08 maggio 2026

Rispieghiamo Aldo Torchiaro per chi era assente. Le buffe avventure di Aldo Torchiaro e la "libera informazione" di piccolo cabotaggio



Io non sto con Oriana è nato per confutare, schernire e dileggiare contenuti e opinioni allineati all'islamofobia più involuta e all'"occidentalismo" più aggressivo. Due sistemi di credenze caratterizzati da una pochezza di argomenti talmente impermeabile al trascorrere del tempo che la panoplia dei riferimenti contrari ha il rilevante vantaggio di non richiedere complessi o frequenti aggiornamenti.
In questa sede non si è mai nutrita molta stima per la "libera informazione" che era ed è la principale responsabile della costruzione e del mantenimento di un clima mediatico e sociale stolidamente abietto, ottuso e sporco in ogni senso; da qualche anno si è adottata la prassi di ricorrervi il meno possibile.
Io non sto con Oriana pubblica materiali dal 2008. In tutti questi anni nel settore della "libera informazione" -con cui si intende qui essenzialmente la stampa, dal momento che chi scrive non possiede apparecchi televisivi dal 2006- ci sono stati degli sviluppi considerevoli, legati soprattutto all'esplodere delle "reti sociali" e al veloce e apparentemente inarrestabile ridursi delle vendite. Secondo ogni evidenza al collasso del cartaceo non ha corrisposto un aumento delle copie digitali, senza contare i casi di editoria digitale vera e propria che navigano in pessime acque.
Come vedremo, tutto questo non sembra aver toccato più che tanto le dinamiche di fondo di un certo ambiente e neppure la sua agenda. Con una eccezione rilevante, rappresentata dal drastico ridursi del pubblico -e con esso del denaro disponibile- che ha costretto molte pubblicazioni a raccomandarsi alla buona sorte e alla generosità del Dipartimento per l'Editoria.
Limitandosi al caso specifico di Libero, gazzetta praticamente proverbiale per la linea editoriale improntata a una disinvolta aggressività, dal gennaio 2005 al gennaio 2026 le copie vendute sono passate da una media di oltre sessantatremila a numero a meno di sedicimila.
Il ricorso ai fondi per l'editoria non è esente da incidenti di percorso e da critiche più o meno fondate; particolare riprovazione suscitano i non pochi casi di "libera informazione" di orientamento liberista che solo le puntuali e abbondantissime elargizioni di pubblico denaro mettono al riparo dagli effetti della mano invisbile del mercato. Più nello specifico abbondano testimonianze e racconti sulla discutibilità dei criteri per l'erogazione, e a proposito si possono considerare esemplari le vicende della rivista Frigidaire ("Nelle nostre casse fu praticato un buco di almeno un miliardo, a lire 1997, ad opera di una gang di dementi esperti solo in gabole e carambole", ricorda Filippo Scòzzari in Prima pagare poi ricordare, 2004) e quelle di Mucchio Selvaggio, la cui direzione avrebbe fatto per anni un uso molto disinvolto di quanto ricevuto.
Muoversi limitando i danni in un mondo in cui la prassi è da molti anni quella di replicare con cause civili al minimo rilievo -al punto che qualche giudice ha dovuto ricordare spazientito ai ricorrenti che i tribunali non sono dei bancomat- è diventato piuttosto difficile. Distruggere mediaticamente chiunque osi mettersi nel mezzo o sia sgradito a questo o a quel padrone è sempre possibilissimo, solo che nel terzo decennio del ventunesimo secolo ordire le Telekom Srbija e soprattutto passare al tritatutto avversari politici e gruppi sociali percepiti come bersagli facili sono compiti delegabili e sempre più spesso delegati a un certo numero di signori nessuno -o anche di procedure automatizzate- che grazie al Libro dei Ceffi e ad altre sentine dello stesso genere provvedono di propria iniziativa -o comunque con pochissima spesa- e con una certa dose di intelligenza artificiale a rinforzare la dabbenaggine naturale dell'utenza e a lordare il web con una certa alacrità. Oltre a costare poco e niente e a raggiungere un pubblico fatto di decine di milioni di utenti questa varia umanità è anche meno aggredibile in sede giudiziale.
Ai livelli più bassi dell'editoria la scarsità di risorse costringe i malcapitati ad arrangiarsi; Aldo Torchiaro era un pesce piccolissimo venti anni fa, ed è un pesce piccolissimo a tutt'oggi, come piccolissimo era il cabotaggio delle testate cui prestava penna e tastiera. Nella primavera del 2026 per affrontare in aula un signore cui non è piaciuto un suo articolo si è dovuto risolvere a battere cassa direttamente presso lettori ed estimatori. Hanno messo mano alla tasca in trentanove, tributando ad Aldo meno seguito di Ali Baba e procurandogli meno di un quarto di quanto gli sarebbe servito.

Le vicende che qui si riportano risalgono appunto al 2005 e raccolgono una serie di scritti pubblicati all'epoca su Splinder da Miguel Guillermo Martinez Ball, già noto ai tempi perché la "libera informazione" lo aveva scoperto intenzionato a devastare Firenze in occasione del Social Forum del 2002, al costruttivo scopo di mettere in ginocchio l'arte classica e cristiana.
Martinez si limitò a citare fonti originali e ad aggiungere quel tanto che bastava di considerazioni costruttive, mettendo insieme un pamphlet su "un certo modo approssimativo di fare giornalismo" di cui Aldo Torchiaro, col suo occhiuto interesse verso un Campo Antimperialista che all'epoca contestava il bellicismo statunitense, sarebbe stato un esempio tra i molti possibili. In un mondo mediatico in cui il web richiedeva ancora lavoro di scrittura e iniziativa e in cui il collodio delle "reti sociali" era ancora di là da venire, fu sostanzialmente sufficiente assecondarne le predilezioni per procurargli seccature di una certa rilevanza, grazie anche a un certo numero di gazzette -tutte citate nel testo- che giorno dopo giorno tirarono la volata alla questione.
Martinez intitolò la serie di post "Le buffe avventure di Aldo Torchiaro" e li raccolse poi su kelebekler.com per migliorare l'indicizzazione nei motori di ricerca. In questa sede abbiamo attualizzato la maggior parte dei link eliminando le poche corrispondenze davvero irrintracciabili, e grazie ad archive.org e alla sua nulla propensione per l'oblio siamo persino riusciti ad aggiungere vari rimandi a contenuti che all'epoca potevano darsi per acquisiti. Molte organizzazioni citate non esistono più, e lo stesso vale purtroppo anche per qualche persona. Alcuni protagonisti hanno profondamente rivisto le proprie opinioni, altri hanno continuato a galleggiare per tutto questo tempo, altri ancora hanno bruciato in pochi anni la propria credibilità fino a ridursi a campare di tollerate intrusioni a serate più o meno di beneficenza. L'essenza di certe prassi e di certe dinamiche, l'insistenza su certi temi, il reiterarsi di certi comportamenti e la struttura di certe agende sono rimasti gli stessi. Anche i giustificativi accampati davanti alle smentite, per argomentate e perentorie che siano, hanno sempre gli stessi toni da quod scripsi scripsi di chi è sicuro che "è giusto il bianco perché è nero" e in ogni caso è convintissimo che solo chi coltiva nostalgie inconfessabili possa osare dissentire. 
E sono rimasti gli stessi anche i motivi per interessarsi a tutto questo. Oltre ad avere qualche indicazione su come funziona un certo mondo, oggi come allora "è proprio questa congiunzione tra cialtroneria, truffa e potere che è affascinante"
Nel testo riportato ricorre il nome dello stato che occupa la penisola italiana. Come nostro uso ce ne scusiamo con i lettori, specie con quanti avessero appena finito di pranzare.


Mercoledi 1 novembre 2006 - Da Pollo Lesso a Pollo Leso

Google è quella cosa, che se digiti "Bush serial killer", il primo risultato (di 1.860.000) definisce il presidente degli Stati Uniti "America's Biggest Serial Killer". Provate a cercare "Berlusconi ladro" o "Ratzinger Nazi", e troverete un quadro più o meno simile.
Ora, cosa pensereste di un signore che fa scrivere a Google dicendo loro di non indicizzare alcune pagine perché in quelle pagine, lui viene definito un "pollo", un "cretino", un "cialtrone" e il "giullare di via del Corso"?
E' successo davvero.
I vecchi frequentatori di questo blog si ricorderanno sicuramente di Aldo Torchiaro. Si tratta di un microscopico giornalista romano - sembra che abbia perso il posto anche nel sanmarino dei quotidiani italiani, L'Opinione - che abbiamo scelto però come simbolo di un certo modo approssimativo di fare giornalismo. Ci siamo divertiti, a suo tempo, a pilotare alcune sue bizzarre "inchieste", per poi conferirgli il premio Pollo d'Oro 2005.
Vengo a sapere che alcuni mesi fa gli avvocati Leonardo Bugiolacchi e Sabrina Montagna hanno scritto al signor Google minacciandolo di azioni legali nel caso in cui non adempia a una "richiesta urgente eliminazione indicizzazione pagine web di contenuto lesivo dell'onore e della reputazione del sig. ALDO TORCHIARO".
In particolare, chiedono che si censurino il blog Salamelik di Sherif el-Sebaie, il blog Kelebek e Indymedia.
Bugiolacchi (un cognome che voglio usare da qualche parte, è troppo simpatico) e Montagna chiedono la deindicizzazione di kelebek.splinder.com/tag/torchiaro perché
consente di accedere alla pagina, ove si legge un articolo, datato sabato 17 dicembre 2005, nel quale è presente un collegamento ipertestuale inserito sull'espressione "il premio pollo d'oro 2005", il quale consente di accedere ad altro articolo, di data 8 settembre 2005, contenente informazioni dal carattere all'evidenza lesivo dell'onore e della reputazione personale e professionale del sig. Torchiaro (tra le frasi: "Devo confessare che uno dei motivi principali è stata la faccia di Aldo Torchiaro. Sembra uno a cui potresti vendere il Colosseo due volte" e, più avanti, "Abbiamo confidato un po' sulla sua stupidità".
Ma il divertimento non finisce qui. I tutori legali di Aldo Torchiaro chiedono anche di deindicizzare una pagina del blog Salamelik perché:
consente di accedere alla pagina, ove si trova un articolo, datato 20 settembre 2005, dal titolo "Il giullare di Via del Corso", il quale si apre con la medesima foto di cui alla pagina precedentemente descritta, nella quale sul naso del Torchiaro, con fotomontaggio, è apposta una grossa pallina rossa che conferisce un aspetto clownesco.

Un confronto tra due immagini di Aldo Torchiaro (quella a sinistra è sicuramente originale) fa sospettare all'avvocato Bugiolacchi che la foto a destra sia un montaggio, forse confezionato da un astuto falsario mediorientale: è quasi sicuro che Aldo Torchiaro non abbia una grossa pallina rossa sul naso.
Infine, si chiede di rendere invisibile una pagina di Indymedia, che contiene un articolo intitolato "il testamento del cretino".
Inutile dire che, a quattro mesi circa dalla lettera di Bugiolacchi e Montagna, tutti i link sono ancora lì. [E lo sono anche a vent'anni di distanza dai fatti, quasi tutti. Basta sapere dove cercare e si trovano anche i collegamenti non contemplati nell'edizione originale di questo scritto, per esempio quello dal blog che Aldo Torchiaro aveva su "Il Cannocchiale", N.d.R.]
Ringrazio comunque l'avvocato Bugiolacchi, perché il suo accorato appello ha smosso la mia pigrizia.
Da un anno, mi promettevo di mettere tutto il materiale su Aldo Torchiaro sul mio sito, che è molto più visibile da Google di quanto sia questo blog. Adesso l'ho fatto.
Come dice Michael Moore, deindex this.
Comunque, a pensarci, è veramente incredibile.
La seconda volta, il Colosseo non glielo abbiamo mica venduto noi. Aldo Torchiaro se l'è comprato da solo.


Lunedi 29 agosto 2005 - Chianciano, una vittima relativa

Mentre gli americani in Iraq sparano sui carabinieri italiani, Gianfranco Fini, ironicamente a capo di un partito dal nome Alleanza Nazionale, spiega la sua decisione di subire il diktat dei 44 deputati americani che hanno ordinato di impedire il convegno "Lasciamo in pace l'Iraq" (Chianciano, 1-2 ottobre), dicendo che lo avrebbe fatto "a tutela della sicurezza nazionale ed europea."
Ritorneremo sull'argomento, comunque nel frattempo pare che la crisi di Chianciano abbia già fatto la sua prima vittima in Italia. A differenza, però, del povero elettricista brasiliano assassinato nella metro di Londra, questa volta è difficile negare che la vittima se la sia andata a cercare.

