21 agosto 2026

Alastair Crooke - L'atomica iraniana invocata da Netanyahu non esisteva, proprio come le armi chimiche irachene

 

Traduzione da Strategic Culture, 15 agosto 2026.

Il presidente Trump ha preso per oro colato il bellicoso entusiasmo del Segretario alla Guerra Hegseth ("La potenza militare degli Stati Uniti è impressionante"), solo per scoprire troppo tardi che gli Stati Uniti, in una guerra il cui esito dipende dalle difese aeree, sono a corto di intercettori. "I calcoli sulle forniture sono altrettanto severi. Ci vorranno quattro anni per ricostituire le scorte (non quattro mesi), perché i componenti includono materiali che si ottengono da terre rare su cui la Cina ha il controllo".
Pare che Hegseth ora sia finito in disgrazia, mentre sarebbe in ascesa la stella del Segretario al Tesoro Bessent.
A quanto sembra, Bessent non ha mai smesso di rassicurare Trump sul fatto che la carenza di petrolio innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz "è temporanea e gestibile" (e non lo è), sostenendo inoltre che anche l'inflazione legata al problema delle fonti energetiche si attenuerà una volta che le tensioni globali si saranno placate. Ci ha scommesso la testa. E Trump sembra credere possibile questo manipolare i prezzi degli idrocarburi e del mercato dei futures.
Tuttavia, i dati che circolano a Washington sulle navi che sarebbero passate attraverso il corridoio dell'Oman non corrispondono al vero. Brett Erickson, di Obsidian Risk Advisors, scrive:
Dopo aver parlato con diversi miei colleghi di cui mi fido ciecamente, non ho rintracciato alcuna prova a sostegno del fatto che ogni giorno otto milioni di barili transitino attraverso la rotta dell'Oman, né alcuna prova del fatto che ogni giorno escano dallo stretto nove milioni di barili. Zero. Non qualcosa per cui si può dire "forse" o "in potenza". Davvero nessuna prova. E, cosa ancora più schiacciante, [ci sono invece] dati che dimostrano esattamente il contrario.
Alla domanda "Il loro piano è semplicemente quello di tenere un profilo basso finché tutto non va a rotoli? E poi cosa succederà?", Erickson risponde:
Da quanto ho capito, in realtà sono convinti che alcuni di questi dati siano veritieri. Sono stupidi, non sono per forza in malafede... il che è peggio.
Trump si sarebbe risolto a cercare di costringere la Repubblica Islamica dell'Iran a capitolare assediandola economicamente, ma non è una strategia credibile.
Anche se una stretta ancora più severa riuscisse a peggiorare ulteriormente la situazione del popolo iraniano, è improbabile che le loro sofferenze portino a un esito finale vantaggioso, come ad esempio un rovesciamento dell'esecutivo in stile Delcy Rodriguez.
Contro lo stato sionista e contro gli USA, la Repubblica Islamica dell'Iran sta lottando per la propria esistenza. Se la leadership iraniana dovesse mai essere costretta a scegliere tra la capitolazione e l'escalationm sceglierebbe quasi certamente l'escalation. La decisione di intensificare il confronto militare –per mettere sotto pressione Trump– in effetti sembra essere già stata presa, come dimostrano le recenti dichiarazioni di Mosen Rezaei, segretario di fresca nomina del Comitato Supremo per la Sicurezza Nazionale. L'Iran proseguirà con azioni militari proattive, anche se Trump decidesse di rinunciare all'intervento militare.
L'Iran inoltre non mostra alcun segno di collasso economico a causa del rinnovato blocco statunitense. All'inizio del conflitto l'Iran disponeva, secondo le stime, di una quantità di barili di petrolio compresa fra i centoventi e i centoquaranta milioni, stoccata in petroliere al largo delle coste. Me ha esportati altri ottanta milioni durante il breve periodo di validità del protocollo di intesa. Il rial infatti si è rafforzato per il tempo in cui il protocollo è rimasto valido; la domanda quindi è: cosa succederà se l'Iran non solo si rifiuterà di capitolare, ma diventerà ancora più intransigente nei confronti di Trump, che è proprio quello che sembra stia facendo?
