mediatica e propagandistica.
Ragion per cui, anziché di "occidentalismo" militante, sarebbe assai più sensato parlare di "occidentalismo" millantante.
Il messaggio su Indymedia rimanda ad un post pubblicato il 16 settembre 2009 su vivamafarka.com, un forum di simpatizzanti di una "destra" estrema caratterizzati in genere dalla più o meno giovane età, da slogan asfittici e -soprattutto- da comportamenti di consumo uniformi. Quest'ultimo è il dettaglio più importante.
Il testo, probabile copia e incolla da una gazzetta locale, afferma:

Lodi - Alle fiamme circolo di destra "VerdeBiancoRosso"
Lodi, attentato distrugge il centro sociale di destra
Torna la violenza politica a Lodi.

Nella notte un attentato ha praticamente distrutto la sede del circolo culturale “Verde, bianco e rosso” recentemente aperto in via San Fereolo da un gruppo di giovani di destra.
L'attacco è avvenuto verso le 4 di notte: la serranda del centro sociale è stata divelta utilizzando una macchina come ariete, poi all’interno è stata lanciata una bottiglia incendiaria che ha mandato in fiamme i due locali causando gravissimi danni.
È stato un vigilante dell’Ivri a dare l’allarme, subito rilanciato ai carabinieri. Partono le indagini, intanto anche il sindaco di Lodi Lorenzo Guerini ha voluto dare la sua solidarietà ai giovani di “Verde, bianco e rosso” recandosi in via San Fereolo, dove sono arrivati anche il vicesindaco Cremonesi, l’assessore Ferrari e il presidente del consiglio comunale Paolo Colizzi.


La notizia viene accolta dai simpatizzanti di Mafarka -il protagonista di un dimenticato e dimenticabile romanzetto di Filippo Tommaso Marinetti- con qualcosa come cinque pagine di commenti nei quali sull'attribuzione delle responsabilità per quanto avvenuto non esiste alcun dubbio. Di certe nequizie sono capaci solo i "comunisti", qualunque cosa si intenda con questo vocabolo.
A fine giugno dell'anno seguente nei dintorni di Lodi la gendarmeria si interessa agli appartenenti ad un'organizzazione dedita all'importazione e alla diffusione di cloridrato di cocaina; una sostanza che dicono sia di abituale utilizzo presso ampie fasce di sudditi. La gazzetta che ne dà notizia comunica con precisione che

Le indagini [...] hanno permesso alla polizia di Lodi di [...] individuare elementi probatori anche per le accuse di estorsione, sequestro di persona, rapina, lesioni gravi, furto, detenzione e porto in luogo pubblico di arma da sparo e di strumenti atti ad offendere, nonché di danneggiamento a seguito di incendio.
Per le accuse di incendio doloso ci si riferisce all’episodio che riguarda la sede dell’associazione culturale di estrema destra “Bianco rosso verde” di Lodi, verificatosi nella notte tra il 15 e 16 settembre 2009.


Normalmente, chi si dedica a certi settori dell'import-export non si interessa di politica al punto da essere determinato ad azioni del genere. Certi comportamenti sarebbero perfino controproducenti perché contribuirebbero ad un'indesiderata militarizzazione del territorio. E' dunque ipotizzabile che nel distruggere la sede del circolo di destra "VerdeBiancoRosso" i signori di cui sopra abbiano agito sulla base di motivazioni di tutt'altro e meno nobile genere.
Il tutto getta una luce interessante, e ovviamente per nulla positiva, sui comportamenti di consumo dei frequentatori del circolo.
Nella stessa direzione vanno una serie di starnazzi reperibili qua e là sulla stessa Indymedia ed in altri CMS su cui si accumulano gli interventi dei detrattori di certo "occidentalismo"; senza alcuna prova si definiscono consumatori di cocaina, con nomi e cognomi, i responsabili di vari circoli od organizzazioni dello stesso genere, ivi compreso il franchising Casa Pound. La casistica a sostegno di voci simili si è rivelata in più di un caso abbondante, nel corso degli anni; un elemento che ci porta a non escludere affatto che certe illazioni siano fondate.

