18 marzo 2026

Alastair Crooke - Il piano di Trump per la guerra contro la Repubblica Islamica dell'Iran? Non avere nessun piano.


Missile antinave 2026


Traduzione da Strategic Culture, 16 marzo 2026.

La condotta delle ostilità fondata su attacchi aerei a distanza, tipica degli Stati Uniti e dello stato sionista, viene messa in discussione da una guerra strategica asimmetrica di tipo molto diverso. Una guerra pianificata per la prima volta dalla Repubblica Islamica dell'Iran più di venti anni fa.
È importante tenerlo presente quando si cerca di valutare quale sia il vero bilancio della guerra. È come paragonare arance e limoni; sono cose profondamente diverse.
Gli Stati Uniti e lo stato sionista stanno sganciando un gran numero di ordigni a distanza sull'Iran. Ma fino a che punto e con quale effetto? Non è dato saperlo.
Sappiamo, tuttavia, che l'Iran ha un suo piano di guerra asimmetrica. Una piano la cui attuazione è solo all'inizio, e che si muove per gradi verso un pieno sviluppo. Il pieno dell'arsenale missilistico iraniano non è ancora venuto allo scoperto, e neppure i suoi missili più recenti, i suoi droni sommergibili e le motovedette da guerra dotate di missili antinave, che devono ancora essere dispiegate. Quindi non conosciamo il pieno potenziale dell'Iran e non possiamo dire quale effetto potrebbe avere il suo dispiegamento completo. Hezbollah invece è adesso pienamente operativo, e gli Houthi (apparentemente) stanno aspettando il via libera per bloccare Bab el-Mandeb così come è stato bloccato lo stretto di Hormuz.
L'origine della strategia asimmetrica iraniana risale al 2003, quando gli USA distrussero totalmente il comando militare centralizzato iracheno con una massiccia campagna aerea durata tre settimane.
All'indomani della guerra in Iraq, per gli iraniani si pose la questione di come costruire una struttura militare deterrente dal momento che non possedevano e che non potevano possedere nulla che assomigliasse a un potenziale aereo paragonabile. E in una situazione in cui gli Stati Uniti potevano anche osservare dall'alto le condizioni delle infrastrutture militari iraniane grazie alle loro telecamere satellitari ad alta risoluzione.
Ebbene, la prima contromisura fu semplicemente quella di lasciare il meno possibile della struttura militare iraniana allo scoperto, in modo che non potesse essere osservata dall'alto o dallo spazio. Le sue componenti dovevano essere sotterranee. E in profondità; al di là della portata della maggior parte degli ordigni.
In secondo luogo, i missili trincerati in profondità potevano effettivamente diventare la forza aerea della Repubblica Islamica dell'Iran, ovvero potevano sostituire una forza aerea convenzionale. L'Iran ha quindi costruito e accumulato missili per più di vent'anni.
Grazie all'intensa attività di ricerca intrapresa nel campo della tecnologia missilistica, secondo quanto riferito la Repubblica Islamica dell'Iran produce 10-12 modelli di missili da crociera e balistici. Alcuni sono ipersonici; altri possono trasportare una serie di submunizioni esplosive guidabili, destinate a evitare le misure di difesa antimissile.
I missili di grandi dimensioni vengono lanciati da profondi silos sotterranei dispersi per tutto l'Iran, che è grande come l'Europa occidentale ed è ricco di catene montuose e di foreste. Anche i missili antinave sono disseminati lungo le estese coste del Paese.
La terza contromisura è stata quella di trovare una soluzione alla decapitazione dei comandi militari, che nel 2003 fu perseguita con successo nel caso di Saddam Hussein grazie alla strategia dello "Shock and Awe".
Nel 2007 venne adottata la dottrina mosaico.