Danny Citrinowicz, uno dei principali analisti militari nello stato sionista, nota che mantenere l'attuale situazione di stallo non è affatto privo di costi per gli Stati Uniti. Il transito da Hormuz rimane fortemente limitato; il Mar Rosso è chiuso alle esportazioni saudite; e le forze statunitensi sono costrette a sostenere una costosa presenza militare e un blocco navale. Inoltre, le scorte di munizioni statunitensi sono agli sgoccioli mentre Tehran dispone può ancora ricorrere a molti sistemi per ostacolare le forze statunitensi e minacciare il traffico marittimo regionale. Nel frattempo, le conseguenze economiche dell'interruzione dei flussi energetici di sicuro non ricadono soltanto sull'Iran. Come ha osservato questa settimana il Wall Street Journal,
I produttori di energia del Golfo Persico stanno giungendo alla conclusione che il controllo dell'Iran sullo Stretto di Hormuz diventerà permanente, interrompendo a tempo indeterminato le loro esportazioni di petrolio e gas e le forniture energetiche a livello mondiale... [di fatto non hanno] alcuna valida opzione per contrastare [un Iran più assertivo].
Quello del petrolio non è l'unico settore compromesso dal conflitto. Anche una serie di linee di rifornimento cui si devono componenti vitali è stata interrotta.
Se alla fine dovesse risultare chiaro che gli Stati Uniti sono entrati in guerra senza aver verificato con la dovuta accortezza lo stato delle proprie scorte di armamenti, erroneamente convinti del fatto che la guerra si sarebbe conclusa "nel giro di un fine settimana" come aveva detto con insistenza a Trump il capo del Mossad David Barnea durante una riunione nella Situation Room dell'11 febbraio 2026, e se dovesse emergere che il Segretario al Tesoro ha mentito sulla reale situazione energetica, qualcuno si troverà a dover rispondere a domande molto serie.
Dallo stato sionista, l'esperto in studi strategici Shemuel Meir solleva i dubbi più pressanti cui occorre dare una risposta:
- La guerra contro l'Iran è stata davvero una guerra "preventiva", scatenata con il falso pretesto di una minaccia imminente?
- Netanyahu ha mentito sull’imminenza di una minaccia nucleare da parte iraniana?
- Detto altrimenti, Netanyahu ha fatto come quella volta dell'Iraq e delle armi di distruzione di massa, per spingere Trump alla guerra?
In un articolo pubblicato all'inizio di luglio di quest'anno, il famoso editorialista dello stato sionista Ben Caspit ha ammonito Netanyahu:
...Davvero, Bibi? Gli iraniani avevano l'atomica? Dici sul serio? Sai, sei il Primo Ministro. Ogni dichiarazione, frase o parola che pronunci finisce sui titoli dei giornali. Quando dici una cosa del genere, ci sono delle conseguenze: ne sei consapevole? Beh, mi dispiace deluderti... ma l'Iran non possedeva bombe atomiche. Proprio per niente. Nemmeno per scherzo... Non si può dire che l'Iran avesse l'atomica perché non è vero... Perché è una balla pura e semplice.
In effetti, su Conflicts Forum avevamo osservato all'inizio di luglio (vedi qui) che, insieme a Caspit, un coro di ex funzionari e osservatori di spicco nel campo della sicurezza e dei servizi nello stato sionista si è detto sicuro che Netanyahu avesse mentito sulla minaccia nucleare iraniana nel periodo precedente alla guerra, e che su questo argomento stia mentendo a tutt'oggi.
Shemuel Meir sottolinea che nella dottrina militare dello stato sionista una guerra preventiva ha lo scopo di eliminare una minaccia esistenziale che sia tale nell'immediato, laddove non vi siano dubbi sull'imminenza della minaccia.