Aldo Torchiaro

Si chiama Aldo Torchiaro, fa il giornalista per L'Opinione e Il Riformista, dove si dedica da alcuni giorni a fare anche lui da tappetino umano ai 44 deputati americani. Sul suo blog, ha scritto un post intitolato "Altrimperialisti. Il relativismo del tritolo", dove ha descritto gli organizzatori del convegno di Chianciano come persone che raccolgono soldi per "comprare tritolo, kalashnikov e berette nostrane".
Sembra che sia già partita una pesante denuncia.
Non tutto, evidentemente, è relativo.


Domenica 4 settembre 2005 - Il Pentacolo dell'Odio e la paura della legge

Da due giorni è in corso una pittoresca mobilitazione dei blog neocon, che si invitano a vicenda a non cedere alla paura della legge.
La cosa richiede qualche riga di spiegazione.
In Italia viviamo in una situazione che somiglia per alcuni versi a quella della Germania degli anni Trenta. Certo, per arrivare al genocidio di massa dovrebbe cambiare radicalmente una situazione economica ancora relativamente tranquilla; ma le premesse psicologiche di xenofobia ci sono tutte, come ci spiega molto bene Sherif nel suo blog.
La colpa di questa situazione, per il trenta per cento, è dei normali problemi che sorgono ovunque tra comunità dalla diversa storia. Per il settanta per cento è dei media.
Una volta, il razzismo dichiarato era il patrimonio di un ristretto e relativamente innocuo gruppo di individui tatuati e ruttanti.
Nel 2001, il razzismo e la xenofobia sono stati resi rispettabili da Ferruccio de Bortoli, allora direttore del Corriere della Sera, che ha approfittato del triste caso umano di Oriana Fallaci nella maniera che ben conosciamo.
È allora che nasce il Pentacolo dell'Odio. In cima, molto in alto, Ferruccio de Bortoli e Magdi Allam.
Sotto, quattro quotidiani, di cui due praticamente virtuali: Libero, L'Opinione, La Padania e Il Riformista.
Le caratteristiche fondamentali del Pentacolo dell'Odio sono una sfrenata fantasia e la demonizzazione collettiva dell'Altro.
Ecco qualche impresa del Pentacolo dell'Odio, giusto perché tutti abbiano ben chiaro di cosa stiamo parlando.
Sul principale quotidiano d'Italia, Oriana Fallaci può vantarsi di aver avuto intenzione di bruciare vivi alcuni somali rei di aver manifestato in una piazza di Firenze.
Un pacifico insegnante no global di Roma si trova citato, con tanto di nome e cognome, come autore della frase "Hitler non aveva tutti i torti". Una frase inventata di sana pianta, sparata così a centinaia di migliaia di lettori.
Il sottoscritto, traduttore di manuali tecnici, si trova accusato di voler devastare gli Uffizi di Firenze e di voler decapitare il David di Donatello.
Un ragazzo viene fermato per strada dalla polizia, che gli trova nella macchina una borsa piena di spiccioli, il frutto di una colletta fatta nella moschea per i poveri. Il fatto viene presentato come prova che "le moschee finanziano il terrorismo".
Una donna Rom chiede l'elemosina per strada a Lecco a una madre italiana con un bambino. Non tocca il bambino, ma viene processata e condannata per sottrazione di minore, perché -spiega l'avvocato d'ufficio- con il clima che hanno creato i media, non è possibile oggi far assolvere una zingara, e quindi ha dovuto patteggiare la pena.
Un'antropologa viene intervistata, con evidente approvazione del giornalista, mentre spiega che la legge dovrebbe vietare agli stranieri di comprare casa in Italia.
E così via, moltiplicato per mille, una pioggia incessante di odio. Esiste gente in Italia che ha fatto di tutto per creare le premesse di un immenso pogrom. Possiamo solo sperare che l'economia tenga, e che le masse non abbiano bisogno di un capro espiatorio, perché il capro è già pronto.
Esiste un solo modo per difendere la civiltà, in queste condizioni. E consiste nell'usare la legge. Che, sostanzialmente, vieta di demonizzare collettivamente persone la cui unica colpa è quella di essere nate con la pelle di un colore diverso, o in una religione diversa.
E punisce le menzogne quando queste danneggiano la vita delle persone.
Il Pentacolo dell'Odio ha finora goduto di un'impunità quasi completa, perché muratori clandestini, zingari che vivono in campi precari tra i topi, operai che parlano male l'italiano, non hanno la minima idea di come difendersi. Ritengono che sia più saggio chinare la testa o spostarsi altrove, piuttosto che ricorrere alla legge, che pure starebbe dalla loro parte.
La Islamic Anti-Defamation League è nata, sul modello dello storico Jewish Anti-Defamation League, per difendere la comunità più esposta di tutte. Usando un'arma potenzialmente devastante - la Costituzione italiana.
I casi seguiti dall'IADL li potete trovare sui blog di Sherif. Hanno cominciato mandando un gran numero di lettere a persone che ritengono normale scrivere, ad esempio, che le donne musulmane dovrebbero essere fatte abortire a calci in pancia. Poi sono passati alle denunce. E alla fine istituiranno un numero verde, dove tutti quelli che il Pentacolo dell'Odio ritiene non abbiano diritti potranno scoprire di averne.
Qualcuno ci rimane molto male a scoprire che in Italia non è permesso istigare all'aborto calcistico, e si sente perseguitato per questo. Pazienza, una sentenza di tribunale farà sempre meno male che un aborto a calci in pancia.
L'ultima "vittima" dell'IADL si chiama Aldo Torchiaro, un giornalista che parla di "libertà" e chiede regolarmente che vengano messe fuorilegge le persone che non condividono le sue idee politiche. E fin lì, pazienza.
Ma Aldo Torchiaro ha superato ogni limite legale, chiamando un movimento che opera liberamente e alla luce del sole "relativisti del tritolo" e accusandolo di comprare "berette nostrane" (le "berette" si comprano con gli "euri"?) per al-Zarqawi.
Per capirci, io trovo perfettamente legittimo dire che Aldo Torchiaro è un cialtrone. Non troverei legittimo dire che Aldo Torchiaro è un cannibale e un serial killer. Forse lo è, ma non mi sognerei di dirlo, in mancanza di qualunque prova. Al massimo potrei dire "non so se Aldo Torchiaro sia o meno un cannibale o un serial killer".
L'IADL ha fatto presente in un lungo e ironico messaggio sul blog di Torchiaro, che Torchiaro aveva superato il confine che separa l'idiozia dalla balla penalmente rilevante.
Aldo Torchiaro ha preso il tutto come una "minaccia", anzi... una "fatwa". Evidentemente, per lui la legge vale solo per gli Übermenschen, quindi l'idea che l'Altro possa ricorrere alla legge è semplicemente impossibile.
Se i difensori della sharia dovessero arrivare a me prima che la polizia li raggiunga, ricordatevi che chi esalta la violenza non va solo contro ogni religione, ma contro ogni umanità.
Il cialtrone (grande esaltatore, sia detto tra parentesi, della violenza dell'esercito americano) non ha capito che sarà lui a essere raggiunto dalla polizia. Non da qualche corpo speciale, ma da un anziano e pacifico maresciallo che gli recapiterà a casa la denuncia.


Capisco la sorpresa di Aldo Torchiaro. Probabilmente non lo sapeva che non esiste, ancora, una legge, che vieti ai meticci di avere giustizia.
Chi sa, ad esempio, se Aldo Torchiaro è al corrente del fatto che un suo collega di Pentacolo, Dimitri Buffa, è stato condannato dal tribunale di Monza quest'estate, per avere scritto che un pacifico medico di origine arabe voleva comprarsi le acque potabili d'Italia allo scopo di avvelenarle.
Questa è una giustizia a cui, purtroppo, non si potevano rivolgere gli ebrei nel Medioevo quando venivano accusati di aver avvelenato i pozzi.


Martedi 6 settembre 2005 - Un giornalista impara la buona educazione

Una delle grandi soddisfazioni della vita consiste nel sapere di aver contribuito a far crescere qualcuno.
È quello che dobbiamo provare tutti nei confronti di Aldo Torchiaro, il giornalista dell'Opinione e del Riformista di cui si è parlato tanto qui in questi giorni.
Aldo Torchiaro se l'era presa con un gruppo di persone che si batteva (con lo sciopero della fame, non con le alabarde spaziali) per far ascoltare anche in Italia la voce dell'opposizione irachena. Per attaccare questo gruppo di persone, ha scelto di chiamarli "relativisti del tritolo" e li ha accusati di acquistare "berette nostrane" (presumibilmente con euri nostrani).
Ora, ci sono cose che non si devono fare. Ad esempio, istigare a bruciare vivi i somali, come ha fatto Oriana Fallaci. Dire, come ha detto un ammiratore della Fallaci, che le "vacche musulmane" vanno fatte abortire a calci in pancia. Oppure dire che un gruppo di persone che opera in piena legalità sta mettendo da parte pistole.
Va da sé che Aldo Torchiaro è stato denunciato. Quando la dottoressa Halima Barre gli ha scritto un lungo messaggio in cui gli spiegava il motivo della denuncia, ha reagito in modo piuttosto impacciato: sembrava non capacitarsi che la legge potesse valere anche per lui.
Invece stamattina, ha dimostrato di aver capito perfettamente.
Sull'Opinione, Aldo Torchiaro ha scritto infatti un articolo in cui ironizza sull'affermazione del Campo Antimperialista che i soldi raccolti per la resistenza irachena sarebbero andati in medicinali ("La resistenza irachena è una sorta di grande ospedale, di struttura sanitaria sul territorio, si apprende").
Non so se vi rendete conto: è passato dalle affermazioni diffamatorie, folli e senza prove, alla legittima critica alle affermazioni fatte da altri.
Io credo che l'educazione di Aldo Torchiaro abbia fatto passi da gigante. Da quando si è accorto che persino i meticci hanno il diritto di ricorrere ai tribunali, e che qualche meticcio ha anche la grinta per farlo, deve essere successa una splendida trasmutazione alchemica nella sua personalità.
Il giornalista serio, ovviamente, cerca di far capire i fatti ai lettori. Purtroppo sono pochi.
Il giornalista cialtrone campa di ironie, di ammiccamenti e di complottismi, ma sempre nei limiti della legalità.
Il giornalista da denuncia spara frasi come "relativisti del tritolo" e "berette nostrane". Anche se nessuno ha ancora superato lo sfortunato collega di Aldo Torchiaro, Dimitri Buffa, condannato per aver scritto che un pacifico medico di origini arabe si stava comprando tutta l'acqua potabile d'Italia per avvelenarla.
Aldo Torchiaro è salito di categoria. Almeno di un gradino, e certamente sopra Dimitri Buffa.
La cosa non lo aiuterà molto di fronte ai magistrati per quello che ha già fatto, ma gli servirà sicuramente in futuro, per evitare altri processi.
All's well that ends well...


Giovedi 8 settembre 2005 - Una beffa favolosa

Una cosa che mi sorprende sempre è l'ottusità di certi "nostri" avversari, mettendo nel concetto di "noi" una raccolta molto vaga e informale di individui che si oppongono liberamente e diversamente all'orrore imperiale.
Si corre anche il rischio di montarsi la testa.
Il punto però non è che "siamo meglio noi", più intelligenti o dotati di maggiore senso dell'umorismo. Purtroppo, a essere realisti, siamo noi a essere nella media, o se preferite, mediocri.
Sono loro ad essersi privati deliberatamente di pezzi importanti di cervello.

 È che per essere ammessi alla corte del Sovrano, occorre fare un po' quello che doveva fare un ambizioso giovane contadino del Caucaso nel profondo Medioevo: farsi castrare e vendersi come schiavo, sperando di fare carriera nell'harem del Sultano. A uno su mille gli riusciva, ma qualunque cosa era sempre meglio che fare la fame tra le rocce dell'Ossezia.
Fatta questa premessa, date un'occhiata qui...


Giovedi 8 settembre 2005 - La madre di tutti i polli

Il mondo oggi è intasato da associazioni e da comunicati stampa, e qualunque cosa fai scompare nel nulla mediatico.
Quindi, per dare una mano agli amici che volevano lanciare l'Islamic Anti-Defamation League e sfondare il muro di silenzio, si doveva fare qualcosa di veramente clamoroso.

