15 gennaio 2013

Firenze. Leonetto Mugelli, imprese (illustrate) di un costruttore in Oltrarno




Si riceve e si pubblica.

Oggi sul mio blog, parlo di Leonetto Mugelli
.
Nel caso la vicenda vi dovesse interessare, chiedo a tutti di darne la massima diffusione.

Miguel Martinez


Sulle facciate o altre parti dei fabbricati visibili dal suolo pubblico è vietato esporre panni tesi, e collocare oggetti sulle finestre e sulle terrazze o comunque in vista, in modo da causare diminuzione del decoro dell’immobile.”
Dal regolamento della Polizia Urbana di Firenze

Nel centro storico di Firenze, potrete raccogliere molti aneddoti sugli ostacoli che le istituzioni pongono a modifiche anche minime all’aspetto o all’uso dei palazzi.
Gli artigiani edili, di norma, ci vanno per fare piccole modifiche dentro le case o per ripulire le facciate, e non certo per costruire palazzi.
Per questo, “costruttore in Oltrarno” suona un po’ come “fornaio in chiesa“.
Fa da eccezione il signor Leonetto Mugelli, che in tempi lontani riuscì a strappare un 197esimo posto in una corsa automobilistica (ma ammettiamo di non capire bene il sistema di calcolo adoperato).
In realtà, non si definisce “costruttore in Oltrarno”. Sul sito Coobiz  si presenta così:


Però quando entra in Oltrarno, ci entra così:



In Via della Chiesa, c’era fino a pochi anni fa una falegnameria, con un’ampia corte aperta in cui giocavano i bambini che uscivano dalla scuola elementare Torrigiani, situata di fronte.
Poi c’era un’antica colonica con affreschi e mosaici alle pareti con un enorme camino in pietra serena.
Ma soprattutto era l’unico punto in tutta la città da cui si poteva vedere il retro della  Chiesa del Carmine e della cappella Brancacci (sì, e davanti adesso ci vogliono fare il parcheggio interrato).
Al posto di tutto questo vecchiume, oggi, c’è una progressista palazzina di tre piani, costruita dal signor Leonetto Mugelli.
Certo, almeno chi abitava in via della Chiesa poteva comunque ancora godere di questo panorama:
Fino all’estate del 2011, cioè.
Quando al rientro dalle vacanze, gli inquilini si sono trovati questo nuovo panorama, certamente meno noioso:
Insomma, il signor Leonetto Mugelli stava costruendo due altri palazzi dentro il cortile tra Via della Chiesa e la Chiesa del Carmine.
Noi segnaliamo tutto questo, come un esempio di spirito di iniziativa in tempi di crisi. Non condividiamo eventuali dubbi sulla legalità di tutto ciò, e vi spieghiamo perché.
Innanzitutto, Leonetto Mugelli “dirige un’impresa edile con maestranze specializzate e che da tre generazioni opera alle dipendenze della soprintendenza“. E chi lavora per la Soprintendenza ha certamente un forte senso del rispetto per il decoro della nostra città.
Inoltre, quando Leonetto Mugelli fu processato – nel 1994 – perché negava di aver versato tangenti ad alcuni dirigenti della Soprintendenza (la tassa fissa era del dieci per cento su ogni opera), si riconobbe comunque che era vittima di un sistema:
“I sei imprenditori, fra cui Leonetto Mugelli da sempre costruttore di riferimento delle Belle Arti, sono invece accusati di favoreggiamento: il magistrato ha riconosciuto loro il ruolo di vittime del sistema ma li ha incastrati perché hanno sempre spergiurato che non era vero.”
Non solo, il fatto che Leonetto Mugelli appartenesse alla Loggia Unione Vittoria, obbedienza di Palazzo Giustiniani (come il funzionario Bruno Pacciani, accusato di chiedere le tangenti), fa casomai pensare a una particolare sensibilità verso gli antichi muratori che costruirono i palazzi di Firenze. Ancora di più, se pensiamo che a denunciare le tangenti fu proprio il costruttore Delfo Biagiotti, maestro venerabile della loggia Nuova Vita, obbedienza del Grande Oriente.
Le nostre informazioni si limitano a ciò che scriveva allora Repubblica, e non sappiamo come sia andata a finire la vicenda: saremmo felici di poter scrivere che il nostro costruttore ne sia uscito a testa alta.
Adesso gli abitanti di Via della Chiesa si sono rivolti al sindaco di Firenze con questa lettera aperta. Come è nostro costume, concediamo volentieri al signor Mugelli il più ampio diritto di replica, qualora volesse avvalersene.
Ma leggiamo la lettera aperta.
Lettera aperta al Sindaco di Firenze, Matteo Renzi
Caro Sindaco,
siamo arrivati alla fine, forse, della storia delle palazzine in costruzione a ridosso alla chiesa di Santa Maria del Carmine, e siccome Lei fu l’unico – all’inizio, un anno fa – a interessarsi e chiedermi mi tenerLa informata, rivolgo a Lei un commento, e una domanda.
Il commento è questo:
questa storia è di per sé un esempio magnifico che illustra perfettamente come mai i cittadini non hanno più alcuna fiducia nelle istituzioni pubbliche. La nostra fiducia nella Soprintendenza, devo dire, crollò subito a zero dopo il primo incontro, quando la Soprintendente in persona affermò (testuali parole!) che quest’area prima era “degradata” – quando cioè si godeva della splendida vista del retro della Chiesa e della Cappella Brancacci, quando ancora si vedeva il campanile, quando c’era un’antica casa colonica con mosaici e affreschi alle pareti, quando c’era la vecchia falegnameria artigiana e un meraviglioso albero – mentre adesso era così migliorata!, adesso che non si vede più niente, ora che tutto è stato abbattuto per fare un parcheggio e costruire tre case veramente brutte, stile periferia di un’anonima cittadina di provincia.
Quando ci disse questo, capimmo che non avevamo speranze perché i concetti di bello e brutto erano completamente rovesciati, e quindi pensammo che la Soprintendenza sarebbe stata in grado di tutelare solo il brutto, a scapito del Bello. E così è avvenuto. Abbiamo avvertito il Ministero, ma temiamo che non possa (o non voglia) fare niente – comunque vedremo: può darsi che alla fine sarà più sollecita Roma nel difendere le antiche bellezze di Firenze!
Gli uffici comunali ci avevano lasciato inizialmente qualche speranza, perché tutti gli addetti con cui abbiamo parlato convenivano con noi che prima era una splendida vista, unica nel suo genere, mentre ora è diventato un vero e proprio obbrobrio e quelle palazzine sono veramente orribili. Quindi ci siamo fidati un po’ di più, per poi vedere però la nostra fiducia tradita, perché è andata a finire che, senza che nessuno ci dicesse più niente, le stesse palazzine che un anno fa furono  giudicate non a norma di legge, oggi hanno ottenuto tutti i permessi e le autorizzazioni, senza che sia stato cambiato niente; il signor Mugelli, l’Incontrastato, sta felicemente concludendo le sue costruzioni e abbiamo tutti perso tanto tempo e tante energie per avere esattamente lo stesso risultato di un anno fa. Ci chiediamo cosa sia intercorso da un anno a questa parte: cosa è successo dunque, perché la stessa cosa che ieri non era norma, oggi è diventata a norma? Noi ci siamo sentiti presi in giro dall’amministrazione comunale: prima ci ha ringraziato per aver segnalato un abuso edilizio, poi lo ha approvato tal quale.
Forse la cosa più tragicomica di tutta la storia è che gli Uffici preposti alla tutela del paesaggio hanno imposto all’Incontrastato di piantare 9 alberi. Uno fa appena in tempo a tirare un sospiro di sollievo, quand’ecco che continuando a leggere si scopre che gli alberi devono essere nove betulle…! Lei mi capisce, signor Sindaco: noi che abitiamo in questo quartiere da sempre, non avevamo mai capito che ci trovavamo in piena zona boreale, nella terra dove tra le betulle trovano riparo i lupi e i castori…
Qui veramente il nostro sospetto che gli uffici preposti alla tutela del paesaggio non siano affatto all’altezza del loro compito, si è trasformata in una triste certezza. Sinceramente parlando, siamo stanchi di pagare con le nostre tasse gli stipendi a queste persone, subendo
impotenti le pesanti conseguenze della loro incompetenza. E se di incompetenza non si trattasse, allora sarebbe qualcosa di molto peggiore.
A nessuno di noi, che viviamo in questo quartiere, è consentito ormai da tanti anni spostare anche solo un mattone, per non alterare il prezioso paesaggio. Soltanto l’Incontrastato ha potuto spianare tutto quello che c’era, impunemente, e costruirci sopra tre palazzi e un parcheggio. A noi appare evidente che qui si usino due pesi e due misure.
A questo punto le pongo una domanda, caro Sindaco: in quale di queste tre situazioni Lei si trova? (o forse ce n’è una quarta che mi sfugge).
1. Lei è favorevole all’operato degli uffici preposti alla tutela del paesaggio, trova che abbiamo lavorato proprio bene, anche se hanno tutelato il brutto anziché il bello (e che bello! è patrimonio dell’umanità, tutti universalmente lo riconoscono come il Bello) e hanno favorito l’interesse di uno solo, a discapito dell’interesse di tutto il resto della comunità mondiale.
2. Lei non è favorevole all’operato degli uffici preposti alla tutela del paesaggio, ma non può farci niente, Lei non ha questo potere, è impotente tanto quanto noi cittadini, un po’ come quei presidi delle scuole – per intendersi – che sanno benissimo che certi insegnanti andrebbero mandati a casa, ma non possono farlo perché la legge non glielo consente, o forse per timore delle conseguenze.
3. Lei ha il potere di cambiare con un atto d’ufficio questa scellerata decisione degli uffici preposti alla tutela del paesaggio – Lei potrebbe, se volesse, ridarci la vista della Chiesa del Carmine e della Cappella Brancacci. Potrebbe farlo Lei, visto che i responsabili non sono stati capaci di tutelare il paesaggio e la sua bellezza, né gli è parso importante farlo.
Spero tanto che Lei abbia avuto la pazienza di leggere, e che mi risponda; spero ancor più che alle sue affermazioni pubbliche inneggianti ad un modo nuovo di governare, facciano seguito atti concreti a dimostrazione che si intende davvero porre fine al vecchio sistema di malgoverno, volto al servizio di altri interessi che non quelli pubblici, del bene e del bello collettivo.
Se Leonardo Domenici è passato alla storia qui nel quartiere come colui che fece chiudere l’unico scorcio da cui tutti potevano vedere dalla strada il retro della Chiesa, come passerà alla storia Matteo Renzi? Come colui che oscurò per sempre e definitivamente ciò che di bello ancora poteva vedersi, oppure come colui che lo riportò alla luce?