Meir afferma tuttavia che
Noi [l'opinione pubblica dello stato sionista] sostanzialmente non sappiamo cosa sia successo, né come sia stata presa la decisione di lanciare prima una guerra preventiva il 13 giugno 2025 (La "Operazione Rising Lion") e poi una sua prosecuzione con la seconda fase iniziata il 28 febbraio 2026 (La "Lion's Roar"). Come sia stata presa la decisione di lanciare questa guerra è una cosa che rimane, come afferma Aluf Benn, nella "scatola nera" del processo decisionale di Netanyahu.
Meir continua:
Cerchiamo quindi di esaminare, per quanto possibile, i fatti. Per determinare quanto fosse solida la giustificazione di una guerra che ha cambiato il volto del Medio Oriente e che... nonostante fosse una guerra convenzionale, è stata la prima guerra preventiva nucleare della storia. Condotta inoltre con l'approvazione del presidente degli Stati Uniti.
Sorge spontanea questa domanda: com'è possibile che non siano state presentate al pubblico una analisi critica e una approfondita cronaca investigativa sul processo decisionale alla base della guerra preventiva del giugno 2025? La cosa è particolarmente sorprendente alla luce di due rapporti investigativi che lo stato sionista ha provveduto a pubblicare -in maniera piuttosto inattesa- nelle ultime due settimane...
Entrambe queste ulteriori indagini... si basano su fonti attendibili e su valide entrature ai livelli più alti dello Stato Maggiore delle Forze di Difesa dello stato sionista. In entrambi i resoconti abbiamo appreso qualcosa che non avevamo sentito da nessun'altra parte: fatti e dettagli riguardanti le riserve espresse dal Capo dello Stato Maggiore sulla seconda guerra preventiva [del 28 febbraio], quella che aveva lo scopo di risolvere il problema nucleare rovesciando la Repubblica Islamica".
Meir aggiunge:
Secondo i rapporti investigativi, il capo dei servizi militari Aman (il responsabile nazionale della valutazione dei servizi segreti, nel sistema dello stato sionista) e il capo della Divisione Ricerca dei servizi hanno valutato e scritto nelle informative consegnate al Primo Ministro e ai membri dell'esecutivo che nella seconda guerra contro l'Iran le probabilità di successo erano basse. Per chiunque conosca la storia dei servizi segreti dello stato sionista, si è trattato di una valutazione coraggiosa.
Nel dare il via alle due fasi di una stessa guerra preventiva, Netanyahu ha detto che la ragione della guerra era costituita da "nuove informazioni provenienti dai servizi" che mettevano in guardia da una minaccia nucleare imminente tale da mettere in pericolo l'esistenza stessa dello stato sionista. Secondo lui, lo stato sionista non poteva restare a guardare; era imperativo entrare in guerra immediatamente. Per rappresentare quanto immediato fosse il pericolo, Netanyahu ha saturato il dibattito pubblico sia nel periodo precedente la prima guerra sia nel corso dell'anno passato tra le due "guerre" ricorrendo a metafore esistenziali come quella del "coltello alla gola", e ha paragonato gli impianti nucleari iraniani ai campi di sterminio nella distruzione degli ebrei d'Europa.
La notte del 13 giugno 2025, in merito alla minaccia esistenziale immediata rappresentata dall'arma nucleare iraniana, Netanyahu dichiarò che il momento era giunto. L'Iran era al punto di non ritorno perché nei mesi precedenti aveva compiuto a ritmo serrato quei "chiari passi che non aveva mai compiuto prima verso la militarizzazione, ovvero verso la creazione di un'arma nucleare, e non semplicemente verso l'accumulo di materiale fissile.
Esisteva davvero una minaccia all'esistenza dello stato sionista il 13 giugno 2025, si chiede Shemuel Meir?
Le argomentazioni apparentemente basate su informative dei servizi che avrebbero contenuto "nuove informazioni", esibite da Netanyahu e dai capi dello Stato Maggiore delle Forze di Difesa dello stato sionista riguardo a un'accelerazione del programma militare iraniano prevista per l'immediato futuro (questo passaggio al militare era un elemento chiave nelle loro argomentazioni) erano in contraddizione con valutazioni altamente affidabili e aggiornate. Tra queste figuravano rapporti dei servizi segreti statunitensi che contraddicevano le affermazioni in merito ad una minaccia nucleare immediata e che, a quanto pare, erano noti ai servizi segreti dello stato sionista.