Perché abbiamo scelto Aldo Torchiaro per fare la prima campagna congiunta di viral marketing islamo-neocon della storia?
Devo confessare che uno dei motivi principali è stata la faccia di Aldo Torchiaro. Sembra uno a cui potresti vendere il Colosseo due volte. Lo so, non bisogna giudicare le persone in base all'aspetto fisico, ma questa volta è innegabile che ci abbiamo indovinato oltre ogni aspettativa.
Mai ci saremmo attesi un successo di questa portata, senza aver dovuto spendere una lira.
Sapevamo solo che Aldo Torchiaro era fissato con il Campo Antimperialista, uno dei promotori (non l'unico) del Convegno di Chianciano. Ora, io ho scoperto che quelli che si fissano con il Campo Antimperialista sono molto simili a quelli che si fissano con gli UFO. Gli puoi spacciare la foto della pentola a pressione della nonna, dicendo che si tratta di un'astronave piena di extraterrestri.
Il colpo di genio (mi permetto di dirlo, perché l'idea non è stata mia) è venuto dopo il post in cui parlavo della denuncia sporta dagli organizzatori della Conferenza di Chianciano contro Aldo Torchiaro, che li accusava di comprare "tritolo, kalashnikov e berette nostrane."
Ora, c'è un meccanismo con cui puoi far scattare a comando un neocon: gli confezioni un complotto "islamo-comunista". È bastato mettere insieme le due cose: la IADL e i comunisti antimperialisti.
Per farlo, ci siamo dovuti arrampicare sugli specchi, inventandoci un presunto "incarico" dato dal Campo Antimperialista all'IADL. [Non tutti i materiali cui si fa riferimento qui sono reperibili ad oggi in rete. Esiste però un post che tratta della vicenda riportando un intero articolo, N.d.R.]
Era il nostro tallone d'Achille; sarebbe bastato chiedersi una cosa ovvia: come mai il Campo, che ha diversi avvocati propri, dovrebbe rivolgersi alla IADL; oppure, perché mai alla IADL avrebbero dovuto accettare un incarico da parte di un movimento che non c'entra niente con loro.
Infatti qualche commentatore più sveglio ha notato la cosa sul blog di Aldo Torchiaro, facendoci tremare per un momento.
Se Aldo Torchiaro fosse stato un vero giornalista, avrebbe mandato una mail chiedendo al Campo se fosse vera la storia dell'incarico. E tutta la beffa si sarebbe sgonfiata miseramente. Abbiamo confidato un po' avventatamente sulla sua stupidità, e bisogna dire che abbiamo avuto fortuna. Anche perché il linguaggio un po' contorto del messaggio di Halima Barre, e la frase un po' strana sulla "lunga corda" hanno sortito esattamente l'effetto sperato.
Aldo Torchiaro (e non solo lui) è inciampato come un toro infuriato. Su una lunga corda rosso saraceno.
Chiediamo scusa al Campo Antimperialista per averlo tirato in ballo senza il suo permesso, ma credo che si divertiranno anche loro.
Su una cosa il discepolo -Aldo Torchiaro- ha superato i suoi maestri, cioè noi.
È stato Aldo Torchiaro ad affermare con sicurezza che Halima Barre fosse la... figlia di Siad Barre, e quindi a imbastire un romanzo fantasy che collegava il Campo Antimperialista alle ruberie dittatoriali del presunto padre e addirittura all'omicidio della povera Ilaria Alpi. La quale però le notizie se le cercava davvero, invece di inventarsele.
Ora, come apprendiamo dal blog di Dacia Valent, Halima Barre semplicemente non esiste.
Per noi questa fantasiosa parentela è stata una ciliegina sulla torta, assolutamente non prevista.
Oggi, la Islamic Anti-Defamation League è uscita per sempre dall'anonimato.
Ora che è nota a mezzo mondo, potrà tornare alle proprie attività più serie, cioè a dare il proprio aiuto legale alle minoranze perseguitate.
Ma occhio, in qualsiasi momento può riaprire la cucina per polli, che funziona a pieno ritmo in Via Angelo Bargoni n. 8 – Roma, al 4° piano, tel. 06.87440137.
Si ringraziano sentitamente per il loro appoggio volontario:
  • Dacia Valent
  • Sherif
  • Halima Barre, chiunque sia (forse un brand registrato?)
  • me stesso, cioè Miguel Martinez
  • Greta Garbo
  • Abd al-Rahman Q.
  • Kanzi e Panbanisha
  • Abu Spartaco


per il loro appoggio involontario:

  • Campo Antimperialista
  • Comitati Iraq Libero
  • Guglielmo Maria Eugenio Rinaldini
  • Il Servizio Antitroll di Bynoi
  • Siad Barre
  • Il Pacco Umano
  • Serpica Naro
  • Alan Sokal
  • Léo Taxil
  • Giorgio Riboldi e Mariella Megna
  • Cesare Lombroso


per aver recitato con passione i ruoli che avevamo assegnato loro:

  • Aldo Torchiaro
    Pollo d'Oro, con menzione speciale per la frase:
    "Stiamo vincendo la madre di tutte le battaglie"

  • On. Gustavo Selva
    Pollo d'Argento, considerata anche l'età avanzata, con menzione speciale per la frase:
    "Bisognerebbe non far entrare in Italia questa gente che va nelle moschee a predicare la difesa del terrorismo in nome di Allah".

  • Mario Borghezio
    Pollo di Bronzo per aver affermato:
    "Pisanu deve accentuare l’attenzione su tali fenomeni, perché queste associazioni di solito rimandano ad ambienti strettamente connessi ai guerriglieri di Allah, perciò non vanno presi sottogamba"

  • Ettore Pirovano
    Pollo di Ferro per aver detto che il messaggio di Halima Barre è
    "il segno che l’Islam moderato bisogna andare a cercarlo col lanternino"

  • Maurizio Gasparri
    Pollo de Coccio per aver detto che occorre
    "monitorare a tappeto la rete"

  • Barbara Romano
    Pollo con Patatine per aver scritto:
    "Spediscono messaggi intimidatori, stilano liste di proscrizione e, quel che è peggio, lanciano la loro fatwa via Internet [...] Sono i legionari della Iadl: Islamic anti-defamation league"

  • Dott Maulana Shaykh Abdul Hadi Palazzi Abu Omar al-Shafi’i
    Pollo Ripieno
    Detto "Er Mormone", si fregia del titolo di Prof grazie a una cattedra all’ateneo di Velletri, città priva però di università; si proclama anche Gran Cancelliere dell'Ordine e Gran Precettore per la lingua italiana del Supremo Ordine Salomonico dei Principi del Shekal. Ha scritto:
    "Mi si dice che questa signora [la Halima Barre] sarebbe la figlia del defunto dittatore stragista Siad Barre, autore di efferati ed indiscriminati massacri nei confronti del popolo somalo"

  • L'Opinione
    la Madre di Tutti i Polli

  • La Padania
    il Pollaio Rustico

  • Libero
    il Pollaio Industriale

e, ovviamente, i seguenti blog:

  • Otimaster
    Pollo alla Creola per aver scritto in inglese questo splendido gioiello in solidarietà con Aldo Torchiaro:
    "With his courage and to the aid of the blogger that have fought against the censorship and to the threats of who want that Aldo Torchiaro same in Hush, police and the Italian government are inquiring to verify the crimes happened and they make the best to protect the journalist. This is the firs time that the italian blogger with their words obtain of being listens from the institutions and with the aid of newspapers "Libero" and "L’opinione" what they have made its also to acquaintance of the public opinion."

  • Freedomland
    Pollo alla diavola, per la grinta con cui ha scritto:
    "se hanno avuto solo per una attimo l'impressione che saremo stati bravi e buoni ad aspettare che facessero a pezzi la nostra cultura (che sulla libertà si basa), allora hanno sbagliato strada."

  • Shockandawe
    SuperPollo, per le maiuscole con cui ha scritto:
    "ALDO TORCHIARO ASPETTAMI: VENGO ANCH’IO!"

  • Napoorsocapo
    Pasticcio di Pollo, per aver messo in rete questo proclama:
    "Anc'hio [sic] esprimo solidarietà ad Aldo contro il proditorio attacco della Lega Ebraica Anti-Diffamazione!"

  • Orlando Furioso
    Gallo del Pollaio, per essersi distinto nel tacchinare qualunque interlocutrice donna sulle pagine di commento dei blog.

  • Herakleitos
    Pollo con anacardi, per la fantasia esotica con cui scrive:
    "tale Halima Barre che, non ce ne voglia, noi immaginiamo in burqa".

  • Il Megafono
    Pollo Lesso, perché si chiama "il Megafono" e ha scritto lapalissianamente:
    "Facciamo sentire la nostra voce".

  • Krillix
    Pollo Marinato, per la lunga elaborazione che sicuramente è stata necessaria per scrivere:
    "Solidarietà al compagno Torchiaro. L'ho ridetto. Noi siamo con lui e non abbiamo paura. Anche perché come dice Oriana Fallaci nel suo romanzo, Un Uomo: “La libertà è un dovere. Prima che un diritto è un dovere”.

  • Galileo
    Pollo ai Cinque Sapori, per gli arditi accostamenti sensoriali nella frase:
    "Bisogna fare rumore e mettere in luce la cosa"

  • Carlo Menegante
    Pollo allo Spiedo, per aver detto, decisamente in un altro contesto:
    "La prova che l'islam non è solo integralista e con le fette di kebab sugli occhi".

  • Tocque-ville
    Pollo in Fricassea, per aver messo insieme un po' tutto e tutti:
    "Aldo Torchiaro, con il quale -ripetiamo!- noi siamo d'accordo, ha ricevuto moltissimi attestati di stima dopo le aberranti minacce che la islamofascista Halima Barre gli ha rivolto via blog."

  • Gianmario Mariniello
    Pollo alla Fiamma, per il suo ruolo di dirigente nazionale di Azione Giovani e per la frase:
    "tolleranza zero con gli estremisti!"

  • Zivago
    Pollo alla Cacciatora, per le decise parole:
              "Se lo metta bene in testa Halima Barre"

  • Alcestis
    Pollo Piccante in Casseruola, per l'entusiasmo con cui scrive:
    "Abbiamo messo su una grandiosa squadra di supporters in tempi brevissimi, e la notizia si è diffusa ovunque!"
Si accettano offerte in denaro per la Islamic Anti-Defamation League da tutta questa "grandiosa squadra di supporters", da inviare sul conto: 16655037 Bancoposta, intestato a SCORE Italy.


Venerdi 9 settembre 2005 - Creare dieci, cento, mille Torchiaro?

Come abbiamo raccontato ieri, il caso Torchiaro è nato come maniera scherzosa per lanciare la IADL.
Ma il fatto che la beffa sia riuscita talmente bene mi ha fatto riflettere. Vale la pena di andare avanti su questa strada, scoperta per caso, ma bisogna anche differenziare
. L'Italia è piena di piccoli giornalisti che cercano di farsi strada.
Trovarli non è difficile.
Basta mescolare su Google termini come "terrore paura antrace", "valori occidente", "fanatici", "polizia sospetta", "distruggere duomo natale", "clandestini forse bomba", "crocifisso pericolo", "nostra civiltà rischio", "venditore accendini saltare aria vaticano", "veleno droga islam", "extracomunitario".
Vedrete quanti di questi animaletti schizzano fuori.
Manipolarli, come abbiamo visto, è facilissimo. Dovete pensare che abbiamo a che fare con gente molto semplice, che divide il mondo in due.
Da una parte ci sono i comunisti, gli zingari, il Campo Antimperialista (fondamentale), i marocchini, i nazisti, i pagani, i musulmani, i negri, i kamikaze e i pedofili.
Dall'altra ci sono i Valori dell'Occidente, i Nostri Ragazzi a Nassiriya, i Crocifissi, le discoteche, la Più Grande Scrittrice Italiana, la Libertà, la Superiore Civiltà, il Santo Padre, il prosciutto di Parma, il limoncello e Padre Pio.
Ora, suggerisco di creare una specie di generatore automatico di complotti con questi elementi.
Che so, c'è il marocchino che vuole uccidere il Papa per vendicare Hitler, e per farlo manda in giro dei lavavetri zingari militanti del Campo Antimperialista, che con la scusa di pulire la Papamobile ci infilano un aracnide velenoso consegnato loro dalle FARC colombiane.