14 gennaio 2013

Beppe Grillo, un odio a cinque stelle


All'inizio del 2013 è chiaro a chiunque voglia prenderne atto che il "Movimento Cinque Stelle" fondato da un comico genovese si sta muovendo in modo da prendere il posto delle stesse organizzazioni e degli stessi individui che diceva di voler combattere.
Nel perenne abbaiare di ciarle che costituisce la costellazione di blog, Libri dei Ceffi e Cinguettatori vari, viene fuori che sarebbe in atto una "rivolta" nel partito Cinque Stelle (lo possiamo definire partito, o continueremo con la balla del "movimento" ancora a lungo?) contro Beppe Grillo per la sua apertura verso Casa Pound. Apertura negata dall'interessato, che svicola come sempre addossando la colpa ai mass media, tanto ostili alla sua creazione politica. Ora tutti possono guardare il video della chiaccherata tra Grillo e l'esponente del movimento neofascista, in cui il primo dice al secondo: "Sto parlando con te che sei un esponente di estrema destra, ma sembri un delegato del Movimento Cinque Stelle", e decidere se si tratta di accuse fondate o meno.
Di fatto, Grillo si comporta da molti anni come un demagogo pericoloso, che non ha nulla da invidiare ai peggiori ben vestiti di quella casta che fa finta di attaccare quotidianamente. Quando ha dovuto trattare di immigrazione e di razzismo, Grillo si è lasciato abitualmente andare a strepiti ai limiti del premestruale: "Una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati".  Il tono abituale delle risposte fa pensare a un po' di seguaci del "Non sono razzista ma" (in corsa verso l'ultima e più accettata mutazione, quella del "Sono razzista, però...") che ribattono "BASTA! Sono di sinistra... ero di sinistra! Ora basta! Fuori il marcio dai nostri confini... dalle nostre carceri... dalle nostre strade".
Daniele Sensi, ottimo osservatore dell'ambiente leghista che segue Radio Padania con puntualità masochista, paragona il blog di Beppe Grillo al Forum di Radio Padania, "ma con più colori e con l'e-commerce". Sarebbe ora che i cinguettanti ed autoschedati estimatori di Beppe Grillo iniziassero a rendersi conto di che strada stanno percorrendo.
L'articolo in cui Sensi descrive il blog di Grillo è del 2011 e nel 2011 si era nel bel mezzo della cosiddetta "Primavera araba", con i tunisini che si riversavano democraticamente sulle coste della penisola italiana. UN suddito dello stato che la occupa contribuì alla sezione d'onore del blog di Grillo con una affermazione che è un paradigma di democratismo: "Io non sono affatto per il "politically correct" e secondo me questa gente va educatamente, ma con decisione rispedita a casa. Possibilmente con i nostri ministri e tutti i leghisti a seguito". Al che Sensi giustamente ribatteva: "appare poco comprensibile il senso di quel "possibilmente con tutti i leghisti a seguito": visto il contesto, suona un po' come se nella Germania d'antan qualcuno avesse tuonato: "Fuori gli ebrei! Ma anche Goebbels!".
Ciononostante sul Fatto quotidiano si arrampicano lo stesso sugli specchi per cercare di limitare i danni e difendere il loro padrone. "Scrivere che Grillo è “fascista”, o che “apre a Casa Pound”, è l’ennesimo atto in malafede dell’informazione italiana. Chiunque ha visto mezzo spettacolo di Grillo sa bene come non solo non sia mai stato fascista, ma abbia spesso combattuto battaglie riconducibili alla sinistra. Molto più di quanto non abbia fatto la sinistra". Infatti nel 2012 il Leader maximo del partito Cinque stelle si è espresso su una battaglia cara (rigorosamente a parole) alla sinistra decretando che "La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi".  
Il populismo c'a' pummarola, come tutti gli orientamenti politici paragonabili, offre ad ogni tipo di problema una soluzione ovvia, semplice, immediata... e di solito impraticabile. Sicché Grillo può tranquillamente suggerire, nel corso di uno spettacolo, come i carabinieri dovrebbero trattare i "marocchini rompicoglioni":"se vuoi dare una “passatina” a un marocchino che rompe i coglioni, lo prendi, lo carichi in macchina e, senza che ti veda nessuno, lo porti un po’ in caserma e gli dai magari due schiaffetti. Ma non in mezzo alla strada, dove con un telefonino ti riprendono e fanno succedere un casino".
A forza di femmine con poca roba addosso, asticelle e altra paccottiglia, a tanto si è ridotta l'offerta politica del democratismo. D'altronde, come uno scrittore ha giustamente annotato, "Osservare le stelle è come guardare indietro nel tempo, dato che alcune sono così distanti che la loro luce impiega milioni di ore, com’erano quando sul nostro pianeta esistevano i dinosauri".

