14 maggio 2026

Alastair Crooke - L'aggressione contro la Repubblica Islamica dell'Iran e la guerra che cambia


Donald Trump makes AmeriKKKa great again, may 2026

Traduzione da Strategic Culture, 12 maggio 2026.

Sebbene la guerra contro la Repubblica Islamica dell'Iran sia stata in gran parte considerata attraverso la lente della guerra convenzionale occidentale, i suoi insegnamenti sono tutt'altro che convenzionali. Vanno considerati piuttosto una mezza rivoluzione.
Dopo la seconda guerra mondiale l'atteggiamento occidentale, soprattutto nel contesto della Guerra Fredda, è stato quello di impegnarsi a spendere più di qualsiasi avversario militare per acquisire aerei con equipaggio e munizioni di fascia alta; tutte cose di altissimo impegno tecnologico e di altissimo costo. Le dottrine militari predicavano il dominio dello spazio aereo ed erano fortemente dipendenti dai bombardamenti e in generale dalla guerra aerea.
Essere superiori in termini di spesa, e una innovazione tecnica anche presunta, erano considerati elementi cruciali nel confronto con l’URSS.
In modo analogo, nella guerra sul mare la tendenza era quella di investire in portaerei sempre più grandi e nelle rispettive classi di navi di supporto.
Sul terreno, ai tempi della Desert Storm contro l'Iraq si poneva l'enfasi su carri armati che perforavano e sfondavano le linee difensive degli avversari. Questo approccio è stato abbandonato dall'Occidente in Ucraina, dove la guerra del XXI secolo è diventata una guerra di trincea dove i droni hanno la parte dei protagonisti.
L'atteggiamento che privilegiava spese smodate in tecnologie di punta ha favorito il complesso militare-industriale statunitense e, insieme all'egemonia del dollaro, ha fornito agli USA il vantaggio esclusivo di poter effettivamente stampare quanto serviva loro spendere in superiorità tecnologica di alta gamma.
Poi, nel 2026, è arrivata la guerra contro la Repubblica Islamica dell'Iran. Il suo modello asimmetrico ha stravolto le dottrine convenzionali.
L'Iran non ha tentato di dominare lo spazio aereo tramite la supremazia aeronautica; invece, ha perseguito una avanzata superiorità in campo missilistico.
Invece di schierare strutture militari in superficie, l'Iran ha disperso sul proprio vasto territorio le installazioni, gli arsenali missilistici, gli impianti di lancio e gran parte della produzione di missili, situandoli in profondità entro città missilistiche sotterranee e catene montuose.
La trasformazione fondamentale che ha reso possibile questo approccio asimmetrico, tuttavia, è stata l’avvento di componenti tecnologici economici e facilmente reperibili. Mentre l'Occidente spendeva milioni di dollari per ogni intercettore, l'Iran e i suoi alleati ne spendevano qualche centinaio.
Il vantaggio dell'egemonia del dollaro è così svanito e si è trasformato invece in un ostacolo: il costo gonfiato del munizionamento statunitense e il suo richiedere una ingegneristica di alta gamma si sono tradotti in linee di rifornimento sclerotiche, lunghi cicli di produzione e scorte di armi ridotte al minimo.
Anche la presunta superiorità tecnologica delle armi statunitensi viene surclassata da progetti "da garage" e "da officina" che utilizzano componenti tecnologici economici. Questi generano innovazione che viene poi raccolta e scalata dopo test informali da parte delle autorità militari. Questa tendenza è particolarmente evidente nell'esercito russo, dove una tecnologia inizialmente "da garage" viene prima sperimentata e poi implementata in tutte le strutture militari. Ciò vale sia per l'hardware tecnologico che per l'innovazione nell'intelligenza artificiale su Internet.
Allo stesso modo l'innovazione di Hezbollah -con i suoi droni controllati via fibra ottica- ha cambiato forma alla guerra nel sud del Libano infliggendo gravi perdite ai carri armati e alle truppe dello stato sionista, al punto che l'IDF potrebbe essere costretto a ritirarsi.
Innovazioni asimmetriche nel controllo delle vie marittime stanno stravolgendo la tradizionale dipendenza occidentale da grandi e pesanti navi da guerra e portaerei. Proprio le portaerei sono diventate degli elefanti bianchi nel clima ostile del Golfo Persico, poiché sono costrette ad allontanarsi così tanto dalla costa iraniana a causa degli sciami di droni e della minaccia costituita dai missili antinave che gli aerei da combattimento basati a bordo finiscono per avere un raggio d'azione limitato dalla necessità di rifornirsi di carburante da aerocisterne vicine agli obiettivi.
Vedere un vero e proprio sciame di decine di velocissimi motoscafi armati avvicinarsi a una pesante nave da guerra convenzionale non fa che sottolineare la sua vulnerabilità. In ogni caso, l’Iran di armi antinave ne ha anche altre.
Insomma, una portaerei statunitense non incute più il timore di un tempo; ora trasuda vulnerabilità.
La nuova guerra marittima dell'Iran, comunque, prevede anche droni sommergibili ad alta velocità (o siluri) in grado di rimanere attivi fino a quattro giorni e dotati di capacità di puntamento basate sull'intelligenza artificiale. Nello stretto di Hormuz droni del genere possono essere lanciati da tunnel sottomarini che corrono sotto la superficie.
Le innovazioni iraniane sono state certamente pianificate e sviluppate da tempo. Durante il conflitto contro lo stato sionista e contro gli USA hanno dimostrato la loro efficacia. L'Iran ha resistito ai bombardamenti a tappeto degli USA e dello stato sionista, sia pure a costo di gravi danni e di molte perdite, e continua anche a controllare Hormuz oltre a disporre di abbondanti scorte di missili. Varie basi militari statunitensi nel Golfo sono state distrutte o rese inutilizzabili.
Questa è l'esperienza bellica dell'Iran. Ma il dato strategico dalle maggiori implicazioni è il fatto che è stato dimostrato come la mentalità militare dell'Occidente sia stata surclassata grazie a tecnologie innovative a basso costo e ad un'attenta pianificazione asimmetrica.
Il modello occidentale può causare danni devastanti, su questo non c’è dubbio; la sua mancanza di precisione chirurgica tuttavia è anche controproducente in un'epoca mediaticizzata in cui le foto fatte con i cellulari testimoniano la < href="https:// www.972mag.com/israeli-intelligence-database-83-percent-civilians-militants/">morte dei civili, le distruzioni e le sofferenze.
Il secondo punto è che l'Occidente rimane un pachiderma che non è riuscito a comprendere la nuova guerra asimmetrica, e tanto meno di farsi trovare preparato. Il consolidarsi del complesso militare-industriale in pochi monopoli burocratizzati ha ostacolato l'innovazione.
Fare la guerra come la fa l'Occidente porta alla sconfitta, quando l'avversario ha sofisticate competenze nella guerra asimmetrica.
Qualcun altro invece ha fatto tesoro degli insegnamenti della guerra in Iran. Tra questi, la Russia. Un altro è la Cina. E ce ne saranno altri. L'Occidente può aspettarsi che gli insegnamenti impartiti da queste circostanze riemergeranno sotto diverse forme nelle altre guerre che lo coinvolgono.
Le élite europee potrebbero scoprire che il loro sostegno agli attacchi in profondità nel terrritorio russo portati dai droni ucraini potrebbe suscitare una risposta di altro genere nel prossimo futuro. Le avvisaglie ci sono già state. Chissà se qualcuno presterà loro ascolto.


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