26 marzo 2026

Alastair Crooke - La guerra contro la Repubblica Islamica dell'Iran sta andando da cani. E i cittadini degli USA sono costretti a farsi qualche domanda


Donald Trump, Blind Fury 2026

Traduzione da Strategic Culture, 24 marzo 2026.

La macchina propagandistica occidentale -che è l'arma strategica più potente di cui l'Occidente disponga- ha ripetutamente affermato che le forze statunitensi stanno conseguendo una vittoria rapida e schiacciante sull'Iran.
Allo stesso tempo, funzionari dei servizi dello stato sionista stanno contattando i media occidentali, dicendo di scorgere crescenti segni di disordine e di "caos" nel governo di Tehran, e aggiungendo che la catena di comando iraniana sarebbe stata compromessa da gravi perdite.
E perché mai non dirsi sicuri di una vittoria schiacciante? Trump è presumibilmente entrato in guerra con estrema fiducia nel fatto che la potenza militare statunitense avrebbe annientato la struttura statale, la catena di comando e la capacità militare iraniane. I suoi generali sembravano avallare in linea di principio tanta sicurezza, ma aggiungevano anche diversi "ma" che con ogni probabilità non hanno trovato spazio nei meccanismi mentali di Trump.
Insomma, Trump ha proceduto proprio a questo: a una "distruzione" totale. Ondate continue di bombardamenti a distanza. A chi dubita del suo successo nel far crollare la struttura statale iraniana, egli ribatte semplicemente che si andrà avanti a distruggere ancora di più. "Uccideremo altri loro leader".
I media occidentali -compresi quelli dello stato sionista- dopo gli attacchi del 28 febbraio hanno anch'essi esaltato in articoli sull'argomento il carattere devastante del colpo sferrato contro la leadership politica e militare della Repubblica Islamica dell'Iran.
Non è stato fatto alcun tentativo di riflettere criticamente del suo effetto su uno Stato che si stava preparando da venti o quarant'anni a una risposta asimmetrica a una guerra incombente. Non è stato fatto alcuno sforzo per riflettere sul reale impatto delle bombe su uno Stato che ha rimosso tutta la sua infrastruttura militare (compresa la sua "aviazione") dalla superficie terrestre, solo per seppellirla in profondi insediamenti sotterranei.
Non è stato fatto alcuno sforzo per valutare l'impatto dell'uccisione dei capi politici e militari iraniani sull'atteggiamento dell’opinione pubblica. Non si è nemmeno cercato di capire in che modo il "mosaico" della leadership decentralizzata iraniana potesse fornire una risposta tanto rapida quanto pianificata in anticipo alla decapitazione dei suoi vertici. E neppure è stato preso in considerazione il fatto che una struttura di leadership tanto diffusa avrebbe permesso all'Iran di perseguire una lunga guerra di logoramento contro gli Stati Uniti e contro lo stato sionista, in contrasto con l'insistere degli USA e dello stato sionista su guerre brevi che non mettono a dura prova la resilienza popolare.
Al contrario, tutta la copertura mediatica mainstream si è concentrata sull'entità dei danni inflitti a Tehran e alla sua popolazione, forte della implicita presunzione per cui la distruzione delle infrastrutture civili e l'alto numero di vittime civili avrebbero, di per sé, concretizzato una opposizione che si sarebbe "sollevata" e avrebbe "preso le redini" del governo del Paese.
Il fatto che così pochi elementi di questo conflitto siano stati presi adeguatamente in considerazione riflette il fatto che gli Stati Uniti hanno sempre più modellato il loro modo di pensare alla guerra su quello da tempo messo in atto dallo stato sionista. E questo, forse, avrà conseguenze di vasta portata per il futuro dell'Occidente.
Naturalmente esistono ufficiali statunitensi in servizio effettivo che hanno ripetutamente messo in evidenza l'inadegutezza dei bombardamenti massicci come strumento strategico a sé stante, sostenendo che essi non hanno mai portato i risultati attesi; i loro inviti alla cautela tuttavia hanno avuto scarso impatto a fronte del prevalente zeitgeist improntato all'annientamento.
Lo stesso linguaggio utilizzato da Trump e dai suoi per descrivere gli iraniani come malvagi subumani e assassini di bambini è chiaramente destinato a polarizzare lo scontro, al punto da escludere strategie militari diverse dal procedere oltre sulla strada dell'annientamento.
Trump ha dichiarato ai giornalisti del New York Times "di non sentirsi vincolato da alcuna legge, norma, controllo o equilibrio internazionale", e che "gli unici limiti alla sua capacità di usare la potenza militare ameriKKKcana" erano "la mia [sua] stessa moralità. La mia stessa mentalità. È l'unica cosa che può fermarmi".
Secondo quanto riferito, sarebbe rimasto stupito dal fatto che l'attacco a sorpresa degli Stati Uniti contro la leadership iraniana avesse prodotto una immediata risposta sotto forma di contrattacchi alle basi statunitensi nel Golfo: "Non ce lo aspettavamo", ha detto Trump; né aveva previsto la successiva chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz, sebbene gli iraniani avessero detto senza mezzi termini che avrebbero fatto proprio questo. Era consapevole del rischio, eppure è andato avanti, affermando di "non aver pensato" che gli iraniani avrebbero assunto il controllo dello stretto di Hormuz.