11 gennaio 2013

Casaggì Firenze: giovinezza incendiaria e mores maiorum


Firenze, gennaio 2013. Fino a qualche mese fa Casaggì Firenze era un'organizzazione giovanile che rappresentava l'unico riferimento territoriale del maggior partito "occidentalista" della penisola italiana. I militanti di Casaggì presenziavano un paio di volte l'anno alle iniziative del "partito" -solitamente di scena in qualche cimitero- e si prendevano qualche parola di incoraggiamento e qualche pacca sulle spalle da parte della dirigenza, che poi li lasciava lì per andare al ristorante.
L'altra abitudine era quella di lordare con la propaganda ogni superficie verticale disponibile. A vedere tutti quei manifesti c'era da pensare che l'"occidentalismo" fiorentino avesse infine perso le dimensioni da sottoscala che lo hanno sempre caratterizzato. Dopo anni di questa abitudine, qualcuno si è stancato e si è ricordato che non è che si può fare tutto quello che vuole con la colla da parati: gli "occidentalisti" della pennellessa devono essersi visti recapitare un verbale di contravvenzione con diversi zeri, per il quale è intuibile si sia svolto un sordido scaricabarile. Insieme a qualche altra iniziativa di quelle che rischiano di far cacciare chiunque dal panorama elettorale, persino in quella penisola italiana in cui è prassi quotidiana assistere ogni giorno a spettacoli repellenti, la cosa è valsa ai giovani "occidentalisti" l'allontanamento dalle mense meglio rifornite e la fine repentina della visibilità mediatica.
Oggi come oggi la gioventù incendiaria deve accontentarsi di incendiare il Libro dei Ceffi, forse la più efficiente e considerata tra tutte le autoschedature per mediocri che hanno gettato sul lastrico intere generazioni di informatori e di confidenti. Rispetto al vecchio ciclostile ha anche le foto e i bei colori.
Il congedo da parte dell'"occidentalismo" meglio fornito ha tolto a Casaggì anche i due spiccioli di visibilità accordatile dal mainstream cittadino, ed è forse per questo che un certo particolare che avrebbe dovuto inorgoglire non poco i giovani incendiari "occidentalisti" è passato pressoché inosservato.
Nei primi giorni dell'anno le gazzette fiorentine scribacchiano di qualcuno che ha festeggiato l'anno nuovo in grande stile, con particolare riferimento ai fuochi artificiali. Sempre secondo le gazzette -o meglio, secondo i mattinali di gendarmeria che evitano alla professionalità dei "lavoratori" dei gazzettifici di indebolirsi a causa dei turni troppo massacranti- uno dei tre pirotecnici di provincia sarebbe stato identificato dai gendarmi nel corso di manifestazioni tenute da Casaggì nel corso degli ultimi anni.
L'attivismo politico non è il Libro dei Ceffi perché mantiene ancora troppi legami con quella fastidiosa cosa previrtuale che si chiama realtà. Nella realtà la gioventù incendiaria di Firenze, propaganda nonostante, non ha mai superato i trenta figuranti neppure nelle giornate di forza massima. Questo significa che possiamo stimare che esista un tre per cento di giovani incendiari disposti a passare dalla teoria alla pratica. Una percentuale che dovrebbe inorgoglire, non fosse che per il fatto che sarebbe irraggiungibile per moltissimi altri movimenti politici.
Va detto anche che i pratici della giovinezza ardente hanno dovuto loro malgrado accorgersi che Firenze non è Tehran, non è Damasco e non è L'Avana, nonostante i ben nutriti elettori passivi di riferimento abbiano da tempo derubricato questa zona della penisola italiana a buco nero della democrazia. E' finita che l'utilizzo disinvolto del Libro dei Ceffi e di altre risorse informatiche ed elettroniche non solo non gli ha fruttato il plauso degli "amanti della libertà" o l'interesse di qualche autonominato difensore della democrazia, ma è servito alla gendarmeria per risalire alle loro persone con molta calma e pochissima fatica.
Il fatto è che Casaggì, spiegano i foglietti, risulta estranea ai fatti. Il che può spiegare il completo silenzio sulla vicenda da parte dei giovani "occidentalisti". Ma la spiegazione può anche essere un'altra, e rientrare nei mores maiorum condivisi ad ogni livello da gruppi dello stesso orientamento. Per capire di quali mores stiamo parlando, basterà qualche esempio dei più recenti.
Boutique Pound ha fatto finta di non conoscere Gianluca Casseri subito dopo che i suoi gesti, lodevolmente "gratuiti, violenti e sconsiderati" secondo il "turbodinamismo" caro a quel franchising, avevano causato due morti ed un ferito grave.
Si ricorderà anche di come Nicola Caldarone, sostanzialmente colpevole di essersi fatto sorprendere, abbia dovuto dire addio alle proprie speranze di giovane "occidentalista" in carriera. Consegnato all'oblio in meno di ventiquattro ore.
A livello ben più alto, ma sempre in ambiente "occidentalista", si è portato in palmo di mano per anni un aristofanesco saltimbanco la cui "memoria prodigiosa" era tenuta in gran conto. Fallito sostanzialmente l'obiettivo (che era il linciaggio di vari politici invisi alla committenza), quando questa "memoria prodigiosa" ha fruttato ad Igor Marini una condanna a dieci anni di detenzione (per tacere dei risarcimenti civili, roba da stendere anche individui finanziariamente assai robusti), si è proceduto more solito more maiorum, seppellendone la memoria.
I mores maiorum sono cosa patria, prestigiosa ed autorevole: nessuno può metterla in discussione e men che meno sottrarsi al suo rispetto, primi tra tutti i filii familias delle ultimissime classi. Non sarebbe dunque da meravigliarsi se uno dei pochi ripostigli ancora presidiati dall'occidentalame fiorentino avesse seguito i costumi tradizionali, dimenticando in modo subitaneo e completo quale aspetto avessero certi intraprendenti figuranti.

I giovani "occidentalisti" come vorrebbero essere.

I giovani "occidentalisti" come sono davvero.