Lo so che è improbabile come storia, ma questi qui, più è improbabile la storia, più si esaltano, e lo abbiamo visto.
Tanto, i marocchini e gli zingari, prima che possano querelare qualcuno, li avranno già belli che espulsi, quindi questi giornalisti credono che il cielo sia l'unico tetto alla loro fantasia.
complotti creati con il generatore automatico -esistono ottimi programmi anche in rete- e poi applicare la politica della corda lunga: cioè li lasciamo andare su su su, intervistando politici, riempiendo pagine di quotidiani con la loro fuffa.
Poi si tira la corda lunga della mongolfiera, come abbiamo fatto nel caso Torchiaro: con una semplice e-mail, siamo riusciti a far fare la figura del pollo al Ministro per le Comunicazioni e il presidente della Commissione Esteri della Camera, non so se mi spiego.
Uno dei motivi del successo dell'operazione Torchiaro è stato che abbiamo inserito un elemento assurdo: la supposta procura data dal Campo Antimperialista alla IADL. Una specie di fallacia logica.
In realtà, era stata un'improvvisazione, ma credo che sia importante in caso di future operazioni di questo tipo. Ci deve essere qualcosa che tradisca immediatamente il fatto che si tratta di una beffa, a una persona minimamente raziocinante. È giusto verso le persone ragionevoli -qualcuna ancora esiste- e serve poi a rendere ancora più ridicolo il pollo di turno, a operazione conclusa.
Quello che però mi preoccupa è la difficoltà di dimostrare poi che la cosa è partita da noi, e che era veramente una beffa.
Voglio dire, l'Italia oggi è piena di gente capace di credere davvero che ci sia il marocchino che vuole avvelenare il Papa con una Theraphosa blondi nella Papamobile.
Come si fa, secondo voi, a inserire una specie di marchio di provenienza per queste storie, un salame di Jacovitti? Come si fa a rendere sicura la "corda lunga", in modo che non si spezzi, e finisca poi che Pisanu per una storia del genere cacci tutti i Rom dall'Italia, compresi quelli che ci vivono da venti generazioni?


Mercoledi 14 settembre 2005 - Dopo la beffa, arriva il Complotto (I)

Questi anni hanno visto lo smantellamento della democrazia, trasformata in eurocrazie e natocrazie, guerre incessanti e la fine dello stato di diritto, per non parlare dello sfascio dello stato sociale in tutti i suoi aspetti, dalla scuola pubblica alle pensioni.
Eppure la gente rimane incredibilmente sotto controllo. Perché teme e quindi odia.
Teme e odia perché ogni giorno, sfruttando ogni possibile debolezza psicologica e luogo comune, c'è chi induce in noi una spaventosa fantasia che narra di mostri assetati di sangue alle frontiere. Loro, come gli alieni dei film di Carpenter, ci vogliono morti, punto e basta. E si avvicina sempre di più il giorno in cui ogni altra spiegazione diventerà reato, "apologia di terrorismo".
Ma gli alieni, poiché appartengono a una cultura inferiore, devono avere una guida, anzi una "cupola".


Ed è lì che da quattro anni a questa parte, i neocon e i loro seguaci ci instillano nella mente il delirio supremo, il Grande Complotto Islamonazicomunista, la nuova versione del Complotto Giudeoplutocomunista, che ripropone gli stessi, potenti elementi. L'esotico popolo-nemico, il nemico di destra che attira quelli di sinistra, e il nemico di sinistra che attira quelli di destra.
Il Complotto Islamonazicomunista è costituito da una pioggia incessante, quotidiana di falsificazioni.
Adesso voglio analizzare come si è costruita una piccola goccia di questa pioggia: il meccanismo non è molto diverso per tutte le altre (abbiamo visto, ad esempio, le fantasie di Claudia Passa su Saddam Hussein che, dal supercarcere in cui si trova, finanzierebbe le manifestazioni dei Disobbedienti italiani contro i Centri di Permanenza Temporanea).
Scusatemi se per fare questo lavoro di analisi sfrutto di nuovo il più insignificante e introvabile di tutti i quotidiani italiani, L'Opinione. Ma, come vi dicevo, stiamo parlando di una gocciolina. E poi, in fondo, questo blog ha una specie di rapporto simbiotico con il quotidiano di Arturo Diaconale.
Titola l'Opinione del 13 settembre, a pagina 5:
"Minacce di morte a Palazzi e agli islamici moderati".
E sotto:
Il nostro giornale al centro di un'offensiva di minacce da parte dell'estremismo islamico e delle quinte colonne italiane: i no global italiani di destra e di sinistra
Inquietante concomitanza con le campagne stampa per far mettere fuori legge il campo anti imperialista e i predicatori d'odio dei Fratelli Musulmani
Al centro, in alto, la foto cattivissima di Moreno Pasquinelli, fino all'anno scorso portavoce del Campo Antimperialista. Sotto, in grande, la foto del presunto minacciato, un certo Massimo Palazzi, anzi "Shaykh Abdul Hadi" Palazzi (a essere precisi, Dott Prof Shaykh Mawlana Abdul Hadi Massimo Palazzi Abu Omar al-Shafi'i), segretario di una "associazione musulmana moderata". Palazzi, intervistato da un certo Dimitri Buffa, racconta di come avrebbe fatto circolare un appello di solidarietà con Aldo Torchiaro contro la beffa che avevamo escogitato con la sua involontaria complicità.
Subito dopo, Palazzi sarebbe stato minacciato di morte sul "sito dei no global", Indymedia.
Questa minaccia sarebbe un tassello del Grande Complotto Islamonazicomunista:
in Italia è attivo un gruppo che si definisce Campo Antimperialista e che vuole fare dell'antisemitismo e dell'antiamericanismo il collante ideologico di un'alleanza strategica fra neonazisti, esponenti dell'ala più estrema del movimento no global e wahhabiti legati all'area dei "fratelli musulmani".
Palazzi tira in ballo, a vario titolo, l'UCOII e Dacia Valent, ma anche il sottoscritto e il suo blog. È significativo, dice infatti Palazzi, che questo blog
da un lato faccia propaganda a favore del Campo Antimperialista, e dall'altro inviti a versare contributi finanziari a favore dell'organizzazione della Valent.
Conclusione:
sarebbe opportuno che tanto l'Ucooi quanto il Campo Antimperialista venissero sciolti per legge.
Massimo Palazzi conclude con queste drammatiche parole, che ricordano da vicino quelle di Aldo Torchiaro prima che noi tirassimo la lunga corda scoprendo che era tutta una beffa:
Proprio per questo, se dovesse accadermi qualcosa di spiacevole, ritengo che le autorità saprebbero bene in quale direzione indagare. Da parte mia sia chiaro – non mi faccio intimidire. Le minacce di morte (su Indymedia o in altra sede) semmai contribuiscono a convincermi a perseverare nel mio impegno civile contro l'integralismo e contro il terrorismo. È un dovere morale cui non intendo sottrarmi. Non saranno certo quelle minacce farmi tacere.
Come vedete, c'è proprio tutto: c'è il coraggioso musulmano "diverso" che viene minacciato di morte perché conferma dall'interno i nostri più tenebrosi sospetti sull'Islam, c'è la temibile "ala più estrema del movimento no global" e ci sono i "neonazisti".
E ovviamente, come in ogni buon Complotto che si rispetti, ci sono Dacia Valent, il Campo Antimperialista, il sottoscritto, l'UCOII e il Pollo d'Oro in persona, il nostro simpatico ma precipitoso amico Aldo Torchiaro.
Adesso passeremo al microscopio questo complotto, perché ci insegna molto su tutti i complotti dei nostri tempi.
Mettetevi comodi.
C'è parecchio da dire, per cui l'articolo sarà in varie puntate. In compenso il divertimento è assicurato.


Mercoledì, 14 settembre 2005 - Dopo la beffa, arriva il Complotto (II)

Innanzitutto, cos'è il "sito no global" che avrebbe minacciato Palazzi?
Se Forza Italia dovesse un giorno scrivere "a morte Palazzi" sul proprio sito ufficiale, significherebbe effettivamente una presa di posizione da parte di una precisa organizzazione. Dicendo "sito", Dimitri Buffa quindi genera l'idea assolutamente falsa che qualche organizzazione no global avrebbe minacciato Palazzi.
Indymedia, invece, è un forum, dove chiunque può scrivere qualunque cosa con la garanzia dell'anonimato. E in effetti, si pubblicano diverse cose interessanti, ma anche moltissime schifezze.
Ci sono dei misteriosi amministratori che hanno il compito di censurare i post, comunque dopo che sono apparsi sul forum. Alcuni lo fanno lanciando una monetina. Altri decidono in base alle forme che assumono le macchie di vino sui loro mousepad. I più tetri, invece, lasciano passare qualunque cosa, tranne i post di qualche gruppetto di estrema sinistra loro rivale.
Va a finire, in genere, così: se posti un messaggio su Indymedia, nel giro di pochi minuti arriva il primo commento, firmato "hai rotto". Il signor (o la signora) "Hai rotto" ti chiama "nazi di m..." e fa un apprezzamento monolinea sulle abilità erotiche di tua madre.
A questo punto, arriva un secondo commentatore, con un nome tipo "hai rotto fottiti", che ti difende chiamando "hai rotto" un "fascio" e minacciando di sprangarlo.
Un istante dopo, arriva un terzo personaggio, forse sempre il primo commentatore, ma con un altro nick, che dice di sapere nome, cognome e indirizzo di "hai rotto fottiti", e che lo aspetterà sotto casa una di queste sere per sparargli.
Questo paradiso dei troll ricorda molto da vicino certi studenti di scuola media, intenti a esprimere le proprie opinioni con un pennarello nel gabinetto dei maschi (persone informate mi dicono che avviene oggi nel gabinetto delle femmine).
Visto l'assoluto anonimato, è difficile dire chi siano questi commentatori-troll. Forse sono veramente tutti studenti di scuola media. Forse sono gli stessi postatori che si insultano e si minacciano da soli per dare rilievo a quello che scrivono. O forse c'è un unico troll, eternamente attaccato al computer dopo essere stato piantato dal suo cane. Non lo sapremo mai.
Però c'è effettivamente un troll di Indymedia, anche se di tipo diverso, di cui conosciamo il nome. Un troll che nessuno degli amministratori ha mai censurato, per cui si potrebbe definire un attivo membro del forum di Indymedia.
Di questo troll Dimitri Buffa saggiamente evita di parlare. Perché si chiama Abdul Hadi Palazzi. Sì, proprio lui. Se avete seguito con interesse la vicenda della Madre di Tutti i Polli, vi ricorderete sicuramente del post di Aldo Torchiaro, quando scriveva:
"Democracybuilding. Mi scrive Abdul Palazzi [sic], voce dei musulmani d'Italia
Ricevo e pubblico, tra le centinaia di e mail pervenute al mio indirizzo dopo le intimidazioni della Iadl, una lettera che mi riempie di gioia. Quella del rappresentante dell'Assemblea dei musulmani d'Italia."
Da diversi mesi, questa "voce dei musulmani d'Italia", il Dott Prof Shaykh Mawlana Abdul Hadi Massimo Palazzi Abu Omar al-Shafi'i, Gran Cancelliere dell'Ordine e Gran Precettore per la lingua italiana del Supremo Ordine Salomonico dei Principi del Shekal va su Indymedia con grande regolarità, postando ogni volta una fotografia di se stesso, assieme a lunghi proclami.
Se volete farne la collezione, basta andare su Indymedia e cercare "Abdul Hadi".