Le dinamiche del commercio mondiale di petrolio e gas

Controllare un flusso che ammonta a circa il 20% del petrolio mondiale e quello di un volume analogo di gas in transito per Hormuz conferisce all’Iran un potere senza paragoni sull'intera sfera economica basata sul dollaro. Una realtà che rappresenta una minaccia ancora più specifica per gli Stati del Golfo, poiché Hormuz funge anche da corridoio per fertilizzanti, approvvigionamenti alimentari e molto altro ancora.
La chiusura selettiva di Hormuz comporta poi conseguenze economiche globali di seconda e di terza ricaduta per il resto del mondo. Come ha osservato il 23 marzo Lloyd's Intelligence,
Diversi governi –tra cui quelli di India, Pakistan, Iraq, Malesia e Cina– sono in trattativa diretta con Tehran, che coordina i transiti delle navi tramite un nuovo sistema di registrazione e controllo gestito dai Guardiani della Rivoluzione Islamica ... Lloyds ... ritiene [che] i Guardiani della Rivoluzione Islamica dovrebbero far entrare in vigore nei prossimi giorni un processo più formalizzato per l'approvazione del transito delle navi.
Allora per quale motivo lo stato sionista ha intensificato in modo tanto strategico gli attacchi ai terminali iraniani che ricevono gas dal giacimento di South Pars, che la Repubblica Islamica dell'Iran condivide con il Qatar? Lo stato sionista continua a dire che Trump abbia dato il via libera per l’attacco. Trump ha risposto che "lo stato sionista ha attaccato oggi il giacimento di gas South Pars in Iran senza informare gli Stati Uniti o il Qatar".
L'attacco alle infrastrutture energetiche iraniane ha, com'era prevedibile, innescato una escalation con attacchi missilistici iraniani alle infrastrutture energetiche del Golfo e alzando così il livello del conflitto a quello di una guerra economica dalle gravi conseguenze.
In sostanza, a essere adesso in discussione sono i termini in base ai quali il mondo potrà acquistare petrolio e gas. Gli acquirenti potranno acquistare energia pagandola in valute diverse dal dollaro? Sembra di sì: il Pakistan è riuscito a negoziare il passaggio dei propri carichi attraverso Hormuz proprio in questo modo, dimostrando che gli acquisti erano stati pagati in yuan.
La questione, quindi, non riguarda solo la presenza militare statunitense nella regione -cui l'Iran insiste nel voler porre termine- ma l'intento di porre completamente fine al commercio in dollari nella regione.
Questo -se l'Iran riuscirà a spuntarla- potrebbe rappresentare la (difficile) via d’uscita per la sopravvivenza economica degli Stati del Golfo.
Gli Stati del Golfo potrebbero presto dover decidere da che parte stare in questa guerra. Da un lato, si sono integrati corpo e anima nello stile di vita mercantilista statunitense, che corrisponde al paradigma che l'Iran minaccia di rovesciare. Dall'altro, le prospettive future del Golfo -su cui dovranno riflettere- potrebbero dipendere dalla disponibilità della Repubblica Islamica dell'Iran a consentire loro di attraversare Hormuz.
Se la stretta dell'Iran sul sistema economico globale venisse esercitata in modo selettivo, ovvero secondo criteri specifici, è possibile che altri Stati -compresi quelli europei- possano essere costretti a venire a compromessi con Tehran per garantire il proprio benessere economico futuro.