07 gennaio 2013

Luigi di Stefano: una laurea di prestigio contro la Repubblica dell'India


Nel luglio 2011 lo stato che occupa la penisola italiana ha deciso la creazione di unità militari destinate a scortare, su richiesta degli armatori, navi mercantili e passeggeri che attraversino zone a rischio pirateria.
Sei mesi dopo due fucilieri di marina di una di queste unità sono stati arrestati dalle autorità della Repubblica dell'India perché accusati dell'omicidio di due pescatori.
La Repubblica dell'India è una potenza economica consolidata e vieppiù in ulteriore ascesa, è una potenza nucleare, ha forze armate composte da due milioni di effettivi più altri due milioni di riservisti. Negli anni Ottanta varò un gigantesco piano di istruzione pubblica che doveva portare il paese a disporre nel nuovo millennio di più ingegneri e tecnici dell'Unione Sovietica allora presa come riferimento.
Oltre ad un declino economico logicamente inarrestabile e ad una presenza militare nell'Oceano Indiano pari ad un'ottantina di uomini in armi, lo stato che occupa la penisola italiana può vantare un altrettanto gigantesco piano di istruzione che lo ha portato ad avere più finti laureati di tutto il resto dell'Europa occidentale, preso come riferimento dai governi "occidentalisti" dell'epoca.
La politica "occidentalista" considera inaccettabile che la Repubblica dell'India si imponga al "paese" delle fettuccine al triplo burro, ed ha mobilitato in favore dei due fucilieri le proprie migliori risorse.
Il che significa che ha additato la Repubblica dell'India ai propri gazzettisti, affinché procedano secondo l'uso.
Denigrare la Repubblica dell'India può essere un problema perché è poco realista pensare di poter fotografare i calzini di un miliardo e duecento milioni di cittadini per postularne la malvagità; per assolvere ai propri compiti la "libera informazione" ha dovuto ripiegare su un'ondata di proteste causata -dicono- da alcuni episodi di stupro verificatasi appena in tempo per fornire il necessario materiale denigratorio.
Intanto che i sudditi venivano edotti sulla vita grama e sulle vessazioni che toccano in sorte alle sventurate indiane, qualche "occidentalista" si adoperava per difendere meglio che si poteva i fucilieri di marina, ovviamente curandosi più della propria visibilità mediatica che dell'evidenza dei fatti o della competenza necessaria ad intervenire in simili questioni.
Questo qualcuno si chiama Luigi di Stefano. Un altro qualcuno che si chiama Matteo Miavaldi e di cui abbiamo letto su Wu Ming ha valutato con un po' di cura la sua lunga controperizia. Su Wu Ming si legge di serissimi dubbi sulla sua validità, in un articolo in cui si trovano anche delle squisite considerazioni sulla stampa "occidentalista", sui metodi che le sono propri e sulla feccia capace soltanto di mangiare spaghetti che ne rappresenta il pubblico di riferimento.
Nella stessa sede sarebbe intervenuto commentando anche l'ingegner Luigi di Stefano, che è riuscito a peggiorare non di poco la propria posizione perché ha suscitato molta curiosità per il titolo accademico vantato.
Il sito cimea.it si occupa dei problemi inerenti il riconoscimento dei titoli accademici. La Adam Smith University in cui si è "laureato" in ingegneria Luigi di Stefano viene recensita in questi termini da Luca Lantero, in uno scritto intitolato "Fabbriche di titoli: indagine di campo".

Adam Smith University
Sedi: Usa, Liberia, Francia
Sito internet: http://www.adamsmith.edu
Questa istituzione è presente negli elenchi delle bogus institutions statunitensi e offre titoli di Associate, Bachelor, Master e Doctorate in diverse discipline. È stata fondata nel 1991 da Donald Grunewald che ne è tuttora il presidente. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha affrontato il caso della Adam Smith in alcuni sui provvedimenti, quando istituzioni operanti sul nostro territorio dichiaravano di rilasciare titoli di questa istituzione non riconosciuta. Troviamo altri collegamenti tra l’ASU e l’Italia all’interno dello stesso sito internet dell’istituzione: come contatto per il nostro paese e per San Marino viene segnalato l’European Institute of Technology, altro caso di istituzione non riconosciuta. L’Adam Smith University afferma di avericevuto un riconoscimento dalle autorità dello Stato della Liberia sin dal 2001 e che i titoli sono riconosciuti anche in Francia dove l’istituzione opera tramite la École Supérieure Universitaire Adam Smith: tali affermazioni sono state smentite dalle autorità dei due paesi. Nel sito internet dell’istituzione sono citati trenta paesi dove esistono sedi distaccate della Adam Smith: le cosiddette filiazioni indicate sono anch’esse prive di riconoscimento.

Il già citato blogger Mazzetta spiega che la Adam Smith University è stata fondata da un certo Donald Grunewald che
 la dirige da sempre dalla sua casa in Connecticut nonostante la sua sede in teoria si trovi al piano terra dell’ostello per ragazze del Methodist Compound di Monrovia, in Liberia. Negli Stati Uniti, riferibili a questa “Università” ci sono solo la casa di Grunewald e una casella postale, peraltro piazzata a Saipan, sulle isole Marianne. Difficile che Luigi di Stefano ne sia all’oscuro. A togliere ogni dubbio sulla qualità dei corsi ci ha pensato un’inchiesta del Chronicle of Higher Education, nel corso della quale uno dei suoi giornalisti terminò con profitto un corso annuale d’inglese in circa un’ora e un semestre in economia in 15 minuti.
Intanto che "ingegneri" come questo curano in modo sicuramente appropriato l'immagine e gli interessi dello stato che occupa la penisola italiana, ingegneri indiani senza virgolette stanno procedendo allo sviluppo di un caccia di quinta generazione.

05 gennaio 2013

Firenze, via del Corso, gennaio 2013. Don Roberto Tassi, Oriana Fallaci e la Tour Eiffel da far saltare in aria