Fondamento della dottrina, la divisione dell'infrastruttura militare iraniana in comandi provinciali autonomi, ciascuno con le proprie scorte di munizioni, i propri silos missilistici e, ove opportuno, le proprie forze navali e le proprie formazioni di milizia.
Ai comandanti locali sono stati affidati piani di battaglia delegati in anticipo, insieme al potere di lanciare azioni militari di propria iniziativa nel caso di un attacco diretto a decapitare i vertici a Tehran. Piani di battaglia e protocolli sarebbero sati attivati automaticamente in seguito all'eliminazione delle massime cariche.
Nella Repubblica Islamica dell'Iran l'articolo 110 della Costituzione del 1979 conferisce il ruolo di comandante in capo delle forze armate esclusivamente alla Guida Suprema. Nessuno, e nessuna istituzione, può ignorare o revocare le sue direttive. Qualora la nuova Guida Suprema venisse uccisa, entrerebbero comunque in vigore le direttive da essa stabilite in anticipo e nessun'altra autorità avrebbe il potere di interferirvi.
In breve, se un attacco ne decapita i vertici, l'apparato militare iraniano opera come un sistema automatico e decentralizzato per la ritorsione e non può essere facilmente fermato o controllato.
L'editorialista militare Patricia Marins osserva:
L’Iran sta conducendo una guerra asimmetrica quasi perfetta, assorbendo gli attacchi, rendendo strategicamente inutilizzabili le basi circostanti, distruggendo i radar e mantenendo il controllo dello Stretto di Hormuz, pur conservando la propria capacità missilistica.
Gli Stati Uniti e lo stato sionista si trovano in una situazione estremamente difficile perché conoscono un solo tipo di guerra [il bombardamento aereo indiscriminato di obiettivi prevalentemente civili, dal momento che non riescono a distruggere gli insediamenti missilistici sotterranei]. Ora si trovano di fronte a un Iran strategicamente ben posizionato, che combatte secondo i propri termini e secondo i propri tempi. Cosa ha fatto l’Iran? Si è concentrato sulla resilienza contro i bombardamenti. E ha conservato quasi tutto il suo arsenale in grandi basi sotterranee che gli Stati Uniti e lo stato sionista hanno già cercato di violare impiegando enormi quantità di ordigni.
Un’altra importante lezione che l’Iran ha tratto dalla guerra del 2003 in Iraq è stata che la condotta bellica di Stati Uniti e stato sionista è centrata per intero su brevi bombardamenti aerei per decapitare i vertici della leadership e le strutture di comando. Le vulnerabilità che una struttura di comando centralizzata implica sono state contrastate dall'adozione di una struttura a mosaico, che ha decentralizzato e distribuito in modo ampio la struttura di comando su più livelli, in modo che non potesse andare in tilt nel caso di un attacco di sorpresa che ne eliminasse i vertici.
Una ulteriore intuizione strategica che l'Iran ha ricavato dalla guerra in Iraq è che l’Occidente è strutturato militarmente per guerre aeree brevi e intense.
Dal punto di vista iraniano la contromisura era quella di "andare sul lungo periodo". La decisione strategica dell'attuale leadership iraniana di optare per una guerra lunga deriva direttamente da questa intuizione, ovvero dall'assunto che le forze armate occidentali siano costruite per un approccio del tipo "spara e scappa", oltre che dalla convinzione che il popolo iraniano sia più resiliente ai mali della guerra rispetto all'opinione pubblica dello stato sionista o a quella occidentale.
I meccanismi alla base della scelta di far durare la guerra fino a farla diventare controproducente per Trump riguardano essenzialmente il solo campo della logistica.