Una tipica foto di se stesso che Palazzi posta su Indymedia

Ora, Palazzi è uno di quei meravigliosi avventurieri che rendono particolare l'Italia, come il Mago Otelma o Guglielmo Maria Eugenio Rinaldini, il padre dell'Astrofinanza. Sulle esilaranti vicende di Palazzi, vi invito a leggere gli articoli di Francesca Russo.
Massimo Palazzi l'ho conosciuto quando aveva appena sedici anni, e girava con i capelli tagliati corti e una camicia bianca, cercando proseliti per la religione dei Mormoni. Ogni tanto mi giungeva notizia della sua conversione a qualche nuova fede (temo di aver perso il conto di quante), tra cui, ultimamente l'Islam.
Come musulmano, Palazzi iniziò come aggressivo sostenitore della più gretta ortodossia wahhabita, diventando poi critico altrettanto rabbioso dell'eresia wahhabita. Nei primi anni Novanta, la rivista di cui Palazzi era redattore capo, Comunità Islamica, ancora riportava frasi come questa nei suoi editoriali:
"Nessun musulmano potrà mai accettare che anche solo una zolla di TERRA SANTA formi oggetto di mercanteggiamento e sia venduta a prezzo vile e che sia riconosciuta la legittimità della presenza sionista in Palestina."
Poco dopo, e sempre con lo stesso stile scomunicatorio (la definizione è di Francesca Russo), Palazzi si trasformò nel primo (e per ora unico) musulmano sionista d'Italia.
Ma non "sionista" nel senso di qualcuno che critica Hamas perché non accetta l'esistenza dello stato d'Israele. No, sionista nel senso che insulta ferocemente Sharon perché non precede all'espulsione dei nativi palestinesi. I suoi esagitati proclami in materia, una specie di fatwa contro il povero Roberto Benigni e i ripetuti attacchi al Papa, gli hanno meritato, chi sa perché, l'appellativo di musulmano moderato.
Un tempo, Palazzi era solito aggiungere a questo vago titolo quello di "segretario dell'Associazione Musulmani Italiani", finché una serie di diffide da parte dei legali di tale Associazione lo hanno costretto a inventarsi un nuovo movimento, con cambiamento delle vocali: l'Associazione Musulmana Italiana. In questo modo, poteva ancora presentarsi con la sigla AMI. Adesso pare che l'AMI abbia avuto una nuova metamorfosi, dopo un provvedimento d'urgenza del Tribunale di Roma del 15 novembre 2004 a favore della vera AMI: Palazzi parla di una "Assemblea" Musulmana d'Italia, o AMdI.
Palazzi si fregia del titolo di "Professore" e dichiara di insegnare all'università di Velletri. Curiosamente, come dimostra Francesca Russo, l'unica facoltà universitaria esistente a Velletri, all'epoca in cui Palazzi ha cominciato a vantarsi di tale incarico, era quella di enologia. Insomma, o il titolo è inventato, oppure c'è un musulmano che insegna agli italiani come fare il vino. Beh, immagino che anche in Corea ci sia qualche intraprendente compaesano di Palazzi che insegna ai locali come si cucinano i cani.
Più sicuro è il fatto che Palazzi svolge una professione che possiamo definire democratica: concedendo titoli nobiliari, estende infatti a persone senza una goccia di sangue blu la piacevole sensazione di appartenere a un'élite.
Ora, cosa succede quando Palazzi incontra Indymedia? Non sempre per chiedere la messa fuorilegge di qualche organizzazione di sinistra, o la deportazione dei palestinesi. Più innocuamente, Palazzi è andato su Indymedia anche per dare un annuncio professionale. Un funzionario della Marina militare, tale Giovanni Dell'Orco, dall'aria assai mite, aveva appena acquistato da Palazzi
"il grado di Cavaliere d'Onore dei Principi Salomonici di Shekal, con diritto a fregiarsi dello Scudo, della Fascia e del Berretto Shekal di Primo Grado"
Il prezzo non viene specificato, ma il tempo e il luogo della concessione sì:
"Dato presso il manto della regalità di Salomone, all'Oriente di Roma, nella Valle del Tevere, il lunedì 9 Shawwal 1425 dell'h., 22 novembre 2004 e. v., 9 Kislev 5765 di v. l."
Se su Indymedia, persino la gente seria viene trattata a pesci in faccia, non è difficile quindi immaginarsi come vengano trattati i proclami di Mawlana (probabilmente il suo titolo preferito, significa all'incirca "Maestro Spirituale").
Citiamo un unico esempio, relativamente inoffensivo, tra le decine che si possono leggere in coda a ogni suo post:
"pala' ma nvedi d'anna fan culo? maula' =cozza"
L'altro giorno, Palazzi mette su Indymedia il post del suo (e ormai nostro) amico Aldo Torchiaro. Si tratta dell'ultimo, prima che tirassimo la lunga corda, proprio quello che inizia con le mitiche parole "CIVILTA'. UNITI SI VINCE, LA LEZIONE CHE RIMARRA' Li abbiamo letteralmente MESSI IN FUGA.", e che ha meritato a Torchiaro il Pollo d'Oro. Ma quella è un'altra storia.
Tra le risposte al post di Palazzi, Spernacchiapanzoni scrive:
Shaykh Abdul Hadi Palazzi?
PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!
Un altro troll, più truce, scrive: "Uccidere Palazzi ora e subito ma tu guarda sto panzone se non si fa i cazzi suoi".
Ma, soprattutto, qualcuno posta un'immagine, che linko qui (dal forum di Indymedia) esclusivamente a titolo di documentazione, perché ci aiuta a inquadrare molto meglio il caso nel suo contesto:



Se volete il mio parere, non è il massimo della genialità, e credo che la dica lunga sul livello dei troll pubescenti di Indymedia.
Mentre la reazione di Palazzi la dice lunga su Palazzi.
Infatti, sembra che Palazzi abbia interpretata questa come una minaccia di morte per annegamento. Anche se, per banali motivi fisici, sarebbe alquanto difficile capovolgere la non indifferente mole del Dott Prof Shaykh Mawlana per eseguire una tale condanna a morte.
Cosa fa Palazzi quando qualcuno minaccia di tirare la catena (o, se preferite, la lunga corda)?
Fa quello che farebbe qualunque amico di Torchiaro: si rivolge all'Opinione.


Giovedi 15 settembre 2005 - Dopo la beffa, arriva il Complotto (III)

...Quindi, abbiamo un pittoresco personaggio che va su un forum aperto a tutti per raccontare di come distribuisce titoli nobiliari, e qualche animo poco sensibile ai valori aristocratici che invita, in maniera assai volgare, a tirare lo sciacquone sullo stesso personaggio.
Esiste qualcuno in grado di trasformare il piombo in oro, prendendo questa storia e facendone un articolo che occupi quasi tutta la pagina di un quotidiano, in cui si denunciano complotti che coinvolgono i no global, i fondamentalisti islamici e neonazisti?
La risposta è sì, se il giornalista si chiama Dimitri Buffa.

Massimo Palazzi, Dimitri Buffa, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Evidentemente per non inimicarsi ulteriormente il pubblico di Indymedia,
Palazzi adesso posta questa immagine tagliando via i due estremisti di destra
condannati per la strage di Bologna con una discussa sentenza

Il mio primo, meteorico impatto con Dimitri Buffa risale a tre anni fa, quando mi hanno segnalato un suo articolo, o se preferite tre articoli perfettamente identici usciti lo stesso giorno su La Padania, Libero e L'Opinione, in cui parlava di un certo "Miguel M.", ex-membro di Nuova Acropoli, che era appena arrivato in Italia da Marsiglia, e che si apprestava a radere al suolo la città di Firenze, assieme ai militanti del Partito Marxista Leninista Italiano.
Ora, io a Marsiglia ci sono stato per alcune ore in tutta la mia vita, e non ho mai conosciuto un militante del PMLI; infine la città di Firenze, come può constatare qualunque visitatore, sta ancora in piedi.
Però non conosco nessun altro Miguel M. che viva in Italia e sia uscito dalla piccola e molto pacifica setta neoteosofica Nuova Acropoli, come racconto abbondantemente sul mio sito.
L'articolo, non a caso, era accompagnato da un'intervista a Palazzi. Palazzi parlava e straparlava di me da mesi, sulla sua mailing list, a causa di un breve articolo che avevo scritto su di lui, sul mio sito, nell'autunno del 2001.
Da allora, Palazzi presume che ogni parola critica nei suoi confronti provenga da me, come si può vedere girando per Indymedia. Anzi, ribadisce il concetto proprio nell'intervista all'Opinione,: "sono da anni al centro di una campagna diffamatoria scatenata contro di me", dice. E scatenata, a suo dire, proprio dal sottoscritto, descritto -un po' bizzarramente- come un "estremista di destra". Purtroppo Palazzi non riesce a capire che lui mi sta, in fondo, simpatico: altrimenti, perché mai scriverei di lui?
Non è facile capire cosa ci sia nella testa di un giornalista come Dimitri Buffa. Le foto ci mostrano un ometto di età indefinita (in realtà, come me, si avvicina al mezzo secolo), che sembra insieme prematuramente invecchiato e un po' imberbe.
Lo potremmo definire disprassico già in fotografia; ma chi lo ha conosciuto dal vivo ci assicura che lo sembra ancora di più nella realtà.
Eppure gli aforismi che dissemina per la rete ci mostrano un personaggio che vorrebbe, almeno, apparire in tutt'altro modo.
Il suo blog drusillo.ilcannocchiale.it presenta un numero molto ridotto di post, tutti assai brevi.
Il post inaugurale contiene una minaccia a capo di stato estero, esplicita almeno quanto quella di cui si lamenta Palazzi, anche se meno volgare:
"Drusillo studia ebraico on line alle 5 del mattino di ogni venerdi
Shalom Drusillo e amy Israel chai
Drusillo entrerà nel Mossad e ammazzerà tutti i terroristi del mondo a partire dal nuovo presidente iraniano "
Drusillo-Buffa proviene dalla tifoseria della Lazio e dal Secolo d'Italia, un quotidiano su cui non credo abbiano scritto molti ebrei, per cui è improbabile che questa passione per la lingua ebraica abbia motivi familiari, nonostante quello che sembra un suffisso possessivo apposto al primo sostantivo dello strano costrutto.
Ritroviamo il binomio omicido-sveglia antelucana anche in un altro post, dove però bara un po', lasciando intendere che si svegli alle cinque tutte le mattine e non solo il venerdì:
"prendiamoci la responsabilità di far loro vedere chi siamo noi
gente che si alza alle cinque del mattino come me per studiare l'ebraico, non poveri idioti nulla facenti
il mondo sarà nostro e loro moriranno tutti in carcere o con gli omicidi mirati delle forze di sicurezza anglo-israelo-americane"
Uno così non può che avere idee chiare sui pacifisti:
" E che gli chiediamo a fare di essere laici e moderati agli islamici se poi le vere merde sono le zecche che abbiamo in casa?"
"Zecche", ricordiamo, è il termine in uso tra la parte più politicizzata della tifoseria laziale per definire chi ha idee di sinistra.
Dimitri Buffa ha una grande capacità di sintesi. Così, in poche righe, scrivendo sul blog di Arturo Diaconale, Buffa riesce a esprimere contemporaneamente ben quattro concetti diversi:
a) che vuole andare alla marcia per la pace ad Assisi (come suggeriva provocatoriamente lo stesso Diaconale);
b) vuole però la scorta perché ha paura;
c) vuole l'elmetto e le armi perché vuole fare la guerra
d) e rievoca, nell'ultima frase, le proprie radici storiche, che sono marcatamente non ebraiche.
"Voglio la scorta, quelli che marciano per la pace ad Assisi l'11 settembre fianchegiano anche il terrorismo islamico a tempo perso,. guarda quelli di carovana Palestina che hanno raccolto fondi per Hamas. Se siamo in guerra voglio le armi anche io e l'elmetto
libro e moschetto antiterrorismo islamico perfetto
Drusillo"
Evidentemente qualcuno deve avergli combinato un simpatico scherzo, se nel suo post più recente Drusillo scrive, in stile decisamente indymediano (e con un rimando letterario, forse non intenzionale, all'agente Catarella del commissariato di Vigata):
"Mi vedo costretto, dall'infamia di un blogger provocatore e pezzo di merda cui intendo rompere il culo anche legalmente di persona e che ha le corna, avendomi indicato come aderente a una qualsivoglia campagna di boicottaggio contro Israele, a smentire questo ridicolo assunto."
Ricordiamo che Buffa è uscito dall'adolescenza, almeno anagraficamente, oltre un quarto di secolo fa. Ma la tastiera, evidentemente, permette a molti di ritrovare slanci perduti.
Negli stessi articoli-fotocopia del 29 ottobre 2002 in cui attaccava me, Dimitri Buffa cominciò a prendere di mira un pacifico medico omeopata di origini siriane. Come me, questo medico era entrato in conflitto con Palazzi, anche se per motivi molto diversi: io, che non avevo subito alcun torto da Palazzi, avevo semplicemente raccontato in maniera quasi affettuosa le singolari vicende di un personaggio divertente; mentre il medico aveva avuto occasione di conoscere un altro lato di Palazzi, assai meno divertente, su cui sorvolo.
Buffa, nel suo articolo-fotocopia e in altri successivi, faceva capire che, secondo segretissimi rapporti che non meglio precisati servizi avrebbero consegnato solo a lui, questo signore stava comprando l'acqua potabile di tutta l'Italia per avvelenarla.
Ci si è messo in seguito anche Palazzi, parlando di sospette "esercitazioni di astensione dall'acqua del rubinetto e di acquisto di scorte d'acqua minerale da parte di alcune strutture lombarde della rete dei 'fratelli musulmani' ".
Anche premesso che una persona moderatamente benestante possa comprarsi tutta l'acqua potabile d'Italia, rimane da chiedersi come si facciano gli avvelenamenti omeopatici.
Presumiamo che si debba procedere così.
Si mette l'acqua d'Italia in un posto ben nascosto; seguendo i principi di Hahnemann, ci si introducono pochissime gocce di un prodotto antiveleno, e si mettono molti, ma molti terroristi a scuotere energicamente il tutto. Una flotta di camion di al Qaeda distribuisce l'acqua alla popolazione italiana, ridotta nel frattempo a bere Coca Cola e vino.
Nella logica delle persone semplici, chi terrorizza le persone -diffondendo simili voci- dovrebbe essere considerato un terrorista.
Ma noi non siamo persone semplici, e quindi non chiameremo Buffa e Palazzi "terroristi".
Comunque sia, appena due giorni dopo aver lanciato la campagna sull'avvelenamento idrico -come abbiamo visto su ben tre quotidiani con articoli-fotocopia identici anche nelle virgole- Abdul Hadi Palazzi ha premiato Dimitri Buffa, nominandolo "Cavaliere d'Onore dei Principi Salomonici di Shekal, con diritto a fregiarsi dello Scudo, della Fascia e del Berretto del [sic] Shekal di Primo Grado."