Nel 2007 nella zona di Varese una birreria ed una baita frequentati da una clientela afferente alla "destra" su sommariamente descritta vennero danneggiati da una sedicente "Vigilanza Democratica Territoriale". Prima che la gendarmeria rendesse in parte pubblico l'avvilente e vergognoso garbuglio di dispettini, interessi economici e piccinerie da bulli di quartiere in cui erano maturate le azioni, un blogger evoliano fece in tempo a dire la sua utilizzando toni che a distanza di tempo, e sapendo come sono andate davvero le cose, non possono che mettere di sincero buon umore.
Anche in questo caso nulla di nuovo, visto che "pare che dietro i gesti ci sia una faida interna con in ballo soldi e attività economiche".
Si tratta soltanto di due esempi, ma per dare un'idea della realtà nascosta da un propagandismo gazzettiero sistematicamente dedito alla menzogna dovrebbero essere ampiamente sufficienti.

01 luglio 2010

Il palio di Ali Hassoun



Lasciare dietro di sé al proprio passaggio una scia di sporco anche morale qualunque cosa si faccia ed in qualunque luogo si vada richiede competenze e dedizione non comuni; eppure gli "occidentalisti" toscani ci riescono benissimo ogni giorno.
Ali Hassoun è un laureato in architettura di origine libanese ed ha dipinto il "palio" per la "carriera" del due luglio 2010. Una "tradizione" tipica della città di Siena. La presentazione dell'opera, sul sito del Comune, affastella spiegazioni superflue e giustificativi inutili: Hassoun ha rispettato il tema imposto dal regolamento e dalle consuetudini, e tanto deve bastare.

Il Palio dipinto da Ali Hassoun per la carriera del 2 luglio celebra la battaglia di Montaperti
di Roberta Ferri

Ali Hassoun, quarantasei anni, nato in Libano, una laurea in architettura conseguita a Firenze, oggi vive e lavora, da artista, a Milano. E' lui il pittore che ha dipinto il drappellone per il Palio dedicato alla Madonna di Provenzano del prossimo 2 luglio, che celebra il 750° anniversario della leggendaria battaglia di Montaperti.
Il drappo di seta, che andrà in premio alla Contrada vincitrice, ricorda, come scrisse Dante nel X canto del'Inferno, “Lo strazio e 'l grande scempio che fece l'Arbia colorata in rosso”, portando Siena a vincere contro la guelfa Firenze.
Nella bellissima opera di Hassoun i riferimenti storici ci sono tutti, compreso il richiamo, al grido del nome di San Giorgio, con il quale la prima divisione condotta dal conte d'Arras attaccò il nemico guelfo.
Sulla seta, infatti, primeggia lui, S. Giorgio, dentro un'armatura che riflette la luce irradiata dal volto della Madonna, dipinta, con maestria, in alto. In basso un drago dalle sembianze diaboliche e trafitto da due frecce.
Infatti, come ha detto il pittore: "la battaglia più grande è quella dello sforzo di combattere e vincere il male che è in ognuno di noi".
Al posto dell'elmo, il Santo, nato presumibilmente in Cappadocia, l'odierna Turchia, e morto in Palestina nel IV secolo, porta una kefiah, leggermente rivisitata, che richiama, in maniera esplicita, lo stemma della città di Siena.
Se a una prima lettura l'opera di Ali Hassoun può sembrare piuttosto lineare nei confronti di quanto richiesto dalla committenza, l'occhio di chi guarda nel particolare, senza farsi abbagliare dall'insieme, troverà una serie di precisi richiami a un tema di estrema attualità: la ricerca di una condivisa umanità che, con il raziocinio,schiacci, annientandoli, i sussulti e gli scontri di civiltà in nome di un Dio che non può essere diviso, bensì condiviso.
Il messaggio di Hassoun è forte, e per nulla banale. La corona sul capo della Vergine porta tre simboli: la mezzaluna araba, la croce cristiana e la stella di David. Tre segni monoteistici. Tre significati. Un unico messaggio-auspicio: la pace con l'unione dei popoli.
La sua è un'idea di umanità, che nasce da una universalità ben radicata in un concetto di spiritualità scevra da differenziazioni religiose e politiche. Un concetto identitario che dovrebbe trovare ospitalità in qualsiasi cultura contemporanea.
Non a caso il viso di Maria è dichiaratamente moderno, guardandola, al lobo destro, anche un orecchino, così come il volto di San Giorgio, dove è facile riconoscere il pittore, che non si scherma dietro la tavolozza dei colori. Tutt'altro. Firma il Palio anche in lingua araba.
Il dialogo, aperto da Hassoun, tramite la festa senese su Cristianesimo e Islam ha, infatti, come tramite una delle immagini sacre più amate dai senesi: l'effige della Madonna miracolosa conservata nella Chiesa di Provenzano. E, sempre alla Madonna, l'Islam dedica la 19esima sura del Corano.
San Giorgio sconfisse il male con la sua spada e la sua fede. Siena, in un confronto interculturale, cerca di combattere lo scontro di civiltà scegliendo un pittore che, con la sua arte, riesce a parlare all'intelletto passando dal cuore.