Le strutture di potere invisibili degli Stati Uniti

In ogni caso, non sono soltanto le monarchie del Golfo a dover riflettere su quale posizione assumere a seguito di questa guerra economica sconsiderata e potenzialmente molto dannosa. Negli Stati Uniti c’è chi insiste sul fatto che anche gli statunitensi debbano considerare come comportarsi.
Il commentatore statunitense Bret Weinstein ha recentemente impressionato molti statunitensi che, come lui, avevano sostenuto attivamente Trump e che sono rimasti confusi e turbati dalla sua partecipazione a una guerra contro l'Iran, specialmente perché tutto questo ha messo in blico la sua presidenza.
"Perché un uomo [come] Trump, che di politica ci capisce, dovrebbe commettere un errore così evidente?"
In una discussione con Tucker Carlson, Weinstein ha suggerito che uno dei motivi potrebbe essere che Trump in realtà non ha il controllo della situazione:
"Noi statunitensi dobbiamo fare un esame di coscienza non solo su quanto male funzioni il sistema e su cosa ci spinga a fare, ma su come esso funzioni effettivamente. Su [chi] è che ci spinge a fare ciò che facciamo".
La questione va al di là del fatto che Trump ha infranto la promessa fatta in campagna elettorale per cui non ci sarebbe stata "nessuna nuova guerra all’estero". Reuters riporta oggi che "l'amministrazione Trump sta valutando di dispiegare migliaia di soldati statunitensi in più in Medio Oriente – mentre Trump nei confronti dell'Iran prende in considerazione tra le prossime mosse il tentativo di mettere in sicurezza lo Stretto".
Weinstein ha sottolineato nella sua conversazione con Tucker Carlson che da tempo -dal 1961 o 1963- il sistema statunitense sembra essere gravemente compromesso: non ha più a cuore gli interessi statunitensi. Infatti, ha sostenuto, la linea politica degli USA è diventata visibilmente antitetica ai reali interessi degli statunitensi in molti ambiti, dalla finanza alla sanità. E che lo Stato si era trasformato in una struttura "anticostituzionale" dopo gli eventi del novembre 1963, diventando l'esatto opposto di ciò che gli Stati Uniti avrebbero dovuto essere.
Weinstein attribuiva questa situazione a "qualcosa" di non dichiarato; qualcosa che sfugge all'osservazione del visibile. Ha avanzato l'idea dell'esistenza di una "struttura di potere nascosta" il cui controllo e i cui interessi non sono affatto chiari: "Cosa la guida? Chi detiene esattamente il potere in questo sistema? Non lo sappiamo", ha sostenuto. Quali erano gli interessi non dichiarati che hanno spinto gli Stati Uniti a tutta una serie di guerre in Medio Oriente?
Ecco perché il caso Epstein è così importante, ha sottolineato Weinstein: i pochi dettagli resi noti hanno delineato una struttura di potere che coinvolgeva servizi segreti, denaro e corruzione, rivelando una acuta crisi costituzionale e con rischi per la sicurezza su cui negli USA si è taciuto.
I cittadini degli USA avevano bisogno di essere prontamente informati su cosa fosse questa struttura di potere e su quali fossero i suoi intenti. E successivamente di discutere su quale atteggiamento assumere e su come recuperare gli elementi che potrebbero portare al ripristino di un assetto statale che abbia al centro i loro interessi.

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