Dimitri Buffa, ancora senza scudo, fascia e berretto, diventa Cavaliere del Shekal
(sul diploma la "h" è stata pietosamente abolita, mentre compare sul comunicato)

Nel caso ci fosse qualche dubbio sul motivo per cui Dimitri Buffa aveva acquisito il diritto di girare per Roma con lo Scudo del Shekal, il testo del conferimento precisa che è:
"per la dedizione all'informazione corretta, alla disintossicazione degli estremisti, allo sradicamento del pregiudizio".
Questa dedizione all'informazione corretta è arrivata alla fine al tribunale di Monza, sezione di Desio.
Buffa ha chiamato come testimone un presunto generale dei carabinieri, esperto di cose segretissime.
Il giudice, quando nel luglio scorso ha condannato Buffa e il direttore responsabile di Libero per diffamazione, con pagamento di un consistente indennizzo alla parte lesa e alle spese legali, non deve aver gradito molto il fatto che i carabinieri, interpellati, abbiano risposto che non esiste alcun ufficiale dei carabinieri, né in servizio né in congedo, con il nome del presunto testimone citato da Buffa.
Ma cercando di capire meglio la personalità di Dimitri Buffa ho scoperto un aspetto profondamente inquietante, che riguarda da vicino alcune vicende che abbiamo seguito tutti in queste settimane.
Sarà l'oggetto del prossimo post.


Sabato 17 settembre 2005 - Dopo la beffa, arriva il Complotto (IV)

Lettera aperta ad Arturo Diaconale, Direttore dell'Opinione

Caro Arturo,
Credo che ci possiamo dare del tu, visto il nostro ormai pluriennale rapporto. Sono, infatti, il terrorista islamonazicomunista preferito del tuo giornale. Inoltre, io ho un semplice blog, mentre tu dirigi il San Marino dei quotidiani italiani, per cui tra piccoli ci capiamo.
So di non rubarti tempo, visto che il tuo giornale ha dedicato molte ore di lavoro dei suoi giornalisti a me, per spiegare ad esempio come io abbia progettato nel lontano 2002 di mettere a ferro e fuoco Firenze, e adesso per spiegare che io sarei al centro di una campagna per unire l'ala estrema dei no global, il Campo Antimperialista, l'onorevole Dacia Valent, Indymedia, l'Ucoii e i neonazisti di tutto il mondo contro un simpatico signore romano che dispensa presunti titoli nobiliari somali.
Ricordiamo che il signore in questione ha dispensato il titolo di Cavaliere dello Shekal anche a qualche tuo giornalista.Mi dicono che il tuo giornale chiude alle quattro del pomeriggio, per cui hai sicuramente molto tempo per leggermi.
Inoltre, visto che tutti in questo periodo parlano di avvocati, preciso che non ho alcuna intenzione di denunciare il tuo giornale per l'ultimo articolo che hai fatto pubblicare sul mio conto.
Ti scrivo per un altro motivo.
Alcuni giorni fa, un tuo giornalista, Aldo Torchiaro, ha scritto, in base a conclusioni tratte da un giro di alcuni minuti su Internet, che un'associazione perfettamente legale in Italia avrebbe usato alcuni soldi per comprare "tritolo, kalashnikov e berette nostrane" per i "tagliagole di al-Zarqawi".
Con dieci ulteriori minuti spesi su Internet, Torchiaro avrebbe scoperto che l'associazione in questione è totalmente contraria alla politica di al-Zarqawi.
Ma anche se non lo fosse, non sarebbe facile fargli pervenire i soldi.
Infatti, nemmeno la CIA sa dove si trovi, o se esista, al-Zarqawi (hanno distrutto una città di 300.000 abitanti solo perché accusata di ospitarlo, e lui non c'era). I soldi in questione si trovano tutti su un conto in Italia, bloccati da un'inchiesta della magistratura. Solo dopo che Torchiaro aveva scritto quelle parole (e un analogo articolo sull'Opinione), la magistratura ha dissequestrato il conto, non avendovi trovato nulla di illegale.
Proprio ieri, invece, sull'Opinione Aldo Torchiaro ha collegato, come "coincidenze inquietanti", l'esplosione di una bomba-souvenir (gli stessi inquirenti escludono che sia stato un atto di terrorismo) nella caserma dei carabinieri di Latina, con il fatto che sempre a Latina dovrebbe tenere un comizio Gianfranco Fini, e questo con il fatto che fosse stato Fini a negare i visti per il convegno di Chianciano sulla resistenza irachena.
Preso dall'eccitazione, Torchiaro ha perso così di vista una "coincidenza" molto più preoccupante: Gianfranco Fini è stato l'unico uomo politico di destra a contraddire il cardinale Ruini sulla procreazione medicalmente assistita. Per un giornalista che pretende di essere "laico", è un'omissione gravissima.

Inquietanti coincidenze. Perché Aldo Torchiaro cerca di insabbiare la pista clericale?

Mi sono chiesto perché un giornalista, certo dal carattere focoso e facile da ingannare ma sicuramente non di animo malvagio -come si vede chiaramente dalla foto sul suo blog- possa prendere tali cantonate (voglio ritenerlo in buona fede, escludendo che egli cerchi deliberatamente di coprire manovre clericali).
Adesso credo di capire.
Tu e io conosciamo ormai bene le condizioni di Dimitri Buffa (il Cavaliere dello Shekal), e quindi ci possiamo capire al volo. Nel caso non ne fossi pienamente al corrente, puoi andare a vedere sul suo blog, che viene linkato direttamente dalla home page del quotidiano che tu dirigi.

Dimitri Buffa si presenta senza occhiali su un forum del Partito Radicale

Ora, su quel blog leggo una frase che mi ha fatto gelare il sangue. In un recente post, Dimitri Buffa sostiene l'esistenza di una "campagna di minacce di delegittimazione" contro certi giornalisti,

"a cominciare da Aldo Torchiaro, mio sottoposto a L'opinione, minacciato dalla figlia di Siad Barre per conto della Islamic anti defamation league"
Tu starai sicuramente ridendo, pensando alla beffa in cui è caduto Torchiaro per mano dell'inesistente "figlia di Siad Barre".
Io invece sono rimasto profondamente colpito dall'espressione "Aldo Torchiaro, mio sottoposto".
Come sai -perché lo hai fatto pubblicare sull'Opinione- io ho passato diversi anni in una setta.
Uno degli aspetti più profondamente negativi di ogni setta consiste proprio nel meccanismo gerarchico, che permette a persone limitate, o con disturbi psicologici, di sentirsi realizzate per il solo fatto che altre persone siano loro "sottoposte".
Questo innesca un meccanismo terribile, in cui il sottoposto può commettere anche follie pur di somigliare appunto a chi lo sottomette; mentre colui che sottomette vive nella perenne paura di venire superato da qualcuno più intelligente o meno turbato di lui.
E così, chi si trova in posizione dominante gareggia con il proprio sottoposto nel farsi notare: il risultato non può che essere una catastrofica gara di autodistruzione, tra dominante e dominato.
Nelle parole di Dimitri Buffa, ne riconosco tutti i sintomi. Credo che sia urgente, per la salute del tuo giornale, di Aldo e dello stesso Buffa risolvere il problema, prima che sia troppo tardi.
Senza giri di parole: devi liberare Aldo.
Non si può permettere che Aldo continui a passare gli anni migliori della sua vita inventandosi scoop che rendono ridicoli sia lui che il tuo giornale, solo per imitare e compiacere il suo superiore, che si dedica nel contempo alle più folli invenzioni pur di mantenere l'altro nella sua posizione di sottoposto.
Non sto dicendo che il vostro giornale non debba più occuparsi del mio blog, o il mio blog del vostro giornale: come dicevo, tra piccoli ci capiamo.
Suggerisco semplicemente di dividersi i compiti; vorrei che da ora in poi a occuparsi di me fosse esclusivamente Aldo Torchiaro. Mi sentirei più tranquillo in sua compagnia che in quella di Buffa, come -penso- chiunque.
E sarei anche disposto a raccontare a Torchiaro tutto della vita di un traduttore di manuali tecnici. Un traduttore di manuali tecnici che, per inquietante coincidenza, ha anche visitato New Orleans pochi decenni prima che Katrina la distruggesse.
In attesa delle tue decisioni, permettimi di esprimere tutta la mia

SOLIDARIETA' AD ALDO TORCHIARO!


Giovedi 22 settembre 2005 - Aldo Torchiaro entra nella nostra famiglia

La buona notizia è che la piccola cena tra lettori di questo blog si è guadagnata ben tre articoli sulla stampa nazionale [i cui testi sono per intero riportati nei commenti al post originale, N.d.R.].
La brutta notizia è che tutti e tre gli articoli, come ci segnala un anonimo commentatore a questo blog, sono usciti lo stesso giorno, e tutti sul San Marino dei quotidiani, l'Opinione. E sono proprio un articolo a testa: uno del Cavaliere dello Shekal Dimitri Buffa, uno del Pollo d'Oro Aldo Torchiaro e uno di Massimo "Abdul Hadi" Palazzi, erogatore di titoli nobiliari della Repubblica Democratica Somala.
Non mi dispiace affatto, anche se avrei preferito qualche organo di stampa più importante, come ad esempio Il Sabato di Imola. Comunque, come avevo già scritto, tra piccoli ci capiamo.
Sostanzialmente, si tratta di una vendetta dei tre per la beffa che ha fatto di Aldo Torchiaro il Pollo d'Oro dell'anno.
Qualcuno potrebbe obiettare che un quotidiano non va usato per piccole vendette personali incomprensibili ai lettori. Se si trattasse del Sabato di Imola sarei d'accordo. Ma i lettori dell'Opinione -cioè io, i redattori e qualche loro amico- seguono ormai più o meno tutti questo blog, e quindi sono perfettamente informati dei fatti.
La nostra cena viene citata (con un brano preso pari pari da questo blog) per un motivo che potremmo definire umoristico:
Poi la proposta per compensare la mancata due giorni a Chianciano, paese noto per le terme e per trasformare il fegato da malato in sano, con una sana abboffata di estremisti in pizzeria, magari a spese degli ignari finanziatori del terrorismo iracheno: "Non mancate, in margine, potremmo anche organizzare una cena tra i commentatori più assidui di questo blog, che ne dite?". Certo che se questa area antagonista dell'occidente è tutta messa così allora tutto sommato si capisce perché la polizia li sottovaluti e li lasci giocare ai tifosi del terrorismo e a bruciare bandiere statunitensi e israeliane: certi cani abbaiano, e lo fanno in modo disgustoso, ma non mordono niente. Insomma fanno stragi e fanno macelli ma solo col vino de li Castelli.
Se fosse così a fare la figura dei polli, anche se meno dei quarantaquattro deputati americani, sarebbero proprio i giornalisti che hanno sparato titoli sconvolgenti sul "convegno dei terroristi". Per citare un giornale a caso, cioè L'Opinione: "Affondo di Pisanu contro il terrorismo. Campo Antimperialista legato ad Al Qaeda?", oppure "“È un network terrorista”. Antimperialisti nel mirino." O un blog a caso, cioè quello di Aldo Torchiaro, che parla della "madre di tutte le battaglie".
Lasciamo anche perdere il fatto che il convegno di Roma ha come scopo quello di rilanciare l'idea originaria: un convegno con i rappresentanti della resistenza irachena.
Nessuno ha pensato di invitare alla nostra cena gli organizzatori o i relatori del Convegno, i quali non ne sanno nulla. Ma L'Opinione, come Cronaca Vera (se ci è permesso confrontare il San Marino di Arturo Diaconale con una pubblicazione infinitamente più importante) non sarebbe se stesso, se badasse ai banali fatti.
Comunque credo sia importante lasciare a Buffa e Palazzi la loro battuta. Dà un senso di allegria, e i tre ne hanno certamente bisogno. A noi non costa niente.
Torchiaro invece non ci arriva a una simile battuta. L'ultima pista che sta inseguendo è quella di un messaggio apparso su qualche forum, presumibilmente in lingua araba, che reca la firma del principe dei troll telematici, Abu Musab al-Zarqawi. Per fare messaggi a firma di al-Zarqawi basta una conoscenza superficiale della lingua araba (comune a oltre 200 milioni di persone) e una connessione modem. Non c'è bisogno dell'ADSL, né -ovviamente- di essere al-Zarqawi, che secondo molte fonti è morto, secondo altri non esiste.
In ogni caso, è una balla che la faccenda sia "documentabile", come scrive Aldo Torchiaro. Se Torchiaro avesse l'IP di al-Zarqawi, avrebbe incassato la taglia del secolo e si sarebbe potuto permettere di mandare a quel paese una volta per tutte Dimitri Buffa .
Il Principe dei Troll (un po' come i vari "spernacchiapanzoni" di Indymedia) avrebbe postato -non si sa dove o quando- un messaggio in cui direbbe ai propri lettori di non uccidere i seguaci dell'ayatollah al-Baghdadi. Basta questo post in uno sconosciuto forum, perché al-Baghdadi diventi, per una serie folle di proprietà transitive, "l'ambasciatore di Bin Laden", e anzi, "un uomo di Al Qaeda in piena regola ­ e con pieni poteri."
In sostanza si tratta dell'approccio draculiano, caro ai complottisti di estrema destra e sinistra, oltre che ai Torchiari. La alqaedicità, come il vampirismo, si trasmette per contatto: basta una piccola, quasi impercettibile puntura, e lungo tutta la catena che va dalla Transilvania a Roma si mantiene con uguale forza, o "pieni poteri", in ogni contaminato.