Una giornata di sole in pieno inverno non è cosa frequentissima: nulla di meglio che utilizzarla per una camminata per il centro storico di Firenze e verificare de visu le condizioni d'i'ddegrado e dell'insihurézza contro cui l'occidentalame cittadino non smette di inveire. Il refrain propagandistico sull'argomento si è notevolmente affievolito dopo lo schianto successivo di tre fra i foglietti "occidentalisti" che gli facevano da megafono, ma questo non fa che incrementare la voglia di infierire, cui si assomma l'auspicio che la professionalità di tanti gazzettieri faccia loro guardare con altri occhi le panchine dei parchi pubblici, visto che il loro olfatto non si è rivelato abbastanza sviluppato da permettergli di percepire l'odore di mensa dei poveri verso cui conducevano certe scelte editoriali.
La chiesa di Santa Maria de' Ricci si trova in pieno centro storico, in via del Corso.
Proprio qui scopriamo una delle poche presenze vessillari ancora integre dell'"occidentalismo" fiorentino, che prima del recente rovescio si era sempre contraddistinto per una presenza mediatica massiccia, invadente e ciarliera cui si contrapponeva un seguito concreto limitato a minus habentes, indossatori di cravatte, frequentatori di ristoranti ed altri sfaticati benvestiti.
Di Santa Maria de' Ricci è a tutt'oggi parroco don Roberto Tassi, che per qualche anno è stato considerato foriero di potenzialità sfruttabili da parte della propaganda "occidentalista". Don Tassi venne fatto abile e arruolato nello spazio di un mattino, dopo che ebbe testimoniato pubblicamente (a mezzo cartelloni) la malvagità metafisica dell'Islam. Gli ufficiali arruolatori nel periodo successivo non si curarono gran che di certe iniziative un po' ondivaghe: un cedimento che appare relativamente consistente, se pensiamo che l'occidentalame fiorentino respinse sdegnato negli stessi anni la candidatura a sindaco di Franco Cardini, colpevole di aver pubblicamente sostenuto la demenzialità e la scelleratezza dell'aggressione "occidentale" all'Iraq.
Fatto sta che nell'immediato, a non troppa distanza dalle spregiudicate e innovative operazioni urbanistiche portate a termine sul suolo statunitense da un ingegnere saudita dall'aspetto dimesso e dalle aggressioni militari di cui furono pretesto, Roberto Tassi riuscì addirittura a distrarre l'attenzione di Oriana Fallaci da materie di fondamentale importanza per la sopravvivenza della civiltà "occidentale" come i calci e gli sputi del pallonaio. La "scrittrice" lodò l'operato di Roberto Tassi nel libello che Massimo Fini recensì concludendo che di lì a cinquant'anni "libri" come quello sarebbero stati visti con lo stesso orrore con cui oggi si guarda il Mein Kampf, attribuendo sicuramente troppo onore e troppa portata alle invettive di quella donna.
Don Tassi in pieno abbrivio pubblicò un libro imponente ed ambizioso: "Chi è Gesù per Maometto", al cui interno mise un sunto delle pagine che lo riguardavano e che riesce persino a peggiorare un originale già ozioso per proprio conto. Assieme alla copertina del suo libro questo scritto fa bella mostra di sé nella bacheca della chiesa di cui è parroco, nove anni e due sconfitte militari dopo.
L'autore visto da Oriana Fallaci
La scorsa estate a Firenze don Roberto Tassi, il parroco di Santa Maria de' Ricci (la chiesetta di via del Corso dove Dante conobbe Beatrice) affisse due commoventi cartelli. Uno dinanzi all'altar maggiore che diceva: "Salve, o Croce, unica nostra speranza! Qui voglion distruggerci tutti!". Uno sul sagrato che insieme all'immagine delle Due Torri in procinto di disintegrarsi offriva un sillogismo perfetto: "L'Islam è teocrazia. La teocrazia nega la democrazia. Ergo, l'Islam è contro la democrazia". Don Tassi lo usava per spiegare che nella mani di una teocrazia la religione serve solo a tenerci nell'ignoranza, privarci della conoscenza, assassinarci l'intelletto. E qualsiasi persona civile avrebbe dovuto ringraziarlo in ginocchio. Non capita tutti i giorni di trovare un prete al quale i principii laici stanno più a cuore del credo cattolico. Ma guidati da un no-global francese uso spadroneggiare in casa altrui, gli arcobalenisti lo sottoposero a ogni sorta di ricatti e di dileggi. Lo costrinsero a togliere i cartelli, e questo senza che una sola voce si levasse a sua difesa. Quanto alla stampa, beh. Un quotidiano romano riportò la notizia col titolo "Crociata contro l'Islam". Uno fiorentino, con quello: "Basta col parroco anti-Islam". Infatti nel sogno che i figli di Allah coltivano da tanti anni, il sogno di far saltare in aria la torre di Giotto o la Torre di Pisa o la Cupola di San Pietro o la Torre Eiffel o l'Abbazia di Westmister [sic] o la cattedrale di Colonia e via dicendo, io vedo anzitutto una stoltezza. Che senso avrebbe distruggere i tesori di una provincia che ormai gli appartiene? Una provincia dove il Corano è il nuovo Das Kapital, Maometto il nuovo Karl Marx, Binn [sic] Laden il nuovo Lenin, è l'Undici Settembre la nuova presa della Bastiglia?
Cfr. Oriana Fallaci, La Forza della Ragione, Rizzoli International, marzo 2004 pp. 48-57.
L'endorsement Fallaci-Tassi fa miracoli, fino a spostare di tre secoli indietro la fondazione di Santa Maria de' Ricci per fare in modo che in essa si incontrino Dante e Beatrice. Nel libercolo citato la chiesa in cui tradizione vuole sia avvenuto l'incontro viene correttamente indicata in Santa Margherita dei Cerchi, che è a pochi passi ma non è la stessa cosa.
La quarta di copertina del libro di don Tassi riporta un'opera del pittore messicano José Clemente Orozco realizzata nel 1943 e che si intitola "Gesù che distrugge la sua croce". Non è dato sapere per quale motivo don Tassi dati l'opera al 1948 quando Orozco era già morto, e soprattutto perché la chiami "Gesù abbatte croci, chiese e sinagoghe. (Sura 4,159)".
Alla sura indicata si legge
159. Non vi è alcuno della Gente della Scrittura che non crederà in lui prima di morire*. Nel Giorno della Resurrezione testimonierà contro di loro.