"Secondo un'inchiesta di Ronen Bergman (Yedioth Ahronoth, 26 giugno 2026) basata su fonti di alto livello dei servizi segreti sionisti, questi ultimi non disponevano di informazioni concrete che indicassero che stesse effettivamente iniziando la realizzazione di un programma militare. C’erano solo "informazioni preoccupanti su riflessioni e discussioni", ma nessuna prova concreta che indicasse che erano entrati in azione dei laboratori per la produzione di armi.
A questo punto ci si chiede: "Tutti gli alti funzionari dello Stato Maggiore delle forze armate sioniste e dei servizi di intelligence militare concordavano nel sostenere senza riserve l'argomento del Primo Ministro per cui si trattava di un attacco preventivo necessario per sventare una minaccia nucleare immediata? Si è trattato di una guerra per eliminare una minaccia esistenziale immediata, o piuttosto di una guerra in cui si è cercato di cogliere un'occasione"?
Altri resoconti indicano che nessuno degli alti funzionari presenti accennò alla possibilità che l'Iran potesse non implodere, e neppure a quella che potesse emergere più forte dal conflitto.
Meir si chiede: gli alti ufficiali delle forze armate sioniste che hanno condiviso questa decisione hanno seguito le procedure corrette, "o sono stati talmente travolti dall'euforia di Netanyahu da non riuscire a riconoscere la missione metafisica che egli si era autoattribuito nel suo ruolo di 'Protettore di Israele', ovvero attaccare l'Iran e distruggere qualsiasi possibilità di un accordo diplomatico sul nucleare"? Meir aveva verificato nel dettaglio in un precedente articolo intitolato "Requiem per l'accordo nucleare" che un terzo di dell'autobiografia di Netanyahu intitolata "Bibi - My story" è dedicato proprio a quella stessa missione metafisica. Una guerra contro gli impianti nucleari iraniani era da sempre il sogno di Netanyahu.
A questo punto per lo stato sionista si tratta davvero di una questione di vita o di morte, dato che per quanto riguarda gli obiettivi dichiarati la loro guerra è stata un completo fallimento.
E la cosa riguarda anche gli statunitensi. Durante l'incontro dell'11 febbraio 2026 nella Situation Room della Casa Bianca, Netanyahu ha esercitato forti pressioni sul presidente Trump, suggerendo che in Iran i tempi fossero maturi per rovesciare la Repubblica Islamica e dicendosi convinto che una missione congiunta tra Stati Uniti e stato sionista potesse una volta per tutte porvi fine.
I funzionari statunitensi presenti, che avevano espresso dubbi sulle affermazioni da parte sionista, erano forse a conoscenza del fatto che il capo dell'Aman e il capo della Divisione di Ricerca dei servizi dello stato sonista avevano scritto nero su bianco nei rapporti di intelligence consegnati a Netanyahu e ai membri dell'esecutivo che c'erano poche possiblità che la Repubblica Islamica crollasse? Era stato il capo del Mossad, al contrario, a insistere sul fatto che la guerra contro l'Iran sarebbe stata una passeggiata militare.
La valutazione dell'Anam tuttavia corrispondeva perfettamente con indiscrezioni attendibili provenienti da funzionari e analisti dei servizi statunitensi pubblicate durante la Guerra dei Dodici Giorni nel giugno 2025.
Il New York Times, lo Wall Street Journal e la CBS riferirono tutti che le dette fonti dei servizi statunitensi non erano a conoscenza di alcunché di nuovo che facesse pensare che l'Iran si fosse mosso per realizzare un ordigno nucleare, che non vi era stato alcun cambiamento nella valutazione dei servizi, che l’Iran non aveva imboccato la strada che porta al nucleare militare e che non era stata impartita alcuna direttiva in questo senso.
Nonostante tutto questo Trump ha deciso per la guerra. E la guerra continua a tutt'oggi.
Per quale motivo?

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