Una recente foto segnaletica di Abu Musab al-Zarqawi, per una volta senza la sua mitica tastiera.

Da buon terrorista islamonazicomunista, io ho un collo che sembra ormai una gruviera. Per cui concedetemi il piacere di far entrare nella nostra famiglia anche l'ottimo Aldo Torchiaro, il cui sguardo già sembra predisporlo bene.
Perciò, faccio il seguente comunicato pubblico: per favore, non fate più dispetti ad Aldo Torchiaro. Lo dice proprio Miguel Martinez, amico degli organizzatori del convegno di Chianciano, a cui avrebbe dovuto partecipare al-Baghdadi, che a sua volta...
Mentre Aldo inizia a sentire quello strano prurito sul collo che noi ben conosciamo, passiamo a un'ultima questione.
Il fatto che Buffa, Torchiaro e Palazzi finora non abbiano mai scritto nulla di divertente, e che quando lo hanno fatto, hanno detto tutti e due la stessa battuta (quella sulla nostra modesta cena), ci obbliga a porci una domanda seria: quanti neocon ci vogliono per inventare una battuta?
La risposta è, almeno tre: Palazzi, Buffa e -dietro le quinte- il direttore dell'Opinione Arturo Diaconale.


Sabato 17 dicembre 2005 - Torchiaro è libero!

Alcuni mesi fa [il 22 settembre 2005] abbiamo rivolto un vibrante appello ad Arturo Diaconale, direttore dell'Opinione, perché liberasse il nostro amico Aldo Torchiaro dalla tremenda sudditanza a Dimitri Buffa, il suo capo nel Sanmarino dei quotidiani italiani.
Noi avevamo un rapporto di particolare stima con Aldo Torchiaro, avendolo insignito con il premio Pollo d'Oro 2005 per alcune sue eroiche imprese giornalistiche.
Sembra che Diaconale abbia ascoltato la nostra richiesta.
A quanto si dice in giro, infatti, Torchiaro adesso è stato liberato, non solo da Buffa, ma anche dal proprio posto di lavoro presso L'Opinione e pure da quello presso Il Riformista.
O, se si preferisce, L'Opinione e Il Riformista si sono liberati di lui.
Il solito problema dei farisei, che non apprezzano i grandi inventori e i romanzieri surreali.
Attualmente pare che chi lo stima possa seguire Aldo Torchiaro solo su qualcosa che si chiama "Nessuno TV" dove -secondo i maligni- presterebbe il proprio lavoro a titolo gratuito.
Probabilmente hanno frainteso l'espressione "Nessuno paga Torchiaro".
Mentre apprezziamo il fatto che Diaconale abbia concesso la libertà a Torchiaro, crediamo che potrebbe fare un ulteriore gesto di bontà natalizia trasferendo a Buffa lo stipendio di Torchiaro, visto che il Cavaliere del Shekal sembra versare in condizioni finanziarie drammatiche.
Buffa non ha certo più l'età per ricominciare tutto daccapo.
Inoltre, il tempo stringe: tra poco più di una settimana, come abbiamo documentato in una tragica immagine, Buffa rischia di dover mangiare il proprio gatto per il pranzo di Natale.
Anche Diaconale faccia la sua.


Giovedi 6 aprile 2006 - Colti sul fatto

Lo scontro di civiltà viene costruito non su complessi ragionamenti, ma su racconti personali e immagini che colpiscono il livello più viscerale dell'essere umano, e che suscitano un clima di odio in grado di giustificare guerre, espulsioni e massacri.
Ogni tanto si riesce a cogliere gli impiegati dell'orwelliano Ministero della Verità al lavoro. È successo, ad esempio, con i gay palestinesi "rifugiati in Israele" per le false dichiarazioni attribuite a Martin Luther King e in parte anche per "l'afghano convertito".
Adesso abbiamo un caso nuovo.
Andate in cucina e preparatevi un buon tè, perché questo è un post lungo.

Una targa polverosa. Probabilmente anche a voi sarà arrivata una sequenza di immagini in cui si vede un bambino che si fa passare sopra il braccio la ruota di una vecchia auto, con una polverosa targa di Tehran.
Si tratta di un reportage di un'agenzia iraniana, che racconta di uno di quegli spericolati mestieri che caratterizzano il Terzo Mondo.
Un anno fa, a Città del Messico, mi ricordo di un ragazzo che è salito in metropolitana a torso nudo, ha steso per terra una coperta piena di cocci di vetri e ci si è rotolato sopra, mentre il suo socio raccoglieva l'elemosina dei passeggeri.
L'ottimo Alessandro, gran conoscitore della lingua farsi, ci racconta:
Ho trovato il riferimento più completo sul blog persiano newdialog, che riporta la testimonianza oculare di Said Farzane, giornalista dell'agenzia Ilna.
Il bimbo si chiama Amir Hasan ed è un bambino sui sei-sette anni, probabilmente orfano, che vive in quella stessa macchina che gli passa sul braccio. Il bambino è stato brevemente sentito dal giornalista (ovviamente a pagamento); l'uomo che lo sfrutta, organizza questi spettacoli illegali in piccole piazze del sud di Tehran e seda il dolore al braccio del bambino somministrandogli non meglio precisate compresse antalgiche (personalamente, credo più probabile che sia oppio, vista la reperibilità e l'economicità).
Non credo che la sua attività, ora che è stata denunciata, durerà ancora molto.
La fisionomia fa pensare che il bambino sia un Rom o "zingaro", che svolge una delle attività circensi con cui questo popolo riesce a sopravvivere come fuoricasta; e il ciclo vizioso che promuove il degrado dei Rom funziona anche in Iran con la solita, spietata precisione.
Curiosamente, vengono chiamati Ghorbati, dall'arabo gharîb -un termine che mi è familiare dai Gurbeti del Kosovo, considerati una sottocasta dei Romà Ragabi.

Dal Ministero della Verità. Il seguito ce lo racconta Paolo Attivissimo, che ha condotto una delle sue splendide indagini anti-bufala, per cui mi limito a poche cose essenziali.
Qualcuno ha preso sei delle sette foto che compongono il reportage.
Ha creato una snella serie di diapositive, corredando il tutto di testi in varie lingue adattati a contesti culturali diversi. A me, sono arrivate due versioni: una in inglese e in ebraico, piuttosto lapidaria, e una in italiano, che dice:
"Un bambino di 8 anni preso ad un mercato in Iran mentre RUBAVA del Pane viene punito in nome della legge Islamica [...] e noi spendiamo i NOSTRI soldi pubblici per aiutarli a costruire le loro MOSCHEE nel nostro paese, e ci sentiamo in colpa per aver offeso la loro SENSIBILITA' (poverini!!) con delle VIGNETTE irriverenti... [...] e ci scusiamo quando gli Israeliani (Cattivoni!!) si arrabbiano un po' troppo quando vengono fatti saltare in aria sui loro autobus".
Paolo Attivissimo ci riporta una diversa versione, in inglese e in italiano, studiata appositamente per suscitare entusiasmo per la prossima guerra contro l'Iran:
"Vivono ancora nell'età della pietra? Abbiate fiducia in noi ...dicono!!!!! Useremo l'uranio per scopi pacifici ........ dicono!!!!!!!! Se permetteremo loro di possedere l'uranio vedremo se lasceranno un solo ocidentale vivo!!!!!!!!!!!!!"
L'autore deve essere una persona molto particolare, perché segue regolarmente i media iraniani. Fuori dalla CIA e dal Mossad, vi assicuro che il numero di "occidentali" che leggono bene il farsi è molto inferiore a quello di quanti leggono bene l'arabo. Nemmeno io, che ho dato due esami di lingua farsi all'università, ci riesco.
Perché il criminale scarta la settima foto? Perché raffigura il bambino che si riposa subito dopo l'esibizione. È ripreso da destra, ma si intravede abbastanza bene la sagoma del braccio sinistro, quello che sarebbe stato maciullato:


 
"Come la pulce di terra". Come tutta la propaganda veramente efficace, questa è propaganda biologica.
In una società individualista e consumista, la propaganda eroica e marziale è inutile, se non controproducente. Non pretendo di capire che cosa volesse dire davvero Nietzsche, ma è facile applicare le sue parole alle immense riserve umane dei moderati occidentali post-borghesi:
Guardate! Io vi mostro l'ultimo uomo.
"Che cos'è l'amore? E la creazione? E il desiderio? che cos'è una stella?": così chiede l'ultimo uomo, e strizza l'occhio.
La terra allora sarà diventata piccola e su di essa saltellerà l'ultimo uomo, quegli che tutto rimpicciolisce.
La sua genia è indistruttibile, come la pulce di terra; l'ultimo uomo campa più a lungo di tutti.
"Noi abbiamo inventato la felicità" - dicono gli ultimi uomini, e strizzano l'occhio.
[...]
"Una volta erano tutti pazzi" dicono i più astuti, e strizzano l'occhio.
Ora la gente ha gli occhi aperti, e sa bene tutto ciò che accade: se non ne ha di motivi da ridere! Ci si bisticcia ancora, ma subito ci si riconcilia, altrimenti ci si rovina lo stomaco.
Ci sono piccoli piaceri per il giorno e piccoli piaceri per la notte: ma sempre badando alla salute.
"Noi abbiamo inventato la felicità" - dicono gli ultimi uomini, e strizzano l'occhio.
Eppure la pulce di terra si può mobilitare con la stessa facilità con cui si mandavano generazioni passate a morire in trincea. Certo, l'ultimo uomo non va a farsi sparare: deve solo godere nel vedere, al telegiornale, i suoi mercenari -forti e ben pagati- che conquistano il mondo.
Per mobilitare l'ultimo uomo, trasformandolo in néoconnarde, si lavora su due elementi: la paura e i buoni sentimenti.
Se loro ci vogliono avvelenare l'acqua, anche il più pacifico ragioniere che si sta costruendo la villetta abusiva al mare darà il proprio appoggio a chi "fa qualcosa" contro i musulmani.
La manipolazione della paura però diventa ancora più potente quando tocca elementi biologici fondamentali: cioè tutto quanto riguardi il rapporto tra i sessi e la generazione, e quindi le categorie che possiamo chiamare "donne", "bambini", "sesso", "famiglia".
Spesso, si tratta di mobilitare il panico diretto sulla minaccia al nostro parco femmine. Ecco che Vittorio Feltri, direttore del quotidiano Libero, riferendosi all'epoca al sequestro in Iraq di Simona Pari e Simona Torretta, ha potuto chiedersi:
Ora vedremo cosa faranno dei beduini arrapati al cospetto di due belle italiane.
Ma questi terrori fondamentali, di avvelenamento e di castrazione, si ammantano dell'illusione della bontà. Ecco che si va in Africa per liberare Faccetta Nera dalla schiavitù; ecco Emma Bonino che insegna agli arabi come si devono comportare tra un'invasione e l'altra.
Il compiacimento della propria bontà, messa in quotidiano risalto dalla malvagità dell'Altro, assume la sua forma suprema in una sorta di cristianesimo spogliato di alcuni dettagli minori, come Gesù, la vita eterna, la salvezza e la dannazione o le regole di vita.
Via l'Angelo dalla Spada Fiammeggiante che custodisce il Giardino, le maledizioni del Sillabo, il consumo della carne e del sangue del Figlio mandato a morire dal Padre, i viaggi nel Purgatorio di Teresa di Lisieux, le estasi dei flagellanti, gli immensi tomi di Tommaso d'Aquino...
Al posto di tutto ciò, troviamo i "valori giudeo-cristiani", riassumibili in un concetto davvero semplice: nessuno nella storia è mai stato buono come noi, nessuno come noi ha mai protetto i bambini dai pedofili, dai comunisti o dai germi. Nessuno come noi ha mai permesso alle ragazze di andare in discoteca fino all'alba. E per questo, noi abbiamo il diritto di sterminarvi.