*[L'escatologia islamica e l'esegesi (Tabarî VI, 18 e ss.) descrivono lo svolgersi dei “tempi ultimi”, in cui Gesù (pace su di lui) ritornerà sulla terra scendendo a Damasco; ucciderà l'Anticristo e rimarrà per sette anni (o quarant'anni), durante i quali l'Islàm trionferà e anche gli israeliti e i cristiani riconosceranno la sua vera natura e crederanno nella sua missione profetica]
Il tutto non depone gran che a favore del rigore documentale. "Chi è Gesù per Maometto" avrà anche entusiasmato l'occidentalame gazzettista e la sua committenza politica, ma negli ambienti caratterizzati da un minimo di serietà non deve aver riscosso troppo plauso.
Una prima conferma arriva dalla constatazione che al momento in cui scriviamo i riferimenti in internet al volume sono appena una cinquantina: meno di quanti se ne potrebbero ottenere mettendo su un blog la foto del proprio gatto.
Secondo Librinlinea il volume è stato stampato dalla M.I.R. Edizioni di Montespertoli nel 2007 in 200 (duecento) esemplari numerati e non si ha notizia di altre edizioni o ristampe.
Secondo il sito che la presenta -il cui ultimo aggiornamento pare risalire ad almeno quattro anni or sono-, la M.I.R. Edizioni è specializzata in "Libri di medicina naturale e conoscenza olistica". Tra l'ottantina di titoli in catalogo figurano pietre miliari della letteratura medica come "Problemi di Intestino?" di Enio Di Cecco e "Guarire con la Cromoterapia" di Helen Graham. Fra gli autori in catalogo c'è anche un certo Alfredo Lissoni, autore di "Progetto Omega - I dosser Ufo del Santo Uffizio" (L'ipotetico scenario di ciò che accadrebbe alle istituioni [sic] religiose nel caso di un contatto alieno) e di "Ufo Verità nascoste" (I dossier dei servizi segreti - Il Papa e gli E.T. - L'enigma dei potenziati).
Pubblicato in così documentata ed autorevole compagnia, "Chi è Gesù per Maometto" veniva pubblicizzato nel 2007 da "iostoconoriana.it" al prezzo di 50 (cinquanta) euro più 12 (dodici) euro di spese postali. "Iostoconoriana.it" è stato uno dei pochi siti web a pubblicizzare come un vanto gli aspetti più carnevaleschi delle celebrazioni per il sesto anniversario della morte di Oriana Fallaci. I timori per la furibonda repulsione che quella "scrittrice" fu capace di suscitare in vita sono ancora tali che a certe iniziative delle celebrazioni parteciparono più gendarmi che pubblico.
 Dallo stesso sito viene questa presentazione del volume; il fatto che sia scritta in prima persona permetterebbe di attribuirla a Roberto Tassi stesso.
"Per illustrare il confronto fra Maometto e Gesù, ma non solo, mi sono servito delle miniature islamiche che rappresentano la personalità e la superiorità del profeta Maometto nei confronti di Gesù, che lo considera esclusivamente un profeta...guai dichiararlo figlio di Dio!
Infatti nel corano, sura 9,30, dichiara che è infedele colui che dice: il figlio di Maria è Dio. Allah li annienta.
In questo libro ho voluto far conoscere con un linguaggio molto semplice riportando i discorsi di Maometto – le sure – accompagnato dalle miniature islamiche così che con le stesse miniature uno comprende più facilmente che cosa dice Maometto di Gesù. Come la Chiesa dal V secolo in poi, per istruire i fedeli che non sapevano leggere il vangelo, si serviva della pittura e della scultura.
In questo volume ho affrontato l’insegnamento che il profeta ha ricevuto da Dio, secondo lui, che è invece tutta una sua invenzione per dominare l’uomo in contrasto con il messaggio di Gesù, non solo religioso ma anche politico, morale. Maometto non solo si è servito della spada oltre per razziare, si è fatto una sua morale per soddisfare i suoi desideri. Basta citare quello che ebbe a dire che le cose che amo di più al mondo sono le donne e i profumi; ma ciò che mi riconforta l’anima è la preghiera (Cfr. Al-Buhari, detti e fatti del Profeta dell’Islam, Utet, Torino,2003 pp.494-497), ma non solo invita i suoi amici a non sposare le donne che hanno già avuto rapporti sessuali e le vedove ma incita e dice ”non preferisci forse le ragazzine e le loro carezze?”
Pessima la prima impressione, pessimo l'approfondimento. Per i credenti le sure del Libro non sono "i discorsi di Maometto", ma la rivelazione della volontà divina. Ed ecco che cosa si legge nel trentesimo verso della nona sura, il cui significato è meglio precisato dal successivo.
30. Dicono i giudei: “Esdra è figlio di Allah”; e i nazareni dicono: “Il Messia è figlio di Allah”. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah. Quanto sono fuorviati!
31. Hanno preso i loro rabbini, i loro monaci e il Messia figlio di Maria, come signori all'infuori di Allah, quando non era stato loro ordinato se non di adorare un Dio unico. Non vi è dio all'infuori di Lui! Gloria a Lui, ben oltre ciò che Gli associano!
Pare di capire che il fine ultimo delle cinquecentosedici pagine del libro, sia pur ricchissime di illustrazioni, sia quello di ridurre l'intera questione alla pedofilia dell'Inviato cara a certe studiose di orientalistica di preclara virtù, passando per uno scontro di civiltà dalle proporzioni titaniche in cui abbiamo mille e quattrocento anni di Islam da una parte e un ministro di culto fiorentino dall'altra, con la ridicola Eurabia come teatro operativo. Il fatto che Roberto Tassi ammetta esplicitamente di utilizzare strumenti divulgativi di mille e cinquecento anni or sono è un altro dato rivelatore della competenza e della preparazione profusi nell'opera, per quanti non avessero ancora capito di che cosa stiamo parlando.
L'"occidentalismo" fiorentino è ridotto in condizioni catacombali. Non resta che augurargli un'altra sessantina di campioni come questo.
A poche decine di metri da Santa Maria de' Ricci ci siamo fermati in un khababi per festeggiare nel più adeguato dei modi l'incontro con il librone di Roberto Tassi. Altri due passi bastano per rifornirsi di halva egiziana e di datteri tunisini non trattati, presso la macelleria حلال di via dei Neri. Non saremmo rimasti sorpresi se, facendo il nostro ingresso nel retrobottega di qualcuno di questi esercizi commerciali, avessimo scoperta una copia di "Chi è Gesù per Maometto" a fare da zeppa per la gamba di qualche tavolo.
L'altra possibilità, parecchio più concreta, è che una consistente percentuale delle duecento copie stampate si ammucchi ancora oggi invenduta nella canonica di don Tassi.