Siena,26 giugno 2010


Le reazioni "occidentaliste", sulle quali abbiamo già avuto modo di infierire, sono state poche e comprese in tutto l'areale che va tra l'ozioso ed il ridicolo, passando per l'incompetente, l'improbabile, l'inutile ed il repellente in tutte le sfumature concepibili.
La gazzetta "occidentalista" chiamata "Corriere della Sera" statuisce che l'opera "ha fatto storcere la bocca a molti", cercando pietosamente di fare carte offrendone un compendio nella sua edizione on line e riuscendo soltanto a registrare qualche dubbio da parte della Curia e l'attivismo fanfarone di un tizio sul conto del quale si dirà qualcosa più avanti.
Quello che ci voleva per far figurare Hassoun come individuo competente e le sue fonti come competenti ed affidabili.
A far compagnia all'incompetenza ciarliera della Lega Nord, si diceva, è arrivato soltanto un Luciano Silighini Garagnani, sedicente leader della "Giovane [omissis]". Sulla "Giovane [omissis]" come tale non abbiamo mai avuto modo di pronunciarci compiutamente, trattandosi sostanzialmente di una erigenda greppia di partito in lotta a coltello con altre fazioni della stessa area prima ed ancora di concretizzarsi veramente. Le barzellettistiche intenzioni di quest'individuo rappresentano fin da ora un ottimo auspicio circa il valore di quest'organizzazione, della sua indispensabilità, della levatura morale dei suoi componenti.
Luciano Silinghini Garagnani è un "occidentalista" a tutto tondo, se non ci fosse stato si sarebbe dovuto provvedere ad inventarlo; lo stesso si può dire del suo commensale romano Pier Paolo Zaccai, che nelle stesse ore in cui Luciano Silinghini Garagnani dava saggio del suo impegno come defensor fidei incappava in una disavventura che sarà un problema mettere d'accordo col suo fotoalbum pieno di nipotine, di matrimoni religiosi, di monture belliciste e di severissimi ministri di culto.
Dei "meriti" di Luciano Silighini Garagnani farebbe tra l'altro fede questa testimonianza di assoluto rigore:

Il 14 febbraio 2003, Novella 2000 scrive: "Pare che il noto manager televisivo Luciano Silighini Garagnani dopo aver flirtato prima con Alessia Fabiani, ex letterina e poi con Maddalena Corvaglia, ex velina di "Striscia la notizia" ora s'intrattenga con una ex miss di "La sai l'ultima" e quasi velina bionda Francesca la Gala... ".

Uno stile di vita, degli interessi e delle competenze che sono proprio quello che ci vuole per esprimersi con competenza nel campo dell'iconografia e dell'ortodossia cattolica.