L'Iran stringe sulla logistica

Lo stato sionista e gli Stati Uniti si sono preparati ed equipaggiati fin dal principio per una guerra breve. Nel caso degli Stati Uniti, addirittura brevissima: dal sabato mattina in cui è stato assassinato Khamenei fino al lunedì in cui i mercati azionari statunitensi avrebbero riaperto.
L'Iran ha reagito entro un'ora dall'assassinio dell'Imam Khamenei secondo le direttive già impartite ai sensi della strategia mosaico, prendendo di mira le basi statunitensi nel Golfo Persico. Secondo quanto riferito il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica ha utilizzato vecchi missili balistici e droni prodotti attorno al 2012 e 2013. Lo scopo di utilizzare vecchi missili e droni in modo così generoso era chiaramente quello di ridurre le scorte di missili intercettori a disposizione delle basi statunitensi nel Golfo.
Al tempo stesso è stato intrapreso un analogo processo volto a ridurre le scorte di missili intercettori dello stato sionista. In tutto il Golfo e nello stato sionista, la penuria di intercettori è diventata evidente.
Il primo livello della stretta sulla logistica è stato questo.
Il secondo livello è la stretta economica ed energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz nei confronti degli avversari, ma non degli amici. La chiusura di Hormuz ha lo scopo di innescare una crisi finanziaria e nelle linee di rifornimento in Occidente, in modo da esercitare una stretta sulle prospettive finanziarie che la guerra potrebbe offrire all'Occidente. Indebolire i mercati significa indebolire la determinazione di Trump.
Il terzo livello riguarda il sostegno alla guerra da parte dell'opinione pubblica statunitense. Il rifiuto iraniano di accettare di aprire trattative o un cessate il fuoco, optando invece per una guerra lunga, fa naufragare le aspettative dell'opinione pubblica, sfida le previsioni sul consenso e fa aumentare l'ansia e l'incertezza.
Quali potrebbero quindi essere gli obiettivi finali dell’Iran? In primo luogo, rimuovere la costante minaccia di un attacco militare. Poi forzare la revoca delle sanzioni -assedio costante al popolo iraniano- e la restituzione dei beni congelati. In ultimo, la fine dell’occupazione sionista di Gaza e dei territori palestinesi.
Forse l'Iran crede anche di poter rovesciare l'equilibrio geopolitico nell'area del Golfo Persico per sottrarre i punti nevralgici per la navigazione e i corridoi marittimi della regione all'egemonia statunitense e aprirli al passaggio delle navi dei BRICS, senza sanzioni, sequestri o blocchi da parte di Washington. Lanciando così una sorta di "libertà di navigazione" al contrario -per così dire- nel senso originale dell’espressione.
Chiaramente, la leadership iraniana comprende perfettamente che se i piani per la guerra asimmetrica avessero successo, potrebbero stravolgere l’equilibrio geostrategico non solo dell’Asia occidentale, ma del mondo intero.
E allora, che ne è del piano di Trump? Il biografo del Presidente Michael Wolff ha detto il 15 marzo:
Lui [Trump] non ha nessun piano. Non sa cosa sta succedendo. Non è davvero in grado di formulare un piano. Mette su un'iniziativa che fa del chiasso, e nella sua mente questo diventa anche un motivo di orgoglio: nessuno sa cosa farò dopo, quindi tutti hanno paura di me, e questo mi rende oltremodo potente. Non avere un piano diventa il piano.
La metafora, suggerisce Wolff, è quella di Trump come istrione:
Sale sul palco e improvvisa man mano che procede; ed è molto orgoglioso di questa capacità, che è una capacità notevole.
Wolff descrive Trump dicendo:
"Fermeremo la guerra. Inizieremo la guerra. Li bombarderemo; negozieremo; otterremo una resa incondizionata". Nulla accade se non per sua [di Trump] iniziativa. E questa cambia di momento in momento.
In realtà, l'unico criterio che conta per Trump è di essere considerato un vincitore. Il 15 marzo ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno vinto la guerra: "Abbiamo vinto. Abbiamo vinto la scommessa nella prima ora". Solo che nel giro di un altro paio di settimane la vulnerabile volubilità della sua condotta potrebbe diventare più evidente intanto che i mercati del petrolio, azionari e obbligazionari precipitano in una spirale al ribasso. Trump sta telefonando in giro cercando di trovare qualcuno che possa offrirgli una via d’uscita vincente dalla guerra che ha iniziato lui.
Solo che su quando finirà la guerra gli iraniani possono dire la loro.
E hanno fatto sapere che per quanto li riguarda è appena cominciata.

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