Le citazioni dal Libro vengono da corano.it; il fatto che il curatore dell'edizione sia quello Hamza Piccardo cui gli "occidentalisti" hanno dedicato attenzioni isteriche non fa altro che rafforzarne l'autorevolezza.

04 gennaio 2013

Viktor Kotsev - La corsa al ribasso in atto in Siria


Traduzione da Asia Times.

Nelle ultime settimane le testimonianze dalla Siria hanno fatto registrare un sensibile cambiamento. Se un mese fa il governo sembrava in rotta su tutti i fronti, la guerra civile sembra aver adesso preso un'altra piega, quella di una corsa al ribasso in cui la vittoria sorride a chi riesce a resistere di più anziché al più forte.
Sia le forze governative che i ribelli stanno affrontando sfide estremamente impegnative, che minacciano seriamente la loro stessa capacità di assolvere alle proprie funzioni, e questo spiega in parte come mai le previsioni dei vari analisti siano tanto divergenti. Intanto che l'inverno avanza e che il tasso delle perdite si impenna (le nazioni Unite le hanno fissate a sessantamila vittime, nel loro ultimo rapporto) sono i civili a pagare il prezzo più alto.
Molti osservatori continuano ad asserire che il governo del Presidente siriano Bashar al Assad sia giunto alle sue ultime battute. jeffrey White, dello Washington Institute for Near East Policy ha di recente predetto che "sembra avere davanti a sé solo poche settimane, prima che sopravvenga il crollo"[1]. Altri fissano questo termine in qualche mese, sottolineando tra le altre cose la gravità della situazione finanziaria.
"L'economia è alla base di tutto", ha detto al Time Magazine un economista siriano in esilio, sostenendo che il crollo del governo Assad dovrebbe avvenire nei prossimi tre o sei mesi (re Abdullah di Giordania si era già espresso in termini simili qualche tempo fa). "Senza servizi, senza corrispettivi, senza soldi non si può far nulla. Se il governo non può più sostenere finanziariamente l'esercito, [i soldati] abbandoneranno i loro posti".[2]
Nel corso degli ultimi mesi i ribelli hanno compiuto un'avanzata significativa: a seconda delle fonti contrillerebbero fra il quaranta ed il settantacinque per cento del territorio del paese. Hanno persio conquistato alcuni sobborghi della capitale Damasco e in varie occasioni sono stati in grado di impedire il funzionamento dei principali aeroporti internazionali del paese.
La debolezza dei governativi è un dato di fatto, ma è solo una delle facce della medaglia. Se Assad è sul punto di fare bancarotta, la maggior parte dei ribelli ha già ceduto, ed ha ceduto ormai da mesi. E' difficile poter amministrare mezza Siria in queste condizioni, cosa che di per sé costa ai ribelli, secondo lo stesso articolo del Time, qualcosa come cinquecento milioni di dollari al mese. Per giunta, non è questo il loro problema più serio.
Esiste un certo numero di rsoconti che indica che le forze governative hanno di proposito abbandonato dei territori facendo poca o punta resistenza. Questo sarebbe stato fatto per accorciare le linee di comunicazione e per tagliare alcune spese, ma anche per far sì che la popolazione potesse giovarsi di quella versione da incubo della libertà che avrebbe comprensibilmente condotto la maggior parte delle persone a scegliere il governo di Assad come il male minore. Con milioni di senzatetto in pieno inverno, la maggior parte dei quali si trova nelle aree controllate dai ribelli, cibo, acqua corrente e combustibile per cucinare che arrivano col contagocce, non è possibile considerare fuori questione un simile scenario.
Cosa ancora più importante, delle testimonianze recenti indicano che gli stessi ribelli potrebbero aver attivamente contribuito a questa situazione. I combattimenti tra fazioni, i saccheggi e le requisizioni arbitrarie sono roba d'ogni giorno in molte località. Aleppo, una ricca città mercantile dove si sono riversati insorti provenienti dalle più povere campagne, può costituire l'esempio più estremo ma non è certamente l'unico. L'inviato del Guardian Ghaith Abdul Ahad ha fornito prove di prima mano di quanto sta succedendo in due dei suoi ultimi scritti.
In un articolo del 28 dicembre 2012, l'inviato ha descritto un brutale comandante ribelle, Abu Ali, che afferma nero su bianco di star affrontando "due nemici, adesso. I battaglioni [ribelli avversari] e le forze governative". Abdul Ahad ha affrontato l'argomento del tentativo di molti civili -le cui abitazioni erano finite sotto il controllo di Abu Ali- di salvare qualcuno dei loro beni, e del trattamento che è stato loro riservato. "Ogni singola casa è stata saccheggiata", grida Abu Ali, "E l'esercito [governativo] non ha mai messo piede in questa zona. Siamo stati noi a saccheggiarle!"[3]
In un altro articolo del 27 dicembre, Abdul Ahad ha descritto in termini più generali come il livello senza precedenti raggiunto in termini di caos e di lotte intestine -cose che egli considera come caratterizzanti la nuova fase in cui è entrata la guerra- abbia finito per fermare l'avanzata dei ribelli ad Aleppo. "Il problema siamo noi", ha detto nel corso di una riunione un giovane combattente. "Ci sono battaglioni di stanza nelle aree liberate che istituiscono posti di blocco e prendono prigioniera la gente... Sono diventati peggio del governo".[4]
Un'altra sfida per i ribelli è rappresentata da quella che l'ex consigliere statunitense per la Siria Frederic Hof ha chiamato "la pillola velenosa del settarismo". Hof ha scritto:
Organizzando e scatenando gli ausiliari shabiha (in gran parte giovani alawiti poveri, coordinati da personale militare in servizio effettivo) il governo di Bashar al Assad ha iniettato il veleno del settarismo nella circolazione sanguigna della nazione... Assad ed il suo esercito personale intendono, in fin dei conti, far capire alle minoranze (specialmente quella alawita e quella cristiana) che soltanto il governo attualmente in carica si frappone tra loro e un successore arabo sunnita che potrebbe scegliere tra le varie opzioni comprese tra l'adozione di un orientamento settario, l'instaurazione della legge islamica e la loro espulsione e massacro. La prontezza con cui elementi di primo piano dell'opposizione hanno abboccato all'esca settaria del governo fa pensare a due possibilità: la prima è che il processo evolutivo durato sessantacinque anni verso la formazione di una cittadinanza siriana e di una unità nazionale sia stato del tutto illusorio; la seconda è che i leader rivoluzionari siriani non abbiano pensato ad immunizzare se stessi ed i propri seguaci contro l'inevitabile adozione di una strategia settaria crudelmente provocatoria da parte del governo.[5]
Non soltanto l'opposizione ha fallito nel rompere l'unità degli alawiti e delle altre minoranze che sostengono il governo, ma sembra che Assad, nonostante la natura settaria della guerra e la spietatezza delle tattiche con cui l'ha affrontata, sia riuscito ad impedire con successo che i sunniti facessero tutti fronte comune contro di lui. Secondo vari resoconti fino ad un terzo della popolazione sunnita, soprattutto nelle città più grandi, sostiene ancora Assad. E' molto difficile determinarne con accuratezza la consistenza numerica e le motivazioni, ma un ribelle siriano con cui Asia Times Online ha conversato di recente ha confermato che lui e i suoi compagni combattono di frequente contro altri sunniti.
Considerazioni come queste hanno spinto l'eminente esperto in questioni siriane all'Università dell'Oklahoma Joshua Landis a predire che "in assenza di un massiccio incremento di interventi esterni, Assad potrebbe essere ancora al suo posto nel 2014". Non è l'unico a pensarla così: l'inviato delle Nazioni Unite Lakhdar Brahimi ha di recente suggerito che il 2013 potrebbe rivelarsi un anno estremamente sanguinoso, ma non decisivo.
Soltanto gli avvenimenti futuri indicheranno chi ha ragione. Per adesso, non c'è alcun segno di un affievolirsi delle violenze, e milioni di siriani continuano a passare inumane sofferenze.


