La foto che accompagna questo scritto raffigura l'interno della moschea di Haji Kurt a Mostar ed è stata scelta appositamente per contrariare e deridere "occidentalisti", buoni a nulla da rete sociale, pallonisti, molti altri singoli e molti altri aggregati che meritano di essere contrariati e derisi.
Chi scrive esprime i sensi della propria stima e della propria considerazione ai signori Vasilj, Dedic, Muharemovic, Katic, Kolasinac, Bajraktarevic, Sunijc, Basic, Memic, Demirovic e Dzeko che in un posto come Zenica (neanche a Sarajevo: a Zenica) si sono messi in pantaloncini corti anche con quattro gradi e, incitati e rampognati dal signor Barbarez, hanno spinto a furia di calci un arnese sferico al di là di un telaio fatto con tre pali di metallo più volte di quanto non lo abbiano fatto altri undici tizi più o meno provenienti dalla penisola italiana.
Grazie a loro è verosimile che colazioni dei campioni (con relative giare di creme alla nocciola), pummarole, cuochi col cappellone, valigie piene di parmigiano stipate e serrate con il piglio di chi si accinge a passare la dogana con un carico che scotta, macchinette del caffè, bevande inebrianti al sapore di detersivo per piatti che si atteggiano a squisitezze al limone e tutto il solito corredo che fa garanzia e orgoglio del verde, del bianco e del rosso a bande verticali di uguali dimensioni rimarranno lontano dai palinsesti, dalla visibilità pubblicitaria e soprattutto dalle gonadi delle persone serie per altri quattro anni almeno.