Credere al falso. Con tutte le sciocchezze e i falsi che girano in rete, non c'era bisogno di conoscere il farsi per capire che queste immagini avevano qualcosa di strano. È vero che nei mercati cristiani dell'Africa, i ladruncoli vengono bruciati vivi nei copertoni; è vero che nel Brasile tanto caro ai nostri turisti, i meninhos da rua vengono abbattuti a colpi di pistola dalle guardie giurate quando si avventurano nei centri commerciali.
Ma quella frase, "ha rubato un pane", è un po' troppo.
Nelle foto, poi, il bambino non è trattenuto da nessuno: è chiaro che è lui stesso a mettere il braccio sotto la macchina.
Ormai anche le persone più ottenebrate sanno che quando ti arriva un appello o una notizia anonima e poco chiara, si deve andare sul sito di Paolo Attivissimo a controllare se si trova nella sua preziosa raccolta di bufale.
Quindi, se è un criminale chi ha creato questa serie di diapositive, è un pollo volontario chi l'ha diffusa.
Tra quelli che l'hanno diffusa, merita una segnalazione speciale Arturo Diaconale, direttore del Sanmarino dei quotidiani italiani, L'Opinione.
Leggete il fantastico ragionamento con cui si giustifica, dopo che un lettore aveva segnalato che si trattava di un clamoroso falso:

Caro Ciuffoletti,
Se sono caduto nell'inganno me ne dispiace. Ma non sono affatto pentito della pubblicazione delle fotografie, perché il fatto stesso che girino immagini del genere dimostra la possibilità che eventi di questo tipo si verifichino sulla base di norme che risalgono ai tempi della più cupa barbarie. 
Arturo Diaconale

Giovedi 11 maggio 2006 - Lo squalo di pozzanghera


Dopo il mio post sulla Fabbrica dello Zucchero Filato [su un caso di cronaca di estrema efferatezza, N.d.R.], una persona che abita nel Triangolo della Grappa ha raccontato che Lucio Niero sta cercando di discolparsi nella maniera più ovvia: "Mi chiedeva soldi in continuazione, voleva soldi...".
I giornali, come si sa, scrivono che la moglie di Niero sarebbe venuta a sapere della relazione del marito alla televisione. La nostra corrispondente ci racconta, invece, che Jennifer parlava normalmente al bar e con gli amici della sua relazione: difficilmente la faccenda sarebbe potuta sfuggire alla moglie.
Infine, la nostra amica aggiunge:
Non cambia molto, ma metti che la ragazza è particolarmente grintosa, magari di quelle che usano adesso, voglio voglio voglio. Metti che i genitori le abbiano detto per nove mesi devi farti ripagare, dobbiamo spillargli fino all'ultima lira, deve pagare il bastardo, soldi soldi soldi.
Non si tratta di spettegolare sulla moglie di Niero. Lo racconto invece per dare ragione a Francesco, il quale, commentando il mio post precedente, aveva sottolineato come certi comportamenti non fossero esclusivi della società capitalista. Infatti, negare di sapere qualcosa di cui chiacchiera l'intero paese è un comportamento che indica tracce antiche.
È anche antico il rapporto con i soldi che la vicenda mostra. Il mondo intero è avido di danaro, ovviamente, e l'umanità è costituita in larghissima misura da potenziali omicidi, come dimostrano tra l'altro due guerre mondiali.
Ma la contemporaneità è soprattutto flusso sfuggente, acido corrosivo: nulla di meno materialista, nulla di più aperto all'immaginario. L'era precedente era invece un'era di solidità, di materialità.
Il vizio arcaico non è l'avidità, ma l'avarizia, rinunciare a tutto pur di non perdere una sola zolla di schei. È qui la chiave del bilinguismo veneto, insieme dialettale e anglobale. Ecco che puoi andare da un giudice e pensare che quello ti capisca, se gli dici, "mi voleva togliere i soldi", allo stesso modo in cui potresti dire, "mi voleva portare via il bambino".
Jennifer ha insistito in maniera pressante per avere soldi?
È ovvio che sarebbe stato nel suo diritto, anche se si trattava di un uomo che a quanto pare era cialtrone anche negli affari.
Però in altre parti del mondo, il padre di lei, invece di starsene a curare la sua fabbrica in Bulgaria, sarebbe tornato e avrebbe sparato a Lucio Niero. Lasciamo perdere se sarebbe stata una cosa buona o no. Non lo ha fatto, perché in questa particolare cultura non è pensabile uccidere per "onore", mentre è pensabile uccidere per la zolla di schei.
Inoltre, la pressione per avere i soldi non è detto che sia partita dalla ragazza. Non è difficile immaginare la madre, Maga Jennifer, e la nonna, Maga Priscilla, pensare all'amante della figlia allo stesso modo in cui avevano pensato a tutte le loro vittime televisive. Senza preoccuparsi più di tanto della possibilità che la vittima vera sarebbe stata proprio la figlia.
Mi è stato segnalato anche il bel giallo Nordest di Massimo Carlotto e Marco Videtta (Edizioni e/o, Roma, 2005).
Qualcuno dice che ha difetti tecnici come giallo; ma i personaggi sono descritti con grande profondità, si legge bene ed è straordinario come ritratto sociologico del Veneto attuale.
Per tornare a uno dei temi trattati spesso su questo blog, Nordest descrive molto bene la figura del giornalista cialtrone. Nel brano che riporto qui, si parla del reporter di una TV locale, ma la descrizione calza perfettamente anche i giornalisti della stampa che potremmo chiamare nazional-locale, come certi piccoli quotidiani che i nostri lettori conoscono fin troppo bene.
Adalberto Beggiolin era conosciuto nel suo ambiente col nomignolo di "squalo di pozzanghera", un predatore che rimestava in acque basse, sporche e melmose. Non era un killer da fucile di precisione, no. Lui si trovava a suo agio con uno di quei fucili a canne mozze, caricati a pallettoni. Se spari nel mucchio, qualcosa prendi. Era uno stragista della notizia. Un buon servizio, per lui, era quello che si lasciava dietro vittime straziate e urlanti.
Era rimasto pertanto sconcertato quando, alla morte di Giovanna Barovier, non aveva ricevuto indicazioni precise su dove colpire né dal direttore, né dal caporedattore. Abbandonato a se stesso, un predatore come lui diventava cieco e stupido. L'istinto lo aveva spinto ad azzannare, ma stavolta aveva sbagliato preda.
Gli mancava la prudenza, il discernimento, la virtù dell'autocensura. Per questo non aveva fatto carriera nelle reti nazionali e aveva dovuto accontentarsi di nuotare in circolo nella pozzanghera del localismo d'assalto, che aveva fatto di lui una belva da cortile.

 

Venerdi 28 luglio 2006 - La fabbrica di Mastro Geppetto

Il 19 ottobre 2005 Il Giornale ha pubblicato una pagina intera sotto l'immenso e inquietante titolo "Olimpiadi ed elezioni a rischio terrorismo". La pagina ci permette di sbirciare anche nelle presunte pulsioni psicologiche dei cattivi:
"Eventi come le Olimpiadi di Torino e le elezioni di primavera esercitano una forte attrazione sui terroristi per l'attenzione dei media internazionali e le concentrazioni di folla".
Fuffa pura ovviamente, visto che non è successo assolutamente nulla né alle Olimpiadi né durante le elezioni, ma nella mente di qualche lettore sarà rimasta la visione del sangue della pattinatrice sgozzata che scorre sul ghiaccio, tra schiere urlanti di islamonazicomunisti.
Nella stessa pagina, un certo Gian Marco Chiocchi scrive un articolo che specifica nomi e cognomi delle persone da paura: "In Italia patto tra rossi e e neri per aiutare i ribelli iracheni". "In testa il gruppo di Assisi guidato da Moreno Pasquinelli", cioè l'immancabile Campo Antimperialista.
L'articolo parla di un imprecisato "dossier" o "punto di situazione degli 007", ed è una specie di noioso elenco telefonico di persone, tutte "nel mirino degli 007" (il titoletto è accompagnato proprio dal disegno di un mirino) che hanno in comune solo la critica all'invasione statunitense dell'Iraq.
Con questo facile criterio, Chiocchi riesce a infilarci vari nomi arabi (che fanno sempre paura), un dirigente dei Comitati Iraq Libero che avrebbe un cugino brigatista e che una volta avrebbe parlato con la compagna di un altro ex-brigatista, vari gruppi di sinistra, un gruppetto di destra, e finisce con queste bizzarre parole:
"Miguel Guillermo Martinez Ball, definito 'ex miliziano addestratore di gruppi paramilitari sudamericani' sostenitore della compagine filo-palestinese Al-Awda Italia".
Quando i miei amici mi dicevano che dietro cose simili ci potevano essere "i servizi", io, anticomplottista di ferro come sono, preferivo credere che ci fosse solo l'imbecillità di un singolo giornalista. In fondo, i servizi, con tutti i loro difetti, almeno sanno come stanno le cose. I giornalisti, in genere, no.
Ma proprio stamattina, mentre camminavo nel parco, vengo a sapere chi è che scriveva i copioni che poi Gian Marco Chiocci firmava. Si tratta di Pio Pompa, il Mastro Geppetto della disinformazione, che sfornava Pinocchi mediatici su scala industriale nel suo covo di Via Nazionale 230.
Ieri, il Corriere della Sera ha pubblicato intercettazioni da cui si intuisce che Pio Pompa avesse un rapporto privilegiato con Magdi Allam in persona. Si tratta di intercettazioni molto parziali, e non viene specificato se Allam ricevesse o no un compenso. Io tendo a pensare di no, perché Magdi Allam sicuramente guadagna molto di più pubblicando un articolo preparato per lui dai servizi, di quanto potrebbe fare prendendo quattro soldi direttamente dal Sismi.
Tra l'altro, anche Magdi Allam aveva tirato in ballo il sottoscritto in un suo articolo; mentre aveva addirittura scritto che "secondo fonti dei servizi", a compiere la strage di Madrid sarebbe stato il "circuito del Campo Antimperialista spagnolo" (che semplicemente non esiste).
Se non ci credete, Magdi Allam ha veramente scritto un articolo in cui cerca di unire i fatti -l'attentato jihadista- con le menzogne di Aznar ("attentato dell'ETA") usando come colla proprio il Campo.
Adesso sappiamo da dove nasce l'incessante campagna di demonizzazione mediatica contro il Campo Antimperialista, e anche una serie di diffamazioni molto meno gravi contro di me.
Leggendo stamattina La Repubblica sulla panchina, vengo a sapere esattamente come funzionava la macchina delle balle.
Nell'articolo Sismi, la grande ragnatela dei giornalisti di Ferruccio Sansa e Cristina Zagaria (La Repubblica, 28.07.06) ci raccontano degli stretti contatti di Pio Pompa non solo con l'Agente Betulla (alias Renato Farina), ma anche con Oscar Giannino di Libero, Andrea Purgatori dell'Unità e Stefano Cingolani, ex-direttore del Riformista.
Proprio in fondo all'articolo, leggiamo come Pio Pompa abbia fornito una serie di dritte e un video ai suoi collaboratori giornalisti riguardo alla morte di al-Zarqawi, e prosegue:
Poco dopo, altra conversazione sul presunto capo terrorista, questa volta con Gianmarco Chiocci del Giornale. Lui, che dice di aver già il video che avrebbe incastrato Zarqawi, chiede: 'Mi mandi, se c'è, un'analisi su Al Zarqawi. Io poi dopo ci attacco il pezzo?" E Pompa: "Io ti mando il comunicato tradotto di Al Qaeda, chi sarà il futuro capo".
E così veniamo a sapere chi è che ha mandato le "analisi", o le veline, o gli articoli già fabbricati, che hanno costruito sul nulla il panico sul "terrorismo alle Olimpiadi", e mille altre leggende da paura.
Adesso sapppiamo chi è che definisce questo traduttore di manuali tecnici un "ex miliziano addestratore di gruppi paramilitari sudamericani".
E sappiamo chi è che ha diffuso sistematicamente in Italia le bufale sul "complotto islamonazicomunista", come sempre "guidato da Moreno Pasquinelli e dal Campo Antimperialista". Sappiamo, o intuiamo, chi ha creato cose improbabili come Gianluca Preite.
Lo so che queste bufale fanno estremamente comodo a grandi interessi internazionali. Ma è anche vero che ogni volta che c'è un "allarme terrorismo", la gente come Pio Pompa può assicurarsi una segretaria in più, o una missione segretissima alle spiagge delle Maldive, o una Ferrari di rappresentanza.
È proprio questa congiunzione tra cialtroneria, truffa e potere che è affascinante.


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