Note.
1. Is the End Near in Damascus?, The Washington Institute for Near East Policy, 21 dicembre 2012.
2. Assad's Cash Problem: Will Syria's Dwindling Reserves Bring Down the Regime?, Time, 21 dicembre 2012.
3. 'The people of Aleppo needed someone to drag them intothe revolution', Guardian, 28 dicembre 2012.
4. Syrian rebels sidetracked by scramble for spoils of  war, Guardian, 27 dicembre 2012.
5. Syria 2013: Will The Poison Pill of Sectarianism Work?, Atlantic Council, 3  gennaio 2013.



Viktor Kotsev è un giornalista ed analista politico.

01 gennaio 2013

Silvia Baldi, Vincenzo Cucchiara e Ghesher: il sionismo alla carbonara (di verdure) tra San Miniato e Aversa


Lo stato che occupa la penisola italiana è caratterizzato da organi di rappresentanza e da elettorati passivi uniti dall'attiva promozione della politica yankee e delle scelleratezze dei sionisti. L'obbedienza canina a certe policies e addirittura a certe "mode politiche" non determina soltanto l'agenda politica e le priorità cui gli organi di rappresentanza sono tenuti ad adeguarsi, ma infetta ogni livello dell'elettorato passivo e i rispettivi mass media a libro paga.
Le nuove tecnologie hanno consentito a qualunque "occidentalista" di terz'ordine di utilizzare materiali suggeriti dall'agenda politica amriki per campagne elettorali, pressioni lobbystiche, comunicati stampa ed altre cose del genere, con risultati compresi in tutto l'insieme delle menzogne compreso tra il repellente ed il ridicolo. Basterà ricordare come ogni istanza di un sedicente pitbull col rossetto e del suo obeso seguito di rednecks -gente capacissima di trascinarsi sulle ginocchia continuando a maledire le tasse e la sanità pubblica anche con le viscere rose dalle metastasi- sia stata presentata senza alcuna critica dal mainstream. Nel mainstream nessuno avrebbe avuto da ridire se il "lavoro" dei fogliettisti avesse favorito marmaglia del genere fino a metterla in condizioni di detenere responsabilità nucleari; intanto che la "libera informazione" procedeva in tanto costruttivo impegno, ai piani più bassi dell'"occidentalismo" più mandolinesco, più provinciale e più cialtrone il "tea party" amriki secerneva un certo numero di imitazioni all'amatriciana.
A questi "tea parties" con le còtiche, i rovesci elettorali subiti dagli originali hanno tolto ossigeno e visibilità costringendo lo spicciolame "occidentalista" che vi faceva affidamento a correre maldestramente ai ripari o, più ordinariamente, a sparire dalla ribalta.
Secondo le stesse modalità le istanze della propaganda sionista percolano dal mainstream amriki e dalle lobby sioniste che vi hanno amplissima ed incontrastata influenza fino a conventicole provinciali in ogni senso.
La propaganda sionista viene indicata come hasbarà, letteralmente "spiegazione", rivelando natura ed intenzioni ipocrite fin dalla denominazione.
Anche in questo caso la fine dei mandati dell'ubriacone George Diabolus Bush, gli impresentabili risultati del "democracy export", lo sfumare del "secolo ameriKKKano" con l'"unica superpotenza mondiale" messa davanti a problemi da terzo mondo e probabilmente anche il traballare del lobbysmo sionista dovuto all'eccessiva intraprendenza di uno dei più "affidabili" professionisti dell'ambiente hanno ridimensionato la portata della propaganda, della visibilità mediatica e dell'influenza politica del sionismo.
In altre parole, da qualche anno le istanze del bellicismo sionista non trovano più la pronta risonanza, la comprensione e l'appoggio dell'esecutivo amriki, con tutte le conseguenze del caso.
Nello stato che occupa la penisola italiana, sia pure per vie lievemente differenti, la situazione è la stessa. La fine del più rappresentativo governo che i sudditi che bivaccano nella penisola italiana avessero mai avuto e l'insediamento di un esecutivo di natura tecnica ha portato visibilità mediatica a materie di tutt'altro genere ed ha modificato l'agenda governativa quel tanto che bastava a mettere in secondo piano le esigenze della autodefinitasi "unica democrazia del Medio Oriente".
Con questo non si intende dire che sia venuta meno l'influenza mediatica sionista; criticare lo stato sionista, specie se lo si fa per motivi fondati, anche nello stato che occupa la penisola italiana conduce a tutt'oggi alla gogna mediatica e all'accusa di coltivare nostalgie inconfessabili. Resta l'utilizzo controproducente della propaganda, che getta ora una luce patetica su quello che per rispetto alla כשרות chiameremo "sionismo alla carbonara sì, ma di verdure".
Un'organizzazione dedita al sionismo alla carbonara (di verdure) esiste da qualche anno a San Miniato, presso Pisa.
Da quello che si legge su Ghesher.it, pare che l'iniziativa sia di due cristiani evangelici: Silvia Baldi e Vincenzo Cucchiara.
Dal sito della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose di Aversa (Caserta) veniamo a sapere tra le altre cose che Silvia Baldi
Dal 2010, in qualità di Coordinatrice Nazionale ALI (Io Amo l’Italia) per i rapporti con le Chiese evangeliche e le Comunità ebraiche in Italia, collabora, mediante articoli e conferenze con l’On. europarlamentare Magdi Cristiano Allam, ex vice-direttore del Corriere della Sera, Presidente del movimento politico “Io Amo l’Italia” che vede al primo posto l’affermazione delle radici giudaico-cristiane della nostra storia.
Non occorre aggiungere altro. I nostri lettori avranno capito immediatamente che Silvia Baldi costituisce a suo modo una garanzia, come -sempre a suo modo- la costituisce Magdi Allam, detto il Pinocchio d'Egitto.
Secondo Google un Vincenzo Cucchiara opera a Napoli come truccatore. Qui l'omonimia diventa quasi certezza anche se, come vedremo presto, Ghesher si rivela relativamente versato in un tipo di maquillage abbastanza specifico, che è quello che consente di presentare come accettabili le istanze del sionismo.
Silvia Baldi e Vincenzo Cucchiara presentano così la loro iniziativa:
È un servizio di volontariato svolto con zelo e passione compatibilmente a tutti gli altri impegni di tipo famigliare e lavorativo.
La motivazione trainante di questo servizio è rappresentata da due motti. Il primo è tratto dal libro di Giosuè 24, 15: «Quanto a me e alla mia casa, serviremo l’Eterno». Il secondo è la risposta consequenziale che ne abbiamo tratto: far conoscere Israele ai cristiani e un volto nuovo di cristiani ad Israele.
Tra gli obiettivi, ci siamo posti quello di presentarci come un punto di riferimento e ponte (in ebraico, appunto, ghesher) con alcune comunità messianiche (ebrei che riconoscono la messianicità di Gesù) e una arabo messianica (arabi credenti in Gesù) con cui siamo in stretto contatto e collaborazione in Israele.
Al fine di promuovere una completa e corretta comprensione della “Questione Israele”, riteniamo indispensabile la conoscenza della realtà storica passata e contemporanea. A tal proposito, ci stiamo impegnando per fornire ogni tipo di ausilio (presentazioni, video, proiezioni di film, seminari, lezioni e conferenze) a cui uniamo la promozione di visite guidate presso itinerari ebraici italiani, comunità ebraiche locali e viaggi organizzati presso la Terra d’Israele con un taglio aperto a far conoscere la variegata realtà etnica e le comunità messianiche in loco.
Il miglior modo di "servire l'Eterno" e di "promuovere una completa e corretta comprensione" per i curatori di Ghesher è quello di diffondere propaganda sionista che è possibile identificare come tale a cominciare dal registro linguistico utilizzato. In questo senso, una serie di opuscoli propagandistici ottenuti "su gentile concessione dell'ambasciata" sionista nello stato che occupa la penisola italiana viene presentata come se si trattasse di fatti (facts) sullo stato sionista, per favorire una "comprensione corretta" che ricorda non poco certa "informazione corretta".
Al momento in cui scriviamo la sezione del sito che dovrebbe occuparsi della "Storia Ebrei" nella penisola italiana risulta in costruzione. Se la data del post è attendibile, lo è da quasi quattro anni.
E' probabile che su questo particolare argomento le "concessioni" della stessa ambasciata non siano caratterizzate dalla stessa gentilezza.
Tutte le sezioni del sito sono accomunate, passim, dal concetto di fondo che abbiamo già ricordato: criticare lo stato sionista e la sua politica, specie se con fondatezza, significa ricevere (non si sa se per posta prioritaria o tramite spedizioniere) gradi e mostrine da SS-Standartenführer della Totenkopf-Division, da apporre magari ad una di quelle vecchie giubbe feldgrau che sono da svariati anni uno dei capi d'abbigliamento più diffusi tra le persone che lavorano sul serio.
Intraprendenza nonostante il momento politico resta quello che è. Il bollettino Ghesher di dicembre 2012, che si presume scritto da curatori comodamente alloggiati da qualche parte tra Pontedera ed Aversa invece che in una trincea della Zona K e dal cui curriculum non risulta abbiano mai utilizzato un fucile d'assalto in vita loro, suona come una controproducente dichiarazione di impotenza. Il modo di riportare i link per esteso, indice di squisita professionalità destinato a migliorare sensibilmente l'usabilità del sito, viene dal testo originale.
Spesso la percezione che abbiamo è di essere una goccia piccola, piccola in un mare di bisogni ma ciò ci aiuta a confidare nel Dio d’Israele e anche nostro: «Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà. Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà, né dormirà». Anche se i rumori di guerra sembrano allontanarsi, noi non vogliamo abbassare la guardia. Tutto quello che è successo e sta accadendo (guerra a Gaza, dichiarazione unilaterale dello Stato palestinese, richiesta di blocco verso gli insediamenti, ecc) sta scatenando un gran polverone che però ci permette di comprendere in maniera molto più evidente quali siano le posizioni politiche di tanti uomini di Stato. E in Italia, che succede? L’attuale governo Monti con tutti i suoi ministri è totalmente allineato alle posizioni filo palestinesi dell’Europa politically correct. L’interesse economico piega ogni altro obiettivo, lo spread conta più di ogni altra cosa. Infatti mentre sostenere l’islam paga economicamente e subito (fast evolution), essere a fianco d’Israele sempre e comunque richiede scelte impopolari che spesso, sul momento, non pagano ma che a lungo raggio, si determinano assolutamente strategiche. Il Ministro degli Esteri, Terzi ha riconfermato lo stanziamento di € 100 milioni per l’Anp http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=180&sez=120&id=47166. Con un colpo  di spugna, tutti gli sforzi politici compiuti dal nostro Paese in questi ultimi anni, che avevano fatto dell’Italia il partner più fidato d’Europa nei confronti d’Israele, sono stati completamente cancellati. Si tratta di un tracollo.  Vi segnaliamo inoltre un link sui fans di Grillo e il loro odio verso Israele comparso in http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=47036.
In maniera del tutto schierata, ci dichiariamo profondamente in disaccordo su quanti pensino che l’interesse verso le questioni d’Israele non debbano intaccare le nostre scelte politiche.  Persino tanti ebrei italiani affermano questo: che poiché viviamo in Italia, dobbiamo pensare prima al bene del nostro Paese e secondariamente alla politica verso Israele. L’affermazione ci sconcerta per la sua ipocrisia. Lezioni di storia che mostrano quanto sia miope questo ragionamento ce ne sono fin troppe.
Noi crediamo invece che il bene della nostra nazione passi attraverso il sostegno di quegli uomini politici che abbiano il coraggio di dichiararsi apertamente a favore d’Israele affermando il suo diritto incondizionato ad esistere. E qualcuno, grazie a Dio, ancora c’è.
Se gli "uomini politici che hanno il coraggio di dichiararsi apertamente" a favore dello stato sionista sono come Magdi Condannato Allam, è probabile che lo stato sionista (per non parlare dei volenterosi Silvia e Vincenzo) possa prendere in considerazione l'idea di fare a meno dei nemici.